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2018-07-19
Dirigente del Cnr: drogare gli italiani così smetteranno di votare Salvini
L'Italia è un Paese pieno di analfabeti funzionali, razzisti e xenofobi i quali, ovviamente, votano Matteo Salvini. La scienza permetterebbe di curarli, tramite somministrazione di dosi di un ormone chiamato ossitocina, così da renderli più accoglienti e meno disposti ad apprezzare gli orrendi populisti. A sostenerlo è Gilberto Corbellini, illustre storico della medicina, a lungo copresidente dell'associazione Luca Coscioni, docente all'Università La Sapienza di Roma e direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali del Cnr. Il Consiglio nazionale delle ricerche è la più grande struttura pubblica di ricerca in Italia, con oltre 8.000 dipendenti, e maneggia poco meno di 700.000.000 di euro di fondi pubblici. La sua missione, si legge sul sito ufficiale, è quella di «realizzare progetti di ricerca, promuovere l'innovazione e la competitività del sistema industriale nazionale, l'internazionalizzazione del sistema di ricerca nazionale, e di fornire tecnologie e soluzioni ai bisogni emergenti nel settore pubblico e privato». A quanto pare, secondo Corbellini, uno dei bisogni più impellenti del nostro Paese è quello di eliminare xenofobi, razzisti ed elettori della Lega.
In un articolo uscito ieri sulla rivista Wired, il professore spiega: «L'Italia è uno dei Paesi più xenofobi d'Europa: il 70% ha paura degli immigrati e tra le 10 città europee più razziste 4 sono italiane (Torino, Bologna, Roma e Napoli). Il fatto che malgrado la riduzione dei reati (omicidi dimezzati in 10 anni) il 39% auspichi criteri meno rigidi per il possesso di armi la dice lunga». Dopo la frecciata sulla legittima difesa, Corbellini aggiunge: «Viviamo in un Paese profondamente egoista e xenofobo. Matteo Salvini è bravo a intercettare sentimenti largamente diffusi. È geniale lo slogan “prima gli italiani", che risuona nel cervello tribale di ognuno di noi come “la sopravvivenza del mio gruppo è minacciata da estranei e dobbiamo proteggere le nostre donne, i nostri figli, il nostro lavoro, le nostre case, etc"».
Come mai siamo così razzisti e xenofobi? «Probabilmente», dice lo studioso, «conta il fatto che siamo sempre più un Paese di anziani, e anche che l'80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. Si devono temere derive illiberali? Sì». Insomma, la situazione è grave e anche seria. Del resto, Corbellini lo aveva già scritto qualche mese fa sul Mattino: «La democrazia costituzionale ha verosimilmente esaurito la propria spinta propulsiva e sta crollando in parte sotto il peso del proprio successo ma soprattutto per l'assalto dell'ignoranza».
Fortuna, però, che «esistono strategie per circoscrivere gli effetti socialmente destabilizzanti di xenofobia e razzismo».
La xenofobia, precisa Corbellini (e qui ha ragione) «è nel nostro Dna», poiché «era un comportamento molto adattativo nel mondo preistorico». Tuttavia, «nel genoma c'è anche l'altruismo, e i contesti possono far prevalere l'uno o l'altro di questi tratti».
Ed è proprio qui che entra in gioco la scienza. Il dirigente del Cnr cita una ricerca realizzata dall'Università di Bonn, di cui la Verità aveva dato conto nell'agosto del 2017. Qualcuno, quando pubblicammo l'articolo, fece dell'ironia, sostenendo che si trattasse di una bufala o comunque di una stupidaggine. In realtà, lo studio era parecchio autorevole, non a caso Corbellini lo prende molto sul serio. Il problema, infatti, non riguarda i fondamenti scientifici della ricerca in questione, ma i connotati politici di tutta la faccenda.
In sostanza, gli scienziati tedeschi spiegavano che - somministrando dosi di ossitocina combinate con una sorta di «condizionamento sociale» - si può fare in modo che le persone diventino più favorevoli «all'accettazione e integrazione dei migranti nelle culture occidentali».
Riassume Corbellini: «Lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», prosegue lo studioso, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia». Capito? La soluzione al problema del razzismo esiste: basta drogare la popolazione e condizionarla con apposita propaganda.
«Che farne di queste scoperte?», si chiede Corbellini. «Ci si potrebbe ragionare, ma nessun politico ha mostrato interesse». Beh, a dire il vero politici e governanti di sinistra, negli ultimi tempi, hanno provato in tutti i modi a lavarci il cervello affinché diventassimo tutti fanatici dell'accoglienza (e ancora non hanno smesso). Certo, grazie al cielo non sono arrivati al punto di farci inalare l'ossitocina per renderci più mansueti e amorevoli verso gli stranieri.
Corbellini, non per nulla, se ne rammarica. Proprio non gli va giù che quegli «analfabeti funzionali» degli italiani - anziani, per di più - sostengano in larga maggioranza le politiche dell'attuale governo in materia d'immigrazione. Fortuna che non l'hanno fatto ministro della Sanità, altrimenti chissà che cosa avrebbe combinato... In compenso, però, il nostro occupa un comodo scranno pubblico e riceve un discreto stipendio: «A titolo di corrispettivo dell'incarico è prevista una retribuzione fissa lorda annua, comprensiva della tredicesima mensilità, pari a 112.272,27 euro e una parte variabile non superiore a 28.068,07 euro», si legge sul sito del Cnr.
Un compenso adeguato per uno scienziato di vaglia. E qui sta il punto: gli studiosi seri, di solito, si dedicano a questioni serie, evitando di impegnare il tempo a escogitare improbabili cure per gli elettori salviniani. I quali, tra l'altro, non sono xenofobi: semplicemente ne hanno le scatole piene dell'accoglienza indiscriminata. E pure dei sedicenti intellettuali che si ostinano a sproloquiare di razzismo e fascismo.
Ossitocina da inalare per accettare meglio i migranti
Gilberto Corbellini fa riferimento a una ricerca realizzata, circa un anno fa, da un gruppo di studiosi dell'Università ospedaliera di Bonn in collaborazione con il Laureate institute for brain research di Tulsa (Stati Uniti) e con l'Università di Lubecca.
Lo studio (pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Proceedings of the National academy of sciences of the Usa) parte da un presupposto interessante: «Mai come oggi gli individui hanno dovuto adattarsi ad ambienti sociali caratterizzati da una tanto grande diversità etnica e differenziazione culturale». Di questi tempi, spiegano gli studiosi, ci troviamo ad affrontare «uno dei più grandi movimenti di rifugiati dalla fine della Seconda guerra mondiale». Tuttavia, notano con amarezza i ricercatori di Bonn, gli europei non sono sempre proni come dovrebbero di fronte all'invasione. «La resistenza a questa transizione», scrivono, «spesso va di pari passo con il sentimento xenofobo e, di conseguenza, le recenti elezioni in Europa hanno favorito i candidati populisti che hanno espresso apertamente atteggiamenti xenofobi nei confronti dei rifugiati». Dunque, proseguono gli scienziati, «c'è un'urgente necessità di elaborare strategie per aiutare a favorire l'integrazione sociale dei rifugiati nelle società caucasiche».
Così il team internazionale di ricercatori ha realizzato tre esperimenti. Per il primo sono stati utilizzati 183 soggetti, tutti tedeschi caucasici. Ciascuno di loro è stato fatto sedere davanti a un computer su cui scorrevano le schede di 50 persone in difficoltà e bisognose di un aiuto economico. 50 poveri: 25 tedeschi e 25 migranti. Ogni partecipante all'esperimento aveva a disposizione 50 euro. Poteva scegliere se donarli tutti ai bisognosi (un euro al massimo per ciascuno) oppure donarne solo una parte, tenendo il resto dei soldi per sé. Alla fine dell'esperimento, i partecipanti hanno scelto di donare oltre il 30% della somma a loro disposizione. Dato interessante: agli immigrati è andato il 19% di donazioni in più che ai poveri tedeschi.
E veniamo al secondo esperimento. Sono stati reclutati 107 partecipanti. Per prima cosa, hanno dovuto rispondere a un questionario per mettere in chiaro quali fossero le loro opinioni sugli immigrati. Poi, i ricercatori di Bonn li hanno sottoposti a un procedimento analogo al precedente. Hanno dato a ciascuno 50 euro e li hanno invitati a donare. Questa volta, però, gli scienziati hanno compiuto un passo avanti. A metà dei partecipanti all'esperimento è stata somministrata - tramite spray nasale - una sostanza chiamata ossitocina. Si tratta di un ormone peptidico composto da 9 amminoacidi, anche conosciuto come «l'ormone dell'amore». La funzione principale dell'ossitocina, infatti, è quella di stimolare le contrazioni della muscolatura liscia dell'utero, cosa importante al momento del parto. Inoltre, questo ormone stimola le cellule dei dotti lattiferi delle mammelle.
Secondo una recente ricerca della University of Maryland school of medicine, l'ossitocina aiuta a contrastare l'ansia e lo stress. In pratica, è una specie di condensato della felicità. Ma torniamo allo studio dell'Università di Bonn. Il secondo esperimento ha fornito un risultato rilevante. Le persone a cui era stata somministrata ossitocina hanno effettuato il doppio delle donazioni a favore dei bisognosi. Incredibile, vero? L'ormone dell'amore li ha resi più generosi e più solidali. Per gli scienziati, tuttavia, restava un problema: l'ossitocina funzionava soltanto sulle persone che - in base al questionario preliminare - risultavano essere favorevoli all'accoglienza degli immigrati. Su quanti, invece, si mostravano contrari, non aveva alcun effetto.
Allora i ricercatori hanno effettuato un terzo esperimento, molto simile al secondo. Hanno preso un altro centinaio di tedeschi caucasici, a tutti hanno consegnato i soliti 50 euro per le donazioni e a metà di loro hanno somministrato ossitocina. Durante il procedimento, però, hanno fatto sapere alle «cavie» quanti soldi erano stati donati, in media, dai partecipanti all'esperimento precedente. Il risultato è stato strabiliante. A spiegarlo è Nina Marsh, una delle studiose del gruppo: «A quel punto, anche le persone con atteggiamento negativo verso i migranti hanno donato ai rifugiati il 74% in più a rispetto all'esperimento precedente».
Per farla breve, è accaduto questo: i tedeschi drogati con l'ossitocina sono stati anche condizionati mentalmente. Gli è stato detto, infatti, che altre persone prima di loro avevano versato soldi agli immigrati. Tale «esempio positivo» li ha spinti a elargire ancora più denaro ai profughi.
Che conclusione si possa trarre da tutto questo lo chiarisce Rene Hurlemann, responsabile del dipartimento di psichiatria dell'Università di Bonn: «Nelle giuste circostanze, l'ossitocina può aiutare a promuovere l'accettazione e l'integrazione degli immigrati nelle culture occidentali».
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Gilberto Corbellini, direttore del dipartimento di Scienze umane e sociali, spiega che nel nostro Paese ci sono tantissimi «analfabeti funzionali» e domina la xenofobia. Ma, per fortuna, esiste una cura...Ossitocina da inalare per accettare meglio i migranti. L'esperimento, realizzato da un team di studiosi dell'Università di Bonn nel 2017, è basato sul celebre «ormone dell'amore».Lo speciale contiene due articoli. L'Italia è un Paese pieno di analfabeti funzionali, razzisti e xenofobi i quali, ovviamente, votano Matteo Salvini. La scienza permetterebbe di curarli, tramite somministrazione di dosi di un ormone chiamato ossitocina, così da renderli più accoglienti e meno disposti ad apprezzare gli orrendi populisti. A sostenerlo è Gilberto Corbellini, illustre storico della medicina, a lungo copresidente dell'associazione Luca Coscioni, docente all'Università La Sapienza di Roma e direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali del Cnr. Il Consiglio nazionale delle ricerche è la più grande struttura pubblica di ricerca in Italia, con oltre 8.000 dipendenti, e maneggia poco meno di 700.000.000 di euro di fondi pubblici. La sua missione, si legge sul sito ufficiale, è quella di «realizzare progetti di ricerca, promuovere l'innovazione e la competitività del sistema industriale nazionale, l'internazionalizzazione del sistema di ricerca nazionale, e di fornire tecnologie e soluzioni ai bisogni emergenti nel settore pubblico e privato». A quanto pare, secondo Corbellini, uno dei bisogni più impellenti del nostro Paese è quello di eliminare xenofobi, razzisti ed elettori della Lega. In un articolo uscito ieri sulla rivista Wired, il professore spiega: «L'Italia è uno dei Paesi più xenofobi d'Europa: il 70% ha paura degli immigrati e tra le 10 città europee più razziste 4 sono italiane (Torino, Bologna, Roma e Napoli). Il fatto che malgrado la riduzione dei reati (omicidi dimezzati in 10 anni) il 39% auspichi criteri meno rigidi per il possesso di armi la dice lunga». Dopo la frecciata sulla legittima difesa, Corbellini aggiunge: «Viviamo in un Paese profondamente egoista e xenofobo. Matteo Salvini è bravo a intercettare sentimenti largamente diffusi. È geniale lo slogan “prima gli italiani", che risuona nel cervello tribale di ognuno di noi come “la sopravvivenza del mio gruppo è minacciata da estranei e dobbiamo proteggere le nostre donne, i nostri figli, il nostro lavoro, le nostre case, etc"». Come mai siamo così razzisti e xenofobi? «Probabilmente», dice lo studioso, «conta il fatto che siamo sempre più un Paese di anziani, e anche che l'80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. Si devono temere derive illiberali? Sì». Insomma, la situazione è grave e anche seria. Del resto, Corbellini lo aveva già scritto qualche mese fa sul Mattino: «La democrazia costituzionale ha verosimilmente esaurito la propria spinta propulsiva e sta crollando in parte sotto il peso del proprio successo ma soprattutto per l'assalto dell'ignoranza». Fortuna, però, che «esistono strategie per circoscrivere gli effetti socialmente destabilizzanti di xenofobia e razzismo». La xenofobia, precisa Corbellini (e qui ha ragione) «è nel nostro Dna», poiché «era un comportamento molto adattativo nel mondo preistorico». Tuttavia, «nel genoma c'è anche l'altruismo, e i contesti possono far prevalere l'uno o l'altro di questi tratti». Ed è proprio qui che entra in gioco la scienza. Il dirigente del Cnr cita una ricerca realizzata dall'Università di Bonn, di cui la Verità aveva dato conto nell'agosto del 2017. Qualcuno, quando pubblicammo l'articolo, fece dell'ironia, sostenendo che si trattasse di una bufala o comunque di una stupidaggine. In realtà, lo studio era parecchio autorevole, non a caso Corbellini lo prende molto sul serio. Il problema, infatti, non riguarda i fondamenti scientifici della ricerca in questione, ma i connotati politici di tutta la faccenda. In sostanza, gli scienziati tedeschi spiegavano che - somministrando dosi di ossitocina combinate con una sorta di «condizionamento sociale» - si può fare in modo che le persone diventino più favorevoli «all'accettazione e integrazione dei migranti nelle culture occidentali». Riassume Corbellini: «Lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», prosegue lo studioso, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia». Capito? La soluzione al problema del razzismo esiste: basta drogare la popolazione e condizionarla con apposita propaganda. «Che farne di queste scoperte?», si chiede Corbellini. «Ci si potrebbe ragionare, ma nessun politico ha mostrato interesse». Beh, a dire il vero politici e governanti di sinistra, negli ultimi tempi, hanno provato in tutti i modi a lavarci il cervello affinché diventassimo tutti fanatici dell'accoglienza (e ancora non hanno smesso). Certo, grazie al cielo non sono arrivati al punto di farci inalare l'ossitocina per renderci più mansueti e amorevoli verso gli stranieri. Corbellini, non per nulla, se ne rammarica. Proprio non gli va giù che quegli «analfabeti funzionali» degli italiani - anziani, per di più - sostengano in larga maggioranza le politiche dell'attuale governo in materia d'immigrazione. Fortuna che non l'hanno fatto ministro della Sanità, altrimenti chissà che cosa avrebbe combinato... In compenso, però, il nostro occupa un comodo scranno pubblico e riceve un discreto stipendio: «A titolo di corrispettivo dell'incarico è prevista una retribuzione fissa lorda annua, comprensiva della tredicesima mensilità, pari a 112.272,27 euro e una parte variabile non superiore a 28.068,07 euro», si legge sul sito del Cnr. Un compenso adeguato per uno scienziato di vaglia. E qui sta il punto: gli studiosi seri, di solito, si dedicano a questioni serie, evitando di impegnare il tempo a escogitare improbabili cure per gli elettori salviniani. I quali, tra l'altro, non sono xenofobi: semplicemente ne hanno le scatole piene dell'accoglienza indiscriminata. E pure dei sedicenti intellettuali che si ostinano a sproloquiare di razzismo e fascismo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dirigente-del-cnr-drogare-gli-italiani-cosi-smetteranno-di-votare-salvini-2587911710.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ossitocina-da-inalare-per-accettare-meglio-i-migranti" data-post-id="2587911710" data-published-at="1779810350" data-use-pagination="False"> Ossitocina da inalare per accettare meglio i migranti Gilberto Corbellini fa riferimento a una ricerca realizzata, circa un anno fa, da un gruppo di studiosi dell'Università ospedaliera di Bonn in collaborazione con il Laureate institute for brain research di Tulsa (Stati Uniti) e con l'Università di Lubecca. Lo studio (pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Proceedings of the National academy of sciences of the Usa) parte da un presupposto interessante: «Mai come oggi gli individui hanno dovuto adattarsi ad ambienti sociali caratterizzati da una tanto grande diversità etnica e differenziazione culturale». Di questi tempi, spiegano gli studiosi, ci troviamo ad affrontare «uno dei più grandi movimenti di rifugiati dalla fine della Seconda guerra mondiale». Tuttavia, notano con amarezza i ricercatori di Bonn, gli europei non sono sempre proni come dovrebbero di fronte all'invasione. «La resistenza a questa transizione», scrivono, «spesso va di pari passo con il sentimento xenofobo e, di conseguenza, le recenti elezioni in Europa hanno favorito i candidati populisti che hanno espresso apertamente atteggiamenti xenofobi nei confronti dei rifugiati». Dunque, proseguono gli scienziati, «c'è un'urgente necessità di elaborare strategie per aiutare a favorire l'integrazione sociale dei rifugiati nelle società caucasiche». Così il team internazionale di ricercatori ha realizzato tre esperimenti. Per il primo sono stati utilizzati 183 soggetti, tutti tedeschi caucasici. Ciascuno di loro è stato fatto sedere davanti a un computer su cui scorrevano le schede di 50 persone in difficoltà e bisognose di un aiuto economico. 50 poveri: 25 tedeschi e 25 migranti. Ogni partecipante all'esperimento aveva a disposizione 50 euro. Poteva scegliere se donarli tutti ai bisognosi (un euro al massimo per ciascuno) oppure donarne solo una parte, tenendo il resto dei soldi per sé. Alla fine dell'esperimento, i partecipanti hanno scelto di donare oltre il 30% della somma a loro disposizione. Dato interessante: agli immigrati è andato il 19% di donazioni in più che ai poveri tedeschi. E veniamo al secondo esperimento. Sono stati reclutati 107 partecipanti. Per prima cosa, hanno dovuto rispondere a un questionario per mettere in chiaro quali fossero le loro opinioni sugli immigrati. Poi, i ricercatori di Bonn li hanno sottoposti a un procedimento analogo al precedente. Hanno dato a ciascuno 50 euro e li hanno invitati a donare. Questa volta, però, gli scienziati hanno compiuto un passo avanti. A metà dei partecipanti all'esperimento è stata somministrata - tramite spray nasale - una sostanza chiamata ossitocina. Si tratta di un ormone peptidico composto da 9 amminoacidi, anche conosciuto come «l'ormone dell'amore». La funzione principale dell'ossitocina, infatti, è quella di stimolare le contrazioni della muscolatura liscia dell'utero, cosa importante al momento del parto. Inoltre, questo ormone stimola le cellule dei dotti lattiferi delle mammelle. Secondo una recente ricerca della University of Maryland school of medicine, l'ossitocina aiuta a contrastare l'ansia e lo stress. In pratica, è una specie di condensato della felicità. Ma torniamo allo studio dell'Università di Bonn. Il secondo esperimento ha fornito un risultato rilevante. Le persone a cui era stata somministrata ossitocina hanno effettuato il doppio delle donazioni a favore dei bisognosi. Incredibile, vero? L'ormone dell'amore li ha resi più generosi e più solidali. Per gli scienziati, tuttavia, restava un problema: l'ossitocina funzionava soltanto sulle persone che - in base al questionario preliminare - risultavano essere favorevoli all'accoglienza degli immigrati. Su quanti, invece, si mostravano contrari, non aveva alcun effetto. Allora i ricercatori hanno effettuato un terzo esperimento, molto simile al secondo. Hanno preso un altro centinaio di tedeschi caucasici, a tutti hanno consegnato i soliti 50 euro per le donazioni e a metà di loro hanno somministrato ossitocina. Durante il procedimento, però, hanno fatto sapere alle «cavie» quanti soldi erano stati donati, in media, dai partecipanti all'esperimento precedente. Il risultato è stato strabiliante. A spiegarlo è Nina Marsh, una delle studiose del gruppo: «A quel punto, anche le persone con atteggiamento negativo verso i migranti hanno donato ai rifugiati il 74% in più a rispetto all'esperimento precedente». Per farla breve, è accaduto questo: i tedeschi drogati con l'ossitocina sono stati anche condizionati mentalmente. Gli è stato detto, infatti, che altre persone prima di loro avevano versato soldi agli immigrati. Tale «esempio positivo» li ha spinti a elargire ancora più denaro ai profughi. Che conclusione si possa trarre da tutto questo lo chiarisce Rene Hurlemann, responsabile del dipartimento di psichiatria dell'Università di Bonn: «Nelle giuste circostanze, l'ossitocina può aiutare a promuovere l'accettazione e l'integrazione degli immigrati nelle culture occidentali».
Il ministro dal Consiglio Agrifish della Ue: «L’Italia non ha paura di affrontare fasi di dibattito e di dialogo anche rispetto a regolamenti che si sono dimostrati non capaci di garantire». Ha poi aggiunto: «Ci interessa il modello di informazione puntuale alle persone che acquistano e consumano».
Roberto Vannacci nella sede romana di Futuro Nazionale (Imagoeconomica)
Perché», risponde Vannacci, «non mi risulta sia capo di un partito politico. Oppure stiamo dicendo che Forza Italia è un partito eterodiretto dal potere dei soldi e dell’editoria? Non mi risulta che Marina Berlusconi faccia politica. Quindi perché dovrei rispondere a qualcuno che non fa politica?».
Vannacci è convinto, ed è difficile dargli torto, che il centrodestra, alle prossime politiche, avrà bisogno di lui, e quindi può permettersi di tutto e di più, anche di dettare condizioni: «Per l’alleanza», sottolinea il generale, «ci sono margini, purché si adeguino alle nostre linee rosse che sono quelle della destra, perché oggi probabilmente abbiamo una destra che fa più la sinistra, non alla moda. Questo probabilmente non piace ai cittadini, tant’è vero che in soli tre mesi Futuro nazionale sta riscuotendo successo per questo motivo. La sinistra non è alla moda, non piace. E quindi, che la destra ritorni a fare la destra. La destra ha perso la trebisonda, probabilmente. E quindi arriva Futuro nazionale che è una specie di sestante: fa il punto nave, ristabilisce la rotta giusta e andiamo avanti per la rotta giusta». Per Vannacci, in fin dei conti, la legge elettorale non è un grande problema: se il centrodestra avrà bisogno dei suoi voti e stringerà l’intesa elettorale, o dovrà assegnare a Futuro nazionale una parte di collegi sicuri, come accade per tutti i partiti, oppure, se la legge cambierà, avrà una quota di suoi rappresentanti nel listino bloccato del premio di maggioranza. Tiene però alle preferenze: «Noi ci preoccupiamo poco della legge elettorale», argomenta Vannacci, «perché qualsiasi essa sia noi ci adegueremo. Ci dispiace che le nostre proposte non siano state prese in considerazione e ci dispiace che la futura legge elettorale, se andrà per come è stata disegnata e progettata, continui a togliere la sovranità al popolo. Noi ci vogliamo battere per il ritorno delle preferenze, perché la democrazia è là dove il cittadino sceglie i propri rappresentanti. Oggi non siamo in questa situazione, oggi i rappresentanti vengono scelti dalle segreterie di partito, secondo delle logiche e delle dinamiche totalmente estranee a quelle democratiche».
Intanto, il suo partito continua a crescere sui territori. Ieri due consiglieri regionali lombardi, Luca Ferrazzi del gruppo misto e Pietro Macconi di Fratelli d’Italia, hanno aderito a Futuro nazionale. «Non ho nessuna valutazione da fare», commenta il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, «nel senso che è una scelta che hanno fatto due consiglieri, sono liberissimi di farla. Possono spostarsi dove vogliono. Personalmente ho sempre sostenuto che la Lega non abbia nulla in comune con Vannacci». Stessa scelta l’ha fatta la ex deputata leghista Francesca Martini, già Sottosegretaria alla Salute nel governo Berlusconi dal 2009 al 2011 e, prima ancora, assessore alla Sanità della Regione Veneto. La Martini è stata parlamentare del Carroccio per due legislature, e nel 2017 era stata tra i fondatori di Grande Nord.
L’unico a tenere ancora chiuse le porte del centrodestra a Futuro nazionale è Maurizio Lupi: «Ho un grande rispetto per tutti coloro che si mettono a fare politica», sottolinea il leader di Noi moderati, «che iniziano anche una proposta politica e un percorso. Detto questo, Vannacci nulla ha a che fare con la storia del centrodestra, nulla ha a che fare con la proposta di governo del futuro del nostro Paese». Questa ce la segniamo…
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Olimpia Tarzia (Imagoeconomica)
di Olimpia Tarzia, Responsabile del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia
Il 27 novembre 2020 il presidente Berlusconi mi nominò responsabile nazionale del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia. Accolsi la proposta, accettando, per la prima volta - in 20 anni di vita politica e istituzionale vissuta, nelle tre legislature alla Regione Lazio, come indipendente nell’area del centrodestra - di aderire a un partito, proprio a motivo delle sue posizioni sul tema della vita, considerando che, pur nelle variegate sfumature delle singole posizioni sui temi etici presenti in Fi, affidarmi un tale Dipartimento esprimeva una precisa volontà politica del presidente di rafforzare una visione antropologica basata su principi e valori cristiani.
Queste le sue parole nel motivare l’incarico affidatomi: «Un affettuoso benvenuto ad Olimpia Tarzia, che ha scelto di far parte di Forza Italia. La sua decisione ha un grande significato: Olimpia in questi anni è stata ed è una degli esponenti più qualificati e più rappresentativi dell’associazionismo e del volontariato cattolico. Le sue competenze e il suo impegno nel delicatissimo settore della bioetica, l’esperienza del Movimento per la vita di cui è cofondatrice, le tante battaglie per la vita e per la famiglia delle quali è stata protagonista, ne fanno un punto di riferimento per tutti coloro che credono nei valori di un autentico umanesimo cristiano. Sono valori che Forza Italia considera parte integrante della sua visione dell’uomo e della società, e per i quali ci siamo battuti e ci batteremo, pur nel rispetto della libertà di coscienza di ciascuno, in ogni occasione parlamentare e politica. La presenza di Olimpia ci darà più forza in queste battaglie di civiltà. Con lei ci rivolgeremo ai tanti elettori cattolici disorientati e delusi dalla politica e dai politici che li hanno rappresentati in Parlamento».
A settembre 2022 Berlusconi rilasciò una lunga intervista ad Avvenire, in cui affermava: «Noi su temi come unioni civili e biotestamento abbiamo sempre votato contro».
Sui temi eticamente sensibili, in questi anni, fino a pochi mesi fa, ho potuto liberamente condurre il Dipartimento su tale strada. Da quando è iniziato il dibattito sul ddl Fine vita, in diverse occasioni, in colloqui singoli all’interno del partito, ma anche pubblicamente, ho manifestato la mia contrarietà a una legge che normasse il suicidio assistito, sottolineando la rilevanza etica e antropologica di una tale disciplina giuridica, nella ferma convinzione che una legge ad hoc non serva e che le direttive della Consulta non necessitino di una legge che le recepisca, in quanto la Consulta ha già di fatto eliminato, alle condizioni indicate, il presidio della sanzione penale all’aiuto al suicidio che è stato posto dall’articolo 580 del Codice penale.
Su questo tema sono intervenuta più volte, fin dal 2021, con significativi risultati di coinvolgimento e sensibilizzazione attraverso molteplici iniziative rivolte particolarmente al mondo cattolico, sia con interventi sui media, sia organizzando convegni e incontri, ribadendo tale linea e sostenendo la necessità di un rafforzamento delle cure palliative in termini di allocazione di fondi e di realizzazione di strutture ad hoc. Come è chiaramente scritto nell’Evangelium vitae (n. 66): «Condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto “suicidio assistito” significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di un’ingiustizia che non può mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta».
È per questo motivo che le recenti prese di posizione del partito sul fine vita, che, non tenendo in considerazione le mie forti perplessità, hanno portato alla scelta di portare avanti un disegno di legge sul suicidio assistito, mi costringono a constatare che sono venuti a mancare i presupposti per mantenere, in tale contesto, il mio incarico come responsabile nazionale del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia.
Nella mia storia di vita personale, associativa e politica, ho sempre considerato la libertà interiore, la coerenza delle scelte e la fedeltà ai principi in cui si crede un punto fermo, anche a costo di sacrifici personali: non intendo ora rendermi corresponsabile di una legge, foriera di inevitabili pericolose implicazioni e conseguenze, che di fatto sancisce, anche se surrettiziamente, il «diritto al suicidio», una legge che vedrebbe lo Stato, anziché garantire e tutelare il diritto alla vita, specialmente dei più vulnerabili, assicurare la morte, mettendo a disposizione risorse economiche e strutture adeguate a rendere fruibile quell’atto, anche magari tramite il Servizio sanitario nazionale.
Con questa mia decisione non ho alcuna intenzione di colpevolizzare chi sta impegnandosi per trovare le migliori soluzioni possibili a una questione estremamente delicata e complessa, ma non posso condividere l’idea di considerare questa proposta di legge come una scelta obbligata al fine di perseguire una «riduzione del danno» perché il «male minore», come ci insegna la dottrina cattolica, si può tollerare, se inevitabilmente costretti (e non è questo il caso), ma non può mai essere una scelta.
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Stefano Zenni, musicologo jazz, ricorda Sonny Rollins, leggendario sassofonista scomparso a 95 anni e a poche ore dal centenario di Miles Davis. La sua inesauribile fantasia, unita a generose dosi di ironia, lo ha reso un colosso assoluto dell’arte dell’improvvisazione.