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2021-09-13
Chi controlla i vaccini?
Una volta al mese, in occasione della pubblicazione del Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19 redatto dall'Agenzia italiana del farmaco, i giornaloni italiani si trovano alle prese con un elefante nella stanza. Aggirare i dati sulle decine di migliaia di reazioni avverse segnalate a seguito della somministrazione del siero diventa con il tempo un'impresa sempre più ardua. La lettura offre spunti interessanti sia sul piano scientifico sia sul versante giornalistico, ma per il mainstream questo documento non rappresenta una bella pubblicità nei confronti di un vaccino la cui sicurezza è sbandierata da tutte le parti. Specialmente in un momento in cui il ritmo delle immunizzazioni rallenta ormai da settimane e, viceversa, la pressione nei confronti di chi sceglie liberamente (almeno per ora) di non farsi pungere cresce a dismisura.
Nel periodo che va dal 27 dicembre 2020 al 26 agosto 2021, sono pervenute alla Rete nazionale di farmacovigilanza 91.360 segnalazioni, su un totale di 76.509.846 dosi somministrate. Ciò equivale a un tasso di segnalazione pari a 119 ogni 100.000 dosi somministrate. Non tutti i vaccini si comportano allo stesso modo. Parametrando il numero di segnalazioni al numero di dosi per singolo prodotto, il siero più reattogenico risulta il Vaxzevria-Astrazeneca (180 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate), seguito dal Comirnaty-Pfizer (113/100.000 dosi) che da solo rappresenta il 70,8% delle fiale finora somministrate in Italia. Più indietro il dismesso Janssen (85 su 100.000) e, ultimo, Spikevax-Moderna (80 su 100.000).
Quanto alla gravità delle segnalazioni, l'86,1% di esse si riferisce a eventi non gravi, mentre il 13,8% a eventi avversi gravi. Ricordiamo che l'Aifa fa rientrare in quest'ultima categoria gli effetti collaterali in grado di causare decesso, ospedalizzazione, invalidità grave o permanente, pericolo di vita e anomalie congenite e/o difetti alla nascita. L'ultimo report riporta inoltre 555 segnalazioni con esito fatale, pari a 0,73 ogni 100.000 dosi somministrate, di cui il 58,8% non correlabili al vaccino in seguito alla valutazione del nesso di causalità con l'algoritmo dell'Organizzazione mondiale della sanità, il 32,3% indeterminato e 5,3% inclassificabile per mancanza di informazioni sufficienti. Sono 14, invece, i decessi correlabili all'inoculo, pari al 3,5% sul totale delle segnalazioni e a un tasso di 0,2 ogni milione di dosi somministrate.
E fin qui parliamo di numeri nudi e crudi. Oltre la superficie di queste cifre c'è, però, molto di più. Si pensi alla percentuale di eventi gravi sul totale delle segnalazioni, cresciuta dal 6,1% del secondo rapporto al 13,8% riportato nell'ultima edizione. Parallelamente, il tasso di segnalazioni gravi è passato da 44 a 16 ogni 100.000. In altri termini, nel giro di sei mesi la proporzione di danni «pesanti» sul totale è più che raddoppiata. Sono ormai circa 12.600 le segnalazioni gravi, con un 26% di individui che dichiara di essere ancora in attesa di guarigione, dunque più di 3.000 persone. Sfatato il mito della scarsa affidabilità del sistema. Sebbene si assista a un «modesto incremento rispetto ai mesi precedenti» per ciò che concerne le segnalazioni spontanee da parte di privati cittadini (passate dal 6% del primo rapporto al 27% di quello più recente), più di 7 segnalazioni su 10 (il 72,1%) sono state inserite da una figura accreditata (medici, farmacisti o altri operatori sanitari).
Scavando ancora più in profondità, tuttavia, ci si rende conto di avere a che fare con numeri alquanto strambi, segno con tutta probabilità di una sottostima del fenomeno delle reazioni avverse. Come già evidenziato nei giorni scorsi dalla Verità, il tasso di segnalazione è crollato nel tempo, passando da 469 reazioni ogni 100.000 dosi della prima edizione del report, alle 729 della seconda, fino alle 119 reazioni ogni 100.000 dosi dell'ultima edizione del report. Tradotto, più cresce il numero di fiale somministrate, più diminuisce il numero degli effetti collaterali segnalati. Possibile che gli italiani siano diventati più svogliati con il passare del tempo?
Forti differenze si rilevano, poi, a seconda delle categorie di segnalatori prese in considerazione. «A fronte di una esposizione sovrapponibile fra i sessi», si legge nel documento, «il 72% delle segnalazioni riguarda le donne (164 su 100.000 dosi somministrate) e il 27% gli uomini (69 su 100.000 dosi somministrate), indipendentemente dal vaccino e dalla dose somministrati (il sesso non è riportato nell'1% delle segnalazioni)». Secondo l'Aifa questa discrepanza potrebbe essere legata alla «diversa risposta immunitaria nelle donne», la quale «sembra incidere sulla frequenza e sulla gravità delle reazioni avverse alla vaccinazione», ma anche alla maggiore sensibilità delle donne alla segnalazione. Insomma, mancherebbero all'appello numerose reazioni avverse patite dai maschi e mai denunciate.
Cambia anche il tasso di segnalazione in base al numero di dose: molto più alto (153 ogni 100.000 dosi) quello relativo alla prima puntura, rispetto alla seconda (78 ogni 100.000 dosi). Ciò vale per tutte le fasce d'età e per tutti i vaccini, anche le differenze maggiori si osservano per Vaxzevria-Astrazeneca (314 segnalazioni ogni 100.000 dosi per la prima dose, contro le 23 della seconda) e Comirnaty-Pfizer (131 contro 93). Stranamente basso, infine, il tasso di segnalazione tra i vaccinati più giovani. Nella fascia compresa tra i 12 e i 19 anni, infatti, sono state inserite 838 segnalazioni di sospetti eventi avversi, pari a 22 ogni 100.000 dosi somministrate. Ovvero circa sei volte in meno rispetto alla media per tutte le fasce d'età.
Tutte discrepanze difficilmente spiegabili su base scientifica, e che fanno sorgere dubbi sulla reale portata della farmacovigilanza sui vaccini anti-Covid. Eppure, la stessa Agenzia italiana del farmaco ricorda nei suoi report l'importanza del contributo di sanitari e cittadini. «Non trascurare alcun evento insolito o in atteso, riporta nella segnalazione tutte le informazioni utili disponibili», perché «tutte le informazioni contribuiscono a monitorare la sicurezza di questi farmaci». A dispetto di quello che vorrebbero farci credere, chi denuncia un effetto collaterale non è un complottista né tantomeno un pericoloso «no vax», semmai un cittadino che fa un favore alla collettività e alla comunità scientifica.
Dai dolori agli infarti. Il Web racconta i «danni collaterali»
Per contenerli tutti non basterebbero due stadi di San Siro. Mentre scriviamo, gli iscritti al gruppo Facebook «Danni collaterali» sono più di 160.000, ma il loro numero cresce di giorno in giorno. L'omonima chat Telegram, applicazione di messaggistica in forte crescita in questo periodo, ne conta invece più di 30.000. Giovani e anziani, sportivi e professionisti, pensionati e operai si ritrovano in Rete per confrontarsi sulle reazioni avverse sperimentate - direttamente oppure da un familiare o un amico - a seguito della somministrazione del vaccino. Non c'è modo di dimostrare la veridicità delle testimonianze, d'altronde siamo sui social network, il gruppo è aperto e ognuno scrive quello che vuole.
Ma il tono della gran parte dei post lascia trasparire una certa sincerità. Rossana scrive: «25 maggio fatta seconda dose (omettiamo il nome del vaccino, ndr)… 26 giugno finita in rianimazione… infarto miocardico». Nicola a seguito del richiamo lamenta forte stanchezza, dolori muscolari, insonnia. Francesca, invece, parla in nome di un proprio caro che dopo aver completato il ciclo di immunizzazione è rimasto affetto da pericardite e insufficienza renale. Scorrendo i post si trova di tutto: dai problemi mestruali, all'abbassamento dell'udito, ai dolori all'addome, fino alle vertigini e al distacco di retina. Le foto pubblicate sul gruppo ritraggono spesso episodi di rash cutaneo, gonfiori, lividi.
Molti raccontano di porte in faccia ricevute da camici bianchi che negano con impressionante regolarità ogni possibile correlazione con il siero. Luca denuncia: «Il mio medico di base mi ha detto che non mi assisterà più e di cercarmi un altro medico. Mi chiedo ma può fare e dirmi una cosa del genere?». Numerose, infine, le testimonianze di utenti che a seguito di sintomatologia sospetta si sottopongono a una lunga serie di analisi e visite specialistiche. Qualcuno invita a scendere in piazza, altri a denunciare, altri ancora a presentarsi all'hub vaccinale con l'avvocato. Toni polemici sì, violenti mai. Anzi, gli appelli alla calma si moltiplicano. «Questo gruppo sta procedendo molto bene perché non stiamo scrivendo parolacce, sfoghi di rabbia e quant'altro, ma stiamo riportando in modo lucido e costruttivo i nostri effetti avversi», osserva Riccardo, «mi raccomando, continuiamo così, altrimenti anche questo gruppo potrebbe degenerare».
«Mi ero stufato del fatto che chiunque si lamentasse sui media degli effetti collaterali venisse derubricato a “no vax", perciò ho voluto creare un diario di bordo dove ciascuno potesse raccontare la propria storia», racconta alla Verità il giornalista e senatore di Italexit Gianluigi Paragone, che del gruppo è fondatore. Un'iniziativa di successo che ha portato, proprio in questi giorni, alla nascita di un'associazione che vanta tra i propri membri sanitari e avvocati. «Ormai il Parlamento conta zero», chiosa Paragone, «se necessario andremo in piazza, con calma ma con radicalità, per difendere la gente per bene a cui ogni giorno si sottrae un pezzo di libertà».
C'è un altro social network che, inaspettatamente, sta ospitando le testimonianze di vittime di reazioni avverse. TikTok, piattaforma popolarissima tra i giovanissimi, pullula di filmati nei quali gli iscritti descrivono paure, sensazioni e dolori post-vaccino, il tutto a suon di musica. L'hashtag #effetticollaterali ha collezionato finora poco meno di 10 milioni di visualizzazioni. Molti video sono ironici, tanti altri serissimi. «Tutto è iniziato con questo video, era il 15 luglio, dopo aver fatto la seconda dose di vaccino (omettiamo anche in questo caso il nome del prodotto somministrato, ndr) ho iniziato a non sentirmi bene e nella sala d'attesa pubblicai il primo video», racconta Elenoire, «da allora è passato più di un mese tra ospedali e dolore… nel mio caso prendendo cuore e polmoni, bloccandomi a letto».
Ora la sfortunata protagonista di questa vicenda dice di stare meglio, ma lamenta che «in tanti non sono riusciti a capire il perché» di questa condivisione. «Raccontare una realtà dolorosa non è semplice, ma anche questa è una realtà, ci sono persone che hanno avuto dei gravi problemi dopo il vaccino», conclude. «Effetti del vaccino su di me», spiega Cinzia, «mal di testa, dolore al collo, dolore alle ossa e braccio, un po' di nausea, debolezza generale». E poi c'è Katia che «da quando ha fatto il vaccino anti-Covid ha un perenne e fastidioso mal di testa».
Centinaia di persone hanno deciso di condividere le proprie storie in pubblico, e altre decine di migliaia sono interessate ad ascoltarle. Un fatto che non può non far riflettere. Stanca di sentirsi giudicata per il solo fatto di pretendere chiarezza, la gente comune si sta riversando sui social per trovare le risposte alle domande che «virostar» e stampa allineata liquidano sbrigativamente o, peggio, ridicolizzano. Segno che la comunicazione intorno al vaccino, finora, è stata un terribile fallimento.
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I rapporti dell'Aifa sulle immunizzazioni contengono parecchie incongruenze che la farmacovigilanza non spiega. I dati sono allarmanti: raddoppiati in un mese i morti con almeno una dose.Nelle chat si legge di medici che si rifiutano di valutare relazioni con il siero: «Pretendiamo chiarezza ma ci chiudono le porte».Lo speciale contiene due articoli.Una volta al mese, in occasione della pubblicazione del Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19 redatto dall'Agenzia italiana del farmaco, i giornaloni italiani si trovano alle prese con un elefante nella stanza. Aggirare i dati sulle decine di migliaia di reazioni avverse segnalate a seguito della somministrazione del siero diventa con il tempo un'impresa sempre più ardua. La lettura offre spunti interessanti sia sul piano scientifico sia sul versante giornalistico, ma per il mainstream questo documento non rappresenta una bella pubblicità nei confronti di un vaccino la cui sicurezza è sbandierata da tutte le parti. Specialmente in un momento in cui il ritmo delle immunizzazioni rallenta ormai da settimane e, viceversa, la pressione nei confronti di chi sceglie liberamente (almeno per ora) di non farsi pungere cresce a dismisura.Nel periodo che va dal 27 dicembre 2020 al 26 agosto 2021, sono pervenute alla Rete nazionale di farmacovigilanza 91.360 segnalazioni, su un totale di 76.509.846 dosi somministrate. Ciò equivale a un tasso di segnalazione pari a 119 ogni 100.000 dosi somministrate. Non tutti i vaccini si comportano allo stesso modo. Parametrando il numero di segnalazioni al numero di dosi per singolo prodotto, il siero più reattogenico risulta il Vaxzevria-Astrazeneca (180 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate), seguito dal Comirnaty-Pfizer (113/100.000 dosi) che da solo rappresenta il 70,8% delle fiale finora somministrate in Italia. Più indietro il dismesso Janssen (85 su 100.000) e, ultimo, Spikevax-Moderna (80 su 100.000). Quanto alla gravità delle segnalazioni, l'86,1% di esse si riferisce a eventi non gravi, mentre il 13,8% a eventi avversi gravi. Ricordiamo che l'Aifa fa rientrare in quest'ultima categoria gli effetti collaterali in grado di causare decesso, ospedalizzazione, invalidità grave o permanente, pericolo di vita e anomalie congenite e/o difetti alla nascita. L'ultimo report riporta inoltre 555 segnalazioni con esito fatale, pari a 0,73 ogni 100.000 dosi somministrate, di cui il 58,8% non correlabili al vaccino in seguito alla valutazione del nesso di causalità con l'algoritmo dell'Organizzazione mondiale della sanità, il 32,3% indeterminato e 5,3% inclassificabile per mancanza di informazioni sufficienti. Sono 14, invece, i decessi correlabili all'inoculo, pari al 3,5% sul totale delle segnalazioni e a un tasso di 0,2 ogni milione di dosi somministrate.E fin qui parliamo di numeri nudi e crudi. Oltre la superficie di queste cifre c'è, però, molto di più. Si pensi alla percentuale di eventi gravi sul totale delle segnalazioni, cresciuta dal 6,1% del secondo rapporto al 13,8% riportato nell'ultima edizione. Parallelamente, il tasso di segnalazioni gravi è passato da 44 a 16 ogni 100.000. In altri termini, nel giro di sei mesi la proporzione di danni «pesanti» sul totale è più che raddoppiata. Sono ormai circa 12.600 le segnalazioni gravi, con un 26% di individui che dichiara di essere ancora in attesa di guarigione, dunque più di 3.000 persone. Sfatato il mito della scarsa affidabilità del sistema. Sebbene si assista a un «modesto incremento rispetto ai mesi precedenti» per ciò che concerne le segnalazioni spontanee da parte di privati cittadini (passate dal 6% del primo rapporto al 27% di quello più recente), più di 7 segnalazioni su 10 (il 72,1%) sono state inserite da una figura accreditata (medici, farmacisti o altri operatori sanitari). Scavando ancora più in profondità, tuttavia, ci si rende conto di avere a che fare con numeri alquanto strambi, segno con tutta probabilità di una sottostima del fenomeno delle reazioni avverse. Come già evidenziato nei giorni scorsi dalla Verità, il tasso di segnalazione è crollato nel tempo, passando da 469 reazioni ogni 100.000 dosi della prima edizione del report, alle 729 della seconda, fino alle 119 reazioni ogni 100.000 dosi dell'ultima edizione del report. Tradotto, più cresce il numero di fiale somministrate, più diminuisce il numero degli effetti collaterali segnalati. Possibile che gli italiani siano diventati più svogliati con il passare del tempo?Forti differenze si rilevano, poi, a seconda delle categorie di segnalatori prese in considerazione. «A fronte di una esposizione sovrapponibile fra i sessi», si legge nel documento, «il 72% delle segnalazioni riguarda le donne (164 su 100.000 dosi somministrate) e il 27% gli uomini (69 su 100.000 dosi somministrate), indipendentemente dal vaccino e dalla dose somministrati (il sesso non è riportato nell'1% delle segnalazioni)». Secondo l'Aifa questa discrepanza potrebbe essere legata alla «diversa risposta immunitaria nelle donne», la quale «sembra incidere sulla frequenza e sulla gravità delle reazioni avverse alla vaccinazione», ma anche alla maggiore sensibilità delle donne alla segnalazione. Insomma, mancherebbero all'appello numerose reazioni avverse patite dai maschi e mai denunciate.Cambia anche il tasso di segnalazione in base al numero di dose: molto più alto (153 ogni 100.000 dosi) quello relativo alla prima puntura, rispetto alla seconda (78 ogni 100.000 dosi). Ciò vale per tutte le fasce d'età e per tutti i vaccini, anche le differenze maggiori si osservano per Vaxzevria-Astrazeneca (314 segnalazioni ogni 100.000 dosi per la prima dose, contro le 23 della seconda) e Comirnaty-Pfizer (131 contro 93). Stranamente basso, infine, il tasso di segnalazione tra i vaccinati più giovani. Nella fascia compresa tra i 12 e i 19 anni, infatti, sono state inserite 838 segnalazioni di sospetti eventi avversi, pari a 22 ogni 100.000 dosi somministrate. Ovvero circa sei volte in meno rispetto alla media per tutte le fasce d'età. Tutte discrepanze difficilmente spiegabili su base scientifica, e che fanno sorgere dubbi sulla reale portata della farmacovigilanza sui vaccini anti-Covid. Eppure, la stessa Agenzia italiana del farmaco ricorda nei suoi report l'importanza del contributo di sanitari e cittadini. «Non trascurare alcun evento insolito o in atteso, riporta nella segnalazione tutte le informazioni utili disponibili», perché «tutte le informazioni contribuiscono a monitorare la sicurezza di questi farmaci». A dispetto di quello che vorrebbero farci credere, chi denuncia un effetto collaterale non è un complottista né tantomeno un pericoloso «no vax», semmai un cittadino che fa un favore alla collettività e alla comunità scientifica.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/chi-controlla-vaccini-2655005440.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dai-dolori-agli-infarti-il-web-racconta-i-danni-collaterali" data-post-id="2655005440" data-published-at="1631503708" data-use-pagination="False"> Dai dolori agli infarti. Il Web racconta i «danni collaterali» Per contenerli tutti non basterebbero due stadi di San Siro. Mentre scriviamo, gli iscritti al gruppo Facebook «Danni collaterali» sono più di 160.000, ma il loro numero cresce di giorno in giorno. L'omonima chat Telegram, applicazione di messaggistica in forte crescita in questo periodo, ne conta invece più di 30.000. Giovani e anziani, sportivi e professionisti, pensionati e operai si ritrovano in Rete per confrontarsi sulle reazioni avverse sperimentate - direttamente oppure da un familiare o un amico - a seguito della somministrazione del vaccino. Non c'è modo di dimostrare la veridicità delle testimonianze, d'altronde siamo sui social network, il gruppo è aperto e ognuno scrive quello che vuole. Ma il tono della gran parte dei post lascia trasparire una certa sincerità. Rossana scrive: «25 maggio fatta seconda dose (omettiamo il nome del vaccino, ndr)… 26 giugno finita in rianimazione… infarto miocardico». Nicola a seguito del richiamo lamenta forte stanchezza, dolori muscolari, insonnia. Francesca, invece, parla in nome di un proprio caro che dopo aver completato il ciclo di immunizzazione è rimasto affetto da pericardite e insufficienza renale. Scorrendo i post si trova di tutto: dai problemi mestruali, all'abbassamento dell'udito, ai dolori all'addome, fino alle vertigini e al distacco di retina. Le foto pubblicate sul gruppo ritraggono spesso episodi di rash cutaneo, gonfiori, lividi. Molti raccontano di porte in faccia ricevute da camici bianchi che negano con impressionante regolarità ogni possibile correlazione con il siero. Luca denuncia: «Il mio medico di base mi ha detto che non mi assisterà più e di cercarmi un altro medico. Mi chiedo ma può fare e dirmi una cosa del genere?». Numerose, infine, le testimonianze di utenti che a seguito di sintomatologia sospetta si sottopongono a una lunga serie di analisi e visite specialistiche. Qualcuno invita a scendere in piazza, altri a denunciare, altri ancora a presentarsi all'hub vaccinale con l'avvocato. Toni polemici sì, violenti mai. Anzi, gli appelli alla calma si moltiplicano. «Questo gruppo sta procedendo molto bene perché non stiamo scrivendo parolacce, sfoghi di rabbia e quant'altro, ma stiamo riportando in modo lucido e costruttivo i nostri effetti avversi», osserva Riccardo, «mi raccomando, continuiamo così, altrimenti anche questo gruppo potrebbe degenerare». «Mi ero stufato del fatto che chiunque si lamentasse sui media degli effetti collaterali venisse derubricato a “no vax", perciò ho voluto creare un diario di bordo dove ciascuno potesse raccontare la propria storia», racconta alla Verità il giornalista e senatore di Italexit Gianluigi Paragone, che del gruppo è fondatore. Un'iniziativa di successo che ha portato, proprio in questi giorni, alla nascita di un'associazione che vanta tra i propri membri sanitari e avvocati. «Ormai il Parlamento conta zero», chiosa Paragone, «se necessario andremo in piazza, con calma ma con radicalità, per difendere la gente per bene a cui ogni giorno si sottrae un pezzo di libertà». C'è un altro social network che, inaspettatamente, sta ospitando le testimonianze di vittime di reazioni avverse. TikTok, piattaforma popolarissima tra i giovanissimi, pullula di filmati nei quali gli iscritti descrivono paure, sensazioni e dolori post-vaccino, il tutto a suon di musica. L'hashtag #effetticollaterali ha collezionato finora poco meno di 10 milioni di visualizzazioni. Molti video sono ironici, tanti altri serissimi. «Tutto è iniziato con questo video, era il 15 luglio, dopo aver fatto la seconda dose di vaccino (omettiamo anche in questo caso il nome del prodotto somministrato, ndr) ho iniziato a non sentirmi bene e nella sala d'attesa pubblicai il primo video», racconta Elenoire, «da allora è passato più di un mese tra ospedali e dolore… nel mio caso prendendo cuore e polmoni, bloccandomi a letto». Ora la sfortunata protagonista di questa vicenda dice di stare meglio, ma lamenta che «in tanti non sono riusciti a capire il perché» di questa condivisione. «Raccontare una realtà dolorosa non è semplice, ma anche questa è una realtà, ci sono persone che hanno avuto dei gravi problemi dopo il vaccino», conclude. «Effetti del vaccino su di me», spiega Cinzia, «mal di testa, dolore al collo, dolore alle ossa e braccio, un po' di nausea, debolezza generale». E poi c'è Katia che «da quando ha fatto il vaccino anti-Covid ha un perenne e fastidioso mal di testa». Centinaia di persone hanno deciso di condividere le proprie storie in pubblico, e altre decine di migliaia sono interessate ad ascoltarle. Un fatto che non può non far riflettere. Stanca di sentirsi giudicata per il solo fatto di pretendere chiarezza, la gente comune si sta riversando sui social per trovare le risposte alle domande che «virostar» e stampa allineata liquidano sbrigativamente o, peggio, ridicolizzano. Segno che la comunicazione intorno al vaccino, finora, è stata un terribile fallimento.
Il carcere La Dogaia di Prato (Ansa)
Ciò che ha spinto, fondamentalmente, il tribunale di sorveglianza a intervenire per le suddette condizioni degradanti è consistito nella constatazione dello stato di sovraffollamento. Il tribunale ha accertato che l’uomo è rimasto, secondo quanto riportava ieri QN, per 2.026 giorni nella cella insieme ad altri due detenuti vivendo in spazi troppo angusti e troppo ristretti. Inoltre, come prevede la legge, ha usufruito dello sconto di un giorno in carcere ogni dieci sempre per il medesimo affollamento. In più, riceverà 288 euro a titolo di risarcimento per gli altri 16 giorni di detenzione «degradante».
Non c’è dubbio che il sovraffollamento vada contro il dettato della Costituzione che prevede il carcere come un luogo dove si viva in condizioni di dignità umana e che non sia solo un luogo di pena ma anche di riabilitazione.
Detto questo, il povero pedofilo avrà lo sconto di pena perché la cella è piccola. E la cella dalla quale per anni ha tentato di uscire il minore - non specifichiamo sesso ed età per rispetto - vittima del pedofilo? Quella è stretta o è larga? Noi pensiamo che sia stata una cella strettissima, angusta, angosciante e che, certamente, uscire da quella cella non è stato e non sarà un cammino semplice. Quel minore che risarcimento ha avuto? Non lo sappiamo, ma temiamo nessuno, come l’esperienza ci dice e ci ha insegnato per molti anni. A confronto il pedofilo piglia circa 300 euro che, per carità, sono un nulla, ma si fa un bel po’ meno di carcere perché le condizioni della sua cella, evidentemente, hanno un peso maggiore di quello della cella nella quale ha dovuto convivere quella vittima, che oggi ha più di 20 anni, insieme ai suoi amici e alle sue amiche.
Ora, è ovvio che il problema del sovraffollamento è un problema serio, ma quando senti certe notizie un po’ ti incazzi perché troppe volte assistiamo a trattamenti, in qualche modo, di favore e di risarcimento verso i carnefici e molto meno verso le vittime.
Per non essere manchevoli nell’informazione che volgiamo dare ai nostri lettori, vogliamo riportare alcuni dati pubblicati, non molto tempo fa, da Il Sole 24 Ore. In Quasi l’80% degli istituti penitenziari si superano i limiti di capienza: in alcune strutture (come, ad esempio, Lucca o Milano San Vittore) si superano per il 200-260% i limiti di capienza. Questo, naturalmente, si traduce in celle inadeguate e in spazi vitali ridotti al minimo che violano espressamente i parametri stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo provocando, ovviamente, problemi di disagio psichico e anche gesti estremi come il suicidio. Per non parlare poi del problema delle mamme detenute con bambini per i quali ci sono già delle strutture detentive appositamente studiate perché i bambini non debbano soffrire le conseguenze della pena per le malefatte della madre, ma non bastano, ce ne vogliono di più. La media nazionale del sovraffollamento supera il tasso del 138%.
Queste sono considerazioni che è d’obbligo fare e di cui si parla da troppo, ma si fa poco o niente.
Però il punto è un altro. Non può la considerazione delle condizioni «degradanti» del detenuto essere dirimente qualora quel detenuto non sia provato che, negli anni di detenzione, abbia compiuto un percorso tale che all’uscita del carcere non sia un soggetto ad alta pericolosità sociale. In particolare, nel caso dei pedofili, la malattia permane spesso nonostante il carcere e, quindi, all’uscita da esso, tendono a reiterare gli atti delinquenziali soprattutto su minorenni. Siamo sicuri che questo signore possiamo reimmetterlo nella società civile con la tranquillità di chi sa che si sta reimmettendo qualcuno che è «guarito»? Se quest’uomo è stato condannato vuol dire che quando ha compiuto quell’orrendo reato era capace di intendere e di volere: lo ha fatto deliberatamente sapendo quello che faceva e volontariamente potando a compimento il suo proposito criminale. Il carcere lo ha guarito? Uno potrebbe dire che in questo momento sto facendo un ragionamento contraddittorio ma, secondo me, contraddittorio non è. Perché se è sacrosanto il diritto di vivere in carceri «vivibili» è altrettanto sacrosanto - e ci permettiamo forse anche di più - nutrire il diritto da parte dei minorenni e, in generale di tutti, soprattutto le donne, di non aver paura di essere attaccati e distrutti psicologicamente da un pedofilo o da un maniaco sessuale.
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Il sindaco di Genova Silvia Salis e il cantante Olly
Ovvero diversi soggetti vennero chiamati a fare un’offerta. Tra gli aggiudicatari ci fu anche la storica agenzia di eventi cittadina che l’attuale amministrazione ha estromesso dal bando per l’organizzazione dell’ultimo show di San Silvestro, secondo il Tar della Liguria in modo irregolare. Ma questa volta la Procura non sembra reattiva da par suo. Nessuna indagine in tempo reale (ormai il Capodanno è passato da quasi sette mesi). E anche giornali e tv non sembrano troppo interessati alla questione.
La Concertopoli denunciata dalla Verità con analisi delle sentenze della giustizia amministrativa e delle società vincitrici del bando non sembra appassionare i segugi del giornalismo investigativo locale, che non hanno dedicato neppure una riga alla storia della Rst events e della Ops eventi, due società controllate da Nicolò Sasso e Alessandro Orlando che a Genova ottengono affidamenti su affidamenti e organizzano quasi tutti gli eventi a cui partecipa da protagonista la sindaca Silvia Salis. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro consegnati a una coppia di ditte con un solo dipendente. C’è poi la questione degli impianti sportivi comunali concessi gratuitamente dall’amministrazione comunale, con conti non proprio floridi. Per esempio la consigliera Anna Orlando ha chiesto delucidazioni sull’utilizzo, quasi certamente a titolo gratuito, dello stadio Luigi Ferraris per i tre concerti di Olly. Show privati per cui 90.000 fan hanno pagato tra i 49 e gli 89 euro a biglietto. Sarebbe stato «regalato» agli organizzatori anche il palazzetto dello sport cittadino per un quadrangolare internazionale di pallavolo. In questo caso, sempre senza bando, l’amministrazione ha versato anche un contributo di 180.000 euro alla Fipav che, però, le partite le ha fatte pagare profumatamente (70 euro a biglietto, comprensivi della prevendita). Da approfondire anche la questione della lounge extralusso allestita per gli ospiti vip a margine dell’evento di Capodanno. Agli invitati sarebbe stato offerto il catering di uno chef stellato e un servizio di baby-sitting.
polemiche
Ma torniamo alla gara delle polemiche. In vista del Capodanno 2025 il Comune lancia un bando che mette sul piatto 740.000 euro per portare almeno un grande artista a Genova. La Duemilagrandieventi propone un ribasso del 7,5%, circa 55.000 euro in meno rispetto alla base d’asta e assicura di avere pronti Ghali, i Subsonica e Joan Thiel. «Tutti e tre insieme», chiarisce Paola Donati, socia e direttrice dell’azienda. La Rst dentro alla busta ha, invece, il nome dei Pinguini tattici nucleari e un ribasso dello 0,5% (il costo complessivo è di 736.000 euro). La commissione aggiudicatrice, formata dalla dirigente dell’Ufficio Grandi eventi, Monica Bocchiardo, (secondo le nostre fonti in ottimi rapporti con i titolari della Rst), da Pietro Toso e Cinzia Marino, però, prima dell’aggiudicazione, fa la cosiddetta verifica di congruità e chiede alle parti di esibire i contratti firmati dei cantanti. La Duemilagrandieventi presenta le mail intercorse con gli agenti degli artisti e si sente rispondere che tali comunicazioni «sono riconducibili a mere trattative preliminari e non a un impegno vincolante per l’artista». In mancanza del «contratto di ingaggio o di opzione», viene espresso «il giudizio di incongruità dell’offerta». E anche se, dopo l’esclusione, alla società viene concesso di presentare eventuali accordi, la Duemilagradieventi fa sapere che, a quel punto, «nessun artista ha più ritenuto di sottoscrivere impegni definitivi per un evento di incerta organizzazione».
Parte così il ricorso al Tar, che dà ragione alla Duemilagrandieventi. Secondo i giudici amministrativi «dalla piana esegesi» del disciplinare di gara «si evince chiaramente che l’esistenza dei contratti di ingaggio degli artisti era necessaria solo al momento dell’aggiudicazione e non nelle fasi anteriori, quindi neppure nell’ambito del subprocedimento di verifica di congruità dell’offerta che, notoriamente, precede l’aggiudicazione». In seguito all’annullamento della gara, il Comune ha fatto ricorso e, a ottobre, il Consiglio di Stato dovrà dire la parola definitiva sulla querelle.
scintille
La consigliera leghista Paola Bordilli chiede da tempo chiarezza: «La sindaca ha incontrato, nel corso del bando di gara, gli aggiudicatari finali? Quali problemi ha la Salis a rispondere a questa domanda che pongo da novembre? Perché, nonostante abbiamo segnalato la questione al prefetto, il sindaco tace quasi in disprezzo anche della autorità governativa?». Durante le presunte trattative, i Pinguini tattici nucleari avrebbero accettato di limare leggermente il proprio cachet e, quasi contestualmente, il Comune avrebbe garantito un contributo per favorire lo sbarco di Olly nell’impianto genovese. Che sarebbe stato concesso gratuitamente.
Visto che gli spettacoli sono stati organizzati dalle medesime società, la domanda sorge spontanea: il presunto sconto sul gruppo milanese è stato bilanciato dalla possibilità di utilizzare lo stadio? Secondo una nostra fonte, la sindaca, quando ha saputo della vittoria del pacchetto con Ghali, non avrebbe gradito la notizia e non lo avrebbe nascosto. L’esclusione della Duemilagrandieventi è una conseguenza di quel presunto mancato gradimento della prima cittadina?
veglione
Si tratta di questioni ancora tutte da verificare. Noi abbiamo provato a chiederlo agli organizzatori, ma non ci è stata data risposta. Ma se la gara di Capodanno e l’annullamento deciso dal Tar sembrano interessare stampa, politica e magistratura molto meno dell’organizzazione del Tricapodanno da parte della giunta di centrodestra, resta aperto un altro tema. Quello della presunta telefonata tra Sasso e l’agente dello spettacolo Cristina Lodi, a cui, in vista del Capodanno 2025, l’imprenditore avrebbe riferito che non sarebbe stata gradita la sua presenza alla conferenza stampa e all’evento vero e proprio per la sua vecchia candidatura nelle fila del centrodestra.
Una vicenda che Sasso non ha voluto commentare, ma su cui è intervenuta Ilaria Cavo, deputata di Noi moderati e consigliera (più votata) del Comune di Genova: «Quello capitato a Cristina Lodi è un episodio molto increscioso. Bene che sia rientrato con la posizione dell’amministrazione comunale. Visto che è diventato pubblico, sarebbe opportuna una chiara presa di posizione della sindaca, anche se sono certa che tutto sia rientrato. Nessuna figura professionale può essere penalizzata per il fatto di essersi candidata in una lista politica, che in questo caso era “Noi moderati Bucci Orgoglio Genova” da me guidata».
La Cavo ha, però, un altro appunto da fare: «Quello che non torna, in questo momento, è soprattutto la rassegna stampa del Comune di Genova. Nonostante parlino della nostra città, non sono presenti gli articoli della Verità che questa settimana ha pubblicato inchieste su accrediti, concerti, sport legati a Genova. Un giorno può capitare, ma difficile pensare a una svista ripetuta. Ne chiederemo conto con un’interrogazione perché non può esserci il minimo sospetto di censura. I concerti e i grandi eventi che riempiono piazze e attirano i giovani li abbiamo sempre sostenuti e li continueremo a sostenere insieme al rispetto per la stampa».
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