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2023-12-22
La Corte Ue fa l’assist alla Superlega e infilza l’Uefa e la Fifa
Aleksander Ceferin (Getty Images)
Per la Corte di giustizia europea, Uefa e Fifa non hanno diritto al monopolio del calcio. La decisione dei giudici di Lussemburgo, che ieri hanno dato ragione alla Superlega. Sarà una rivoluzione simile a quella provocata dalla sentenza Bosman che nel 1995 stabilì la libera circolazione dei giocatori all’interno dell’Ue e abolì le «quote di nazionalità». Di certo, si tratta di una sconfitta storica per la Uefa di Aleksander Ceferin. La sentenza, inoltre, spalanca anche le porte ai sauditi che potranno organizzare un torneo con i club più importanti del mondo.
Ma partiamo dal verdetto: la Corte ha dichiarato «illegali le sanzioni ai club che partecipano a competizioni alternative». Fifa e Uefa stanno «abusando di una posizione dominante» e «la loro natura arbitraria, le loro norme in materia di approvazione, controllo e sanzioni devono essere ritenute valide restrizioni ingiustificate alla libera prestazione dei servizi». E ancora: «Le regole Fifa e Uefa che subordinano alla loro previa approvazione qualsiasi nuovo progetto calcistico interclub», si legge nella sentenza, «come ad esempio la Superleague e il divieto ai club e ai giocatori di giocare in quelle competizioni, sono illegali». La pronuncia non ha come conseguenza immediata la nascita della Superleague, però apre la strada a un modello organizzativo fondato non più sulle federazioni, ma sulle leghe create e gestite dalle stesse società.
La vicenda era iniziata il 19 aprile 2021, quando 12 grandi club europei (Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Tottenham, Liverpool, Juventus, Inter e Milan) avevano annunciato il loro accordo di principio per lanciare un progetto chiuso, appunto la Superlega, in concorrenza con la Champions league organizzata dalla Federcalcio europea. Di fronte alle protesta dei tifosi, soprattutto inglesi, e alle minacce di pesanti sanzioni da parte di Uefa e Fifa, il progetto si era rapidamente sgonfiato, con la retromarcia di nove club (l’ultima ad arrendersi è stata la Juventus, lo scorso luglio). Sono così rimaste Real Madrid e Barcellona, unite nella Società di Superlega europea. Supportata dall’agenzia di marketing A22, la Superlega ha portato il caso davanti al tribunale Mercantile della Capitale spagnola, che a sua volta ha deferito la questione alla Corte di Lussemburgo (tra l’altro, le due spagnole sono rappresentate dallo studio legale Dupont-Hissel, lo stesso della famosa sentenza Bosman).
Ieri sono arrivate le reazioni degli sconfitti: «Il calcio non è in vendita. Possono creare quello che vogliono, non proveremo a fermarli. Non abbiamo mai detto che non si possa andare fuori dal sistema, ma non si può uscire e voler giocare i campionati nazionali. Non c’è stato il semaforo verde per la Superlega, così com’era stata proposta nel 2021», ha detto il presidente dell’Uefa, Ceferin. Il sostegno all’Uefa è stato rinnovato dalla European club association (Eca). Quanto alla Fifa, il presidente, Gianni Infantino, minimizza: «La sentenza non cambia nulla. Continueremo a organizzare i tornei più spettacolari e competitivi e utilizzeremo i nostri ricavi per sviluppare il calcio in ogni angolo del globo, attraverso programmi di solidarietà».
Al netto delle dichiarazioni, la sentenza apre nuovi scenari anche nella gestione dei diritti tv. «Le norme Fifa e Uefa relative allo sfruttamento dei diritti mediatici sono tali da danneggiare le società calcistiche europee, tutte le società che operano nei mercati dei media e, in ultima analisi, i consumatori e i telespettatori, impedendo loro di godere di competizioni nuove e potenzialmente innovative o interessanti», è infatti uno dei passaggi della decisione della Corte. Non solo. La promessa di A22, la società promotrice della Superlega, è che tutte le partite, insieme a highlights e approfondimenti anche interattivi, saranno offerte «gratuitamente» ai tifosi di tutto il mondo su una nuova piattaforma streaming battezzata «Unify». Un progetto che si dovrebbe mantenere con la vendita diretta della pubblicità ma anche con gli abbonamenti premium, le partnership di distribuzione, i servizi interattivi e gli sponsor. Facendo così concorrenza a Dazn e Sky.
Dopo la sentenza di ieri gli equilibri potrebbero cambiare radicalmente anche in termini di geopolitica del pallone. Perché il verdetto coincide con l’avanzata del Pif (Public investment fund), il fondo sovrano dell’Arabia saudita del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman, fondato a Riad nel 1971. Dopo aver acquisito nell’ottobre 2021 l’80% delle azioni del Newcastle, a giugno 2023 si è accaparrato anche il 75% delle azioni di quattro squadre della Saudi Pro league. Cui si è aggiunto lo shopping estivo nel mercato europeo per arricchire il proprio campionato con l’acquisto di giocatori di valore. Lo schema è simile a quello già seguito dagli Emirati Arabi (col Manchester City) e dal Qatar (col Paris St Germain) che hanno utilizzato la piattaforma dello sport e del calcio sia per sfruttare le nuove tecnologie sia per legittimarsi a livello internazionale lasciando sullo sfondo le ombre su diritti umani e modelli autocratici (il cosiddetto «sportwashing»). Con il «liberi tutti», l’Arabia Saudita potrebbe lanciare un’Opa sulle competizioni calcistiche europee o addirittura organizzare (e controllare) una Superlega globale, come è già successo nel golf.
La Serie A ora teme il declassamento
Cosa succederà adesso con le leghe nazionali? Verranno «svuotate» in termini di potere dalla sentenza dei giudici di Lussemburgo? Se lo chiedono i club, i tifosi e anche le istituzioni sportive. A caldo, in Italia, ieri sono arrivate le prime dichiarazioni. «Con la Superlega lo scudetto diventa carta straccia? Sicuramente non posso dirlo, ma il rischio che diventi marginale in termini di interessi esiste», ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, spiegando che «gli organismi preposti dovranno predisporre logiche di accorgimento e contromisure rispetto a quanto ha previsto la Corte europea. Ora dobbiamo capire quali contromisure prenderanno Fifa e Uefa».
Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha sottolineato che «la Corte non ha detto che si giocherà la Superlega ma che l’assetto va rivisto. Il presupposto fondamentale per me è che ci sia inclusività della competizione, la tutela dei campionati nazionali, dei vivai e della nazionale». I ministri dei Paesi europei si vedranno il 10 gennaio a Bruxelles «per concordare la posizione e sostanziarla», ha poi aggiunto Abodi.
Fino a ieri sera mancava all’appello l’intervento del presidente della Figc, Gabriele Gravina, che si era schierato al fianco del capo della Uefa, Aleksander Ceferin. E che mercoledì alla vigilia del verdetto aveva lanciato un monito ai club italiani intenzionati a partecipare alla Superlega: «Esiste una norma federale per la quale chi aderisce a quel mondo esce dal sistema federale del calcio», erano state le sue parole. Nel tardo pomeriggio è comunque arrivata la nota ufficiale della Figc che già nel 2021 aveva inserito nel suo statuto una clausola per estromettere dai campionati nazionali i club che intendono partecipare al nuovo torneo. «Nel rispetto delle leggi nazionali e dei regolamenti internazionali», la Federcalcio «ritiene che la Superlega non sia un progetto compatibile con queste condizioni». Il riferimento è alla clausola anti fuga inserita nel 2021 nello statuto federale, su proposta dello stesso Gravina, che di fatto impedisce l’iscrizione ai campionati nazionali per i club che partecipino a competizioni organizzate da organismi privati non riconosciuti da Uefa e Fifa. Quanto alla Lega di Serie A, in una dichiarazione ufficiale è stata ribadita «la centralità del campionato nazionale e dei suoi tifosi» con l’auspicio che «i successivi sviluppi vedano un pieno coinvolgimento delle leghe e dei club».
Ma i big del nostro campionato come hanno accolto la rivoluzione innescata ieri dalla Corte? La Roma si schiera contro la Superlega. In una nota, la società dei Friedkin «ribadisce la propria posizione in rispetto dei valori e del futuro del calcio europeo», sottolinea di «non appoggiare in nessun modo alcun progetto di cosiddetta Superlega che rappresenterebbe un inaccettabile attacco all’importanza dei campionati nazionali e alle fondamenta del calcio europeo» e «crede che il futuro e il benessere del calcio europeo possano essere assicurati solo con il lavoro congiunto dei club attraverso l’Eca, in stretta collaborazione e in partnership con Uefa e Fifa». Stessa linea in casa dell’Inter: «Il futuro del calcio europeo può essere garantito solamente dalla collaborazione tra i club all’interno dell’Eca e in partnership con Uefa e Fifa», si legge nel comunicato del club nerazzurro, inizialmente tra i promotori del progetto lanciato nell’aprile del 2021. Un’apertura arriva, invece, dal Napoli. Il patron Aurelio De Laurentiis si era espresso in passato su posizioni simili a quelle della sentenza di ieri e sarebbe pronto a partecipare a un dialogo con altri grandi club europei per costruire insieme il progetto.
A esultare, sono Andrea Agnelli - grande fautore della Superlega - e la Juve che, tra l’altro, ha visto il suo titolo balzare in Borsa di oltre il 5%. «Fino alla fine», ha scritto l’ex presidente bianconero su X citando un celebre brano degli U2: «Voglio correre, voglio nascondermi, voglio abbattere i muri che mi trattengono».
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I giudici condannano il «monopolio illegale». Una sentenza che permetterà agli arabi (col fondo Pif) di papparsi il pallone.Gabriele Gravina minaccia: «Chi aderisce è fuori dal sistema federale». Giovanni Malagò: «Lo scudetto rischia di diventare carta straccia». Entusiaste Juve e Napoli, contrarie Roma e Inter.Lo speciale contiene due articoli.Per la Corte di giustizia europea, Uefa e Fifa non hanno diritto al monopolio del calcio. La decisione dei giudici di Lussemburgo, che ieri hanno dato ragione alla Superlega. Sarà una rivoluzione simile a quella provocata dalla sentenza Bosman che nel 1995 stabilì la libera circolazione dei giocatori all’interno dell’Ue e abolì le «quote di nazionalità». Di certo, si tratta di una sconfitta storica per la Uefa di Aleksander Ceferin. La sentenza, inoltre, spalanca anche le porte ai sauditi che potranno organizzare un torneo con i club più importanti del mondo.Ma partiamo dal verdetto: la Corte ha dichiarato «illegali le sanzioni ai club che partecipano a competizioni alternative». Fifa e Uefa stanno «abusando di una posizione dominante» e «la loro natura arbitraria, le loro norme in materia di approvazione, controllo e sanzioni devono essere ritenute valide restrizioni ingiustificate alla libera prestazione dei servizi». E ancora: «Le regole Fifa e Uefa che subordinano alla loro previa approvazione qualsiasi nuovo progetto calcistico interclub», si legge nella sentenza, «come ad esempio la Superleague e il divieto ai club e ai giocatori di giocare in quelle competizioni, sono illegali». La pronuncia non ha come conseguenza immediata la nascita della Superleague, però apre la strada a un modello organizzativo fondato non più sulle federazioni, ma sulle leghe create e gestite dalle stesse società. La vicenda era iniziata il 19 aprile 2021, quando 12 grandi club europei (Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Tottenham, Liverpool, Juventus, Inter e Milan) avevano annunciato il loro accordo di principio per lanciare un progetto chiuso, appunto la Superlega, in concorrenza con la Champions league organizzata dalla Federcalcio europea. Di fronte alle protesta dei tifosi, soprattutto inglesi, e alle minacce di pesanti sanzioni da parte di Uefa e Fifa, il progetto si era rapidamente sgonfiato, con la retromarcia di nove club (l’ultima ad arrendersi è stata la Juventus, lo scorso luglio). Sono così rimaste Real Madrid e Barcellona, unite nella Società di Superlega europea. Supportata dall’agenzia di marketing A22, la Superlega ha portato il caso davanti al tribunale Mercantile della Capitale spagnola, che a sua volta ha deferito la questione alla Corte di Lussemburgo (tra l’altro, le due spagnole sono rappresentate dallo studio legale Dupont-Hissel, lo stesso della famosa sentenza Bosman). Ieri sono arrivate le reazioni degli sconfitti: «Il calcio non è in vendita. Possono creare quello che vogliono, non proveremo a fermarli. Non abbiamo mai detto che non si possa andare fuori dal sistema, ma non si può uscire e voler giocare i campionati nazionali. Non c’è stato il semaforo verde per la Superlega, così com’era stata proposta nel 2021», ha detto il presidente dell’Uefa, Ceferin. Il sostegno all’Uefa è stato rinnovato dalla European club association (Eca). Quanto alla Fifa, il presidente, Gianni Infantino, minimizza: «La sentenza non cambia nulla. Continueremo a organizzare i tornei più spettacolari e competitivi e utilizzeremo i nostri ricavi per sviluppare il calcio in ogni angolo del globo, attraverso programmi di solidarietà». Al netto delle dichiarazioni, la sentenza apre nuovi scenari anche nella gestione dei diritti tv. «Le norme Fifa e Uefa relative allo sfruttamento dei diritti mediatici sono tali da danneggiare le società calcistiche europee, tutte le società che operano nei mercati dei media e, in ultima analisi, i consumatori e i telespettatori, impedendo loro di godere di competizioni nuove e potenzialmente innovative o interessanti», è infatti uno dei passaggi della decisione della Corte. Non solo. La promessa di A22, la società promotrice della Superlega, è che tutte le partite, insieme a highlights e approfondimenti anche interattivi, saranno offerte «gratuitamente» ai tifosi di tutto il mondo su una nuova piattaforma streaming battezzata «Unify». Un progetto che si dovrebbe mantenere con la vendita diretta della pubblicità ma anche con gli abbonamenti premium, le partnership di distribuzione, i servizi interattivi e gli sponsor. Facendo così concorrenza a Dazn e Sky.Dopo la sentenza di ieri gli equilibri potrebbero cambiare radicalmente anche in termini di geopolitica del pallone. Perché il verdetto coincide con l’avanzata del Pif (Public investment fund), il fondo sovrano dell’Arabia saudita del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman, fondato a Riad nel 1971. Dopo aver acquisito nell’ottobre 2021 l’80% delle azioni del Newcastle, a giugno 2023 si è accaparrato anche il 75% delle azioni di quattro squadre della Saudi Pro league. Cui si è aggiunto lo shopping estivo nel mercato europeo per arricchire il proprio campionato con l’acquisto di giocatori di valore. Lo schema è simile a quello già seguito dagli Emirati Arabi (col Manchester City) e dal Qatar (col Paris St Germain) che hanno utilizzato la piattaforma dello sport e del calcio sia per sfruttare le nuove tecnologie sia per legittimarsi a livello internazionale lasciando sullo sfondo le ombre su diritti umani e modelli autocratici (il cosiddetto «sportwashing»). Con il «liberi tutti», l’Arabia Saudita potrebbe lanciare un’Opa sulle competizioni calcistiche europee o addirittura organizzare (e controllare) una Superlega globale, come è già successo nel golf.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/corte-ue-uefa-fifa-superlega-2666764078.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-serie-a-ora-teme-il-declassamento" data-post-id="2666764078" data-published-at="1703197372" data-use-pagination="False"> La Serie A ora teme il declassamento Cosa succederà adesso con le leghe nazionali? Verranno «svuotate» in termini di potere dalla sentenza dei giudici di Lussemburgo? Se lo chiedono i club, i tifosi e anche le istituzioni sportive. A caldo, in Italia, ieri sono arrivate le prime dichiarazioni. «Con la Superlega lo scudetto diventa carta straccia? Sicuramente non posso dirlo, ma il rischio che diventi marginale in termini di interessi esiste», ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, spiegando che «gli organismi preposti dovranno predisporre logiche di accorgimento e contromisure rispetto a quanto ha previsto la Corte europea. Ora dobbiamo capire quali contromisure prenderanno Fifa e Uefa». Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha sottolineato che «la Corte non ha detto che si giocherà la Superlega ma che l’assetto va rivisto. Il presupposto fondamentale per me è che ci sia inclusività della competizione, la tutela dei campionati nazionali, dei vivai e della nazionale». I ministri dei Paesi europei si vedranno il 10 gennaio a Bruxelles «per concordare la posizione e sostanziarla», ha poi aggiunto Abodi. Fino a ieri sera mancava all’appello l’intervento del presidente della Figc, Gabriele Gravina, che si era schierato al fianco del capo della Uefa, Aleksander Ceferin. E che mercoledì alla vigilia del verdetto aveva lanciato un monito ai club italiani intenzionati a partecipare alla Superlega: «Esiste una norma federale per la quale chi aderisce a quel mondo esce dal sistema federale del calcio», erano state le sue parole. Nel tardo pomeriggio è comunque arrivata la nota ufficiale della Figc che già nel 2021 aveva inserito nel suo statuto una clausola per estromettere dai campionati nazionali i club che intendono partecipare al nuovo torneo. «Nel rispetto delle leggi nazionali e dei regolamenti internazionali», la Federcalcio «ritiene che la Superlega non sia un progetto compatibile con queste condizioni». Il riferimento è alla clausola anti fuga inserita nel 2021 nello statuto federale, su proposta dello stesso Gravina, che di fatto impedisce l’iscrizione ai campionati nazionali per i club che partecipino a competizioni organizzate da organismi privati non riconosciuti da Uefa e Fifa. Quanto alla Lega di Serie A, in una dichiarazione ufficiale è stata ribadita «la centralità del campionato nazionale e dei suoi tifosi» con l’auspicio che «i successivi sviluppi vedano un pieno coinvolgimento delle leghe e dei club». Ma i big del nostro campionato come hanno accolto la rivoluzione innescata ieri dalla Corte? La Roma si schiera contro la Superlega. In una nota, la società dei Friedkin «ribadisce la propria posizione in rispetto dei valori e del futuro del calcio europeo», sottolinea di «non appoggiare in nessun modo alcun progetto di cosiddetta Superlega che rappresenterebbe un inaccettabile attacco all’importanza dei campionati nazionali e alle fondamenta del calcio europeo» e «crede che il futuro e il benessere del calcio europeo possano essere assicurati solo con il lavoro congiunto dei club attraverso l’Eca, in stretta collaborazione e in partnership con Uefa e Fifa». Stessa linea in casa dell’Inter: «Il futuro del calcio europeo può essere garantito solamente dalla collaborazione tra i club all’interno dell’Eca e in partnership con Uefa e Fifa», si legge nel comunicato del club nerazzurro, inizialmente tra i promotori del progetto lanciato nell’aprile del 2021. Un’apertura arriva, invece, dal Napoli. Il patron Aurelio De Laurentiis si era espresso in passato su posizioni simili a quelle della sentenza di ieri e sarebbe pronto a partecipare a un dialogo con altri grandi club europei per costruire insieme il progetto. A esultare, sono Andrea Agnelli - grande fautore della Superlega - e la Juve che, tra l’altro, ha visto il suo titolo balzare in Borsa di oltre il 5%. «Fino alla fine», ha scritto l’ex presidente bianconero su X citando un celebre brano degli U2: «Voglio correre, voglio nascondermi, voglio abbattere i muri che mi trattengono».
Enrica Bonaccorti (Ansa)
Il grande pubblico la conosce per i suoi trascorsi di conduttrice e opinionista tv, ruoli ricoperti a partire dai primi anni Ottanta e proseguiti in modo pressoché continuativo fino a pochi anni or sono, ma la Bonaccorti, nei suoi 75 anni di vita (era nata a Savona il 18 novembre 1949), ha fatto tantissimo altro. Innanzitutto l’attrice, muovendo i primi passi in ambito teatrale tra il finire degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, in quella Capitale dove si era da poco trasferita con la famiglia. Il suo debutto avviene presso il Teatro alla Ringhiera di Trastevere, uno dei tanti luoghi di sperimentazione e avanguardia della Roma di quel tempo (curiosità: lo spazio era situato in Via dei Riari e i Riario erano una nobile famiglia di origini savonesi, come Enrica), quindi giunge la partecipazione, nel 1970, allo spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto (dalla pièce dell’inglese Terence Frisby), al fianco di Domenico Modugno e Paola Quattrini. Nello stesso periodo, in virtù della frequentazione di Modugno, si cimenta nella stesura di liriche, co-firmando i testi di due capisaldi del repertorio dell’artista pugliese: Amara terra mia (1971) e l’ancor più celebre La lontananza, uscita l’anno precedente. Al 1973 risale un evento fondamentale nell’esistenza della Bonaccorti: la nascita dell’amata (e unica) figlia Verdiana, frutto della relazione con l’allora marito Daniele Pettinari, regista e sceneggiatore. Nel 1969, intanto, Enrica aveva debuttato al cinema, entrando nel cast del film Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi. Seguirà la partecipazione a numerose pellicole, buona parte delle quali riconducibili ai generi (talvolta fusi tra loro) della commedia e dell’erotismo, quest’ultimo frequentato dalla Bonaccorti in ragione di un fisico procace e statuario, esibito in film come Il maschio ruspante di Antonio Racioppi (1973) e Rag. Arturo De Fanti, bancario precario di Luciano Salce (1980) e in seguito, nel 1982, in un servizio fotografico per la rivista Playboy.
La carriera televisiva, che le darà la piena celebrità, ha inizio come già detto nei primi anni Ottanta, dapprima con le trasmissioni Rai Italia sera (1983-1986) e Pronto, chi gioca? (1985-1987, continuazione del Pronto, Raffaella? condotto dalla Carrà), poi con vari programmi per la Fininvest come La giostra (1987-1988), Cari genitori (1988) e l’indimenticata prima edizione di Non è la Rai (1991-1992). La Bonaccorti è stata anche scrittrice: nel suo ultimo libro, Nove novelle senza lieto fine, pubblicato pochi mesi fa, vi è un componimento in cui, confermando la sua abilità nell’uso delle parole, affronta con ironia ammirevole quella morte che sapeva vicina a causa del carcinoma al pancreas da cui era affetta: «Ho spesso pensato / alla morte / ma non ci ho mai veramente creduto / Soprattutto alla mia / Ora fra anagrafe e acciacchi / qualche dubbio mi assale / E se anch’io fossi mortale? / Ma non voglio sapere / né approfondire / l’idea di morire / mi uccide».
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Non solo talento e allenamento: l’era dei dati entra nelle competizioni e vale miliardi. Dopo l’esperienza di Milano-Cortina 2026, l’intelligenza artificiale spinge performance, strategie e coinvolgimento dei tifosi, con un mercato globale previsto in crescita del 310% entro il 2034.
Alle Olimpiadi Invernali di Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 non si è visto solo talento, fatica e spettacolo. Accanto agli atleti, spesso lontano dalle telecamere, ha lavorato anche un altro protagonista: l’algoritmo. Silenzioso, invisibile, ma sempre più decisivo. È il segno di una trasformazione che non riguarda solo una singola edizione dei Giochi, ma l’intero sistema sportivo.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo Fortune Business Insights, il mercato globale dell’intelligenza artificiale applicata allo sport valeva 1,22 miliardi di dollari nel 2025, salirà a 1,43 miliardi nel 2026 e toccherà i 5,01 miliardi entro il 2034. Una crescita del +310% in meno di dieci anni, con un tasso medio annuo del 16,9%. A trainare questa espansione sono soprattutto le decisioni basate sui dati per migliorare le prestazioni e i risultati competitivi, insieme alle soluzioni di coinvolgimento personalizzato dei tifosi. Sempre più diffusa è anche l’analisi predittiva, utilizzata per prevenire infortuni, gestire i carichi di allenamento e programmare lo sviluppo degli atleti, mentre le piattaforme cloud rendono questi strumenti accessibili a squadre e campionati di ogni dimensione.
A Milano-Cortina l’intelligenza artificiale si è vista in modo concreto. Il Comitato Olimpico Internazionale ha presentato Olympic Gpt, un assistente digitale capace di rispondere in tempo reale alle domande degli spettatori su regolamenti, risultati e curiosità. Una sorta di guida virtuale per orientarsi tra gare e classifiche. Dietro le quinte, Olympic Broadcasting Services ha sperimentato strumenti di Ia per catalogare enormi flussi video, creare highlight automatici e arricchire le immagini con dati e analisi in tempo reale. Il salto di uno sciatore «fermato» a mezz’aria, con grafica su velocità e angolo d’atterraggio, non è solo un effetto scenico: è un nuovo modo di raccontare lo sport.
L’intelligenza artificiale però non si limita a descrivere le imprese, contribuisce a costruirle. La snowboarder americana Maddie Mastro ha corretto un errore tecnico grazie alla ricostruzione tridimensionale del suo movimento attraverso modelli basati su IA. La nazionale statunitense di bob e skeleton ha trasformato micro-variazioni e dati in un vantaggio competitivo. Nel pattinaggio di velocità sono stati creati gemelli digitali degli atleti per simulare la resistenza dell’aria, replicando virtualmente ciò che un tempo si faceva in galleria del vento. Secondo Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice e organizzatori della Ai Week, l’Ai non sostituisce il talento ma lo amplifica, permettendo di vedere dettagli invisibili e di prendere decisioni migliori in meno tempo. In discipline dove le medaglie si decidono per centesimi, anche una micro-correzione può fare la differenza. Anche l’Italia ha investito in monitoraggi e protocolli scientifici. Le due medaglie d’oro nello sci di Federica Brignone, tornata in gara dopo un grave infortunio, raccontano anche di analisi continue e della collaborazione tra la Federazione Italiana Sport Invernali e partner privati per prevenire ricadute e ottimizzare il rientro. E perfino il curling, diventato popolare grazie ai successi di Stefania Constantini e Amos Mosaner, ha visto l’impiego di sistemi capaci di tracciare traiettorie reali e previsionali in tempo reale, offrendo un supporto tattico che fino a ieri era affidato soprattutto all’intuito.
La trasformazione in atto si muove lungo cinque direttrici principali: l’ottimizzazione delle performance in tempo reale attraverso sensori e dispositivi indossabili; la previsione preventiva degli infortuni grazie all’analisi di dati biometrici e carichi di lavoro; il coinvolgimento personalizzato dei tifosi con contenuti e offerte su misura; lo storytelling automatizzato con riassunti generati in tempo reale; e un modello decisionale sempre più fondato su analisi oggettive di video e dati statistici. La passione resta umana, ma l’infrastruttura che la sostiene è sempre più intelligente. E quanto visto a Milano-Cortina potrebbe essere solo l’inizio.
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Sul fronte macro, il conflitto che coinvolge Usa, Israele e Iran ha riacceso petrolio e gas, riportando al centro il rischio inflazione e la possibilità che la discesa dei tassi diventi più lenta e accidentata. «La situazione geopolitica fragile e il balzo energetico rischiano di mettere in difficoltà molte aziende, con possibili effetti a catena sul fronte dei prestiti e un aumento delle sofferenze», commenta Gaziano, «rendendo il percorso di riduzione dei tassi da parte delle banche centrali molto più accidentato del previsto. Uno scenario che lo stesso Donald Trump non può permettersi a lungo, visto il calo di gradimento tra i suoi sostenitori iniziali dovuto all’incertezza economica». Negli Usa la volatilità sostiene ancora trading e advisory; in Europa, invece, la maggiore dipendenza energetica rende il settore più esposto a uno choc prolungato.
«L’esposizione diretta delle banche europee al conflitto in Medio Oriente è molto limitata e si concentra essenzialmente negli Emirati Arabi Uniti, riguardando due istituti, Standard Chartered e Hsbc», aggiunge Jerome Legras, head of research Axiom Alternative Investments. «Dato ciò», continua, «il meccanismo di trasmissione del rischio dominante per gli istituti di credito del Vecchio continente è quello macroeconomico: uno choc dei prezzi del petrolio che si ripercuote sull’inflazione, sulle aspettative dei tassi di interesse e sulle condizioni di finanziamento in generale, piuttosto che tradursi in perdite dirette di bilancio. Sebbene i fattori geopolitici siano molto diversi, questo scenario macroeconomico non è dissimile da quello osservato durante le prime settimane della guerra in Ucraina. In quell’occasione, l’impatto sui tassi ha pesato di più rispetto a quello sulla qualità degli attivi, grazie alle ingenti riserve detenute dalle banche e ai loro criteri conservativi nella concessione dei prestiti. Resta da vedere se lo stesso vale per una guerra che probabilmente sarà molto più breve».
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Un secolo di storia, un racconto di famiglia, cultura e bollicine italiane: così Valdo ha celebrato a Milano i suoi primi cento anni. Il Teatro Gerolamo è diventato per un giorno il palcoscenico di un viaggio attraverso i riti sociali, le trasformazioni del gusto, una visione imprenditoriale e l’evoluzione di un prodotto che è diventato un’icona contemporanea.
È così che l’evento Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura ha intrecciato narrazione corale, immagini e racconti, restituendo il Prosecco non solo come prodotto, ma come gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.
A guidare il pubblico tra ricordi, aneddoti e visioni future è stato Pino Strabioli, conduttore televisivo e divulgatore di costume. Al suo fianco, Pierluigi Bolla, presidente di Valdo e seconda generazione alla guida dell’azienda, ha raccontato il percorso della famiglia e della società, affiancato dalla chef stellata Chiara Pavan e dal giornalista wine expert Giulio Somma. «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: “una vita vivace”», ha spiegato Bolla, citando lo storico claim pubblicitario degli anni Novanta. «Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e leggerezza anche nei momenti quotidiani». La storia della famiglia Bolla, partita da Albano che nel 1883 produceva vino per i propri ospiti a Soave, ha trovato continuità nella creazione di Valdo nel 1951, un nome e un brand capaci di coniugare tradizione e innovazione. L’azienda ha saputo anticipare i tempi e costruire uno stile vinicolo riconoscibile. «Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione, Valdo ha creato vini che raccontano una storia enologica significativa», ha sottolineato Somma. Per Chiara Pavan, il legame tra territorio e gusto è centrale: «Il prosecco è legato a una terra vocata, con sapori unici, ed è ideale per una cucina sostenibile e attenta alle materie prime».
Pierluigi Bolla
L’intervista esclusiva realizzata a margine con Pierluigi Bolla ha reso ancora più chiaro il filo rosso tra passato e futuro dell’azienda. «Innovazione e tradizione sono sempre stati un mantra per Valdo», spiega l'imprenditore. «Oggi abbiamo sfide importanti: lo sviluppo dell’azienda Magredi, nuovi vini e spumanti, e il progetto dello spumante no alcohol. Innovazione e tradizione sono i binari su cui l’azienda deve continuare a muoversi». Ma l’attualità impone anche di guardare con prudenza ai mercati internazionali. Bolla parla di una «tempesta perfetta»: dazi, svalutazione dell’euro e un cambiamento nei comportamenti dei consumatori globali. «Si produce più vino di quello che si consuma. Negli Stati Uniti e in Francia si stanno spiantando migliaia di ettari. La situazione è complessa e richiede esperienza, prudenza, visione e qualche scommessa». Nonostante le difficoltà, il presidente di Valdo mantiene un ottimismo realistico: «Bisogna navigare in tempesta con la consapevolezza del nostro DNA imprenditoriale: avere visione, essere ottimisti e fare scelte coraggiose. L’impegno è vincere, come abbiamo fatto per cento anni».
Il talk e l’intervista hanno anche esplorato la strada del Prosecco del futuro. Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs rappresenta una sperimentazione significativa: il primo spumante analcolico dell’azienda, premiato con la medaglia d’oro al Berliner Wein Trophy. Un esempio di come Valdo sappia conciliare innovazione, identità storica e attenzione al mercato contemporaneo. La sostenibilità è un tema centrale, sia per la produzione del vino sia per la cucina. «Oggi la cucina è più sobria, concentrata sulla materia prima e attenta all’ambiente», spiega Pavan. «È proprio il rispetto del territorio e dell’ecosistema a permetterci di avere prodotti di qualità e sapori autentici». Il territorio rimane cuore pulsante dell’azienda: le colline di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio Unesco, continuano a offrire la miglior espressione della Glera, interpretata con competenza e spirito innovativo. L’acquisizione di nuovi vigneti nelle Grave del Friuli amplia le possibilità di sperimentazione, tra metodo Charmat, classico e vini fermi.
La celebrazione del centenario non è solo memoria, ma impegno verso il futuro. Bolla sottolinea l’importanza di gestire la crescita in un mercato maturo, senza inseguire mode ma guidando il proprio percorso con responsabilità. «Cent’anni non sono un traguardo, sono una responsabilità», conclude. «Significa aver attraversato la storia senza perdere identità, sapere cambiare senza smarrirsi e avere ancora voglia e coraggio di innovare». Tra brindisi, ricordi e visioni, Milano ha salutato un secolo di Valdo, un’azienda che ha trasformato le bollicine in cultura, leggerezza e futuro, pronta a continuare a raccontare la propria storia, e quella di un’Italia che cambia ma continua a brindare con le sue eccellenze vinicole.
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