2023-08-31
La città ideale dei paperoni è senza poveri
I big della Silicon Valley hanno già investito 800 milioni per comprare dei terreni vicino San Francisco e costruirsi un luogo dove vivere tra loro. Sarà alimentato a energia solare, rinfrescato da un milione di alberi e ovviamente «inaccessibile» ai meno fortunati.Dopo lungo meditare, i paperoni della Silicon Valley hanno scovato la soluzione per le loro scintillanti esistenze, minacciate da poveracci, strafattoni e negazionisti climatici. Nei dintorni della malridotta San Francisco, si sono così adoperati per comprare migliaia di ettari di terreni agricoli. Vogliono costruire una città ideale, riveduta e corretta. Riecheggia quella custodita a Urbino, l’immagine diventata simbolo del Rinascimento italiano. Ma ai riccastri i rimandi culturali interessano poco. Quel che gli importa sembrerebbe piuttosto costruire un inespugnabile fortilizio. Al riparo da derelitti e comuni mortali, che loro stessi magari hanno contribuito a impoverire con una furibonda transizione ecologica.Idea monumentale, comunque. Ci hanno già investito 800 milioni. Quisquilie, visto l’altissimo scopo: creare «un nuovo centro urbano, con decine di migliaia di nuove case, una grande fattoria di energia solare, frutteti con oltre un milione di nuovi alberi e oltre 10.000 acri di nuovi parchi e spazi aperti». Un paradiso, nei dintorni dell’inferno. Che, con usuale magnanimità, promettono di destinare anche ai meno fortunati, con alloggi a «prezzi sostenibili». L'elenco dei munifici pullula di personaggioni. Come Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn. O Marc Andreessen, cofondatore della società di venture capital Andreessen Horowitz. O Michael Moritz, ex partner di Sequoia capital. Fino ad arrivare al nome, anzi il cognome acquisito, più altisonante: Laurene Powell, fondatrice di Emerson Collective e vedova di Steve Jobs, inventore della Apple. La città ideale dei multimiliardari nascerà dunque nella contea di Solano, circa 90 chilometri a nordest di San Francisco. I big siliconvallici si sono uniti come un sol uomo nella Flannery Associates, sconosciuta società che annuncia l’epocale investimento: «Siamo lieti di presentare un progetto che porterà posti di lavoro ben retribuiti, energia pulita, ambiente salutare». Meglio dei 21 ameni borghi italiani che l’ex ministro della Cultura, Dario Franceschini, prometteva di far rivivere grazie a centinaia di milioni del Pnrr. Tipo Livemmo, nella Valsabbia, 196 anime, frazione della poco più abitata Pertica Alta. In California si costruirà invece su 50.000 acri intonsi. Ma si cementificherà con dolcezza e acume, grazie alle innegabili doti innovatrici dei finanziatori. Flannery nasce dalla visionaria idea di Jan Sramek, 36 anni, ex trader di Goldman Sachs. Lotto su lotto, ha comprato lande agricole e non edificabili: in poco più di quattro anni, s’è accaparrato oltre 210 chilometri quadrati di verde. Certo, se si fosse trovato davanti l’arcigno Angelo Bonelli, scatenato leader dei Verdi italiani, sarebbe stata dura. Ma è filato tutto liscio. Anche se restava, per i perplessi abitanti del circondario, un interrogativo: che se ne farà di una superficie grande quasi il doppio di San Francisco? I dettagli dell’operazione sono emersi adesso. I rappresentanti della società sono stati costretti a illuminare finalmente le autorità della zona. Il progetto «mira a garantire ai residenti della contea di Solano l’accesso a posti di lavoro ben retribuiti, alloggi a prezzi accessibili, energia pulita, infrastrutture sostenibili, spazi aperti e un ambiente sano». I benefattori invitano ora i circospetti abitanti a suggerire il nome della nuova città. Certo, dettaglia il Corriere della sera, bisogna cambiare destinazione dei terreni, mancano le infrastrutture e nei paraggi c’è solo un’autostrada a due corsie, sempre affollata di pendolari per di più.I multimiliardari rinascimentali confidano però nel potere dei soldi. Sarebbe come «Il mondo nuovo» di Aldous Huxley. La ricerca della felicità a ogni costo. Con lo stesso rischio distopico, però. Il luogo perfetto abitato dai ricchi sfondati. E attorno l’ormai polarizzatissima eldorado dei democratici: San Francisco. Città di ricchissimi e homeless, uguaglianza e poveri in canna, multigender e schiavi digitali, vita chiassosa e zombie consumati dal Fentanil. La metropoli è ormai assediata dai senzatetto. Trentottomila persone senza casa. Clochard in spaventoso aumento. E potrebbe andare peggio: il dieci per cento dei residenti vive in condizioni di assoluta povertà e il trenta per cento si barcamena in una delle zone più care del Paese. Dove prosperano pure gli ultramiliardari: secondo Forbes, quasi la metà vive in California, soprattutto nella Silicon Valley. Magnati immobiliari, fondatori di imprese high tech, geni compresi. La vita però, anche nella patria del progressismo americano, si fa dura. Balordi, criminali, indigenti. Sempre più gente scappa. Ed ecco l’ideona degli illuminati paperoni. Sembra l’ultimo capriccio di onnipotenti miliardari. A suon di dollaroni, dopo aver stravolto i nostri stili di vita, vogliono imporci anche le loro città ideali: ecosostenibili, paradisiache, arcidemocratiche. E magari con l'esclusivo vessillo di una mela morsicata.
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro (Getty Images)
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha ordinato alle forze armate di essere pronte ad un’eventuale invasione ed ha dispiegato oltre 200mila militari in tutti i luoghi chiave del suo paese. il ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez sta guidando personalmente questa mobilitazione generale orchestrata dalla Milizia Nazionale Bolivariana, i fedelissimi che stanno rastrellando Caracas e le principali città per arruolare nuove forze.
L’opposizione denuncia arruolamenti forzati anche fra i giovanissimi, soprattutto nelle baraccopoli intorno alla capitale, nel disperato tentativo di far credere che la cosiddetta «rivoluzione bolivariana», inventata dal predecessore di Maduro, Hugo Chavez, sia ancora in piedi. Proprio Maduro si è rivolto alla nazione dichiarando che il popolo venezuelano è pronto a combattere fino alla morte, ma allo stesso tempo ha lanciato un messaggio di pace nel continente proprio a Donald Trump.
Il presidente del Parlamento ha parlato di effetti devastanti ed ha accusato Washington di perseguire la forma massima di aggressione nella «vana speranza di un cambio di governo, scelto e voluto di cittadini». Caracas tramite il suo ambasciatore alle Nazioni Unite ha inviato una lettera al Segretario Generale António Guterres per chiedere una condanna esplicita delle azioni provocatorie statunitensi e il ritiro immediato delle forze Usa dai Caraibi.
Diversi media statunitensi hanno rivelato che il Tycoon americano sta pensando ad un’escalation con una vera operazione militare in Venezuela e nei primi incontri con i vertici militari sarebbe stata stilata anche una lista dei principali target da colpire come porti e aeroporti, ma soprattutto le sedi delle forze militari più fedeli a Maduro. Dal Pentagono non è arrivata nessuna conferma ufficiale e sembra che questo attacco non sia imminente, ma intanto in Venezuela sono arrivati da Mosca alcuni cargo con materiale strategico per rafforzare i sistemi di difesa anti-aerea Pantsir-S1 e batterie missilistiche Buk-M2E.
Dalle immagini satellitari si vede che l’area della capitale e le regioni di Apure e Cojedes, sedi delle forze maduriste, sono state fortemente rinforzate dopo che il presidente ha promulgato la legge sul Comando per la difesa integrale della nazione per la salvaguardia della sovranità e dell’integrità territoriale. In uno dei tanti discorsi alla televisione nazionale il leader venezuelano ha spiegato che vuole che le forze armate proteggano tutte le infrastrutture essenziali.
Nel piano presentato dal suo fedelissimo ministro della Difesa l’esercito, la polizia ed anche i paramilitari dovranno essere pronti ad una resistenza prolungata, trasformando la guerra in guerriglia. Una forza di resistenza che dovrebbe rendere impossibile governare il paese colpendo tutti i suoi punti nevralgici e generando il caos.
Una prospettiva evidentemente propagandistica perché come racconta la leader dell’opposizione Delsa Solorzano «nessuno è disposto a combattere per Maduro, tranne i suoi complici nel crimine. Noi siamo pronti ad una transizione ordinata, pacifica e che riporti il Venezuela nel posto che merita, dopo anni di buio e terrore.»
Una resistenza in cui non sembra davvero credere nessuno perché Nicolas Maduro, la sua famiglia e diversi membri del suo governo, avrebbero un piano di fuga nella vicina Cuba per poi probabilmente raggiungere Mosca come ha già fatto l’ex presidente siriano Assad.
Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso preoccupazione per i cittadini italiani detenuti nelle carceri del Paese, sottolineando l’impegno della Farnesina per scarcerarli al più presto, compreso Alberto Trentini, arrestato oltre un anno fa.
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