Ciclista travolta e uccisa a Milano. La città per le bici di Sala non esiste
Ansa
La retorica sulle piste che garantiscono sicurezza è solo una propaganda pericolosa.

e inizio Novecento. Milano è una città per le biciclette? No. Certo, si può andare in bicicletta, ma si sa anche che in certe zone occorre fare non molta, ma moltissima attenzione e non solo ai camion, ma anche alle auto e soprattutto a moto e motorini.

Le piste ciclabili di Beppe Sala non hanno risolto il problema, anzi, lo hanno aggravato. Io ho provato ad andare sulle piste ciclabili: la segnaletica è tutt’altro che chiara, le precedenze pure, agli incroci – anche con i semafori – è tutto un ingarbugliamento di segnaletica sul manto stradale, segnaletica relativa ai semafori, stop che non è chiaro se siano per tutti o solo per le biciclette. Provate a farvi in bicicletta – solo per esempio – corso Buenos Aires (per il quale la giunta, sotto elezioni, è corsa ai ripari perché era un progetto talmente cretino che avrebbe fatto difficoltà a orientarcisi anche un cretino, pur esperto in materia di cose demenziali), oppure fatevi viale Monte Rosa. Praticamente è maggiore il tempo che dovete passare a guardare per terra per capirci qualcosa che non davanti o dietro o di lato per non andare a sbattere in un cartello indicante il da farsi sulla pista ciclabile stessa. O fai male a qualcun altro – anche seriamente – o ti fai male da solo: o colpevole o pirla, non c’è via di scampo.

La ventottenne uccisa, Francesca Quaglia, investita ieri da un camion, porta a sei le vittime dei veicoli pesanti – cinque sono donne – a Milano, da novembre a oggi. Vero è che, probabilmente, in questo caso potrebbe trattarsi degli ormai tristemente famosi «angoli morti», cioè quelle zone del camion in cui l’autista non riesce a vedere bene quel che accade intorno. È pur vero che da luglio 2023 è in vigore una direttiva Ue che impone l’installazione di sensori proprio negli angoli morti dei camion. Ed è pur vero che il sindaco Sala ha predisposto l’obbligo di questi sensori per i mezzi pesanti che intendono circolare in città e che vanno dalle 3,5 tonnellate in su. Provvedimento giusto e che servirà come è dimostrato in altri Paesi europei che l’hanno adottato, tra cui la Francia.

Tutto giusto, tutto bene, provvedimenti che si spera siano efficaci e certamente chi attribuisse i morti a Sala farebbe qualcosa di sbagliato. C’è altro da attribuire a Sala e alla sua giunta: aver posto gli obiettivi green sopra ogni altra considerazione concreta, urbanistica, del traffico, della conformazione della città e delle sue strade.

Considerazioni spicciole – ce ne rendiamo conto – soprattutto se poste a confronto con gli obiettivi messianici di salvataggio del pianeta, ma che pure stanno venendo fuori come i nodi dei capelli fanno con il pettine. Ma considerazioni che avrebbero dovuto portare il potere pubblico milanese a usare maggiore cautela invece di esaltare Milano come la città delle biciclette e dei monopattini (ai quali si aspetta ancora che siano fatte osservare alcune norme elementari, come quella di non transitare a velocità elevate sui marciapiedi anche quando sono occupati dai dehors), procedere con maggiore gradualità proprio considerando che tipo di città è Milano. La proibizione, pure parziale, dei monopattini a Parigi qualcosa vorrà dire qualcosa, o no?

Gli obiettivi green sono stati sbandierati, per lo più per ragioni di consenso: tanto che si vocifera che Sala voglia fare un partito verde a livello nazionale (ci mancava solo questo). Lo stesso è accaduto a quelli gender, che avrebbero portato Milano ad essere la città più «avanzata» e al passo dell’ideologia. Al di sopra di tutto e di tutti, anche della realtà. La storia ci insegna che quando la realtà viene considerata poco, prima o poi le ideologie si infrangono contro di essa, i cui scogli sono più resistenti, anche quando tali ideologie sono verdi o multicolore. E così sta avvenendo a Milano.

Ci vorrebbe, e urgentemente, un cambio di mentalità capendo che chi vuol riformare non può farlo contro il senso comune. Che è più forte delle ideologie: e, se non lo segui, in qualche modo ti castiga.

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