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2023-05-24
Arrivano 2 miliardi di aiuti. Ma le tasse non saltano: sospese solo fino al 31 agosto
«Complessivamente questo primo provvedimento prevede uno stanziamento di oltre 2 miliardi di euro per le zone colpite dall’alluvione. Nella situazione attuale in cui si trova l’Italia trovare due miliardi in qualche giorno non è una cosa facile», ha detto ieri il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo il Consiglio dei ministri, illustrando il decreto legge al tavolo con il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Tra le misure varate nel dl per l’emergenza è prevista la sospensione dei termini relativi ai versamenti tributari e contributivi. Confermato, dunque, il rinvio di tutte le scadenze fiscali, contributive, dei mutui e giudiziarie per le popolazioni colpite, ma non sono stati raccolti gli appelli lanciati anche dalle pagine di questo giornale ad evitare gli errori della pandemia, quando la sospensione degli adempimenti ha provocato poi una valanga postuma di cartelle esattoriali. Non solo non sono stati azzerati, ma la sospensione (che si pensava potesse durare almeno fino a ottobre-novembre) terminerà il 31 agosto. «La ripresa dei pagamenti è al 20 novembre», ha spiegato Meloni. Sottolineando che «sul tema delle utenze già è stata deliberata la sospensione da parte di Arera» e che «per i mutui non c’è bisogno di una norma perché su quello fa fede il protocollo già in vigore tra Abi e governo sulla sospensione dei mutui in caso di eventi calamitosi». È inoltre previsto il differimento per Comuni e Province del pagamento dei mutui nei confronti di Cassa depositi e prestiti.
«Prevediamo un rafforzamento dell’accesso al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, con previsione di un aumento della garanzia fino anche al 100%. Il rafforzamento del fondo, destinato interamente alle piccole e medie imprese delle zone colpite, ha una copertura di 110 milioni», ha detto Meloni. Il ministero degli Esteri ha inoltre previsto contributi a fondo perduto per le aziende esportatrici danneggiate dall’alluvione a valere sul fondo Simest con una copertura di 300 milioni e la creazione di una quota da 400 milioni destinata all’erogazione di finanziamenti a tassi agevolati. Nel decreto legge varato ieri c’è poi la cassa integrazione in deroga per tutti i dipendenti fino a 90 giorni coperta fino a 580 milioni. E una misura una tantum fino a 3.000 euro per i lavoratori autonomi costretti a interrompere l’attività, con copertura fino a 300 milioni. Il ministero dell’Agricoltura ha poi stanziato 100 milioni per gli indennizzi a favore delle imprese agricole e ulteriori 75 milioni a valere sul fondo innovazione per l’acquisto dei macchinari per le aziende danneggiate. Il decreto legge per l’alluvione ha previsto anche 10 milioni per le attività del turismo.
«Anas ha già investito 10 milioni e ha impegnato 300 persone, Rfi ha già effettuato lavori per 5 milioni e ha 350 persone impegnate», ha detto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. «In Cdm, come Mit abbiamo portato l’entrata in vigore anticipata del codice degli appalti per testare quello che dovrà essere uno strumento che taglierà tempi e burocrazia. Siamo pronti a investire 1,7 milioni a favore di alcuni piccoli Comuni». Sul fronte delle scuole, il decreto stanzia 20 milioni per la continuità didattica cui si aggiunge il fondo di solidarietà da 3,5 milioni per i docenti delle università interessate e per gli interventi di ripristino.
«Abbiamo dato facoltà al ministro Valditara di lavorare con una certa flessibilità per l’adempimento particolarmente degli esami di maturità in base alle esigenze degli istituti coinvolti», ha spiegato Meloni. Anche il ministro dell’Università prevede una possibilità di didattica e esami a distanza.
«Prevediamo la sospensione di tutti i termini dei procedimenti amministrativi, compresi i concorsi», ha spiegato Meloni. Aggiungendo che «i dipendenti pubblici delle zone colpite che fossero fisicamente impediti dal lavorare verranno ugualmente retribuiti». Quanto alla giustizia, è stato deciso il rinvio dei processi civili e penali quando una delle parti o l’avvocato difensore risiedano nelle zone colpite e la sospensione fino al 31 agosto dei giudizi amministrativi contabili militari. Ci sarà, infine, un aumento temporaneo di un euro all’ingresso dei musei», fondi che saranno destinati alle opere d’arte e ai luoghi di cultura danneggiati. Il ministero della Salute ha stanziato 8 milioni per il ripristino e il consolidamento delle strutture sanitarie. Inoltre, il riconoscimento dei crediti formativi per gli operatori sanitari e agevolazioni per gli operatori che gestiscono stabilimenti in cui sono presenti animali. Il ministro dello Sport, invece, mette a disposizione 5 milioni per interventi di manutenzione delle infrastrutture sportive. Ci saranno anche interventi in materia di sostegno a persone con disabilità.
Nel decreto, stando alle ultime bozze, è stata inserita anche una norma sui rigassificatori, in cui si stabilisce che entro 60 giorni dall’entrata in vigore del dl, i soggetti interessati possano proporre nuove istanze per la realizzazione, appunto, di rigassificatori galleggianti. Si prevede inoltre che il commissario competente possa autorizzare la costruzione o l’esercizio, anche a seguito di una ricollocazione, delle opere e infrastrutture. «È uno scandalo, ha commentato il leader dell’Alleanza di Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, «Ci troviamo di fronte al fatto inaccettabile di utilizzare l’emergenza alluvione per far passare il potenziamento di una delle fonti fossili responsabili degli eventi climatici estremi che hanno messo in ginocchio la Romagna».
Crollano le possibilità per Bonaccini
Una personalità «terza». A Palazzo Chigi, data la delicatezza e il contesto drammatico della vicenda, c’è grande riserbo su chi sarà il prossimo commissario alla ricostruzione delle zone alluvionate. Filtrano però una serie di considerazioni utili a comprendere che questo non potrà essere il presidente della Regione Emilia-Romagna e del Pd Stefano Bonaccini. Ciò a dispetto del pressing che tutta una filiera di interessi e di organizzazioni anche ieri ha operato sul presidente del Consiglio. A livello politico, come è noto, è giunto dalla Lega, se non un veto vero e proprio, una grande perplessità esplicitata da alcuni parlamentari e che ha generato una polemica col Pd. Il punto, però, come tiene a far notare chi ha in mano il dossier alla presidenza del Consiglio, è che gran parte dell’opinione pubblica sta dimenticando che l’alluvione non ha colpito solamente l’Emilia-Romagna (che pure ha fornito il tributo in termini di vite umane) ma anche le Marche. Questo significa che, analogamente a quanto accaduto in Emilia, occorrerà attendere la fine dell’istruttoria della Protezione Civile sulla situazione nelle Marche, per poi procedere verosimilmente alla nomina di un commissario delegato per l’emergenza anche ad Ancona. Dopo la prima ondata alluvionale in Emilia-Romagna, infatti, il 9 maggio scorso un’ordinanza del capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, aveva nominato Bonaccini commissario delegato per la gestione dell’emergenza, che era stata dichiarata a partire dal 1° maggio nelle province di Reggio-Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì-Cesena. È dunque fortemente probabile che Curcio faccia lo stesso per le Marche con la nomina del presidente della Regione, Francesco Acquaroli. Solo a quel punto, dopo la stima dei danni e delle risorse necessarie a far partire la macchina della ricostruzione, potrà essere impostato il decreto di costituzione della struttura commissariale e del commissario straordinario alla ricostruzione, il quale, quasi sicuramente, non proverrà né dall’Emilia-Romagna né dalle Marche, e sarà quindi un profilo «terzo» inviato da Roma.
Intanto, nel decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri c’è stato l’ampliamento dei poteri del commissario Nicola Dell’Acqua, nominato a suo tempo per l’emergenza siccità, come spiegato dal premier Giorgia Meloni, «per la verifica e il monitoraggio delle opere di drenaggio dell’acqua per cercare di procedere nel modo più veloce possibile da questo punto di vista». «È un passaggio bizzarro - ha aggiunto il presidente del Consiglio - per cui il commissario alla siccità oggi si occupa anche dell’alluvione, ma è la situazione climatica nella quale ci troviamo». Quanto a Bonaccini, ieri ha nuovamente incontrato Meloni a Palazzo Chigi, dopo il Cdm, assieme ai sindaci dei Comuni maggiormente colpiti e i rappresentanti di categoria di lavoratori e imprese.
Da queste ultime è arrivata la richiesta pressante che il governatore venga nominato commissario all’emergenza, ma è stato il diretto interessato, una volta ascoltate le argomentazioni del premier relative alla roadmap per la nomina, a cercare di non alimentare la polemica politica. affermando davanti ai cronisti che «non è importante Stefano Bonaccini, il tema è come si vuole lavorare». Il presidente del Consiglio ha registrato «la collaborazione tipica di chi sa che in queste situazioni si guarda insieme all’obiettivo». «Confido - ha concluso - che il confronto rimarrà costante anche nella seconda fase, quella della ricostruzione».
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Approvato il decreto Maltempo: versamenti da saldare entro il 20 novembre. Previsto anche un bonus da 3.000 euro agli autonomi. E spunta una norma sui rigassificatori.Sul tavolo l’ipotesi di un unico commissario alla Ricostruzione per Emilia-Romagna e Marche, non proveniente dalle due Regioni. Intanto, ampliati i poteri di Nicola Dell’Acqua.Lo speciale contiene due articoli.«Complessivamente questo primo provvedimento prevede uno stanziamento di oltre 2 miliardi di euro per le zone colpite dall’alluvione. Nella situazione attuale in cui si trova l’Italia trovare due miliardi in qualche giorno non è una cosa facile», ha detto ieri il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo il Consiglio dei ministri, illustrando il decreto legge al tavolo con il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Tra le misure varate nel dl per l’emergenza è prevista la sospensione dei termini relativi ai versamenti tributari e contributivi. Confermato, dunque, il rinvio di tutte le scadenze fiscali, contributive, dei mutui e giudiziarie per le popolazioni colpite, ma non sono stati raccolti gli appelli lanciati anche dalle pagine di questo giornale ad evitare gli errori della pandemia, quando la sospensione degli adempimenti ha provocato poi una valanga postuma di cartelle esattoriali. Non solo non sono stati azzerati, ma la sospensione (che si pensava potesse durare almeno fino a ottobre-novembre) terminerà il 31 agosto. «La ripresa dei pagamenti è al 20 novembre», ha spiegato Meloni. Sottolineando che «sul tema delle utenze già è stata deliberata la sospensione da parte di Arera» e che «per i mutui non c’è bisogno di una norma perché su quello fa fede il protocollo già in vigore tra Abi e governo sulla sospensione dei mutui in caso di eventi calamitosi». È inoltre previsto il differimento per Comuni e Province del pagamento dei mutui nei confronti di Cassa depositi e prestiti.«Prevediamo un rafforzamento dell’accesso al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, con previsione di un aumento della garanzia fino anche al 100%. Il rafforzamento del fondo, destinato interamente alle piccole e medie imprese delle zone colpite, ha una copertura di 110 milioni», ha detto Meloni. Il ministero degli Esteri ha inoltre previsto contributi a fondo perduto per le aziende esportatrici danneggiate dall’alluvione a valere sul fondo Simest con una copertura di 300 milioni e la creazione di una quota da 400 milioni destinata all’erogazione di finanziamenti a tassi agevolati. Nel decreto legge varato ieri c’è poi la cassa integrazione in deroga per tutti i dipendenti fino a 90 giorni coperta fino a 580 milioni. E una misura una tantum fino a 3.000 euro per i lavoratori autonomi costretti a interrompere l’attività, con copertura fino a 300 milioni. Il ministero dell’Agricoltura ha poi stanziato 100 milioni per gli indennizzi a favore delle imprese agricole e ulteriori 75 milioni a valere sul fondo innovazione per l’acquisto dei macchinari per le aziende danneggiate. Il decreto legge per l’alluvione ha previsto anche 10 milioni per le attività del turismo. «Anas ha già investito 10 milioni e ha impegnato 300 persone, Rfi ha già effettuato lavori per 5 milioni e ha 350 persone impegnate», ha detto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. «In Cdm, come Mit abbiamo portato l’entrata in vigore anticipata del codice degli appalti per testare quello che dovrà essere uno strumento che taglierà tempi e burocrazia. Siamo pronti a investire 1,7 milioni a favore di alcuni piccoli Comuni». Sul fronte delle scuole, il decreto stanzia 20 milioni per la continuità didattica cui si aggiunge il fondo di solidarietà da 3,5 milioni per i docenti delle università interessate e per gli interventi di ripristino. «Abbiamo dato facoltà al ministro Valditara di lavorare con una certa flessibilità per l’adempimento particolarmente degli esami di maturità in base alle esigenze degli istituti coinvolti», ha spiegato Meloni. Anche il ministro dell’Università prevede una possibilità di didattica e esami a distanza. «Prevediamo la sospensione di tutti i termini dei procedimenti amministrativi, compresi i concorsi», ha spiegato Meloni. Aggiungendo che «i dipendenti pubblici delle zone colpite che fossero fisicamente impediti dal lavorare verranno ugualmente retribuiti». Quanto alla giustizia, è stato deciso il rinvio dei processi civili e penali quando una delle parti o l’avvocato difensore risiedano nelle zone colpite e la sospensione fino al 31 agosto dei giudizi amministrativi contabili militari. Ci sarà, infine, un aumento temporaneo di un euro all’ingresso dei musei», fondi che saranno destinati alle opere d’arte e ai luoghi di cultura danneggiati. Il ministero della Salute ha stanziato 8 milioni per il ripristino e il consolidamento delle strutture sanitarie. Inoltre, il riconoscimento dei crediti formativi per gli operatori sanitari e agevolazioni per gli operatori che gestiscono stabilimenti in cui sono presenti animali. Il ministro dello Sport, invece, mette a disposizione 5 milioni per interventi di manutenzione delle infrastrutture sportive. Ci saranno anche interventi in materia di sostegno a persone con disabilità. Nel decreto, stando alle ultime bozze, è stata inserita anche una norma sui rigassificatori, in cui si stabilisce che entro 60 giorni dall’entrata in vigore del dl, i soggetti interessati possano proporre nuove istanze per la realizzazione, appunto, di rigassificatori galleggianti. Si prevede inoltre che il commissario competente possa autorizzare la costruzione o l’esercizio, anche a seguito di una ricollocazione, delle opere e infrastrutture. «È uno scandalo, ha commentato il leader dell’Alleanza di Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, «Ci troviamo di fronte al fatto inaccettabile di utilizzare l’emergenza alluvione per far passare il potenziamento di una delle fonti fossili responsabili degli eventi climatici estremi che hanno messo in ginocchio la Romagna».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/aiuti-alluvione-2660583134.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="crollano-le-possibilita-per-bonaccini" data-post-id="2660583134" data-published-at="1684909106" data-use-pagination="False"> Crollano le possibilità per Bonaccini Una personalità «terza». A Palazzo Chigi, data la delicatezza e il contesto drammatico della vicenda, c’è grande riserbo su chi sarà il prossimo commissario alla ricostruzione delle zone alluvionate. Filtrano però una serie di considerazioni utili a comprendere che questo non potrà essere il presidente della Regione Emilia-Romagna e del Pd Stefano Bonaccini. Ciò a dispetto del pressing che tutta una filiera di interessi e di organizzazioni anche ieri ha operato sul presidente del Consiglio. A livello politico, come è noto, è giunto dalla Lega, se non un veto vero e proprio, una grande perplessità esplicitata da alcuni parlamentari e che ha generato una polemica col Pd. Il punto, però, come tiene a far notare chi ha in mano il dossier alla presidenza del Consiglio, è che gran parte dell’opinione pubblica sta dimenticando che l’alluvione non ha colpito solamente l’Emilia-Romagna (che pure ha fornito il tributo in termini di vite umane) ma anche le Marche. Questo significa che, analogamente a quanto accaduto in Emilia, occorrerà attendere la fine dell’istruttoria della Protezione Civile sulla situazione nelle Marche, per poi procedere verosimilmente alla nomina di un commissario delegato per l’emergenza anche ad Ancona. Dopo la prima ondata alluvionale in Emilia-Romagna, infatti, il 9 maggio scorso un’ordinanza del capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, aveva nominato Bonaccini commissario delegato per la gestione dell’emergenza, che era stata dichiarata a partire dal 1° maggio nelle province di Reggio-Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì-Cesena. È dunque fortemente probabile che Curcio faccia lo stesso per le Marche con la nomina del presidente della Regione, Francesco Acquaroli. Solo a quel punto, dopo la stima dei danni e delle risorse necessarie a far partire la macchina della ricostruzione, potrà essere impostato il decreto di costituzione della struttura commissariale e del commissario straordinario alla ricostruzione, il quale, quasi sicuramente, non proverrà né dall’Emilia-Romagna né dalle Marche, e sarà quindi un profilo «terzo» inviato da Roma. Intanto, nel decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri c’è stato l’ampliamento dei poteri del commissario Nicola Dell’Acqua, nominato a suo tempo per l’emergenza siccità, come spiegato dal premier Giorgia Meloni, «per la verifica e il monitoraggio delle opere di drenaggio dell’acqua per cercare di procedere nel modo più veloce possibile da questo punto di vista». «È un passaggio bizzarro - ha aggiunto il presidente del Consiglio - per cui il commissario alla siccità oggi si occupa anche dell’alluvione, ma è la situazione climatica nella quale ci troviamo». Quanto a Bonaccini, ieri ha nuovamente incontrato Meloni a Palazzo Chigi, dopo il Cdm, assieme ai sindaci dei Comuni maggiormente colpiti e i rappresentanti di categoria di lavoratori e imprese. Da queste ultime è arrivata la richiesta pressante che il governatore venga nominato commissario all’emergenza, ma è stato il diretto interessato, una volta ascoltate le argomentazioni del premier relative alla roadmap per la nomina, a cercare di non alimentare la polemica politica. affermando davanti ai cronisti che «non è importante Stefano Bonaccini, il tema è come si vuole lavorare». Il presidente del Consiglio ha registrato «la collaborazione tipica di chi sa che in queste situazioni si guarda insieme all’obiettivo». «Confido - ha concluso - che il confronto rimarrà costante anche nella seconda fase, quella della ricostruzione».
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Dall’anno scorso, per questa ragione, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’istruttoria sull’operato di Dolomiti Superski e sulle sue presunte violazioni delle norme di libera concorrenza. Federconsorzi Dolomiti Superski e i 12 consorzi che ne fanno parte (tra le province di Bolzano, Trento e Belluno) hanno risposto negoziando una serie di proposte. La più discussa riguarderebbe un rimborso skipass per le stagioni 2022/23, 2023/24, 2024/25. Verrebbero messi sul piatto 30 milioni di euro, cifra che potrebbe corrispondere proprio a quella della sanzione massima che l’Agcm potrebbe infliggere all’azienda in caso di violazioni accertate, pari al 10% del suo fatturato. L’erogazione di 30 milioni sarebbe prevista in due forme: come «rimborso diretto monetario», pari al 20% del prezzo di uno skipass plurigiornaliero acquistato nelle ultime tre stagioni concluse, 2022/2023, 2023/2024 e 2024/2025, e a tal fine sarebbe garantito un tetto di 12 milioni. Oppure come sconto sull’acquisto di uno skipass futuro (pari al 30% del precedente esborso, con 18 milioni disponibili). Tuttavia Assoutenti non pare soddisfatta. «La soluzione non convince», afferma il presidente Gabriele Melluso, «i rimborsi saranno di entità diversa a seconda della scelta del consumatore di ottenere un indennizzo in denaro o un buono sconto su acquisti futuri, circostanza che crea discriminazioni e induce gli utenti ad acquistare nuovi skipass se vogliono ottenere il più alto vantaggio possibile. Inoltre i rimborsi arriveranno solo a chi si attiverà prima, e una volta terminato il fondo messo a disposizione, chi presenterà la richiesta, pur avendo diritto a ottenere un indennizzo, rimarrà a mani vuote». Non comparirebbe inoltre tra gli impegni la volontà di abbassare per tutti gli sciatori le tariffe skipass. In effetti l’erogazione dei risarcimenti sarà garantita dal meccanismo «first come, first served», cioè chi prima arriva, meglio alloggia. Ma non è l’unico argomento di discussione. Tra le proposte riparatrici avanzate da Dolomiti Superski, quella di «garantire piena libertà decisionale» ai consorzi «in merito a prezzi e sconti degli skipass, eliminando ogni asserita forma di coordinamento delle politiche commerciali», rendendo ciascuno libero di «determinare autonomamente la propria strategia». La proposta sarebbe quella di eliminare «tutte le indicazioni dirette o indirette di prezzo», dunque «le tre fasce di prezzi/sconti nelle quali fino a oggi venivano collocati i consorzi e le stesse soglie di sconto minimo e massimo». Dopodiché sarebbe stata prospettata l’eliminazione «di qualsivoglia forma di coordinamento» delle promozioni, eccezion fatta per la facoltà del Superski di richiedere ai consorzi di aderire al «Dolomiti Superpremière» e ai «Dolomiti Springdays». C’è tempo fino al 27 maggio per accogliere i rilievi del caso, fino alla decisione finale dell’Autorità.
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Luca Di Donna e Francesco Alcaro
Dopo Giovanni Buini e Dario Bianchi, ieri è stato il turno di Francesco Alcaro, imprenditore informatico fondatore della società Jarvit Srl, convocato dalla commissione Covid dopo che, lo scorso 15 aprile, Giacomo Amadori sulla Verità aveva pubblicato il contratto che legava l’imprenditore a Di Donna (che lavorava nello studio del professor Guido Alpa, come l’ex premier grillino). Alcaro, che nel 2020 stava lavorando su un progetto da 3 milioni di euro, ha riferito di essere stato approcciato da Di Donna ed Esposito i quali, in cambio della loro intermediazione, hanno richiesto una percentuale del 5% sul valore del progetto. Il manager ha sottoscritto il contratto raccontando che, quando ha ricevuto la mail dell’ex collega di Conte con la proposta, è andato a controllare sul sito dello studio Alpa chi fossero i componenti: «Ho fatto delle ricerche e ho ritenuto in quel caso che lo studio Alpa avesse una competenza molto importante perché c’erano figure che erano molto esposte e con esperienza». Quali? «Giuseppe Conte, ad esempio», è stata la replica di Alcaro.
L’imprenditore, una volta resosi conto che il lavoro sarebbe rimasto interamente in capo alla sua società («Il peso della realizzazione del progetto era al 90% sulla mia società e al 10% su di loro»), ha poi deciso di risolvere il contratto. La vicenda sarebbe finita qui, secondo Alfonso Colucci, capogruppo M5s in commissione Covid, che in una nota ha dichiarato che l’audizione di Alcaro è stata «un flop […] nel vano tentativo di far pronunciare ad Alcaro un addebito a carico di Conte o quantomeno dello stesso Di Donna».
Molte cose, però, non tornano. La prima è che Di Donna ed Esposito hanno mandato all’imprenditore le loro email, inerenti la realizzazione del piano da 3 milioni, proprio dal dominio internet dello studio Alpa dove, fino all’anno prima, Conte ha svolto la sua attività professionale: «Quello che ha determinato la mia scelta è stato proprio lo studio Alpa. Se la mail fosse arrivata da un altro indirizzo probabilmente ci avrei pensato molto di più», ha rivelato il manager. La seconda è che non è stato l’imprenditore a contattare Di Donna ed Esposito ma viceversa: nella testimonianza, Alcaro ha dichiarato di non ricordare se la prima telefonata operativa la avesse fatta lui o i due avvocati, ma ha confermato al presidente della commissione Covid Marco Lisei (Fdi) che sono stati proprio i due legali a proporre alla Jarvit i servizi e non lui ad averli cercati. Incalzato da Alice Buonguerrieri (Fdi), che gli chiedeva per quale motivo avesse accettato condizioni contrattuali capestro, la risposta di Alcaro è stata chiara: il fondatore della Jarvit ha confermato che Di Donna si era reso «certo della possibile riuscita del progetto». Ed è quantomeno curiosa questa certezza a fronte di una prestazione dei due avvocati che, a detta dell’imprenditore, non è stata soddisfacente.
«Quale attività avrebbe, dunque, dovuto fare il collega di Conte a fronte della richiesta di centinaia di migliaia di euro di parcella?», ha commentato Buonguerrieri. «Siamo ancora una volta di fronte a un’anomala ed enorme richiesta di denaro coperta dal solito contratto di consulenza farlocco, come già emerso nei casi di Giovanni Buini e Dario Bianchi. Fratelli d’Italia andrà fino in fondo a questa vicenda per capire come e perché un collega dell’allora premier Giuseppe Conte potesse avere tale accesso ai gangli decisionali del potere», ha concluso Buonguerrieri.
«L’audizione di oggi in commissione Covid ha visto per la terza volta un testimone affermare che in piena pandemia l’avvocato Luca Di Donna, collega di studio dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, era intento a procacciare affari richiedendo percentuali a proprio favore. Questa nuova testimonianza rende ineludibili ulteriori indagini per appurare quanto Giuseppe Conte sapesse dell’operato di un suo collega di studio», hanno aggiunto Galeazzo Bignami e Lucio Malan, presidenti rispettivamente dei deputati e dei senatori di Fratelli d’Italia.
Resta da capire, in effetti, per quale motivo Conte non abbia ancora preso iniziative nei confronti dell’ex collega di studio. Certo è che la provocazione dell’ex premier lanciata in Aula contro i deputati di Fdi affinché facciano a meno dell’immunità per poi «vedersela in tribunale» lascia il tempo che trova: l’immunità parlamentare è funzionale all’incarico e i deputati non possono, sic et simpliciter, rinunciarvi. Dovrebbe essere semmai la giunta per le autorizzazioni a procedere a valutare, caso per caso, se revocarla, ma è difficile che lo faccia in assenza di denunce.
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Ansa
Tra esse, in particolare, quella contenuta nel comma 3 dell’articolo 29, che abroga l’articolo 142 del Testo unico sulle spese di giustizia, in cui era prevista l’assistenza legale gratuita a favore degli stranieri extracomunitari nei processi avverso i provvedimenti di espulsione amministrativa adottati ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo numero 286 del 1998. Si tratta di un primo, timido segnale della finalmente avvertita necessità di contrastare in qualche modo il fenomeno costituito dalla indiscriminata possibilità offerta a qualsiasi straniero extracomunitario entrato irregolarmente in Italia di avvalersi di assistenza legale a spese dello Stato per esperire tutti i possibili mezzi di impugnazione consentiti dal nostro ordinamento avverso i provvedimenti adottati nei suoi confronti sulla base della vigente normativa in materia di immigrazione.
Si tratta, però, appunto, soltanto di un timido segnale che, di fatto, sembra destinato a lasciare le cose come stanno. Tanto per cominciare, infatti, resta intatta la possibilità, per lo straniero extracomunitario, di ottenere l’ordinaria ammissione al patrocinio a spese dello Stato sulla base di una semplice e incontrollabile autocertificazione circa l’inesistenza o l’insufficienza di redditi prodotti all’estero, quando - come in realtà avviene, per le più varie ragioni, nella grande maggioranza dei casi - si ritenga che egli si sia trovato nell’impossibilità di ottenere una certificazione da parte dell’autorità consolare del suo Paese, come richiesto dall’articolo 79, comma 2, del Testo unico sulle spese di giustizia. Ciò sulla base della sentenza della Corte costituzionale numero 157 del 2021, dichiarativa della parziale incostituzionalità di detta ultima norma, appunto nella parte in cui non prevedeva che, in caso di impossibilità di ottenere la certificazione consolare, alla sua mancanza potesse supplirsi con un’autocertificazione dell’interessato. Secondariamente, resta pure intatta la previsione, contenuta nell’articolo 14, comma 4, del citato decreto legislativo numero 286/1998, in base alla quale lo straniero extracomunitario è in ogni caso ammesso al patrocinio a spese dello Stato nel procedimento di convalida del provvedimento con il quale viene disposto, in vista dell’espulsione, il suo trattenimento in un centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Così come, infine, resta intatta la previsione dell’articolo 16, comma 2, del decreto legislativo numero 25 del 2008, per la quale, ai fini delle impugnazioni delle decisioni in materia di riconoscimento dello status di rifugiato o di altre forme di protezione internazionale, lo straniero - per via del richiamo all’articolo 94 del Testo unico sulle spese di giustizia che, a sua volta, richiama il già citato articolo 79, comma 2, del medesimo Testo unico - è ammesso al patrocinio a spese dello Stato alla sola condizione, per quanto riguarda il requisito reddituale, costituita dalla produzione della stessa autocertificazione prevista dalla sentenza della Corte costituzionale di cui si è detto in precedenza.
Vi è, peraltro, da osservare, a quest’ultimo proposito, che nella medesima sentenza si afferma che dovrebbe essere onere dell’interessato provare «di aver compiuto tutto quanto esigibile secondo correttezza e diligenza» per ottenere, senza poi esservi riuscito, la certificazione da parte dell’autorità consolare del suo Paese, solo a tale condizione potendosi ammettere che essa sia sostituita dall’autocertificazione dello stesso interessato. Ma la verifica di tale condizione, nella pratica quotidiana, viene spesso e volentieri omessa, prendendosi per buono, purché non palesemente inverosimile, solo quanto affermato dall’interessato a sostegno dell’asserita «impossibilità» di ottenere la certificazione in questione. Da qui una prima conclusione, e cioè quella che sarebbe opportuno prevedere come obbligatorio, con apposita norma, che, quando lo straniero sia ammesso al gratuito patrocinio sulla base dell’autocertificazione da lui prodotta, nel relativo provvedimento si attesti l’avvenuta effettuazione della suddetta verifica e si indichino le ragioni per le quali essa abbia avuto esito positivo.
Ma una seconda e più importante conclusione è quella alla quale dovrebbe giungersi con riguardo al già accennato fenomeno costituito dalle impugnazioni che, grazie alla indiscriminata disponibilità dell’assistenza legale gratuita, vengono sistematicamente proposte dagl’interessati avverso ogni sorta di provvedimenti ad essi sfavorevoli in materia di immigrazione, indipendentemente dall’esistenza o meno di ragionevoli prospettive di un loro accoglimento. Per eliminare o, almeno, ridurre significativamente tale fenomeno, sarebbe necessario prevedere che l’assistenza legale gratuita possa essere negata ogni qual volta l’impugnazione che si intenda proporre avverso un determinato provvedimento appaia chiaramente destinata all’insuccesso. Ciò in perfetta conformità a quanto espressamente previsto tanto all’articolo 20, comma 3, dell’ancora vigente direttiva europea numero 32 del 2013 quanto all’articolo 29, comma 3, lettera b), della direttiva europea numero 1.346 del 2024, applicabile a partire dal 12 giugno 2026, fermo restando che, come pure espressamente previsto da detta ultima norma, l’assistenza legale gratuita sarebbe sempre concessa al solo, limitato fine della proposizione dell’impugnazione avverso il provvedimento con il quale essa sia stata negata. E dovrebbe, in particolare, ritenersi destinata, di regola, all’insuccesso ogni impugnazione avverso provvedimenti di diniego della protezione internazionale adottati nei numerosi casi, elencati negli articoli 28 ter e 29 del Decreto legislativo numero 25 del 2008, in cui la relativa richiesta sia da considerare inammissibile o manifestamente infondata; casi tra i quali rientra, ad esempio, quello che il richiedente asilo provenga da un Paese da ritenersi «sicuro».
Ai fini dell’adozione degli auspicabili interventi normativi di cui si è detto, potrebbe rivelarsi provvidenziale il «pasticcio» creatosi con l’emanazione, contestualmente alla conversione in legge del decreto legge numero 23/2026, del decreto legge «correttivo» numero 55/2026. In sede di conversione, infatti, di quest’ultimo decreto, ad esso potrebbero apportarsi, vertendosi comunque nella stessa materia, le modifiche nelle quali verrebbero a sostanziarsi i suddetti interventi (nella speranza che, naturalmente, in ossequio all’ormai avvenuta trasformazione dello Stato in senso monarchico, vi sia anche l’assenso del Sovrano che ha sede sul colle più alto).
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