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2019-09-10
Bibbiano? Insabbiato. I difensori di Foti tornano a dare lezioni
Ansa
Tranquilli, amici, è tutto perdonato. Bibbiano? Fate finta che non sia mai successo. Anzi, ricominciate pure come prima, rimettete in moto il sistema perché va tutto bene. L'estate è stata piena di maldicenza, ma era tutta una trama politica ordita da Lega e Fratelli d'Italia: i 5 stelle ormai sono rinsaviti e il Pd, si sa, è sempre dalla parte della ragione.
Non stiamo affatto esagerando: questo è esattamente ciò che sta accadendo. Dei fatti della Val d'Enza, ormai, si parla poco a male. Sta prevalendo la linea dei «compagni che sbagliano», ovvero si cerca di far passare l'idea che nella provincia di Reggio Emilia ci sia stata qualche deviazione dal sentiero corretto, ma che tutto sommato il sistema funzioni e pure bene.
Purtroppo la mistificazione sta funzionando. I protagonisti di «Angeli e demoni» cominciano a rialzare la testa. Giusto ieri, Claudio Foti è apparso sugli schermi di Rai 1, intervistato dai cronisti della trasmissione Storie italiane condotta da Eleonora Daniele. Come al solito, ha propinato agli spettatori la favoletta del perseguitato, arrivando a dire: «A Bibbiano non facevo psicoterapie ai bambini». Peccato che il Centro Hansel e Gretel, da lui fondato, avesse la gestione esclusiva di una struttura chiama La Cura, dove appunto i bimbi andavano in terapia a 135 euro l'ora. In compenso, di commissioni d'inchiesta parlamentari sugli affidi e di task force governative su Bibbiano non si sente più parlare. E mentre i governanti procedono all'insabbiamento, il solito sistema riprende a funzionare esattamente come tre mesi fa.
Lo dimostra ciò che avverrà in Toscana il prossimo 16 settembre. A Firenze si terrà un convegno intitolato «Proteggere i bambini e le bambine dalla violenza assistita». Si parlerà, ovviamente, di abusi sui bambini. Di interventi sul caso Bibbiano nel programma non ne appare nemmeno uno. Ci sarà, però, un intervento di Andrea Coffari, ovvero l'avvocato difensore di Claudio Foti nonché componente dell'associazione Rompere il silenzio, di cui fanno parte - oltre a Foti medesimo - vari indagati di «Angeli e demoni».
Durante il convegno egli porterà avanti le tesi di Foti sugli abusi. L'intervento ha un titolo che parla da solo: «Violenza su donne e bambini: apologia della pedofilia, negazionismo, cattivi maestri e ddl Pillon-Camerini». Queste sono le idee che circolavano a Bibbiano. I critici del metodo Hansel e Gretel divengono «difensori dei pedofili», chi sostiene che sugli abusi bisogna andarci cauti è un «negazionista». Inoltre, è davvero grottesco che - mentre Foti viene riabilitato, il senatore leghista Simone Pillon e l'autorevole Giovanni Battista Camerini vengano bollati come «cattivi maestri».
E non è tutto. Il convegno in questione è organizzato dal Consiglio regionale e dalla Commissione pari opportunità della Toscana, la stessa Regione che ha chiesto un risarcimento milionario al Forteto, dopo aver silenziato per anni gli orrori che avvenivano in quella comunità.
A introdurre l'evento di Firenze saranno, non a caso, due esponenti del Partito democratico: Eugenio Giani e Rosanna Pugnalini. Hanno una bella faccia tosta, questi democratici. Fanno finta di non c'entrare nulla con Bibbiano, anzi minacciano di azioni legali chiunque li colleghi ad «Angeli e demoni». Pretendono le scuse da chi li ha definiti «il partito di Bibbiano». E adesso, come se nulla fosse, sponsorizzano - tramite le istituzioni pubbliche - i convegni con gli amici di Foti. Se i 5 stelle avessero un poco di dignità, dovrebbero insorgere, ma sappiamo già che non lo faranno.
Tenetevi forte, però, perché ancora non è finita. Tra gli organizzatori della meravigliosa giornata di studi sapete chi c'è? Il solito Cismai, ovvero il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltratta. Stiamo parlando di un organismo che ha sempre avuto ottimi rapporti con Claudio Foti e con il suo giro. Un organismo che viene tirato in ballo in tutte le storie di finti abusi e di affidi facili.
A Firenze parlerà Gloria Soavi, presidente del Coordinamento. Basta una rapida ricerca sul Web per rendersi conto di quanti convegni e di quante iniziative sia stata protagonista assieme agli operatori di Hansel e Gretel. Tra i soci l'Unione dei Comuni modenesi area nord, l'ente attualmente nel mirino della Procura di Modena per la vicenda di una ragazzina mandata in cura a Bibbiano (per questa storia ci sono 3 indagati).
Il Cismai, nei mesi scorsi, ha tentato più volte di chiamarsi fuori dalle vicende di finti abusi e affidi allegri. Ora però, come se niente fosse, mette in piedi una bella manifestazione con gli amici di sempre, quelli che fino a ieri hanno tenuto in piedi il sistema di gestione dei minori. Del resto, il Coordinamento ha da subito portato avanti una feroce campagna contro la Lega e il ddl Pillon, giusto per far capire da che parte pendesse. Ecco, questa è la situazione a settembre 2019, a poco più di tre mesi dall'esplosione di «Angeli e demoni»: tutto riprende a funzionare come se nulla fosse successo. Si ritorna a parlare di abusi diffusi a macchia d'olio, di padri crudeli che maltrattano donne e bambini, di eroi che strappano i piccini a famiglie naturali cattive e abusanti.
Ah, un altro piccolo particolare. Il Cismai collabora tuttora con l'autorità Garante per l'infanzia guidata da Filomena Albano, che di recente ha confermato la sua piena fiducia al coordinamento (nonché il versamento di quasi 40.000 euro per una ricerca). Questo bel sistema che stanno ripristinando, insomma, lo pagate anche voi.
Francesco Borgonovo
La caccia alle streghe continua. E le vittime sono i bambini indifesi
Idea popolo libertà
Scrive Pietro Pensa nel libro I processi alle streghe: storie comasche di ordinaria follia che le centinaia e centinaia di donne arse al rogo nel corso di secoli in quel territorio confessavano volontariamente (sotto tortura, ndr) di essersi «abbandonate ad orge, a danze e a commerci sessuali con i demoni» e a «trasferimenti nell'aria a cavallo di bastoni e caproni».
Personalmente ho letto a Livigno, in una mostra sugli atti dei processi alle streghe esposti nella biblioteca comunale, le vivide descrizioni delle corna e delle code dei diavoli con i quali le povere disgraziate erano state costrette a confessare di aver avuto «commerci carnali». Sono passati alcuni secoli e la caccia alle streghe è universalmente ricordata come una delle pagine più buie dell'umanità. Ma nel 2019 c'è chi ancora evidentemente ritiene che i racconti delle presunte streghe fossero veri.
Ecco infatti come replica a una mia proposta di un confronto l'avvocatessa Annalisa Lucarelli, presidente del «Comitato voci vere , vittime della Bassa modenese», composto da affidatari ed ex bambini sottratti alle famiglie 20 anni fa a Massa Finalese, nell'ambito di una terribile vicenda di cui interessai ripetutamente a suo tempo il Parlamento e che Pablo Trincia ha ricostruito mirabilmente nel suo libro Veleno.
Com'è noto del comitato fanno parte anche i quatto fratelli Covezzi, ormai adulti, i cui genitori sono stati assolti con sentenza passata in giudicato dall'accusa di abusi sessuali, in un contesto nel quale i giudici hanno escluso in maniera categorica che siano mai esistiti nei cimiteri della Bassa riti demoniaci con decapitazioni e smembramenti di decine di bambini, di cui non è mai emersa nessuna traccia né testimoniale né fotografica: nulla di nulla.
Scrive viceversa la presidente in una lettera aperta ai giornali locali: «La ragazza (Covezzi, ndr), assieme ai fratelli (dei quali l'onorevole Giovanardi non sembra ricordarsi), si era costituita parte civile nei processi che videro imputati i genitori, quindi è già perfettamente a conoscenza, e come lei i fratelli, del loro esito. Ancora oggi ella conferma, e con lei altre vittime, che i fatti che riferì nei vari processi erano veri e realmente accaduti. Giovanardi sa che la verità processuale è la verità degli atti processuali, e come tale, può non coincidere con la realtà. Se un fatto appare impossibile, e ciò si può comprendere poiché di fronte ad eventi orrorifici la coscienza di ognuno istintivamente reagisce con la negazione, non è detto per ciò stesso che sia inesistente. Queste cose purtroppo accadono», prosegue la Lucarelli, «e sono oggetto di un florido mercato di materiale pedo pornografico, e questo è notorio anche se l'onorevole Giovanardi trascura il dettaglio. Ma a parte ciò, di fronte a persone che dopo venti anni conservano vividi nella memoria i ricordi degli abusi subiti, ed hanno già fatto le loro scelte, se è legittimo avere opinioni, andare invece a contestare loro che le cose che affermano non sono mai esistite francamente mi sembra una violenza inaudita e meglio sarebbe tacere».
Violenza inaudita, voglio dirlo chiaramente, è stata quella di chi ha inculcato negli allora bambini questi falsi ricordi, spazzati via dalle sentenze giudiziarie. A meno che non si voglia sostenere che le vivide descrizioni dei diavoli delle povere streghe arse al rogo fossero davvero vere. Ma c'è di più. La sentenza di Cassazione che assolve la mamma Lorena Covezzi dall'accusa di abusi contro i quattro figli dice cose molto diverse da quelle sostenute dalla Lucarelli.
A pagina 13, riga 15 di questa sentenza si legge infatti che «mai nessuno ha riscontrato segni di violenza a carico dei bambini». Nella stessa pagina 13 leggiamo che «per quanto attiene alle valutazioni medico legali si pone in luce che le indagini compiute dai primi esperti in sede di ispezione si sono rivelate particolarmente erronee giacché è risultata successivamente infondata l'affermazione che “l'imene fosse totalmente scomparso". Una successiva indagine affidata ad altri professionisti ha invece dimostrato […] che si configura un quadro di integrità imenale di entrambe le minori (Covezzi, ndr)».
Per quanto riguarda le lesioni anali, nella stessa pagina, si trova scritto: «Siamo in presenza di valutazioni difformi e per alcuni versi non corrette ed esaustive», cosicché sia per le une che per le altre si parla di «possibile» e «probabile» abuso e di «reperti indicatori di abusi sessuali».
Già nel dicembre del 2000 il Pubblico Ministero milanese Tiziana Siciliano nella sua requisitoria relativa ad un caso di presunto abuso nel quale avevano operato gli stessi autori delle prime perizie sui bambini di Massa Finalese affermava testualmente: «Vi è un'amplissima documentazione che contraddice in una maniera così totale le dichiarazioni della dottoressa Maggioni, che ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o se sia una persona in malafede». E ancora: «Sono perizie fatte da gente che dovrebbe cambiare mestiere. Comunque, questo invece lo auspico e alzo il tono della voce, sicuramente persone che non hanno nessun motivo di godere della fiducia che fino ad oggi l'autorità giudiziaria gli ha conferito, e che auspico nella maniera più assoluta non vengano mai più investiti di incarichi di tale delicatezza, perché non sono all'altezza di farlo», domandandosi poi «come alla stessa persona potessero essere state affidate 358 consulenze in nove anni».
Violenza inaudita sarebbe allora tacere davanti a drammi che hanno travolto decine di famiglie, costruiti su fantasiosi racconti di orge e uccisioni sataniche, replicati a Rignano Flaminio con - sul banco degli imputati - le povere maestre poi totalmente assolte, e recentemente di nuovo a Bibbiano, non casualmente con la partecipazione diretta o indiretta di assistenti sociali e psicologi seguaci delle teorie di Claudio Foti, fondatore di Hansel e Gretel.
Constatiamo con amarezza che dopo secoli c'è ancora chi vuole convincerci che i racconti delle povere donne bollate come streghe fossero veri, perché come i bambini, ora adulti, di Massa Finalese fornivano una vivida descrizione dei riti satanici a cui erano accusate di aver partecipato.
Carlo Giovanardi
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Evento in Toscana con patrocinio regionale: c'è l'avvocato del guru torinese. Tra gli organizzatori il Cismai, che collabora con il Garante dell'infanzia.C'è ancora chi sostiene che i falsi abusi del caso Veleno si siano realmente verificati.Lo speciale contiene due articoliTranquilli, amici, è tutto perdonato. Bibbiano? Fate finta che non sia mai successo. Anzi, ricominciate pure come prima, rimettete in moto il sistema perché va tutto bene. L'estate è stata piena di maldicenza, ma era tutta una trama politica ordita da Lega e Fratelli d'Italia: i 5 stelle ormai sono rinsaviti e il Pd, si sa, è sempre dalla parte della ragione. Non stiamo affatto esagerando: questo è esattamente ciò che sta accadendo. Dei fatti della Val d'Enza, ormai, si parla poco a male. Sta prevalendo la linea dei «compagni che sbagliano», ovvero si cerca di far passare l'idea che nella provincia di Reggio Emilia ci sia stata qualche deviazione dal sentiero corretto, ma che tutto sommato il sistema funzioni e pure bene. Purtroppo la mistificazione sta funzionando. I protagonisti di «Angeli e demoni» cominciano a rialzare la testa. Giusto ieri, Claudio Foti è apparso sugli schermi di Rai 1, intervistato dai cronisti della trasmissione Storie italiane condotta da Eleonora Daniele. Come al solito, ha propinato agli spettatori la favoletta del perseguitato, arrivando a dire: «A Bibbiano non facevo psicoterapie ai bambini». Peccato che il Centro Hansel e Gretel, da lui fondato, avesse la gestione esclusiva di una struttura chiama La Cura, dove appunto i bimbi andavano in terapia a 135 euro l'ora. In compenso, di commissioni d'inchiesta parlamentari sugli affidi e di task force governative su Bibbiano non si sente più parlare. E mentre i governanti procedono all'insabbiamento, il solito sistema riprende a funzionare esattamente come tre mesi fa. Lo dimostra ciò che avverrà in Toscana il prossimo 16 settembre. A Firenze si terrà un convegno intitolato «Proteggere i bambini e le bambine dalla violenza assistita». Si parlerà, ovviamente, di abusi sui bambini. Di interventi sul caso Bibbiano nel programma non ne appare nemmeno uno. Ci sarà, però, un intervento di Andrea Coffari, ovvero l'avvocato difensore di Claudio Foti nonché componente dell'associazione Rompere il silenzio, di cui fanno parte - oltre a Foti medesimo - vari indagati di «Angeli e demoni». Durante il convegno egli porterà avanti le tesi di Foti sugli abusi. L'intervento ha un titolo che parla da solo: «Violenza su donne e bambini: apologia della pedofilia, negazionismo, cattivi maestri e ddl Pillon-Camerini». Queste sono le idee che circolavano a Bibbiano. I critici del metodo Hansel e Gretel divengono «difensori dei pedofili», chi sostiene che sugli abusi bisogna andarci cauti è un «negazionista». Inoltre, è davvero grottesco che - mentre Foti viene riabilitato, il senatore leghista Simone Pillon e l'autorevole Giovanni Battista Camerini vengano bollati come «cattivi maestri». E non è tutto. Il convegno in questione è organizzato dal Consiglio regionale e dalla Commissione pari opportunità della Toscana, la stessa Regione che ha chiesto un risarcimento milionario al Forteto, dopo aver silenziato per anni gli orrori che avvenivano in quella comunità. A introdurre l'evento di Firenze saranno, non a caso, due esponenti del Partito democratico: Eugenio Giani e Rosanna Pugnalini. Hanno una bella faccia tosta, questi democratici. Fanno finta di non c'entrare nulla con Bibbiano, anzi minacciano di azioni legali chiunque li colleghi ad «Angeli e demoni». Pretendono le scuse da chi li ha definiti «il partito di Bibbiano». E adesso, come se nulla fosse, sponsorizzano - tramite le istituzioni pubbliche - i convegni con gli amici di Foti. Se i 5 stelle avessero un poco di dignità, dovrebbero insorgere, ma sappiamo già che non lo faranno. Tenetevi forte, però, perché ancora non è finita. Tra gli organizzatori della meravigliosa giornata di studi sapete chi c'è? Il solito Cismai, ovvero il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltratta. Stiamo parlando di un organismo che ha sempre avuto ottimi rapporti con Claudio Foti e con il suo giro. Un organismo che viene tirato in ballo in tutte le storie di finti abusi e di affidi facili. A Firenze parlerà Gloria Soavi, presidente del Coordinamento. Basta una rapida ricerca sul Web per rendersi conto di quanti convegni e di quante iniziative sia stata protagonista assieme agli operatori di Hansel e Gretel. Tra i soci l'Unione dei Comuni modenesi area nord, l'ente attualmente nel mirino della Procura di Modena per la vicenda di una ragazzina mandata in cura a Bibbiano (per questa storia ci sono 3 indagati). Il Cismai, nei mesi scorsi, ha tentato più volte di chiamarsi fuori dalle vicende di finti abusi e affidi allegri. Ora però, come se niente fosse, mette in piedi una bella manifestazione con gli amici di sempre, quelli che fino a ieri hanno tenuto in piedi il sistema di gestione dei minori. Del resto, il Coordinamento ha da subito portato avanti una feroce campagna contro la Lega e il ddl Pillon, giusto per far capire da che parte pendesse. Ecco, questa è la situazione a settembre 2019, a poco più di tre mesi dall'esplosione di «Angeli e demoni»: tutto riprende a funzionare come se nulla fosse successo. Si ritorna a parlare di abusi diffusi a macchia d'olio, di padri crudeli che maltrattano donne e bambini, di eroi che strappano i piccini a famiglie naturali cattive e abusanti. Ah, un altro piccolo particolare. Il Cismai collabora tuttora con l'autorità Garante per l'infanzia guidata da Filomena Albano, che di recente ha confermato la sua piena fiducia al coordinamento (nonché il versamento di quasi 40.000 euro per una ricerca). Questo bel sistema che stanno ripristinando, insomma, lo pagate anche voi. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bibbiano-insabbiato-i-difensori-di-foti-tornano-a-dare-lezioni-2640278635.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-caccia-alle-streghe-continua-e-le-vittime-sono-i-bambini-indifesi" data-post-id="2640278635" data-published-at="1780689445" data-use-pagination="False"> La caccia alle streghe continua. E le vittime sono i bambini indifesi Idea popolo libertà Scrive Pietro Pensa nel libro I processi alle streghe: storie comasche di ordinaria follia che le centinaia e centinaia di donne arse al rogo nel corso di secoli in quel territorio confessavano volontariamente (sotto tortura, ndr) di essersi «abbandonate ad orge, a danze e a commerci sessuali con i demoni» e a «trasferimenti nell'aria a cavallo di bastoni e caproni». Personalmente ho letto a Livigno, in una mostra sugli atti dei processi alle streghe esposti nella biblioteca comunale, le vivide descrizioni delle corna e delle code dei diavoli con i quali le povere disgraziate erano state costrette a confessare di aver avuto «commerci carnali». Sono passati alcuni secoli e la caccia alle streghe è universalmente ricordata come una delle pagine più buie dell'umanità. Ma nel 2019 c'è chi ancora evidentemente ritiene che i racconti delle presunte streghe fossero veri. Ecco infatti come replica a una mia proposta di un confronto l'avvocatessa Annalisa Lucarelli, presidente del «Comitato voci vere , vittime della Bassa modenese», composto da affidatari ed ex bambini sottratti alle famiglie 20 anni fa a Massa Finalese, nell'ambito di una terribile vicenda di cui interessai ripetutamente a suo tempo il Parlamento e che Pablo Trincia ha ricostruito mirabilmente nel suo libro Veleno. Com'è noto del comitato fanno parte anche i quatto fratelli Covezzi, ormai adulti, i cui genitori sono stati assolti con sentenza passata in giudicato dall'accusa di abusi sessuali, in un contesto nel quale i giudici hanno escluso in maniera categorica che siano mai esistiti nei cimiteri della Bassa riti demoniaci con decapitazioni e smembramenti di decine di bambini, di cui non è mai emersa nessuna traccia né testimoniale né fotografica: nulla di nulla. Scrive viceversa la presidente in una lettera aperta ai giornali locali: «La ragazza (Covezzi, ndr), assieme ai fratelli (dei quali l'onorevole Giovanardi non sembra ricordarsi), si era costituita parte civile nei processi che videro imputati i genitori, quindi è già perfettamente a conoscenza, e come lei i fratelli, del loro esito. Ancora oggi ella conferma, e con lei altre vittime, che i fatti che riferì nei vari processi erano veri e realmente accaduti. Giovanardi sa che la verità processuale è la verità degli atti processuali, e come tale, può non coincidere con la realtà. Se un fatto appare impossibile, e ciò si può comprendere poiché di fronte ad eventi orrorifici la coscienza di ognuno istintivamente reagisce con la negazione, non è detto per ciò stesso che sia inesistente. Queste cose purtroppo accadono», prosegue la Lucarelli, «e sono oggetto di un florido mercato di materiale pedo pornografico, e questo è notorio anche se l'onorevole Giovanardi trascura il dettaglio. Ma a parte ciò, di fronte a persone che dopo venti anni conservano vividi nella memoria i ricordi degli abusi subiti, ed hanno già fatto le loro scelte, se è legittimo avere opinioni, andare invece a contestare loro che le cose che affermano non sono mai esistite francamente mi sembra una violenza inaudita e meglio sarebbe tacere». Violenza inaudita, voglio dirlo chiaramente, è stata quella di chi ha inculcato negli allora bambini questi falsi ricordi, spazzati via dalle sentenze giudiziarie. A meno che non si voglia sostenere che le vivide descrizioni dei diavoli delle povere streghe arse al rogo fossero davvero vere. Ma c'è di più. La sentenza di Cassazione che assolve la mamma Lorena Covezzi dall'accusa di abusi contro i quattro figli dice cose molto diverse da quelle sostenute dalla Lucarelli. A pagina 13, riga 15 di questa sentenza si legge infatti che «mai nessuno ha riscontrato segni di violenza a carico dei bambini». Nella stessa pagina 13 leggiamo che «per quanto attiene alle valutazioni medico legali si pone in luce che le indagini compiute dai primi esperti in sede di ispezione si sono rivelate particolarmente erronee giacché è risultata successivamente infondata l'affermazione che “l'imene fosse totalmente scomparso". Una successiva indagine affidata ad altri professionisti ha invece dimostrato […] che si configura un quadro di integrità imenale di entrambe le minori (Covezzi, ndr)». Per quanto riguarda le lesioni anali, nella stessa pagina, si trova scritto: «Siamo in presenza di valutazioni difformi e per alcuni versi non corrette ed esaustive», cosicché sia per le une che per le altre si parla di «possibile» e «probabile» abuso e di «reperti indicatori di abusi sessuali». Già nel dicembre del 2000 il Pubblico Ministero milanese Tiziana Siciliano nella sua requisitoria relativa ad un caso di presunto abuso nel quale avevano operato gli stessi autori delle prime perizie sui bambini di Massa Finalese affermava testualmente: «Vi è un'amplissima documentazione che contraddice in una maniera così totale le dichiarazioni della dottoressa Maggioni, che ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o se sia una persona in malafede». E ancora: «Sono perizie fatte da gente che dovrebbe cambiare mestiere. Comunque, questo invece lo auspico e alzo il tono della voce, sicuramente persone che non hanno nessun motivo di godere della fiducia che fino ad oggi l'autorità giudiziaria gli ha conferito, e che auspico nella maniera più assoluta non vengano mai più investiti di incarichi di tale delicatezza, perché non sono all'altezza di farlo», domandandosi poi «come alla stessa persona potessero essere state affidate 358 consulenze in nove anni». Violenza inaudita sarebbe allora tacere davanti a drammi che hanno travolto decine di famiglie, costruiti su fantasiosi racconti di orge e uccisioni sataniche, replicati a Rignano Flaminio con - sul banco degli imputati - le povere maestre poi totalmente assolte, e recentemente di nuovo a Bibbiano, non casualmente con la partecipazione diretta o indiretta di assistenti sociali e psicologi seguaci delle teorie di Claudio Foti, fondatore di Hansel e Gretel. Constatiamo con amarezza che dopo secoli c'è ancora chi vuole convincerci che i racconti delle povere donne bollate come streghe fossero veri, perché come i bambini, ora adulti, di Massa Finalese fornivano una vivida descrizione dei riti satanici a cui erano accusate di aver partecipato. Carlo Giovanardi
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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