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2019-09-10
Bibbiano? Insabbiato. I difensori di Foti tornano a dare lezioni
Ansa
Tranquilli, amici, è tutto perdonato. Bibbiano? Fate finta che non sia mai successo. Anzi, ricominciate pure come prima, rimettete in moto il sistema perché va tutto bene. L'estate è stata piena di maldicenza, ma era tutta una trama politica ordita da Lega e Fratelli d'Italia: i 5 stelle ormai sono rinsaviti e il Pd, si sa, è sempre dalla parte della ragione.
Non stiamo affatto esagerando: questo è esattamente ciò che sta accadendo. Dei fatti della Val d'Enza, ormai, si parla poco a male. Sta prevalendo la linea dei «compagni che sbagliano», ovvero si cerca di far passare l'idea che nella provincia di Reggio Emilia ci sia stata qualche deviazione dal sentiero corretto, ma che tutto sommato il sistema funzioni e pure bene.
Purtroppo la mistificazione sta funzionando. I protagonisti di «Angeli e demoni» cominciano a rialzare la testa. Giusto ieri, Claudio Foti è apparso sugli schermi di Rai 1, intervistato dai cronisti della trasmissione Storie italiane condotta da Eleonora Daniele. Come al solito, ha propinato agli spettatori la favoletta del perseguitato, arrivando a dire: «A Bibbiano non facevo psicoterapie ai bambini». Peccato che il Centro Hansel e Gretel, da lui fondato, avesse la gestione esclusiva di una struttura chiama La Cura, dove appunto i bimbi andavano in terapia a 135 euro l'ora. In compenso, di commissioni d'inchiesta parlamentari sugli affidi e di task force governative su Bibbiano non si sente più parlare. E mentre i governanti procedono all'insabbiamento, il solito sistema riprende a funzionare esattamente come tre mesi fa.
Lo dimostra ciò che avverrà in Toscana il prossimo 16 settembre. A Firenze si terrà un convegno intitolato «Proteggere i bambini e le bambine dalla violenza assistita». Si parlerà, ovviamente, di abusi sui bambini. Di interventi sul caso Bibbiano nel programma non ne appare nemmeno uno. Ci sarà, però, un intervento di Andrea Coffari, ovvero l'avvocato difensore di Claudio Foti nonché componente dell'associazione Rompere il silenzio, di cui fanno parte - oltre a Foti medesimo - vari indagati di «Angeli e demoni».
Durante il convegno egli porterà avanti le tesi di Foti sugli abusi. L'intervento ha un titolo che parla da solo: «Violenza su donne e bambini: apologia della pedofilia, negazionismo, cattivi maestri e ddl Pillon-Camerini». Queste sono le idee che circolavano a Bibbiano. I critici del metodo Hansel e Gretel divengono «difensori dei pedofili», chi sostiene che sugli abusi bisogna andarci cauti è un «negazionista». Inoltre, è davvero grottesco che - mentre Foti viene riabilitato, il senatore leghista Simone Pillon e l'autorevole Giovanni Battista Camerini vengano bollati come «cattivi maestri».
E non è tutto. Il convegno in questione è organizzato dal Consiglio regionale e dalla Commissione pari opportunità della Toscana, la stessa Regione che ha chiesto un risarcimento milionario al Forteto, dopo aver silenziato per anni gli orrori che avvenivano in quella comunità.
A introdurre l'evento di Firenze saranno, non a caso, due esponenti del Partito democratico: Eugenio Giani e Rosanna Pugnalini. Hanno una bella faccia tosta, questi democratici. Fanno finta di non c'entrare nulla con Bibbiano, anzi minacciano di azioni legali chiunque li colleghi ad «Angeli e demoni». Pretendono le scuse da chi li ha definiti «il partito di Bibbiano». E adesso, come se nulla fosse, sponsorizzano - tramite le istituzioni pubbliche - i convegni con gli amici di Foti. Se i 5 stelle avessero un poco di dignità, dovrebbero insorgere, ma sappiamo già che non lo faranno.
Tenetevi forte, però, perché ancora non è finita. Tra gli organizzatori della meravigliosa giornata di studi sapete chi c'è? Il solito Cismai, ovvero il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltratta. Stiamo parlando di un organismo che ha sempre avuto ottimi rapporti con Claudio Foti e con il suo giro. Un organismo che viene tirato in ballo in tutte le storie di finti abusi e di affidi facili.
A Firenze parlerà Gloria Soavi, presidente del Coordinamento. Basta una rapida ricerca sul Web per rendersi conto di quanti convegni e di quante iniziative sia stata protagonista assieme agli operatori di Hansel e Gretel. Tra i soci l'Unione dei Comuni modenesi area nord, l'ente attualmente nel mirino della Procura di Modena per la vicenda di una ragazzina mandata in cura a Bibbiano (per questa storia ci sono 3 indagati).
Il Cismai, nei mesi scorsi, ha tentato più volte di chiamarsi fuori dalle vicende di finti abusi e affidi allegri. Ora però, come se niente fosse, mette in piedi una bella manifestazione con gli amici di sempre, quelli che fino a ieri hanno tenuto in piedi il sistema di gestione dei minori. Del resto, il Coordinamento ha da subito portato avanti una feroce campagna contro la Lega e il ddl Pillon, giusto per far capire da che parte pendesse. Ecco, questa è la situazione a settembre 2019, a poco più di tre mesi dall'esplosione di «Angeli e demoni»: tutto riprende a funzionare come se nulla fosse successo. Si ritorna a parlare di abusi diffusi a macchia d'olio, di padri crudeli che maltrattano donne e bambini, di eroi che strappano i piccini a famiglie naturali cattive e abusanti.
Ah, un altro piccolo particolare. Il Cismai collabora tuttora con l'autorità Garante per l'infanzia guidata da Filomena Albano, che di recente ha confermato la sua piena fiducia al coordinamento (nonché il versamento di quasi 40.000 euro per una ricerca). Questo bel sistema che stanno ripristinando, insomma, lo pagate anche voi.
Francesco Borgonovo
La caccia alle streghe continua. E le vittime sono i bambini indifesi
Idea popolo libertà
Scrive Pietro Pensa nel libro I processi alle streghe: storie comasche di ordinaria follia che le centinaia e centinaia di donne arse al rogo nel corso di secoli in quel territorio confessavano volontariamente (sotto tortura, ndr) di essersi «abbandonate ad orge, a danze e a commerci sessuali con i demoni» e a «trasferimenti nell'aria a cavallo di bastoni e caproni».
Personalmente ho letto a Livigno, in una mostra sugli atti dei processi alle streghe esposti nella biblioteca comunale, le vivide descrizioni delle corna e delle code dei diavoli con i quali le povere disgraziate erano state costrette a confessare di aver avuto «commerci carnali». Sono passati alcuni secoli e la caccia alle streghe è universalmente ricordata come una delle pagine più buie dell'umanità. Ma nel 2019 c'è chi ancora evidentemente ritiene che i racconti delle presunte streghe fossero veri.
Ecco infatti come replica a una mia proposta di un confronto l'avvocatessa Annalisa Lucarelli, presidente del «Comitato voci vere , vittime della Bassa modenese», composto da affidatari ed ex bambini sottratti alle famiglie 20 anni fa a Massa Finalese, nell'ambito di una terribile vicenda di cui interessai ripetutamente a suo tempo il Parlamento e che Pablo Trincia ha ricostruito mirabilmente nel suo libro Veleno.
Com'è noto del comitato fanno parte anche i quatto fratelli Covezzi, ormai adulti, i cui genitori sono stati assolti con sentenza passata in giudicato dall'accusa di abusi sessuali, in un contesto nel quale i giudici hanno escluso in maniera categorica che siano mai esistiti nei cimiteri della Bassa riti demoniaci con decapitazioni e smembramenti di decine di bambini, di cui non è mai emersa nessuna traccia né testimoniale né fotografica: nulla di nulla.
Scrive viceversa la presidente in una lettera aperta ai giornali locali: «La ragazza (Covezzi, ndr), assieme ai fratelli (dei quali l'onorevole Giovanardi non sembra ricordarsi), si era costituita parte civile nei processi che videro imputati i genitori, quindi è già perfettamente a conoscenza, e come lei i fratelli, del loro esito. Ancora oggi ella conferma, e con lei altre vittime, che i fatti che riferì nei vari processi erano veri e realmente accaduti. Giovanardi sa che la verità processuale è la verità degli atti processuali, e come tale, può non coincidere con la realtà. Se un fatto appare impossibile, e ciò si può comprendere poiché di fronte ad eventi orrorifici la coscienza di ognuno istintivamente reagisce con la negazione, non è detto per ciò stesso che sia inesistente. Queste cose purtroppo accadono», prosegue la Lucarelli, «e sono oggetto di un florido mercato di materiale pedo pornografico, e questo è notorio anche se l'onorevole Giovanardi trascura il dettaglio. Ma a parte ciò, di fronte a persone che dopo venti anni conservano vividi nella memoria i ricordi degli abusi subiti, ed hanno già fatto le loro scelte, se è legittimo avere opinioni, andare invece a contestare loro che le cose che affermano non sono mai esistite francamente mi sembra una violenza inaudita e meglio sarebbe tacere».
Violenza inaudita, voglio dirlo chiaramente, è stata quella di chi ha inculcato negli allora bambini questi falsi ricordi, spazzati via dalle sentenze giudiziarie. A meno che non si voglia sostenere che le vivide descrizioni dei diavoli delle povere streghe arse al rogo fossero davvero vere. Ma c'è di più. La sentenza di Cassazione che assolve la mamma Lorena Covezzi dall'accusa di abusi contro i quattro figli dice cose molto diverse da quelle sostenute dalla Lucarelli.
A pagina 13, riga 15 di questa sentenza si legge infatti che «mai nessuno ha riscontrato segni di violenza a carico dei bambini». Nella stessa pagina 13 leggiamo che «per quanto attiene alle valutazioni medico legali si pone in luce che le indagini compiute dai primi esperti in sede di ispezione si sono rivelate particolarmente erronee giacché è risultata successivamente infondata l'affermazione che “l'imene fosse totalmente scomparso". Una successiva indagine affidata ad altri professionisti ha invece dimostrato […] che si configura un quadro di integrità imenale di entrambe le minori (Covezzi, ndr)».
Per quanto riguarda le lesioni anali, nella stessa pagina, si trova scritto: «Siamo in presenza di valutazioni difformi e per alcuni versi non corrette ed esaustive», cosicché sia per le une che per le altre si parla di «possibile» e «probabile» abuso e di «reperti indicatori di abusi sessuali».
Già nel dicembre del 2000 il Pubblico Ministero milanese Tiziana Siciliano nella sua requisitoria relativa ad un caso di presunto abuso nel quale avevano operato gli stessi autori delle prime perizie sui bambini di Massa Finalese affermava testualmente: «Vi è un'amplissima documentazione che contraddice in una maniera così totale le dichiarazioni della dottoressa Maggioni, che ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o se sia una persona in malafede». E ancora: «Sono perizie fatte da gente che dovrebbe cambiare mestiere. Comunque, questo invece lo auspico e alzo il tono della voce, sicuramente persone che non hanno nessun motivo di godere della fiducia che fino ad oggi l'autorità giudiziaria gli ha conferito, e che auspico nella maniera più assoluta non vengano mai più investiti di incarichi di tale delicatezza, perché non sono all'altezza di farlo», domandandosi poi «come alla stessa persona potessero essere state affidate 358 consulenze in nove anni».
Violenza inaudita sarebbe allora tacere davanti a drammi che hanno travolto decine di famiglie, costruiti su fantasiosi racconti di orge e uccisioni sataniche, replicati a Rignano Flaminio con - sul banco degli imputati - le povere maestre poi totalmente assolte, e recentemente di nuovo a Bibbiano, non casualmente con la partecipazione diretta o indiretta di assistenti sociali e psicologi seguaci delle teorie di Claudio Foti, fondatore di Hansel e Gretel.
Constatiamo con amarezza che dopo secoli c'è ancora chi vuole convincerci che i racconti delle povere donne bollate come streghe fossero veri, perché come i bambini, ora adulti, di Massa Finalese fornivano una vivida descrizione dei riti satanici a cui erano accusate di aver partecipato.
Carlo Giovanardi
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Evento in Toscana con patrocinio regionale: c'è l'avvocato del guru torinese. Tra gli organizzatori il Cismai, che collabora con il Garante dell'infanzia.C'è ancora chi sostiene che i falsi abusi del caso Veleno si siano realmente verificati.Lo speciale contiene due articoliTranquilli, amici, è tutto perdonato. Bibbiano? Fate finta che non sia mai successo. Anzi, ricominciate pure come prima, rimettete in moto il sistema perché va tutto bene. L'estate è stata piena di maldicenza, ma era tutta una trama politica ordita da Lega e Fratelli d'Italia: i 5 stelle ormai sono rinsaviti e il Pd, si sa, è sempre dalla parte della ragione. Non stiamo affatto esagerando: questo è esattamente ciò che sta accadendo. Dei fatti della Val d'Enza, ormai, si parla poco a male. Sta prevalendo la linea dei «compagni che sbagliano», ovvero si cerca di far passare l'idea che nella provincia di Reggio Emilia ci sia stata qualche deviazione dal sentiero corretto, ma che tutto sommato il sistema funzioni e pure bene. Purtroppo la mistificazione sta funzionando. I protagonisti di «Angeli e demoni» cominciano a rialzare la testa. Giusto ieri, Claudio Foti è apparso sugli schermi di Rai 1, intervistato dai cronisti della trasmissione Storie italiane condotta da Eleonora Daniele. Come al solito, ha propinato agli spettatori la favoletta del perseguitato, arrivando a dire: «A Bibbiano non facevo psicoterapie ai bambini». Peccato che il Centro Hansel e Gretel, da lui fondato, avesse la gestione esclusiva di una struttura chiama La Cura, dove appunto i bimbi andavano in terapia a 135 euro l'ora. In compenso, di commissioni d'inchiesta parlamentari sugli affidi e di task force governative su Bibbiano non si sente più parlare. E mentre i governanti procedono all'insabbiamento, il solito sistema riprende a funzionare esattamente come tre mesi fa. Lo dimostra ciò che avverrà in Toscana il prossimo 16 settembre. A Firenze si terrà un convegno intitolato «Proteggere i bambini e le bambine dalla violenza assistita». Si parlerà, ovviamente, di abusi sui bambini. Di interventi sul caso Bibbiano nel programma non ne appare nemmeno uno. Ci sarà, però, un intervento di Andrea Coffari, ovvero l'avvocato difensore di Claudio Foti nonché componente dell'associazione Rompere il silenzio, di cui fanno parte - oltre a Foti medesimo - vari indagati di «Angeli e demoni». Durante il convegno egli porterà avanti le tesi di Foti sugli abusi. L'intervento ha un titolo che parla da solo: «Violenza su donne e bambini: apologia della pedofilia, negazionismo, cattivi maestri e ddl Pillon-Camerini». Queste sono le idee che circolavano a Bibbiano. I critici del metodo Hansel e Gretel divengono «difensori dei pedofili», chi sostiene che sugli abusi bisogna andarci cauti è un «negazionista». Inoltre, è davvero grottesco che - mentre Foti viene riabilitato, il senatore leghista Simone Pillon e l'autorevole Giovanni Battista Camerini vengano bollati come «cattivi maestri». E non è tutto. Il convegno in questione è organizzato dal Consiglio regionale e dalla Commissione pari opportunità della Toscana, la stessa Regione che ha chiesto un risarcimento milionario al Forteto, dopo aver silenziato per anni gli orrori che avvenivano in quella comunità. A introdurre l'evento di Firenze saranno, non a caso, due esponenti del Partito democratico: Eugenio Giani e Rosanna Pugnalini. Hanno una bella faccia tosta, questi democratici. Fanno finta di non c'entrare nulla con Bibbiano, anzi minacciano di azioni legali chiunque li colleghi ad «Angeli e demoni». Pretendono le scuse da chi li ha definiti «il partito di Bibbiano». E adesso, come se nulla fosse, sponsorizzano - tramite le istituzioni pubbliche - i convegni con gli amici di Foti. Se i 5 stelle avessero un poco di dignità, dovrebbero insorgere, ma sappiamo già che non lo faranno. Tenetevi forte, però, perché ancora non è finita. Tra gli organizzatori della meravigliosa giornata di studi sapete chi c'è? Il solito Cismai, ovvero il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltratta. Stiamo parlando di un organismo che ha sempre avuto ottimi rapporti con Claudio Foti e con il suo giro. Un organismo che viene tirato in ballo in tutte le storie di finti abusi e di affidi facili. A Firenze parlerà Gloria Soavi, presidente del Coordinamento. Basta una rapida ricerca sul Web per rendersi conto di quanti convegni e di quante iniziative sia stata protagonista assieme agli operatori di Hansel e Gretel. Tra i soci l'Unione dei Comuni modenesi area nord, l'ente attualmente nel mirino della Procura di Modena per la vicenda di una ragazzina mandata in cura a Bibbiano (per questa storia ci sono 3 indagati). Il Cismai, nei mesi scorsi, ha tentato più volte di chiamarsi fuori dalle vicende di finti abusi e affidi allegri. Ora però, come se niente fosse, mette in piedi una bella manifestazione con gli amici di sempre, quelli che fino a ieri hanno tenuto in piedi il sistema di gestione dei minori. Del resto, il Coordinamento ha da subito portato avanti una feroce campagna contro la Lega e il ddl Pillon, giusto per far capire da che parte pendesse. Ecco, questa è la situazione a settembre 2019, a poco più di tre mesi dall'esplosione di «Angeli e demoni»: tutto riprende a funzionare come se nulla fosse successo. Si ritorna a parlare di abusi diffusi a macchia d'olio, di padri crudeli che maltrattano donne e bambini, di eroi che strappano i piccini a famiglie naturali cattive e abusanti. Ah, un altro piccolo particolare. Il Cismai collabora tuttora con l'autorità Garante per l'infanzia guidata da Filomena Albano, che di recente ha confermato la sua piena fiducia al coordinamento (nonché il versamento di quasi 40.000 euro per una ricerca). Questo bel sistema che stanno ripristinando, insomma, lo pagate anche voi. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bibbiano-insabbiato-i-difensori-di-foti-tornano-a-dare-lezioni-2640278635.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-caccia-alle-streghe-continua-e-le-vittime-sono-i-bambini-indifesi" data-post-id="2640278635" data-published-at="1779488935" data-use-pagination="False"> La caccia alle streghe continua. 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Ecco infatti come replica a una mia proposta di un confronto l'avvocatessa Annalisa Lucarelli, presidente del «Comitato voci vere , vittime della Bassa modenese», composto da affidatari ed ex bambini sottratti alle famiglie 20 anni fa a Massa Finalese, nell'ambito di una terribile vicenda di cui interessai ripetutamente a suo tempo il Parlamento e che Pablo Trincia ha ricostruito mirabilmente nel suo libro Veleno. Com'è noto del comitato fanno parte anche i quatto fratelli Covezzi, ormai adulti, i cui genitori sono stati assolti con sentenza passata in giudicato dall'accusa di abusi sessuali, in un contesto nel quale i giudici hanno escluso in maniera categorica che siano mai esistiti nei cimiteri della Bassa riti demoniaci con decapitazioni e smembramenti di decine di bambini, di cui non è mai emersa nessuna traccia né testimoniale né fotografica: nulla di nulla. Scrive viceversa la presidente in una lettera aperta ai giornali locali: «La ragazza (Covezzi, ndr), assieme ai fratelli (dei quali l'onorevole Giovanardi non sembra ricordarsi), si era costituita parte civile nei processi che videro imputati i genitori, quindi è già perfettamente a conoscenza, e come lei i fratelli, del loro esito. Ancora oggi ella conferma, e con lei altre vittime, che i fatti che riferì nei vari processi erano veri e realmente accaduti. Giovanardi sa che la verità processuale è la verità degli atti processuali, e come tale, può non coincidere con la realtà. Se un fatto appare impossibile, e ciò si può comprendere poiché di fronte ad eventi orrorifici la coscienza di ognuno istintivamente reagisce con la negazione, non è detto per ciò stesso che sia inesistente. Queste cose purtroppo accadono», prosegue la Lucarelli, «e sono oggetto di un florido mercato di materiale pedo pornografico, e questo è notorio anche se l'onorevole Giovanardi trascura il dettaglio. Ma a parte ciò, di fronte a persone che dopo venti anni conservano vividi nella memoria i ricordi degli abusi subiti, ed hanno già fatto le loro scelte, se è legittimo avere opinioni, andare invece a contestare loro che le cose che affermano non sono mai esistite francamente mi sembra una violenza inaudita e meglio sarebbe tacere». Violenza inaudita, voglio dirlo chiaramente, è stata quella di chi ha inculcato negli allora bambini questi falsi ricordi, spazzati via dalle sentenze giudiziarie. A meno che non si voglia sostenere che le vivide descrizioni dei diavoli delle povere streghe arse al rogo fossero davvero vere. Ma c'è di più. La sentenza di Cassazione che assolve la mamma Lorena Covezzi dall'accusa di abusi contro i quattro figli dice cose molto diverse da quelle sostenute dalla Lucarelli. A pagina 13, riga 15 di questa sentenza si legge infatti che «mai nessuno ha riscontrato segni di violenza a carico dei bambini». Nella stessa pagina 13 leggiamo che «per quanto attiene alle valutazioni medico legali si pone in luce che le indagini compiute dai primi esperti in sede di ispezione si sono rivelate particolarmente erronee giacché è risultata successivamente infondata l'affermazione che “l'imene fosse totalmente scomparso". Una successiva indagine affidata ad altri professionisti ha invece dimostrato […] che si configura un quadro di integrità imenale di entrambe le minori (Covezzi, ndr)». Per quanto riguarda le lesioni anali, nella stessa pagina, si trova scritto: «Siamo in presenza di valutazioni difformi e per alcuni versi non corrette ed esaustive», cosicché sia per le une che per le altre si parla di «possibile» e «probabile» abuso e di «reperti indicatori di abusi sessuali». Già nel dicembre del 2000 il Pubblico Ministero milanese Tiziana Siciliano nella sua requisitoria relativa ad un caso di presunto abuso nel quale avevano operato gli stessi autori delle prime perizie sui bambini di Massa Finalese affermava testualmente: «Vi è un'amplissima documentazione che contraddice in una maniera così totale le dichiarazioni della dottoressa Maggioni, che ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o se sia una persona in malafede». E ancora: «Sono perizie fatte da gente che dovrebbe cambiare mestiere. Comunque, questo invece lo auspico e alzo il tono della voce, sicuramente persone che non hanno nessun motivo di godere della fiducia che fino ad oggi l'autorità giudiziaria gli ha conferito, e che auspico nella maniera più assoluta non vengano mai più investiti di incarichi di tale delicatezza, perché non sono all'altezza di farlo», domandandosi poi «come alla stessa persona potessero essere state affidate 358 consulenze in nove anni». Violenza inaudita sarebbe allora tacere davanti a drammi che hanno travolto decine di famiglie, costruiti su fantasiosi racconti di orge e uccisioni sataniche, replicati a Rignano Flaminio con - sul banco degli imputati - le povere maestre poi totalmente assolte, e recentemente di nuovo a Bibbiano, non casualmente con la partecipazione diretta o indiretta di assistenti sociali e psicologi seguaci delle teorie di Claudio Foti, fondatore di Hansel e Gretel. Constatiamo con amarezza che dopo secoli c'è ancora chi vuole convincerci che i racconti delle povere donne bollate come streghe fossero veri, perché come i bambini, ora adulti, di Massa Finalese fornivano una vivida descrizione dei riti satanici a cui erano accusate di aver partecipato. Carlo Giovanardi
L'accoglienza di Giorgia Meloni al primo ministro dell'India Narendra Modi a Villa Doria Pamphili (Ansa)
La visita di Narendra Modi a Roma non è stata una tappa di cortesia. È il segnale che l’Italia ha capito dove si sta spostando il baricentro del mondo.
Quando Giorgia Meloni ha accolto il premier indiano con un «Welcome to Rome, my friend», accompagnandolo anche in una visita notturna al Colosseo, molti hanno letto la scena come una fotografia di cordialità personale. È anche questo, naturalmente. Ma ridurre la visita di Modi a una questione di chimica tra leader, selfie e diplomazia social significa non vedere il punto essenziale.
Dietro l’immagine c’è una scelta politica. Roma e Nuova Delhi stanno provando a costruire una relazione che tiene insieme industria, difesa, energia, porti, migrazione qualificata, tecnologie critiche e sicurezza marittima. Adnkronos ha colto bene il senso della giornata, presentandola non come un semplice bilaterale, ma come un appuntamento che «va ben oltre il protocollo diplomatico».
La dichiarazione congiunta firmata il 20 maggio parla chiaro. Italia e India hanno elevato il rapporto a Special Strategic Partnership, prevedendo incontri annuali tra i leader, un meccanismo guidato dai ministri degli Esteri per seguire il Piano d’Azione Strategico 2025-2029, e l’obiettivo di portare il commercio bilaterale a 20 miliardi di euro entro il 2029. Per l’Italia, questo passaggio arriva in un momento decisivo. L’Europa è stretta fra la guerra a Est, l’instabilità in Medio Oriente, la competizione con la Cina, il rapporto sempre meno scontato con Washington e la necessità di difendere le proprie catene industriali. In questo contesto, l’India non è più un mercato lontano, interessante ma periferico. È una potenza demografica, tecnologica, militare e marittima che si muove con crescente autonomia. È anche uno dei pochi Paesi capaci di parlare con l’Occidente, con il Golfo, con il Sud globale e con una parte del mondo che l’Europa spesso non riesce più a interpretare.
Il cuore della visita è l’Indo-Mediterraneo. Non come formula accademica, ma come geografia reale. L’Oceano Indiano, il Golfo, il Mar Rosso, Suez, il Mediterraneo e l’Europa sono ormai parte di un unico sistema di sicurezza e commercio. Se una crisi blocca Hormuz, se il Mar Rosso diventa impraticabile, se le rotte energetiche vengono minacciate, il problema non è asiatico o mediorientale. È italiano. Colpisce i porti, le industrie, i prezzi dell’energia, le esportazioni e la sicurezza nazionale.
Per questo l’IMEC, il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa, è molto più di un progetto infrastrutturale. È la risposta politica alla frammentazione delle rotte globali. Roma e Nuova Delhi hanno ribadito l’impegno a cooperare sul corridoio e hanno incoraggiato un primo incontro ministeriale IMEC capace di compiere passi concreti già nel 2026. Reuters aveva anticipato che l’IMEC sarebbe stato uno dei punti centrali del vertice, insieme al commercio, agli accordi industriali e alla sicurezza nell’Indo-Pacifico. Qui l’Italia può giocare una partita vera. Non da spettatrice europea, ma da potenza mediterranea. Il Piano Mattei, se vuole essere qualcosa di più di una formula politica, ha bisogno di agganciarsi a una rete più ampia. India, Golfo, Africa orientale, Nord Africa e Mediterraneo sono il quadrante naturale nel quale Roma può trasformare la propria posizione geografica in leva strategica. Per farlo, però, serve pensare da Paese industriale, non da amministratore di emergenze.
La difesa è il secondo pilastro. La dichiarazione congiunta parla di una Defence Industrial Roadmap, con cooperazione tecnologica, co-produzione e co-sviluppo in settori come elicotteri, piattaforme navali, armamenti marini e guerra elettronica. È un punto di enorme importanza per l’Italia. Leonardo, Fincantieri e l’intero ecosistema della difesa italiana hanno davanti un’opportunità che non riguarda solo la vendita di sistemi, ma l’inserimento in una catena industriale con una delle maggiori potenze militari del XXI secolo. Non è un dettaglio che i due Paesi abbiano anche deciso di lanciare un Dialogo sulla sicurezza marittima. L’Italia è una nazione di mare che troppo spesso finge di essere solo una penisola amministrativa. L’India è una potenza dell’Oceano Indiano che guarda a Malacca, al Golfo, all’Africa orientale e al Mediterraneo come parti di una stessa competizione. Le due visioni possono incontrarsi perché entrambe partono da una realtà semplice. Chi controlla o protegge le rotte controlla una parte decisiva della sovranità economica.C’è poi il capitolo sicurezza. Modi e Meloni hanno condannato terrorismo ed estremismo violento, compreso il terrorismo transfrontaliero, e hanno richiamato l’attacco di Pahalgam dell’aprile 2025. Hanno anche accolto il lavoro della task force permanente contro il finanziamento del terrorismo e l’intesa tra Guardia di Finanza e Directorate of Enforcement indiana. È un segnale politico non banale. L’Italia, che conosce il rapporto fra criminalità organizzata, flussi finanziari opachi e vulnerabilità sociali, ha interesse a rafforzare una cooperazione di intelligence economica con l’India. Anche la migrazione, tema spesso trattato in Italia solo in chiave emergenziale, entra in una cornice più seria. La dichiarazione parla di mobilità per studenti, ricercatori e lavoratori qualificati, in particolare nei settori STEM, e di una specifica dichiarazione d’intenti per facilitare l’arrivo di infermieri indiani in Italia. Allo stesso tempo, i due governi discutono di contrasto alla migrazione irregolare, allo sfruttamento del lavoro e alla tratta. Questa è la strada giusta. Non retorica buonista, non chiusura cieca, ma migrazione legale, selettiva, qualificata e controllata.
La visita di Modi arriva dopo un tour che ha incluso Emirati Arabi Uniti, Paesi Bassi, Svezia e Norvegia. Non è una sequenza casuale. È la mappa di un’India che cerca tecnologia, energia, investimenti, sicurezza marittima e accesso ai mercati europei. Roma, se saprà leggere il momento, può diventare uno degli snodi europei di questa strategia. Se non lo farà, altri Paesi lo faranno al posto nostro.
La forza politica di Meloni, in questa partita, sta nell’avere compreso che l’interesse nazionale italiano non si difende solo a Bruxelles o a Washington. Si difende anche costruendo rapporti solidi con potenze che non chiedono all’Italia di rinunciare alla propria identità, ma di giocare con più ambizione. L’India di Modi è una di queste.
Il Colosseo, dunque, non è stato solo uno sfondo suggestivo. È stato il simbolo di due civiltà antiche che provano a parlarsi nel linguaggio duro del presente. Rotte, industria, energia, difesa, tecnologia, migrazione qualificata. Questa è la grammatica del nuovo rapporto Italia-India.
Il punto ora è capire se l’Italia saprà trasformare la visita in politica industriale, oppure se la lascerà evaporare nella solita liturgia delle foto ufficiali. Per una volta, Roma ha davanti una strada che non guarda solo al passato imperiale delle sue pietre, ma alla geografia concreta del potere futuro. E quella strada, oggi, passa da Nuova Delhi.
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