A questo punto si può dire che la tragedia sia degenerata totalmente in farsa. Uno spettacolo grottesco che, però, si consuma sulla pelle di tre bambini e di due genitori devastati da quasi 100 giorni di separazione. I tre figli della cosiddetta famiglia nel bosco sono stati allontanati da casa alla fine di novembre e sono ancora ospitati in una struttura protetta a Vasto. Il loro Comune di provenienza, Palmoli, ha speso finora quasi 15.000 euro per garantire la loro permanenza nella residenza sotto la sorveglianza degli assistenti sociali e della curatrice. Per evitare che a Palmoli vadano in rovina, la Regione Abruzzo ha stanziato fondi per 30.000 euro e già così il quadro è decisamente assurdo.
Come noto, infatti, un imprenditore locale, mesi fa, aveva messo a disposizione uno stabile di sua proprietà, in cui i Trevallion avrebbero potuto stabilirsi gratuitamente in attesa che la loro abitazione fosse rimessa a nuovo. Ma, invece di consentire che la famiglia si riunisse sotto un tetto comune, il tribunale ha deciso di tenerla separata: il padre da una parte, i figli e la madre dentro la casa protetta, a loro volta separati. In pratica, i contribuenti pagano per fare soffrire ancora genitori e figli.
Purtroppo non è finita qui. Oggi, era noto da tempo, avrebbe dovuto prendere il via la perizia psicologica sui genitori richiesta dal tribunale e affidata all’esperta Simona Ceccoli. Sono settimane che questa data è fissata, eppure le istituzioni sono riuscite in un miracolo: l’inizio della valutazione psicologica è stato ulteriormente rinviato. Motivo? Manca il traduttore che dovrebbe mediare fra la psicologa e i genitori. Il risultato è che la perizia partirà probabilmente la prossima settimana. E così siamo arrivati alla fine di gennaio senza nulla di fatto. A ciò va aggiunto che la Ceccoli avrà a disposizione 120 giorni per svolgere il suo complicato lavoro. Poi ci saranno valutazioni ulteriori ed è facile fare due conti: a meno di sorprese che non sembrano essere all’orizzonte, la famiglia nel bosco ha ancora davanti lunghi mesi di separazione. Mesi costosi, che se va avanti così dovranno continuare a pagare i contribuenti abruzzesi.
«Desta allarme una dilatazione, incomprensibile, dei tempi indicati per l’inizio delle operazioni peritali», ha detto al Centro l’avvocato Danila Solinas, difensore dei Trevallion, «giacché gli stessi rischiano di risultare disancorati e, anzi, ampliare il dramma che quotidianamente vive questa famiglia per la quale ogni singolo giorno trascorso è un giorno di dolore che si aggiunge». L’avvocato ha pienamente ragione; è possibile che si continui a prolungare l’agonia di questa famiglia per ragioni così stupide? Davvero non era possibile trovare un traduttore che si presentasse nel giorno stabilito visto che c’erano settimane a disposizione?
Ora l’associazione Sos utenti fa sapere di essere disposta a fornire gratuitamente la collaborazione di una persona titolata. L’interprete individuata si chiama Paola Pica, dalla provincia di Teramo, «già consulente e traduttrice nei tribunali di Roma e provincia, nonché insegnante di lingua italiana presso varie ambasciate straniere». Chissà, magari si sarebbe potuta coinvolgere prima questa associazione per evitare di perdere tempo.
Per altro non è nemmeno la prima volta che accade qualcosa di simile. Anche con la maestra ci sono stati problemi. Ne era stata individuata una, poi non si è presentata nel giorno stabilito e la tutrice Maria Luisa Palladino ne ha dovuta reclutare un’altra. Nel frattempo, i piccoli sono rimasti da novembre a gennaio senza istruzione: ben peggio di quanto accadeva quando stavano a casa con i genitori. Senza contare che la stessa curatrice e, in seguito, pure la nuova insegnante hanno rilasciato dichiarazioni in lungo e in largo fornendo al grande pubblico informazioni sui bambini che avrebbero dovuto rimanere riservate.
In tutto questo tempo, i Trevallion hanno dimostrato una tenuta psicologica straordinaria. Hanno cercato di mediare con il tribunale e hanno accettato di vaccinare i figli. Imposizione, quest’ultima, non necessaria né obbligatoria. Ma, a quanto pare, la tutrice Palladino intende imporre ai Trevallion di mandare i bambini alla scuola pubblica, anche se l’homeschooling in Italia è legale.
Tutto questo avviene di fatto nel disinteresse generale. È vero che sulla famiglia nel bosco escono ancora articoli di giornale e servizi televisivi, ma i Trevallion continuano a essere in balia dell’arbitrio del tribunale. Hanno subito un ricatto disgustoso, si sono dovuti piegare e, nonostante questo, la loro disponibilità non è stata presa in considerazione per mesi. Per paradosso, anche se la famiglia venisse riunita domani, il danno sarebbe già stato fatto e quanto accaduto finora sarebbe comunque da considerare una profonda ingiustizia commessa nei riguardi di genitori che non hanno maltrattato i figli ma hanno la sola colpa di essere un po’ strani. Una colpa che il tribunale dell’Aquila li costringe a scontare amaramente.







