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Corte Costituzionale, Pro Vita & Famiglia: «Si può impedire il riconoscimento dell'utero in affitto»

Corte Costituzionale, Pro Vita & Famiglia: «Si può impedire il riconoscimento dell'utero in affitto»
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«Nei due casi sui quali la Consulta si è pronunciata ieri si parla di un "vuoto" di tutele per i bambini che vivono con coppie di lesbiche o di gay e i pronunciamenti sembrano spingere per la regolamentazione delle adozioni.Tuttavia in entrambi i casi la Corte dichiarando inammissibile il ricorso, non ha dichiarato incostituzionale una norma che impedisca per esempio l'adozione gay o il riconoscimento dell'utero in affitto. E noi lavoreremo per una proposta che vieti questo genere di decisioni» ha dichiarato Toni Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia onlus, dopo l'esame della Corte Costituzionale di due casi, uno sull'eventualità di un riconoscimento dello status di figli per i nati mediante tecnica di procreazione medicalmente assistita eterologa praticata all'estero e l'altro su un provvedimento giudiziario straniero che attribuisce lo stato di genitori a due uomini italiani uniti civilmente e che hanno fatto ricorso alla tecnica della maternità surrogata.

«Si profila una legge sulla genitorialità delle coppie dello stesso sesso? Si rintraccia un altro ultimatum della Corte al Parlamento dopo quello per una legge sul fine vita? Abbiamo già visto come va a finire. Andrà letta la pronuncia della Consulta, ma il Parlamento non scrive sotto dettatura» ha aggiunto il vice presidente della onlus, Jacopo Coghe.

«Una sola domanda ci sorge spontanea: ma davvero un bambino avuto con l'utero in affitto in Italia non ha tutele? Perché se fosse vero, allora dovremmo pensare che i due "Genitore 1 e Genitore 2" dello stesso sesso, dopo aver comprato un bambino come se fosse un iPhone, lo comprino per portarlo in uno stato dove verrà maltrattato e senza cure né diritti? E se fosse un semplice espediente per spingere i legislatori ad approvare l'utero in affitto, non sarebbe atroce? Quindi queste persone non sarebbero così buone come lo storytelling impone, ma si tratterebbe di persone estremamente egoiste» ha concluso la nota di PV&F.

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