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2019-08-29
Commissione per (non) indagare su Bibbiano
Ansa
Ovviamente tutto sta andando come previsto. Sul caso Bibbiano - inesorabile e nemmeno troppo lenta - continua a colare la sabbia. In effetti, il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini del Pd, lo aveva annunciato lo scorso 11 agosto: «Dopo tante strumentalizzazioni politiche, i fatti che hanno sconvolto la Val d'Enza e Bibbiano potranno trovare (...) una risposta solo dalle indagini della magistratura e dal lavoro della Regione Emilia-Romagna». Voleva dire: ora che cade il governo legastellato, scordatevi le indagini condotte dal Parlamento, a occuparci della faccenda restiamo soltanto noi.
A dirla tutta, il governatore rosso aveva anche promesso che chiarezza sarebbe stata fatta: «Sia la commissione tecnica che abbiamo istituito, sia la commissione d'inchiesta insediata dalla Regione proseguiranno i propri lavori e ci aiuteranno a capire cos'è successo e a cambiare quel che è necessario per rafforzare le tutele dei minori», disse. «E se qualcuno ha sbagliato pretendiamo paghi fino in fondo e ci costituiremo parte civile in eventuali processi, in quanto parte lesa».
Marchio preciso
Il fatto, però, è che sia la commissione d'inchiesta sia quella tecnica, sin dalla loro costituzione, si portano addosso un marchio ben preciso. La prima commissione, quella diciamo politica, è guidata dal consigliere regionale del Pd Giuseppe Boschini, mentre nel ruolo di vice ci sono Igor Taruffi di Sinistra Italiana e Raffaella Sensoli del M5s. La destra? Completamente esclusa.
In Emilia Romagna Pd e 5 stelle - almeno sui temi riguardanti minori, famiglie e «diritti Lgbt» - vanno d'amore e d'accordo da parecchio tempo. Anzi, sugli argomenti arcobaleno i pentastellati sono molto più schierati dei democratici. Ora che a livello nazionale si sta consumando il rapporto incestuoso fra democratici e grillini, è evidente che anche in Regione l'intesa sia destinata a crescere. Senza contare, poi, che da giorni vari esponenti del Pd continuano a pretendere scuse e chiarimenti rispetto alla vicenda degli affidi illeciti.
Insomma, avere una commissione interamente guidata da partiti coinvolti più o meno direttamente nello scandalo non è che faccia stare tranquilli.
Ma c'è di più. La commissione tecnica a cui facevamo cenno è coordinata da Giuliano Limonta, neuropsichiatra infantile, già direttore del dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze patologiche dell'Azienda sanitaria di Piacenza. Gli altri membri sono Susi Pelotti, professoressa ordinaria e direttrice della Scuola di specializzazione di Medicina legale dell'Università di Bologna; Francesca Mantovani, ricercatrice dell'Università di Bologna; Filippo Dario Vinci, avvocato, responsabile dell'Ufficio metropolitano tutele del Comune di Bologna; Stefano Costa, neuropsichiatra infantile nell'Azienda sanitaria di Bologna; Pietro Pellegrini, psichiatria e psicoterapeuta direttore di Unità operativa complessa del Centro di salute mentale e di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Azienda sanitaria di Parma. E poi Maura Forni, responsabile del Servizio politiche sociali emiliano e Mila Ferri, responsabile del Servizio salute mentale. Insomma, tutti esperti che lavorano o hanno lavorato per la Regione. Davvero ci si può aspettare che costoro vadano a ficcare il naso in luoghi sgraditi ai vertici regionali?
E infatti basta leggere le dichiarazioni di Giuliano Limonta per mettersi le mani nei capelli. Inaugurando i lavori della commissione, il coordinatore ha detto: «Non ci è stato chiesto un zoom su Reggio Emilia e i Comuni della Val d'Enza per evitare il rischio di avere sovrapposizioni confuse con l'inchiesta giudiziaria e con gli altri piani».
A tutto campo
Poi ha aggiunto: «Non faccio finta che non esistano i fatti di Reggio Emilia, valuteremo certamente anche il sistema della Val d'Enza. Ma non piantiamo la tenda a Bibbiano: andremo da Piacenza a Rimini».
Ma scusate: se la commissione nasce per indagare sui fatti emersi a Bibbiano, per quale motivo non dovrebbe concentrarsi su Bibbiano? Sembra proprio che l'idea degli esperti della Regione sia quella di effettuare una verifica generica su varie città, senza approfondire più di tanto. Viene da chiedersi: che diamine li hanno chiamati a fare?
Indagheranno su tutto per non indagare su niente. Esattamente come avevamo previsto. E intanto, giorno dopo giorno, la sabbia continua a scendere sui fatti della Val d'Enza, grazie all'inciucio 5 stelle-Pd.
Il tribunale emiliano sostituisce il giudice amico della Anghinolfi
Il Tribunale per i minorenni di Bologna ha deciso di riassegnare i procedimenti già affidati al giudice onorario Elena Buccoliero, direttrice della Fondazione vittime dei reati della Regione Emilia-Romagna, il cui nome è stato accostato più volte ai responsabili dell'associazione Hansel e Gretel, al centro dell'inchiesta «Angeli e Demoni» sui fatti di Bibbiano. Ma chi è Elena Buccoliero? È bene specificare che l'ex direttrice non risulta iscritta nel registro degli indagati e che a suo carico non sono stati emessi provvedimenti di natura cautelare.
A tratteggiare un suo coinvolgimento nelle trame dell'inchiesta «Angeli e Demoni» è il giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi. Secondo quanto emerge dagli atti, la Buccoliero sarebbe stata il tramite tra Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali Val d'Enza e alcuni «giudici amici», contattati e utilizzati dagli indagati perché contribuissero a coprire il «sistema Bibbiano». Il legame tra Anghinolfi, ritenuta la mente del business dei minori, e la reggente della Fondazione per le vittime di reato è descritto nell'ordinanza con cui il gip Ramponi ha confermato le misure cautelari per il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, riconoscendogli «la possibilità di influire sull'andamento delle indagini», anche attraverso «contatti con un giudice minorile di Bologna».
Dalle intercettazioni, telefoniche e ambientali, emerge che il giudice onorario Buccoliero avrebbe ricoperto il ruolo di «gancio» con la parte giudiziaria. Nei confronti della Anghinolfi, si legge ancora nelle carte dell'inchiesta, la «Buccoliero manifesta sicura amicizia e pieno sostegno nelle Camere di consiglio rinnovando la stima per la Anghinolfi e il suo operato». A seguito di una comunicazione inviata il 2 agosto scorso dalla stessa Buccoliero, il 12 agosto il Tribunale dei minori ha nominato Massimo Maini come proprio nuovo giudice referente e ha disposto che tutti i procedimenti affidati in istruttoria a Buccoliero siano da oggi delegati a un'altra figura, la dottoressa Claudia Martoni. Dal Tribunale la decisione è però passata anche in Regione, dove nelle prossime ore verranno dichiarati aperti i lavori della commissione d'inchiesta sugli affidi.
La Buccoliero si difende respingendo fermamente le accuse: «Non ho commesso illeciti né come giudice né come direttrice della Fondazione», ha dichiarato al Resto del Carlino. «Lo conferma il fatto che non sono tra gli indagati. Ho avuto rapporti con alcuni soggetti coinvolti nell'inchiesta, ma non ho commesso reati. Sono a posto con la coscienza e non ho motivo di lasciare la Fondazione». Con la vicenda di Bibbiano, ha aggiunto, «non c'è alcuna connessione». Lo ha messo in chiaro con una dichiarazione all'agenzia Dire spiegando che «la riassegnazione ha altre cause e non intendo dimettermi dalla Fondazione regionale, come chiesto da Fratelli d'Italia». Estranea, dunque, a ogni sospetto.
Eppure dalle intercettazioni contenute nell'ordinanza dell'inchiesta «Angeli e Demoni» si evince chiaramente che Buccoliero e Anghinolfi erano in confidenza e che, probabilmente, si frequentavano saltuariamente anche fuori dagli orari di lavoro, tanto che Buccoliero al telefono con un assistente sociale (finito poi ai domiciliari) dice: «Un bacio salutami la Fede», con chiaro riferimento alla Anghinolfi. Le due, poi, incontratesi in veste di relatrici ad uno dei convegni oggetto dell'inchiesta si troveranno a commentare i «tanti guai» degli operatori del servizio querelati da una famiglia, uno per calunnia uno per violenza privata e uno per abuso d'ufficio, giustificando la situazione con il fatto che «gli organi non si parlano abbastanza». Era l'ottobre del 2018 e le due donne non sapevano di essere intercettate. Se è vero che la Buccoliero non compare tra gli indagati è altrettanto vero che non è un personaggio di secondo piano, ma una figura di spicco della Fondazione, il cui presidente è Carlo Lucarelli, fiore all'occhiello della Regione guidata dal presidente Stefano Bonaccini.
La Fondazione venne creata 14 anni fa, prima in tutta Italia, per dare sostegno alle vittime di reati; a quanto risulta, l'Unione dei Comuni della Val d'Enza ha aderito ufficialmente alla Fondazione per le vittime in qualità di socio, fornendo anche un contributo economico. La stessa Unione dei Comuni, poi, avrebbe girato un contributo ricevuto da parte della Fondazione a favore del Servizio sociale integrato, oggi sotto inchiesta.
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Sono iniziati i lavori del gruppo di esperti chiamato dalla Regione Emilia Romagna a verificare il funzionamento del sistema degli affidi. Ma il coordinatore dichiara: «Non ci hanno chiesto un focus sulla Val d'Enza». Così non approfondiranno nulla. Ovviamente tutto sta andando come previsto. Sul caso Bibbiano - inesorabile e nemmeno troppo lenta - continua a colare la sabbia. In effetti, il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini del Pd, lo aveva annunciato lo scorso 11 agosto: «Dopo tante strumentalizzazioni politiche, i fatti che hanno sconvolto la Val d'Enza e Bibbiano potranno trovare (...) una risposta solo dalle indagini della magistratura e dal lavoro della Regione Emilia-Romagna». Voleva dire: ora che cade il governo legastellato, scordatevi le indagini condotte dal Parlamento, a occuparci della faccenda restiamo soltanto noi. A dirla tutta, il governatore rosso aveva anche promesso che chiarezza sarebbe stata fatta: «Sia la commissione tecnica che abbiamo istituito, sia la commissione d'inchiesta insediata dalla Regione proseguiranno i propri lavori e ci aiuteranno a capire cos'è successo e a cambiare quel che è necessario per rafforzare le tutele dei minori», disse. «E se qualcuno ha sbagliato pretendiamo paghi fino in fondo e ci costituiremo parte civile in eventuali processi, in quanto parte lesa».Marchio precisoIl fatto, però, è che sia la commissione d'inchiesta sia quella tecnica, sin dalla loro costituzione, si portano addosso un marchio ben preciso. La prima commissione, quella diciamo politica, è guidata dal consigliere regionale del Pd Giuseppe Boschini, mentre nel ruolo di vice ci sono Igor Taruffi di Sinistra Italiana e Raffaella Sensoli del M5s. La destra? Completamente esclusa. In Emilia Romagna Pd e 5 stelle - almeno sui temi riguardanti minori, famiglie e «diritti Lgbt» - vanno d'amore e d'accordo da parecchio tempo. Anzi, sugli argomenti arcobaleno i pentastellati sono molto più schierati dei democratici. Ora che a livello nazionale si sta consumando il rapporto incestuoso fra democratici e grillini, è evidente che anche in Regione l'intesa sia destinata a crescere. Senza contare, poi, che da giorni vari esponenti del Pd continuano a pretendere scuse e chiarimenti rispetto alla vicenda degli affidi illeciti. Insomma, avere una commissione interamente guidata da partiti coinvolti più o meno direttamente nello scandalo non è che faccia stare tranquilli. Ma c'è di più. La commissione tecnica a cui facevamo cenno è coordinata da Giuliano Limonta, neuropsichiatra infantile, già direttore del dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze patologiche dell'Azienda sanitaria di Piacenza. Gli altri membri sono Susi Pelotti, professoressa ordinaria e direttrice della Scuola di specializzazione di Medicina legale dell'Università di Bologna; Francesca Mantovani, ricercatrice dell'Università di Bologna; Filippo Dario Vinci, avvocato, responsabile dell'Ufficio metropolitano tutele del Comune di Bologna; Stefano Costa, neuropsichiatra infantile nell'Azienda sanitaria di Bologna; Pietro Pellegrini, psichiatria e psicoterapeuta direttore di Unità operativa complessa del Centro di salute mentale e di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Azienda sanitaria di Parma. E poi Maura Forni, responsabile del Servizio politiche sociali emiliano e Mila Ferri, responsabile del Servizio salute mentale. Insomma, tutti esperti che lavorano o hanno lavorato per la Regione. Davvero ci si può aspettare che costoro vadano a ficcare il naso in luoghi sgraditi ai vertici regionali? E infatti basta leggere le dichiarazioni di Giuliano Limonta per mettersi le mani nei capelli. Inaugurando i lavori della commissione, il coordinatore ha detto: «Non ci è stato chiesto un zoom su Reggio Emilia e i Comuni della Val d'Enza per evitare il rischio di avere sovrapposizioni confuse con l'inchiesta giudiziaria e con gli altri piani».A tutto campoPoi ha aggiunto: «Non faccio finta che non esistano i fatti di Reggio Emilia, valuteremo certamente anche il sistema della Val d'Enza. Ma non piantiamo la tenda a Bibbiano: andremo da Piacenza a Rimini». Ma scusate: se la commissione nasce per indagare sui fatti emersi a Bibbiano, per quale motivo non dovrebbe concentrarsi su Bibbiano? Sembra proprio che l'idea degli esperti della Regione sia quella di effettuare una verifica generica su varie città, senza approfondire più di tanto. Viene da chiedersi: che diamine li hanno chiamati a fare? Indagheranno su tutto per non indagare su niente. Esattamente come avevamo previsto. E intanto, giorno dopo giorno, la sabbia continua a scendere sui fatti della Val d'Enza, grazie all'inciucio 5 stelle-Pd.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/commissione-per-non-indagare-su-bibbiano-2640099066.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-tribunale-emiliano-sostituisce-il-giudice-amico-della-anghinolfi" data-post-id="2640099066" data-published-at="1770712186" data-use-pagination="False"> Il tribunale emiliano sostituisce il giudice amico della Anghinolfi Il Tribunale per i minorenni di Bologna ha deciso di riassegnare i procedimenti già affidati al giudice onorario Elena Buccoliero, direttrice della Fondazione vittime dei reati della Regione Emilia-Romagna, il cui nome è stato accostato più volte ai responsabili dell'associazione Hansel e Gretel, al centro dell'inchiesta «Angeli e Demoni» sui fatti di Bibbiano. Ma chi è Elena Buccoliero? È bene specificare che l'ex direttrice non risulta iscritta nel registro degli indagati e che a suo carico non sono stati emessi provvedimenti di natura cautelare. A tratteggiare un suo coinvolgimento nelle trame dell'inchiesta «Angeli e Demoni» è il giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi. Secondo quanto emerge dagli atti, la Buccoliero sarebbe stata il tramite tra Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali Val d'Enza e alcuni «giudici amici», contattati e utilizzati dagli indagati perché contribuissero a coprire il «sistema Bibbiano». Il legame tra Anghinolfi, ritenuta la mente del business dei minori, e la reggente della Fondazione per le vittime di reato è descritto nell'ordinanza con cui il gip Ramponi ha confermato le misure cautelari per il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, riconoscendogli «la possibilità di influire sull'andamento delle indagini», anche attraverso «contatti con un giudice minorile di Bologna». Dalle intercettazioni, telefoniche e ambientali, emerge che il giudice onorario Buccoliero avrebbe ricoperto il ruolo di «gancio» con la parte giudiziaria. Nei confronti della Anghinolfi, si legge ancora nelle carte dell'inchiesta, la «Buccoliero manifesta sicura amicizia e pieno sostegno nelle Camere di consiglio rinnovando la stima per la Anghinolfi e il suo operato». A seguito di una comunicazione inviata il 2 agosto scorso dalla stessa Buccoliero, il 12 agosto il Tribunale dei minori ha nominato Massimo Maini come proprio nuovo giudice referente e ha disposto che tutti i procedimenti affidati in istruttoria a Buccoliero siano da oggi delegati a un'altra figura, la dottoressa Claudia Martoni. Dal Tribunale la decisione è però passata anche in Regione, dove nelle prossime ore verranno dichiarati aperti i lavori della commissione d'inchiesta sugli affidi. La Buccoliero si difende respingendo fermamente le accuse: «Non ho commesso illeciti né come giudice né come direttrice della Fondazione», ha dichiarato al Resto del Carlino. «Lo conferma il fatto che non sono tra gli indagati. Ho avuto rapporti con alcuni soggetti coinvolti nell'inchiesta, ma non ho commesso reati. Sono a posto con la coscienza e non ho motivo di lasciare la Fondazione». Con la vicenda di Bibbiano, ha aggiunto, «non c'è alcuna connessione». Lo ha messo in chiaro con una dichiarazione all'agenzia Dire spiegando che «la riassegnazione ha altre cause e non intendo dimettermi dalla Fondazione regionale, come chiesto da Fratelli d'Italia». Estranea, dunque, a ogni sospetto. Eppure dalle intercettazioni contenute nell'ordinanza dell'inchiesta «Angeli e Demoni» si evince chiaramente che Buccoliero e Anghinolfi erano in confidenza e che, probabilmente, si frequentavano saltuariamente anche fuori dagli orari di lavoro, tanto che Buccoliero al telefono con un assistente sociale (finito poi ai domiciliari) dice: «Un bacio salutami la Fede», con chiaro riferimento alla Anghinolfi. Le due, poi, incontratesi in veste di relatrici ad uno dei convegni oggetto dell'inchiesta si troveranno a commentare i «tanti guai» degli operatori del servizio querelati da una famiglia, uno per calunnia uno per violenza privata e uno per abuso d'ufficio, giustificando la situazione con il fatto che «gli organi non si parlano abbastanza». Era l'ottobre del 2018 e le due donne non sapevano di essere intercettate. Se è vero che la Buccoliero non compare tra gli indagati è altrettanto vero che non è un personaggio di secondo piano, ma una figura di spicco della Fondazione, il cui presidente è Carlo Lucarelli, fiore all'occhiello della Regione guidata dal presidente Stefano Bonaccini. La Fondazione venne creata 14 anni fa, prima in tutta Italia, per dare sostegno alle vittime di reati; a quanto risulta, l'Unione dei Comuni della Val d'Enza ha aderito ufficialmente alla Fondazione per le vittime in qualità di socio, fornendo anche un contributo economico. La stessa Unione dei Comuni, poi, avrebbe girato un contributo ricevuto da parte della Fondazione a favore del Servizio sociale integrato, oggi sotto inchiesta.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
«Nei gruppi di antagonisti ci sono veri e propri “esperti del disordine” che si macchiano di violenze gravissime da decenni. Sono sempre in cerca di nuovi pretesti per mobilitarsi: Tav, Tap, Medio Oriente, alternanza scuola lavoro, il Ponte, l’Expo, l’ambiente e adesso perfino le Olimpiadi invernali. Ora si mobiliteranno anche per il pacchetto sicurezza? Io credo che, se non avessimo varato le norme, questi soggetti sarebbero comunque all’opera. Basta leggere i loro comunicati per capire le loro intenzioni deliranti».
Per Maurizio Gasparri, capo dei senatori di Forza Italia «hanno ragione quelli di Askatasuna quando dicono che il loro non è un edificio, ma è una proposta, un’attitudine e un atteggiamento. In effetti, è la proposta di praticare il metodo della violenza mettendo a ferro e fuoco le città. È un metodo, quello della prevaricazione, dell’intolleranza, dello stalinismo. È un’attitudine, quella di avere atteggiamenti contrari ai principi fondamentali della legge. Pertanto, Askatasuna non è un edificio e forse non è neanche soltanto una proposta, un metodo, un’attitudine. È semplicemente una tragedia che si è abbattuta sul nostro Paese, che ha prodotto centinaia e centinaia di poliziotti, carabinieri e esponenti della guardia di finanza, feriti in questi anni. Non bisogna soltanto togliergli la sede, bisogna anche infliggergli le giuste condanne che la magistratura ha sin qui esitato a definire nella proporzione adeguata». Insomma il 28 marzo sarà il banco di prova per capire se queste nuove norme potranno realmente limitare i danni e le violenze di queste guerriglie urbane.
Rispetto alla misura del fermo preventivo, si contesta che per gli arrestati di Torino non si poteva applicare perché i violenti risultavano tutti incensurati. Piantedosi però ha chiarito che non si valuteranno solo i precedenti ma anche tutte quelle azioni che possano portare a pensare la predisposizione allo scontro: «Si valuteranno anche altri comportamenti univoci ed eloquenti, ad esempio proprio quelli di essersi predisposti agli scontri, rilevabile da oggetti trovati addosso». Altri strumenti da valutare potrebbero essere le conversazioni delle chat oppure il monitoraggio dei social.
Per quanto riguarda l’organico delle forze dell’ordine, anche quello è destinato a crescere. Negli ultimi 3 anni sono stati assunti 40.000 tra uomini e donne in uniforme, nell’ultimo anno 3.500 unità e a giugno ci sarà un’altra tornata. Sino al 2027 avremo altre 30.000 unità: «Dobbiamo coprire il turn over che abbiamo trovato dei pensionamenti, ma soprattutto adeguare le forze di polizia anche alle strumentazioni: dai guanti anti-taglio che non c’erano ai mezzi per bloccare dei cortei violenti come quelli che abbiamo visto», ha spiegato il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, aggiungendo: «Abbiamo dovuto rafforzare i presidi nelle grandi stazioni e nei pronto soccorso. Vediamo quello che avviene nelle tante piazze italiane. Quello che chiede il cittadino è sicurezza che purtroppo si avverte spesso essere traballante. Ma parliamo anche di nuovi pericoli, di forme eversive. Ciò che è avvenuto ad Askatasuna è una forma eversiva. Noi siamo il Paese che ha concesso in Europa più libere manifestazioni».
Sul decreto, Ferro spiega che queste nuove misure rispondono a nuove urgenze come «il fermo preventivo di 12 ore in occasioni di manifestazioni dove le forze di polizia hanno elementi per essere preoccupate».
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Ansa
Una decisione, quella di sgomberare lo storico edificio in corso Regina Margherita, che Askatasuna stigmatizza alla stregua «di un attacco al centro e un attacco alla città». E se di offensiva si tratta, stando alla logica, è giusto rispondere. Anche con la violenza. Perché anche se qualcuno ad Askatasuna ci prova a prendere le distanze dall’uso della forza, poi contestualizzando e complessificando alla fine si finisce sempre per giustificarla. «Aggredire un agente è grave ma voi ignorate la rabbia sociale», ha ammesso Andrea Bonadonna, storico leader e fondatore del centro sociale a La Stampa. Rabbia sociale contro il governo Meloni e chi mette a repentaglio gli spazi sociali. Parlando con i media, ieri i portavoce di Askatasuna hanno ribadito che l’obiettivo è ridare lo stabile a tutte le realtà che l’hanno sempre attraversato dal basso resistendo alle logiche del terzo settore o di pubblico-privato che lo andrebbero a snaturare. «Lo stabile deve continuare ad essere a disposizione dei cittadini con spazi mantenuti gratuiti a libero accesso». Tema, quello degli spazi sociali, di cui si potrebbe anche discutere. L’immagine presentabile a favore di telecamere fa però a pugni con quella sempre troppo pronta a strizzare l’occhio alla violenza. Lo lascia intendere Bonadonna. «Adesso credo che il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale». Come a dire che alla fine gli scontri hanno fatto gioco agli autonomi. Altro che black block infiltrati. Con buona pace delle teorie cospirative secondo cui gli scontri sarebbero stati un assist al governo.
Ne sa qualcosa uno degli assalitori del poliziotto, come riportato ieri da La Verità. Tale Leonardo, di vent’anni e immortalato nel video che ha scosso il Paese intero con l’immagine del poliziotto Calista accerchiato e salvato dal collega Lorenzo Virgulti cui proprio ieri è stata riconosciuta la benemerenza civica dall’amministrazione di Ascoli Piceno. «Se vai a manifestare per lo sgombero di Askatasuna ovviamente un minimo di lotta la devi fare» ha dichiarato il picchiatore. «I compagni vogliono una rivolta seria, non vogliono fare la passeggiata del sabato». Arrestato dopo gli scontri è già stato rilasciato. Libero di tornare «a combattere» contro lo Stato, contro i poliziotti e di dare man forte ai militanti che ora Askatasuna chiama nuovamente a raccolta. Prima una due giorni a Livorno «per un confronto sulle modalità di lotta» e poi il 28 marzo a Roma. Nel tentativo di non disperdere l’opposizione sociale che a suo dire si sarebbe consolidata con «il grande successo» del 31 gennaio e 50.000 manifestanti. Ci sono fatti gravi ma Torino non è mai stata avulsa dai conflitti sociali, ripetono quelli del centro sociale. «Voi guardate il dito e non la luna». Insomma, questione di prospettive. E di capacità interpretative, visto che Askatasuna motiva l’appuntamento nella capitale con l’esigenza «di costruire un confronto a partire dalle modalità che si sono date, ossia quelle del blocchiamo tutto». Strano modo di cercare un dialogo.
In vista di Roma, Askatasuna continua con gli ammiccamenti alla linea dura conditi da un po’ di diplomazia. Equilibrismi che sembrano andare a nozze con quell’area grigia di supporter di matrice colta e borghese evocata dal Procuratore generale di Torino Lucia Musti. Una linea sottile tra legalità e illegalità dove gli ossimori non si escludono. Come nel solito refrain già proposto a Torino. «Continueremo a portare in piazza l’opposizione sociale al governo e contro le guerre». Strano modo di chiedere la pace
Tutto questo proprio mentre nelle scorse ore, gli atti di sabotaggio sulle linee ferroviarie di Bologna e Pesaro di sabato scorso vengono rivendicati dai movimenti anarchici. Con un documento che alza ancora di più il livello dello scontro. «Pare necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro». E poi «fuoco alla Olimpiadi e a chi le produce», con tanto di collegamento con quanto accaduto due anni fa quando prima dei Gioghi di Parigi vennero vandalizzate cinque infrastrutture attorno alla capitale francese. Dura la reazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che promette di «inseguire e stanare questi delinquenti ovunque si nascondano».
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