- Il nuovo governatore si insedia oggi. Fra gli architetti della moneta unica elettronica, sull’inflazione ha detto: «Non bisogna guidare come un pazzo a fari spenti nella notte…». Sulla vigilanza attesa continuità con Ignazio Visco.
- Antonio Patuelli critica sia l’Eba sia le agevolazioni sui Btp: «Aliquota ridotta al 12,5% mentre sugli investimenti nelle imprese tasse oltre il 50%». Giancarlo Giorgetti contro l’Ue e la Bce.
Lo speciale contiene due articoli.
Oggi finisce l’era Visco, durata 12 anni, e comincia quella di Fabio Panetta al timone della Banca d’Italia. L’occasione per suggellare il passaggio di testimone è stata offerta ieri dalla Giornata mondiale del risparmio organizzata a Roma dall’Acri, l’associazione delle fondazioni. Ignazio Visco ha lanciato il suo ultimo monito al governo rappresentato in sala dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, chiedendo al governo di non compromettere «la qualità della spesa pubblica e la sua capacità di sostenere la crescita». L’ultima parte del suo discorso è stata poi dedicata a non chiudere il mondo di nuovo in blocchi perché, ha aggiunto citando Voltaire nel Candide, occorre «coltivare il nostro giardino» ma «nell’attuale contesto mondiale, è improbabile che possa bastare». Lunghi applausi dalla platea dove, ieri, c’erano presidenti di fondazioni, banchieri, funzionari e dirigenti della Banca d’Italia, ma non il successore di Visco, Fabio Panetta, che si insedierà ufficialmente oggi. Lascia il board della Bce per tornare a Palazzo Koch da governatore dopo che a Via Nazionale è stato stretto collaboratore di Antonio Fazio (era il suo sherpa alle riunioni della Bce), poi di Mario Draghi, poi vicedirettore generale con lo stesso Visco e, per poco più di sei mesi, direttore generale di Bankitalia nonché presidente dell’Ivass. L’economista esperto di euro digitale, e suo primo sponsor, conosce bene le alchimie «politiche» di Francoforte e gli inquilini dei piani alti dell’Eurotower. Molto più del suo predecessore.
In questi ultimi anni ha seguito i dossier più caldi sotto il profilo bancario e ha anche fatto parte della Vigilanza della Bce sedendosi dal 1° gennaio 2020 al tavolo del comitato esecutivo. E mostrandosi tra i consiglieri che invocavano più prudenza e gradualità, dopo la corsa ripida dei tassi d’interesse. Parlava con quel cappello, quando a febbraio aveva citato Lucio Battisti in un discorso a un evento londinese: «Quello che la Bce non deve fare, nel contrasto all’inflazione, è guidare come un pazzo a fari spenti nella notte». E sempre con il cappello di tecnico della Vigilanza, lo scorso 20 settembre, aveva detto che «garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche è come tenere in equilibrio un’altalena, con il debito da un lato e la crescita dall’altro». Messaggio rivolto Bruxelles, cui lasciava intendere quanto sia controproducente opporre regole troppo rigide o predefinite nell’interazione monetario-fiscale e insistere sulla riduzione del debito se non si irrobustisce appunto la crescita.
L’era Panetta in via Nazionale comincia proprio quando la crescita dell’inflazione è tornata sotto il 2%, su livelli che non si vedevano da due anni e a pochi giorni dalla pausa presa da Christine Lagarde sui tassi. Ma comincia anche mentre entra nel vivo la delicata trattativa tra il governo italiano e le autorità Ue sul Mes. Il tutto, alla vigilia delle elezioni europee di giugno. Come sarà, quindi, la Bankitalia di Panetta? Che posizione terrà lungo l’asse Roma-Bruxelles-Francoforte? Sul fronte interno della vigilanza bancaria è attesa grande continuità con Visco sebbene quest’ultimo sia esperto di economia reale, il suo successore invece di banche e finanza. Quanto alle politiche monetarie, nei suoi interventi abbiamo visto come Panetta abbia sostenuto che strangolare lo sviluppo in nome del contenimento dell’inflazione ha poco senso quando realtà (come quella italiana) caratterizzate da alto debito necessitano di un aumento del Pil per garantire ai mercati la sostenibilità del rimborso dei titoli di Stato. Posizione allineata con quella del ministro dell’Economia, Giorgetti, che ha più volte rimarcato come i rialzi dei tassi «ci costano 14-15 miliardi» in più per gli oneri del debito, mentre l’obiettivo di blocco della crescita economica in funzione anti inflattiva è stato «brillantemente raggiunto». Chi lo conosce si aspetta un suo ruolo «indipendente ma pragmatico», comunque con un piglio «politico» ereditato dal padre, Paolino Panetta, che nel dopoguerra è stato a lungo sindaco di Pescosolido, paese in provincia di Frosinone, militando nelle file della Democrazia cristiana.
Di certo, Panetta spingerà per l’euro digitale. L’argomento che lo ha visto protagonista in questi anni, avendo la delega sui sistemi di pagamento nel comitato esecutivo. Il suo ultimo intervento, con un articolo sul blog della Bce, è un appello a estendere i vantaggi delle tecnologie digitali ai pagamenti transfrontalieri ancora «lenti e troppo costosi», ha scritto.
Il suo primo impegno ufficiale, sebbene a porte chiuse, è previsto per il 15 novembre, con la riunione non di politica monetaria del consiglio direttivo della Bce. A stretto giro Panetta dovrà, inoltre, scegliere il nuovo vice direttore generale, ovvero chi prenderà il posto di Piero Cipollone – passato all’esecutivo della Bce, nel ruolo lasciato proprio da Panetta – nel direttorio di Via Nazionale. In pole position ci sarebbe Gian Luca Trequattrini, a lungo capo di gabinetto del direttorio. Dato per favorito.
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