«Aggredire le case». E Pichetto ricade nella trappola verde
Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin (Ansa)
  • Dopo essersi detto contrario, il ministro manda all’Ue un piano pro immobili eco. Così per l’Italia diventa più difficile opporsi.
  • La replica del ministro: «Non toccheremo le case degli italiani».

Lo speciale contiene due articoli.

La pausa estiva lascia sospeso l’Europarlamento. La plenaria di luglio si è chiusa con una vittoria dei socialisti europei che sono riusciti per un pelo a far approvare la legge Natura. Per raggiungere il target fissato dal vicepresidente Frans Timmermans hanno perso per strada circa l’80% dei Popolari e soprattutto hanno dovuto sottoscrivere una sorta di autogol. Per convincere il 20% del Ppe a rimanere fedele all’alleanza Ursula, la commissione ha imposto all’Aula il testo uscito dal Consiglio e quindi molto più blando rispetto alla versione originaria. In sostanza buona parte degli agricoltori ha tirato un sospiro di sollievo. Il fatto però è che il Pse ha dovuto convincere i Verdi a votare la versione soft, dimostrando che le questioni di principio sono fasulle. Tutto ciò che conta è esercitare il potere. Ed è esattamente ciò che accadrà dopo l’estate, quando Bruxelles tornerà a essere centrale nella battaglia di riassetto politico. Anche dopo l’estate l’argomento utile al Ppe per avvicinarsi al gruppo di destra Ecr sarà l’ambiente. Per esser più precisi ci sarà la fase finale del trilogo sulle normative per le case green. Il Ppe dal canto suo potrebbe finire la transizione verso la destra. Se si pensa che meno di sette mesi fa soltanto un terzo del gruppo era pronto a seguire Manfred Weber nelle mosse politiche di distanziamento dal Pse, due settimane fa (in occasione della plenaria sulla legge Natura) è bastato poco. Sulle case green c’è la possibilità concreta di fare il salto. Dal canto suo, l’Ecr potrà mantenere la posizione per sostituire le follie green con un percorso che non miri a deindustrializzare il Vecchio continente.

In mezzo alla battaglia politica si infilerà quella dei singoli Stati e qui la situazione si fa più complicata. Non sempre come abbiamo visto i governi sono allineati alle scelte dei gruppi parlamentari a cui sono più vicini. Per l’Italia la forbice rischia però di essere molto larga e creare ulteriori problemi. Ad esempio sulla legge Natura (all’interno del Consiglio Ue dei primi di luglio) Roma votò contro. Sulla formulazione dei nuovi Ets a favore e sulle case green contro. Quando nel marzo scorso l’Europarlamento ha approvato le nuove norme che impongono la ristrutturazione forzata di milioni di immobili, il rappresentante del ministero dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, si disse «insoddisfatto». Eppure lo stesso ministero ha inviato alla Commissione un documento di una trentina scarsa di pagine nelle quali si illustra il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima. Erano già uscite indiscrezioni sull’idea di imporre più smart working e persino la settimana corta per cambiare le abitudini della mobilità italiana. Tutti più a casa per consumare meno energia, posto che corrisponda al vero. Nella versione integrale si possono leggere altri passaggi tanto interessanti quanto pericolosi per l’ambiguità che rappresentano. Il tema è sempre la casa.

«Al fine di raggiungere l’obiettivo per accelerare “ulteriormente” la riduzione delle emissioni nel settore civile si dovranno potenziare le politiche e le misure per promuovere l’efficienza energetica nel settore residenziale identificando nuovi strumenti per il coinvolgimento dei privati e del settore pubblico nella riqualificazione del parco edilizio», si legge nel documento lasciando intendere un gran movimento della finanza privata e pubblica. Il tutto nonostante la direttrice del Demanio, Alessandra dal Verme, abbia dichiarata in commissione che la Pa non è pronta ad affrontare le normative Ue sulla case green. Per questo la frase successive del documento lascia perplessi. «Il settore civile (edifici) dovrà essere aggredito», si legge, «combinando misure per l’efficienza e l’impiego delle rinnovabili, nonché misure di cambiamento comportamentale che mirino alla riduzione della domanda di energia». Non sappiamo chi abbia scelto il verbo aggredire. In ogni caso qualunque sfumatura porti con sé non consente tranquillità. «Aggredire» è il verbo che sta nei fatti alla base delle normative in via di studio da parte del trilogo. Quale sarà la posizione dell’Italia e del governo dopo l’estate? Potremo opporci quando sappiamo che la Commissione potrà ributtarci in gola il documento inviato poche settimane fa?

Un documento che potrebbe tranquillamente essere stato scritto dal precedente governo e dal medesimo ex ministro Roberto Cingolani che per mesi (prima di essere nominato al vertice di Leonardo) è stato appunto consulente del Mase. È vero, infine, che il ministero dopo aver fatto un lungo elenco di interventi tecnologici auspicabili per efficientare il mattone tricolore specifica che sarà stanziato un largo piano di incentivi fiscali. Il che dovrebbe sulla carta tranquillizzare i proprietari: più incentivi, minore possibilità che si svaluti il parco residenziale. L’unico problema sono i fondi. Quanti miliardi ci sono a disposizione? Sarebbe bene saperlo prima. Altrimenti, come nel gioco del Monopoli, si va in prigione senza passare dal via.

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