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2021-09-13
Chi controlla i vaccini?
Una volta al mese, in occasione della pubblicazione del Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19 redatto dall'Agenzia italiana del farmaco, i giornaloni italiani si trovano alle prese con un elefante nella stanza. Aggirare i dati sulle decine di migliaia di reazioni avverse segnalate a seguito della somministrazione del siero diventa con il tempo un'impresa sempre più ardua. La lettura offre spunti interessanti sia sul piano scientifico sia sul versante giornalistico, ma per il mainstream questo documento non rappresenta una bella pubblicità nei confronti di un vaccino la cui sicurezza è sbandierata da tutte le parti. Specialmente in un momento in cui il ritmo delle immunizzazioni rallenta ormai da settimane e, viceversa, la pressione nei confronti di chi sceglie liberamente (almeno per ora) di non farsi pungere cresce a dismisura.
Nel periodo che va dal 27 dicembre 2020 al 26 agosto 2021, sono pervenute alla Rete nazionale di farmacovigilanza 91.360 segnalazioni, su un totale di 76.509.846 dosi somministrate. Ciò equivale a un tasso di segnalazione pari a 119 ogni 100.000 dosi somministrate. Non tutti i vaccini si comportano allo stesso modo. Parametrando il numero di segnalazioni al numero di dosi per singolo prodotto, il siero più reattogenico risulta il Vaxzevria-Astrazeneca (180 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate), seguito dal Comirnaty-Pfizer (113/100.000 dosi) che da solo rappresenta il 70,8% delle fiale finora somministrate in Italia. Più indietro il dismesso Janssen (85 su 100.000) e, ultimo, Spikevax-Moderna (80 su 100.000).
Quanto alla gravità delle segnalazioni, l'86,1% di esse si riferisce a eventi non gravi, mentre il 13,8% a eventi avversi gravi. Ricordiamo che l'Aifa fa rientrare in quest'ultima categoria gli effetti collaterali in grado di causare decesso, ospedalizzazione, invalidità grave o permanente, pericolo di vita e anomalie congenite e/o difetti alla nascita. L'ultimo report riporta inoltre 555 segnalazioni con esito fatale, pari a 0,73 ogni 100.000 dosi somministrate, di cui il 58,8% non correlabili al vaccino in seguito alla valutazione del nesso di causalità con l'algoritmo dell'Organizzazione mondiale della sanità, il 32,3% indeterminato e 5,3% inclassificabile per mancanza di informazioni sufficienti. Sono 14, invece, i decessi correlabili all'inoculo, pari al 3,5% sul totale delle segnalazioni e a un tasso di 0,2 ogni milione di dosi somministrate.
E fin qui parliamo di numeri nudi e crudi. Oltre la superficie di queste cifre c'è, però, molto di più. Si pensi alla percentuale di eventi gravi sul totale delle segnalazioni, cresciuta dal 6,1% del secondo rapporto al 13,8% riportato nell'ultima edizione. Parallelamente, il tasso di segnalazioni gravi è passato da 44 a 16 ogni 100.000. In altri termini, nel giro di sei mesi la proporzione di danni «pesanti» sul totale è più che raddoppiata. Sono ormai circa 12.600 le segnalazioni gravi, con un 26% di individui che dichiara di essere ancora in attesa di guarigione, dunque più di 3.000 persone. Sfatato il mito della scarsa affidabilità del sistema. Sebbene si assista a un «modesto incremento rispetto ai mesi precedenti» per ciò che concerne le segnalazioni spontanee da parte di privati cittadini (passate dal 6% del primo rapporto al 27% di quello più recente), più di 7 segnalazioni su 10 (il 72,1%) sono state inserite da una figura accreditata (medici, farmacisti o altri operatori sanitari).
Scavando ancora più in profondità, tuttavia, ci si rende conto di avere a che fare con numeri alquanto strambi, segno con tutta probabilità di una sottostima del fenomeno delle reazioni avverse. Come già evidenziato nei giorni scorsi dalla Verità, il tasso di segnalazione è crollato nel tempo, passando da 469 reazioni ogni 100.000 dosi della prima edizione del report, alle 729 della seconda, fino alle 119 reazioni ogni 100.000 dosi dell'ultima edizione del report. Tradotto, più cresce il numero di fiale somministrate, più diminuisce il numero degli effetti collaterali segnalati. Possibile che gli italiani siano diventati più svogliati con il passare del tempo?
Forti differenze si rilevano, poi, a seconda delle categorie di segnalatori prese in considerazione. «A fronte di una esposizione sovrapponibile fra i sessi», si legge nel documento, «il 72% delle segnalazioni riguarda le donne (164 su 100.000 dosi somministrate) e il 27% gli uomini (69 su 100.000 dosi somministrate), indipendentemente dal vaccino e dalla dose somministrati (il sesso non è riportato nell'1% delle segnalazioni)». Secondo l'Aifa questa discrepanza potrebbe essere legata alla «diversa risposta immunitaria nelle donne», la quale «sembra incidere sulla frequenza e sulla gravità delle reazioni avverse alla vaccinazione», ma anche alla maggiore sensibilità delle donne alla segnalazione. Insomma, mancherebbero all'appello numerose reazioni avverse patite dai maschi e mai denunciate.
Cambia anche il tasso di segnalazione in base al numero di dose: molto più alto (153 ogni 100.000 dosi) quello relativo alla prima puntura, rispetto alla seconda (78 ogni 100.000 dosi). Ciò vale per tutte le fasce d'età e per tutti i vaccini, anche le differenze maggiori si osservano per Vaxzevria-Astrazeneca (314 segnalazioni ogni 100.000 dosi per la prima dose, contro le 23 della seconda) e Comirnaty-Pfizer (131 contro 93). Stranamente basso, infine, il tasso di segnalazione tra i vaccinati più giovani. Nella fascia compresa tra i 12 e i 19 anni, infatti, sono state inserite 838 segnalazioni di sospetti eventi avversi, pari a 22 ogni 100.000 dosi somministrate. Ovvero circa sei volte in meno rispetto alla media per tutte le fasce d'età.
Tutte discrepanze difficilmente spiegabili su base scientifica, e che fanno sorgere dubbi sulla reale portata della farmacovigilanza sui vaccini anti-Covid. Eppure, la stessa Agenzia italiana del farmaco ricorda nei suoi report l'importanza del contributo di sanitari e cittadini. «Non trascurare alcun evento insolito o in atteso, riporta nella segnalazione tutte le informazioni utili disponibili», perché «tutte le informazioni contribuiscono a monitorare la sicurezza di questi farmaci». A dispetto di quello che vorrebbero farci credere, chi denuncia un effetto collaterale non è un complottista né tantomeno un pericoloso «no vax», semmai un cittadino che fa un favore alla collettività e alla comunità scientifica.
Dai dolori agli infarti. Il Web racconta i «danni collaterali»
Per contenerli tutti non basterebbero due stadi di San Siro. Mentre scriviamo, gli iscritti al gruppo Facebook «Danni collaterali» sono più di 160.000, ma il loro numero cresce di giorno in giorno. L'omonima chat Telegram, applicazione di messaggistica in forte crescita in questo periodo, ne conta invece più di 30.000. Giovani e anziani, sportivi e professionisti, pensionati e operai si ritrovano in Rete per confrontarsi sulle reazioni avverse sperimentate - direttamente oppure da un familiare o un amico - a seguito della somministrazione del vaccino. Non c'è modo di dimostrare la veridicità delle testimonianze, d'altronde siamo sui social network, il gruppo è aperto e ognuno scrive quello che vuole.
Ma il tono della gran parte dei post lascia trasparire una certa sincerità. Rossana scrive: «25 maggio fatta seconda dose (omettiamo il nome del vaccino, ndr)… 26 giugno finita in rianimazione… infarto miocardico». Nicola a seguito del richiamo lamenta forte stanchezza, dolori muscolari, insonnia. Francesca, invece, parla in nome di un proprio caro che dopo aver completato il ciclo di immunizzazione è rimasto affetto da pericardite e insufficienza renale. Scorrendo i post si trova di tutto: dai problemi mestruali, all'abbassamento dell'udito, ai dolori all'addome, fino alle vertigini e al distacco di retina. Le foto pubblicate sul gruppo ritraggono spesso episodi di rash cutaneo, gonfiori, lividi.
Molti raccontano di porte in faccia ricevute da camici bianchi che negano con impressionante regolarità ogni possibile correlazione con il siero. Luca denuncia: «Il mio medico di base mi ha detto che non mi assisterà più e di cercarmi un altro medico. Mi chiedo ma può fare e dirmi una cosa del genere?». Numerose, infine, le testimonianze di utenti che a seguito di sintomatologia sospetta si sottopongono a una lunga serie di analisi e visite specialistiche. Qualcuno invita a scendere in piazza, altri a denunciare, altri ancora a presentarsi all'hub vaccinale con l'avvocato. Toni polemici sì, violenti mai. Anzi, gli appelli alla calma si moltiplicano. «Questo gruppo sta procedendo molto bene perché non stiamo scrivendo parolacce, sfoghi di rabbia e quant'altro, ma stiamo riportando in modo lucido e costruttivo i nostri effetti avversi», osserva Riccardo, «mi raccomando, continuiamo così, altrimenti anche questo gruppo potrebbe degenerare».
«Mi ero stufato del fatto che chiunque si lamentasse sui media degli effetti collaterali venisse derubricato a “no vax", perciò ho voluto creare un diario di bordo dove ciascuno potesse raccontare la propria storia», racconta alla Verità il giornalista e senatore di Italexit Gianluigi Paragone, che del gruppo è fondatore. Un'iniziativa di successo che ha portato, proprio in questi giorni, alla nascita di un'associazione che vanta tra i propri membri sanitari e avvocati. «Ormai il Parlamento conta zero», chiosa Paragone, «se necessario andremo in piazza, con calma ma con radicalità, per difendere la gente per bene a cui ogni giorno si sottrae un pezzo di libertà».
C'è un altro social network che, inaspettatamente, sta ospitando le testimonianze di vittime di reazioni avverse. TikTok, piattaforma popolarissima tra i giovanissimi, pullula di filmati nei quali gli iscritti descrivono paure, sensazioni e dolori post-vaccino, il tutto a suon di musica. L'hashtag #effetticollaterali ha collezionato finora poco meno di 10 milioni di visualizzazioni. Molti video sono ironici, tanti altri serissimi. «Tutto è iniziato con questo video, era il 15 luglio, dopo aver fatto la seconda dose di vaccino (omettiamo anche in questo caso il nome del prodotto somministrato, ndr) ho iniziato a non sentirmi bene e nella sala d'attesa pubblicai il primo video», racconta Elenoire, «da allora è passato più di un mese tra ospedali e dolore… nel mio caso prendendo cuore e polmoni, bloccandomi a letto».
Ora la sfortunata protagonista di questa vicenda dice di stare meglio, ma lamenta che «in tanti non sono riusciti a capire il perché» di questa condivisione. «Raccontare una realtà dolorosa non è semplice, ma anche questa è una realtà, ci sono persone che hanno avuto dei gravi problemi dopo il vaccino», conclude. «Effetti del vaccino su di me», spiega Cinzia, «mal di testa, dolore al collo, dolore alle ossa e braccio, un po' di nausea, debolezza generale». E poi c'è Katia che «da quando ha fatto il vaccino anti-Covid ha un perenne e fastidioso mal di testa».
Centinaia di persone hanno deciso di condividere le proprie storie in pubblico, e altre decine di migliaia sono interessate ad ascoltarle. Un fatto che non può non far riflettere. Stanca di sentirsi giudicata per il solo fatto di pretendere chiarezza, la gente comune si sta riversando sui social per trovare le risposte alle domande che «virostar» e stampa allineata liquidano sbrigativamente o, peggio, ridicolizzano. Segno che la comunicazione intorno al vaccino, finora, è stata un terribile fallimento.
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I rapporti dell'Aifa sulle immunizzazioni contengono parecchie incongruenze che la farmacovigilanza non spiega. I dati sono allarmanti: raddoppiati in un mese i morti con almeno una dose.Nelle chat si legge di medici che si rifiutano di valutare relazioni con il siero: «Pretendiamo chiarezza ma ci chiudono le porte».Lo speciale contiene due articoli.Una volta al mese, in occasione della pubblicazione del Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19 redatto dall'Agenzia italiana del farmaco, i giornaloni italiani si trovano alle prese con un elefante nella stanza. Aggirare i dati sulle decine di migliaia di reazioni avverse segnalate a seguito della somministrazione del siero diventa con il tempo un'impresa sempre più ardua. La lettura offre spunti interessanti sia sul piano scientifico sia sul versante giornalistico, ma per il mainstream questo documento non rappresenta una bella pubblicità nei confronti di un vaccino la cui sicurezza è sbandierata da tutte le parti. Specialmente in un momento in cui il ritmo delle immunizzazioni rallenta ormai da settimane e, viceversa, la pressione nei confronti di chi sceglie liberamente (almeno per ora) di non farsi pungere cresce a dismisura.Nel periodo che va dal 27 dicembre 2020 al 26 agosto 2021, sono pervenute alla Rete nazionale di farmacovigilanza 91.360 segnalazioni, su un totale di 76.509.846 dosi somministrate. Ciò equivale a un tasso di segnalazione pari a 119 ogni 100.000 dosi somministrate. Non tutti i vaccini si comportano allo stesso modo. Parametrando il numero di segnalazioni al numero di dosi per singolo prodotto, il siero più reattogenico risulta il Vaxzevria-Astrazeneca (180 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate), seguito dal Comirnaty-Pfizer (113/100.000 dosi) che da solo rappresenta il 70,8% delle fiale finora somministrate in Italia. Più indietro il dismesso Janssen (85 su 100.000) e, ultimo, Spikevax-Moderna (80 su 100.000). Quanto alla gravità delle segnalazioni, l'86,1% di esse si riferisce a eventi non gravi, mentre il 13,8% a eventi avversi gravi. Ricordiamo che l'Aifa fa rientrare in quest'ultima categoria gli effetti collaterali in grado di causare decesso, ospedalizzazione, invalidità grave o permanente, pericolo di vita e anomalie congenite e/o difetti alla nascita. L'ultimo report riporta inoltre 555 segnalazioni con esito fatale, pari a 0,73 ogni 100.000 dosi somministrate, di cui il 58,8% non correlabili al vaccino in seguito alla valutazione del nesso di causalità con l'algoritmo dell'Organizzazione mondiale della sanità, il 32,3% indeterminato e 5,3% inclassificabile per mancanza di informazioni sufficienti. Sono 14, invece, i decessi correlabili all'inoculo, pari al 3,5% sul totale delle segnalazioni e a un tasso di 0,2 ogni milione di dosi somministrate.E fin qui parliamo di numeri nudi e crudi. Oltre la superficie di queste cifre c'è, però, molto di più. Si pensi alla percentuale di eventi gravi sul totale delle segnalazioni, cresciuta dal 6,1% del secondo rapporto al 13,8% riportato nell'ultima edizione. Parallelamente, il tasso di segnalazioni gravi è passato da 44 a 16 ogni 100.000. In altri termini, nel giro di sei mesi la proporzione di danni «pesanti» sul totale è più che raddoppiata. Sono ormai circa 12.600 le segnalazioni gravi, con un 26% di individui che dichiara di essere ancora in attesa di guarigione, dunque più di 3.000 persone. Sfatato il mito della scarsa affidabilità del sistema. Sebbene si assista a un «modesto incremento rispetto ai mesi precedenti» per ciò che concerne le segnalazioni spontanee da parte di privati cittadini (passate dal 6% del primo rapporto al 27% di quello più recente), più di 7 segnalazioni su 10 (il 72,1%) sono state inserite da una figura accreditata (medici, farmacisti o altri operatori sanitari). Scavando ancora più in profondità, tuttavia, ci si rende conto di avere a che fare con numeri alquanto strambi, segno con tutta probabilità di una sottostima del fenomeno delle reazioni avverse. Come già evidenziato nei giorni scorsi dalla Verità, il tasso di segnalazione è crollato nel tempo, passando da 469 reazioni ogni 100.000 dosi della prima edizione del report, alle 729 della seconda, fino alle 119 reazioni ogni 100.000 dosi dell'ultima edizione del report. Tradotto, più cresce il numero di fiale somministrate, più diminuisce il numero degli effetti collaterali segnalati. Possibile che gli italiani siano diventati più svogliati con il passare del tempo?Forti differenze si rilevano, poi, a seconda delle categorie di segnalatori prese in considerazione. «A fronte di una esposizione sovrapponibile fra i sessi», si legge nel documento, «il 72% delle segnalazioni riguarda le donne (164 su 100.000 dosi somministrate) e il 27% gli uomini (69 su 100.000 dosi somministrate), indipendentemente dal vaccino e dalla dose somministrati (il sesso non è riportato nell'1% delle segnalazioni)». Secondo l'Aifa questa discrepanza potrebbe essere legata alla «diversa risposta immunitaria nelle donne», la quale «sembra incidere sulla frequenza e sulla gravità delle reazioni avverse alla vaccinazione», ma anche alla maggiore sensibilità delle donne alla segnalazione. Insomma, mancherebbero all'appello numerose reazioni avverse patite dai maschi e mai denunciate.Cambia anche il tasso di segnalazione in base al numero di dose: molto più alto (153 ogni 100.000 dosi) quello relativo alla prima puntura, rispetto alla seconda (78 ogni 100.000 dosi). Ciò vale per tutte le fasce d'età e per tutti i vaccini, anche le differenze maggiori si osservano per Vaxzevria-Astrazeneca (314 segnalazioni ogni 100.000 dosi per la prima dose, contro le 23 della seconda) e Comirnaty-Pfizer (131 contro 93). Stranamente basso, infine, il tasso di segnalazione tra i vaccinati più giovani. Nella fascia compresa tra i 12 e i 19 anni, infatti, sono state inserite 838 segnalazioni di sospetti eventi avversi, pari a 22 ogni 100.000 dosi somministrate. Ovvero circa sei volte in meno rispetto alla media per tutte le fasce d'età. Tutte discrepanze difficilmente spiegabili su base scientifica, e che fanno sorgere dubbi sulla reale portata della farmacovigilanza sui vaccini anti-Covid. Eppure, la stessa Agenzia italiana del farmaco ricorda nei suoi report l'importanza del contributo di sanitari e cittadini. «Non trascurare alcun evento insolito o in atteso, riporta nella segnalazione tutte le informazioni utili disponibili», perché «tutte le informazioni contribuiscono a monitorare la sicurezza di questi farmaci». 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Giovani e anziani, sportivi e professionisti, pensionati e operai si ritrovano in Rete per confrontarsi sulle reazioni avverse sperimentate - direttamente oppure da un familiare o un amico - a seguito della somministrazione del vaccino. Non c'è modo di dimostrare la veridicità delle testimonianze, d'altronde siamo sui social network, il gruppo è aperto e ognuno scrive quello che vuole. Ma il tono della gran parte dei post lascia trasparire una certa sincerità. Rossana scrive: «25 maggio fatta seconda dose (omettiamo il nome del vaccino, ndr)… 26 giugno finita in rianimazione… infarto miocardico». Nicola a seguito del richiamo lamenta forte stanchezza, dolori muscolari, insonnia. Francesca, invece, parla in nome di un proprio caro che dopo aver completato il ciclo di immunizzazione è rimasto affetto da pericardite e insufficienza renale. Scorrendo i post si trova di tutto: dai problemi mestruali, all'abbassamento dell'udito, ai dolori all'addome, fino alle vertigini e al distacco di retina. Le foto pubblicate sul gruppo ritraggono spesso episodi di rash cutaneo, gonfiori, lividi. Molti raccontano di porte in faccia ricevute da camici bianchi che negano con impressionante regolarità ogni possibile correlazione con il siero. Luca denuncia: «Il mio medico di base mi ha detto che non mi assisterà più e di cercarmi un altro medico. Mi chiedo ma può fare e dirmi una cosa del genere?». Numerose, infine, le testimonianze di utenti che a seguito di sintomatologia sospetta si sottopongono a una lunga serie di analisi e visite specialistiche. Qualcuno invita a scendere in piazza, altri a denunciare, altri ancora a presentarsi all'hub vaccinale con l'avvocato. Toni polemici sì, violenti mai. Anzi, gli appelli alla calma si moltiplicano. «Questo gruppo sta procedendo molto bene perché non stiamo scrivendo parolacce, sfoghi di rabbia e quant'altro, ma stiamo riportando in modo lucido e costruttivo i nostri effetti avversi», osserva Riccardo, «mi raccomando, continuiamo così, altrimenti anche questo gruppo potrebbe degenerare». «Mi ero stufato del fatto che chiunque si lamentasse sui media degli effetti collaterali venisse derubricato a “no vax", perciò ho voluto creare un diario di bordo dove ciascuno potesse raccontare la propria storia», racconta alla Verità il giornalista e senatore di Italexit Gianluigi Paragone, che del gruppo è fondatore. Un'iniziativa di successo che ha portato, proprio in questi giorni, alla nascita di un'associazione che vanta tra i propri membri sanitari e avvocati. «Ormai il Parlamento conta zero», chiosa Paragone, «se necessario andremo in piazza, con calma ma con radicalità, per difendere la gente per bene a cui ogni giorno si sottrae un pezzo di libertà». C'è un altro social network che, inaspettatamente, sta ospitando le testimonianze di vittime di reazioni avverse. TikTok, piattaforma popolarissima tra i giovanissimi, pullula di filmati nei quali gli iscritti descrivono paure, sensazioni e dolori post-vaccino, il tutto a suon di musica. L'hashtag #effetticollaterali ha collezionato finora poco meno di 10 milioni di visualizzazioni. Molti video sono ironici, tanti altri serissimi. «Tutto è iniziato con questo video, era il 15 luglio, dopo aver fatto la seconda dose di vaccino (omettiamo anche in questo caso il nome del prodotto somministrato, ndr) ho iniziato a non sentirmi bene e nella sala d'attesa pubblicai il primo video», racconta Elenoire, «da allora è passato più di un mese tra ospedali e dolore… nel mio caso prendendo cuore e polmoni, bloccandomi a letto». Ora la sfortunata protagonista di questa vicenda dice di stare meglio, ma lamenta che «in tanti non sono riusciti a capire il perché» di questa condivisione. «Raccontare una realtà dolorosa non è semplice, ma anche questa è una realtà, ci sono persone che hanno avuto dei gravi problemi dopo il vaccino», conclude. «Effetti del vaccino su di me», spiega Cinzia, «mal di testa, dolore al collo, dolore alle ossa e braccio, un po' di nausea, debolezza generale». E poi c'è Katia che «da quando ha fatto il vaccino anti-Covid ha un perenne e fastidioso mal di testa». Centinaia di persone hanno deciso di condividere le proprie storie in pubblico, e altre decine di migliaia sono interessate ad ascoltarle. Un fatto che non può non far riflettere. Stanca di sentirsi giudicata per il solo fatto di pretendere chiarezza, la gente comune si sta riversando sui social per trovare le risposte alle domande che «virostar» e stampa allineata liquidano sbrigativamente o, peggio, ridicolizzano. Segno che la comunicazione intorno al vaccino, finora, è stata un terribile fallimento.
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Nella notte tra il 18 e il 19 giugno il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 133 droni ucraini nelle regioni di Belgorod, Bryansk, Kaluga, Kursk, Voronezh, Oryol, Smolensk, Tula, Rostov e Ryazan, oltre che nell’area di Mosca, in Crimea e sul Mar Nero. L’attacco è arrivato dopo la più grande offensiva con droni contro la capitale russa dall’inizio della guerra, che ha colpito la raffineria di petrolio di Mosca provocando danni e disagi al traffico aereo. La risposta russa è arrivata con bombardamenti su Kharkiv, città che continua a essere uno degli obiettivi principali delle offensive del Cremlino. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivolto un duro avvertimento ad Alexander Lukashenko, accusando la Bielorussia di mantenere lungo il confine sistemi utilizzati per correggere il tiro contro il territorio ucraino. «Concedo una settimana di tempo perché vengano ritirati. In caso contrario, provvederemo noi stessi», ha dichiarato il presidente ucraino.
Mentre sul terreno proseguono gli scontri, sul piano diplomatico iniziano a emergere segnali di possibili sviluppi. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato di avere la sensazione che gli Stati Uniti possano modificare nuovamente il loro approccio alla guerra in Ucraina. Pur riconoscendo che Washington continua a sostenere militarmente Kiev attraverso sanzioni e programmi di assistenza, Lavrov ha lasciato intendere che qualcosa potrebbe cambiare nei prossimi mesi. Le sue parole arrivano mentre The Economist rivela l’esistenza di colloqui informali tra rappresentanti ucraini e figure vicine al presidente americano Donald Trump. Secondo il settimanale britannico, tra le ipotesi allo studio vi sarebbe un piano di pace articolato in due fasi. La prima prevederebbe il congelamento delle ostilità lungo l’attuale linea del fronte con la creazione di una fascia di sicurezza profonda tra cinquanta e settanta chilometri. Solo in una fase successiva si aprirebbe il negoziato sulle questioni territoriali e sulle garanzie di sicurezza.
Secondo la stessa ricostruzione sarebbero ripresi anche contatti informali con Mosca. Tuttavia Kiev mantiene un forte scetticismo. Un alto funzionario ucraino ha dichiarato che il Cremlino potrebbe preferire prendere tempo almeno fino all’autunno e forse addirittura fino alla prossima primavera. Mosca continua a sostenere che qualsiasi trattativa dovrà svolgersi nello «spirito di Anchorage», facendo riferimento agli accordi discussi durante l’incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump in Alaska nell’agosto 2025. Secondo la posizione russa, un’intesa dovrebbe prevedere il riconoscimento del controllo di Mosca sulla Crimea e sui territori occupati nelle regioni di Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia.
Anche il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha affrontato il tema dei negoziati, criticando l’atteggiamento europeo. Secondo Peskov, Bruxelles e le principali capitali occidentali commettono un errore nel ritenere di poter trattare con la Russia da una posizione di forza. Mosca, ha spiegato, resta disponibile al dialogo ma soltanto a condizione che vengano abbandonati ultimatum e pressioni politiche. Proprio sul tema del dialogo con Mosca stanno emergendo divisioni all’interno dell’Unione europea. Secondo Politico, durante il vertice notturno di Bruxelles il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz avrebbero contestato l’iniziativa del presidente del Consiglio Europeo António Costa volta ad aprire un canale di dialogo con la Russia in vista di eventuali negoziati di pace. Secondo le indiscrezioni, alcuni leader europei hanno definito la proposta prematura e non coordinata, mentre altri hanno sostenuto la necessità di mantenere aperti i contatti diplomatici con il Cremlino.
Ursula von der Leyen ha dichiarato che «prima o poi la Russia dovrà sedersi al tavolo dei negoziati, anche grazie alla pressione delle sanzioni europee». Il presidente della Commissione europea ha aggiunto che, quando si aprirà una reale prospettiva di dialogo, sarà essenziale che l’Unione europea si presenti con una posizione unitaria nei confronti di Putin, commentando l’ipotesi di un canale di comunicazione con Mosca avanzata dal presidente del Consiglio europeo. In questo contesto Lavrov ha rilanciato l’allarme sul rischio di uno scontro diretto tra Russia e Nato. In un’intervista diffusa dal ministero degli Esteri russo, il capo della diplomazia ha avvertito che un confronto militare aperto tra le due potenze potrebbe rapidamente degenerare in uno scambio di attacchi nucleari dalle conseguenze catastrofiche. Lavrov ha inoltre criticato il rafforzamento delle capacità militari europee e il progetto francese di estendere il proprio ombrello nucleare ad altri Paesi dell’Unione europea e dell’Alleanza Atlantica. Nel frattempo Donald Trump, nella «famosa» intervista a La7, ha ribadito: «Gli Usa vogliono soltanto la pace e non sono coinvolti nel percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue».
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Il direttore Maurizio Belpietro durante l'evento dello scorso anno. Nel riquadro la locandina della terza edizione de «Il giorno de La Verità», in programma martedì 23 giugno a Roma
Praticamente tutti i ministri in carica, e i protagonisti di questo momento storico, attraverso speech e interviste esclusive parleranno di economia, politica, difesa e sicurezza, sostenibilità energetica, agroalimentare, lavoro e formazione. L’obiettivo è sempre il solito: mettere nel mirino i nodi cruciali dell’agenda politica nazionale e internazionale mentre però è ancora in corso la guerra tra Russia e Ucraina e l’intesa sulla pace tra gli Usa e Iran appare meno solida di quanto si vorrebbe.
Per la prima volta, un leader dell’opposizione si confronterà con Belpietro nella splendida cornice dell’Acquario romano, lo storico edificio di fine Ottocento a due passi dalla stazione Termini, sede della Casa dell’architettura. La chiusura, come nella scorsa edizione, sarà riservata al faccia a faccia tra Belpietro e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’intero evento, costituito da una serie di panel tematici, si potrà seguire in diretta sui nostri canali social e sul sito Web della Verità.
Ad aprire le danze per sviluppare il tema «Una nuova Primav(era)», intervistato sempre da Belpietro, sarà Giuseppe Conte, il leader del M5s già al lavoro nel campo largo in vista delle prossime elezioni politiche.
Delle sfide sulla sicurezza si parlerà nel secondo panel della giornata, con l’intervento dal ministro della Difesa Guido Crosetto. A seguire, lo spazio dedicato all’economia dove sarà protagonista il ministro Giancarlo Giorgetti.
Si guarderà poi in avanti con «La fabbrica del futuro», spazio dedicato alla competitività nella rivoluzione digitale italiana, dove si confronteranno, con la conduzione del vicedirettore della Verità Giuliano Zulin, Georg Gufler, chief executive officer di Doppelmayr Italy, Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Flash entertainment, Stefano Paggi, chief technology e operation officer di Fibercop, Marco Gay, presidente dell’Unione industriali di Torino, e i rappresentanti di Autostrade per l’Italia e Fs.
È intitolato «Il tesoro d’Italia» il panel dedicato a cibo, filiere e sovranità in cui il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, spiegherà quale sarà la sfida per nutrire il futuro. Con la conduzione del condirettore del nostro quotidiano, Massimo de’ Manzoni, nello stesso spazio è previsto l’intervento di Federico Vecchioni, ceo di BF.
Altro argomento di grande attualità e partita decisiva per l’Europa è «L’energia del potere», panel in cui si confronteranno Riccardo Toto, direttore generaledi Renexia, Edoardo Antonio De Luca, head of central affairs di Enel, Lorenzo Fiorillo, director technology, R&D/Digital Eni, Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale Simest.
Seguirà l’intervista a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Nello spazio condotto dalla giornalista Rai Manuela Moreno, «Le reti della sovranità», si parlerà di infrastrutture, investimenti e sicurezza energetica nell’era delle crisi. Interverranno Acea, Andrea Giordano, chief infrastructure officer di Adr, Lorenzo Giussani, direttore strategy and growth di A2a.
Inevitabile un focus sul «Lavoro che cambia», con salari, contratti, formazione e occupazione. La domanda cruciale è come alimentare lo sviluppo davanti alla grande trasformazione del mercato. Risponderà nella sua intervista il ministro del Lavoro Elvira Calderone.
Quindi gli interventi di Andrea Stazi, professore di Diritto comparato e Diritto delle nuove tecnologie all’Università San Raffaele di Roma, Rosario Rasizza, ceo di Openjobmetis e presidente di Assosomm, e di Daniele Grassucci, direttore di skuola.net.
Concluderà i lavori, come nella scorsa edizione, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, intervistata in esclusiva dal direttore Belpietro, oltre al bilancio del suo governo, potrà anticipare i prossimi passi in agenda per chiudere la sua legislatura tra le richieste dei cittadini, la campagna elettorale già iniziata, i sondaggi e il programma della coalizione di centrodestra «incalzata» dal neo Futuro nazionale dell’ex generale Roberto Vannacci.
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