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2021-09-08
5 cose insolite da fare nelle grandi città
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10 cose da vedere qui, altre 10 da fare lì: è da qualche anno che, sul web, rimbalzano titoli di questo tipo. Il perché è presto detto: al di là dell'indicizzazione (pare che i motori di ricerca abbiano un occhio di riguardo per i titoli contenenti numeri), emerge il bisogno, da parte degli utenti, di leggere sintetici estratti dei luoghi di interesse.
Un'abitudine, questa, che fa il paio con una vita che non consente troppe perdite di tempo. È come se i lettori chiedessero a gran voce a giornalisti e blogger di andare in avanscoperta e trarre il meglio da ciò che vedono. Insomma, a volte si viaggia per interposta persona prima di spiccare il volo, ma anche in sua sostituzione: alcuni, impossibilitati a muoversi, si tuffano nei racconti di viaggio per provare il gusto, anche virtuale, di trovarsi altrove.
Consci di questi aspetti, abbiamo deciso di raccogliere alcune idee su cosa fare e vedere in 5 grandi città italiane: Milano, Venezia, Genova, Roma e Napoli. Cinque città rappresentative dell'italianità nella sua accezione migliore: se Roma è la capitale, Milano è la regina di cuori della moda e della finanza. Se il capoluogo della Liguria è un coacervo di artisti e pertugi da stanare, Napoli è la metropoli più viva del Paese.
E Venezia? Ha solo bisogno di scrollarsi di dosso la patina di meta turistica e farsi vedere per quello che è: poesia architettonica, spirito nostalgico, dama d'altri tempi. Sì, perché abbiamo ritenuto giusto andare al di là dei luoghi iconici di ciascuna di queste città, per concentrarci su angoli, musei e panorami sconosciuti ai più.
Il "turismo dei luoghi iconici", peraltro, ha cambiato forma: fino a non troppi anni fa si partiva per Roma sapendo che Colosseo, Fori Imperiali e Pantheon sarebbero state le mete principali e, talvolta, uniche. Nessuno, per esempio, si sarebbe mai sognato di spingersi fino alla Garbatella. Oggi le icone sono altre e hanno a che fare con la loro social-presentabilità: basta fare un giro su Instagram per rendersi conto che di Bali, Santorini o Lanzarote vengono fotografate sempre le stesse zone e dalle medesime angolature (Handara Gate, Oia, Jardín de Cactus, per fare alcuni esempi).
Per non parlare della Street Art o di fenomeni naturali come la fioritura di Castelluccio di Norcia e della lavanda in Provenza. Insomma, si è passati dalle icone alle mode. Prendiamo Venezia: le foto in gondola sembrano aver ceduto il passo alla libreria Acqua Alta; In Sicilia, Marzamemi è diventata più famosa di Taormina; nelle Marche il Tempio del Valadier ha soppiantato il Palazzo Ducale di Urbino.
Complici il cinema e la televisione, alcuni luoghi sono stati tirati fuori dall'anonimato. Si pensi ai borghi, realtà fino a qualche tempo fa snobbate dai più. Stessa cosa per Lecce e la Sicilia orientale: Il Giudice Mastrangelo e Montalbano li hanno estratti entrambi – e a ragione - come conigli dal cilindro. Per non parlare del Lago di Braies (e di "Un passo dal cielo", che lo ha consacrato al grande pubblico), di Spoleto ("Don Matteo") e di Ventotene ("The New Pope").
Tutto questo per dire che le mode, benché tali, hanno contribuito a rendere famosi luoghi dalla bellezza dimessa o, per meglio dire, inesplorata. Il rischio, però, è quello di trovarne ancora sovraffollati alcuni a discapito di altri.
Diventa, così, sempre più difficile districarsi tra i grandi classici, le tendenze attuali e il desiderio di andare oltre il conosciuto. La domanda è: quanto margine di sconosciuto c'è ancora intorno a noi?
Per trovarlo, il consiglio rimane quello di tenere gli occhi aperti: solo loro possono guidarci alla ricerca della bellezza e non per forza della fama cui sono assurte alcune città, zone e persino angoli. Ascoltare i propri bisogni e guardare il mondo con curiosità sono gli unici, veri ingredienti di un viaggio perfetto e fatto su misura.
Non c'è bisogno di inseguire la location-star: a volte basta fermarsi in un anonimo baretto di un altrettanto anonimo borgo per rendersi conto della ricchezza presente in Italia e dalla fortuna che abbiamo nel trovarci dove ci troviamo.
Ben vengano le città famose come quelle che stiamo per trattare, ma con le pupille rivolte in direzione del nascosto: è lì, tra un celebre monumento e uno scorcio visto e rivisto, che troveremo quello che nemmeno sappiamo di cercare, senza per questo escludere a priori il club delle "cose da fare e da vedere".
Il nostro viaggio partirà dal capoluogo della Lombardia, dove ci faremo spazio tra i luoghi comuni, alla ricerca di "spot" che nulla hanno a che fare con moda e finanza. Faremo lo stesso anche nelle altre città e forse la nostra lista avrà davvero qualcosa di diverso da quelle che tutti noi abbiamo stilato in precedenza.
Venezia

Calle Varisco (iStock)
«Venezia è bella, ma non ci vivrei». Quante volte abbiamo ascoltato questa affermazione? Eppure è solo uno dei tanti luoghi comuni sulla splendida città lagunare. Gli altri riguardano il suo presunto cattivo odore, la sporcizia, la tristezza.
Venezia è così turistica che può risultare difficile individuarne l'anima al di là dei cliché. Allora partiamo dalle cose insolite che si possono fare e vedere nel capoluogo veneto: solo così scopriremo le sue diverse sfaccettature.
- Chiesa di San Pantalon, Sestiere Dorsoduro, 3703. La sua facciata è incompiuta e, rispetto ad altre chiese veneziane, non invita certo a entrare. Peccato, perché al suo interno si trova la tela dipinta più grande al mondo, con il martirio e la gloria del santo al centro. La tela è appesa al soffitto e le sue dimensioni sono tali da farla sembrare un affresco;
- Despar Teatro Italia, Cannaregio nn. 1939-1952, Campiello de l'Anconeta. Fare la spesa qui è sicuramente un'esperienza unica: questo supermercato, infatti, è stato un teatro, un cinema e poi la sede di diversi uffici. Oggi è, probabilmente il supermarket più bello d'Italia;
- Museo Storico Navale, Riva S. Biasio, 2148. È il più importante museo navale italiano: più di 40 sale sparse su 5 livelli. Di proprietà della Marina Militare Italiana, racconta la storia marinara nazionale, veneziana in particolare.
- Squero di San Trovaso, Dorsoduro, 1097: è un cantiere in cui vengono costruite e riparate piccole imbarcazioni veneziane come le gondole. Un mestiere in via di estinzione, che però qui sopravvive orgogliosamente. La visita va prenotata scrivendo a info@squerosantrovaso.com
- Calle Varisco, la più stretta di Venezia: misura solo 53 centimetri!
Luoghi insoliti in cui dormire
- Go Outside Venezia, Via di Ca' Savio 77, Cavallino-Treporti. Un glamping a due passi dal mare;
- Glamping Canonici di San Marco, Via Accoppè Fratte, 14, Mirano. Ancora tende di lusso immerse nella natura.
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Avanspettacolo Theatre Restaurant, Via della Fisica. Qui si mangia e si assiste contemporaneamente agli spettacoli in corso;
- Sudest 1401, Dorsoduro, 1401. Un locale dall'aspetto green e dai sapori frutto di contaminazioni culturali;
- Venèxian, Via S. Silvestro, 25A, Mirano VE. Un ristorante che riproduce in piccolo Venezia: ci si può anche accomodare su sedute a forma di barca.
Genova

Castello d'Albertis (iStock)
Anche su Genova i luoghi comuni si sprecano: oltre al pesto, alla presunta tirchieria degli abitanti e alla sua fama di città pericolosa, c'è molto di più.
Genova è indubbiamente una delle città più affascinanti d'Italia. Chissà perché, la sua storia artistica sembra venire sempre dopo le solite due-tre cose che si dicono di lei. Eppure è tutta palazzi eleganti, misteriosi caruggi e mare.
Ecco alcune dritte per un viaggio insolito nel capoluogo della Liguria:
- Campopisano. Questa zona, con la sua piazza a forma di conchiglia, si chiama così perché vi sono sepolti migliaia di pisani: la battaglia della Meloria (1284), infatti, li vide perdere contro i genovesi. Oggi, però, è una zona allegra e colorata;
- Castello d'Albertis, Corso Dogali, 18. Ideato dal Capitano Enrico Alberto d'Albertis a inizio Novecento, è oggi Museo delle Culture del Mondo. Qui, infatti, sono stipate le mirabilia collezionate nel tempo dal capitano-viaggiatore;
- Le Ville di Cornigliano. In questo quartiere si trovano torri di avvistamento e palazzi nobiliari, fatti costruire da alcune ricche famiglie genovesi per lo più tra Quattrocento e Seicento. Questa passeggiata scenografica parte dai Giardini Melis;
- Convento Santuario della Madonnetta, Salita della Madonnetta. Al suo interno si trova uno dei presepi perenni più belli d'Italia. Come nella tradizione napoletana, scene della Natività e scene di vita quotidiana convivono armoniosamente;
- Casa di Cristoforo Colombo, Piazza Dante. Forse non è proprio una "cosa" insolita, ma non tutti, passandoci davanti, immaginano che qui si trovava l'abitazione del grande navigatore. Quella che si vede oggi è la ricostruzione del XVIII secolo.
Luoghi insoliti in cui dormire
- Agriturismo Le Pale, Via Pale, 12, Bogliasco (GE). La suite è una bolla semi-trasparente da cui osservare le stelle;
- Home Grifondoro Bed and Breakfast, Corso Aurelio Saffi, 7/7. Mobili d'epoca in un ex edificio Liberty fanno di questo b&b un alloggio diverso dal solito.
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Tripperia La Casana, Vico della Casana. Trippa in tutte le salse in un locale storico;
- Antica Friggitoria Carega, Via di Sottoripa, 113 r. Un pertugio tra i caruggi, dove abbuffarsi di panisse (bastoncini di ceci fritti);
- Tierra Nuestra, Salita di S. Paolo, 16: cucina tipica dell'Ecuador (la comunità di questo Paese è particolarmente fitta a Genova).
Milano

Biblioteca degli Alberi (iStock)
Milano è sicuramente la città dei luoghi comuni: non i suoi, ma quelli che le affibbiano gli italiani da ogni dove. Milano sembra coincidere solo con i soldi, la Scala, le sfilate e la cotoletta. Quando si dice Milano si dà adito a sentimenti contrastanti, di ammirazione e invidia, di disprezzo e desiderio.
Per questo e altri motivi abbiamo deciso di inserire il capoluogo lombardo tra le città che hanno molto da offrire al di là dei soliti luoghi (comuni).
Ecco una lista delle esperienze meno tipiche, ma altrettanto belle:
- Salire al 39mo piano del Palazzo della Regione, per ammirare la città (e le Alpi) dall'alto. Il palazzo si trova in Piazza Città di Lombardia e misura 160 metri: vista spaziale assicurata! L'unico problema è che non sempre è aperto alle visite (men che meno in questo periodo). Gli aggiornamenti, comunque, vengono pubblicati sul sito;
- Visitare l'Università Cattolica del Sacro Cuore e il Giardino delle Vergini, dedicato a Santa Caterina d'Alessandria. Università e giardino si trovano nel monastero cistercense di Sant'Ambrogio, di cui vanno assolutamente visti basilica e chiostri del Bramante. Quanto al giardino, originariamente riservato alle fanciulle illibate, è un'oasi di verde quiete nella città;
- A meritare una passeggiata rilassante è anche il Giardino della Guastalla. Un parco antico e ricco di gioielli, come la peschiera, le sculture e le innumerevoli specie vegetali che vi si trovano;
- Il Museo Branca è sicuramente un museo fuori dal comune. Vi dice qualcosa la parola Fernet? Ecco, qui è esposta la storia del celebre marchio che continua a deliziare i palati di tutta Italia. In Via Resegone, 2.
- La Biblioteca degli Alberi, Via Gaetano de Castillia, 18-20. Si chiama così, ma in realtà è un bellissimo parco, inaugurato nel 2018 tra Piazza Gae Aulenti e il quartiere Isola. È il più grande dopo Parco Sempione e i Giardini Pubblici Indro Montanelli.
Luoghi insoliti in cui dormire
- Biocity Hotel Milano, Via Edolo, 18. Anima green con prodotti a km 0;
- Un Posto a Milano, Via Cuccagna 2/4, Porta Romana. Una cascina di campagna in piena città.
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Potafiori, Via Salasco, 17. Come dice il nome, si mangia tra fiori e piante;
- Crazy Cat Cafè, Via Napo Torriani, 5. Qui si mangia circondati da felini;
- Upcycle bike cafè, Via Andrea Maria Ampère, 59. Un locale - manco a dirlo - in tema bicicletta.
Roma

Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola (iStock)
Roma è così vasta che è impossibile non trovare cose insolite da fare e vedere. Essendo patria di monumenti di inestimabile valore, è chiaro che nulla di veramente insolito possa essere ricercato la prima volta che la si vede. Ma se si decide di tornare (e si decide sempre di tornare a Roma), allora ci si può dedicare ad altro.
Dopo essersi estasiati di fronte al Colosseo, al Pantheon, alla Fontana di Trevi, ci si può riservare cinque cose molto particolari della capitale:
- Via Piccolomini. Questa splendida stradina, costeggiata da eleganti condomini, offre una vista speciale sul Cupolone. L'effetto prospettico genera infatti l'illusione che la cupola di San Pietro sia vicinissima. Man mano che si procede, però, si scopre l'inganno. A due passi dal parco di Villa Pamphili.
- Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, Via del Caravita, 8°. Un luogo di culto barocco e centralissimo (quindi non così difficile da individuare), ma "illusorio" come la via di cui sopra. Basta alzare il naso e osservare la monumentale cupola, che in realtà non c'è: ciò che si vede è in realtà un dipinto di Andrea Pozzo e, se non ci si discosta troppo dalla soglia, non ci si rende affatto conto della differenza;
- Colonia Felina di Torre Argentina. Premesso che Largo Argentina è uno dei must per chiunque voglia visitare Roma per via dei suoi preziosissimi scavi, bisogna sapere che, dal 1993, qui vivono allegramente 150 gatti, che amano aggirarsi tra il teatro di Pompeo e gli antichissimi templi;
- Mausoleo Ossario Garibaldino, Via Garibaldi, 29. Siamo sul Gianicolo, dove di solito ci si reca per ammirare gli indimenticabili tramonti della capitale. Eppure il colle è sede di varie preziosità, tra cui questo monumento ai caduti nelle battaglie garibaldine per Roma Capitale (che ebbero luogo negli anni tra il 1849 e il 1870);
- Lido di Ostia. Non tutti sanno che il lido non è un posto a parte, bensì un quartiere della capitale. Per raggiungerlo, si può prendere la metropolitana da Porta San Paolo: in meno di mezz'ora ci si ritrova in spiaggia, magari per un pranzo o una cena a base di pesce.
Luoghi insoliti in cui dormire
- Alloggi iRooms: 5 suite in altrettante zone della città, ciascuna a tema (per es., in Piazza del Gesù, a due passi dal Pantheon, c'è la suite Jacuzzi);
- Campeggio Flaminio, Via Flaminia Nuova, 821. Dormire in città, ma facendo esperienza di un campeggio. Da provare la Coco Suite.
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Tramjazz: cena e concerto dal vivo girando Roma. Si parte da Piazza di Porta Maggiore e, ovviamente, bisogna prenotare con un certo anticipo;
- The Sanctuary, Via delle Terme di Traiano, 4°. Un eco retreat che sembra trovarsi in mezzo alla giungla;
- Restaurant L'Eau Vive, Via Monterone, 85. In questo ristorante dall'eleganza francese le suore che lo gestiscono cantano per tutta la serata, coinvolgendo gli ospiti. I guadagni vanno in beneficienza.
Napoli

Mercato Pignasecca (iStock)
Concludiamo questo viaggio a Napoli, che dei luoghi comuni è forse la patria. Non c'è italiano che non si sia espresso sulla città partenopea: c'è chi la ama e chi la odia. Questi ultimi, in particolare, fanno riferimento alla nomea di capoluogo malfamato, caotico, "bello ma".
Noi siamo qui per sfatare un po' di dicerie, raccontando di una Napoli elegante, raffinata (prima di tutto nei modi) e avveniristica. Ecco le esperienze da fare al di là del Vesuvio, della pizza e dei vari mandolini:
- Chiesa di San Gregorio Armeno, Via S. Gregorio Armeno, 28. Si tratta di una delle chiese più antiche e importanti della città, ma non tutti la collegano a Santa Patrizia, le cui spoglie si trovano all'interno. La particolarità consiste nel fatto che la santa è la protettrice dei single e che ogni 25 agosto molti non accoppiati si recano proprio in questa chiesa per chiedere che arrivi l'amore;
- Parco Archeologico del Pausilypon, Discesa Coroglio, 36. Si accede dalla Grotta di Seiano per ritrovarsi di fronte all'estrema bellezza storico-naturalistica del luogo, dominato dai resti della villa di Publio Vedio Pollione. Si può visitare dal lunedì al venerdì alle 9.30 e alle 10.30 con visita guidata (bisogna chiamare lo 0812301030);
- Mercato Pignasecca, Via Pignasecca, 14. Un mercato che più vivace non si può: lo si può visitare tutti i giorni ai Quartieri Spagnoli, a Pignasecca, nel quartiere Montecalvario;
- Palazzo Torre Palasciano, Salita Moiariello, 60. Venne eretto a fine '800 sul modello del Palazzo della Signoria, a Firenze, per volontà di Ferdinando Palasciano, medico e precursore della Croce Rossa. Da qui si gode di una gran bella vista sulla città e – se ci si crede – si può incontrare il fantasma dello stesso Palasciano;
- Cimitero di Poggioreale, Via S. Maria del Pianto. È uno dei cimiteri più grandi d'Europa, oltre che un monumento vero e proprio. Qui si trovano sepolte personalità illustri come quelle di Benedetto Croce, Carlo Pisacane e il compositore Saverio Mercadante.
Luoghi insoliti in cui dormire
- The Fresh Glamour Accomodation, Via Donnalbina, 7. Un hotel accogliente, dalle camere colorate e stravaganti;
- Hotel Meeting, Via Circunvallazione Esterna, 46, Casoria (NA). 7 camere, tutte a tema, tra cui "arabic", "cage" e "family".
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Cannabistró, Via Vincenzo Bellini, 13. Tutto ciò che si mangia in questo locale è a base di canapa, ingrediente dalle grandi proprietà nutritive;
- Pizzeria Le Sorelle Bandiera, Vico Cinquesanti, 33. È la prima pizzeria geotermica d'Italia, vale a dire dotata di camere e forni in tufo per la lievitazione (lunghissima) e la cottura della pasta;
- Etto, Via Santa Maria di Costantinopoli, 102. Se si vuole mangiare "a peso", questo è il posto giusto. Cucina partenopea, ma anche vegetariana e asiatica.
Continua a leggereRiduci
Non solo Colosseo e Duomo. Dalla più stretta via di Venezia alla Salita della Madonnetta a Genova. Dalla Biblioteca degli Alberi a Milano al Mercato Pignasecca di Napoli, passando per Roma, dove dall'illusoria Via Piccolomini si può godere di una vista del Cupolone mozzafiato.Lo speciale contiene un articolo e cinque approfondimenti.10 cose da vedere qui, altre 10 da fare lì: è da qualche anno che, sul web, rimbalzano titoli di questo tipo. Il perché è presto detto: al di là dell'indicizzazione (pare che i motori di ricerca abbiano un occhio di riguardo per i titoli contenenti numeri), emerge il bisogno, da parte degli utenti, di leggere sintetici estratti dei luoghi di interesse.Un'abitudine, questa, che fa il paio con una vita che non consente troppe perdite di tempo. È come se i lettori chiedessero a gran voce a giornalisti e blogger di andare in avanscoperta e trarre il meglio da ciò che vedono. Insomma, a volte si viaggia per interposta persona prima di spiccare il volo, ma anche in sua sostituzione: alcuni, impossibilitati a muoversi, si tuffano nei racconti di viaggio per provare il gusto, anche virtuale, di trovarsi altrove.Consci di questi aspetti, abbiamo deciso di raccogliere alcune idee su cosa fare e vedere in 5 grandi città italiane: Milano, Venezia, Genova, Roma e Napoli. Cinque città rappresentative dell'italianità nella sua accezione migliore: se Roma è la capitale, Milano è la regina di cuori della moda e della finanza. Se il capoluogo della Liguria è un coacervo di artisti e pertugi da stanare, Napoli è la metropoli più viva del Paese. E Venezia? Ha solo bisogno di scrollarsi di dosso la patina di meta turistica e farsi vedere per quello che è: poesia architettonica, spirito nostalgico, dama d'altri tempi. Sì, perché abbiamo ritenuto giusto andare al di là dei luoghi iconici di ciascuna di queste città, per concentrarci su angoli, musei e panorami sconosciuti ai più.Il "turismo dei luoghi iconici", peraltro, ha cambiato forma: fino a non troppi anni fa si partiva per Roma sapendo che Colosseo, Fori Imperiali e Pantheon sarebbero state le mete principali e, talvolta, uniche. Nessuno, per esempio, si sarebbe mai sognato di spingersi fino alla Garbatella. Oggi le icone sono altre e hanno a che fare con la loro social-presentabilità: basta fare un giro su Instagram per rendersi conto che di Bali, Santorini o Lanzarote vengono fotografate sempre le stesse zone e dalle medesime angolature (Handara Gate, Oia, Jardín de Cactus, per fare alcuni esempi).Per non parlare della Street Art o di fenomeni naturali come la fioritura di Castelluccio di Norcia e della lavanda in Provenza. Insomma, si è passati dalle icone alle mode. Prendiamo Venezia: le foto in gondola sembrano aver ceduto il passo alla libreria Acqua Alta; In Sicilia, Marzamemi è diventata più famosa di Taormina; nelle Marche il Tempio del Valadier ha soppiantato il Palazzo Ducale di Urbino.Complici il cinema e la televisione, alcuni luoghi sono stati tirati fuori dall'anonimato. Si pensi ai borghi, realtà fino a qualche tempo fa snobbate dai più. Stessa cosa per Lecce e la Sicilia orientale: Il Giudice Mastrangelo e Montalbano li hanno estratti entrambi – e a ragione - come conigli dal cilindro. Per non parlare del Lago di Braies (e di "Un passo dal cielo", che lo ha consacrato al grande pubblico), di Spoleto ("Don Matteo") e di Ventotene ("The New Pope").Tutto questo per dire che le mode, benché tali, hanno contribuito a rendere famosi luoghi dalla bellezza dimessa o, per meglio dire, inesplorata. Il rischio, però, è quello di trovarne ancora sovraffollati alcuni a discapito di altri.Diventa, così, sempre più difficile districarsi tra i grandi classici, le tendenze attuali e il desiderio di andare oltre il conosciuto. La domanda è: quanto margine di sconosciuto c'è ancora intorno a noi?Per trovarlo, il consiglio rimane quello di tenere gli occhi aperti: solo loro possono guidarci alla ricerca della bellezza e non per forza della fama cui sono assurte alcune città, zone e persino angoli. Ascoltare i propri bisogni e guardare il mondo con curiosità sono gli unici, veri ingredienti di un viaggio perfetto e fatto su misura. Non c'è bisogno di inseguire la location-star: a volte basta fermarsi in un anonimo baretto di un altrettanto anonimo borgo per rendersi conto della ricchezza presente in Italia e dalla fortuna che abbiamo nel trovarci dove ci troviamo. Ben vengano le città famose come quelle che stiamo per trattare, ma con le pupille rivolte in direzione del nascosto: è lì, tra un celebre monumento e uno scorcio visto e rivisto, che troveremo quello che nemmeno sappiamo di cercare, senza per questo escludere a priori il club delle "cose da fare e da vedere".Il nostro viaggio partirà dal capoluogo della Lombardia, dove ci faremo spazio tra i luoghi comuni, alla ricerca di "spot" che nulla hanno a che fare con moda e finanza. Faremo lo stesso anche nelle altre città e forse la nostra lista avrà davvero qualcosa di diverso da quelle che tutti noi abbiamo stilato in precedenza.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="venezia" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Venezia Calle Varisco (iStock) «Venezia è bella, ma non ci vivrei». Quante volte abbiamo ascoltato questa affermazione? Eppure è solo uno dei tanti luoghi comuni sulla splendida città lagunare. Gli altri riguardano il suo presunto cattivo odore, la sporcizia, la tristezza.Venezia è così turistica che può risultare difficile individuarne l'anima al di là dei cliché. Allora partiamo dalle cose insolite che si possono fare e vedere nel capoluogo veneto: solo così scopriremo le sue diverse sfaccettature.Chiesa di San Pantalon, Sestiere Dorsoduro, 3703. La sua facciata è incompiuta e, rispetto ad altre chiese veneziane, non invita certo a entrare. Peccato, perché al suo interno si trova la tela dipinta più grande al mondo, con il martirio e la gloria del santo al centro. La tela è appesa al soffitto e le sue dimensioni sono tali da farla sembrare un affresco;Despar Teatro Italia, Cannaregio nn. 1939-1952, Campiello de l'Anconeta. Fare la spesa qui è sicuramente un'esperienza unica: questo supermercato, infatti, è stato un teatro, un cinema e poi la sede di diversi uffici. Oggi è, probabilmente il supermarket più bello d'Italia;Museo Storico Navale, Riva S. Biasio, 2148. È il più importante museo navale italiano: più di 40 sale sparse su 5 livelli. Di proprietà della Marina Militare Italiana, racconta la storia marinara nazionale, veneziana in particolare.Squero di San Trovaso, Dorsoduro, 1097: è un cantiere in cui vengono costruite e riparate piccole imbarcazioni veneziane come le gondole. Un mestiere in via di estinzione, che però qui sopravvive orgogliosamente. La visita va prenotata scrivendo a info@squerosantrovaso.comCalle Varisco, la più stretta di Venezia: misura solo 53 centimetri!Luoghi insoliti in cui dormireGo Outside Venezia, Via di Ca' Savio 77, Cavallino-Treporti. Un glamping a due passi dal mare;Glamping Canonici di San Marco, Via Accoppè Fratte, 14, Mirano. Ancora tende di lusso immerse nella natura.Luoghi insoliti in cui mangiareAvanspettacolo Theatre Restaurant, Via della Fisica. Qui si mangia e si assiste contemporaneamente agli spettacoli in corso;Sudest 1401, Dorsoduro, 1401. Un locale dall'aspetto green e dai sapori frutto di contaminazioni culturali;Venèxian, Via S. Silvestro, 25A, Mirano VE. Un ristorante che riproduce in piccolo Venezia: ci si può anche accomodare su sedute a forma di barca. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="genova" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Genova Castello d'Albertis (iStock) Anche su Genova i luoghi comuni si sprecano: oltre al pesto, alla presunta tirchieria degli abitanti e alla sua fama di città pericolosa, c'è molto di più.Genova è indubbiamente una delle città più affascinanti d'Italia. Chissà perché, la sua storia artistica sembra venire sempre dopo le solite due-tre cose che si dicono di lei. Eppure è tutta palazzi eleganti, misteriosi caruggi e mare.Ecco alcune dritte per un viaggio insolito nel capoluogo della Liguria:Campopisano. Questa zona, con la sua piazza a forma di conchiglia, si chiama così perché vi sono sepolti migliaia di pisani: la battaglia della Meloria (1284), infatti, li vide perdere contro i genovesi. Oggi, però, è una zona allegra e colorata;Castello d'Albertis, Corso Dogali, 18. Ideato dal Capitano Enrico Alberto d'Albertis a inizio Novecento, è oggi Museo delle Culture del Mondo. Qui, infatti, sono stipate le mirabilia collezionate nel tempo dal capitano-viaggiatore;Le Ville di Cornigliano. In questo quartiere si trovano torri di avvistamento e palazzi nobiliari, fatti costruire da alcune ricche famiglie genovesi per lo più tra Quattrocento e Seicento. Questa passeggiata scenografica parte dai Giardini Melis;Convento Santuario della Madonnetta, Salita della Madonnetta. Al suo interno si trova uno dei presepi perenni più belli d'Italia. Come nella tradizione napoletana, scene della Natività e scene di vita quotidiana convivono armoniosamente;Casa di Cristoforo Colombo, Piazza Dante. Forse non è proprio una "cosa" insolita, ma non tutti, passandoci davanti, immaginano che qui si trovava l'abitazione del grande navigatore. Quella che si vede oggi è la ricostruzione del XVIII secolo.Luoghi insoliti in cui dormireAgriturismo Le Pale, Via Pale, 12, Bogliasco (GE). La suite è una bolla semi-trasparente da cui osservare le stelle;Home Grifondoro Bed and Breakfast, Corso Aurelio Saffi, 7/7. Mobili d'epoca in un ex edificio Liberty fanno di questo b&b un alloggio diverso dal solito.Luoghi insoliti in cui mangiareTripperia La Casana, Vico della Casana. Trippa in tutte le salse in un locale storico;Antica Friggitoria Carega, Via di Sottoripa, 113 r. Un pertugio tra i caruggi, dove abbuffarsi di panisse (bastoncini di ceci fritti);Tierra Nuestra, Salita di S. Paolo, 16: cucina tipica dell'Ecuador (la comunità di questo Paese è particolarmente fitta a Genova). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="milano" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Milano Biblioteca degli Alberi (iStock) Milano è sicuramente la città dei luoghi comuni: non i suoi, ma quelli che le affibbiano gli italiani da ogni dove. Milano sembra coincidere solo con i soldi, la Scala, le sfilate e la cotoletta. Quando si dice Milano si dà adito a sentimenti contrastanti, di ammirazione e invidia, di disprezzo e desiderio.Per questo e altri motivi abbiamo deciso di inserire il capoluogo lombardo tra le città che hanno molto da offrire al di là dei soliti luoghi (comuni).Ecco una lista delle esperienze meno tipiche, ma altrettanto belle:Salire al 39mo piano del Palazzo della Regione, per ammirare la città (e le Alpi) dall'alto. Il palazzo si trova in Piazza Città di Lombardia e misura 160 metri: vista spaziale assicurata! L'unico problema è che non sempre è aperto alle visite (men che meno in questo periodo). Gli aggiornamenti, comunque, vengono pubblicati sul sito;Visitare l'Università Cattolica del Sacro Cuore e il Giardino delle Vergini, dedicato a Santa Caterina d'Alessandria. Università e giardino si trovano nel monastero cistercense di Sant'Ambrogio, di cui vanno assolutamente visti basilica e chiostri del Bramante. Quanto al giardino, originariamente riservato alle fanciulle illibate, è un'oasi di verde quiete nella città;A meritare una passeggiata rilassante è anche il Giardino della Guastalla. Un parco antico e ricco di gioielli, come la peschiera, le sculture e le innumerevoli specie vegetali che vi si trovano;Il Museo Branca è sicuramente un museo fuori dal comune. Vi dice qualcosa la parola Fernet? Ecco, qui è esposta la storia del celebre marchio che continua a deliziare i palati di tutta Italia. In Via Resegone, 2.La Biblioteca degli Alberi, Via Gaetano de Castillia, 18-20. Si chiama così, ma in realtà è un bellissimo parco, inaugurato nel 2018 tra Piazza Gae Aulenti e il quartiere Isola. È il più grande dopo Parco Sempione e i Giardini Pubblici Indro Montanelli.Luoghi insoliti in cui dormireBiocity Hotel Milano, Via Edolo, 18. Anima green con prodotti a km 0;Un Posto a Milano, Via Cuccagna 2/4, Porta Romana. Una cascina di campagna in piena città.Luoghi insoliti in cui mangiarePotafiori, Via Salasco, 17. Come dice il nome, si mangia tra fiori e piante;Crazy Cat Cafè, Via Napo Torriani, 5. Qui si mangia circondati da felini;Upcycle bike cafè, Via Andrea Maria Ampère, 59. Un locale - manco a dirlo - in tema bicicletta. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="roma" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Roma Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola (iStock) Roma è così vasta che è impossibile non trovare cose insolite da fare e vedere. Essendo patria di monumenti di inestimabile valore, è chiaro che nulla di veramente insolito possa essere ricercato la prima volta che la si vede. Ma se si decide di tornare (e si decide sempre di tornare a Roma), allora ci si può dedicare ad altro.Dopo essersi estasiati di fronte al Colosseo, al Pantheon, alla Fontana di Trevi, ci si può riservare cinque cose molto particolari della capitale:Via Piccolomini. Questa splendida stradina, costeggiata da eleganti condomini, offre una vista speciale sul Cupolone. L'effetto prospettico genera infatti l'illusione che la cupola di San Pietro sia vicinissima. Man mano che si procede, però, si scopre l'inganno. A due passi dal parco di Villa Pamphili.Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, Via del Caravita, 8°. Un luogo di culto barocco e centralissimo (quindi non così difficile da individuare), ma "illusorio" come la via di cui sopra. Basta alzare il naso e osservare la monumentale cupola, che in realtà non c'è: ciò che si vede è in realtà un dipinto di Andrea Pozzo e, se non ci si discosta troppo dalla soglia, non ci si rende affatto conto della differenza;Colonia Felina di Torre Argentina. Premesso che Largo Argentina è uno dei must per chiunque voglia visitare Roma per via dei suoi preziosissimi scavi, bisogna sapere che, dal 1993, qui vivono allegramente 150 gatti, che amano aggirarsi tra il teatro di Pompeo e gli antichissimi templi;Mausoleo Ossario Garibaldino, Via Garibaldi, 29. Siamo sul Gianicolo, dove di solito ci si reca per ammirare gli indimenticabili tramonti della capitale. Eppure il colle è sede di varie preziosità, tra cui questo monumento ai caduti nelle battaglie garibaldine per Roma Capitale (che ebbero luogo negli anni tra il 1849 e il 1870);Lido di Ostia. Non tutti sanno che il lido non è un posto a parte, bensì un quartiere della capitale. Per raggiungerlo, si può prendere la metropolitana da Porta San Paolo: in meno di mezz'ora ci si ritrova in spiaggia, magari per un pranzo o una cena a base di pesce.Luoghi insoliti in cui dormireAlloggi iRooms: 5 suite in altrettante zone della città, ciascuna a tema (per es., in Piazza del Gesù, a due passi dal Pantheon, c'è la suite Jacuzzi);Campeggio Flaminio, Via Flaminia Nuova, 821. Dormire in città, ma facendo esperienza di un campeggio. Da provare la Coco Suite.Luoghi insoliti in cui mangiareTramjazz: cena e concerto dal vivo girando Roma. Si parte da Piazza di Porta Maggiore e, ovviamente, bisogna prenotare con un certo anticipo;The Sanctuary, Via delle Terme di Traiano, 4°. Un eco retreat che sembra trovarsi in mezzo alla giungla;Restaurant L'Eau Vive, Via Monterone, 85. In questo ristorante dall'eleganza francese le suore che lo gestiscono cantano per tutta la serata, coinvolgendo gli ospiti. I guadagni vanno in beneficienza. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="napoli" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Napoli Mercato Pignasecca (iStock) Concludiamo questo viaggio a Napoli, che dei luoghi comuni è forse la patria. Non c'è italiano che non si sia espresso sulla città partenopea: c'è chi la ama e chi la odia. Questi ultimi, in particolare, fanno riferimento alla nomea di capoluogo malfamato, caotico, "bello ma".Noi siamo qui per sfatare un po' di dicerie, raccontando di una Napoli elegante, raffinata (prima di tutto nei modi) e avveniristica. Ecco le esperienze da fare al di là del Vesuvio, della pizza e dei vari mandolini:Chiesa di San Gregorio Armeno, Via S. Gregorio Armeno, 28. Si tratta di una delle chiese più antiche e importanti della città, ma non tutti la collegano a Santa Patrizia, le cui spoglie si trovano all'interno. La particolarità consiste nel fatto che la santa è la protettrice dei single e che ogni 25 agosto molti non accoppiati si recano proprio in questa chiesa per chiedere che arrivi l'amore;Parco Archeologico del Pausilypon, Discesa Coroglio, 36. Si accede dalla Grotta di Seiano per ritrovarsi di fronte all'estrema bellezza storico-naturalistica del luogo, dominato dai resti della villa di Publio Vedio Pollione. Si può visitare dal lunedì al venerdì alle 9.30 e alle 10.30 con visita guidata (bisogna chiamare lo 0812301030);Mercato Pignasecca, Via Pignasecca, 14. Un mercato che più vivace non si può: lo si può visitare tutti i giorni ai Quartieri Spagnoli, a Pignasecca, nel quartiere Montecalvario;Palazzo Torre Palasciano, Salita Moiariello, 60. Venne eretto a fine '800 sul modello del Palazzo della Signoria, a Firenze, per volontà di Ferdinando Palasciano, medico e precursore della Croce Rossa. Da qui si gode di una gran bella vista sulla città e – se ci si crede – si può incontrare il fantasma dello stesso Palasciano;Cimitero di Poggioreale, Via S. Maria del Pianto. È uno dei cimiteri più grandi d'Europa, oltre che un monumento vero e proprio. Qui si trovano sepolte personalità illustri come quelle di Benedetto Croce, Carlo Pisacane e il compositore Saverio Mercadante.Luoghi insoliti in cui dormireThe Fresh Glamour Accomodation, Via Donnalbina, 7. Un hotel accogliente, dalle camere colorate e stravaganti;Hotel Meeting, Via Circunvallazione Esterna, 46, Casoria (NA). 7 camere, tutte a tema, tra cui "arabic", "cage" e "family".Luoghi insoliti in cui mangiareCannabistró, Via Vincenzo Bellini, 13. Tutto ciò che si mangia in questo locale è a base di canapa, ingrediente dalle grandi proprietà nutritive;Pizzeria Le Sorelle Bandiera, Vico Cinquesanti, 33. È la prima pizzeria geotermica d'Italia, vale a dire dotata di camere e forni in tufo per la lievitazione (lunghissima) e la cottura della pasta;Etto, Via Santa Maria di Costantinopoli, 102. Se si vuole mangiare "a peso", questo è il posto giusto. Cucina partenopea, ma anche vegetariana e asiatica.
Scontri tra manifestanti e membri della polizia boliviana durante una protesta che chiede le dimissioni del presidente boliviano Rodrigo Paz a La Paz (Ansa)
Da quasi un mese la Bolivia è paralizzata da proteste e blocchi stradali contro il presidente Rodrigo Paz. La sinistra guidata da Evo Morales contesta le riforme economiche del governo, mentre La Paz è stretta tra scontri, carenze e tensione sociale.
Un’ondata di proteste e blocchi stradali che chiedono le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, in carica da appena sei mesi, sta scuotendo la Bolivia. Paz rappresenta il centrodestra cattolico e nello scontro elettorale ha superato due candidati di destra come Tuto Quiroga e Samuel Doria Medina. La sua politica economica guarda al neoliberismo, ma le organizzazioni sindacali e i movimenti di sinistra, capeggiati dall’ex presidente Evo Morales, hanno deciso di scatenare la piazza contro il suo governo.
Il nuovo presidente ha applicato una serie di misure per riformare la stagnante economia boliviana, che secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, ha un Pil in diminuzione del 3,3% nel 2026, il calo più marcato dell'intera regione sudamericana. Paz ha tagliato molti sussidi statali creati dai governi di sinistra al potere da decenni e ha provato a impostare una riforma agraria che ha scatenato le proteste. I coltivatori di coca, detti cocaleros come Evo Morales, e gli agricoltori indigeni sono stati i protagonisti delle guerriglia urbana che ha messo a ferro e fuoco il paese andino.
La capitale economica La Paz è stata assediata dai blocchi stradali, guidati dal sindacato dei camionisti schierato con la sinistra, che la polizia ha affrontato con decisione e si contano già quattro morti e diverse centinaia di feriti. La rabbia ha raggiunto tutte le principali città boliviane e sabato scorso il convoglio del ministro dei lavori pubblici Mauricio Zamora è stato attaccato da manifestanti e per alcune ore sembrava che fosse finito in mano ai gruppi di protesta, che chiedono le dimissioni di Paz e nuove elezioni. L’attuale presidente ha un rapporto molto forte con l’Argentina e anche con Javier Milei, ma anche con Washington che non ha fatto mancare il suo sostegno politico alle azioni di Rodrigo Paz. La polizia ha utilizzato i bulldozer per rimuovere i blocchi costituita da rocce e pilastri di cemento, con l'obiettivo di agevolare l'afflusso di cibo e medicinali nella capitale, che non riceve rifornimenti ormai da giorni.
Dietro al caos boliviano c’è il partito di sinistra Mas (Movimento al socialismo) guidato da Morales, un politico screditato che deve affrontare un processo dove è accusato di aver avuto una relazione con una minorenne durante il suo ultimo mandato presidenziale. Paz sta tenendo aperti diversi canali di comunicazione con una parte politica della sinistra ed in segno di buona volontà ha annunciato un taglio del 50% del suo stipendio e di quello di tutti i ministri del suo governo. Ormai La Paz, la città più importante delle nazione adagiata sulle Ande, è entrata nella quarta settimana di blocchi e sta soffrendo una seria carenza di generi di prima necessità e soprattutto di carburante.
Il governo ha tentato di aprire un corridoio umanitario per permettere il passaggio, ma ci sono stati attacchi ai convogli che hanno fatto fallire questa operazione. Rodrigo Paz ha parlato alla televisione nazionale ed ha dichiarato che la Bolivia sta rischiando la bancarotta ed ha accusato la sinistra di voler governare pur essendo soltanto una minoranza e che vuole affamare il popolo. Nemmeno l’annuncio di un rimpasto governativo che potrebbe includere anche alcuni politici vicini al sindacato sembra aver ridotto la pressione, perché i sindacati degli agricoltori e la cosiddetta Centrale operaia boliviana, un network che raggruppa diverse sigle, rifiutano di partecipare ad ogni forma di dialogo. Paz è in una situazione molto complicata perché la sua posizione politica è piuttosto debole e non dispone di un’ampia maggioranza parlamentare, ma al momento non ha ancora dichiarato lo «stato di eccezione», che darebbe poteri straordinari alle forze dell’ordine, continuando a cercare il dialogo con i partiti e le organizzazioni di sinistra.
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Nonostante il gradimento non eccezionale, la presa del Presidente sui repubblicani resta salda, mentre Leone 14° pubblica la sua enciclica sull’IA.
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Eppure, il Tar regionale aveva sospeso i provvedimenti impugnati, nella parte in cui non prevedevano «la possibilità di svolgere l’attività professionale con modalità tali da non implicare contatti interpersonali di prossimità o comunque il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2». Inoltre, il tribunale amministrativo aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale in relazione all’articolo 4, comma 4, del decreto legge 44 del 1° aprile 2021 «Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Sars-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici», che introduceva l’obbligo della vaccinazione anche se si lavorava da remoto, a differenza di quanto stabilito nell’aprile dello stesso anno.
Originariamente, infatti, la sospensione era riferita a «prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali». Non poteva esserci legittimità nell’impedire il lavoro di uno psicologo da remoto, per questo il Tar aveva sottoposto la questione alla Corte costituzionale. Nel dicembre 2022, la Consulta ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dal Tar della Lombardia, ritenendo che sugli obblighi vaccinali avesse competenza esclusiva il giudice ordinario, non quello amministrativo.
Se ne è occupato dunque il Tribunale di Milano, rigettando le istanze degli psicologi e condannandoli al pagamento delle spese, nonostante la domanda di giustizia posta innanzi al giudice ordinario fosse non di stabilire se la norma accusata fosse legittima o no, ma di rimettere il caso alla Corte costituzionale come già aveva fatto il Tar.
I professionisti allora hanno fatto ricorso, ma la Corte d’appello di Milano con sentenza pubblicata questo mese ha rigettato l’impugnazione confermando la sentenza di primo grado. La Corte sostiene che la Consulta avesse già respinto la questione di legittimità, ma il giudice delle leggi, in realtà, si era limitato a dire che non fosse «una decisione di merito», scrive nel libro Le opinioni dissenzienti in Corte costituzionale. Dieci casi (Zanichelli, 2024) Nicolò Zanon, già vice presidente della Corte costituzionale, riferendosi proprio a quella sentenza.
Il professore lo dice chiaramente: la questione «viene fermata in punto di ammissibilità». In realtà, «la Consulta non ha mai esaminato la questione della legittimità costituzionale del divieto di lavoro da remoto per psicologi libero-professionisti “non ottemperanti”», sottolinea l’avvocato Stefano de Bosio, legale degli psicologi. E l’unica sentenza citata dalla Corte d’Appello è la 14/2023, con la quale la Consulta aveva ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana relativamente all’obbligo vaccinale per il virus Sars-Cov-2 del personale sanitario. Il giudice delle leggi non si è pronunciato sulla sproporzionalità della sanzione del divieto di lavoro da remoto.
Ci pensa la Corte d’Appello, che non può decidere nel merito una questione di legittimità costituzionale, a intervenire sostenendo che vietarlo è «nel solco della legittima applicazione del principio di precauzione». Trova la giustificazione, legittima la decisione. In questo modo, però, «è stato violato l’obbligo di sottoporre alla Corte costituzionale la questione, già sollevata dal Tar Lombardia», dichiara l’avvocato, che adesso ricorrerà in Cassazione.
Intanto, i professionisti sono costretti a pagare circa 30.000 euro di spese legali all’Ordine degli psicologi che aveva impedito loro di lavorare. «La decisione favorevole del Tar di Milano avrebbe quanto meno legittimato la compensazione delle spese», commenta De Bosio. Doveva essere una sorta di punizione, per scoraggiarli dal ricorrere in terzo grado?
C’è un altro aspetto importante. Qualora la legge in questione fosse giudicata incostituzionale, è molto pericoloso il ragionamento della Corte d’Appello di Milano, secondo il quale se la pubblica amministrazione «si è limitata a dare applicazione alle norme di legge vigenti, rispetto alle quali non aveva alcuna discrezionalità», non risponde delle proprie azioni, né civilmente, né penalmente.
«Si tratta esattamente del medesimo argomento in diritto esibito al processo di Norimberga», afferma De Bosio. «Proprio per questo furono emanate, nel dopoguerra, le carte costituzionali e la convenzione europea dei diritti dell’uomo, perché il principio di legalità formale non possa essere invocato quando i valori compromessi siano compresi nei “diritti fondamentali”, quali sono, in particolare, la “libertà di cura”». Conclude: «I governi hanno uno spazio di discrezionalità “politica”, ma sono inibiti dall’emanare sanzioni o misure sproporzionate».
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Lo denuncia, in una nota, GenerazioneD che, evidenziando come il dato non sia corretto, è costretta a constatare che nessuno ha «ritenuto doveroso rispondere nel merito di questioni di estrema delicatezza scientifica, clinica ed etica, riguardanti la salute e la sicurezza dei minori con disforia di genere».
Le domande poste sono «precise, documentate e circostanziate». Riguardano «un’affermazione di enorme impatto pubblico» rilasciata dalle 12 associazioni e società scientifiche in un documento del febbraio 2024 e citata, in una sorta di copia-incolla, nelle audizioni alla commissione Affari sociali della Camera sulla somministrazione della triptorelina ai bambini con incongruenza di genere, per regolamentarne l’uso. Le 12 associazioni e società affermano che «dai dati della letteratura scientifica si evince che fino al 40% dei giovani Tgd», cioè transgender e gender diverse, «tenta il suicidio (cfr. James S.E. et al. National center for transgender equality, 2016)», e che «la terapia con triptorelina riduce del 70% questa possibilità (cfr. Turban J.L. et al. Pediatrics, 2020)». Tralasciando «l’inaffidabilità del dato di partenza sulla suicidalità - estratto dal sondaggio self-report elaborato da James - anche solo esaminiamo la seconda parte dell’affermazione è lampante che le conclusioni degli stessi autori dello studio di Turban - sottolinea GenerazioneD - dicono un’altra cosa: l’accesso a questo trattamento è associato a minori probabilità di ideazione suicidaria nel corso della vita».
Tra ideazione e tentativo di suicidio, la differenza è sostanziale, ma le 12 società non sembrano essere interessate a chiarire questo aspetto, che non è il solo a traballare nello studio, dato che «si confrontano 89 persone che riferiscono di aver ricevuto i bloccanti, con 3.405 che li avrebbero voluti ma non li hanno ricevuti».
Ora, in qualsiasi ambito scientifico, osservazioni di tale portata «avrebbero richiesto un confronto aperto, trasparente e rigoroso», osserva GenerazioneD, che rinnova pubblicamente l’invito al confronto. «A oggi, non è giunta alcuna risposta. Nessuna rettifica, nessun approfondimento, nessuna spiegazione pubblica», rimarca. «Questo silenzio assume un peso ancora maggiore alla luce del mutato contesto internazionale, nel quale numerosi Paesi e autorevoli organismi sanitari stanno sottoponendo a revisione critica» queste pratiche, «chiedendo standard probatori sempre più rigorosi».
Nel Regno Unito, per esempio, è vietata la somministrazione dei bloccanti della pubertà agli under 18 ed è stata sospesa anche la sperimentazione su un campione di bambini. I dati, questi sì ben più solidi di quelli citati dalle 12 associazioni, mostrano che i trattamenti causerebbero danni a lungo termine come infertilità e sterilità, ma anche problemi alle ossa e disturbi al cervello e al sistema cardiovascolare. Sul suicidio, paradossalmente, vari studi mostrano che i tassi tra i transgender maschio-femmina sono superiori del 51% rispetto alla popolazione generale.
«Non chiediamo contrapposizioni», ribadisce GenerazioneD, «ma responsabilità scientifica e la disponibilità a spiegare ai genitori italiani, con trasparenza e rigore, su quali basi statistiche e metodologiche siano state formulate affermazioni tanto rilevanti». La domanda posta «è estremamente circoscritta: in quale passaggio dello studio di Turban et al. sarebbe affermato o dimostrato che la triptorelina determina una riduzione del 70% dei tentativi di suicidio nei giovani affetti da disforia di genere?». È «un chiarimento pubblico non più rinviabile», è una «questione di rispetto verso i giovani più fragili, le famiglie chiamate a compiere scelte difficilissime e verso la credibilità stessa del dibattito scientifico».
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