Il giorno della verità. È in programma per questa mattina l’incidente probatorio e l’autopsia sul corpo del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto nell’ospedale Monaldi a causa di un trapianto di cuore fallito. È stata accolta l’istanza di ricusazione di uno dei consulenti nominati dal gip. La richiesta era stata avanzata dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo, dal momento che il professore Mauro Rinaldi, ordinario di Cardiochirurgia a Torino e direttore del Centro trapianti delle Molinette (che faceva parte del pool di periti) si era già espresso sul caso.
E anche perché è «autore di una pubblicazione scientifica realizzata con uno dei medici attualmente indagati», ha spiegato l’avvocato Petruzzi. Al suo posto è stato nominato il professore Livio Ugolini di Udine. «Noi», ha aggiunto l’avvocato della famiglia, «abbiamo nominato come consulente medico legale il professor Angelini, primario della Cardiochirurgia di Bristol». Anche la Procura di Napoli ha nominato un suo consulente per l’incidente probatorio: si tratta del professor Oscar Nappi, anatomo patologo.
L’avvocato Petruzzi è consapevole che oggi sarà una giornata importante: «Ci aspettiamo che emergerà che si sarebbe potuta percorrere, quanto meno, un’altra strada terapeutica in favore del piccolo Domenico, rendendolo trapiantabile quando poi è arrivato un secondo cuore. Vorremmo, inoltre, un approfondimento sull’eventuale lesione al ventricolo sinistro, evento riportato dai giornali, e pure sull’esatto orario del clampaggio aortico. Ci aspettiamo conferme sul fatto che l’aorta sia stata clampata prima dell’arrivo in sala operatoria del box con il cuore da Bolzano. Vogliamo con forza sapere dalla Procura se c’è la cartella anestesiologica, che a noi non è stata mandata dal Monaldi».
Da quanto emerso dalla documentazione acquisita e dai testimoni sentiti fino ad ora, sembrerebbe che il trapianto sia stato eseguito circa tre quarti d’ora dopo l’arrivo da Bolzano. Una delle anomalie riscontrate nella documentazione relativa al diario operatorio è proprio la mancanza dell’orario di inizio. Sulla base di messaggi e chat scambiati tra gli operatori presenti in sala operatoria il pomeriggio del 23 dicembre scorso, il trapianto sarebbe iniziato intorno alle 15.14. Mentre l’arrivo del box in sala operatoria è stato indicato, da più testimoni, intorno alle 14.30. Ma c’è un altro aspetto inquietante che viene fuori da una lettera inviata al quotidiano Il Mattino dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino: le prime indagini sulla morte di Domenico sono state quelle interne all’azienda stessa e risalgono al 30 dicembre scorso.
La dg ha ricostruito che cosa è stato fatto in quei giorni: «All’Azienda dei Colli il compito delle indagini interne. Queste indagini sono cominciate subito; non appena sussurri interni hanno fatto dubitare. Il 30 dicembre, la direzione ha proceduto all’audizione del chirurgo e del responsabile del programma trapianti. Quella è la data di formale inizio delle indagini interne, che si sono sviluppate in relazioni scritte, in commissioni di indagini, in verbali di audit, veri e propri interrogatori, durante i quali, via via, sono stati approfonditi gli eventi fino a comprendere come gli stessi siano avvenuti, ipotizzandone le cause e facendone emergere la enorme gravità. Questi atti interni, redatti dall’Azienda, sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria che indaga già dall’11 gennaio. Questi atti sono stati consegnati alla Regione Campania e al ministero della Sanità. Sono quelle 296 pagine che ora tutti leggono e fanno proprie, pubblicandone ampi stralci». «Da questi atti», ha concluso Iervolino, «emerge chiaramente che è iniziata prima l’indagine interna; poi è intervenuta la collaborazione con l’autorità giudiziaria e l’interlocuzione con gli uffici regionali. Chi parla di occultamento dei fatti manifesta la sua cultura e la ricerca di facile consenso».
Da questa versione emerge che i medici indagati avrebbero mentito anche alla stessa azienda. Il legale della famiglia Caliendo crede alla versione della dg: «Oltre ad aver avviato gli audit, aveva chiesto alla dottoressa Farina se avesse riferito tutto alla mamma, dichiarando che la dottoressa avesse risposto di sì, mentendo nei fatti anche a loro. Non ho motivo di pensare il contrario, questo lo accerterà la magistratura. Io ho avuto una riunione con la dottoressa Iervolino e per me questa è la seconda volta che la sento esprimersi direttamente sul caso. Le credo. Poi sarà la magistratura ad accettarlo. Di fatto questo gruppo di medici sembra aver giocato in modo scorretto non solo con la mamma di Domenico ma anche con la stessa direzione, sanitaria e generale, non riferendogli l’accaduto, dicendo falsamente che avevano riferito il tutto alla madre e non era così». L’avvocato si chiede come mai non sia stato ancora contestato «il reato di falso, in quanto la cartella clinica comparata con la scheda Cec è un palese falso». Dal canto suo, il cardiochirurgo che ha operato Domenico, Guido Oppido, ha dichiarato al Tg1 di essere lui la vittima: «Ho fatto quello che dovevo e l’ho fatto anche bene».
Su Facebook il sindacato Nursind ha replicato alle dichiarazioni del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri rilasciate in un’intervista alla Stampa. Per il sindacato, il «presidente della Federazione, Filippo Anelli, ha addirittura cercato di strumentalizzare spudoratamente una grandissima tragedia come la morte del piccolo Domenico, dopo il fallimentare trapianto di cuore al Monaldi di Napoli, solo per ragioni di apparato».
Non è certo, intanto, che già domani si potranno svolgere i funerali del bimbo. L’avvocato Petruzzi ha anche reso noto che il premier Giorgia Meloni avrebbe intenzione di partecipare ai funerali del piccolo, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali.






