Turni da rifare, centinaia di tratte cancellate e conducenti assunti a gettone per coprire le assenze. L’obbligo di card mette in crisi le aziende dei trasporti. E intanto, studenti e lavoratori sono costretti ad accalcarsi
Turni da rifare, centinaia di tratte cancellate e conducenti assunti a gettone per coprire le assenze. L’obbligo di card mette in crisi le aziende dei trasporti. E intanto, studenti e lavoratori sono costretti ad accalcarsiMezzi pubblici sempre più affollati, in barba alle norme sul distanziamento, corse dimezzate se non cancellate, disagi per gli utenti e costi di biglietti e abbonamenti in crescita costante. Uno tra i settori maggiormente colpiti dall’introduzione del green pass obbligatorio è il trasporto pubblico, dallo scorso 15 ottobre (giorno di entrata in vigore del certificato verde sul luogo di lavoro), il numero dei conducenti si è ridotto in misura significativa. Da Nord a Sud. Caos a Torino: 400 corse saltate e 10.000 passeggeri a piedi, questi i numeri registrati da Gtt, società in house del comune piemontese che si occupa dei trasporti. Il 15% dei dipendenti del gruppo non ha il certificato verde, dunque su 1.200 lavoratori, circa 200 di essi al momento stanno a casa. Confrontando la giornata di mercoledì, con lo stesso giorno della settimana precedente, i dati a disposizione dei sindacati parlano da soli: la riduzione di corse è del 35%, ossia 118 turni saltati. E dato che un turno comprende tre o quattro corse, sono stati registrati 400 viaggi in meno. Nonostante l’obbligo del lasciapassare verde sia stato appena adottato, a Treviso si cerca di correre ai ripari, dato che la Mom (azienda del trasporto pubblico locale) ha deciso di assumere conducenti a gettone, per sostituire quelli sprovvisti di green pass. Decisione presa guardando i numeri delle assenze durante i turni, arrivate fino alle 100 unità. Con l’inevitabile conseguenza che in alcuni casi i mezzi non sono usciti dai depositi: ieri le corse non garantite erano 450, il 13% del totale. «Abbiamo atteso una settimana: i numeri delle assenze ingiustificate, però, non si stanno ridimensionando. E noi non possiamo aspettare oltre», ha spiegato Giacomo Colladon, presidente di Mom. Caso analogo nelle Marche, AmiBus, l’azienda pubblica di trasporto urbano ed extraurbano, della provincia di Pesaro e Urbino, ha dovuto lasciare a casa 40 autisti che dovrebbero essere sostituiti da altrettanti colleghi con contratto a tempo determinato. Situazione delicata pure nel Bresciano, dove ad essere maggiormente colpiti sono i collegamenti extraurbani. Due giorni fa sono state cancellate 120 corse sulle 3.000 in programma, tra queste anche alcune dedicate al trasporto scolastico. I dati sono addirittura peggiori nei primi due giorni della settimana, con 190 e 170 percorsi annullati. I disagi maggiori si sono registrati nella zona del lago di Garda e della Valsabbia. Su circa 700 autisti assunti sarebbero un’ottantina (tra Brescia Trasporti e Sia/Arriva) quelli al momento fuori servizio, di cui una trentina in malattia. L’esasperazione tra i cittadini, in particolare gli studenti, è montata a tal punto che alcune sigle scolastiche hanno proclamato per il prossimo sabato uno «sciopero dei trasporti». Non fa eccezione il Friuli Venezia Giulia, dove si è evidenziato un sensibile taglio dei collegamenti. A rivelarlo è stato lo stesso assessore regionale ai Trasporti, Graziano Pizzimenti: «Dal 15 ottobre nei giorni feriali sono state cancellate 2.313 corse pari al 19,7 per cento di quelle complessive a causa del consistente numero di assenze registrate fra gli autisti: ben 388 pari al 27,8 per cento del totale. Assenze giustificate sia dalla mancanza del green pass che da malattie e altre motivazioni». Copione analogo a Padova, nella città di Sant’Antonio sono circa 80 i conducenti impossibilitati a lavorare perché contrari al certificato verde. Circostanza palesatasi con l’introduzione del nuovo orario per le corse cittadine: nello specifico infatti sono spariti 78 collegamenti nei giorni feriali e 35 nei prefestivi.Al momento il blocco dei trasporti pubblici sembra scongiurato nelle grandi città. A Milano sono poco meno di 300 i dipendenti di Atm che si sarebbero rifiutati di esibire il lasciapassare verde, inoltre negli ultimi giorni c’è stato un aumento del 15% di casi di malattia. Dati che hanno portato a una riduzione del servizio del 4%. Discorso diverso per gli utenti dell’hinterland meneghino: nell’area a Nord del capoluogo lombardo alcune società hanno dovuto tagliare le corse a causa dell’alto numero di assenze e di dipendenti senza carta verde. Numeri contenuti invece per Atac, la municipalizzata del trasporto pubblico del Comune di Roma alla quale sarebbero arrivate circa 20 segnalazioni di dipendenti no pass. Sono cinque i dipendenti del trasporto pubblico di Napoli che sono stati rimandati a casa lo scorso 15 ottobre, mentre altri 60 si sono messi in malattia. Ieri a Palermo è arrivata la replica del presidente di Amat (municipalizzata del trasporto pubblico del capoluogo siciliano), Michele Cimino, al documento presentato nei giorni scorsi da un comitato no vax. «Le assenze di qualsiasi genere (ferie, permessi per legge 104, permessi sindacali e malattia) potranno considerarsi giustificate solo in presenza di green pass. Tutti i dipendenti Amat sprovvisti di green pass devono darne comunicazione scritta, con preavviso di almeno 48 ore alla propria direzione risorse umane ed alla segreteria generale».
Emanuele Fiano (Ansa)
L’ex deputato pd chiede di boicottare un editore ospite alla fiera patrocinata da Gualtieri e «reo» di avere un catalogo di destra.
Per architettare una censura coi fiocchi bisogna avere un prodotto «nero» ed etichettarlo con la dicitura «neofascista» o «neonazista». Se poi scegli un ebreo (si può dire in questo contesto oppure è peccato?) che è stato pure censurato come testimonial, hai fatto bingo. La questione è questa: l’ex parlamentare Pd, Emanuele Fiano, che già era passato alla cronaca come bersaglio dei pro Pal colpevoli di non averlo fatto parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia e contro il quale qualche idiota aveva mimato la P38, sta premendo per censurare una casa editrice colpevole di pubblicare dei libri pericolosi perché di destra. Anzi, di estrema destra.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.






