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Morti e infezioni dopo il vaccino. Serie di denunce in tutta Italia

Morti e infezioni dopo il vaccino. Serie di denunce in tutta Italia
Ansa
L'arresto cardiaco di un cinquantenne veneto, la morte di una scrittrice sarda, i nervi danneggiati di un uomo inoculato con Pfizer, l'anziano infettato nonostante la puntura: si moltiplicano casi sospetti e notifiche ai pm.
Non sappiamo quante reazioni avverse ai vaccini anti Covid si stiano registrando in Italia. Tranne pochissimi casi, soprattutto decessi, confinati in trafiletti o in brevi annunci nei notiziari, sembra valere la regola che tutto vada bene. C'è più interesse a snocciolare percentuali di giovani con già la prima dose fatta, che a informare i cittadini di casi segnalati. In questo modo, cresce l'incertezza di chi non può credere che vaccini sperimentati su milioni di persone non stiano riservando anche amare sorprese. Abbiamo messo insieme alcuni fatti di cronaca, e non, destinati a passare sotto silenzio se non fosse stato anche solo avanzato il dubbio di una possibile correlazione con il vaccino inoculato.

Alessandro Cavarretta, 51 anni di Mira, sulla Riviera del Brenta, muore tre giorni dopo la prima dose del vaccino Pfizer. Come riporta Il Gazzettino, la somministrazione del farmaco avviene nella mattinata del 18 agosto, Alessandro rientra a casa e dal racconto del fratello e della madre comincia ad avere brividi, la sera la febbre sale a 39. L'indomani la situazione peggiora, accusa dolori agli arti, compare un edema alla gamba che gli impedisce di camminare, si sente molto debole. Il medico di famiglia gli prescrive un diuretico, sabato mattina l'uomo, che di mestiere faceva il parcheggiatore e che non soffriva di patologie pregresse, non riesce a svegliarsi. In attesa del 118 il fratello gli pratica un massaggio cardiaco ma Alessandro, che ha anche la lingua gonfia, non reagisce. Quando arrivano gli operatori sanitari ne certificano la morte per arresto cardiocircolatorio e respiratorio. L'Ulss 33 Serenissima ha fatto sapere che «andrà fatta ogni verifica» su eventuali collegamenti tra la somministrazione del vaccino, «la sintomatologia nei giorni successivi e infine l'esito infausto». La famiglia ha sporto in Procura denuncia contro ignoti.

Lo scorso 23 luglio Marisa e Salvatore Garau presentano una denuncia ai carabinieri di San Gavino Monreale, nel cuore del Medio Campidano, principale zona di coltivazione dello zafferano sardo. Vogliono sapere se il vaccino anti Covid della Pfizer può aver provocato il decesso della sorella, la scrittrice Giannetta Garau. Morta a 59 anni dopo un mese di sofferenze. La Procura, in seguito alla denuncia, ha sequestrato le cartelle cliniche dell'ospedale San Martino di Oristano. La signora aveva ricevuto la prima dose il 5 giugno, la seconda il 7 luglio «in una fase in cui nostra sorella era particolarmente debole dal punto di vista fisico», scrivono i congiunti. Il peggioramento delle condizioni cliniche non sarebbe stato accompagnato dalle necessarie cure mediche, infatti la scrittrice entra ed esce più volte dagli ospedali senza migliorare. Il 23 luglio Giannetta muore, in condizioni disperate, dopo essere stata dimessa da Oristano e riportata poche ore dopo in elisoccorso all'ospedale di San Gavino Monreale.

Sempre in Sardegna, a un cinquantenne di Cagliari si è fermato il cuore subito dopo la vaccinazione. Rianimato con l'aiuto di un defibrillatore e portato all'ospedale, «non è emersa correlazione medica tra il vaccino e l'arresto cardiaco».

Una signora toscana sarebbe stata colpita da miocardite, dopo la seconda dose del vaccino Pfizer. Accusava dolore toracico e respiro affannoso, a Luccaindiretta.it ha raccontato di aver atteso inutilmente un referto nei due pronto soccorso di Lucca dove si era recata. Addirittura le avrebbero detto: «Signora lei ha l'ansia, si prenda un ansiolitico». La donna sta male e va all'ospedale San Luca di Pisa «piegata in due e senza forze. Lì in tre ore mi hanno diagnosticato una pericardite acuta. Abbiamo passato tre giorni di inferno non sapendo che cosa avessi». I medici di Pisa le confermano che «tra le cause potrebbe essere stata anche la vaccinazione».

Sabina, 49 anni, ex dipendente di una Rsa di Bolzano, è una sportiva abituata ad allenarsi in montagna. Il 26 giugno fa la prima dose di Pfizer, è convinta che sia giusto vaccinarsi. Due giorni dopo nota un edema sul piede destro, non ci fa caso ma la sera comincia a non sentirsi bene. Misura la frequenza al polso, era di 115 quando studi recenti suggeriscono che frequenze cardiache a riposo superiori a 76 battiti al minuto possano essere collegate a un maggior rischio di attacco cardiaco. Chiama il medico, viene ricoverata per una notte, lo stesso problema si ripresenta pochi giorni fa. Nel frattempo Sabina non riesce quasi più a muovere il braccio dove le è stato inoculato il vaccino. Ha preso anche morfina, per attenuare il dolore, non può più lavorare.

Ci sono poi tre casi del centro Italia, di cui non si può indicare la Regione di provenienza per vincoli di segretezza cui sono imposti i sanitari che possono segnalare solo alla Farmacovigilanza locale, ma ampiamente documentati. Gianni, 37 anni, dopo la prima dose di vaccino Moderna che riceve a marzo, manifesta febbre, linfoadenopatia, nausea, vomito ed emiparesi. A causa della persistenza dei sintomi neurologici viene sottoposto ad accertamenti che evidenziano una reazione autoimmunitaria, con interessamento a livello cerebrale e cardiaco. A distanza di sei mesi i sintomi non sono scomparsi.

Franco, 54 anni, si vaccina con Pfizer a maggio e dopo una settimana accusa dolori diffusi sulla pelle, non riesce a indossare alcun indumento, fatica perfino a dormire. Dopo diverse visite allergologiche e dermatologiche, mentre si sottopone a terapie che non risolvono il problema, un neurologo finalmente diagnostica una polineuropatia sensitiva, caratterizzata dal danneggiamento o dal malfunzionamento simultaneo di più nervi sensitivi e il cui fattore scatenante può essere una vaccinazione.

Giuseppe, ultraottantenne ancora molto attivo che trascorreva il tempo occupandosi dell'orto o facendo lunghe camminate, comincia a sentirsi male dopo circa un'ora dalla somministrazione della prima dose di Pfizer. Gli sale la febbre, ha difficoltà a respirare, muore nell'arco di due settimane. Qualche giorno prima del decesso, dal tampone molecolare risulta positivo al Sars Cov-2 ma la causa di morte viene definita «non correlabile al Covid».

La Nasa inventa il bullone no gender
Nasa

L’uomo li creò maschio e femmina, i bulloni. Ma dopo 500 anni di utilizzo inconsapevole è arrivato il momento di liberarli da stereotipi sessisti. Basta con viti maschio e dadi femmina. La Nasa ha brevettato un connettore genderless, che si assembla in qualunque direzione. Per secoli milioni di esseri umani hanno usato i bulloni con rozza insensibilità e sottile discriminazione. Come non capire che il dado-donna era un simbolo della dominazione patriarcale? Lo stesso vale per il reparto elettricità, dove si sprecano spinotti fallocrati, da abbinare per forza a spine femmine dolci e remissive. E pure nell’idraulica, è tutto un pullulare di tubi maschi, manicotti femmina e perfino «prolunghe femmina» sulla cui destinazione finale sarà meglio non elucubrare troppo.

Sul sito gay.it, tra i più popolari nei cantieri e nelle ferramenta, leggiamo che «il binarismo, anche nell’hardware, è un limite tecnico prima ancora che culturale. I connettori convenzionali impongono orientamento, gerarchia, direzione obbligata. Quello androgino no: si assembla in qualunque direzione, tollera il disallineamento, non richiede che il robot sappia distinguere chi sta sopra e chi sta sotto». E quindi ben venga il bullone no gender della Nasa, «strumento non-escludente che garantisce più ampi margini di manovra, più adattabilità e maggior efficienza». Tutto pronto, insomma, anche per la rondella ermafrodita e il trapano non binario. Sembra da gay.it apprendiamo che il connettore genderless «troverà immediato utilizzo nella costruzione di habitat lunari assemblati da robot: strutture modulari, reversibili, riconfigurabilabili. Metafora perfetta di identità deidentificate: non fisse, non gerarchiche, ma adattabili e polifunzionali». Come i batteri, le muffe e altre forme di vita umida e spugnosa.

Il razzismo etico di Montanari mette nel ghetto le idee di destra
Tomaso Montanari (Imagoeconomica)
Nel suo ultimo saggio, lo storico dell’arte propone una ricostruzione distorta e sommaria delle riflessioni che ruotano attorno a Fratelli d’Italia. E bolla come malvagio ciò che ha a che fare col partito della fiamma.

Oltre vent’anni fa, quando Luca Ricolfi tracciò in un’opera di successo, Perché siamo antipatici, una diagnosi dei mali che travagliavano la sinistra - allora più di ora suo ambito di appartenenza - e le impedivano di ampliare i consensi elettorali, il suo sguardo si appuntò sul suo innato «senso di superiorità etica».

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«Margo», maternità e scelte estreme: il racconto sottile della nuova serie Apple Tv
«Margo» (Apple Tv)
Dal romanzo di Rufi Thorpe, la serie segue una diciannovenne sola con un figlio, tra difficoltà economiche e giudizi sociali. Quando perde il lavoro, sceglie una strada controversa pur di sopravvivere, aprendo una riflessione su maternità e stigma.
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Gli hanno ammazzato il papà sotto gli occhi. Spero che al bimbo non resti solo l’odio
Ansa
I gruppi di bruti non percepiscono l’umanità neanche quando ce l’hanno di fronte. Al piccolo, il padre ha lasciato un esempio.

Non riesco a togliermi dalla testa l’immagine del bambino di 11 anni che chiede al padre, letteralmente ammazzato poco più grandi di lui? Stava con suo padre, un carpentiere di 47 anni, la sua compagna e suo cognato, quando hanno visto che quei ragazzi stavano tirando bottiglie contro una vetrina.

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