Piroetta Ue: asse coi russi a Panama
Ursula von der Leyen (Ansa)
Pur di non collezionare solo flop e ottenere norme più severe sulla pubblicità al tabacco, la Commissione alla Cop 10 si è alleata con Mosca. Colpita da anni da sanzioni europee.

Paradossi a parte, la Cop 10, l’evento sul tabacco organizzato dall’Oms, è finito nel migliore dei modi possibile. Praticamente con un nulla di fatto. Nel corso del penultimo giorno dei lavori, Oms e Commissione avevano provato a stoppare lo schema tradizionale dei lavori tramite delegati per sostituirlo con il modello il cui nome va sotto «expert group». Gruppi di esperti. In realtà nascondeva il tentativo di accantonare i pareri dei singoli Stati e sostituirlo con tecnici scelti tra il mondo delle accademie e delle Ong. Scelti ovviamente dalla stessa Oms.

A dare manforte a tale schema era stata direttamente la Commissione e il Belgio, che rappresenta formalmente la presidenza del Consiglio. Ma, in realtà, l’esecutivo europeo balla da solo e in disaccordo con un bel gruppo di Paesi: quelli mediterranei, Italia compresa. A gettare il panico tra i delegati e far saltare il blitz è stato invece un continente che di solito è tra i più allineati, l’Africa. Una trentina di Paesi si sono opposti. Hanno detto no agli «expert group» finendo con il trascinare un pezzo di Asia (Cina, Indonesia e altri piccoli) e con il dare manforte proprio a Italia, Portogallo, Grecia e Spagna. Risultato: una quarantina di Paesi, sul centinaio dei presenti a dare parere, si sono coalizzati. A quel punto il segretariato del Fctc (Framework convention on tobacco control overview, in pratica un trattato sul fumo) ha voluto forzare la mano e chiedere il voto per alzata di mano. È andata ancor peggio. Impossibile far passare le novità normative in base al principio del consensus. Metà dei votanti si è in pratica ribellata alla cessione di sovranità. Il blitz è dunque saltato, tanto che sabato nel corso dell’ultimo giorno dei lavori l’Oms si è limitata a prendere atto che non c’erano le condizioni per affrontare il tema dell’omologazione e dell’equiparazione dei prodotti tradizionali alle sigarette elettroniche e i prodotti non combusti.

Anche la proposta del Brasile di estendere l’articolo 18 del Fctc, il Framework anti tabacco targato Oms, all’intera filiera è naufragato. I vertici dell’organizzazione si sono limitati a ribadire che quei Paesi privi di normative e regolamentazione dovranno avviare un percorso di controllo. Ovvio. Ma nulla che riguardi l’Europa, già di per sé iper regolamentata. A chiudere la giornata di sabato un colpo di coda che ha garantito ai vertici di Cop 10 di poter affermare che almeno un obiettivo era stato raggiunto. Si tratta della nuova regolamentazione restrittiva delle pubblicità inerenti al tabacco sulle piattaforme online e sui social. Il cosiddetto Taps ban (bando sulla pubblicità del tabacco, la promozione e le attività di sponsor) sarà applicato a una serie di attività legate alla salute dei cittadini ma anche alla promozione di posti di lavoro, sempre inerenti il settore. Le restrizioni erano fortemente criticate dall’industria anche perché originariamente prevedevano pure tematiche scientifiche. Ipotesi scongiurata dall’ultima versione delle norme restrittive, le quali in ogni caso faranno riferimento alle leggi nazionali. In poche parole, il modello censorio ipotizzato all’avvio dei lavori non è stato approvato, almeno per il momento. Ciò che appare a dir poco buffo è che a promuovere le restrizioni online, oltre ai vertici dell’Oms è stata la Commissione Ue. Il duo, visto l’ostilità di un pezzo di Europa, soprattutto i Paesi mediteranei, è stato costretto a trovare un alleato: la Russia di Vladimir Putin. Paese verso il quale da quasi due anni Bruxelles applica severe restrizioni e numerose sanzioni.

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