
Né Alessandro Zan né Ivan Scalfarotto oseranno parlare del Congresso del Cairo. Molti di noi, e io sono tra questi, sostengono che il comportamento omoerotico sia appunto un comportamento, non una maniera di essere e che nessuno è tenuto a seguirlo per tutta la vita.Lo sostengo avendo preso visione dello studio di Harvard e Mit, pubblicato su Science dal team capitanato dal genetista Andrea Ganna, che dimostra come non esista una genetica. E dal fatto che ho preso atto dell'esistenza degli ex gay. Sono due acquisizioni recenti. Fino al 2000 ero convinta che si trattasse di una predisposizione forte e innata, e che quindi, per quanto disfunzionale, il comportamento che ne derivava doveva essere accettato senza critiche. Quello che è certo è che tutti noi condanniamo con la massima durezza l'esistenza di persecuzioni a persone con comportamento omoerotico nei Paesi islamici e chiederemo che, anche da un punto di vista diplomatico, ci sia una critica così forte da portare a risultati. Anche perché la causa di questa persecuzione è la stessa che permette la lapidazione delle adultere, eccezionale negli anni Cinquanta, ora sempre più maledettamente diffusa. La persecuzione di blasfemi e apostati, quindi di cristiani e convertiti al cristianesimo, e la diffusione capillare della mutilazione sessuale femminile detta escissione secondo sharia. Questa era praticamente sconosciuta in molte nazioni islamiche, come ad esempio l'Indonesia, fino agli inizi del terzo millennio, ora è diffusa ovunque, esattamente come l'obbligo del velo, praticamente sconosciuto fino agli anni Novanta e ora imposto. La causa di tutto ciò è la Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell'islam firmata il 5 agosto 1990 dai rappresentanti di 54 Paesi islamici, che ha praticamente introdotto la sharia in 54 nazioni, con il silenzio assenso dell'Onu e della comunità europea. Se le cancellerie europee non discuteranno la Convenzione del Cairo, di fatto continuerà ad avere lo stesso valore della Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Ha avuto l'onore della presidenza della commissione Onu diritti umani l'Arabia Saudita, dove le adultere sono lapidate, così come gli uomini a comportamento omoerotico, è vietato celebrare la messa e chi vene sorpreso a pregare Cristo o, peggio, a recitare il rosario è frustato e imprigionato. E dove una bambina di otto anni può essere sposata o uccisa. Ha avuto l'onore della presidenza della commissione Onu diritti delle donne un'altra nazione gioiello che si chiama Iran, dove gli uomini a comportamento omoerotico vengono impiccati, le donne che protestano per l'obbligo del velo finiscono in prigione e poi - ironia della sorte - spesso nelle carceri misteriosamente muoiono per rovinose cadute dalle scale. Quando l'Onu ha accolto in silenzio la libertà dell'uomo islamico di seguire la Umma, stabilita al Congresso del Cairo, ha di fatto dato riconoscimento internazionale e dignità legale alla sharia.Uno degli articoli afferma che è vietato uccidere un essere umano, salvo i casi previsti dalla Umma, vale a dire l'insieme dei precetti. Questo significa che è lecito assassinare un'adultera, un islamico convertito al cristianesimo (o al buddismo o al libero pensiero) in quanto apostata, un cristiano che recita il Padre nostro, in quanto nell'islam noi siamo servi di Dio, non suoi figli. Un altro articolo afferma che è vietato mutilare un essere umano, salvo i casi previsti dalla Umma. Quindi via libera al taglio della mano destra ai ladri e via libera alle mutilazioni femminili. Da quella data la libertà di parola è stata annientata, perché la Umma ordina di perseguire la blasfemia e l'apostasia. Da quella data è legale, con il permesso dell'Onu, la lapidazione delle adultere. Non avete mai sentito l'Onu bacchettare l'Iran perché lapida le bambine di 12 anni e permette il matrimonio di quelle di 10. E mai lo sentirete. Per la cronaca l'Iran in questo momento presiede la commissione Onu diritti della donna. Quella equiparazione ha segnato la condanna a morte per le minoranze non islamiche nei Paesi islamici, ma anche per parecchie minoranze islamiche. Cinque anni fa sono stata all'Onu di Ginevra a parlare contro la legge che punisce la blasfemia e ho parlato per i cristiani, per le adultere e per le persone a comportamento omoerotico, ho parlato del diritto delle donne al loro corpo, a non averlo mutilato, a non averlo coperto da teli per obbligo statale. Né gli onorevoli Zan e Scalfarotto, né il movimento Lgbt hanno mai accennato alla necessità diplomatica di riconoscimento internazionale di un'aberrazione giuridica che di fatto distrugge i diritti umani. La sciagurata legge Mancino, paralizzando la libertà di parola con la ridicola scusa di una guerra al razzismo, ha paralizzato anche le critiche alla sharia. Chi critica l'islam si trova schierato contro la cosiddetta jhad by law, la guerra santa fatta attraverso i tribunali, amministrata dalla magistratura italiana che, come vale la pena di ricordare, è una magistratura che ha accettato la presenza di correnti politicizzate, cioè della fine del concetto stesso di imparzialità dei giudici. La sciagurata legge Mancino, primo bavaglio alla libertà di parola, ha distrutto contemporaneamente il concetto di libertà di parola e quello di uguaglianza di fronte alla legge: insultare un disabile in quanto disabile è meno grave che insultare un nigeriano. Il razzismo è un cancro del pensiero e una forma di idiozia, ma nemmeno il cancro del pensiero e l'idiozia si possono vietare per legge, perché è evidente che tutto questo diventa, in mano a una magistratura politicizzata, una dannata caccia all'oppositore politico e una maniera di punire chi dice la verità. Se qualcuno scrive che gli immigrati delle filippine hanno una percentuale di criminalità molto più basso di quelli che vengono dalla Nigeria, può essere inquisito dalla legge Mancino, esattamente come chi osa dire che la sharia è incompatibile con i valori della nostra civiltà: chi lo afferma è già perseguito in Svezia e Inghilterra, anche loro gravate da sciagurate leggi analoghe. Anche ricordare le vittorie di Lepanto e Vienna in mano a un magistrato ben formato potrebbe diventare problematico. La magistratura italiana non interviene mai quando insulti pesantissimi agli appartenenti alla civiltà occidentale, a cristiani o ebrei siano proferiti anche da imam o personalità del mondo islamico, in compenso interviene pesantemente su chi critica un'immigrazione che se incontrollata distruggerebbe la nostra nazione, imbavagliando così l'opposizione.Il ddl Zan-Scalfarotto, degenerazione di una legge già degenere, distruggerà il dissenso, e sarà l'arma con cui una magistratura ufficialmente politicizzata potrà punirlo.Avete mai sentito parlare Zan o Scalfarotto del Congresso del Cairo? Il benessere delle persone a comportamento omoerotico evidentemente non è di loro interesse. Il loro interesse è la distruzione della libertà elementare dell'occidente. Mentre gli onorevoli Zan e Scalfarotto stanno varando una legge che punirà la verità, la forma più ignobile quindi di legge liberticida, continuano in Iran, Arabia Saudita e Gaza le persecuzioni anche mortali per le persone a comportamento omoerotico. Si tratta di un comportamento che non ha nulla di genetico ed è il motivo per cui può essere dismesso, e che quindi non è riconoscibile se non è palesemente mostrato. La persecuzione contro queste persone è intollerabile. Pretendiamo che se ne parli a livello internazionale e a livello diplomatico. Difendiamo noi le persone a comportamento omoerotico, e contemporaneamente difenderemo i cristiani, i liberi pensatori, le bambine che non devono essere sposate e le donne che, solo loro, devono avere diritto di scelta sul loro corpo.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.






