Caivano: «Zingaretti & Co hanno già emesso la condanna. Non strumentalizzino per agevolare l’iter Ddl Zan»

«Ci uniamo alle reazioni di sdegno e di condanna dei gravi fatti avvenuti a Caivano dove una giovane ragazza lesbica sarebbe stata uccisa dal fratello Michele che non sopportava la sua relazione stabile con il ragazzo trans che era con lei sullo scooter. Ma altrettanto fermamente diciamo un no secco alle strumentalizzazioni politiche che stiamo leggendo in queste ore. Per la famiglia Michele non l'ha speronata ma è stato un incidente, dunque Nicola Zingaretti, il Pd e quanti in queste ore hanno già emesso la condanna del ragazzo attendano almeno di conoscere i risultati delle indagini e i fatti prima» hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus dopo la scoperta delle ragioni alla base dell'omicidio di Maria Paola Gaglione.

«Un omicidio, però, non può diventare l'occasione per fare politica sulla pelle degli altri. Invece secondo Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, e il segretario Pd Nicola Zingaretti, proprio per questi fatti servirebbe una norma seria contro l'omotransfobia. Assurdità! La legge deve continuare ad essere uguale per tutti e non un privilegio di pochi» ha aggiunto Pro Vita e Famiglia.

«Tuttavia - concludono Brandi e Coghe - se il movente e l'azione criminale venissero confermati, quest'uomo andrà in galera per quello che ha fatto perchè la legge già c'è e punisce severamente le violenze di questo tipo. Avremo proprio la prova che il Ddl Zan non è necessario! Piuttosto in Italia si pensi ad assicurare maggiormente la certezza della pena».

Ursula von der Leyen (Ansa)
  • Parlando con il Financial Times, il capo della Commissione nasconde la debacle europea sulla profilassi. E usa la paura del futuro per ottenere più accentramento.
  • L'esperto di diritto internazionale Giancarlo Cipolla: «La trasparenza degli accordi non è stata rispettata. Le clausole supinamente accettate dall'Europa sono vessatorie, per cui nulle. Chi ha firmato il patto forse non sapeva cosa stava facendo».
Domenico Arcuri (Ansa)
Alla fine, Mario Draghi ha ringraziato Domenico Arcuri e gli ha indicato la porta. Da oggi, il commissario Covid non è più l'amministratore delegato di Invitalia, ma il suo posto è stato preso da Francesco Paolo Figliuolo, un generale degli alpini, comandante logistico dell'esercito, ossia una persona abituata non solo alle emergenze (ha guidato la missione in Afghanistan e le forze Nato in Kosovo), ma anche all'organizzazione.
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