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2019-09-10
Bibbiano? Insabbiato. I difensori di Foti tornano a dare lezioni
Ansa
Tranquilli, amici, è tutto perdonato. Bibbiano? Fate finta che non sia mai successo. Anzi, ricominciate pure come prima, rimettete in moto il sistema perché va tutto bene. L'estate è stata piena di maldicenza, ma era tutta una trama politica ordita da Lega e Fratelli d'Italia: i 5 stelle ormai sono rinsaviti e il Pd, si sa, è sempre dalla parte della ragione.
Non stiamo affatto esagerando: questo è esattamente ciò che sta accadendo. Dei fatti della Val d'Enza, ormai, si parla poco a male. Sta prevalendo la linea dei «compagni che sbagliano», ovvero si cerca di far passare l'idea che nella provincia di Reggio Emilia ci sia stata qualche deviazione dal sentiero corretto, ma che tutto sommato il sistema funzioni e pure bene.
Purtroppo la mistificazione sta funzionando. I protagonisti di «Angeli e demoni» cominciano a rialzare la testa. Giusto ieri, Claudio Foti è apparso sugli schermi di Rai 1, intervistato dai cronisti della trasmissione Storie italiane condotta da Eleonora Daniele. Come al solito, ha propinato agli spettatori la favoletta del perseguitato, arrivando a dire: «A Bibbiano non facevo psicoterapie ai bambini». Peccato che il Centro Hansel e Gretel, da lui fondato, avesse la gestione esclusiva di una struttura chiama La Cura, dove appunto i bimbi andavano in terapia a 135 euro l'ora. In compenso, di commissioni d'inchiesta parlamentari sugli affidi e di task force governative su Bibbiano non si sente più parlare. E mentre i governanti procedono all'insabbiamento, il solito sistema riprende a funzionare esattamente come tre mesi fa.
Lo dimostra ciò che avverrà in Toscana il prossimo 16 settembre. A Firenze si terrà un convegno intitolato «Proteggere i bambini e le bambine dalla violenza assistita». Si parlerà, ovviamente, di abusi sui bambini. Di interventi sul caso Bibbiano nel programma non ne appare nemmeno uno. Ci sarà, però, un intervento di Andrea Coffari, ovvero l'avvocato difensore di Claudio Foti nonché componente dell'associazione Rompere il silenzio, di cui fanno parte - oltre a Foti medesimo - vari indagati di «Angeli e demoni».
Durante il convegno egli porterà avanti le tesi di Foti sugli abusi. L'intervento ha un titolo che parla da solo: «Violenza su donne e bambini: apologia della pedofilia, negazionismo, cattivi maestri e ddl Pillon-Camerini». Queste sono le idee che circolavano a Bibbiano. I critici del metodo Hansel e Gretel divengono «difensori dei pedofili», chi sostiene che sugli abusi bisogna andarci cauti è un «negazionista». Inoltre, è davvero grottesco che - mentre Foti viene riabilitato, il senatore leghista Simone Pillon e l'autorevole Giovanni Battista Camerini vengano bollati come «cattivi maestri».
E non è tutto. Il convegno in questione è organizzato dal Consiglio regionale e dalla Commissione pari opportunità della Toscana, la stessa Regione che ha chiesto un risarcimento milionario al Forteto, dopo aver silenziato per anni gli orrori che avvenivano in quella comunità.
A introdurre l'evento di Firenze saranno, non a caso, due esponenti del Partito democratico: Eugenio Giani e Rosanna Pugnalini. Hanno una bella faccia tosta, questi democratici. Fanno finta di non c'entrare nulla con Bibbiano, anzi minacciano di azioni legali chiunque li colleghi ad «Angeli e demoni». Pretendono le scuse da chi li ha definiti «il partito di Bibbiano». E adesso, come se nulla fosse, sponsorizzano - tramite le istituzioni pubbliche - i convegni con gli amici di Foti. Se i 5 stelle avessero un poco di dignità, dovrebbero insorgere, ma sappiamo già che non lo faranno.
Tenetevi forte, però, perché ancora non è finita. Tra gli organizzatori della meravigliosa giornata di studi sapete chi c'è? Il solito Cismai, ovvero il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltratta. Stiamo parlando di un organismo che ha sempre avuto ottimi rapporti con Claudio Foti e con il suo giro. Un organismo che viene tirato in ballo in tutte le storie di finti abusi e di affidi facili.
A Firenze parlerà Gloria Soavi, presidente del Coordinamento. Basta una rapida ricerca sul Web per rendersi conto di quanti convegni e di quante iniziative sia stata protagonista assieme agli operatori di Hansel e Gretel. Tra i soci l'Unione dei Comuni modenesi area nord, l'ente attualmente nel mirino della Procura di Modena per la vicenda di una ragazzina mandata in cura a Bibbiano (per questa storia ci sono 3 indagati).
Il Cismai, nei mesi scorsi, ha tentato più volte di chiamarsi fuori dalle vicende di finti abusi e affidi allegri. Ora però, come se niente fosse, mette in piedi una bella manifestazione con gli amici di sempre, quelli che fino a ieri hanno tenuto in piedi il sistema di gestione dei minori. Del resto, il Coordinamento ha da subito portato avanti una feroce campagna contro la Lega e il ddl Pillon, giusto per far capire da che parte pendesse. Ecco, questa è la situazione a settembre 2019, a poco più di tre mesi dall'esplosione di «Angeli e demoni»: tutto riprende a funzionare come se nulla fosse successo. Si ritorna a parlare di abusi diffusi a macchia d'olio, di padri crudeli che maltrattano donne e bambini, di eroi che strappano i piccini a famiglie naturali cattive e abusanti.
Ah, un altro piccolo particolare. Il Cismai collabora tuttora con l'autorità Garante per l'infanzia guidata da Filomena Albano, che di recente ha confermato la sua piena fiducia al coordinamento (nonché il versamento di quasi 40.000 euro per una ricerca). Questo bel sistema che stanno ripristinando, insomma, lo pagate anche voi.
Francesco Borgonovo
La caccia alle streghe continua. E le vittime sono i bambini indifesi
Idea popolo libertà
Scrive Pietro Pensa nel libro I processi alle streghe: storie comasche di ordinaria follia che le centinaia e centinaia di donne arse al rogo nel corso di secoli in quel territorio confessavano volontariamente (sotto tortura, ndr) di essersi «abbandonate ad orge, a danze e a commerci sessuali con i demoni» e a «trasferimenti nell'aria a cavallo di bastoni e caproni».
Personalmente ho letto a Livigno, in una mostra sugli atti dei processi alle streghe esposti nella biblioteca comunale, le vivide descrizioni delle corna e delle code dei diavoli con i quali le povere disgraziate erano state costrette a confessare di aver avuto «commerci carnali». Sono passati alcuni secoli e la caccia alle streghe è universalmente ricordata come una delle pagine più buie dell'umanità. Ma nel 2019 c'è chi ancora evidentemente ritiene che i racconti delle presunte streghe fossero veri.
Ecco infatti come replica a una mia proposta di un confronto l'avvocatessa Annalisa Lucarelli, presidente del «Comitato voci vere , vittime della Bassa modenese», composto da affidatari ed ex bambini sottratti alle famiglie 20 anni fa a Massa Finalese, nell'ambito di una terribile vicenda di cui interessai ripetutamente a suo tempo il Parlamento e che Pablo Trincia ha ricostruito mirabilmente nel suo libro Veleno.
Com'è noto del comitato fanno parte anche i quatto fratelli Covezzi, ormai adulti, i cui genitori sono stati assolti con sentenza passata in giudicato dall'accusa di abusi sessuali, in un contesto nel quale i giudici hanno escluso in maniera categorica che siano mai esistiti nei cimiteri della Bassa riti demoniaci con decapitazioni e smembramenti di decine di bambini, di cui non è mai emersa nessuna traccia né testimoniale né fotografica: nulla di nulla.
Scrive viceversa la presidente in una lettera aperta ai giornali locali: «La ragazza (Covezzi, ndr), assieme ai fratelli (dei quali l'onorevole Giovanardi non sembra ricordarsi), si era costituita parte civile nei processi che videro imputati i genitori, quindi è già perfettamente a conoscenza, e come lei i fratelli, del loro esito. Ancora oggi ella conferma, e con lei altre vittime, che i fatti che riferì nei vari processi erano veri e realmente accaduti. Giovanardi sa che la verità processuale è la verità degli atti processuali, e come tale, può non coincidere con la realtà. Se un fatto appare impossibile, e ciò si può comprendere poiché di fronte ad eventi orrorifici la coscienza di ognuno istintivamente reagisce con la negazione, non è detto per ciò stesso che sia inesistente. Queste cose purtroppo accadono», prosegue la Lucarelli, «e sono oggetto di un florido mercato di materiale pedo pornografico, e questo è notorio anche se l'onorevole Giovanardi trascura il dettaglio. Ma a parte ciò, di fronte a persone che dopo venti anni conservano vividi nella memoria i ricordi degli abusi subiti, ed hanno già fatto le loro scelte, se è legittimo avere opinioni, andare invece a contestare loro che le cose che affermano non sono mai esistite francamente mi sembra una violenza inaudita e meglio sarebbe tacere».
Violenza inaudita, voglio dirlo chiaramente, è stata quella di chi ha inculcato negli allora bambini questi falsi ricordi, spazzati via dalle sentenze giudiziarie. A meno che non si voglia sostenere che le vivide descrizioni dei diavoli delle povere streghe arse al rogo fossero davvero vere. Ma c'è di più. La sentenza di Cassazione che assolve la mamma Lorena Covezzi dall'accusa di abusi contro i quattro figli dice cose molto diverse da quelle sostenute dalla Lucarelli.
A pagina 13, riga 15 di questa sentenza si legge infatti che «mai nessuno ha riscontrato segni di violenza a carico dei bambini». Nella stessa pagina 13 leggiamo che «per quanto attiene alle valutazioni medico legali si pone in luce che le indagini compiute dai primi esperti in sede di ispezione si sono rivelate particolarmente erronee giacché è risultata successivamente infondata l'affermazione che “l'imene fosse totalmente scomparso". Una successiva indagine affidata ad altri professionisti ha invece dimostrato […] che si configura un quadro di integrità imenale di entrambe le minori (Covezzi, ndr)».
Per quanto riguarda le lesioni anali, nella stessa pagina, si trova scritto: «Siamo in presenza di valutazioni difformi e per alcuni versi non corrette ed esaustive», cosicché sia per le une che per le altre si parla di «possibile» e «probabile» abuso e di «reperti indicatori di abusi sessuali».
Già nel dicembre del 2000 il Pubblico Ministero milanese Tiziana Siciliano nella sua requisitoria relativa ad un caso di presunto abuso nel quale avevano operato gli stessi autori delle prime perizie sui bambini di Massa Finalese affermava testualmente: «Vi è un'amplissima documentazione che contraddice in una maniera così totale le dichiarazioni della dottoressa Maggioni, che ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o se sia una persona in malafede». E ancora: «Sono perizie fatte da gente che dovrebbe cambiare mestiere. Comunque, questo invece lo auspico e alzo il tono della voce, sicuramente persone che non hanno nessun motivo di godere della fiducia che fino ad oggi l'autorità giudiziaria gli ha conferito, e che auspico nella maniera più assoluta non vengano mai più investiti di incarichi di tale delicatezza, perché non sono all'altezza di farlo», domandandosi poi «come alla stessa persona potessero essere state affidate 358 consulenze in nove anni».
Violenza inaudita sarebbe allora tacere davanti a drammi che hanno travolto decine di famiglie, costruiti su fantasiosi racconti di orge e uccisioni sataniche, replicati a Rignano Flaminio con - sul banco degli imputati - le povere maestre poi totalmente assolte, e recentemente di nuovo a Bibbiano, non casualmente con la partecipazione diretta o indiretta di assistenti sociali e psicologi seguaci delle teorie di Claudio Foti, fondatore di Hansel e Gretel.
Constatiamo con amarezza che dopo secoli c'è ancora chi vuole convincerci che i racconti delle povere donne bollate come streghe fossero veri, perché come i bambini, ora adulti, di Massa Finalese fornivano una vivida descrizione dei riti satanici a cui erano accusate di aver partecipato.
Carlo Giovanardi
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Evento in Toscana con patrocinio regionale: c'è l'avvocato del guru torinese. Tra gli organizzatori il Cismai, che collabora con il Garante dell'infanzia.C'è ancora chi sostiene che i falsi abusi del caso Veleno si siano realmente verificati.Lo speciale contiene due articoliTranquilli, amici, è tutto perdonato. Bibbiano? Fate finta che non sia mai successo. Anzi, ricominciate pure come prima, rimettete in moto il sistema perché va tutto bene. L'estate è stata piena di maldicenza, ma era tutta una trama politica ordita da Lega e Fratelli d'Italia: i 5 stelle ormai sono rinsaviti e il Pd, si sa, è sempre dalla parte della ragione. Non stiamo affatto esagerando: questo è esattamente ciò che sta accadendo. Dei fatti della Val d'Enza, ormai, si parla poco a male. Sta prevalendo la linea dei «compagni che sbagliano», ovvero si cerca di far passare l'idea che nella provincia di Reggio Emilia ci sia stata qualche deviazione dal sentiero corretto, ma che tutto sommato il sistema funzioni e pure bene. Purtroppo la mistificazione sta funzionando. I protagonisti di «Angeli e demoni» cominciano a rialzare la testa. Giusto ieri, Claudio Foti è apparso sugli schermi di Rai 1, intervistato dai cronisti della trasmissione Storie italiane condotta da Eleonora Daniele. Come al solito, ha propinato agli spettatori la favoletta del perseguitato, arrivando a dire: «A Bibbiano non facevo psicoterapie ai bambini». Peccato che il Centro Hansel e Gretel, da lui fondato, avesse la gestione esclusiva di una struttura chiama La Cura, dove appunto i bimbi andavano in terapia a 135 euro l'ora. In compenso, di commissioni d'inchiesta parlamentari sugli affidi e di task force governative su Bibbiano non si sente più parlare. E mentre i governanti procedono all'insabbiamento, il solito sistema riprende a funzionare esattamente come tre mesi fa. Lo dimostra ciò che avverrà in Toscana il prossimo 16 settembre. A Firenze si terrà un convegno intitolato «Proteggere i bambini e le bambine dalla violenza assistita». Si parlerà, ovviamente, di abusi sui bambini. Di interventi sul caso Bibbiano nel programma non ne appare nemmeno uno. Ci sarà, però, un intervento di Andrea Coffari, ovvero l'avvocato difensore di Claudio Foti nonché componente dell'associazione Rompere il silenzio, di cui fanno parte - oltre a Foti medesimo - vari indagati di «Angeli e demoni». Durante il convegno egli porterà avanti le tesi di Foti sugli abusi. L'intervento ha un titolo che parla da solo: «Violenza su donne e bambini: apologia della pedofilia, negazionismo, cattivi maestri e ddl Pillon-Camerini». Queste sono le idee che circolavano a Bibbiano. I critici del metodo Hansel e Gretel divengono «difensori dei pedofili», chi sostiene che sugli abusi bisogna andarci cauti è un «negazionista». Inoltre, è davvero grottesco che - mentre Foti viene riabilitato, il senatore leghista Simone Pillon e l'autorevole Giovanni Battista Camerini vengano bollati come «cattivi maestri». E non è tutto. Il convegno in questione è organizzato dal Consiglio regionale e dalla Commissione pari opportunità della Toscana, la stessa Regione che ha chiesto un risarcimento milionario al Forteto, dopo aver silenziato per anni gli orrori che avvenivano in quella comunità. A introdurre l'evento di Firenze saranno, non a caso, due esponenti del Partito democratico: Eugenio Giani e Rosanna Pugnalini. Hanno una bella faccia tosta, questi democratici. Fanno finta di non c'entrare nulla con Bibbiano, anzi minacciano di azioni legali chiunque li colleghi ad «Angeli e demoni». Pretendono le scuse da chi li ha definiti «il partito di Bibbiano». E adesso, come se nulla fosse, sponsorizzano - tramite le istituzioni pubbliche - i convegni con gli amici di Foti. Se i 5 stelle avessero un poco di dignità, dovrebbero insorgere, ma sappiamo già che non lo faranno. Tenetevi forte, però, perché ancora non è finita. Tra gli organizzatori della meravigliosa giornata di studi sapete chi c'è? Il solito Cismai, ovvero il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltratta. Stiamo parlando di un organismo che ha sempre avuto ottimi rapporti con Claudio Foti e con il suo giro. Un organismo che viene tirato in ballo in tutte le storie di finti abusi e di affidi facili. A Firenze parlerà Gloria Soavi, presidente del Coordinamento. Basta una rapida ricerca sul Web per rendersi conto di quanti convegni e di quante iniziative sia stata protagonista assieme agli operatori di Hansel e Gretel. Tra i soci l'Unione dei Comuni modenesi area nord, l'ente attualmente nel mirino della Procura di Modena per la vicenda di una ragazzina mandata in cura a Bibbiano (per questa storia ci sono 3 indagati). Il Cismai, nei mesi scorsi, ha tentato più volte di chiamarsi fuori dalle vicende di finti abusi e affidi allegri. Ora però, come se niente fosse, mette in piedi una bella manifestazione con gli amici di sempre, quelli che fino a ieri hanno tenuto in piedi il sistema di gestione dei minori. Del resto, il Coordinamento ha da subito portato avanti una feroce campagna contro la Lega e il ddl Pillon, giusto per far capire da che parte pendesse. Ecco, questa è la situazione a settembre 2019, a poco più di tre mesi dall'esplosione di «Angeli e demoni»: tutto riprende a funzionare come se nulla fosse successo. Si ritorna a parlare di abusi diffusi a macchia d'olio, di padri crudeli che maltrattano donne e bambini, di eroi che strappano i piccini a famiglie naturali cattive e abusanti. Ah, un altro piccolo particolare. Il Cismai collabora tuttora con l'autorità Garante per l'infanzia guidata da Filomena Albano, che di recente ha confermato la sua piena fiducia al coordinamento (nonché il versamento di quasi 40.000 euro per una ricerca). Questo bel sistema che stanno ripristinando, insomma, lo pagate anche voi. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bibbiano-insabbiato-i-difensori-di-foti-tornano-a-dare-lezioni-2640278635.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-caccia-alle-streghe-continua-e-le-vittime-sono-i-bambini-indifesi" data-post-id="2640278635" data-published-at="1775745145" data-use-pagination="False"> La caccia alle streghe continua. 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Ecco infatti come replica a una mia proposta di un confronto l'avvocatessa Annalisa Lucarelli, presidente del «Comitato voci vere , vittime della Bassa modenese», composto da affidatari ed ex bambini sottratti alle famiglie 20 anni fa a Massa Finalese, nell'ambito di una terribile vicenda di cui interessai ripetutamente a suo tempo il Parlamento e che Pablo Trincia ha ricostruito mirabilmente nel suo libro Veleno. Com'è noto del comitato fanno parte anche i quatto fratelli Covezzi, ormai adulti, i cui genitori sono stati assolti con sentenza passata in giudicato dall'accusa di abusi sessuali, in un contesto nel quale i giudici hanno escluso in maniera categorica che siano mai esistiti nei cimiteri della Bassa riti demoniaci con decapitazioni e smembramenti di decine di bambini, di cui non è mai emersa nessuna traccia né testimoniale né fotografica: nulla di nulla. Scrive viceversa la presidente in una lettera aperta ai giornali locali: «La ragazza (Covezzi, ndr), assieme ai fratelli (dei quali l'onorevole Giovanardi non sembra ricordarsi), si era costituita parte civile nei processi che videro imputati i genitori, quindi è già perfettamente a conoscenza, e come lei i fratelli, del loro esito. Ancora oggi ella conferma, e con lei altre vittime, che i fatti che riferì nei vari processi erano veri e realmente accaduti. Giovanardi sa che la verità processuale è la verità degli atti processuali, e come tale, può non coincidere con la realtà. Se un fatto appare impossibile, e ciò si può comprendere poiché di fronte ad eventi orrorifici la coscienza di ognuno istintivamente reagisce con la negazione, non è detto per ciò stesso che sia inesistente. Queste cose purtroppo accadono», prosegue la Lucarelli, «e sono oggetto di un florido mercato di materiale pedo pornografico, e questo è notorio anche se l'onorevole Giovanardi trascura il dettaglio. Ma a parte ciò, di fronte a persone che dopo venti anni conservano vividi nella memoria i ricordi degli abusi subiti, ed hanno già fatto le loro scelte, se è legittimo avere opinioni, andare invece a contestare loro che le cose che affermano non sono mai esistite francamente mi sembra una violenza inaudita e meglio sarebbe tacere». Violenza inaudita, voglio dirlo chiaramente, è stata quella di chi ha inculcato negli allora bambini questi falsi ricordi, spazzati via dalle sentenze giudiziarie. A meno che non si voglia sostenere che le vivide descrizioni dei diavoli delle povere streghe arse al rogo fossero davvero vere. Ma c'è di più. La sentenza di Cassazione che assolve la mamma Lorena Covezzi dall'accusa di abusi contro i quattro figli dice cose molto diverse da quelle sostenute dalla Lucarelli. A pagina 13, riga 15 di questa sentenza si legge infatti che «mai nessuno ha riscontrato segni di violenza a carico dei bambini». Nella stessa pagina 13 leggiamo che «per quanto attiene alle valutazioni medico legali si pone in luce che le indagini compiute dai primi esperti in sede di ispezione si sono rivelate particolarmente erronee giacché è risultata successivamente infondata l'affermazione che “l'imene fosse totalmente scomparso". Una successiva indagine affidata ad altri professionisti ha invece dimostrato […] che si configura un quadro di integrità imenale di entrambe le minori (Covezzi, ndr)». Per quanto riguarda le lesioni anali, nella stessa pagina, si trova scritto: «Siamo in presenza di valutazioni difformi e per alcuni versi non corrette ed esaustive», cosicché sia per le une che per le altre si parla di «possibile» e «probabile» abuso e di «reperti indicatori di abusi sessuali». Già nel dicembre del 2000 il Pubblico Ministero milanese Tiziana Siciliano nella sua requisitoria relativa ad un caso di presunto abuso nel quale avevano operato gli stessi autori delle prime perizie sui bambini di Massa Finalese affermava testualmente: «Vi è un'amplissima documentazione che contraddice in una maniera così totale le dichiarazioni della dottoressa Maggioni, che ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o se sia una persona in malafede». E ancora: «Sono perizie fatte da gente che dovrebbe cambiare mestiere. Comunque, questo invece lo auspico e alzo il tono della voce, sicuramente persone che non hanno nessun motivo di godere della fiducia che fino ad oggi l'autorità giudiziaria gli ha conferito, e che auspico nella maniera più assoluta non vengano mai più investiti di incarichi di tale delicatezza, perché non sono all'altezza di farlo», domandandosi poi «come alla stessa persona potessero essere state affidate 358 consulenze in nove anni». Violenza inaudita sarebbe allora tacere davanti a drammi che hanno travolto decine di famiglie, costruiti su fantasiosi racconti di orge e uccisioni sataniche, replicati a Rignano Flaminio con - sul banco degli imputati - le povere maestre poi totalmente assolte, e recentemente di nuovo a Bibbiano, non casualmente con la partecipazione diretta o indiretta di assistenti sociali e psicologi seguaci delle teorie di Claudio Foti, fondatore di Hansel e Gretel. Constatiamo con amarezza che dopo secoli c'è ancora chi vuole convincerci che i racconti delle povere donne bollate come streghe fossero veri, perché come i bambini, ora adulti, di Massa Finalese fornivano una vivida descrizione dei riti satanici a cui erano accusate di aver partecipato. Carlo Giovanardi
Suez, novembre 1956: relitti di navi affondate bloccano il canale (Getty Images)
Un tassello della Guerra fredda fu all’origine della crisi che, alla fine del 1956, interessò il Canale di Suez. Per la costruzione della diga di Assuan, il presidente egiziano Abdel Nasser aveva richiesto finanziamenti A Stati Uniti e Regno Unito. Questi ultimi ritirarono la disponibilità quando Nasser si rivolse all’Unione Sovietica per l’acquisto di armamenti. In risposta, il presidente egiziano proclamò la nazionalizzazione di Suez, fino ad allora gestito da un consorzio anglo-francese.
Attraverso il canale lungo 193 chilometri ed aperto dal 1869, nel 1956 assicurava il transito di circa 2 milioni di barili di petrolio verso un mercato europeo allora fortemente dipendente dall’oro nero. All’ intervento militare di Regno Unito, Francia e Israele, Nasser rispose con la chiusura del canale (che fu minato) e con l’affondamento delle 40 navi presenti nelle acque di Suez. All’inizio delle ostilità, oltre il 60% del traffico di greggio verso occidente fu bloccato.
In Italia la crisi del 1956 fece temere una battuta d’arresto in pieno «boom» economico, sia per l’industria in forte crescita sia per i consumi privati che seguivano la parabola ascendente dell’economia italiana. Il governo, allora guidato dal democristiano Antonio Segni, fu subito attivo in due direzioni: quella diplomatica, dove abbracciò l’atlantismo della «dottrina Eisenhower» (che considerava pericolosa l’azione di Israele e delle potenze coloniali in Medio Oriente in quanto spingevano i Paesi arabi verso l’Unione Sovietica) prendendo decisamente le distanze dalla soluzione armata di Francia e Regno Unito e presentandosi come mediatore internazionale grazie ai consolidati rapporti politici ed economici con l’Egitto.
Sull’emergenza energetica il governo, rappresentato nel settore dal ministro dell’Industria Guido Cortese (Pli), scelse di caricare sulle spalle dello Stato il maggior costo del greggio in modo mirato. Deliberò di evitare gli aumenti dei derivati fondamentali per il funzionamento dell’industria e per la produzione di energia come l’olio combustibile, che sarebbe aumentato di molto a causa dell’impennata dei noli delle navi che erano costrette alla rotta Africana. Applicò invece un aumento del costo della benzina, ma anche in questo caso intervenne per limitarne il rincaro risultante dagli effetti della crisi. Nel 1956, prima della crisi di Suez, un litro di benzina costava 128 lire al litro, di cui ben 91 di oneri fiscali. Gli aumenti dovuti alla crescita del prezzo del greggio e al costo dei trasporti avrebbero fatto crescere di ben 30 lire al litro il prezzo della benzina. Il governo italiano decise di sacrificare una parte degli introiti fiscali e scelse di applicare un aumento di sole 14 lire al litro (7 per i taxisti e i turisti), destinando parte dei proventi dell’aumento ai raffinatori nazionali per compensare i maggiori costi alla fonte. La formula funzionò, impedendo la battuta d’arresto nella crescita industriale ed economica italiana. Il 1956 si chiuse infatti con un bilancio positivo, con una crescita della produzione industriale tra il 7 e l’8%, pur terminando l’anno con l’incognita della durata del blocco di Suez. Peggio andò per le due grandi potenze coloniali, Gran Bretagna e Francia, che avevano deciso di intervenire militarmente rigettando l’idea diplomatica di una gestione multinazionale del canale. Oltre ad aver dovuto affrontare il prezzo della guerra, il blocco dei carburanti e la crescita dei prezzi costrinsero Londra e Parigi a misure ben più drastiche di quelle di Roma, con razionamenti forzati dell’energia, crescita dell’inflazione e conseguente tensione politica. La crisi del 1956 sarà il tramonto definitivo della colonizzazione anglo-francese in Medio Oriente, sostituita dall’egemonia economica degli Usa. La piccola Italia, pur in crescita, era riuscita a reggere meglio il colpo anche per la ancora limitata diffusione di beni privati energivori come automobili ed elettrodomestici (nel 1956 la motorizzazione di massa era ancora agli albori, con poco più di 1 milione di auto circolanti).
Fu nel periodo della crisi di Suez che l’Eni sviluppò la sua presenza in Medio Oriente, gettando le basi della coraggiosa e spregiudicata «dottrina Mattei». Già alla salita al potere di Nasser il presidente dell’ente italiano Enrico Mattei aveva stretto legami con il governo egiziano, offrendo tecnologia e know-how. Con Saipem aveva vinto in breve la gara per la costruzione dell’oleodotto tra Suez e il Cairo. Poco prima della crisi, Mattei entrò nella nuova società petrolifera di Stato egiziana, la International Egyptian Oil Company – IEOC), offrendo al governo del Cairo condizioni molto vantaggiose in termini economici, una formula che ripeté nel 1957 con l’Iran, aggirando la storica egemonia delle Sette Sorelle grazie alla partecipazione ad una società a capitale pubblico.
L’italia ebbe un ruolo importante anche nell’epilogo della crisi del Canale di Suez. Dal 31 ottobre 1956 ben 44 relitti di grandi navi ostruivano il passaggio. Serviva una task force per una bonifica urgente, per non prolungare ulteriormente il blocco. Tra le italiane fu scelta dalle Nazioni Unite la compagnia milanese Micoperi, con sede operativa a Ravenna. Dal 1946 si occupava di bonifica di relitti della guerra. A Suez operò con i pontoni «Squalo» e «Pegaso», affiancata dalle navi delle due società triestine Banfield e Tripcovich. Gli specialisti italiani lavorarono talmente bene da meritare un encomio solenne da parte del consorzio internazionale di bonifica a guida Danese e Olandese. Nell’aprile del 1957 il canale di Suez era libero. Ed il petrolio passò nuovamente, ma lasciando l’Europa con il sapore di una catastrofe economica devastante se solamente il blocco fosse stato prolungato solo di qualche mese.
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Così il premier durante l'informativa alla Camera sull'azione del governo, che ha toccato anche i temi di Hormuz, della crisi in Medio Oriente e del rapporto con gli Stati Uniti.
Quindi la stoccata alla leader Pd sul rapporto Europa-Usa e l'unità dell'Occidente: «Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara a Elly Schlein, che noi siamo testardamente unitari. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo».