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Caivano: «Zingaretti & Co hanno già emesso la condanna. Non strumentalizzino per agevolare l’iter Ddl Zan»

Caivano: «Zingaretti & Co hanno già emesso la condanna. Non strumentalizzino per agevolare l’iter Ddl Zan»
Ansa

«Ci uniamo alle reazioni di sdegno e di condanna dei gravi fatti avvenuti a Caivano dove una giovane ragazza lesbica sarebbe stata uccisa dal fratello Michele che non sopportava la sua relazione stabile con il ragazzo trans che era con lei sullo scooter. Ma altrettanto fermamente diciamo un no secco alle strumentalizzazioni politiche che stiamo leggendo in queste ore. Per la famiglia Michele non l'ha speronata ma è stato un incidente, dunque Nicola Zingaretti, il Pd e quanti in queste ore hanno già emesso la condanna del ragazzo attendano almeno di conoscere i risultati delle indagini e i fatti prima» hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus dopo la scoperta delle ragioni alla base dell'omicidio di Maria Paola Gaglione.

«Un omicidio, però, non può diventare l'occasione per fare politica sulla pelle degli altri. Invece secondo Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, e il segretario Pd Nicola Zingaretti, proprio per questi fatti servirebbe una norma seria contro l'omotransfobia. Assurdità! La legge deve continuare ad essere uguale per tutti e non un privilegio di pochi» ha aggiunto Pro Vita e Famiglia.

«Tuttavia - concludono Brandi e Coghe - se il movente e l'azione criminale venissero confermati, quest'uomo andrà in galera per quello che ha fatto perchè la legge già c'è e punisce severamente le violenze di questo tipo. Avremo proprio la prova che il Ddl Zan non è necessario! Piuttosto in Italia si pensi ad assicurare maggiormente la certezza della pena».

«Racconto il calcio a chi non ha pay tv»
Fabio Ravezzani (Getty Images)
Il direttore di Telelombardia Fabio Ravezzani, che ha inventato un genere nuovo di talk show: «Gli ospiti-tifosi sono maschere ma soprattutto persone che si rispettano. Il duo Crudeli-Corno era l’archetipo perfetto. Pesce è un fuoriclasse».

Negli ultimi quasi trent’anni Telelombardia non è stata soltanto una televisione locale, ma un fenomeno popolare capace di raccontare il calcio come nessun altro: diretto, passionale, rumoroso, imperfetto e per questo autentico. Un calcio senza pay tv, senza filtri, fatto di tifosi, personaggi riconoscibili, discussioni accese e linguaggi che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca. Tutto ciò sotto la guida del direttore Fabio Ravezzani, che a fine anno lascerà l’emittente. Dai siparietti di Qui Studio a Voi Stadio alle «moviola umane», dai telecronisti dichiaratamente tifosi alle discussioni colorite che hanno segnato intere generazioni di appassionati, Telelombardia continuerà a raccontare il calcio con la stessa energia. Come tiene a precisare lo stesso Ravezzani: «Qsvs era una trasmissione leader prima di me e lo sarà anche dopo di me».

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Non tacere sull’aborto può salvare tante vite
iStock
Chi prega davanti alle cliniche fa cambiare idea alla maggioranza delle donne intenzionate a interrompere la gravidanza. Ecco perché sono così preziose iniziative come quella del vescovo di Sanremo, che fa suonare le campane per svegliare le coscienze.

Per chi suona la campana. È il verso di una poesia di John Donne, reso celeberrimo da Ernest Hemingway che l’ha scelto come titolo di un suo romanzo. È diventato anche una maniera di dire, non molto diffusa, è una citazione colta, rara. Nella poesia, quella che suona è una campana a morto. Non domandare per chi suona, suona anche per te, perché nessun uomo è un’isola, e la morte di qualcuno ci diminuisce tutti.

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Dimmi La Verità | Marco Pellegrini (M5s): «Gli ultimi sviluppi di politica internazionale»

Ecco #DimmiLaVerità del 19 gennaio 2026. Con il deputato del M5s Marco Pellegrini commentiamo gli ultimi sviluppi di politica internazionale tra Groenlandia e Gaza.

Coppa d’Africa, il laboratorio del caos: tra ambizioni mondiali, polemiche e nervi scoperti
Il rigore sbagliato dal marocchino Brahim Diaz nella finale persa contro il Senegal (Getty Images)
  • L’edizione 2025-26 in Marocco, pensata come prova generale per il Mondiale 2030, ha messo in mostra stadi e copertura globale, ma anche traffico paralizzato, proteste delle federazioni, sospetti di favoritismi e una finale esplosiva: più che una celebrazione del calcio africano, un torneo che ha rivelato tutte le fragilità di un sistema sotto pressione.
  • Il presidente della Fifa, Gianni Infantino: «Le brutte scene a cui abbiamo assistito devono essere condannate e non devono mai più ripetersi. Ribadisco che non hanno posto nel calcio».

Lo speciale contiene due articoli.

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