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Decisione Gran Giurì Iap su Campagna #NoEutanasia: «Ha vinto la verità, i nostri manifesti sono legittimi»

Decisione Gran Giurì Iap su Campagna #NoEutanasia: «Ha vinto la verità, i nostri manifesti sono legittimi»

«Ha vinto la verità, i nostri manifesti "#Noeutanasia" contro la legalizzazione del fine vita, sono legittimi; contraria al decoro e al buon senso è la dittatura del politicamente corretto invece e di chi vuole violare il diritto inalienabile alla vita. Ora si sappia che le nostre affissioni di manifesti-denuncia a Roma e Milano e poi in altre città italiane erano regolari, si tratta di una comunicazione onesta, veritiera e corretta caro Cappato e cari radicali e non c'è una "esagerazione della problematica sociale" né si tratta di "richiami scioccanti"». È la dichiarazione soddisfatta del presidente di Pro Vita Antonio Brandi e del vice presidente Jacopo Coghe, dopo che il Presidente del Gran Giurì dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria ha accertato che la campagna della Onlus - tra le promotrici del Family Day - non viola il suo codice. 'Marta, 24 anni, anoressica, potrà farsi uccidere. E se fosse tua sorella? Alessandro, 18 anni, bullizzato. Potrà farsi uccidere. E così via… #noeutanasia', sono tutti testi che ricordano un pericolo reale: quello che potrebbe accadere se il nostro Parlamento legiferasse in materia di eutanasia e suicidio assistito. È una prospettiva che in altri Paesi, purtroppo, ha già preso forma con l'auto-eliminazione dei depressi, dei fragili, dei deboli dalla società" hanno proseguito. «Ora i parlamentari e i sindaci dei Comuni che ci hanno fatto una guerra ideologica ci chiedano scusa e si rendano conto che sono loro a discriminare e poi ad impedire anche il diritto di opinione e la libertà di pensiero costituzionalmente garantiti» hanno concluso i due presidenti.

Avvocati pedinati e spiati in Tribunale
Il Tribunale di Napoli

Dalle informative dei carabinieri emerge un sistema di controllo dei colloqui tra legali a margine delle udienze. Ira dei penalisti che hanno già annunciato cinque giorni di sciopero.

Tre avvocati sono stati controllati e fotografati insieme con il fratello di un imputato di camorra e un paio di testimoni. Poi quelle immagini sono finite in un’informativa destinata alla Procura di Napoli, che sta provando a farla acquisire dal Tribunale in un processo di criminalità organizzata. Ma che cosa hanno fatto i legali per subire questo trattamento? L’abboccamento si è svolto in qualche covo segreto? Assolutamente no. L’incontro che ha suscitato l’attenzione degli investigatori è avvenuto in Tribunale, a margine di un processo e i tre difensori erano con il famigliare di un cliente fuori dall’aula dove si teneva l’udienza. Ecco un altro caso di avvocati ascoltati (di uno dei tre è stata depositata un’intercettazione), ma anche seguiti e fotografati.

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Stangata diesel per le truffe sul Superbonus
iStock
La genialata di 5 stelle e Pd ha scassato i conti pubblici: ci sono frodi alle casse dello Stato nel 33% delle domande presentate. Questi fondi sarebbero stati un «tesoro» da usare per tagliare le accise sui carburanti. Invece avremo il gasolio sopra i 2 euro.

Da domani gli automobilisti che intendono fare il pieno avranno una sgradita sorpresa. Nonostante le misure adottate dal governo per contenere il rincaro dei prezzi dei carburanti, il gasolio tornerà sopra i 2 euro al litro. Purtroppo, la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno conseguenze immediate per chi usa l’auto. Ancora di più ne avranno sull’inflazione, dato che i beni di largo consumo, come i generi alimentari e la maggior parte di quelli che si trovano nei supermercati, viaggiano su gomma e, dunque, ogni rincaro alla pompa si riflette sui prodotti in vendita sugli scaffali.

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«All’ospedale prima le islamiche che non si integrano in sala d’attesa»
iStock. Nel riquadro, il posto su Facebook con cui il signor Claudio Saggioro, 75 anni, lamentava di essere stato scavalcato da alcune donne musulmane all’ospedale Mater Salutis di Legnago (Verona)
La denuncia di un signore di 75 anni che a Legnago (Verona) aspettava di essere chiamato per un prelievo: «Un gruppo di donne col velo, scortato dai mariti, è passato davanti a tutti tra la rassegnazione dei pazienti».

«Indossavano il burqa, non avevo mai visto abbigliamenti simili da queste parti. Sono passate davanti a tutti, con la complicità del personale sanitario». È ancora infuriato Claudio Saggioro, 75 anni, titolare del centro equestre La Rosa a Legnago, nella Bassa Veronese. Venerdì si era recato al centro prelievi dell’ospedale locale, il Mater Salutis, per «dei controlli di routine», e al pari degli altri cittadini dopo aver ritirato il ticket aspettava pazientemente che arrivasse il suo turno.

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Più che all’aspirante killer di cristiani «Avvenire» pensa alla cittadinanza
Gli attimi concitati dopo la tentata strage, con passanti italiani e stranieri che bloccano l’aspirante killer per le strade di Modena (Ansa)
Il giornale dei vescovi non si preoccupa dei fedeli messi nel mirino ma del fatto che un soccorritore egiziano non sia ancora italiano. Peccato che lui per primo non sembri così desideroso di diventarlo.

Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, non ha espresso particolare preoccupazione nell’apprendere che Salim El Koudri, l’attentatore di Modena, in alcuni momenti di particolare furore se la prendeva con i «bastardi cristiani» e intendeva «bruciare Gesù». Anzi, da subito il giornale cattolico si è impegnato a ripetere che «dobbiamo dire no alle scorciatoie della propaganda», cioè evitare di criticare il sistema dell’immigrazione di massa per colpa dello stragista di origini marocchine. In compenso, ieri il foglio dei vescovi ha pubblicato una paginata di intervista a uno degli «eroi di Modena», cioè i coraggiosi che hanno fermato El Koudri dopo che aveva terminato la sua corsa assassina e si era lanciato fuori dall’auto con un coltellaccio in mano.

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