{{ subpage.title }}

True

Quanti dubbi sui balletti politici del comico

Quanti dubbi sui balletti politici del comico
Beppe Grillo (getty images)

La vicenda del figlio di Beppe Grillo, accusato di stupro da una coetanea, si arricchisce ogni giorno di nuovi particolari. Oggi Giacomo Amadori racconta i dettagli scabrosi del video che ha immortalato la presunta violenza di gruppo, mentre l'altro ieri ha riferito la versione di uno dei giovani che due anni fa era presente nella casa al mare del fondatore dei 5 stelle.

Tuttavia, la notizia più sorprendente è il mandato ricevuto da un professionista, il quale sarebbe stato incaricato di accertare quanto fosse ubriaca quella notte la ragazza. In pratica, a distanza di tempo è richiesto all'esperto di stimare, attraverso i frame del video, se la giovane italo-norvegese che ha denunciato la violenza fosse in grado di intendere, di volere e di difendersi. Compito non facile, ovviamente. Perché giudicare da poche immagini il tasso di alcool ingurgitato da una persona è più facile a dirsi che a farsi, tuttavia questa è la carta più importante che gli avvocati difensori dei quattro indagati intendono giocarsi nell'eventuale processo, con l'ovvia intenzione di dimostrare quel che Grillo ha già anticipato via web, ossia che la giovane era consenziente e dunque lo stupro sarebbe tutta un'invenzione.

Noi non siamo giudici e dunque non ci azzardiamo a esprimere pareri, sia sulla scelta della perizia, sia sulle ricostruzioni fornite da accusa e difesa. Tuttavia, c'è un fatto che ci colpisce e non poco. L'incarico all'esperto di studiare il video della presunta violenza, non risale ai giorni successivi ai fatti, quando cioè la notizia finì sui giornali, ma ai primi di marzo: insomma, è recente. Cioè, a distanza di due anni o quasi, i legali degli indagati, o meglio le famiglie, tra cui quella di Beppe Grillo, hanno sentito la necessità di affidarsi a un consulente per valutare le condizioni psicofisiche della ragazza ripresa dal telefonino di uno dei presunti stupratori. Non so voi, ma se io o mio figlio, domani venissimo ingiustamente raggiunti da un'accusa spregevole come quella di aver abusato di una giovane, per di più in condizioni di inferiorità psicofisica, la prima cosa che farei, dopo aver chiesto consiglio ai legali, consisterebbe proprio nel mobilitare qualsiasi esperto, nominando consulenti in grado di valutare non soltanto i referti medici, ma anche tutte le prove a disposizione. Credo che altrettanto farebbe la maggior parte delle persone che ritengano di poter dimostrare la propria estraneità alle accuse, a maggior ragione se - come Grillo - fossero in grado di permetterselo, cioè di pagare le parcelle dei professionisti.

Vi chiedete dove voglia andare a parare con questo discorso? Ve lo spiego subito. Leggendo la notizia della perizia, mi sono interrogato sulla ragione per cui il consulente sia stato incaricato con tanto ritardo. Se ritenete che la ragazza stia mentendo, che abbia finto lo stupro e siete a conoscenza, anzi avete preso visione, di un video che proverebbe l'assenza di qualsiasi resistenza e smonterebbe la tesi della passività durante la presunta violenza, perché aspettare? Come mai attendere quasi due anni a fare ciò che si poteva fare da subito?

La risposta alle domande è che, molto probabilmente, gli avvocati, le famiglie, cioè anche Grillo, ritenevano che di un esperto, di qualcuno che smontasse le tesi dell'accusa, non ci fosse bisogno. Ovvero, i legali, Grillo e compagni erano se non certi almeno convinti che l'accusa sarebbe finita in un'archiviazione e il processo che oggi qualcuno paventa non si sarebbe mai celebrato.

Non so se sia vero ciò che Vittorio Sgarbi ha detto e che qualcun altro ha insinuato, e cioè che il governo Conte bis, quello con il Pd, sia nato per tutelare il figlio di Grillo, ma il fatto che a distanza di circa due anni si nomini un esperto, cioè si cerchi di correre ai ripari per dimostrare che lo stupro non c'è stato, qualche dubbio lo insinua. In tv, da Massimo Giletti, il critico d'arte ha detto: «Sono in rapporti molto stretti con i grillini della prima ora a cui Beppe Grillo ha confessato che il suo unico problema era tutelare il figlio». Del resto: «Chi è il nemico del Movimento? Il Pd. E il nemico principale di Grillo? Renzi». Dunque, è la logica conclusione di Sgarbi, ma anche di altri, il fondatore dei 5 stelle si allea con quello che fino al giorno prima definiva l'Ebetino di Firenze e fa nascere il governo giallorosso. E poi, caduto questo, dà via libera perfino all'esecutivo di Mario Draghi, arrivando a definire - in quello che pare uno sketch comico - il presidente del Consiglio «uno di noi», che chiede addirittura di iscriversi al Movimento. Ecco, sui fatti accaduti quella notte di due anni fa in Sardegna, nella villa dell'Elevato, decideranno i giudici. Ma su quel che è successo dopo, sui governi che sono stati formati e sulle conseguenze che ne sono derivate per il Paese, forse è bene che decidano gli elettori. Perché a questo punto non si tratta solo di accertare se ci sia stato uno stupro di gruppo ai danni di una giovane donna, ma anche se qualcuno a Grillo abbia promesso qualcosa, magari un inconfessato scambio. Sulla pelle di una vittima e pure su quella degli italiani.

L’Anm detta al governo le riforme da fare
Rocco Maruotti, segretario generale dell'Anm (Imagoeconomica)
Il sindacato dei magistrati si dice disponibile al dialogo «evitando contrapposizioni frontali», ma intanto elenca le leggi di suo gradimento e chiede assunzioni. Il successore del presidente dimissionario Parodi potrebbe essere eletto già sabato.

Il giorno dopo la bocciatura della riforma della giustizia l’Associazione nazionale magistrati da un lato tende la mano alla politica, ma dall’altro passa all’incasso per ottenere quel riconoscimento di interlocutore principale che il centrodestra non ha mai visto di buon occhio. Il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, ha spiegato così la posizione delle toghe associate: «Non ci siamo intestati una vittoria e siamo pronti a tornare sugli otto punti da cui siamo partiti il 5 marzo del 2025 nell’incontro a Palazzo Chigi.

Continua a leggereRiduci
Zuffa sulle primarie Conte mugugna, la Salis tira il freno E rispunta Ruffini
Giuseppe Conte e Silvia Salis (Ansa)
Solo Schlein spera nell’investitura. La leader però non convince neanche i suoi come anti Meloni. Risalgono le quote di Gentiloni
Continua a leggereRiduci
Al ministero della Giustizia si apre la resa dei conti: fuori Delmastro e Bartolozzi
Giusi Bartolozzi e Andrea Delmastro (Ansa)
Lasciano il sottosegretario, per il suo business con la famiglia di un carcerato, e il capo di gabinetto, specializzato in gaffe. Il premier chiede la stessa sensibilità a Santanchè.

Un terremoto annunciato quello scoppiato ieri a via Arenula. Un colloquio con il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e poi le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove e del capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi. Dimissioni attese, annunciate e alla fine consegnate all’indomani dell’esito del referendum.

Continua a leggereRiduci
L’opposizione dà già i numeri ma sommando i No non si governa
Ansa
L’Istituto Cattaneo smorza l’entusiasmo: «Quei voti sono una maggioranza risicata».

Come dopo ogni terremoto è il momento della conta dei danni e della ricerca delle responsabilità. Dopo la scossa tellurica del referendum sulla giustizia, i principali indiziati della vittoria del No sono i giovani dai 18 ai 28 anni. Quella generazione Z che, pur odiando tutto e tutti, della politica conosce poco o nulla. Oltre che i delusi del centrodestra, soprattutto dalle parti di Forza Italia e Lega.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy