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2025-09-13
Un altro Ramy fugge dalla polizia e muore
Bologna, i resti dell'Audi rubata sulla quale due ragazzi albanesi stavano fuggendo dalla Polizia (Ansa)
L’ennesimo incidente per evitare un controllo della polizia ha lasciato privo di vita sull’asfalto Valjero Maksuti, 18 anni, albanese con precedenti per furto e resistenza, sbalzato fuori dall’abitacolo probabilmente perché non indossava la cintura di sicurezza e dilaniato tra le lamiere dell’Audi A3 Sportback 2.0 turbo diesel da 150 cavalli e velocità massima da 220 chilometri orari, rubata, che guidava un suo connazionale diciannovenne, Kaloschi Orgito, finito in ospedale con codice di media gravità e non in pericolo di vita. L’auto, usata dai due per quasi tre giorni consecutivi, immatricolata in provincia di Alessandria nel 2016, era ferma al semaforo di via Tolmino, ma già sospetta. La denuncia di furto, risulta alla Verità, era stata presentata al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Bologna e inserita nella banca dati delle Forze dell’ordine il 9 settembre. La pattuglia si avvicina, l’equipaggio è pronto a chiedere i documenti, ma allo scattare del verde l’Audi parte in accelerazione e scatta come un proiettile. Nasce l’inseguimento: la volante, un’Alfa Romeo Tonale, dietro, sirena spiegata, lampeggiante acceso, non regge il passo. È l’alba. Nel video diffuso dalla polizia si vedono i fari dell’Audi squarciare il buio delle 5 in via Murri, quartiere Santo Stefano, zona residenziale di Bologna. Arriva a velocità elevatissima all’incrocio con via dei Lamponi, la traiettoria è leggermente disallineata rispetto al marciapiedi. Il conducente tenta di correggere, ma la vettura perde aderenza. Poi l’impatto. «Un boato» l’hanno definito i testimoni. Contro un palo dell’illuminazione pubblica che ha diviso a metà l’Audi, sollevando la coda e squarciandola fino all’altezza dei sedili posteriori, con pezzi della carrozzeria volati a diversi metri. Stando alla stampa locale sarebbero rimaste danneggiate anche altre autovetture in sosta. Molti secondi dopo si vede arrivare la Volante. Orgito è incensurato, ma per lui sono scattati l’arresto per omicidio stradale (eseguito dagli agenti del Commissariato Santa Viola) e una denuncia per ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Stando ai primi accertamenti guidava con una patente albanese che non è risultata convertita in Italia. Tra i rottami sono stati trovati un tirapugni, un martelletto frangivetro, un mazzo di chiavi di un appartamento e attrezzi da scasso. L’intera scena, alle 5.30, si è trasformata in un cantiere di soccorsi. Arrivano altre pattuglie della polizia, la Polizia locale che chiude l’incrocio, i Vigili del fuoco, gli operatori del 118. L’odore di gasolio e di plastica bruciata impregna l’aria. Il quartiere si sveglia di colpo. Dalla Questura, poche ore dopo, chiariscono la dinamica: «Si precisa che la volante non è mai entrata in contatto con l’auto e che gli agenti non hanno neppure visto l’impatto perché avevano perso il mezzo». I poliziotti hanno prestato soccorso ai due giovani. La proprietaria dell’auto, arrivata sul posto, è sotto choc: «Non posso pensare che sulla mia auto è morto un ragazzo». Il racconto dei commercianti di via Murri ricompongono i minuti precedenti. «Stavo aprendo l’edicola quando ho visto arrivare un’auto a tutta velocità dal centro», ha raccontato uno dei testimoni: «Sembrava una scheggia impazzita. Era in mezzo alla strada, poi si è buttata sulla destra ed è finita contro il palo. Non ha nemmeno frenato. Dietro, poco dopo, ho visto arrivare la macchina della polizia». Un farmacista della zona conferma di aver consegnato le registrazioni delle telecamere: «Verso le 7, quando sono arrivato, era ancora tutto così. L’auto spezzata a metà. Le autorità mi hanno chiesto le immagini della videosorveglianza». Nelle immagini non si vede esattamente l’impatto «ma», spiega il farmacista, «si vede la macchina arrivare dal centro e posso confermare che non ci sia stato nessuno speronamento. La macchia della polizia è arrivata a distanza di una ventina di secondi circa, forse di più, non saprei essere preciso». Il video diffuso dalla polizia conferma l’accaduto. Ma il sindaco di Bologna Matteo Lepore se ne esce con un «aspettiamo che ci dicano la Polizia di Stato e gli inquirenti di cosa si trattava esattamente». Poi ha aggiunto: «È evidente che la polizia sta lavorando. Li voglio ringraziare per gli interventi che si stanno facendo sempre più frequenti». I due erano regolari sul territorio italiano. Maksuti era arrivato come minore straniero non accompagnato e fino al compimento della maggiore età è risultato domiciliato in una comunità bolognese, lasciata nel febbraio scorso, quando ha fissato la sua residenza in un appartamento preso in affitto. Orgito, invece, nonostante i 19 anni suonati, è ancora ospite di un centro d’accoglienza. Dopo i rilievi, i resti dell’Audi catalogati dalla polizia Scientifica e sequestrati dalla Procura, sono stati caricati su un carro attrezzi e portati in un deposito giudiziario. Il corpo di Maksuti, invece, all’obitorio, in attesa che la Procura disponga l’autopsia. Orgito, dopo le cure, è stato sottoposto agli accertamenti alcolemici e tossicologici. Sono ancora in corso le verifiche tecniche sulla velocità del veicolo al momento dell’impatto e sul corretto funzionamento dei sistemi di sicurezza dell’auto. Le immagini delle telecamere di sorveglianza acquisite e i rilievi della polizia serviranno a ricostruire metro per metro la dinamica dell’inseguimento e dell’impatto. E, ha ricordato Domenico Pianese, segretario del sindacato di polizia Coisp, «non fermarsi all’alt non è un diritto, è un crimine».
Monfalcone, arrestato un africano. Ha palpeggiato una ragazza sul bus
Un episodio di violenza sessuale si è verificato il 29 agosto scorso a bordo di un autobus della linea Apt, sulla tratta tra Monfalcone e Ronchi dei Legionari, nel territorio monfalconese (Gorizia). La vittima è una ragazza di 19 anni che ha subito molestie da parte di un cittadino extracomunitario di 32 anni, di origini africane.
L’episodio era avvenuto nel pomeriggio, intorno alle 17.30, quando, stando alle ricostruzioni, all’interno del mezzo viaggiavano soltanto la giovane e il suo aguzzino. La ragazza era seduta sull’autobus quando l’uomo le si è affiancato e ha iniziato a toccarla e palpeggiarla. Nonostante lo shock, la diciannovenne ha avuto la prontezza di reagire e chiedere aiuto al conducente dell’autobus, che ha subito chiamato il 112, permettendo l’intervento dei carabinieri. Lo stupratore è stato arrestato per violenza sessuale e trasferito nel carcere di Gorizia. La giovane vittima, contestualmente, pur visibilmente scossa dall’accaduto, ha rifiutato le cure sanitarie ma ha formalizzato denuncia nei confronti dell’arrestato.
L’episodio ha suscitato forti reazioni politiche, in particolare da parte dell’europarlamentare del Carroccio Anna Maria Cisint, già sindaco di Monfalcone tra il 2016 e il 2024, che da sempre si batte per il ripristino della legalità in un territorio costretto a una complicatissima convivenza con immigrati perlopiù islamici. Cisint ha commentato con fermezza sui social media: «Un extracomunitario tenta violenza a una giovane donna in autobus tra Monfalcone e Ronchi. Mi chiedo: lavora? Dove lavora? Ma chissà quante volte avrà tentato schifezze del genere. L’autista dell’autobus, che merita un premio, ha chiamato i carabinieri, che sono intervenuti in tempo e lo hanno arrestato. Per l’africano mi auguro remigrazione immediata».
Anche il deputato friulano della Lega Graziano Pizzimenti è intervenuto sulla vicenda dichiarando: «Episodi come questo scuotono profondamente le nostre comunità e crediamo che garantire il sostegno a donne e uomini in divisa sia l’unico modo per tutelare i nostri cittadini, ristabilendo ordine e legalità nelle nostre città. Non c’è spazio per chi intende venire nel nostro Paese per delinquere o commettere gravi episodi di violenza mettendo a rischio la vita della nostra gente».
Tutto ciò riporta alla memoria una vicenda simile, avvenuta tra il 9 e il 10 maggio 2017 a Trieste. La ragazza, una diciassettenne, era stata trovata riversa a terra con una ferita al ginocchio e numerose ecchimosi sul viso. Era stata rapinata, picchiata e violentata da un iracheno richiedente asilo di 26 anni, Govand Mekail. In quell’occasione, l’allora governatore regionale, Debora Serracchiani (una renziana della prima ora), era stata coperta di infamie per il suo duro commento. Diceva infatti Serracchiani: «La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese. In casi come questi riesco a capire il senso di rigetto che si può provare verso individui che commettono crimini così sordidi. Sono convinta che l’obbligo dell’accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza. Per quanto mi riguarda, gesti come questo devono prevedere l’espulsione dal nostro Paese, ovviamente dopo assolta la pena. Se c’è un problema di legislazione carente in merito bisogna rimediare».
Sembra, disgraziatamente, che non sia cambiato molto da allora, se non in peggio.
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Due ragazzi alla guida di un’Audi rubata perdono il controllo scappando dalle volanti a Bologna: schianto fatale con un lampione. Un testimone: «Sarà andato a 150 all’ora, le pattuglie erano lontane». Ma Lepore attacca: «Aspettiamo che ci dicano com’è andata».Monfalcone, africano accusato di violenza sessuale. Cisint: «Va rimandato a casa sua».Lo speciale contiene due articoli.L’ennesimo incidente per evitare un controllo della polizia ha lasciato privo di vita sull’asfalto Valjero Maksuti, 18 anni, albanese con precedenti per furto e resistenza, sbalzato fuori dall’abitacolo probabilmente perché non indossava la cintura di sicurezza e dilaniato tra le lamiere dell’Audi A3 Sportback 2.0 turbo diesel da 150 cavalli e velocità massima da 220 chilometri orari, rubata, che guidava un suo connazionale diciannovenne, Kaloschi Orgito, finito in ospedale con codice di media gravità e non in pericolo di vita. L’auto, usata dai due per quasi tre giorni consecutivi, immatricolata in provincia di Alessandria nel 2016, era ferma al semaforo di via Tolmino, ma già sospetta. La denuncia di furto, risulta alla Verità, era stata presentata al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Bologna e inserita nella banca dati delle Forze dell’ordine il 9 settembre. La pattuglia si avvicina, l’equipaggio è pronto a chiedere i documenti, ma allo scattare del verde l’Audi parte in accelerazione e scatta come un proiettile. Nasce l’inseguimento: la volante, un’Alfa Romeo Tonale, dietro, sirena spiegata, lampeggiante acceso, non regge il passo. È l’alba. Nel video diffuso dalla polizia si vedono i fari dell’Audi squarciare il buio delle 5 in via Murri, quartiere Santo Stefano, zona residenziale di Bologna. Arriva a velocità elevatissima all’incrocio con via dei Lamponi, la traiettoria è leggermente disallineata rispetto al marciapiedi. Il conducente tenta di correggere, ma la vettura perde aderenza. Poi l’impatto. «Un boato» l’hanno definito i testimoni. Contro un palo dell’illuminazione pubblica che ha diviso a metà l’Audi, sollevando la coda e squarciandola fino all’altezza dei sedili posteriori, con pezzi della carrozzeria volati a diversi metri. Stando alla stampa locale sarebbero rimaste danneggiate anche altre autovetture in sosta. Molti secondi dopo si vede arrivare la Volante. Orgito è incensurato, ma per lui sono scattati l’arresto per omicidio stradale (eseguito dagli agenti del Commissariato Santa Viola) e una denuncia per ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Stando ai primi accertamenti guidava con una patente albanese che non è risultata convertita in Italia. Tra i rottami sono stati trovati un tirapugni, un martelletto frangivetro, un mazzo di chiavi di un appartamento e attrezzi da scasso. L’intera scena, alle 5.30, si è trasformata in un cantiere di soccorsi. Arrivano altre pattuglie della polizia, la Polizia locale che chiude l’incrocio, i Vigili del fuoco, gli operatori del 118. L’odore di gasolio e di plastica bruciata impregna l’aria. Il quartiere si sveglia di colpo. Dalla Questura, poche ore dopo, chiariscono la dinamica: «Si precisa che la volante non è mai entrata in contatto con l’auto e che gli agenti non hanno neppure visto l’impatto perché avevano perso il mezzo». I poliziotti hanno prestato soccorso ai due giovani. La proprietaria dell’auto, arrivata sul posto, è sotto choc: «Non posso pensare che sulla mia auto è morto un ragazzo». Il racconto dei commercianti di via Murri ricompongono i minuti precedenti. «Stavo aprendo l’edicola quando ho visto arrivare un’auto a tutta velocità dal centro», ha raccontato uno dei testimoni: «Sembrava una scheggia impazzita. Era in mezzo alla strada, poi si è buttata sulla destra ed è finita contro il palo. Non ha nemmeno frenato. Dietro, poco dopo, ho visto arrivare la macchina della polizia». Un farmacista della zona conferma di aver consegnato le registrazioni delle telecamere: «Verso le 7, quando sono arrivato, era ancora tutto così. L’auto spezzata a metà. Le autorità mi hanno chiesto le immagini della videosorveglianza». Nelle immagini non si vede esattamente l’impatto «ma», spiega il farmacista, «si vede la macchina arrivare dal centro e posso confermare che non ci sia stato nessuno speronamento. La macchia della polizia è arrivata a distanza di una ventina di secondi circa, forse di più, non saprei essere preciso». Il video diffuso dalla polizia conferma l’accaduto. Ma il sindaco di Bologna Matteo Lepore se ne esce con un «aspettiamo che ci dicano la Polizia di Stato e gli inquirenti di cosa si trattava esattamente». Poi ha aggiunto: «È evidente che la polizia sta lavorando. Li voglio ringraziare per gli interventi che si stanno facendo sempre più frequenti». I due erano regolari sul territorio italiano. Maksuti era arrivato come minore straniero non accompagnato e fino al compimento della maggiore età è risultato domiciliato in una comunità bolognese, lasciata nel febbraio scorso, quando ha fissato la sua residenza in un appartamento preso in affitto. Orgito, invece, nonostante i 19 anni suonati, è ancora ospite di un centro d’accoglienza. Dopo i rilievi, i resti dell’Audi catalogati dalla polizia Scientifica e sequestrati dalla Procura, sono stati caricati su un carro attrezzi e portati in un deposito giudiziario. Il corpo di Maksuti, invece, all’obitorio, in attesa che la Procura disponga l’autopsia. Orgito, dopo le cure, è stato sottoposto agli accertamenti alcolemici e tossicologici. Sono ancora in corso le verifiche tecniche sulla velocità del veicolo al momento dell’impatto e sul corretto funzionamento dei sistemi di sicurezza dell’auto. Le immagini delle telecamere di sorveglianza acquisite e i rilievi della polizia serviranno a ricostruire metro per metro la dinamica dell’inseguimento e dell’impatto. E, ha ricordato Domenico Pianese, segretario del sindacato di polizia Coisp, «non fermarsi all’alt non è un diritto, è un crimine».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bologna-fuga-polizia-2673990367.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="monfalcone-arrestato-un-africano-ha-palpeggiato-una-ragazza-sul-bus" data-post-id="2673990367" data-published-at="1757709776" data-use-pagination="False"> Monfalcone, arrestato un africano. Ha palpeggiato una ragazza sul bus Un episodio di violenza sessuale si è verificato il 29 agosto scorso a bordo di un autobus della linea Apt, sulla tratta tra Monfalcone e Ronchi dei Legionari, nel territorio monfalconese (Gorizia). La vittima è una ragazza di 19 anni che ha subito molestie da parte di un cittadino extracomunitario di 32 anni, di origini africane.L’episodio era avvenuto nel pomeriggio, intorno alle 17.30, quando, stando alle ricostruzioni, all’interno del mezzo viaggiavano soltanto la giovane e il suo aguzzino. La ragazza era seduta sull’autobus quando l’uomo le si è affiancato e ha iniziato a toccarla e palpeggiarla. Nonostante lo shock, la diciannovenne ha avuto la prontezza di reagire e chiedere aiuto al conducente dell’autobus, che ha subito chiamato il 112, permettendo l’intervento dei carabinieri. Lo stupratore è stato arrestato per violenza sessuale e trasferito nel carcere di Gorizia. La giovane vittima, contestualmente, pur visibilmente scossa dall’accaduto, ha rifiutato le cure sanitarie ma ha formalizzato denuncia nei confronti dell’arrestato.L’episodio ha suscitato forti reazioni politiche, in particolare da parte dell’europarlamentare del Carroccio Anna Maria Cisint, già sindaco di Monfalcone tra il 2016 e il 2024, che da sempre si batte per il ripristino della legalità in un territorio costretto a una complicatissima convivenza con immigrati perlopiù islamici. Cisint ha commentato con fermezza sui social media: «Un extracomunitario tenta violenza a una giovane donna in autobus tra Monfalcone e Ronchi. Mi chiedo: lavora? Dove lavora? Ma chissà quante volte avrà tentato schifezze del genere. L’autista dell’autobus, che merita un premio, ha chiamato i carabinieri, che sono intervenuti in tempo e lo hanno arrestato. Per l’africano mi auguro remigrazione immediata».Anche il deputato friulano della Lega Graziano Pizzimenti è intervenuto sulla vicenda dichiarando: «Episodi come questo scuotono profondamente le nostre comunità e crediamo che garantire il sostegno a donne e uomini in divisa sia l’unico modo per tutelare i nostri cittadini, ristabilendo ordine e legalità nelle nostre città. Non c’è spazio per chi intende venire nel nostro Paese per delinquere o commettere gravi episodi di violenza mettendo a rischio la vita della nostra gente».Tutto ciò riporta alla memoria una vicenda simile, avvenuta tra il 9 e il 10 maggio 2017 a Trieste. La ragazza, una diciassettenne, era stata trovata riversa a terra con una ferita al ginocchio e numerose ecchimosi sul viso. Era stata rapinata, picchiata e violentata da un iracheno richiedente asilo di 26 anni, Govand Mekail. In quell’occasione, l’allora governatore regionale, Debora Serracchiani (una renziana della prima ora), era stata coperta di infamie per il suo duro commento. Diceva infatti Serracchiani: «La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese. In casi come questi riesco a capire il senso di rigetto che si può provare verso individui che commettono crimini così sordidi. Sono convinta che l’obbligo dell’accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza. Per quanto mi riguarda, gesti come questo devono prevedere l’espulsione dal nostro Paese, ovviamente dopo assolta la pena. Se c’è un problema di legislazione carente in merito bisogna rimediare».Sembra, disgraziatamente, che non sia cambiato molto da allora, se non in peggio.
Ecco #DimmiLaVerità del 4 febbraio 2026. Il capogruppo di Avs al Senato, Giuseppe De Cristofaro, parla di Gaza, dei fatti di Torino e del pacchetto sicurezza.
La nuova Giulia Quadrifoglio dei Carabinieri presentata in Val Gardena (Arma dei Carabinieri)
Il sodalizio tra Alfa Romeo e l’Arma dei Carabinieri ha origine nel secondo dopoguerra; la prima Alfa Romeo dell’Arma fu la 1900 M «Matta» del 1951. Con la Giulia degli Anni ‘60, impiegata dal 1963 al 1968, nasce la Gazzella del Nucleo Radiomobile, simbolo del pronto intervento. Da allora il legame tra l’Arma e Alfa Romeo è proseguito negli anni: Alfetta, 90, 75, 155, 156 e 159, Giulietta, Giulia, Tonale, arrivando fino alla Giulia Quadrifoglio. Molte di queste auto sono in mostra oggi presso il Museo Alfa Romeo, nella sezione «Alfa Romeo in Divisa» realizzata in collaborazione con l’Arma e inaugurata il 24 giugno 2020 in occasione del 110° anniversario del Biscione.
Il Ceo di Alfa Romeo Santo Ficili ha dichiarato in occasione dell'anniversario: «75 anni di unione con l’Arma dei Carabinieri rappresentano un legame che va oltre la semplice collaborazione. Alfa Romeo e l’Arma dei Carabinieri condividono da sempre gli stessi valori: dedizione, coraggio, eccellenza italiana. Questo anniversario rappresenta per noi un orgoglio profondo e un impegno rinnovato nel mettere il meglio della nostra tecnologia e della nostra passione al servizio di chi protegge il Paese ogni giorno.»
Il Generale di C.A. Salvatore Luongo, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, ha poi sottolineato che: «Il legame indissolubile con Alfa Romeo rappresenta non solo un’alleanza tra l’eccellenza automobilistica italiana e l’efficienza operativa istituzionale, ma un sodalizio tecnico e valoriale che garantisce una presenza vigile e sempre più efficace sul territorio. Le autovetture Alfa Romeo contribuiscono infatti al rafforzamento della capacità operativa dell’Arma, assicurando mezzi affidabili, performanti e tecnologicamente avanzati, supporto essenziale per lo svolgimento dei quotidiani servizi d’Istituto, e che, in 75 anni di storia insieme, sono divenuti simbolo del Pronto intervento offrendo ai cittadini la certezza che i Carabinieri sono costantemente presenti a tutela della collettività».
A testimonianza della vicinanza e collaborazione tra il brand e l’Arma, spettatori e atleti dell’evento «Arma 1814 Ski Challenge» hanno potuto ammirare la Giulia Quadrifoglio in livrea istituzionale che ha preso parte, insieme alle autorità istituzionali, alle attività addestrative tra cui il lancio dei paracadutisti sportivi, la gara tiratori scelti, la simulazione di un salvataggio con cani ed elicotteri e il concerto della fanfara.
Massima espressione del Dna del Biscione in termini di prestazioni, design e innovazione meccanica, la berlina sportiva è stata da poco consegnata da Alfa Romeo all’ Arma dei Carabinieri dotata di un equipaggiamento speciale per il trasporto rapido e sicuro di organi e sangue, per assicurare la massima efficienza nelle missioni sanitarie.
La grintosa Giulia Quadrifoglio è il risultato di una centenaria ricerca dell’eccellenza tecnica applicata alle competizioni e alle vetture di produzione. Contraddistinto dal leggendario logo Quadrifoglio Verde, il modello si posiziona al vertice del proprio segmento per handling e rapporto peso-potenza, assicurando un’esperienza di guida unica, diretta e coinvolgente da vera Alfa Romeo. Sotto il cofano della Giulia Quadrifoglio ruggisce il potente 2.9 V6 da 520 Cv, che incarna tutta la tradizione sportiva Alfa Romeo e restituisce alla guida quella connessione istintiva tipica del marchio. La fibra di carbonio, simbolo dell’anima racing delle Quadrifoglio, riveste lo scudetto nel frontale, le calotte degli specchietti e le finiture del tunnel centrale e della plancia. Infine, l’impianto frenante carboceramico che garantisce massime prestazioni in frenata.
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Saif El Islam Gheddafi in una foto d'archivio (Ansa)
L'emittente al-Arabiya aveva inizialmente parlato di uno scontro fra milizie, ma fonti locali hanno smentito che Saif el Islam sia caduto in un combattimento fra gruppi rivali.
L’uomo aveva 53 anni e stavo lavorando da tempo ad un progetto politico che potesse radunare sia i nostalgici del regime di Gheddafi, che i tanti libici delusi dalla violenza e dall’incertezza nella quale continua a trovarsi il paese arabo. Nel 2021 Saif avrebbe voluto candidarsi alle elezioni presidenziali, ma era stato escluso per la condanna inflittagli nel 2015. Elezioni che poi non si sono mai tenute, lasciando la Libia in una situazione di pericoloso stallo politico. Nell’autunno del 2024 la formazione politica guidata dall’ex secondogenito del Rais aveva vinto alcune elezioni amministrative nella regione del Fezzan, precisamente nella municipalità di Sabha, una località dove si è concentrata la tribù Qadhādhfa, di cui fa parte il clan Gheddafi.
Questo successo elettorale aveva fatto comprendere le potenzialità di Saif che, stando ai suoi più stretti collaboratori, stava lavorando per un progetto politico che portasse alla riunificazione della nazione. Un concetto ribadito su X anche da Moussa Ibrahim, l’ultimo portavoce di Muammar Gheddafi, che ha dichiarato: «Lo hanno ucciso a tradimento. Voleva una Libia unita e sovrana, sicura per tutti i suoi cittadini. Ho parlato con lui solo due giorni fa e non ha parlato d’altro che di una Libia pacifica e della sicurezza del suo popolo.» Nessuno dei due governi che si contendono il potere ha ufficialmente reagito per il momento, ma diversi politici della Tripolitania hanno condannato con forza queste omicidio. La magistratura libica ha già aperto un’inchiesta inviando a Zintan esperti legali che possono capire la dinamica dei fatti, perché l’opinione pubblica ha subito reagito. Saif era stato condannato a morte in contumacia da una corte libica ed era ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità, ma nel paese, soprattutto fra alcune tribù godeva di grande seguito.
L’avvocato francese di Gheddafi, Marcel Ceccaldi, parlando con l’agenzia France Presse ha detto di aver appreso da un suo stretto collaboratore che c’erano problemi con la sicurezza di Saif. Intanto la 444ª brigata da combattimento, che opera sotto l'autorità del Governo di Unità Nazionale (GNU) di Tripoli, ha diramato un comunicato per smentire tutte le voci che circolano secondo le quali il gruppo sarebbe coinvolto. Questa milizia guidata dal comandante Mohamed Hamza, è una delle più potenti della Libia occidentale e rappresenta l’alleato più forte del premier Dbeibah che li ha utilizzati per colpire tutte le milizie ribelli e per uccidere al Kikli, un capo milizia divenuto troppo ingombrante. Il governo di Tripoli dipende ormai interamente dalle milizie per la sua sopravvivenza e queste amministrano quartieri e città occupando tutti i posti chiave nell’economia nazionale. Al momento non ci sono prove che i sicari appartenessero alla Brigata 444, ma la rapida smentita ha insospettito tutti. La città di Zintan era stata scelta da Saif al Islam Gheddafi perche molte tribù e milizie locali lo appoggiavano politicamente e lui si sentiva al sicuro, anche se la sua tribù, i Qadhādhfa, aveva recentemente insistito per inviare alcuni uomini a proteggerlo. Saif aveva sempre rifiutato, sostenendo di voler restare a contatto con la gente per preparare la sua corsa alla presidenza. Con la morte di Gheddafi il governo di Tripoli vede scomparire un pericoloso avversario politico, ma la violenza ed il caos rischiano di prendere ancora una volta il sopravvento.
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