Famiglia e Pro Vita

Ecco il primo vero suicidio di Stato. Giudici e Cnr forniscono l’«arma»
iStock
Fa scalpore il caso di «Libera», la donna di Firenze che ha fatto ricorso alla morte assistita attraverso un dispositivo creato appositamente dall’ente scientifico. Il tutto nella Regione della legge sull’eutanasia.

Il suicidio assistito in Italia ora è a quota 14, ma quello consumatosi ieri ha un sapore drammaticamente particolare essendo la prima vera morte di Stato, la prima cioè che abbia coinvolto tutti gli ambiti istituzionali: quello legislativo, quello sanitario, quello giudiziario e quello scientifico. Per rendersene conto non resta che ripercorrere la vicenda della protagonista di questa morte on demand, vale a dire «Libera», nome di fantasia di una toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù. La signora aveva iniziato la sua battaglia nel marzo del 2024 quando - sulla scorta della sentenza della Consulta n. 242 del 2019, nota anche come «sentenza Cappato» sulla non punibilità per chi agevoli il suicidio assistito - aveva fatto richiesta alla Usl Toscana Nord Ovest per la verifica della sussistenza dei requisiti per accedere alla procedura.

Continua a leggereRiduci
L’Italia a letto è meno fluida di quanto dicono
iStock
Rapporto Censis: la maggioranza preferisce la monogamia e si riconosce in un genere.

Altro che rivoluzione dei costumi. Se si guarda ai dati, quelli veri, più che alle narrazioni, la fotografia dell’Italia sotto le lenzuola è molto più tradizionale di quanto si racconti. A dirlo è il nuovo rapporto del Censis sulla sessualità degli italiani, che restituisce un’immagine lontana dagli stereotipi più diffusi: oltre l’80% degli intervistati dichiara di avere rapporti esclusivamente con il proprio partner. Un dato che conferma come la monogamia continui a essere la forma relazionale prevalente, nonostante l’evoluzione dei modelli culturali e l’impatto delle nuove tecnologie.

Continua a leggereRiduci

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha incontrato a Palazzo Giustiniani Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, genitori della cosiddetta «famiglia del bosco».

L’Italia all’Onu vota «arcobaleno»: il genere non è solo uomini e donne
La sede dell'Onu a New York (IStock)
Passa il documento Lgbt che orienterà linguaggio e politiche. Ira di Pro Vita e Famiglia.

L’Italia affossa la definizione biologica di genere. Non è bastata la petizione organizzata online per ottenere il risultato sperato da Pro Vita & Famiglia. Anche il nostro Paese ha votato sì all’Onu sull’ideologia gender e ora Antonio Brandi, presidente dell’associazione, chiede che il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva la diretta responsabilità di indicare le linee guida alla delegazione italiana in Commissione, chiarisca il perché di quel voto.

Continua a leggereRiduci
Il Pd non dà tregua ai bimbi del bosco. Attacco alla Garante
Sandra Zampa (Imagoeconomica)
Sandra Zampa: «Farò interrogazione». Ma la Terragni ricopre un ruolo indipendente dalla politica. In testa hanno solo il referendum...

Molti anni fa, quando esistevano per lo meno tracce di una sinistra libertaria che leggeva Michel Foucault e altri pensatori non soltanto in chiave gender, la famiglia nel bosco sarebbe probabilmente stata difesa da una miriade di movimenti e attivisti. Da tempo, però, i progressisti italiani sono avvinghiati al potere tanto da considerarlo un valore di per sé stesso, sono legati non tanto allo Stato quanto all’apparato burocratico, che è poi la megamacchina impegnata a vessare i genitori e i bambini Trevallion.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy