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2021-09-13
Chi controlla i vaccini?
Una volta al mese, in occasione della pubblicazione del Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19 redatto dall'Agenzia italiana del farmaco, i giornaloni italiani si trovano alle prese con un elefante nella stanza. Aggirare i dati sulle decine di migliaia di reazioni avverse segnalate a seguito della somministrazione del siero diventa con il tempo un'impresa sempre più ardua. La lettura offre spunti interessanti sia sul piano scientifico sia sul versante giornalistico, ma per il mainstream questo documento non rappresenta una bella pubblicità nei confronti di un vaccino la cui sicurezza è sbandierata da tutte le parti. Specialmente in un momento in cui il ritmo delle immunizzazioni rallenta ormai da settimane e, viceversa, la pressione nei confronti di chi sceglie liberamente (almeno per ora) di non farsi pungere cresce a dismisura.
Nel periodo che va dal 27 dicembre 2020 al 26 agosto 2021, sono pervenute alla Rete nazionale di farmacovigilanza 91.360 segnalazioni, su un totale di 76.509.846 dosi somministrate. Ciò equivale a un tasso di segnalazione pari a 119 ogni 100.000 dosi somministrate. Non tutti i vaccini si comportano allo stesso modo. Parametrando il numero di segnalazioni al numero di dosi per singolo prodotto, il siero più reattogenico risulta il Vaxzevria-Astrazeneca (180 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate), seguito dal Comirnaty-Pfizer (113/100.000 dosi) che da solo rappresenta il 70,8% delle fiale finora somministrate in Italia. Più indietro il dismesso Janssen (85 su 100.000) e, ultimo, Spikevax-Moderna (80 su 100.000).
Quanto alla gravità delle segnalazioni, l'86,1% di esse si riferisce a eventi non gravi, mentre il 13,8% a eventi avversi gravi. Ricordiamo che l'Aifa fa rientrare in quest'ultima categoria gli effetti collaterali in grado di causare decesso, ospedalizzazione, invalidità grave o permanente, pericolo di vita e anomalie congenite e/o difetti alla nascita. L'ultimo report riporta inoltre 555 segnalazioni con esito fatale, pari a 0,73 ogni 100.000 dosi somministrate, di cui il 58,8% non correlabili al vaccino in seguito alla valutazione del nesso di causalità con l'algoritmo dell'Organizzazione mondiale della sanità, il 32,3% indeterminato e 5,3% inclassificabile per mancanza di informazioni sufficienti. Sono 14, invece, i decessi correlabili all'inoculo, pari al 3,5% sul totale delle segnalazioni e a un tasso di 0,2 ogni milione di dosi somministrate.
E fin qui parliamo di numeri nudi e crudi. Oltre la superficie di queste cifre c'è, però, molto di più. Si pensi alla percentuale di eventi gravi sul totale delle segnalazioni, cresciuta dal 6,1% del secondo rapporto al 13,8% riportato nell'ultima edizione. Parallelamente, il tasso di segnalazioni gravi è passato da 44 a 16 ogni 100.000. In altri termini, nel giro di sei mesi la proporzione di danni «pesanti» sul totale è più che raddoppiata. Sono ormai circa 12.600 le segnalazioni gravi, con un 26% di individui che dichiara di essere ancora in attesa di guarigione, dunque più di 3.000 persone. Sfatato il mito della scarsa affidabilità del sistema. Sebbene si assista a un «modesto incremento rispetto ai mesi precedenti» per ciò che concerne le segnalazioni spontanee da parte di privati cittadini (passate dal 6% del primo rapporto al 27% di quello più recente), più di 7 segnalazioni su 10 (il 72,1%) sono state inserite da una figura accreditata (medici, farmacisti o altri operatori sanitari).
Scavando ancora più in profondità, tuttavia, ci si rende conto di avere a che fare con numeri alquanto strambi, segno con tutta probabilità di una sottostima del fenomeno delle reazioni avverse. Come già evidenziato nei giorni scorsi dalla Verità, il tasso di segnalazione è crollato nel tempo, passando da 469 reazioni ogni 100.000 dosi della prima edizione del report, alle 729 della seconda, fino alle 119 reazioni ogni 100.000 dosi dell'ultima edizione del report. Tradotto, più cresce il numero di fiale somministrate, più diminuisce il numero degli effetti collaterali segnalati. Possibile che gli italiani siano diventati più svogliati con il passare del tempo?
Forti differenze si rilevano, poi, a seconda delle categorie di segnalatori prese in considerazione. «A fronte di una esposizione sovrapponibile fra i sessi», si legge nel documento, «il 72% delle segnalazioni riguarda le donne (164 su 100.000 dosi somministrate) e il 27% gli uomini (69 su 100.000 dosi somministrate), indipendentemente dal vaccino e dalla dose somministrati (il sesso non è riportato nell'1% delle segnalazioni)». Secondo l'Aifa questa discrepanza potrebbe essere legata alla «diversa risposta immunitaria nelle donne», la quale «sembra incidere sulla frequenza e sulla gravità delle reazioni avverse alla vaccinazione», ma anche alla maggiore sensibilità delle donne alla segnalazione. Insomma, mancherebbero all'appello numerose reazioni avverse patite dai maschi e mai denunciate.
Cambia anche il tasso di segnalazione in base al numero di dose: molto più alto (153 ogni 100.000 dosi) quello relativo alla prima puntura, rispetto alla seconda (78 ogni 100.000 dosi). Ciò vale per tutte le fasce d'età e per tutti i vaccini, anche le differenze maggiori si osservano per Vaxzevria-Astrazeneca (314 segnalazioni ogni 100.000 dosi per la prima dose, contro le 23 della seconda) e Comirnaty-Pfizer (131 contro 93). Stranamente basso, infine, il tasso di segnalazione tra i vaccinati più giovani. Nella fascia compresa tra i 12 e i 19 anni, infatti, sono state inserite 838 segnalazioni di sospetti eventi avversi, pari a 22 ogni 100.000 dosi somministrate. Ovvero circa sei volte in meno rispetto alla media per tutte le fasce d'età.
Tutte discrepanze difficilmente spiegabili su base scientifica, e che fanno sorgere dubbi sulla reale portata della farmacovigilanza sui vaccini anti-Covid. Eppure, la stessa Agenzia italiana del farmaco ricorda nei suoi report l'importanza del contributo di sanitari e cittadini. «Non trascurare alcun evento insolito o in atteso, riporta nella segnalazione tutte le informazioni utili disponibili», perché «tutte le informazioni contribuiscono a monitorare la sicurezza di questi farmaci». A dispetto di quello che vorrebbero farci credere, chi denuncia un effetto collaterale non è un complottista né tantomeno un pericoloso «no vax», semmai un cittadino che fa un favore alla collettività e alla comunità scientifica.
Dai dolori agli infarti. Il Web racconta i «danni collaterali»
Per contenerli tutti non basterebbero due stadi di San Siro. Mentre scriviamo, gli iscritti al gruppo Facebook «Danni collaterali» sono più di 160.000, ma il loro numero cresce di giorno in giorno. L'omonima chat Telegram, applicazione di messaggistica in forte crescita in questo periodo, ne conta invece più di 30.000. Giovani e anziani, sportivi e professionisti, pensionati e operai si ritrovano in Rete per confrontarsi sulle reazioni avverse sperimentate - direttamente oppure da un familiare o un amico - a seguito della somministrazione del vaccino. Non c'è modo di dimostrare la veridicità delle testimonianze, d'altronde siamo sui social network, il gruppo è aperto e ognuno scrive quello che vuole.
Ma il tono della gran parte dei post lascia trasparire una certa sincerità. Rossana scrive: «25 maggio fatta seconda dose (omettiamo il nome del vaccino, ndr)… 26 giugno finita in rianimazione… infarto miocardico». Nicola a seguito del richiamo lamenta forte stanchezza, dolori muscolari, insonnia. Francesca, invece, parla in nome di un proprio caro che dopo aver completato il ciclo di immunizzazione è rimasto affetto da pericardite e insufficienza renale. Scorrendo i post si trova di tutto: dai problemi mestruali, all'abbassamento dell'udito, ai dolori all'addome, fino alle vertigini e al distacco di retina. Le foto pubblicate sul gruppo ritraggono spesso episodi di rash cutaneo, gonfiori, lividi.
Molti raccontano di porte in faccia ricevute da camici bianchi che negano con impressionante regolarità ogni possibile correlazione con il siero. Luca denuncia: «Il mio medico di base mi ha detto che non mi assisterà più e di cercarmi un altro medico. Mi chiedo ma può fare e dirmi una cosa del genere?». Numerose, infine, le testimonianze di utenti che a seguito di sintomatologia sospetta si sottopongono a una lunga serie di analisi e visite specialistiche. Qualcuno invita a scendere in piazza, altri a denunciare, altri ancora a presentarsi all'hub vaccinale con l'avvocato. Toni polemici sì, violenti mai. Anzi, gli appelli alla calma si moltiplicano. «Questo gruppo sta procedendo molto bene perché non stiamo scrivendo parolacce, sfoghi di rabbia e quant'altro, ma stiamo riportando in modo lucido e costruttivo i nostri effetti avversi», osserva Riccardo, «mi raccomando, continuiamo così, altrimenti anche questo gruppo potrebbe degenerare».
«Mi ero stufato del fatto che chiunque si lamentasse sui media degli effetti collaterali venisse derubricato a “no vax", perciò ho voluto creare un diario di bordo dove ciascuno potesse raccontare la propria storia», racconta alla Verità il giornalista e senatore di Italexit Gianluigi Paragone, che del gruppo è fondatore. Un'iniziativa di successo che ha portato, proprio in questi giorni, alla nascita di un'associazione che vanta tra i propri membri sanitari e avvocati. «Ormai il Parlamento conta zero», chiosa Paragone, «se necessario andremo in piazza, con calma ma con radicalità, per difendere la gente per bene a cui ogni giorno si sottrae un pezzo di libertà».
C'è un altro social network che, inaspettatamente, sta ospitando le testimonianze di vittime di reazioni avverse. TikTok, piattaforma popolarissima tra i giovanissimi, pullula di filmati nei quali gli iscritti descrivono paure, sensazioni e dolori post-vaccino, il tutto a suon di musica. L'hashtag #effetticollaterali ha collezionato finora poco meno di 10 milioni di visualizzazioni. Molti video sono ironici, tanti altri serissimi. «Tutto è iniziato con questo video, era il 15 luglio, dopo aver fatto la seconda dose di vaccino (omettiamo anche in questo caso il nome del prodotto somministrato, ndr) ho iniziato a non sentirmi bene e nella sala d'attesa pubblicai il primo video», racconta Elenoire, «da allora è passato più di un mese tra ospedali e dolore… nel mio caso prendendo cuore e polmoni, bloccandomi a letto».
Ora la sfortunata protagonista di questa vicenda dice di stare meglio, ma lamenta che «in tanti non sono riusciti a capire il perché» di questa condivisione. «Raccontare una realtà dolorosa non è semplice, ma anche questa è una realtà, ci sono persone che hanno avuto dei gravi problemi dopo il vaccino», conclude. «Effetti del vaccino su di me», spiega Cinzia, «mal di testa, dolore al collo, dolore alle ossa e braccio, un po' di nausea, debolezza generale». E poi c'è Katia che «da quando ha fatto il vaccino anti-Covid ha un perenne e fastidioso mal di testa».
Centinaia di persone hanno deciso di condividere le proprie storie in pubblico, e altre decine di migliaia sono interessate ad ascoltarle. Un fatto che non può non far riflettere. Stanca di sentirsi giudicata per il solo fatto di pretendere chiarezza, la gente comune si sta riversando sui social per trovare le risposte alle domande che «virostar» e stampa allineata liquidano sbrigativamente o, peggio, ridicolizzano. Segno che la comunicazione intorno al vaccino, finora, è stata un terribile fallimento.
Continua a leggereRiduci
I rapporti dell'Aifa sulle immunizzazioni contengono parecchie incongruenze che la farmacovigilanza non spiega. I dati sono allarmanti: raddoppiati in un mese i morti con almeno una dose.Nelle chat si legge di medici che si rifiutano di valutare relazioni con il siero: «Pretendiamo chiarezza ma ci chiudono le porte».Lo speciale contiene due articoli.Una volta al mese, in occasione della pubblicazione del Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19 redatto dall'Agenzia italiana del farmaco, i giornaloni italiani si trovano alle prese con un elefante nella stanza. Aggirare i dati sulle decine di migliaia di reazioni avverse segnalate a seguito della somministrazione del siero diventa con il tempo un'impresa sempre più ardua. La lettura offre spunti interessanti sia sul piano scientifico sia sul versante giornalistico, ma per il mainstream questo documento non rappresenta una bella pubblicità nei confronti di un vaccino la cui sicurezza è sbandierata da tutte le parti. Specialmente in un momento in cui il ritmo delle immunizzazioni rallenta ormai da settimane e, viceversa, la pressione nei confronti di chi sceglie liberamente (almeno per ora) di non farsi pungere cresce a dismisura.Nel periodo che va dal 27 dicembre 2020 al 26 agosto 2021, sono pervenute alla Rete nazionale di farmacovigilanza 91.360 segnalazioni, su un totale di 76.509.846 dosi somministrate. Ciò equivale a un tasso di segnalazione pari a 119 ogni 100.000 dosi somministrate. Non tutti i vaccini si comportano allo stesso modo. Parametrando il numero di segnalazioni al numero di dosi per singolo prodotto, il siero più reattogenico risulta il Vaxzevria-Astrazeneca (180 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate), seguito dal Comirnaty-Pfizer (113/100.000 dosi) che da solo rappresenta il 70,8% delle fiale finora somministrate in Italia. Più indietro il dismesso Janssen (85 su 100.000) e, ultimo, Spikevax-Moderna (80 su 100.000). Quanto alla gravità delle segnalazioni, l'86,1% di esse si riferisce a eventi non gravi, mentre il 13,8% a eventi avversi gravi. Ricordiamo che l'Aifa fa rientrare in quest'ultima categoria gli effetti collaterali in grado di causare decesso, ospedalizzazione, invalidità grave o permanente, pericolo di vita e anomalie congenite e/o difetti alla nascita. L'ultimo report riporta inoltre 555 segnalazioni con esito fatale, pari a 0,73 ogni 100.000 dosi somministrate, di cui il 58,8% non correlabili al vaccino in seguito alla valutazione del nesso di causalità con l'algoritmo dell'Organizzazione mondiale della sanità, il 32,3% indeterminato e 5,3% inclassificabile per mancanza di informazioni sufficienti. Sono 14, invece, i decessi correlabili all'inoculo, pari al 3,5% sul totale delle segnalazioni e a un tasso di 0,2 ogni milione di dosi somministrate.E fin qui parliamo di numeri nudi e crudi. Oltre la superficie di queste cifre c'è, però, molto di più. Si pensi alla percentuale di eventi gravi sul totale delle segnalazioni, cresciuta dal 6,1% del secondo rapporto al 13,8% riportato nell'ultima edizione. Parallelamente, il tasso di segnalazioni gravi è passato da 44 a 16 ogni 100.000. In altri termini, nel giro di sei mesi la proporzione di danni «pesanti» sul totale è più che raddoppiata. Sono ormai circa 12.600 le segnalazioni gravi, con un 26% di individui che dichiara di essere ancora in attesa di guarigione, dunque più di 3.000 persone. Sfatato il mito della scarsa affidabilità del sistema. Sebbene si assista a un «modesto incremento rispetto ai mesi precedenti» per ciò che concerne le segnalazioni spontanee da parte di privati cittadini (passate dal 6% del primo rapporto al 27% di quello più recente), più di 7 segnalazioni su 10 (il 72,1%) sono state inserite da una figura accreditata (medici, farmacisti o altri operatori sanitari). Scavando ancora più in profondità, tuttavia, ci si rende conto di avere a che fare con numeri alquanto strambi, segno con tutta probabilità di una sottostima del fenomeno delle reazioni avverse. Come già evidenziato nei giorni scorsi dalla Verità, il tasso di segnalazione è crollato nel tempo, passando da 469 reazioni ogni 100.000 dosi della prima edizione del report, alle 729 della seconda, fino alle 119 reazioni ogni 100.000 dosi dell'ultima edizione del report. Tradotto, più cresce il numero di fiale somministrate, più diminuisce il numero degli effetti collaterali segnalati. Possibile che gli italiani siano diventati più svogliati con il passare del tempo?Forti differenze si rilevano, poi, a seconda delle categorie di segnalatori prese in considerazione. «A fronte di una esposizione sovrapponibile fra i sessi», si legge nel documento, «il 72% delle segnalazioni riguarda le donne (164 su 100.000 dosi somministrate) e il 27% gli uomini (69 su 100.000 dosi somministrate), indipendentemente dal vaccino e dalla dose somministrati (il sesso non è riportato nell'1% delle segnalazioni)». Secondo l'Aifa questa discrepanza potrebbe essere legata alla «diversa risposta immunitaria nelle donne», la quale «sembra incidere sulla frequenza e sulla gravità delle reazioni avverse alla vaccinazione», ma anche alla maggiore sensibilità delle donne alla segnalazione. Insomma, mancherebbero all'appello numerose reazioni avverse patite dai maschi e mai denunciate.Cambia anche il tasso di segnalazione in base al numero di dose: molto più alto (153 ogni 100.000 dosi) quello relativo alla prima puntura, rispetto alla seconda (78 ogni 100.000 dosi). Ciò vale per tutte le fasce d'età e per tutti i vaccini, anche le differenze maggiori si osservano per Vaxzevria-Astrazeneca (314 segnalazioni ogni 100.000 dosi per la prima dose, contro le 23 della seconda) e Comirnaty-Pfizer (131 contro 93). Stranamente basso, infine, il tasso di segnalazione tra i vaccinati più giovani. Nella fascia compresa tra i 12 e i 19 anni, infatti, sono state inserite 838 segnalazioni di sospetti eventi avversi, pari a 22 ogni 100.000 dosi somministrate. Ovvero circa sei volte in meno rispetto alla media per tutte le fasce d'età. Tutte discrepanze difficilmente spiegabili su base scientifica, e che fanno sorgere dubbi sulla reale portata della farmacovigilanza sui vaccini anti-Covid. Eppure, la stessa Agenzia italiana del farmaco ricorda nei suoi report l'importanza del contributo di sanitari e cittadini. «Non trascurare alcun evento insolito o in atteso, riporta nella segnalazione tutte le informazioni utili disponibili», perché «tutte le informazioni contribuiscono a monitorare la sicurezza di questi farmaci». A dispetto di quello che vorrebbero farci credere, chi denuncia un effetto collaterale non è un complottista né tantomeno un pericoloso «no vax», semmai un cittadino che fa un favore alla collettività e alla comunità scientifica.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/chi-controlla-vaccini-2655005440.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dai-dolori-agli-infarti-il-web-racconta-i-danni-collaterali" data-post-id="2655005440" data-published-at="1631503708" data-use-pagination="False"> Dai dolori agli infarti. Il Web racconta i «danni collaterali» Per contenerli tutti non basterebbero due stadi di San Siro. Mentre scriviamo, gli iscritti al gruppo Facebook «Danni collaterali» sono più di 160.000, ma il loro numero cresce di giorno in giorno. L'omonima chat Telegram, applicazione di messaggistica in forte crescita in questo periodo, ne conta invece più di 30.000. Giovani e anziani, sportivi e professionisti, pensionati e operai si ritrovano in Rete per confrontarsi sulle reazioni avverse sperimentate - direttamente oppure da un familiare o un amico - a seguito della somministrazione del vaccino. Non c'è modo di dimostrare la veridicità delle testimonianze, d'altronde siamo sui social network, il gruppo è aperto e ognuno scrive quello che vuole. Ma il tono della gran parte dei post lascia trasparire una certa sincerità. Rossana scrive: «25 maggio fatta seconda dose (omettiamo il nome del vaccino, ndr)… 26 giugno finita in rianimazione… infarto miocardico». Nicola a seguito del richiamo lamenta forte stanchezza, dolori muscolari, insonnia. Francesca, invece, parla in nome di un proprio caro che dopo aver completato il ciclo di immunizzazione è rimasto affetto da pericardite e insufficienza renale. Scorrendo i post si trova di tutto: dai problemi mestruali, all'abbassamento dell'udito, ai dolori all'addome, fino alle vertigini e al distacco di retina. Le foto pubblicate sul gruppo ritraggono spesso episodi di rash cutaneo, gonfiori, lividi. Molti raccontano di porte in faccia ricevute da camici bianchi che negano con impressionante regolarità ogni possibile correlazione con il siero. Luca denuncia: «Il mio medico di base mi ha detto che non mi assisterà più e di cercarmi un altro medico. Mi chiedo ma può fare e dirmi una cosa del genere?». Numerose, infine, le testimonianze di utenti che a seguito di sintomatologia sospetta si sottopongono a una lunga serie di analisi e visite specialistiche. Qualcuno invita a scendere in piazza, altri a denunciare, altri ancora a presentarsi all'hub vaccinale con l'avvocato. Toni polemici sì, violenti mai. Anzi, gli appelli alla calma si moltiplicano. «Questo gruppo sta procedendo molto bene perché non stiamo scrivendo parolacce, sfoghi di rabbia e quant'altro, ma stiamo riportando in modo lucido e costruttivo i nostri effetti avversi», osserva Riccardo, «mi raccomando, continuiamo così, altrimenti anche questo gruppo potrebbe degenerare». «Mi ero stufato del fatto che chiunque si lamentasse sui media degli effetti collaterali venisse derubricato a “no vax", perciò ho voluto creare un diario di bordo dove ciascuno potesse raccontare la propria storia», racconta alla Verità il giornalista e senatore di Italexit Gianluigi Paragone, che del gruppo è fondatore. Un'iniziativa di successo che ha portato, proprio in questi giorni, alla nascita di un'associazione che vanta tra i propri membri sanitari e avvocati. «Ormai il Parlamento conta zero», chiosa Paragone, «se necessario andremo in piazza, con calma ma con radicalità, per difendere la gente per bene a cui ogni giorno si sottrae un pezzo di libertà». C'è un altro social network che, inaspettatamente, sta ospitando le testimonianze di vittime di reazioni avverse. TikTok, piattaforma popolarissima tra i giovanissimi, pullula di filmati nei quali gli iscritti descrivono paure, sensazioni e dolori post-vaccino, il tutto a suon di musica. L'hashtag #effetticollaterali ha collezionato finora poco meno di 10 milioni di visualizzazioni. Molti video sono ironici, tanti altri serissimi. «Tutto è iniziato con questo video, era il 15 luglio, dopo aver fatto la seconda dose di vaccino (omettiamo anche in questo caso il nome del prodotto somministrato, ndr) ho iniziato a non sentirmi bene e nella sala d'attesa pubblicai il primo video», racconta Elenoire, «da allora è passato più di un mese tra ospedali e dolore… nel mio caso prendendo cuore e polmoni, bloccandomi a letto». Ora la sfortunata protagonista di questa vicenda dice di stare meglio, ma lamenta che «in tanti non sono riusciti a capire il perché» di questa condivisione. «Raccontare una realtà dolorosa non è semplice, ma anche questa è una realtà, ci sono persone che hanno avuto dei gravi problemi dopo il vaccino», conclude. «Effetti del vaccino su di me», spiega Cinzia, «mal di testa, dolore al collo, dolore alle ossa e braccio, un po' di nausea, debolezza generale». E poi c'è Katia che «da quando ha fatto il vaccino anti-Covid ha un perenne e fastidioso mal di testa». Centinaia di persone hanno deciso di condividere le proprie storie in pubblico, e altre decine di migliaia sono interessate ad ascoltarle. Un fatto che non può non far riflettere. Stanca di sentirsi giudicata per il solo fatto di pretendere chiarezza, la gente comune si sta riversando sui social per trovare le risposte alle domande che «virostar» e stampa allineata liquidano sbrigativamente o, peggio, ridicolizzano. Segno che la comunicazione intorno al vaccino, finora, è stata un terribile fallimento.
L'Aston Villa festeggia l'Europa League dopo aver vinto la finale contro il Friburgo (Ansa)
Quando in panchina siede (per modo di dire, visto che si è fatto tutta la partita in piedi) un allenatore che ha un rapporto privilegiato con una competizione come l’Europa League e un curriculum di altissimo livello, il risultato non può che essere uno solo: riportare l’Aston Villa sul tetto d’Europa dopo 44 anni. Allora, era il 1992, un altro calcio, un altro mondo, un altro tutto e la squadra di Birmingham sollevava al cielo di Rotterdam la Coppa dei Campioni battendo in finale il Bayern Monaco. Oggi, il trofeo non è la coppa dalle grandi orecchie, ma la pur sempre prestigiosa Uefa Europa League. Un titolo a cui Unai Emery è particolarmente affezionato e che nella sua personalissima bacheca ci è finito cinque volte. Dopo la tripletta consecutiva alla guida del Siviglia (2014, 2015, 2016) e il successo con il Villarreal nel 2021, l’allenatore spagnolo è riuscito a fare cinquina con l’Aston Villa. Parliamo di un tecnico che ha preso l’Aston Villa nell’ottobre del 2022 nei bassifondi della Premier League e l’ha portato a fine stagione alla qualificazione in Conference League, per poi centrare in quella successiva lo storico ritorno, dopo 41 anni, dei Villans in Champions.
La finale di Istanbul ha chiaramente espresso sul campo una differenza netta non solo tra le due squadre, ma anche tra il sempre più ricco e competitivo campionato inglese e quello tedesco, che eccezion fatta per lo strapotere del Bayern Monaco e qualche exploit di Borussia Dortmund, Eintracht Francoforte e Leverkusen, non è ancora all’altezza della situazione. È vero, probabilmente il Friburgo ha pagato a caro prezzo la poca, se non nulla, esperienza a questi livelli; mentre la squadra di Birmingham è già da qualche stagione che bazzica i palcoscenici più importanti d’Europa e ha tra le fila giocatori con un certo pedigree internazionale, a cominciare dal portiere Emiliano Martinez, campione del mondo con l’Argentina. Per non parlare poi della profondità di rosa, visto che Emery può permettersi il lusso di lasciare in panchina giocatori che sono transitati dalla Serie A o cercati dai nostri club, come l’ex juventino Douglas Luiz, l’ex Roma e Milan Tammy Abraham, Leon Bailey, che dopo una prima parte di stagione anonima in giallorosso ha deciso di tornare a Birmingham, o quel Jadon Sancho più volte cercato da Juventus e Roma e stasera campione d’Europa guardando l’intero match dalla panchina.
Il 3-0 racconta dunque un divario troppo netto tra la quarta in classifica della Premier e la settima della Bundesliga. L’approccio della squadra tedesca, almeno nei primi minuti, non era stato neppure timido. Il Friburgo aveva provato a partire con coraggio, cercando subito Matanovic e tentando di tenere il baricentro abbastanza alto. Ma è bastato poco per capire che il piano partita dell’Aston Villa fosse di tutt'altro tenore. Ogni recupero palla degli inglesi dava la sensazione di poter trasformarsi in una potenziale occasione da gol, soprattutto grazie alla qualità di Tielemans e alla capacità di Rogers di muoversi tra le linee. Proprio Rogers è stato uno dei grandi protagonisti della serata di Istanbul. Già nei primi minuti aveva impegnato Atubolu con un destro ben calibrato e per tutto il primo tempo è stato il giocatore che più ha creato problemi alla difesa tedesca. Il Friburgo, invece, ha vissuto soprattutto di iniziative isolate e dei tentativi di Vincenzo Grifo, italiano e capitano della squadra tedesca, di accendersi tra le linee. Spesso costretto ad abbassarsi per ricevere palloni giocabili, ha provato a dare ordine e fantasia a una squadra che però faticava tremendamente ad arrivare nell’ultimo terzo di campo con lucidità. La partita si è definitivamente indirizzata poco prima dell’intervallo. A rompere l’equilibrio è stato Tielemans, probabilmente il migliore in campo insieme a Rogers e Buendia. Il belga ha trovato il vantaggio con una conclusione al volo di grande qualità sugli sviluppi di un corner, premiando il momento migliore dei Villans. Da lì in avanti il Friburgo si è completamente disunito, accusando il colpo anche dal punto di vista mentale. Il 2-0 arrivato nei minuti di recupero del primo tempo, con il sinistro a giro di Buendia sotto l’incrocio, ha di fatto tolto ogni margine di rimonta alla squadra di Schuster. Nel secondo tempo l’Aston Villa ha fatto esattamente quello che serviva fare in una finale: controllo dei ritmi, gestione del possesso e ripartenze continue negli spazi lasciati dal Friburgo. Emery dalla panchina ha continuato a guidare ogni movimento dei suoi, chiedendo attenzione anche sul doppio vantaggio. Il terzo gol, firmato da Rogers dopo una bellissima azione sviluppata sulla destra, è stato la fotografia della differenza tecnica e atletica vista in campo per tutta la serata.
Da quel momento in poi, il Besiktas Park si è trasformato in una festa inglese. I tifosi del Villa hanno accompagnato gli ultimi minuti tra cori e bandiere, mentre il Friburgo ha lentamente accettato un risultato che non è mai sembrato realmente in discussione dopo l’intervallo. In tribuna, ad assistere al trionfo dei Villans, c’era anche il principe William, tifoso dichiarato dell’Aston Villa. Emery ha così potuto gestire le energie nel finale, inserendo giocatori di qualità ed esperienza come Douglas Luiz e Tyrone Mings a partita ormai chiusa. Per l’Aston Villa questo successo rappresenta molto più di una semplice vittoria europea. È la conferma definitiva del salto di dimensione compiuto dal club negli ultimi anni sotto la guida di Emery. Una squadra che fino a poco tempo fa lottava nelle zone basse della Premier oggi torna a vincere in Europa e lo fa mostrando solidità, qualità e una mentalità ormai da grande squadra. Per il Friburgo resta invece una finale storica raggiunta con merito, ma anche la sensazione di aver incontrato un avversario semplicemente superiore sotto ogni aspetto.
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Un'articolata e complessa indagine ha permesso di assicurare alla giustizia i presunti responsabili della violenta rapina in abitazione consumata la notte tra l'11 e il 12 marzo 2025 ai danni di due coniugi a Malo (VI). Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza, Matteo Mantovani, su richiesta del Sostituto Procuratore. Hans Roderich Blattner che ha coordinato le indagini, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro individui. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di concorso in rapina pluriaggravata e furto. L'operazione è scattata alle prime ore di oggi tra Torrebelvicino (VI), Pontedera (PI) e Pisa. Ha visto l'impiego di oltre 100 Carabinieri dei Comandi Provinciali di Vicenza e Pisa, supportati da due squadre delle Aliquote di Primo Intervento (Api), dalle Squadre Operative di Supporto (Sos) e da unità cinofile.
L'incubo per la coppia di coniugi ha avuto inizio intorno alle 23:40, quando un commando composto da quattro uomini, vestiti di nero e con il volto coperto da passamontagna ha fatto irruzione nella villa, cogliendo di sorpresa il proprietario mentre faceva uscire il cane in giardino. Le vittime sono state brutalmente immobilizzate e legate ai polsi e alle caviglie con fili del telefono e lacci di scarpe. Il marito è stato inoltre torturato con getti d’acqua gelata. Sotto la costante minaccia di un bisturi puntato al volto della donna, i rapinatori hanno costretto i coniugi a consegnare le chiavi delle casseforti, razziando un bottino stimato in non meno di 50.000 euro. Tra i beni sottratti figurano orologi di lusso ( Piaget, Baume & Mercier e Longines), gioielli e pietre preziose risalenti agli anni '60. Le indagini, condotte in perfetta sinergia dal Nucleo Investigativo di Vicenza e dalla Compagnia di Schio, hanno svelato un piano criminale meticolosamente architettato. Il commando, partito dalla provincia di Pisa, si è mosso a bordo di un'autovettura DR5 noleggiata in aeroporto. Per il noleggio sono state utilizzate patenti e documenti serbi contraffatti, intestati all'identità fittizia di un inesistente Elia Simic, sui quali era stata applicata la foto di un soggetto all'epoca latitante. Per eludere i controlli, il gruppo ha comunicato esclusivamente tramite schede telefoniche "dedicate", intestate a prestanome stranieri. Una volta giunti nel Vicentino, i criminali hanno asportato le targhe da un'auto in sosta a Schio per applicarle tramite fascette da elettricista al veicolo a noleggio, muovendosi così verso l'obiettivo. L'incrocio tra i dati dei sistemi di videosorveglianza stradale, i tracciati Gps satellitari della vettura e l'analisi tempestiva delle celle telefoniche ha permesso agli inquirenti di ricostruire l'esatto percorso dei malviventi. La svolta scientifica è arrivata grazie al Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma, che attraverso complessi riscontri tecnici è riuscito a esaltare e identificare le impronte digitali lasciate da due dei trasfertisti toscani sulla scena del crimine. L’attività investigativa ha così svelato anche il ruolo chiave di un quarto complice, un uomo residente a Torrebelvicino (VI).
L'indagato ha funto da basista sul territorio, fornendo supporto logistico e un rifugio sicuro alla banda prima e dopo il colpo, mettendosi anche alla guida dell'auto nell'area scledense. Considerata la scaltrezza, la gravità dei fatti, l'uso di armi e il concreto e attualissimo pericolo di reiterazione dei reati – essendo tutti gli indagati gravati da plurimi precedenti e privi di stabile attività lavorativa – il Gip ha ritenuto inidonea qualsiasi misura alternativa, ordinando la custodia in carcere. Nel corso delle indagini sulla rapina di Malo, i Carabinieri hanno scoperto un inquietante retroscena. Due degli indagati, insieme ad altri due complici toscani, la sera del 18 marzo 2025 si erano introdotti in una villa a Verona, violando i sigilli giudiziari. Si tratta dell'abitazione in cui, appena tre giorni prima, erano stati rinvenuti i cadaveri mummificati di due coniugi, motivo per cui l’intera proprietà era sotto sequestro. Quella sera, l'allarme lanciato da alcuni cittadini aveva provocato il pronto intervento delle Forze dell'Ordine, costringendo i malfattori a fuggire a piedi e ad abbandonare sul posto sia gli attrezzi da scasso sia l'auto (di proprietà del padre di uno degli indagati, che per precostituirsi un alibi ne aveva denunciato il furto al 112 quella sera stessa). Anche in quell'occasione, dopo essersi nascosti in zona, i fuggitivi avevano contattato il basista di Torrebelvicino. Quest'ultimo era partito nella notte alla volta di Verona per recuperarli e ospitarli a casa sua, in attesa che un'auto «di staffetta» arrivasse dalla Toscana per riportarli a Pisa.
Sebbene nella villa di Verona siano stati trovati chiari segni di rovistamento rispetto al sopralluogo giudiziario di pochi giorni prima, ad oggi non è stato possibile stabilire se siano stati effettivamente rubati dei preziosi: i due coniugi deceduti vivevano infatti in estremo isolamento sociale e non avevano parenti prossimi in grado di fornire un inventario dei beni. «Si rappresenta che la misura è stata adottata di iniziativa da parte del Comando procedente e che per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna o forme analoghe»
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