Cari dem, ecco il volto feroce degli anarchici
Se l’ex Guardasigilli e i compagni di partito non avessero rotto il fronte dell’unità politica sul 41 bis, ci sarebbero stati minori spazi di manovra (e di ricatto) per i terroristi. Il Pd smetta di coccolare Alfredo Cospito e si preoccupi dell’incolumità dei «bersagli».

Avete presente quelli del Pd che si preoccupano delle condizioni di salute di Alfredo Cospito, l’anarchico condannato per una serie di attentati e messo al 41 bis, fino a invocare un allentamento delle misure di detenzione a cui è sottoposto? Beh, io vorrei che da oggi cominciassero a preoccuparsi per i dirigenti di alcune aziende che sono stati pedinati e minacciati di morte dai compagni di Cospito e che da ieri sono sottoposti, insieme alle loro famiglie, a rigide misure di protezione. Con un volantino recapitato a una fabbrica di Bolzano che produce veicoli militari, ad altri due stabilimenti e poi a un giornale, il Fai, fronte anarchico informale, ossia una costola del terrorismo rosso, ha minacciato di morte tre manager.

Nelle redazioni capita spesso che giungano rivendicazioni e annunci di attentati. A volte si tratta di insulti e promesse di agguati nei confronti di personaggi noti, altre volte di proiettili fatti recapitare per intimidire questo o quel giornalista, reo di aver scritto cose che non garbano al mittente. In certi casi scatta l’allarme per pacchi sospetti, oppure per buste contenenti strane polverine. Quasi sempre però, lo stato di pericolo rientra dopo alcune verifiche della Digos. Ma riguardo ai messaggi inviati in questi giorni gli inquirenti, non pensano che siano frutto di mitomani e nemmeno di clienti risentiti per il cattivo servizio ricevuto. Non solo perché la sigla del Fai è tristemente nota per attentati e minacce, ma perché i volantini dimostrano di conoscere molto bene le abitudini, anche famigliari, dei dirigenti messi nel mirino. Si parla delle palestre frequentate, delle scuole dei figli e dei loro nomi, ossia di alcuni dettagli che solo una conoscenza diretta della vita quotidiana dei manager avrebbe permesso di raccogliere. Un messaggio di morte che non è stato scritto da estranei, ma da qualcuno che ha avuto modo di osservare da vicino gli uomini a cui è stato anticipato per lettera il loro assassinio.

A differenza di altre minacce, quelle di ieri sono state prese maledettamente sul serio dagli inquirenti, perché troppe indicazioni le fanno ritenere fondate. Del resto, i compagni di Cospito hanno già dimostrato nel passato la loro caratura criminale. Tralascio i più recenti attentati, quelli commessi in Grecia, in Spagna e in Germania dall’internazionale anarchica nel nome del terrorista (a dimostrazione che il gruppo ha ramificazioni anche fuori dall’Italia). Ma anche solo concentrandoci su ciò che hanno messo a segno nel nostro Paese, si scopre che la lista è lunga. In vent’anni sono circa una cinquantina gli episodi di cui si sono resi responsabili. Si comincia con un ordigno esplosivo collocato nelle vicinanze della casa di Romano Prodi, per proseguire con una bomba a un commissariato. Dalle carceri alle agenzie di somministrazione del lavoro, dalle caserme dei carabinieri alle ambasciate, passando da sedi di partito a questure, da manager pubblici ad agenzie bancarie: in due decenni, i terroristi del Fai non si sono fatti mancare niente. Quasi sempre hanno colpito con bombe o pacchi esplosivi e per caso non c’è mai scappato il morto. Tutto ciò ha permesso alle anime belle della sinistra di esprimere preoccupazione per le condizioni di detenzione cui è sottoposto Cospito, il quale oltre a essere in carcere per uno dei pacchi esplosivi, è stato condannato anche per aver materialmente eseguito un attentato, sparandogli alle gambe, nei confronti di un manager dell’Ansaldo. L’anarchico che da oltre cento giorni fa lo sciopero della fame contro il 41 bis, non soltanto è pericoloso, ma alimenta una lotta contro lo Stato e i suoi cittadini. Senza le visite in carcere di alcuni preoccupati speciali con il tesserino di parlamentari, forse il caso non avrebbe avuto la risonanza che ha. E senza le dichiarazioni dell’ex ministro della Giustizia (in quota Pd) Andrea Orlando, a favore di una revoca del regime carcerario speciale, probabilmente gli anarchici non si sarebbero inseriti nella crepa mostrata dal fronte politico. Infatti, inseguendo una polemica con l’attuale maggioranza, gli esponenti dell’opposizione rischiano di dare un’immagine frammentata e debole dello Stato. Come ai tempi delle Br non si doveva trattare con i terroristi, anche adesso di fronte alla minaccia dei criminali che promettono la morte a dirigenti colpevoli di fare solo il loro lavoro non ci si può arrendere.

Lo ripeto: quelli che fino a ieri si sono preoccupati delle condizioni di salute di un terrorista, oggi si devono preoccupare dell’incolumità di chi dai terroristi è minacciato. Comprendendo, magari, che certe gite in carcere servono a chi non vede l’ora di attaccare lo Stato.

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