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Dove va l'Arabia Saudita di Mohammad bin Salman

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Dove va l'Arabia Saudita di Mohammad bin Salman
Moammad bin Salman (Ansa)

Con Vision 2030, il progetto ambizioso voluto da Mbs, l’Arabia Saudita mira ad aumentare le entrate pubbliche non dipendenti dalla vendita del petrolio da 163 miliardi di riyal (circa 37 miliardi di euro) a 1.000 miliardi di riyal (circa 223 miliardi di euro).


Il principe ereditario dell'Arabia Saudita Mohammad bin Salman Al Saud è nato a Riad il 31 agosto 1985. È il primo figlio del Re Salman bin Abdulaziz Al Saud (1935) e della sua terza moglie, Fahda bint Falah bin Sultan bin Hathleen al-Ajmi, a sua volta figlia del capo della tribù degli al-Ajman. Grazie a un’operazione di marketing massiccia, i consulenti di immagine, gli spin doctor del principe lo hanno trasformato in ‹‹Mbs››, sigla dietro la quale si cela un giovane riformatore impegnato a trasformare completamente il regno saudita, intervenendo anche sul legame fino a oggi indissolubile tra la dinastia degli Al Saud e il potentissimo clero sunnita custode del Wahhabismo, movimento di riforma religiosa fondato nel XVIII secolo da Muhammad ibn Abd al-Wahhab (1703-1792); di fatto la religione di Stato in Arabia Saudita.

Mohammed bin Salman è il più giovane Ministro della Difesa al mondo, è vice Primo ministro, presidente del Consiglio per gli affari economici e di sviluppo dell’Arabia Saudita, capo della Saudi Aramco (la compagnia petrolifera nazionale e pilastro centrale dell’economia del Paese), capo della Corte, vice-custode delle sacre moschee di Mecca e Medina, Gran Cordone dell’Ordine della Repubblica di Tunisia e Cavaliere di Prima Classe dell’Ordine del Pakistan. Nel 2008, Mbs si è sposato con la cugina Sara bint Mashoor bin Abdulaziz Al Saud, dalla quale ha avuto quattro figli, due femmine e due maschi. Bin Salman non ha però studiato all’estero, come invece hanno fatto molti figli dei dignitari sauditi e del Golfo Persico. È cresciuto a Riad e dal suo curriculum risulta che si è laureato in giurisprudenza alla King Saud University di Riad. In precedenza, ha frequentato sempre delle scuole private in Arabia Saudita. Terminati gli studi, si dice che abbia lavorato per qualche anno nel settore privato. Fino al 2004, quando inizia la sua scalata al potere come consigliere del padre. «Il principe Salman ha sempre saputo di essere una persona speciale», ha dichiarato uno dei suoi cugini, ammaliato dal carattere affabile ma determinato del giovane reale. Nel 2012, infatti, è divenuto principe ereditario, fatto che Mbs ha abilmente sfruttato per diventare sempre più influente in Arabia Saudita, consapevole che presto i gravi problemi di salute di Re Salman legati anche all’età avanzata, gli lasceranno un’eredità immensa da gestire. Non deve ingannare lo storytelling che vede Mbs un grande appassionato di videogiochi e del lusso, che ama trascorrere molto tempo a organizzare sontuose feste sul gigantesco Serene (un panfilo lungo 134 metri, costato 500 milioni di euro e costruito dall’italiana Fincantieri nel 2015) dove - secondo delle indiscrezioni mai smentite - farebbe bella mostra di sé anche la discussa opera Salvator Mundi attribuita a Leonardo Da Vinci, venduta all’asta da Christie's a New York nel 2017 per la cifra record di 450 milioni di dollari. Diventato molto popolare per il suo sostegno ai diritti delle donne, oggi Mbs è però noto al mondo per l’ambizioso progetto Vision 2030, che tra le altre cose prevede la privatizzazione del gigante petrolifero di Stato, Saudi Aramco. L'11 dicembre 2019, la compagnia più redditizia al mondo, lanciò i primi progetti per la propria offerta pubblica iniziale già nel 2016, ma lo sbarco in borsa fu continuamente rimandato a causa di problemi di contabilità e cambiamenti nella struttura aziendale, così come alcuni attacchi di droni iraniani a un impianto petrolifero. L'incasso, per la quota dell'1,5% che il governo di Riad ha deciso di mettere sul mercato, ammonta a 25,6 miliardi di dollari per una valorizzazione complessiva della società pari a 1.700 miliardi di dollari. La cifra supera i 25 miliardi di dollari ottenuti da Alibaba per il suo sbarco a Wall Street nel 2014 e rende l'Ipo del gigante petrolifero saudita la più grande della storia.

Cos'è Vision 2030

Neom

Si tratta di un progetto strategico che mira a trasformare totalmente l’economia saudita e ridurre la dipendenza economica dal settore petrolifero. Tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2030, l’Arabia Saudita che è uno dei più grandi produttori di petrolio del mondo mira ad aumentare le entrate pubbliche non dipendenti dalla vendita dell’oro nero da 163 miliardi di riyal (circa 37 miliardi di euro) a 1.000 miliardi di riyal (circa 223 miliardi di euro). Un salto enorme che vede al centro di tutto la sostenibilità ambientale della quale è protagonista l’avveniristica città di Neom che non è una semplice smart city ma un modernissimo hub industriale, commerciale e residenziale che sarà completamente autosufficiente dal punto di vista energetico.

Neom, la città dei sogni

Con un budget gigantesco di 500 miliardi di dollari, Neom è un elemento chiave del piano Vision 2030 dell’Arabia Saudita un progetto nato nel 2016 come parte della missione del regno di diversificarsi dalla sua economia che è completamente dipendente dalla vendita di petrolio. Lo sviluppo del progetto di Neom e la sua fattibilità sono stati accompagnati da un certo scetticismo espresso in alcuni articoli pubblicati dal The Guardian e dal Financial Times nei quali alcuni architetti e progettisti hanno detto che « il progetto è bello solo sulla carta ma non è realizzabile anche a causa delle emissioni di carbonio». Situata su una fascia costiera a Tabuk, nel nord-ovest del Paese, ci sono tre aree di Neom che sono state ufficialmente annunciate: la più importante è The Line, una città lineare con panorami degni dei film americani. Composta da due grattacieli paralleli che tagliano il deserto per 170 chilometri dalla costa alle montagne, The Line sarà larga 200 metri e raggiungerà un’altezza di 500 metri (più alta della maggior parte delle torri del mondo) e il tutto sarà racchiuso su tutti i lati da giganteschi specchi. Il progetto si basa su un nuovo concetto di «urbanistica a gravità zero», ovvero l’idea di stratificare verticalmente le funzioni della città, consentendo allo stesso tempo agli abitanti di muoversi senza soluzione di continuità in tre direzioni (su, giù e attraverso). Una volta completato potrebbe ospitare fino a 9 milioni di residenti. A proposito delle molte critiche e lo scetticismo che circonda il progetto Antoni Vives, chief urban planning officer di Neom alla CNBC ha dichiarato: «Voglio essere chiaro su questo: Neom è un’impresa complessa, audace e molto ambiziosa e sicuramente non è facile da realizzare. Ma stiamo facendo grandi progressi ed è emozionante vedere la visione prendere vita». Mentre la costruzione di questa città dei sogni è ancora nella fase iniziale l’Arabia Saudita cerca di attirare nel Paese i migliori talenti internazionali in settori come il turismo, la tecnologia e l’intrattenimento per venire a vivere e lavorare a Neom e secondo alcuni rapporti vengono offerti contratti fino a 1,1 milioni di dollari all’anno.

Un salto nel futuro

Per coloro che fanno il grande salto, entreranno in un mondo senza strade, senza auto -solo taxi volanti - oltre ad una ferrovia ad alta velocità con un tempo di transito end-to-end di soli 20 minuti. Poi ci saranno gli avatar robotici e gli ologrammi destinati a diventare parte della vita di tutti i giorni. Le altre aree Neom pianificate sono Oxagon, «una porta d’accesso a industrie avanzate e pulite», che diventerà il più grande complesso industriale galleggiante del mondo e Trojena, una destinazione per tutto l’anno con aria secca di qualità di montagna, una pista da sci, piste per mountain bike, sport acquatici, strutture per il benessere e una riserva naturale interattiva. Secondo i progettisti «ogni area sarà alimentata esclusivamente da energia rinnovabile, connessa in modo sostenibile e circondata dalla natura che sarà rinverdita e rinnovata». Uno studio della società di consulenza immobiliare globale Knight Frank, attesta che il valore totale dei progetti immobiliari e infrastrutturali dal lancio del Piano nazionale di trasformazione dell’Arabia Saudita nel 2016 ha ora superato i 1,1 trilioni di dollari. Faisal Durrani, partner di Head of Middle East Research, ha dichiarato: «Una nuova visione audace si sta sviluppando in Arabia Saudita. La fenomenale trasformazione in atto nell'economia in più rapida crescita al mondo è chiaramente visibile in tutto il paesaggio urbano. Con oltre 555.000 unità abitative, più di 275.000 chiavi d'albergo, oltre 4,3 milioni di mq di superficie commerciale e oltre 6,1 milioni di mq di nuovi uffici previsti entro il 2030, la costruzione pianificata nel Regno renderà facilmente l'Arabia Saudita la più grande costruzione sito che il mondo abbia mai conosciuto». Per gli imprenditori che hanno lavorato a lungo in Medio Oriente, Neom rappresenta una nuova era.

«Credo che questo progetto non abbia precedenti e guiderà l’innovazione e la tecnologia come non abbiamo mai visto prima», ha detto a CNBC Catherine Granger, Ceo dello specialista regionale di intelligenza artificiale Trajan Consulting. L’intelligenza artificiale è destinata a essere «il cuore pulsante»di Neom, come emerso di recente al Global AI Summit di Riad.In effetti, Neom è potenzialmente in grado di diventare una porta globale per il commercio internazionale, non da ultimo a causa della sua posizione strategica sul Mar Rosso attraverso il quale passa quasi il 13% del commercio mondiale - più il 40% della popolazione mondiale si trova entro un raggio di sei ore volo. Neom ha inoltre grandi progetti per il mondo dell’arte e della cultura, aprendo di recente Neom Media Village e Bajdah Desert Studios che insieme comprendono i più grandi teatri di posa e strutture di supporto alla produzione cinematografica del Paese. L’obiettivo è trasformare e far crescere l’industria dei media del regno, un altro obiettivo chiave del piano Vision 2030. Vision 2030 si è posta anche l'obiettivo di raggiungere la decima posizione nell'indice di competitività. In tal senso, l'Arabia Saudita dovrà migliorare la competitività e la facilità di fare affari adottando misure pratiche, comprese riforme globali. In questo contesto, è degno di nota il fatto che il Regno abbia consentito agli investitori stranieri di acquistare proprietà in determinate aree designate per la prima volta nella storia.

Fondamentalmente, per proteggere la sovranità del Paese, Mbs ha previsto che sia necessario che il Regno diversifichi i suoi legami di sicurezza e la produzione di difesa. Attualmente, l'Arabia Saudita soddisfa i suoi bisogni importando il 98% dei suoi prodotti totali per la difesa. La quota nazionale è solo del 2%. Ciò rende l'Arabia Saudita altamente dipendente e vulnerabile a qualsiasi cambiamento nella politica globale, poiché si trova in una regione soggetta a conflitti dove l’Iran continua a minacciare il Regno.

L'Arabia Saudita che mira anche a diventare un hub di connettività nell'ambito di Vision 2030 investirà quasi 130 miliardi di dollari per ristrutturare ed espandere aeroporti, i settori correlati e lanciare una nuova compagnia aerea. Inoltre, Salman ha previsto la necessità di riformare l'attuale politica estera del Paese. La politica regionale e il desiderio di alcuni Paesi di acquisire influenza a spese dell'Arabia Saudita hanno ulteriormente dato slancio a questi sforzi. Il Paese sta quindi cercando di elaborare una politica estera equilibrata che possa garantire la sua sovranità e integrità territoriale. A questo proposito il principe ereditario ha tempestivamente individuato la necessità di rafforzare i legami diplomatici esistenti per resistere alla pressione globale. A tal fine, mantiene relazioni amichevoli con la Cina. Il comunicato congiunto della recente visita del presidente Xi in Arabia Saudita lascia intravedere il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. L'interazione ad alto livello risultante dallo scambio di visite da entrambe le parti ha creato nuove opportunità. Negli ultimi anni, la Cina ha aumentato gli investimenti e le esportazioni verso l'Arabia Saudita. Entrambi i Paesi hanno anche rafforzato la loro cooperazione bilaterale in materia di difesa. Il Pakistan è un altro stretto alleato e amico. Salman è disposto a portare le strette relazioni con Islamabad a nuovi livelli investendo nel Corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec) insieme ad altri settori dell'economia e si ritiene che Cina-Arabia Saudita-Pakistan cerchino di fare del Cpec un simbolo della loro amicizia trilaterale. Negli ultimi anni il principe ereditario ha esteso l'offerta di amicizia anche verso i tradizionali oppositori del Regno, tenendo presente l'esigenza di stabilità regionale. Ha anche espresso in diverse occasioni che l'Arabia Saudita, essendo custode dei Luoghi Santi, dovrebbe guidare gli sforzi verso una pace sostenibile. La trasformazione dell'Arabia Saudita sotto la guida di Salman seppur tra molte difficoltà legate al ruolo del clero è di straordinario interesse e la sua visione di rendere l'Arabia Saudita uno Stato moderno senza compromettere l'interesse nazionale, rimane un esempio per altri Paesi del mondo musulmano. Tutto questo però potrà esser portato a compimento solo se la guerra nello Yemen terminerà e a questo proposito lo scorso 7 gennaio Il quotidiano libanese Al-Akhbar ha riferito che Mbs ha inviato un messaggio al movimento yemenita Ansarullah dicendo loro: «Lo Yemen è per voi. Riad vuole solo garanzie di sicurezza». Il giornale ha inoltre affermato che «secondo le informazioni ricevute da Sana'a, Riad ha mostrato molta flessibilità nei recenti negoziati, che si svolgono con la mediazione del Sultanato dell'Oman. Le autorità saudite hanno implicitamente dichiarato che non cercano più di ottenere il controllo dello Yemen e vogliono solo ricevere garanzie di sicurezza che il governo di Sana'a non attaccherà l'Arabia Saudita in futuro».

Strage di ebrei a Sidney, accuse al governo
Ansa
Due islamici fanno fuoco alla celebrazione dell’Hanukkah in Australia: almeno 16 morti. Polemiche per la linea dell’esecutivo Albanese: non ha smantellato i centri radicali. Dubbi sulla polizia: ci ha pensato un fruttivendolo a disarmare un attentatore.

Una celebrazione religiosa si è trasformata in una strage nel cuore di Sydney. Almeno 16 persone sono morte, tra cui uno degli assalitori, e più di 30 sono rimaste ferite in una sparatoria di massa avvenuta ieri mattina durante un evento pubblico dedicato alla festività ebraica di Hanukkah. Tra i deceduti c’è anche il rabbino Eli Schlanger, 40 anni, esponente di spicco della comunità ebraica di Sydney e un bambino. L’attacco si è verificato a Bondi Beach, una delle spiagge più famose d’Australia, dove circa 2.000 persone stavano partecipando a una manifestazione all’aperto. L’iniziativa, intitolata «Chanukkah in riva al mare», era stata concepita come un momento di festa e condivisione per famiglie e partecipanti di ogni età, nei pressi di un parco giochi.

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La lezione viene dalla vedova di Kirk: la risposta contro il male non è l’odio
Erika Kirk (Ansa)
Erika divulga il libro postumo del marito, un invito a rifiutare l’astio come credo politico.
La soluzione è tutta lì, nel titolo del libro postumo di Charlie Kirk che la sua giovane vedova Erika sta promuovendo in vari talk show televisivi americani. Stop in the name of God (Fermatevi nel nome di Dio) è un manifesto contro la violenza politica e ideologica e allo stesso tempo un invito a un cambiamento interiore. E le due cose sono profondamente collegate: per fermare l’odio non servono leggi che limitino la libertà di espressione, non servono comitati, commissioni e censure come quelle che anche in Italia vanno per la maggiore. Serve piuttosto una visione nuova e diversa, un moto di coraggio e di apertura all’altro, esattamente ciò che Charlie praticava quotidianamente. E il migliore esempio di questo modo di vivere nel mondo è proprio Erika, la donna che ha saputo addirittura perdonare l’assassino di suo marito in mondovisione.
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«Vendiamo missili nel mondo con tecnologia made in Italy»
Lorenzo Mariani (Ansa)
L’ad di Mbda Italia Lorenzo Mariani: «Investire nella difesa porta sicurezza ma anche benessere, i nostri fornitori sono all’80% pmi tricolori. In cinque anni abbiamo raddoppiato i dipendenti».

Lorenzo Mariani è l’amministratore delegato di Mbda Italia, con sede principale a Roma, impegnata nella progettazione e realizzazione di sistemi missilistici con applicazioni terresti, aeree e navali. L’azienda è parte integrante della joint venture europea Mbda. Il numero di addetti, raddoppiato negli ultimi cinque anni, sta per raggiungere circa 3.000 unità. L’eccellenza tecnologica e la collaborazione con le università ne fanno una realtà strategica non solo per il settore della sicurezza e della difesa, ma anche per sistema economico nazionale.

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