La diplomazia sta girando a vuoto. In Ucraina funzionano solo le armi
Per Kiev possibile incontro Zelensky-Putin, ma dopo la grande battaglia del Donbass.

Dall’Ucraina, per la prima volta da quando è scoppiato il conflitto, si fa riferimento alla possibilità di un incontro tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Anche se la clausola che renderebbe possibile il faccia a faccia è la vittoria della battaglia nel Donbass, la regione nel sud-est dell’Ucraina che dal 2014 è territorio di guerra. Il governo ucraino da tempo definisce quell’area «una zona temporaneamente occupata». Lì sembrano giocarsi le sorti della crisi. Ieri il consigliere del presidente ucraino Mykhailo Podolyak, secondo quanto riporta la Cnn, ha annunciato che «l’Ucraina è pronta per grandi battaglie e deve vincerle, in particolare nel Donbass. Dopodiché avrà una posizione negoziale molto più forte, con la quale potrà dettare alcune condizioni. Dopo, i presidenti si incontreranno». E ipotizza anche che la questione «potrebbe richiedere due o tre settimane». Mosca, infatti, ripiega già dal Nord per preparare l’assedio del Donbass.

E poi c’è l’«altra» guerra, con l’Ucraina che accusa i russi che hanno occupato l’ex centrale nucleare di Chernobyl di aver rubato 133 sostanze radioattive dai laboratori di ricerca che potrebbero potenzialmente ucciderli.

Immagini satellitari, riferisce la Cnn, mostrano la presenza di un convoglio militare russo lungo circa 12 chilometri a est di Kharkiv.

Nel frattempo, Zelensky briga per ottenere altre sanzioni contro la Russia. Nel corso di una telefonata con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, infatti, oltre che della difesa e del sostegno finanziario all’Ucraina, i due si sarebbero scambiati qualche opinione anche su ulteriori sanzioni da indirizzare verso Putin. «Abbiamo sottolineato», ha fatto sapere Zelensky, «che tutti gli autori di crimini di guerra devono essere identificati e puniti». Scholz, ha confermato la vice portavoce del governo tedesco, Christiane Hoffmann, «ha condannato gli atroci crimini di guerra commessi dai militari russi a Bucha e in altre località». Ma ha anche espresso la solidarietà e il pieno appoggio della Germania al popolo ucraino. «La Germania», ha detto il cancelliere tedesco, «assieme ai suoi alleati, farà tutto quanto è in suo potere per garantire che si indaghi a fondo sui crimini e se ne rintraccino gli autori perché possano essere chiamati a rispondere davanti ai Tribunali nazionali e internazionali».

L’unico a chiedere una tregua, almeno per Pasqua, è papa Francesco: «Nulla è impossibile a Dio, anche far cessare una guerra di cui non si vede la fine. Una guerra che ogni giorno ci pone davanti agli occhi stragi efferate e atroci crudeltà compiute contro civili inermi. Preghiamo su questo». E al termine della messa per la Domenica delle Palme è arrivato al dunque: «Siamo nei giorni che precedono la Pasqua, si ripongano le armi e si inizi una tregua pasquale, ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere. No. Una tregua per arrivare alla pace attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?».

Diametralmente opposto per contenuti è stato invece il sermone del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill: «Che il Signore ci aiuti a unirci in questo momento difficile per la nostra Patria, anche attorno al potere. È così che emergerà la vera solidarietà nel nostro popolo, così come la capacità di respingere i nemici esterni e interni e di costruire una vita con più bene, verità e amore».

Putin e il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko martedì prossimo visiteranno insieme il cosmodromo di Vostochnij, ovvero la base spaziale simbolo delle ritrovate ambizioni dell’industria spaziale russa e concepito per rimpiazzare Baikonur, poligono di lancio diventato kazako dopo la fine dell’Urss. Durante la visita si terranno dei colloqui, ha spiegato all’agenzia di stampa Ria Novosti il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. E, al termine del «bilaterale», i due terranno una conferenza stampa congiunta. Per ora, con la diplomazia che gira a vuoto, le armi restano protagoniste del conflitto.

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