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2023-07-03
Il calcio italiano si aggrappa alle donne. Nazionale femminile pronta per i mondiali
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L'obiettivo minimo è superare il girone. L'obiettivo grande è confermare il quarto di finale del 2019. Il sogno è alzare l'asticella e stupire il mondo. Sono queste le ambizioni dell'Italia femminile alla vigilia della partenza per la Nuova Zelanda, dove il 20 luglio scatterà la nona edizione della coppa del mondo Fifa di calcio femminile, la terza per la nostra Nazionale dopo le partecipazioni a Cina 1991 e Francia 2019. In entrambe le circostanze il cammino proseguì fino ai quarti di finale, miglior risultato nella storia iridata per il nostro movimento femminile. Un piazzamento che se fosse confermato anche quest'anno, risulterebbe un successo, soprattutto dopo il poco brillante e deludente Europeo della scorsa estate che ha visto l'Italia eliminata nella fase a gironi, ultima dietro Francia, Belgio e Islanda.
In Australia e Nuova Zelanda, i due Pesi che ospiteranno la rassegna, le avversarie delle azzurre si chiameranno Argentina, Svezia e Sudafrica. L'esordio avverrà il 24 luglio alle ore 18 locali, le 8 del mattino in Italia, contro l'Albiceleste all'Eden Park di Auckland. Poi il 29 luglio alle 19:30 locali di Wellington sarà il turno delle scandinave, tra le favorite alla conquista del mondiale insieme a Stati Uniti (squadra campione in carica e ancora imbattuta nel 2023), Germania e Inghilterra. Il girone G si chiuderà il 2 agosto alle 19 locali, sempre a Wellington, contro il Sudafrica, nazionale che ha vinto la coppa d'Africa nel 2022. Quel giorno sapremo se l'avventura azzurra andrà avanti o si interromperà.
Intanto, per provare a fare meglio di dodici mesi fa e presentarsi in Nuova Zelanda al meglio, Milena Bertolini, che in molti danno all'ultimo grande appuntamento della sua carriera sulla panchina azzurra, ha puntato forte su un blocco di giocatrici che ha fatto bene nel corso della stagione appena conclusa, in particolare Roma e Juventus, con le giallorosse che hanno scucito lo scudetto dalla maglia bianconera dopo cinque titoli consecutivi. Dopo l'esclusione a sorpresa del capitano della Juventus Sara Gama, rimasta fuori dalle 32 pre-convocate per il ritiro di Brunico iniziato il 18 giugno, il ct ha sciolto gli ultimi dubbi dopo l'ultimo test amichevole disputato a Ferrara contro il Marocco, terminato 0-0. A rimanere fuori sono il portiere Katja Schroffenegger (Fiorentina), i difensori Julie Piga (Fc Fleury 91), Chiara Robustellini (Inter) e Valentina Bergamaschi (Milan), i centrocampisti Eva Schatzer (Juventus) e Flaminia Simonetti (Inter), e l'attaccante Martina Piemonte (Milan). Delle 25 selezionate, Beatrice Merlo (Inter) e Maria Luisa Filangeri (Sassuolo) rimarranno aggregate al gruppo per tutto il periodo di preparazione, con la possibilità di essere inserite nella lista ufficiale delle 23 entro il 10 luglio, in caso di infortunio dell'ultimo momento. Lista delle 23 di cui fanno parte i tre portieri Rachele Baldi (Fiorentina), Francesca Durante (Inter) e Laura Giuliani (Milan). Sette difensori: Elisa Bartoli (Roma), Lisa Boattin (Juventus), Lucia Di Guglielmo (Roma), Martina Lenzini (Juventus), Elena Linari (Roma), Benedetta Orsi (Sassuolo) e Cecilia Salvai (Juventus). Sei centrocampisti: Arianna Caruso (Juventus), Valentina Cernoia (Juventus), Giulia Dragoni (Barcellona), Manuela Giugliano (Roma), Giada Greggi (Roma) ed Emma Severini (Fiorentina). Sette attaccanti: Chiara Beccari (Juventus), Barbara Bonansea (Juventus), Sofia Cantore (Juventus), Valentina Giacinti (Roma), Cristiana Girelli (Juventus), Benedetta Glionna (Roma) e Annamaria Serturini (Roma).
L'ultimo test contro la selezione marocchina, che a sua volta sarà impegnata per la prima volta in un mondiale ed è inserita nel gruppo H con Germania, Colombia e Corea del Sud, ha fornito alla Bertolini le indicazioni in vista dell'appuntamento mondiale. Il ct azzurro ha commentato così il match in conferenza stampa: «Mi sono piaciute le giovani che sono entrate e hanno debuttato. Le ragazze hanno provato a fare quello che ci eravamo detti, ma probabilmente al primo tempo avevamo una pesantezza fisica. È normale, abbiamo fatto due settimane molto intense di lavoro, e quindi il fatto di non essere state molto fluide nel gioco penso sia dipeso dall'aspetto fisico. E poi anche un po' di tensione, perché comunque è l'ultima partita prima di partire per il mondiale, le aspettative. Dobbiamo sicuramente essere più cattive, determinate e affamate sotto porta, perché quando hai le occasioni le devi concretizzare e al mondiale non ne avremo tante». Aspetto emotivo che giocherà un ruolo importante secondo la Bertolini:« La tensione ci sarà sicuramente perché vai a fare un mondiale in un contesto bellissimo e in stadi con tanta gente, però è chiaro che da questo punto di vista abbiamo anche una maturità diversa come gruppo squadra, perché abbiamo giocatrici che hanno giocato la Champions, hanno fatto partite importanti e un mondiale». L'Italia, che ha staccato il biglietto per il mondiale 2023 dopo aver vinto senza troppe preoccupazioni il proprio gruppo di qualificazione europeo, con nove vittorie e una sconfitta, partirà domani per Auckland, a 20 giorni esatti dall'esordio contro l'Argentina, per adattarsi al meglio al fuso orario e al clima, e svolgere l'ultima parte di preparazione.
Gillette e Figc insieme per promuovere il calcio femminile in Italia

Da sinistra: Manuela Giugliano, Lisa Boattin, Valentina Giacinti, Barbara Bonansea, Elena Linari e Laura Giuliani insieme ai loro papà
In Italia oggi una donna su dodici gioca a calcio e addirittura una su venti se si parla di bambine. Sono i dati emersi da una ricerca sul calcio femminile commissionata da Gillette e condotta dall'Istituto di ricerca sociale e di marketing Eumetra, considerando un campione di 1.000 persone maggiorenni. La ricerca pubblicata lo scorso maggio ha evidenziato anche come il 50% dei genitori ritenga che il calcio non sia una disciplina sportiva adatta alle bambine in quanto si tratta di uno sport di contatto. Questi numeri ci dicono che in Italia c'è ancora molto da fare, soprattutto a livello culturale, per dare spinta a un movimento che in alcuni Paesi è addirittura superiore a quello maschile.
È in questo contesto che si inserisce l'iniziativa di Gillette La passione per il calcio non fa distinzioni. Un progetto avviato nel mese di maggio in collaborazione con Figc, con l'obiettivo di rafforzare l'impegno e il sostegno verso le atlete di questo sport in generale, e le azzurre della Nazionale che parteciperanno alla coppa del mondo Fifa 2023, in programma dal 20 luglio al 20 agosto in Nuova Zelanda e Australia. Ma l'intenzione del brand leader della rasatura e della Federazione italiana giuoco calcio è anche quella di contribuire a generare un impatto culturale positivo rispetto al calcio femminile e sostenere quindi in maniera sempre più concreta la base del movimento italiano verso il superamento di pregiudizi ancora oggi radicati. Un modo per rivolgersi a chi oggi è genitore, soprattutto al pubblico maschile che giudica il calcio femminile sulla base di uno stereotipo sì diminuito negli ultimi anni, ma non ancora del tutto crollato, ovvero quello secondo qui il calcio sarebbe uno sport esclusivo per gli uomini. Così non è, come dimostrato da queste atlete arrivate ad alti livelli dopo anni e anni di lotte e sacrifici, valse il 1° luglio del 2022 il raggiungimento dello status di professioniste. Una data storica che fa da spartiacque nel mondo del calcio femminile italiano, arrivata anche grazie all'exploit fatto dalla Nazionale ai precedenti mondiali del 2019 in Francia, quando Milena Bertolini e le sue ragazze arrivarono a sorpresa fino ai quarti di finale. Oggi le azzurre occupano il 14° posto nel ranking mondiale: una posizione di assoluto rispetto e prestigio in una classifica che vede al comando gli Stati Uniti (campioni del mondo in carica), davanti alla Svezia (una delle tre avversarie dell'Italia nel girone G ai mondiali 2023), e alla Germania. A dare un contributo molto importante alla causa in questi ultimi anni sono stati anche i club che finalmente hanno deciso di investire anche nelle squadre femminili: ha cominciato la Juventus con infrastrutture, staff e giocatrici che hanno portato alla conquista di cinque scudetti consecutivi dal 2018 al 2022, tre Coppa Italia e tre Supercoppe italiane. Ma anche la Roma, campione d'Italia quest'anno, Milan, Inter, Fiorentina e Sassuolo, che non a caso rappresentano il bacino d'utenza per la nostra Nazionale.
Sempre nell'ambito dell'iniziativa La passione per il calcio non fa distinzioni, sabato 1° luglio - a un anno esatto dall'entrata in vigore del professionismo nel calcio femminile - Gillette è scesa letteralmente in campo a fianco delle ragazze in occasione di Italia-Marocco, l'ultima amichevole prima della partenza per i mondiali. Al Paolo Mazza di Ferrara, davanti a 3.600 spettatori, la azzurre hanno pareggiato 0-0 per poi dedicarsi a un momento davvero emozionante insieme ai loro papà. Papà che insieme alle famiglie hanno concorso in maniera positiva alla carriera delle ragazze sostenendole nella scelta di diventare calciatrici, e hanno potuto assistere alla partita per la prima volta da bordocampo. Gillette ha puntato forte su questa scelta per coinvolgere la figura del genitore e trasmettere il messaggio chiave del progetto, che oltre agli appassionati e ai praticanti di questo sport, si rivolge soprattutto alle famiglie e in particolare ai papà. Dell'iniziativa promossa da Gillette, fa parte anche la campagna social #tifapertuafiglia, in cui il brand e le calciatrici della Nazionale protagoniste del progetto - Lisa Boattin, Barbara Bonansea, Valentina Giacinti, Laura Giuliani, Manuela Giugliano, Elena Linari - hanno sfidato tutti i papà d’Italia a realizzare un video in cui giocano a calcio con la propria figlia, per vincere il viaggio in Nuova Zelanda e assistere a una partita della coppa del mondo 2023. Anche dopo i Mondiali, Gillette sosterrà il settore attraverso una serie di attività e iniziative sul territorio nazionale, con l’obiettivo di raccontare il mondo del calcio alle bambine e alle loro famiglie. A raccontarlo, durante la conferenza stampa alla vigilia dell'amichevole contro il Marocco, è stato il direttore marketing di Gillette Italia Marco Centanni: «In collaborazione con la Federazione e il Settore giovanile e scolastico organizzeremo dei "Play days" a partire da fine settembre dove inviteremo più di 2.000 bambine in tante regioni italiane a giocare a calcio per coltivare i talenti delle giocatrici di domani». Si tratterà di eventi che avranno l’obiettivo di favorire la relazione tra bambine, famiglie e società locali e che si svolgeranno all’interno delle scuole calcio con attività ludico-sportive come gioco-partita su campi ridotti e challenge con la palla. «Il nostro progetto ha due blocchi: il primo lavora insieme alla federazione e alla nazionale di calcio femminile per generare un contributo culturale positivo, l'altra parte del progetto consiste nel lavoro sul territorio per dare un aiuto concreto e far provare il calcio femminile a tante bambine che si stanno avvicinando a questo mondo» - ha spiegato Centanni - «Vogliamo dare un contributo di responsabilità sociale e celebrare, portando come esempio, le famiglie che hanno supportato le calciatrici che oggi sono qui e giocheranno una competizione come quella del mondiale e ispireranno le giocatrici del domani».
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Il 20 luglio scatta la rassegna iridata in Australia e Nuova Zelanda. Dopo l'ultimo test amichevole contro il Marocco a Ferrara, il ct Milena Bertolini ha scelto le 25 azzurre che domani partiranno per Auckland. Esordio il 24 contro l'Argentina, poi Svezia e Sudafrica.Con La passione per il calcio non fa distinzioni Gillette e Figc scendono in campo per abbattere lo stereotipo secondo cui il calcio in Italia è uno sport per soli maschi. Il direttore marketing di Gillette Italia Marco Centanni: «Celebriamo le famiglie che hanno supportato le calciatrici che giocheranno il mondiale e ispireranno quelle del futuro».Lo speciale contiene due articoli.L'obiettivo minimo è superare il girone. L'obiettivo grande è confermare il quarto di finale del 2019. Il sogno è alzare l'asticella e stupire il mondo. Sono queste le ambizioni dell'Italia femminile alla vigilia della partenza per la Nuova Zelanda, dove il 20 luglio scatterà la nona edizione della coppa del mondo Fifa di calcio femminile, la terza per la nostra Nazionale dopo le partecipazioni a Cina 1991 e Francia 2019. In entrambe le circostanze il cammino proseguì fino ai quarti di finale, miglior risultato nella storia iridata per il nostro movimento femminile. Un piazzamento che se fosse confermato anche quest'anno, risulterebbe un successo, soprattutto dopo il poco brillante e deludente Europeo della scorsa estate che ha visto l'Italia eliminata nella fase a gironi, ultima dietro Francia, Belgio e Islanda.In Australia e Nuova Zelanda, i due Pesi che ospiteranno la rassegna, le avversarie delle azzurre si chiameranno Argentina, Svezia e Sudafrica. L'esordio avverrà il 24 luglio alle ore 18 locali, le 8 del mattino in Italia, contro l'Albiceleste all'Eden Park di Auckland. Poi il 29 luglio alle 19:30 locali di Wellington sarà il turno delle scandinave, tra le favorite alla conquista del mondiale insieme a Stati Uniti (squadra campione in carica e ancora imbattuta nel 2023), Germania e Inghilterra. Il girone G si chiuderà il 2 agosto alle 19 locali, sempre a Wellington, contro il Sudafrica, nazionale che ha vinto la coppa d'Africa nel 2022. Quel giorno sapremo se l'avventura azzurra andrà avanti o si interromperà.Intanto, per provare a fare meglio di dodici mesi fa e presentarsi in Nuova Zelanda al meglio, Milena Bertolini, che in molti danno all'ultimo grande appuntamento della sua carriera sulla panchina azzurra, ha puntato forte su un blocco di giocatrici che ha fatto bene nel corso della stagione appena conclusa, in particolare Roma e Juventus, con le giallorosse che hanno scucito lo scudetto dalla maglia bianconera dopo cinque titoli consecutivi. Dopo l'esclusione a sorpresa del capitano della Juventus Sara Gama, rimasta fuori dalle 32 pre-convocate per il ritiro di Brunico iniziato il 18 giugno, il ct ha sciolto gli ultimi dubbi dopo l'ultimo test amichevole disputato a Ferrara contro il Marocco, terminato 0-0. A rimanere fuori sono il portiere Katja Schroffenegger (Fiorentina), i difensori Julie Piga (Fc Fleury 91), Chiara Robustellini (Inter) e Valentina Bergamaschi (Milan), i centrocampisti Eva Schatzer (Juventus) e Flaminia Simonetti (Inter), e l'attaccante Martina Piemonte (Milan). Delle 25 selezionate, Beatrice Merlo (Inter) e Maria Luisa Filangeri (Sassuolo) rimarranno aggregate al gruppo per tutto il periodo di preparazione, con la possibilità di essere inserite nella lista ufficiale delle 23 entro il 10 luglio, in caso di infortunio dell'ultimo momento. Lista delle 23 di cui fanno parte i tre portieri Rachele Baldi (Fiorentina), Francesca Durante (Inter) e Laura Giuliani (Milan). Sette difensori: Elisa Bartoli (Roma), Lisa Boattin (Juventus), Lucia Di Guglielmo (Roma), Martina Lenzini (Juventus), Elena Linari (Roma), Benedetta Orsi (Sassuolo) e Cecilia Salvai (Juventus). Sei centrocampisti: Arianna Caruso (Juventus), Valentina Cernoia (Juventus), Giulia Dragoni (Barcellona), Manuela Giugliano (Roma), Giada Greggi (Roma) ed Emma Severini (Fiorentina). Sette attaccanti: Chiara Beccari (Juventus), Barbara Bonansea (Juventus), Sofia Cantore (Juventus), Valentina Giacinti (Roma), Cristiana Girelli (Juventus), Benedetta Glionna (Roma) e Annamaria Serturini (Roma).L'ultimo test contro la selezione marocchina, che a sua volta sarà impegnata per la prima volta in un mondiale ed è inserita nel gruppo H con Germania, Colombia e Corea del Sud, ha fornito alla Bertolini le indicazioni in vista dell'appuntamento mondiale. Il ct azzurro ha commentato così il match in conferenza stampa: «Mi sono piaciute le giovani che sono entrate e hanno debuttato. Le ragazze hanno provato a fare quello che ci eravamo detti, ma probabilmente al primo tempo avevamo una pesantezza fisica. È normale, abbiamo fatto due settimane molto intense di lavoro, e quindi il fatto di non essere state molto fluide nel gioco penso sia dipeso dall'aspetto fisico. E poi anche un po' di tensione, perché comunque è l'ultima partita prima di partire per il mondiale, le aspettative. Dobbiamo sicuramente essere più cattive, determinate e affamate sotto porta, perché quando hai le occasioni le devi concretizzare e al mondiale non ne avremo tante». Aspetto emotivo che giocherà un ruolo importante secondo la Bertolini:« La tensione ci sarà sicuramente perché vai a fare un mondiale in un contesto bellissimo e in stadi con tanta gente, però è chiaro che da questo punto di vista abbiamo anche una maturità diversa come gruppo squadra, perché abbiamo giocatrici che hanno giocato la Champions, hanno fatto partite importanti e un mondiale». L'Italia, che ha staccato il biglietto per il mondiale 2023 dopo aver vinto senza troppe preoccupazioni il proprio gruppo di qualificazione europeo, con nove vittorie e una sconfitta, partirà domani per Auckland, a 20 giorni esatti dall'esordio contro l'Argentina, per adattarsi al meglio al fuso orario e al clima, e svolgere l'ultima parte di preparazione.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/calcio-femminile-italia-mondiale-2023-2662217767.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gillette-e-figc-insieme-per-promuovere-il-calcio-femminile-in-italia" data-post-id="2662217767" data-published-at="1688399149" data-use-pagination="False"> Gillette e Figc insieme per promuovere il calcio femminile in Italia Da sinistra: Manuela Giugliano, Lisa Boattin, Valentina Giacinti, Barbara Bonansea, Elena Linari e Laura Giuliani insieme ai loro papà In Italia oggi una donna su dodici gioca a calcio e addirittura una su venti se si parla di bambine. Sono i dati emersi da una ricerca sul calcio femminile commissionata da Gillette e condotta dall'Istituto di ricerca sociale e di marketing Eumetra, considerando un campione di 1.000 persone maggiorenni. La ricerca pubblicata lo scorso maggio ha evidenziato anche come il 50% dei genitori ritenga che il calcio non sia una disciplina sportiva adatta alle bambine in quanto si tratta di uno sport di contatto. Questi numeri ci dicono che in Italia c'è ancora molto da fare, soprattutto a livello culturale, per dare spinta a un movimento che in alcuni Paesi è addirittura superiore a quello maschile.È in questo contesto che si inserisce l'iniziativa di Gillette La passione per il calcio non fa distinzioni. Un progetto avviato nel mese di maggio in collaborazione con Figc, con l'obiettivo di rafforzare l'impegno e il sostegno verso le atlete di questo sport in generale, e le azzurre della Nazionale che parteciperanno alla coppa del mondo Fifa 2023, in programma dal 20 luglio al 20 agosto in Nuova Zelanda e Australia. Ma l'intenzione del brand leader della rasatura e della Federazione italiana giuoco calcio è anche quella di contribuire a generare un impatto culturale positivo rispetto al calcio femminile e sostenere quindi in maniera sempre più concreta la base del movimento italiano verso il superamento di pregiudizi ancora oggi radicati. Un modo per rivolgersi a chi oggi è genitore, soprattutto al pubblico maschile che giudica il calcio femminile sulla base di uno stereotipo sì diminuito negli ultimi anni, ma non ancora del tutto crollato, ovvero quello secondo qui il calcio sarebbe uno sport esclusivo per gli uomini. Così non è, come dimostrato da queste atlete arrivate ad alti livelli dopo anni e anni di lotte e sacrifici, valse il 1° luglio del 2022 il raggiungimento dello status di professioniste. Una data storica che fa da spartiacque nel mondo del calcio femminile italiano, arrivata anche grazie all'exploit fatto dalla Nazionale ai precedenti mondiali del 2019 in Francia, quando Milena Bertolini e le sue ragazze arrivarono a sorpresa fino ai quarti di finale. Oggi le azzurre occupano il 14° posto nel ranking mondiale: una posizione di assoluto rispetto e prestigio in una classifica che vede al comando gli Stati Uniti (campioni del mondo in carica), davanti alla Svezia (una delle tre avversarie dell'Italia nel girone G ai mondiali 2023), e alla Germania. A dare un contributo molto importante alla causa in questi ultimi anni sono stati anche i club che finalmente hanno deciso di investire anche nelle squadre femminili: ha cominciato la Juventus con infrastrutture, staff e giocatrici che hanno portato alla conquista di cinque scudetti consecutivi dal 2018 al 2022, tre Coppa Italia e tre Supercoppe italiane. Ma anche la Roma, campione d'Italia quest'anno, Milan, Inter, Fiorentina e Sassuolo, che non a caso rappresentano il bacino d'utenza per la nostra Nazionale.Sempre nell'ambito dell'iniziativa La passione per il calcio non fa distinzioni, sabato 1° luglio - a un anno esatto dall'entrata in vigore del professionismo nel calcio femminile - Gillette è scesa letteralmente in campo a fianco delle ragazze in occasione di Italia-Marocco, l'ultima amichevole prima della partenza per i mondiali. Al Paolo Mazza di Ferrara, davanti a 3.600 spettatori, la azzurre hanno pareggiato 0-0 per poi dedicarsi a un momento davvero emozionante insieme ai loro papà. Papà che insieme alle famiglie hanno concorso in maniera positiva alla carriera delle ragazze sostenendole nella scelta di diventare calciatrici, e hanno potuto assistere alla partita per la prima volta da bordocampo. Gillette ha puntato forte su questa scelta per coinvolgere la figura del genitore e trasmettere il messaggio chiave del progetto, che oltre agli appassionati e ai praticanti di questo sport, si rivolge soprattutto alle famiglie e in particolare ai papà. Dell'iniziativa promossa da Gillette, fa parte anche la campagna social #tifapertuafiglia, in cui il brand e le calciatrici della Nazionale protagoniste del progetto - Lisa Boattin, Barbara Bonansea, Valentina Giacinti, Laura Giuliani, Manuela Giugliano, Elena Linari - hanno sfidato tutti i papà d’Italia a realizzare un video in cui giocano a calcio con la propria figlia, per vincere il viaggio in Nuova Zelanda e assistere a una partita della coppa del mondo 2023. Anche dopo i Mondiali, Gillette sosterrà il settore attraverso una serie di attività e iniziative sul territorio nazionale, con l’obiettivo di raccontare il mondo del calcio alle bambine e alle loro famiglie. A raccontarlo, durante la conferenza stampa alla vigilia dell'amichevole contro il Marocco, è stato il direttore marketing di Gillette Italia Marco Centanni: «In collaborazione con la Federazione e il Settore giovanile e scolastico organizzeremo dei "Play days" a partire da fine settembre dove inviteremo più di 2.000 bambine in tante regioni italiane a giocare a calcio per coltivare i talenti delle giocatrici di domani». Si tratterà di eventi che avranno l’obiettivo di favorire la relazione tra bambine, famiglie e società locali e che si svolgeranno all’interno delle scuole calcio con attività ludico-sportive come gioco-partita su campi ridotti e challenge con la palla. «Il nostro progetto ha due blocchi: il primo lavora insieme alla federazione e alla nazionale di calcio femminile per generare un contributo culturale positivo, l'altra parte del progetto consiste nel lavoro sul territorio per dare un aiuto concreto e far provare il calcio femminile a tante bambine che si stanno avvicinando a questo mondo» - ha spiegato Centanni - «Vogliamo dare un contributo di responsabilità sociale e celebrare, portando come esempio, le famiglie che hanno supportato le calciatrici che oggi sono qui e giocheranno una competizione come quella del mondiale e ispireranno le giocatrici del domani».
Antonio Decaro (Imagoeconomica)
La richiesta si basa, in gran parte, su una sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, a cui la Regione fortino del Pd - che con Michele De Pascale punta ad ergersi capofila nazionale delle politiche sanitarie autonome regionali - si è appellata per evitare di erogare, retroattivamente, gli stessi emolumenti, mai corrisposti, ai propri camici bianchi. La pretesa restituzione dei compensi, che per ogni singolo medico ammonterebbe a circa 70.000 euro, è arrivata la sera di Capodanno, lanciata via Pec alle 20.48 da qualche dirigente bontempone, ma ora rischia di trasformarsi in una valanga. I medici di base, infatti, non hanno preso bene l’idea di dover restituire decine di migliaia di euro a testa all’ente che per anni li ha erogati senza battere ciglio e, oltre ad aver dato mandato ai legali di resistere in giudizio a quello che definiscono «un vero furto», minacciano di fare «non uno, ma quattro passi indietro» nei confronti degli impegni assunti con Regione in relazione alle Case di Comunità, finanziate con 350 milioni di euro di fondi Pnrr, tra i fiori all’occhiello della campagna elettorale di Decaro. «Stiamo reagendo dal punto di vista legale sia a livello regionale che di singole Asl e abbiamo già dato mandato ai legali per impugnare la circolare e ottenerne la sospensiva immediata della direttiva regionale», spiega Antonio De Maria, segretario regionale del sindacato dei medici Fimmg. «La situazione del sistema sanitario della Puglia è già al collasso e in questo momento ci vuole coesione e grande collaborazione tra le parti. Innescare adesso un meccanismo del genere è pericolosissimo e ci auguriamo che questa richiesta, arrivata con modalità offensive dal dipartimento regionale della Sanità, non abbia l’avvallo politico. Avvisiamo già che non ci fermeremo e che a fronte di questo atto siamo pronti a rimettere completamente in discussione la nostra presenza e collaborazione al progetto delle Case di Comunità dell’intero territorio regionale». I sindacati dei medici sono uniti in questa battaglia: «Quanto avvenuto è sconcertante e si tratta di un attacco inopportuno e, a nostro parere, totalmente illegittimo. Appariamo come professionisti che hanno percepito dei soldi che non gli spettavano: è assolutamente falso. Quest’azione rappresenta l’espressione della situazione caotica che ormai da un anno viviamo nell’organizzazione della medicina territoriale a livello pugliese. Se qualcuno pensa di risanare in questo modo le finanze regionali, tagli dove si spreca», ha aggiunto Luigi Nigri, segretario regionale Puglia e vicepresidente nazionale Finp. Eppure, nonostante la posta in gioco, non sarà semplice per Decaro fare un passo indietro sulla questione. Rinunciare al prelievo dalle tasche dei dottori significherebbe, infatti, sconfessare la linea dell’Emilia-Romagna, che quegli stessi assegni, negli ultimi dieci anni, ai suoi medici non li ha mai versati e che ora rischia - a causa di un’azione legale partita da Rimini - di dover sborsare oltre 100 milioni di euro in un colpo solo. La Regione rossa, infatti, è in attesa del pronunciamento della Cassazione e, negli ambienti, si racconta che qualche settimana fa, presso la sede romana della Sisac - Struttura interregionale sanitari convenzionati, ossia il luogo in cui si costruiscono gli Accordi nazionali collettivi che stabiliscono gli emolumenti per i sanitari - si è tenuta una plenaria durante la quale, sul tema dei compensi ai medici, è stata dettata e condivisa una linea comune. Il mandato più o meno esplicito sarebbe stato quello di «evitare di pagare per non far finire nei guai chi non ha nulla in cassa». In sostanza, marciare uniti a scapito dei camici bianchi. E a quanto pare, la Puglia ha preso l’indicazione come un ordine. «Mi pare sia evidente che la sinistra in Italia abbia perso qualsiasi titolo per parlare di sanità: chiedono di aumentare le risorse che hanno tagliato durante i loro governi e stanno dimostrando di non saper neppure gestire quelle che hanno nelle Regioni che governano. La situazione che si è venuta a creare in Puglia credo sia abbastanza emblematica; tra l’altro la Puglia ha erogato questi integrativi, così Decaro si è fatto bello per le elezioni regionali ed oggi, dopo la vittoria, gli chiede indietro ai medici di base a cui magari pochi mesi fa chiedeva il voto», commenta il senatore Fdi Marco Lisei. «Un comportamento immorale, che però non lascia immune da critiche neppure la Regione Emilia-Romagna, che quegli integrativi avrebbe dovuto coprirli. Ora serve chiarezza, ma soprattutto servono tutele per i professionisti sanitari. Per questo come governo abbiamo destinato risorse dedicate per aumentare gli stipendi e tutelare chi nel corso degli anni ha tenuto in piedi il sistema sanitario mentre la sinistra lo sfasciava». Il prossimo 12 gennaio, per Decaro, sarà una data importante: il report sulla realizzazione delle Case di Comunità verrà trasmesso all’Autorità di missione Pnrr, presso il ministero della Salute, per una valutazione sullo stato di avanzamento del progetto. La promessa - nonché condizione necessaria per il raggiungimento del target e dunque per l’ottenimento dei fondi Pnrr - è che al 30 giugno 2026 la Puglia avrà 123 Case di comunità, ma la Corte dei Conti, che ha già un fascicolo aperto sui ritardi nella realizzazione delle opere, ha ricordato esplicitamente che per essere soddisfatto pienamente il target di giugno «non implica solo la realizzazione, ma la completa messa a disposizione delle strutture dotate di tutte le attrezzature necessarie al funzionamento». Medici compresi.
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La riaffermazione di tale principio si accompagna, tuttavia, nella stessa sentenza n. 204/2025, alla declaratoria di illegittimità costituzionale dell’articolo 7 della legge regionale oggetto di ricorso, che, apparentemente in linea con il suddetto principio, impegnava le aziende sanitarie locali a fornire all’aspirante suicida «il supporto tecnico e farmacologico nonché l’assistenza sanitaria per la preparazione all’autosomministrazione del farmaco autorizzato».
L’incostituzionalità di tale disposizione - afferma la Corte - è dovuta al fatto che essa «invade la riserva allo Stato della fissazione dei principi fondamentali in materia di tutela della salute», dal momento che non si limita a semplici «norme di dettaglio» attuative dei suddetti principi, ma avrebbe dato luogo a «una illegittima determinazione degli stessi da parte della legislazione regionale». Giova, in proposito, ricordare che la tutela della salute è, appunto, una delle materie in cui, ai sensi dell’articolo 117, comma III, della Costituzione, la potestà legislativa spetta alle Regioni, «salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservati alla legislazione dello Stato».
Il ragionamento della Corte non farebbe una grinza se non fosse per il fatto che, nella sentenza n. 204/2025, la stessa Corte ha cura di precisare che la ritenuta incostituzionalità dell’articolo 7 della legge regionale toscana «lascia intatto il diritto», riconosciuto all’aspirante suicida dalla sentenza n. 132/ 2025, «di ottenere dalle aziende del Servizio sanitario regionale il farmaco, i dispositivi eventualmente occorrenti all’autosomministrazione, nonché l’assistenza sanitaria anche durante l’esecuzione di questa procedura». Ciò in forza della «portata autoapplicativa» da riconoscersi - afferma sempre la Corte - alla suddetta sentenza. Ma una sentenza della Corte Costituzionale che abbia «portata autoapplicativa» e nella quale vengano - come nel caso di specie - dettati principi del tutto analoghi a quelli che potrebbero essere stabiliti con legge dello Stato, dovrebbe, con ogni evidenza, essere considerata idonea ad assolvere alla stessa funzione che l’articolo 117, comma III, della Costituzione assegna alla legge statale per la determinazione dei principi fondamentali ai quali dovrebbe poi attenersi la legislazione regionale. L’articolo 7 della legge regionale toscana, quindi, siccome del tutto aderente a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza in questione, non sarebbe stato da dichiarare incostituzionale.
La declaratoria di incostituzionalità si rivela, però, paradossalmente, corretta proprio considerando che, in realtà, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte, al principio affermato nella sentenza n. 132/2025 e confermato in quella n. 204/2025 non sembra affatto che possa attribuirsi carattere vincolante e meno che mai, quindi, «portata autoapplicativa». Si tratta, infatti, di un principio che non è in alcun modo conseguenziale alla già ricordata sentenza della stessa Corte n. 242/2019, essendosi questa limitata a rendere non punibile, a determinate condizioni, mediante declaratoria di parziale incostituzionalità dell’articolo 580 del codice penale, la condotta di chi presti aiuto al suicidio, senza con ciò attribuire all’aspirante suicida alcun diritto a ottenere quell’aiuto da parte di chicchessia, ivi compreso il Servizio sanitario nazionale. A quest’ultimo, infatti, la Corte affida il solo compito di accertare che le suddette condizioni siano effettivamente sussistenti e che le modalità stabilite dall’interessato e dal medico di sua fiducia per l’esecuzione del suicidio non siano tali da offendere la dignità della persona e cagionarle sofferenze.
Lo stesso principio, inoltre, non può neppure dirsi funzionale alla decisione a suo tempo assunta con la sentenza n. 132/2025, in cui esso è enunciato, dal momento che tale sentenza, a sostegno della ritenuta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio del consenziente, fece essenzialmente leva sul fatto che, contrariamente a quanto affermato dai ricorrenti, non poteva dirsi accertata, in linea di fatto, l’assoluta irreperibilità, sul mercato, di strumenti che consentissero all’aspirante suicida, nonostante la sua condizione di paraplegico, l’autonoma assunzione del farmaco mortale. L’affermazione che del reperimento di quegli strumenti dovesse farsi carico, se necessario, il Servizio sanitario nazionale, rispondendo ciò a un diritto dell’interessato, aveva carattere meramente incidentale (c.d. «obiter dictum»); il che, secondo quanto pacificamente ritenuto dalla dottrina giuridica, esclude in radice che ad essa possa attribuirsi carattere vincolante tanto nei confronti del Servizio sanitario nazionale quanto in quelli del legislatore ordinario.
Non può in alcun modo condividersi, quindi, l’opinione di chi - come il senatore del Pd Alfredo Bazoli, secondo quanto riferito sulla Verità del 31 dicembre scorso nell’articolo a firma di Carlo Tarallo - sostiene che il legislatore ordinario, nel dettare la disciplina generale in materia di fine vita, non potrebbe «in alcun modo derogare» al principio in questione giacché quello in esso affermato sarebbe «un diritto pienamente riconosciuto e dunque pienamente eseguibile». Deve invece ritenersi, al contrario, che il legislatore ordinario sia perfettamente libero di seguire o non seguire l’indicazione della Corte Costituzionale circa il ruolo da attribuirsi al Servizio sanitario nazionale, senza che, nella seconda di tali ipotesi, la sua scelta possa cadere, alla prima occasione, sotto la mannaia della stessa Corte; ciò sempre che, naturalmente, quest’ultima resista alla ricorrente tentazione di esorbitare dai limiti delle proprie funzioni; sul che, ovviamente, dati i numerosi precedenti, nessuno può azzardarsi a mettere la mano sul fuoco.
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«Io sono notizia» (Netflix)
Non una biografia, ma un modo, più accattivante del solo accademico, di ripercorrere la storia dell'Italia: gli anni Novanta e il momento, senza data precisa, in cui il confine tra vita privata e pubblica apparenza, tra famiglia e spettacolo, si è fatto labile.
Fabrizio Corona - Io sono notizia, docuserie in cinque episodi disponibile su Netflix a partire da venerdì 9 gennaio, promette di sfruttare la parabola di un singolo individuo (opportunamente discusso e divisivo) per trovare, poi, gli stilemi di un racconto universale. Non è Corona, dunque, re dei paparazzi, ma il sistema moderno, declinato nel nostro Paese sul berlusconismo, sulla faziosità, vera o presunta, dei media, sul modo in cui il giornalismo si è progressivamente piegato al gossip e alla ricerca della notorietà, dimenticando ogni deontologia professionale.
Io sono notizia, il cui avvento Fabrizio Corona ha annunciato sui propri social network in pompa magna, con l'orgoglio di chi non ha paura di veder riproposta la propria crescita umana, prende il via da lontano. Fabrizio è giovane, figlio di un padre - Vittorio Corona - tanto visionario e talentuoso quanto ingombrante. Corona, padre, avrebbe cambiato il volto dell'editoria, salvo poi essere fatto fuori da quella stessa gente che diceva apprezzarlo. Fabrizio, ragazzo, è cresciuto così, con il complesso, forse inconscio, di dover tenere il passo del genitore, esserne all'altezza. L'ambiente del padre, dunque, è stato l'obiettivo del figlio. Che, diversamente, però, ha deciso di sfruttarlo in altro modo. Fabrizio Corona avrebbe messo in ginocchio i salotti bene, e il gossip sarebbe stato merce di scambio. Lo strappo, che la docuserie ricostruisce, sarebbe arrivato con Vallettopoli e le accuse di estorsione.
Allora, il re dei paparazzi avrebbe perso parte del proprio appeal, trasformandosi nel bersaglio di una giustizia che, per alcuni, ne avrebbe fatto un capro espiatorio. Quel che segue sono processi, dibattiti, prime pagine e opinioni, è lo scontro fra chi considera Corona un demone e chi, invece, lo vorrebbe assolto.
Quel che segue è la rapida ascesa dei social network, di cui il re Mida del gossip ha saputo intuire il potenziale e le criticità, sfruttandoli, come nessun altro, per tessere la propria tela. Ed è qui, tra le pieghe di questa metamorfosi, da ragazzo d'oro a figura confusa, che Netflix racconta essere nato il Fabrizio di oggi, l'essere capace di fare della propria vita un'opera, d'arte o meno sia dibattuto in altra sede.
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