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2019-09-10
Bibbiano? Insabbiato. I difensori di Foti tornano a dare lezioni
Ansa
Tranquilli, amici, è tutto perdonato. Bibbiano? Fate finta che non sia mai successo. Anzi, ricominciate pure come prima, rimettete in moto il sistema perché va tutto bene. L'estate è stata piena di maldicenza, ma era tutta una trama politica ordita da Lega e Fratelli d'Italia: i 5 stelle ormai sono rinsaviti e il Pd, si sa, è sempre dalla parte della ragione.
Non stiamo affatto esagerando: questo è esattamente ciò che sta accadendo. Dei fatti della Val d'Enza, ormai, si parla poco a male. Sta prevalendo la linea dei «compagni che sbagliano», ovvero si cerca di far passare l'idea che nella provincia di Reggio Emilia ci sia stata qualche deviazione dal sentiero corretto, ma che tutto sommato il sistema funzioni e pure bene.
Purtroppo la mistificazione sta funzionando. I protagonisti di «Angeli e demoni» cominciano a rialzare la testa. Giusto ieri, Claudio Foti è apparso sugli schermi di Rai 1, intervistato dai cronisti della trasmissione Storie italiane condotta da Eleonora Daniele. Come al solito, ha propinato agli spettatori la favoletta del perseguitato, arrivando a dire: «A Bibbiano non facevo psicoterapie ai bambini». Peccato che il Centro Hansel e Gretel, da lui fondato, avesse la gestione esclusiva di una struttura chiama La Cura, dove appunto i bimbi andavano in terapia a 135 euro l'ora. In compenso, di commissioni d'inchiesta parlamentari sugli affidi e di task force governative su Bibbiano non si sente più parlare. E mentre i governanti procedono all'insabbiamento, il solito sistema riprende a funzionare esattamente come tre mesi fa.
Lo dimostra ciò che avverrà in Toscana il prossimo 16 settembre. A Firenze si terrà un convegno intitolato «Proteggere i bambini e le bambine dalla violenza assistita». Si parlerà, ovviamente, di abusi sui bambini. Di interventi sul caso Bibbiano nel programma non ne appare nemmeno uno. Ci sarà, però, un intervento di Andrea Coffari, ovvero l'avvocato difensore di Claudio Foti nonché componente dell'associazione Rompere il silenzio, di cui fanno parte - oltre a Foti medesimo - vari indagati di «Angeli e demoni».
Durante il convegno egli porterà avanti le tesi di Foti sugli abusi. L'intervento ha un titolo che parla da solo: «Violenza su donne e bambini: apologia della pedofilia, negazionismo, cattivi maestri e ddl Pillon-Camerini». Queste sono le idee che circolavano a Bibbiano. I critici del metodo Hansel e Gretel divengono «difensori dei pedofili», chi sostiene che sugli abusi bisogna andarci cauti è un «negazionista». Inoltre, è davvero grottesco che - mentre Foti viene riabilitato, il senatore leghista Simone Pillon e l'autorevole Giovanni Battista Camerini vengano bollati come «cattivi maestri».
E non è tutto. Il convegno in questione è organizzato dal Consiglio regionale e dalla Commissione pari opportunità della Toscana, la stessa Regione che ha chiesto un risarcimento milionario al Forteto, dopo aver silenziato per anni gli orrori che avvenivano in quella comunità.
A introdurre l'evento di Firenze saranno, non a caso, due esponenti del Partito democratico: Eugenio Giani e Rosanna Pugnalini. Hanno una bella faccia tosta, questi democratici. Fanno finta di non c'entrare nulla con Bibbiano, anzi minacciano di azioni legali chiunque li colleghi ad «Angeli e demoni». Pretendono le scuse da chi li ha definiti «il partito di Bibbiano». E adesso, come se nulla fosse, sponsorizzano - tramite le istituzioni pubbliche - i convegni con gli amici di Foti. Se i 5 stelle avessero un poco di dignità, dovrebbero insorgere, ma sappiamo già che non lo faranno.
Tenetevi forte, però, perché ancora non è finita. Tra gli organizzatori della meravigliosa giornata di studi sapete chi c'è? Il solito Cismai, ovvero il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltratta. Stiamo parlando di un organismo che ha sempre avuto ottimi rapporti con Claudio Foti e con il suo giro. Un organismo che viene tirato in ballo in tutte le storie di finti abusi e di affidi facili.
A Firenze parlerà Gloria Soavi, presidente del Coordinamento. Basta una rapida ricerca sul Web per rendersi conto di quanti convegni e di quante iniziative sia stata protagonista assieme agli operatori di Hansel e Gretel. Tra i soci l'Unione dei Comuni modenesi area nord, l'ente attualmente nel mirino della Procura di Modena per la vicenda di una ragazzina mandata in cura a Bibbiano (per questa storia ci sono 3 indagati).
Il Cismai, nei mesi scorsi, ha tentato più volte di chiamarsi fuori dalle vicende di finti abusi e affidi allegri. Ora però, come se niente fosse, mette in piedi una bella manifestazione con gli amici di sempre, quelli che fino a ieri hanno tenuto in piedi il sistema di gestione dei minori. Del resto, il Coordinamento ha da subito portato avanti una feroce campagna contro la Lega e il ddl Pillon, giusto per far capire da che parte pendesse. Ecco, questa è la situazione a settembre 2019, a poco più di tre mesi dall'esplosione di «Angeli e demoni»: tutto riprende a funzionare come se nulla fosse successo. Si ritorna a parlare di abusi diffusi a macchia d'olio, di padri crudeli che maltrattano donne e bambini, di eroi che strappano i piccini a famiglie naturali cattive e abusanti.
Ah, un altro piccolo particolare. Il Cismai collabora tuttora con l'autorità Garante per l'infanzia guidata da Filomena Albano, che di recente ha confermato la sua piena fiducia al coordinamento (nonché il versamento di quasi 40.000 euro per una ricerca). Questo bel sistema che stanno ripristinando, insomma, lo pagate anche voi.
Francesco Borgonovo
La caccia alle streghe continua. E le vittime sono i bambini indifesi
Idea popolo libertà
Scrive Pietro Pensa nel libro I processi alle streghe: storie comasche di ordinaria follia che le centinaia e centinaia di donne arse al rogo nel corso di secoli in quel territorio confessavano volontariamente (sotto tortura, ndr) di essersi «abbandonate ad orge, a danze e a commerci sessuali con i demoni» e a «trasferimenti nell'aria a cavallo di bastoni e caproni».
Personalmente ho letto a Livigno, in una mostra sugli atti dei processi alle streghe esposti nella biblioteca comunale, le vivide descrizioni delle corna e delle code dei diavoli con i quali le povere disgraziate erano state costrette a confessare di aver avuto «commerci carnali». Sono passati alcuni secoli e la caccia alle streghe è universalmente ricordata come una delle pagine più buie dell'umanità. Ma nel 2019 c'è chi ancora evidentemente ritiene che i racconti delle presunte streghe fossero veri.
Ecco infatti come replica a una mia proposta di un confronto l'avvocatessa Annalisa Lucarelli, presidente del «Comitato voci vere , vittime della Bassa modenese», composto da affidatari ed ex bambini sottratti alle famiglie 20 anni fa a Massa Finalese, nell'ambito di una terribile vicenda di cui interessai ripetutamente a suo tempo il Parlamento e che Pablo Trincia ha ricostruito mirabilmente nel suo libro Veleno.
Com'è noto del comitato fanno parte anche i quatto fratelli Covezzi, ormai adulti, i cui genitori sono stati assolti con sentenza passata in giudicato dall'accusa di abusi sessuali, in un contesto nel quale i giudici hanno escluso in maniera categorica che siano mai esistiti nei cimiteri della Bassa riti demoniaci con decapitazioni e smembramenti di decine di bambini, di cui non è mai emersa nessuna traccia né testimoniale né fotografica: nulla di nulla.
Scrive viceversa la presidente in una lettera aperta ai giornali locali: «La ragazza (Covezzi, ndr), assieme ai fratelli (dei quali l'onorevole Giovanardi non sembra ricordarsi), si era costituita parte civile nei processi che videro imputati i genitori, quindi è già perfettamente a conoscenza, e come lei i fratelli, del loro esito. Ancora oggi ella conferma, e con lei altre vittime, che i fatti che riferì nei vari processi erano veri e realmente accaduti. Giovanardi sa che la verità processuale è la verità degli atti processuali, e come tale, può non coincidere con la realtà. Se un fatto appare impossibile, e ciò si può comprendere poiché di fronte ad eventi orrorifici la coscienza di ognuno istintivamente reagisce con la negazione, non è detto per ciò stesso che sia inesistente. Queste cose purtroppo accadono», prosegue la Lucarelli, «e sono oggetto di un florido mercato di materiale pedo pornografico, e questo è notorio anche se l'onorevole Giovanardi trascura il dettaglio. Ma a parte ciò, di fronte a persone che dopo venti anni conservano vividi nella memoria i ricordi degli abusi subiti, ed hanno già fatto le loro scelte, se è legittimo avere opinioni, andare invece a contestare loro che le cose che affermano non sono mai esistite francamente mi sembra una violenza inaudita e meglio sarebbe tacere».
Violenza inaudita, voglio dirlo chiaramente, è stata quella di chi ha inculcato negli allora bambini questi falsi ricordi, spazzati via dalle sentenze giudiziarie. A meno che non si voglia sostenere che le vivide descrizioni dei diavoli delle povere streghe arse al rogo fossero davvero vere. Ma c'è di più. La sentenza di Cassazione che assolve la mamma Lorena Covezzi dall'accusa di abusi contro i quattro figli dice cose molto diverse da quelle sostenute dalla Lucarelli.
A pagina 13, riga 15 di questa sentenza si legge infatti che «mai nessuno ha riscontrato segni di violenza a carico dei bambini». Nella stessa pagina 13 leggiamo che «per quanto attiene alle valutazioni medico legali si pone in luce che le indagini compiute dai primi esperti in sede di ispezione si sono rivelate particolarmente erronee giacché è risultata successivamente infondata l'affermazione che “l'imene fosse totalmente scomparso". Una successiva indagine affidata ad altri professionisti ha invece dimostrato […] che si configura un quadro di integrità imenale di entrambe le minori (Covezzi, ndr)».
Per quanto riguarda le lesioni anali, nella stessa pagina, si trova scritto: «Siamo in presenza di valutazioni difformi e per alcuni versi non corrette ed esaustive», cosicché sia per le une che per le altre si parla di «possibile» e «probabile» abuso e di «reperti indicatori di abusi sessuali».
Già nel dicembre del 2000 il Pubblico Ministero milanese Tiziana Siciliano nella sua requisitoria relativa ad un caso di presunto abuso nel quale avevano operato gli stessi autori delle prime perizie sui bambini di Massa Finalese affermava testualmente: «Vi è un'amplissima documentazione che contraddice in una maniera così totale le dichiarazioni della dottoressa Maggioni, che ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o se sia una persona in malafede». E ancora: «Sono perizie fatte da gente che dovrebbe cambiare mestiere. Comunque, questo invece lo auspico e alzo il tono della voce, sicuramente persone che non hanno nessun motivo di godere della fiducia che fino ad oggi l'autorità giudiziaria gli ha conferito, e che auspico nella maniera più assoluta non vengano mai più investiti di incarichi di tale delicatezza, perché non sono all'altezza di farlo», domandandosi poi «come alla stessa persona potessero essere state affidate 358 consulenze in nove anni».
Violenza inaudita sarebbe allora tacere davanti a drammi che hanno travolto decine di famiglie, costruiti su fantasiosi racconti di orge e uccisioni sataniche, replicati a Rignano Flaminio con - sul banco degli imputati - le povere maestre poi totalmente assolte, e recentemente di nuovo a Bibbiano, non casualmente con la partecipazione diretta o indiretta di assistenti sociali e psicologi seguaci delle teorie di Claudio Foti, fondatore di Hansel e Gretel.
Constatiamo con amarezza che dopo secoli c'è ancora chi vuole convincerci che i racconti delle povere donne bollate come streghe fossero veri, perché come i bambini, ora adulti, di Massa Finalese fornivano una vivida descrizione dei riti satanici a cui erano accusate di aver partecipato.
Carlo Giovanardi
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Evento in Toscana con patrocinio regionale: c'è l'avvocato del guru torinese. Tra gli organizzatori il Cismai, che collabora con il Garante dell'infanzia.C'è ancora chi sostiene che i falsi abusi del caso Veleno si siano realmente verificati.Lo speciale contiene due articoliTranquilli, amici, è tutto perdonato. Bibbiano? Fate finta che non sia mai successo. Anzi, ricominciate pure come prima, rimettete in moto il sistema perché va tutto bene. L'estate è stata piena di maldicenza, ma era tutta una trama politica ordita da Lega e Fratelli d'Italia: i 5 stelle ormai sono rinsaviti e il Pd, si sa, è sempre dalla parte della ragione. Non stiamo affatto esagerando: questo è esattamente ciò che sta accadendo. Dei fatti della Val d'Enza, ormai, si parla poco a male. Sta prevalendo la linea dei «compagni che sbagliano», ovvero si cerca di far passare l'idea che nella provincia di Reggio Emilia ci sia stata qualche deviazione dal sentiero corretto, ma che tutto sommato il sistema funzioni e pure bene. Purtroppo la mistificazione sta funzionando. I protagonisti di «Angeli e demoni» cominciano a rialzare la testa. Giusto ieri, Claudio Foti è apparso sugli schermi di Rai 1, intervistato dai cronisti della trasmissione Storie italiane condotta da Eleonora Daniele. Come al solito, ha propinato agli spettatori la favoletta del perseguitato, arrivando a dire: «A Bibbiano non facevo psicoterapie ai bambini». Peccato che il Centro Hansel e Gretel, da lui fondato, avesse la gestione esclusiva di una struttura chiama La Cura, dove appunto i bimbi andavano in terapia a 135 euro l'ora. In compenso, di commissioni d'inchiesta parlamentari sugli affidi e di task force governative su Bibbiano non si sente più parlare. E mentre i governanti procedono all'insabbiamento, il solito sistema riprende a funzionare esattamente come tre mesi fa. Lo dimostra ciò che avverrà in Toscana il prossimo 16 settembre. A Firenze si terrà un convegno intitolato «Proteggere i bambini e le bambine dalla violenza assistita». Si parlerà, ovviamente, di abusi sui bambini. Di interventi sul caso Bibbiano nel programma non ne appare nemmeno uno. Ci sarà, però, un intervento di Andrea Coffari, ovvero l'avvocato difensore di Claudio Foti nonché componente dell'associazione Rompere il silenzio, di cui fanno parte - oltre a Foti medesimo - vari indagati di «Angeli e demoni». Durante il convegno egli porterà avanti le tesi di Foti sugli abusi. L'intervento ha un titolo che parla da solo: «Violenza su donne e bambini: apologia della pedofilia, negazionismo, cattivi maestri e ddl Pillon-Camerini». Queste sono le idee che circolavano a Bibbiano. I critici del metodo Hansel e Gretel divengono «difensori dei pedofili», chi sostiene che sugli abusi bisogna andarci cauti è un «negazionista». Inoltre, è davvero grottesco che - mentre Foti viene riabilitato, il senatore leghista Simone Pillon e l'autorevole Giovanni Battista Camerini vengano bollati come «cattivi maestri». E non è tutto. Il convegno in questione è organizzato dal Consiglio regionale e dalla Commissione pari opportunità della Toscana, la stessa Regione che ha chiesto un risarcimento milionario al Forteto, dopo aver silenziato per anni gli orrori che avvenivano in quella comunità. A introdurre l'evento di Firenze saranno, non a caso, due esponenti del Partito democratico: Eugenio Giani e Rosanna Pugnalini. Hanno una bella faccia tosta, questi democratici. Fanno finta di non c'entrare nulla con Bibbiano, anzi minacciano di azioni legali chiunque li colleghi ad «Angeli e demoni». Pretendono le scuse da chi li ha definiti «il partito di Bibbiano». E adesso, come se nulla fosse, sponsorizzano - tramite le istituzioni pubbliche - i convegni con gli amici di Foti. Se i 5 stelle avessero un poco di dignità, dovrebbero insorgere, ma sappiamo già che non lo faranno. Tenetevi forte, però, perché ancora non è finita. Tra gli organizzatori della meravigliosa giornata di studi sapete chi c'è? Il solito Cismai, ovvero il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltratta. Stiamo parlando di un organismo che ha sempre avuto ottimi rapporti con Claudio Foti e con il suo giro. Un organismo che viene tirato in ballo in tutte le storie di finti abusi e di affidi facili. A Firenze parlerà Gloria Soavi, presidente del Coordinamento. Basta una rapida ricerca sul Web per rendersi conto di quanti convegni e di quante iniziative sia stata protagonista assieme agli operatori di Hansel e Gretel. Tra i soci l'Unione dei Comuni modenesi area nord, l'ente attualmente nel mirino della Procura di Modena per la vicenda di una ragazzina mandata in cura a Bibbiano (per questa storia ci sono 3 indagati). Il Cismai, nei mesi scorsi, ha tentato più volte di chiamarsi fuori dalle vicende di finti abusi e affidi allegri. Ora però, come se niente fosse, mette in piedi una bella manifestazione con gli amici di sempre, quelli che fino a ieri hanno tenuto in piedi il sistema di gestione dei minori. Del resto, il Coordinamento ha da subito portato avanti una feroce campagna contro la Lega e il ddl Pillon, giusto per far capire da che parte pendesse. Ecco, questa è la situazione a settembre 2019, a poco più di tre mesi dall'esplosione di «Angeli e demoni»: tutto riprende a funzionare come se nulla fosse successo. Si ritorna a parlare di abusi diffusi a macchia d'olio, di padri crudeli che maltrattano donne e bambini, di eroi che strappano i piccini a famiglie naturali cattive e abusanti. Ah, un altro piccolo particolare. Il Cismai collabora tuttora con l'autorità Garante per l'infanzia guidata da Filomena Albano, che di recente ha confermato la sua piena fiducia al coordinamento (nonché il versamento di quasi 40.000 euro per una ricerca). Questo bel sistema che stanno ripristinando, insomma, lo pagate anche voi. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bibbiano-insabbiato-i-difensori-di-foti-tornano-a-dare-lezioni-2640278635.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-caccia-alle-streghe-continua-e-le-vittime-sono-i-bambini-indifesi" data-post-id="2640278635" data-published-at="1778802954" data-use-pagination="False"> La caccia alle streghe continua. E le vittime sono i bambini indifesi Idea popolo libertà Scrive Pietro Pensa nel libro I processi alle streghe: storie comasche di ordinaria follia che le centinaia e centinaia di donne arse al rogo nel corso di secoli in quel territorio confessavano volontariamente (sotto tortura, ndr) di essersi «abbandonate ad orge, a danze e a commerci sessuali con i demoni» e a «trasferimenti nell'aria a cavallo di bastoni e caproni». Personalmente ho letto a Livigno, in una mostra sugli atti dei processi alle streghe esposti nella biblioteca comunale, le vivide descrizioni delle corna e delle code dei diavoli con i quali le povere disgraziate erano state costrette a confessare di aver avuto «commerci carnali». Sono passati alcuni secoli e la caccia alle streghe è universalmente ricordata come una delle pagine più buie dell'umanità. Ma nel 2019 c'è chi ancora evidentemente ritiene che i racconti delle presunte streghe fossero veri. Ecco infatti come replica a una mia proposta di un confronto l'avvocatessa Annalisa Lucarelli, presidente del «Comitato voci vere , vittime della Bassa modenese», composto da affidatari ed ex bambini sottratti alle famiglie 20 anni fa a Massa Finalese, nell'ambito di una terribile vicenda di cui interessai ripetutamente a suo tempo il Parlamento e che Pablo Trincia ha ricostruito mirabilmente nel suo libro Veleno. Com'è noto del comitato fanno parte anche i quatto fratelli Covezzi, ormai adulti, i cui genitori sono stati assolti con sentenza passata in giudicato dall'accusa di abusi sessuali, in un contesto nel quale i giudici hanno escluso in maniera categorica che siano mai esistiti nei cimiteri della Bassa riti demoniaci con decapitazioni e smembramenti di decine di bambini, di cui non è mai emersa nessuna traccia né testimoniale né fotografica: nulla di nulla. Scrive viceversa la presidente in una lettera aperta ai giornali locali: «La ragazza (Covezzi, ndr), assieme ai fratelli (dei quali l'onorevole Giovanardi non sembra ricordarsi), si era costituita parte civile nei processi che videro imputati i genitori, quindi è già perfettamente a conoscenza, e come lei i fratelli, del loro esito. Ancora oggi ella conferma, e con lei altre vittime, che i fatti che riferì nei vari processi erano veri e realmente accaduti. Giovanardi sa che la verità processuale è la verità degli atti processuali, e come tale, può non coincidere con la realtà. Se un fatto appare impossibile, e ciò si può comprendere poiché di fronte ad eventi orrorifici la coscienza di ognuno istintivamente reagisce con la negazione, non è detto per ciò stesso che sia inesistente. Queste cose purtroppo accadono», prosegue la Lucarelli, «e sono oggetto di un florido mercato di materiale pedo pornografico, e questo è notorio anche se l'onorevole Giovanardi trascura il dettaglio. Ma a parte ciò, di fronte a persone che dopo venti anni conservano vividi nella memoria i ricordi degli abusi subiti, ed hanno già fatto le loro scelte, se è legittimo avere opinioni, andare invece a contestare loro che le cose che affermano non sono mai esistite francamente mi sembra una violenza inaudita e meglio sarebbe tacere». Violenza inaudita, voglio dirlo chiaramente, è stata quella di chi ha inculcato negli allora bambini questi falsi ricordi, spazzati via dalle sentenze giudiziarie. A meno che non si voglia sostenere che le vivide descrizioni dei diavoli delle povere streghe arse al rogo fossero davvero vere. Ma c'è di più. La sentenza di Cassazione che assolve la mamma Lorena Covezzi dall'accusa di abusi contro i quattro figli dice cose molto diverse da quelle sostenute dalla Lucarelli. A pagina 13, riga 15 di questa sentenza si legge infatti che «mai nessuno ha riscontrato segni di violenza a carico dei bambini». Nella stessa pagina 13 leggiamo che «per quanto attiene alle valutazioni medico legali si pone in luce che le indagini compiute dai primi esperti in sede di ispezione si sono rivelate particolarmente erronee giacché è risultata successivamente infondata l'affermazione che “l'imene fosse totalmente scomparso". Una successiva indagine affidata ad altri professionisti ha invece dimostrato […] che si configura un quadro di integrità imenale di entrambe le minori (Covezzi, ndr)». Per quanto riguarda le lesioni anali, nella stessa pagina, si trova scritto: «Siamo in presenza di valutazioni difformi e per alcuni versi non corrette ed esaustive», cosicché sia per le une che per le altre si parla di «possibile» e «probabile» abuso e di «reperti indicatori di abusi sessuali». Già nel dicembre del 2000 il Pubblico Ministero milanese Tiziana Siciliano nella sua requisitoria relativa ad un caso di presunto abuso nel quale avevano operato gli stessi autori delle prime perizie sui bambini di Massa Finalese affermava testualmente: «Vi è un'amplissima documentazione che contraddice in una maniera così totale le dichiarazioni della dottoressa Maggioni, che ci viene da chiederci se sia una totale incompetente o se sia una persona in malafede». E ancora: «Sono perizie fatte da gente che dovrebbe cambiare mestiere. Comunque, questo invece lo auspico e alzo il tono della voce, sicuramente persone che non hanno nessun motivo di godere della fiducia che fino ad oggi l'autorità giudiziaria gli ha conferito, e che auspico nella maniera più assoluta non vengano mai più investiti di incarichi di tale delicatezza, perché non sono all'altezza di farlo», domandandosi poi «come alla stessa persona potessero essere state affidate 358 consulenze in nove anni». Violenza inaudita sarebbe allora tacere davanti a drammi che hanno travolto decine di famiglie, costruiti su fantasiosi racconti di orge e uccisioni sataniche, replicati a Rignano Flaminio con - sul banco degli imputati - le povere maestre poi totalmente assolte, e recentemente di nuovo a Bibbiano, non casualmente con la partecipazione diretta o indiretta di assistenti sociali e psicologi seguaci delle teorie di Claudio Foti, fondatore di Hansel e Gretel. Constatiamo con amarezza che dopo secoli c'è ancora chi vuole convincerci che i racconti delle povere donne bollate come streghe fossero veri, perché come i bambini, ora adulti, di Massa Finalese fornivano una vivida descrizione dei riti satanici a cui erano accusate di aver partecipato. Carlo Giovanardi
Jannik Sinner durante il suo incontro di singolare maschile contro Andrey Rublev agli Internazionali d'Italia di tennis a Roma (Ansa)
Quest’anno il Foro Italico tocca un vertice di popolarità quasi inedito. È agorà di celebrazioni sontuose, con due tennisti italiani in semifinale, re Brenno Sinner disceso dalle Dolomiti pronto a far dei vinti - oggi è toccato a Andy Rublev - un sol boccone, e Luciano Darderi emigrato dalla pampa argentina che si è imposto sia sul più quotato Zverev, sia sul castigliano di belle speranze Jodar.
Ma è pure un evento planetario, a detta della questura, «importante quanto il derby Roma-Lazio»: in un Paese di calciofili, collocare il fiero individualismo aristocratico del tennis sullo stesso piano del collettivismo popolare del pallone significa creare un precedente. Insomma, domenica pomeriggio, giorno della finale, ci sarà carne al fuoco. E se per caso in finale ci arrivasse Sinner, troverebbe sugli spalti ad applaudirlo Sergio Mattarella. La presenza del presidente della Repubblica è confermata. Riecheggiano ancora le polemiche di gennaio 2025 sull’assenza del numero uno Atp al Quirinale durante un incontro celebrativo dell’Italtennis, e qualcuno ha già azzardato la battuta: se Sinner non va da Mattarella, è Mattarella ad andare da Sinner. All’epoca la faccenda costò al povero Jannik un’ondata di punzecchiature. È un italiano riluttante, disse di lui Corrado Augias. Sbaglia a coniugare i verbi, scrissero altri. Non conosce l’inno, non mangia la pizza. Fino all’immancabile: ha la residenza a Montecarlo, e di solito chi lo scrive si scorda di ricordare che tra i tanti atleti accasati nel principato, lui è uno dei pochi a viverci davvero. Mai come oggi l’ex «italiano riluttante» è il vero beniamino dell’intero sport nazionale. Soprattutto perché, mentre il calcio garantisce delusioni e caos, Jannik inanella record.
Con il 6-2 6-4 rifilato a Rublev oggi pomeriggio nei quarti di finale del torneo capitolino, il nostro campione ha raggiunto la trentaduesima vittoria in un match di un torneo Master 1000, polverizzando il primato di Nole Djokovic. I pronostici erano tutti per Sinner. Rublev, moscovita numero 13 del mondo, capello svolazzante da poeta romantico, cresciuto alla scuola tennistica dei picchiatori da fondo campo spagnoli, si è dannato l’anima per rispondere ai colpi poderosi di Dolomiti Kid, non facendo altro che evidenziare una differenza: laddove Sinner, su ogni superficie, terra rossa compresa, possiede soluzioni polivalenti e variazioni di ritmo, Andy si piazza sulla linea di fondo alla ricerca di geometrie a esecuzione rapida, ma conosce un solo spartito. La disinvoltura con cui Sinner inventava tocchi smorzati e sberloni liftati, con percentuali di prime palle elevate e un solo passaggio a vuoto nel secondo set, quando ha ceduto il servizio, ha tratteggiato una sfida a senso unico. Il cammino di Sinner fino a oggi gli ha consentito di portare a casa lo scalpo dell’austriaco Ofner, dell’australiano Popyrin, e di imporsi nel derby con il mestierante di talento Andrea Pellegrino, proveniente dalle qualificazioni e bella sorpresa del torneo assieme all’exploit di Luciano Darderi, che conferma le sue doti da top 20 sulla terra battuta, con prospettive da estendere su ogni contesto. Sinner, che in semifinale troverà il russo Daniil Medvedev, dal canto sta puntellando una costanza di rendimento spaventosa, e può beneficiare dell’assenza del rivale Carlitos Alcaraz per puntare a un obiettivo molto ghiotto: se, con tutti gli scongiuri del caso, dovesse alzare il trofeo di Roma, metterebbe in bacheca l’ultimo Master 1000 che ancora gli manca. Sarebbe la sesta vittoria consecutiva in un evento di quella caratura. Un sogno che il calcio da tempo non ci regala più. Con la benedizione di Mattarella.
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Nella combo, a sinistra i tifosi della Roma nella curva sud dello stadio Olimpico; a destra i tifosi della Lazio nella curva nord (Ansa)
È l’esito di un accordo trovato tra Lega, Prefetto, Questore e sindaco dopo che il Tar del Lazio aveva scelto di non trasformarsi nel supplente di un sistema incapace di parlarsi e trovare una soluzione. In serata il tribunale amministrativo aveva rinviato il caso all’avvocatura dello Stato, spingendo Prefettura e Lega verso una soluzione condivisa sulla data e sull’orario del derby e delle altre quattro gare coinvolte nella lotta per la prossima Champions League.
Politicamente, hanno perso tutti. Formalmente, ha vinto la Lega. Ha perso meno degli altri perché alla fine ha ottenuto quasi tutto ciò che chiedeva: la domenica, la contemporaneità e la salvaguardia della regolarità sportiva. Ma non esce indenne. Per arrivare a giocare quasi quando voleva, ha dovuto passare da un ricorso al Tar, da un braccio di ferro con il prefetto e da 48 ore di incertezza che hanno esposto il campionato a un’immagine di totale improvvisazione. Il fatto che alla fine la Lega abbia avuto ragione sull’orario non cancella la sua responsabilità iniziale: il calendario era stato costruito dimenticando una sovrapposizione prevedibile tra derby, Internazionali di tennis e finale di Coppa Italia. Ha perso la Prefettura, perché dopo aver spostato il derby a lunedì sera per ragioni di ordine pubblico ha finito per accettare la domenica a mezzogiorno, cioè una variante minima della soluzione respinta all’inizio. Ha perso la Questura, costretta a rincorrere un’emergenza che avrebbe dovuto essere prevista. Ha perso una Figc sempre più allo sbando, spettatrice mentre la regolarità del campionato finiva schiacciata tra calendario, ordine pubblico e diritto amministrativo.
Ha perso anche la Fitp, perché gli Internazionali d’Italia, con un italiano come Jannik Sinner numero uno del mondo nel ranking, si sono ritrovati dentro una rissa istituzionale con il calcio. E ha perso l’industria televisiva, Dazn compresa, perché il prodotto venduto come premium ha mostrato il suo punto debole più banale: fino all’ultimo non si è capito quando si sarebbe giocato.
Soprattutto, hanno perso i tifosi. Ancora una volta presi a pesci in faccia. Hanno comprato biglietti, organizzato viaggi, turni, treni, alberghi e rientri. Poi hanno scoperto che una partita decisiva poteva essere spostata da domenica a lunedì sera. E poi di nuovo a domenica.
La cronologia del caos è semplice da ricordare. La Lega aveva previsto la contemporaneità tra Roma-Lazio, Como-Parma, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina e Pisa-Napoli. Una scelta logica: quando più squadre competono per lo stesso obiettivo, devono giocare in contemporanea. E qui l’obiettivo non era secondario. La Champions League vale decine di milioni, incide sui bilanci, sul mercato, sugli sponsor e sul valore delle rose.
Poi è intervenuta la Prefettura di Roma. La concomitanza con la finale maschile degli Internazionali d’Italia al Foro Italico ha portato alla decisione di spostare il derby a lunedì 18 maggio alle 20.45. Per effetto della contemporaneità, anche le altre quattro partite sarebbero slittate. La Lega ha reagito con durezza e ha presentato ricorso al Tar.
Il paradosso è che la soluzione prefettizia, nata in nome dell’ordine pubblico, rischiava di costituire un altro problema ancora più spinoso. Il lunedì sera a Roma era già previsto uno sciopero del trasporto pubblico locale. In più, i gruppi ultrà romanisti avevano annunciato che, in caso di derby al lunedì, sarebbero rimasti fuori dallo stadio. Sul fronte laziale, una parte del tifo organizzato aveva già annunciato la diserzione per la contestazione contro Lotito. Il rischio non era solo uno stadio meno pieno, ma un derby più vuoto dentro e più carico fuori. Anche perché le tifoserie avrebbero potuto fronteggiarsi all’esterno dell’Olimpico creando ulteriori problemi di ordine pubblico.
Dentro questo caos, Maurizio Sarri, allenatore della Lazio, ha scelto le barricate. Di fronte all’ipotesi di giocare il derby domenica a mezzogiorno, aveva dichiarato che lui non si sarebbe nemmeno presentato in campo. Ora cosa farà? Diserterà davvero la panchina in quello che potrebbe essere il suo ultimo suo derby coi biancocelesti?
Poi è arrivato persino Angelo Binaghi con il lanciafiamme. Il presidente della Fitp ha ricordato che gli il Master capitolino fa parte di un circuito internazionale e che una finale Atp non si sposta con leggerezza, soprattutto con il capo dello Stato atteso in tribuna. Poi ha attaccato il calendario della Serie A, definendolo «fatto con i piedi da un deficiente» e parlando di «grandi coincidenze» tra derby di Torino durante le Atp Finals, finale di Coppa Italia e derby romano durante gli Internazionali.
È vero: il tennis internazionale non è una sagra. Ma proprio per questo la Fitp non può chiamarsi fuori. Se Roma sogna il quinto Slam, deve contribuire a una regia urbana da evento globale. Invece un primo allarme era già arrivato mercoledì, quando il fumo dei fuochi d’artificio della finale di Coppa Italia all’Olimpico ha invaso il Foro Italico e interrotto i quarti di finale tra l’italiano Luciano Darderi e lo spagnolo Rafa Jodar. Un’immagine perfetta e imbarazzante: il tennis italiano che sogna il quinto Slam, oscurato dai fumi del calcio italiano.
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