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2023-11-01
In Bankitalia comincia l’era Panetta: anti Lagarde ma pro euro digitale
Il nuovo governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta (Imagoeconomica)
Oggi finisce l’era Visco, durata 12 anni, e comincia quella di Fabio Panetta al timone della Banca d’Italia. L’occasione per suggellare il passaggio di testimone è stata offerta ieri dalla Giornata mondiale del risparmio organizzata a Roma dall’Acri, l’associazione delle fondazioni. Ignazio Visco ha lanciato il suo ultimo monito al governo rappresentato in sala dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, chiedendo al governo di non compromettere «la qualità della spesa pubblica e la sua capacità di sostenere la crescita». L’ultima parte del suo discorso è stata poi dedicata a non chiudere il mondo di nuovo in blocchi perché, ha aggiunto citando Voltaire nel Candide, occorre «coltivare il nostro giardino» ma «nell’attuale contesto mondiale, è improbabile che possa bastare». Lunghi applausi dalla platea dove, ieri, c’erano presidenti di fondazioni, banchieri, funzionari e dirigenti della Banca d’Italia, ma non il successore di Visco, Fabio Panetta, che si insedierà ufficialmente oggi. Lascia il board della Bce per tornare a Palazzo Koch da governatore dopo che a Via Nazionale è stato stretto collaboratore di Antonio Fazio (era il suo sherpa alle riunioni della Bce), poi di Mario Draghi, poi vicedirettore generale con lo stesso Visco e, per poco più di sei mesi, direttore generale di Bankitalia nonché presidente dell’Ivass. L’economista esperto di euro digitale, e suo primo sponsor, conosce bene le alchimie «politiche» di Francoforte e gli inquilini dei piani alti dell’Eurotower. Molto più del suo predecessore.
In questi ultimi anni ha seguito i dossier più caldi sotto il profilo bancario e ha anche fatto parte della Vigilanza della Bce sedendosi dal 1° gennaio 2020 al tavolo del comitato esecutivo. E mostrandosi tra i consiglieri che invocavano più prudenza e gradualità, dopo la corsa ripida dei tassi d’interesse. Parlava con quel cappello, quando a febbraio aveva citato Lucio Battisti in un discorso a un evento londinese: «Quello che la Bce non deve fare, nel contrasto all’inflazione, è guidare come un pazzo a fari spenti nella notte». E sempre con il cappello di tecnico della Vigilanza, lo scorso 20 settembre, aveva detto che «garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche è come tenere in equilibrio un’altalena, con il debito da un lato e la crescita dall’altro». Messaggio rivolto Bruxelles, cui lasciava intendere quanto sia controproducente opporre regole troppo rigide o predefinite nell’interazione monetario-fiscale e insistere sulla riduzione del debito se non si irrobustisce appunto la crescita.
L’era Panetta in via Nazionale comincia proprio quando la crescita dell’inflazione è tornata sotto il 2%, su livelli che non si vedevano da due anni e a pochi giorni dalla pausa presa da Christine Lagarde sui tassi. Ma comincia anche mentre entra nel vivo la delicata trattativa tra il governo italiano e le autorità Ue sul Mes. Il tutto, alla vigilia delle elezioni europee di giugno. Come sarà, quindi, la Bankitalia di Panetta? Che posizione terrà lungo l’asse Roma-Bruxelles-Francoforte? Sul fronte interno della vigilanza bancaria è attesa grande continuità con Visco sebbene quest’ultimo sia esperto di economia reale, il suo successore invece di banche e finanza. Quanto alle politiche monetarie, nei suoi interventi abbiamo visto come Panetta abbia sostenuto che strangolare lo sviluppo in nome del contenimento dell’inflazione ha poco senso quando realtà (come quella italiana) caratterizzate da alto debito necessitano di un aumento del Pil per garantire ai mercati la sostenibilità del rimborso dei titoli di Stato. Posizione allineata con quella del ministro dell’Economia, Giorgetti, che ha più volte rimarcato come i rialzi dei tassi «ci costano 14-15 miliardi» in più per gli oneri del debito, mentre l’obiettivo di blocco della crescita economica in funzione anti inflattiva è stato «brillantemente raggiunto». Chi lo conosce si aspetta un suo ruolo «indipendente ma pragmatico», comunque con un piglio «politico» ereditato dal padre, Paolino Panetta, che nel dopoguerra è stato a lungo sindaco di Pescosolido, paese in provincia di Frosinone, militando nelle file della Democrazia cristiana.
Di certo, Panetta spingerà per l’euro digitale. L’argomento che lo ha visto protagonista in questi anni, avendo la delega sui sistemi di pagamento nel comitato esecutivo. Il suo ultimo intervento, con un articolo sul blog della Bce, è un appello a estendere i vantaggi delle tecnologie digitali ai pagamenti transfrontalieri ancora «lenti e troppo costosi», ha scritto.
Il suo primo impegno ufficiale, sebbene a porte chiuse, è previsto per il 15 novembre, con la riunione non di politica monetaria del consiglio direttivo della Bce. A stretto giro Panetta dovrà, inoltre, scegliere il nuovo vice direttore generale, ovvero chi prenderà il posto di Piero Cipollone - passato all’esecutivo della Bce, nel ruolo lasciato proprio da Panetta - nel direttorio di Via Nazionale. In pole position ci sarebbe Gian Luca Trequattrini, a lungo capo di gabinetto del direttorio. Dato per favorito.
«Il Fisco aiuta solo i titoli di Stato»
«È difficile discutere di Patto di stabilità quando tutto intorno a noi è instabile. Le regole devono essere quindi serie, credibili, comprensibili e realistiche». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo alla Giornata mondiale del risparmio, ha lanciato ieri più di una frecciata ai vertici della Ue ma anche della Bce. «La politica monetaria restrittiva delle Banche centrali inizia a produrre effetti, ahimè anche con l’azzeramento della crescita», ha infatti sottolineato sempre ieri chiosando con quell’«ahimè». E augurandosi che le previsioni ottimistiche su un forte ridimensionamento del tasso di inflazione nel prossimo futuro «possano trovare riscontro nella realtà, perché l’andamento dei prezzi non è stato lineare e omogeneo registrandosi, piuttosto, forti distorsioni dei prezzi relativi che hanno inevitabilmente impattato anche sulla distribuzione del reddito».
Quanto alla posizione italiana di «riconoscere uno spazio adeguato ad alcune tipologie di spese per investimenti, con particolare riferimento a quelli, assai consistenti, che stanno impegnando i nostri sistemi economici nelle difficili transizioni e in relazione alle maggiori esigenze di sicurezza e difesa», Giorgetti ieri ha spiegato che «non trova ampio consenso» ma «noi la ribadiamo con forza». Il capo del Mef ha inoltre ricordato che il risparmio italiano «non è interamente collocato nei conti correnti» e che «una certa vocazione parsimoniosa degli italiani ha evitato di esporci alle periodiche e sempre più frequenti crisi finanziarie generate dalle bolle speculative di volta in volta in altri Paesi». L’Italia dovrebbe quindi valorizzare di più «questo elemento di forza che dovrebbe indurre gli osservatori esterni a valutare in termini meno critici la stabilità complessiva» del nostro Paese. Resta l’elevato livello di debito pubblico che è «il nostro punto debole», ha ammesso. «Dopo anni di bassi tassi di interesse e con l’impennata del suo stock indotta dagli scostamenti di bilancio in risposta alla pandemia e alla guerra in Ucraina, è suonata la sveglia. Più debito significa più spesa per interessi, e più spesa per interessi significa risorse sottratte al sostegno a famiglie e imprese. È un’equazione semplice ma non sempre chiara agli attori politici e sociali».
Ma oltre al ministro dell’economia, ieri alla Giornata del risparmio ha tenuto banco anche uno scatenato presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha puntato il dito sul fatto che gli investimenti nelle imprese di ogni genere sono gravati dal massimo della tassazione: il 24% di Ires sugli utili, più l’Irap, più il 26% di «cedolare secca» sui dividendi percepiti dai risparmiatori, più l’imposta patrimoniale del bollo e l’addizionale del 3,5% sugli utili delle banche. In Italia, ha dunque detto il presidente dell’associazione dei banchieri, «sono agevolati soltanto gli investimenti nel debito pubblico, gravati dall’aliquota ridotta del 12,5% di tassazione per favorirne il collocamento» mentre «il risparmio collocato in liquidità subisce l’aliquota del 26%». In pratica, secondo Patuelli, «si tratta di una tassazione complessiva che supera il 50% e non incoraggia il risparmio a dirigersi verso investimenti produttivi». Poi ha invocato regole più flessibili per banche, imprese e famiglie «per ristrutturare i crediti deteriorati» chiedendo «che l’Autorità bancaria europea (Eba, ndr) renda meno rigida l’inflessibile normativa che molto limita le ristrutturazioni dei crediti». Patuelli ha infine sollecitato un tetto al debito pubblico italiano che «non può crescere in cifra assoluta all’infinito e che sottrae risorse alle iniziative sociali pubbliche e penalizza la competitività internazionale delle imprese».
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Il nuovo governatore si insedia oggi. Fra gli architetti della moneta unica elettronica, sull’inflazione ha detto: «Non bisogna guidare come un pazzo a fari spenti nella notte...». Sulla vigilanza attesa continuità con Ignazio Visco.Antonio Patuelli critica sia l’Eba sia le agevolazioni sui Btp: «Aliquota ridotta al 12,5% mentre sugli investimenti nelle imprese tasse oltre il 50%». Giancarlo Giorgetti contro l’Ue e la Bce.Lo speciale contiene due articoli.Oggi finisce l’era Visco, durata 12 anni, e comincia quella di Fabio Panetta al timone della Banca d’Italia. L’occasione per suggellare il passaggio di testimone è stata offerta ieri dalla Giornata mondiale del risparmio organizzata a Roma dall’Acri, l’associazione delle fondazioni. Ignazio Visco ha lanciato il suo ultimo monito al governo rappresentato in sala dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, chiedendo al governo di non compromettere «la qualità della spesa pubblica e la sua capacità di sostenere la crescita». L’ultima parte del suo discorso è stata poi dedicata a non chiudere il mondo di nuovo in blocchi perché, ha aggiunto citando Voltaire nel Candide, occorre «coltivare il nostro giardino» ma «nell’attuale contesto mondiale, è improbabile che possa bastare». Lunghi applausi dalla platea dove, ieri, c’erano presidenti di fondazioni, banchieri, funzionari e dirigenti della Banca d’Italia, ma non il successore di Visco, Fabio Panetta, che si insedierà ufficialmente oggi. Lascia il board della Bce per tornare a Palazzo Koch da governatore dopo che a Via Nazionale è stato stretto collaboratore di Antonio Fazio (era il suo sherpa alle riunioni della Bce), poi di Mario Draghi, poi vicedirettore generale con lo stesso Visco e, per poco più di sei mesi, direttore generale di Bankitalia nonché presidente dell’Ivass. L’economista esperto di euro digitale, e suo primo sponsor, conosce bene le alchimie «politiche» di Francoforte e gli inquilini dei piani alti dell’Eurotower. Molto più del suo predecessore. In questi ultimi anni ha seguito i dossier più caldi sotto il profilo bancario e ha anche fatto parte della Vigilanza della Bce sedendosi dal 1° gennaio 2020 al tavolo del comitato esecutivo. E mostrandosi tra i consiglieri che invocavano più prudenza e gradualità, dopo la corsa ripida dei tassi d’interesse. Parlava con quel cappello, quando a febbraio aveva citato Lucio Battisti in un discorso a un evento londinese: «Quello che la Bce non deve fare, nel contrasto all’inflazione, è guidare come un pazzo a fari spenti nella notte». E sempre con il cappello di tecnico della Vigilanza, lo scorso 20 settembre, aveva detto che «garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche è come tenere in equilibrio un’altalena, con il debito da un lato e la crescita dall’altro». Messaggio rivolto Bruxelles, cui lasciava intendere quanto sia controproducente opporre regole troppo rigide o predefinite nell’interazione monetario-fiscale e insistere sulla riduzione del debito se non si irrobustisce appunto la crescita. L’era Panetta in via Nazionale comincia proprio quando la crescita dell’inflazione è tornata sotto il 2%, su livelli che non si vedevano da due anni e a pochi giorni dalla pausa presa da Christine Lagarde sui tassi. Ma comincia anche mentre entra nel vivo la delicata trattativa tra il governo italiano e le autorità Ue sul Mes. Il tutto, alla vigilia delle elezioni europee di giugno. Come sarà, quindi, la Bankitalia di Panetta? Che posizione terrà lungo l’asse Roma-Bruxelles-Francoforte? Sul fronte interno della vigilanza bancaria è attesa grande continuità con Visco sebbene quest’ultimo sia esperto di economia reale, il suo successore invece di banche e finanza. Quanto alle politiche monetarie, nei suoi interventi abbiamo visto come Panetta abbia sostenuto che strangolare lo sviluppo in nome del contenimento dell’inflazione ha poco senso quando realtà (come quella italiana) caratterizzate da alto debito necessitano di un aumento del Pil per garantire ai mercati la sostenibilità del rimborso dei titoli di Stato. Posizione allineata con quella del ministro dell’Economia, Giorgetti, che ha più volte rimarcato come i rialzi dei tassi «ci costano 14-15 miliardi» in più per gli oneri del debito, mentre l’obiettivo di blocco della crescita economica in funzione anti inflattiva è stato «brillantemente raggiunto». Chi lo conosce si aspetta un suo ruolo «indipendente ma pragmatico», comunque con un piglio «politico» ereditato dal padre, Paolino Panetta, che nel dopoguerra è stato a lungo sindaco di Pescosolido, paese in provincia di Frosinone, militando nelle file della Democrazia cristiana. Di certo, Panetta spingerà per l’euro digitale. L’argomento che lo ha visto protagonista in questi anni, avendo la delega sui sistemi di pagamento nel comitato esecutivo. Il suo ultimo intervento, con un articolo sul blog della Bce, è un appello a estendere i vantaggi delle tecnologie digitali ai pagamenti transfrontalieri ancora «lenti e troppo costosi», ha scritto. Il suo primo impegno ufficiale, sebbene a porte chiuse, è previsto per il 15 novembre, con la riunione non di politica monetaria del consiglio direttivo della Bce. A stretto giro Panetta dovrà, inoltre, scegliere il nuovo vice direttore generale, ovvero chi prenderà il posto di Piero Cipollone - passato all’esecutivo della Bce, nel ruolo lasciato proprio da Panetta - nel direttorio di Via Nazionale. In pole position ci sarebbe Gian Luca Trequattrini, a lungo capo di gabinetto del direttorio. Dato per favorito.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bankitalia-comincia-era-panetta-2666111933.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-fisco-aiuta-solo-i-titoli-di-stato" data-post-id="2666111933" data-published-at="1698800393" data-use-pagination="False"> «Il Fisco aiuta solo i titoli di Stato» «È difficile discutere di Patto di stabilità quando tutto intorno a noi è instabile. Le regole devono essere quindi serie, credibili, comprensibili e realistiche». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo alla Giornata mondiale del risparmio, ha lanciato ieri più di una frecciata ai vertici della Ue ma anche della Bce. «La politica monetaria restrittiva delle Banche centrali inizia a produrre effetti, ahimè anche con l’azzeramento della crescita», ha infatti sottolineato sempre ieri chiosando con quell’«ahimè». E augurandosi che le previsioni ottimistiche su un forte ridimensionamento del tasso di inflazione nel prossimo futuro «possano trovare riscontro nella realtà, perché l’andamento dei prezzi non è stato lineare e omogeneo registrandosi, piuttosto, forti distorsioni dei prezzi relativi che hanno inevitabilmente impattato anche sulla distribuzione del reddito». Quanto alla posizione italiana di «riconoscere uno spazio adeguato ad alcune tipologie di spese per investimenti, con particolare riferimento a quelli, assai consistenti, che stanno impegnando i nostri sistemi economici nelle difficili transizioni e in relazione alle maggiori esigenze di sicurezza e difesa», Giorgetti ieri ha spiegato che «non trova ampio consenso» ma «noi la ribadiamo con forza». Il capo del Mef ha inoltre ricordato che il risparmio italiano «non è interamente collocato nei conti correnti» e che «una certa vocazione parsimoniosa degli italiani ha evitato di esporci alle periodiche e sempre più frequenti crisi finanziarie generate dalle bolle speculative di volta in volta in altri Paesi». L’Italia dovrebbe quindi valorizzare di più «questo elemento di forza che dovrebbe indurre gli osservatori esterni a valutare in termini meno critici la stabilità complessiva» del nostro Paese. Resta l’elevato livello di debito pubblico che è «il nostro punto debole», ha ammesso. «Dopo anni di bassi tassi di interesse e con l’impennata del suo stock indotta dagli scostamenti di bilancio in risposta alla pandemia e alla guerra in Ucraina, è suonata la sveglia. Più debito significa più spesa per interessi, e più spesa per interessi significa risorse sottratte al sostegno a famiglie e imprese. È un’equazione semplice ma non sempre chiara agli attori politici e sociali». Ma oltre al ministro dell’economia, ieri alla Giornata del risparmio ha tenuto banco anche uno scatenato presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha puntato il dito sul fatto che gli investimenti nelle imprese di ogni genere sono gravati dal massimo della tassazione: il 24% di Ires sugli utili, più l’Irap, più il 26% di «cedolare secca» sui dividendi percepiti dai risparmiatori, più l’imposta patrimoniale del bollo e l’addizionale del 3,5% sugli utili delle banche. In Italia, ha dunque detto il presidente dell’associazione dei banchieri, «sono agevolati soltanto gli investimenti nel debito pubblico, gravati dall’aliquota ridotta del 12,5% di tassazione per favorirne il collocamento» mentre «il risparmio collocato in liquidità subisce l’aliquota del 26%». In pratica, secondo Patuelli, «si tratta di una tassazione complessiva che supera il 50% e non incoraggia il risparmio a dirigersi verso investimenti produttivi». Poi ha invocato regole più flessibili per banche, imprese e famiglie «per ristrutturare i crediti deteriorati» chiedendo «che l’Autorità bancaria europea (Eba, ndr) renda meno rigida l’inflessibile normativa che molto limita le ristrutturazioni dei crediti». Patuelli ha infine sollecitato un tetto al debito pubblico italiano che «non può crescere in cifra assoluta all’infinito e che sottrae risorse alle iniziative sociali pubbliche e penalizza la competitività internazionale delle imprese».
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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