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2021-09-08
5 cose insolite da fare nelle grandi città
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10 cose da vedere qui, altre 10 da fare lì: è da qualche anno che, sul web, rimbalzano titoli di questo tipo. Il perché è presto detto: al di là dell'indicizzazione (pare che i motori di ricerca abbiano un occhio di riguardo per i titoli contenenti numeri), emerge il bisogno, da parte degli utenti, di leggere sintetici estratti dei luoghi di interesse.
Un'abitudine, questa, che fa il paio con una vita che non consente troppe perdite di tempo. È come se i lettori chiedessero a gran voce a giornalisti e blogger di andare in avanscoperta e trarre il meglio da ciò che vedono. Insomma, a volte si viaggia per interposta persona prima di spiccare il volo, ma anche in sua sostituzione: alcuni, impossibilitati a muoversi, si tuffano nei racconti di viaggio per provare il gusto, anche virtuale, di trovarsi altrove.
Consci di questi aspetti, abbiamo deciso di raccogliere alcune idee su cosa fare e vedere in 5 grandi città italiane: Milano, Venezia, Genova, Roma e Napoli. Cinque città rappresentative dell'italianità nella sua accezione migliore: se Roma è la capitale, Milano è la regina di cuori della moda e della finanza. Se il capoluogo della Liguria è un coacervo di artisti e pertugi da stanare, Napoli è la metropoli più viva del Paese.
E Venezia? Ha solo bisogno di scrollarsi di dosso la patina di meta turistica e farsi vedere per quello che è: poesia architettonica, spirito nostalgico, dama d'altri tempi. Sì, perché abbiamo ritenuto giusto andare al di là dei luoghi iconici di ciascuna di queste città, per concentrarci su angoli, musei e panorami sconosciuti ai più.
Il "turismo dei luoghi iconici", peraltro, ha cambiato forma: fino a non troppi anni fa si partiva per Roma sapendo che Colosseo, Fori Imperiali e Pantheon sarebbero state le mete principali e, talvolta, uniche. Nessuno, per esempio, si sarebbe mai sognato di spingersi fino alla Garbatella. Oggi le icone sono altre e hanno a che fare con la loro social-presentabilità: basta fare un giro su Instagram per rendersi conto che di Bali, Santorini o Lanzarote vengono fotografate sempre le stesse zone e dalle medesime angolature (Handara Gate, Oia, Jardín de Cactus, per fare alcuni esempi).
Per non parlare della Street Art o di fenomeni naturali come la fioritura di Castelluccio di Norcia e della lavanda in Provenza. Insomma, si è passati dalle icone alle mode. Prendiamo Venezia: le foto in gondola sembrano aver ceduto il passo alla libreria Acqua Alta; In Sicilia, Marzamemi è diventata più famosa di Taormina; nelle Marche il Tempio del Valadier ha soppiantato il Palazzo Ducale di Urbino.
Complici il cinema e la televisione, alcuni luoghi sono stati tirati fuori dall'anonimato. Si pensi ai borghi, realtà fino a qualche tempo fa snobbate dai più. Stessa cosa per Lecce e la Sicilia orientale: Il Giudice Mastrangelo e Montalbano li hanno estratti entrambi – e a ragione - come conigli dal cilindro. Per non parlare del Lago di Braies (e di "Un passo dal cielo", che lo ha consacrato al grande pubblico), di Spoleto ("Don Matteo") e di Ventotene ("The New Pope").
Tutto questo per dire che le mode, benché tali, hanno contribuito a rendere famosi luoghi dalla bellezza dimessa o, per meglio dire, inesplorata. Il rischio, però, è quello di trovarne ancora sovraffollati alcuni a discapito di altri.
Diventa, così, sempre più difficile districarsi tra i grandi classici, le tendenze attuali e il desiderio di andare oltre il conosciuto. La domanda è: quanto margine di sconosciuto c'è ancora intorno a noi?
Per trovarlo, il consiglio rimane quello di tenere gli occhi aperti: solo loro possono guidarci alla ricerca della bellezza e non per forza della fama cui sono assurte alcune città, zone e persino angoli. Ascoltare i propri bisogni e guardare il mondo con curiosità sono gli unici, veri ingredienti di un viaggio perfetto e fatto su misura.
Non c'è bisogno di inseguire la location-star: a volte basta fermarsi in un anonimo baretto di un altrettanto anonimo borgo per rendersi conto della ricchezza presente in Italia e dalla fortuna che abbiamo nel trovarci dove ci troviamo.
Ben vengano le città famose come quelle che stiamo per trattare, ma con le pupille rivolte in direzione del nascosto: è lì, tra un celebre monumento e uno scorcio visto e rivisto, che troveremo quello che nemmeno sappiamo di cercare, senza per questo escludere a priori il club delle "cose da fare e da vedere".
Il nostro viaggio partirà dal capoluogo della Lombardia, dove ci faremo spazio tra i luoghi comuni, alla ricerca di "spot" che nulla hanno a che fare con moda e finanza. Faremo lo stesso anche nelle altre città e forse la nostra lista avrà davvero qualcosa di diverso da quelle che tutti noi abbiamo stilato in precedenza.
Venezia

Calle Varisco (iStock)
«Venezia è bella, ma non ci vivrei». Quante volte abbiamo ascoltato questa affermazione? Eppure è solo uno dei tanti luoghi comuni sulla splendida città lagunare. Gli altri riguardano il suo presunto cattivo odore, la sporcizia, la tristezza.
Venezia è così turistica che può risultare difficile individuarne l'anima al di là dei cliché. Allora partiamo dalle cose insolite che si possono fare e vedere nel capoluogo veneto: solo così scopriremo le sue diverse sfaccettature.
- Chiesa di San Pantalon, Sestiere Dorsoduro, 3703. La sua facciata è incompiuta e, rispetto ad altre chiese veneziane, non invita certo a entrare. Peccato, perché al suo interno si trova la tela dipinta più grande al mondo, con il martirio e la gloria del santo al centro. La tela è appesa al soffitto e le sue dimensioni sono tali da farla sembrare un affresco;
- Despar Teatro Italia, Cannaregio nn. 1939-1952, Campiello de l'Anconeta. Fare la spesa qui è sicuramente un'esperienza unica: questo supermercato, infatti, è stato un teatro, un cinema e poi la sede di diversi uffici. Oggi è, probabilmente il supermarket più bello d'Italia;
- Museo Storico Navale, Riva S. Biasio, 2148. È il più importante museo navale italiano: più di 40 sale sparse su 5 livelli. Di proprietà della Marina Militare Italiana, racconta la storia marinara nazionale, veneziana in particolare.
- Squero di San Trovaso, Dorsoduro, 1097: è un cantiere in cui vengono costruite e riparate piccole imbarcazioni veneziane come le gondole. Un mestiere in via di estinzione, che però qui sopravvive orgogliosamente. La visita va prenotata scrivendo a info@squerosantrovaso.com
- Calle Varisco, la più stretta di Venezia: misura solo 53 centimetri!
Luoghi insoliti in cui dormire
- Go Outside Venezia, Via di Ca' Savio 77, Cavallino-Treporti. Un glamping a due passi dal mare;
- Glamping Canonici di San Marco, Via Accoppè Fratte, 14, Mirano. Ancora tende di lusso immerse nella natura.
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Avanspettacolo Theatre Restaurant, Via della Fisica. Qui si mangia e si assiste contemporaneamente agli spettacoli in corso;
- Sudest 1401, Dorsoduro, 1401. Un locale dall'aspetto green e dai sapori frutto di contaminazioni culturali;
- Venèxian, Via S. Silvestro, 25A, Mirano VE. Un ristorante che riproduce in piccolo Venezia: ci si può anche accomodare su sedute a forma di barca.
Genova

Castello d'Albertis (iStock)
Anche su Genova i luoghi comuni si sprecano: oltre al pesto, alla presunta tirchieria degli abitanti e alla sua fama di città pericolosa, c'è molto di più.
Genova è indubbiamente una delle città più affascinanti d'Italia. Chissà perché, la sua storia artistica sembra venire sempre dopo le solite due-tre cose che si dicono di lei. Eppure è tutta palazzi eleganti, misteriosi caruggi e mare.
Ecco alcune dritte per un viaggio insolito nel capoluogo della Liguria:
- Campopisano. Questa zona, con la sua piazza a forma di conchiglia, si chiama così perché vi sono sepolti migliaia di pisani: la battaglia della Meloria (1284), infatti, li vide perdere contro i genovesi. Oggi, però, è una zona allegra e colorata;
- Castello d'Albertis, Corso Dogali, 18. Ideato dal Capitano Enrico Alberto d'Albertis a inizio Novecento, è oggi Museo delle Culture del Mondo. Qui, infatti, sono stipate le mirabilia collezionate nel tempo dal capitano-viaggiatore;
- Le Ville di Cornigliano. In questo quartiere si trovano torri di avvistamento e palazzi nobiliari, fatti costruire da alcune ricche famiglie genovesi per lo più tra Quattrocento e Seicento. Questa passeggiata scenografica parte dai Giardini Melis;
- Convento Santuario della Madonnetta, Salita della Madonnetta. Al suo interno si trova uno dei presepi perenni più belli d'Italia. Come nella tradizione napoletana, scene della Natività e scene di vita quotidiana convivono armoniosamente;
- Casa di Cristoforo Colombo, Piazza Dante. Forse non è proprio una "cosa" insolita, ma non tutti, passandoci davanti, immaginano che qui si trovava l'abitazione del grande navigatore. Quella che si vede oggi è la ricostruzione del XVIII secolo.
Luoghi insoliti in cui dormire
- Agriturismo Le Pale, Via Pale, 12, Bogliasco (GE). La suite è una bolla semi-trasparente da cui osservare le stelle;
- Home Grifondoro Bed and Breakfast, Corso Aurelio Saffi, 7/7. Mobili d'epoca in un ex edificio Liberty fanno di questo b&b un alloggio diverso dal solito.
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Tripperia La Casana, Vico della Casana. Trippa in tutte le salse in un locale storico;
- Antica Friggitoria Carega, Via di Sottoripa, 113 r. Un pertugio tra i caruggi, dove abbuffarsi di panisse (bastoncini di ceci fritti);
- Tierra Nuestra, Salita di S. Paolo, 16: cucina tipica dell'Ecuador (la comunità di questo Paese è particolarmente fitta a Genova).
Milano

Biblioteca degli Alberi (iStock)
Milano è sicuramente la città dei luoghi comuni: non i suoi, ma quelli che le affibbiano gli italiani da ogni dove. Milano sembra coincidere solo con i soldi, la Scala, le sfilate e la cotoletta. Quando si dice Milano si dà adito a sentimenti contrastanti, di ammirazione e invidia, di disprezzo e desiderio.
Per questo e altri motivi abbiamo deciso di inserire il capoluogo lombardo tra le città che hanno molto da offrire al di là dei soliti luoghi (comuni).
Ecco una lista delle esperienze meno tipiche, ma altrettanto belle:
- Salire al 39mo piano del Palazzo della Regione, per ammirare la città (e le Alpi) dall'alto. Il palazzo si trova in Piazza Città di Lombardia e misura 160 metri: vista spaziale assicurata! L'unico problema è che non sempre è aperto alle visite (men che meno in questo periodo). Gli aggiornamenti, comunque, vengono pubblicati sul sito;
- Visitare l'Università Cattolica del Sacro Cuore e il Giardino delle Vergini, dedicato a Santa Caterina d'Alessandria. Università e giardino si trovano nel monastero cistercense di Sant'Ambrogio, di cui vanno assolutamente visti basilica e chiostri del Bramante. Quanto al giardino, originariamente riservato alle fanciulle illibate, è un'oasi di verde quiete nella città;
- A meritare una passeggiata rilassante è anche il Giardino della Guastalla. Un parco antico e ricco di gioielli, come la peschiera, le sculture e le innumerevoli specie vegetali che vi si trovano;
- Il Museo Branca è sicuramente un museo fuori dal comune. Vi dice qualcosa la parola Fernet? Ecco, qui è esposta la storia del celebre marchio che continua a deliziare i palati di tutta Italia. In Via Resegone, 2.
- La Biblioteca degli Alberi, Via Gaetano de Castillia, 18-20. Si chiama così, ma in realtà è un bellissimo parco, inaugurato nel 2018 tra Piazza Gae Aulenti e il quartiere Isola. È il più grande dopo Parco Sempione e i Giardini Pubblici Indro Montanelli.
Luoghi insoliti in cui dormire
- Biocity Hotel Milano, Via Edolo, 18. Anima green con prodotti a km 0;
- Un Posto a Milano, Via Cuccagna 2/4, Porta Romana. Una cascina di campagna in piena città.
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Potafiori, Via Salasco, 17. Come dice il nome, si mangia tra fiori e piante;
- Crazy Cat Cafè, Via Napo Torriani, 5. Qui si mangia circondati da felini;
- Upcycle bike cafè, Via Andrea Maria Ampère, 59. Un locale - manco a dirlo - in tema bicicletta.
Roma

Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola (iStock)
Roma è così vasta che è impossibile non trovare cose insolite da fare e vedere. Essendo patria di monumenti di inestimabile valore, è chiaro che nulla di veramente insolito possa essere ricercato la prima volta che la si vede. Ma se si decide di tornare (e si decide sempre di tornare a Roma), allora ci si può dedicare ad altro.
Dopo essersi estasiati di fronte al Colosseo, al Pantheon, alla Fontana di Trevi, ci si può riservare cinque cose molto particolari della capitale:
- Via Piccolomini. Questa splendida stradina, costeggiata da eleganti condomini, offre una vista speciale sul Cupolone. L'effetto prospettico genera infatti l'illusione che la cupola di San Pietro sia vicinissima. Man mano che si procede, però, si scopre l'inganno. A due passi dal parco di Villa Pamphili.
- Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, Via del Caravita, 8°. Un luogo di culto barocco e centralissimo (quindi non così difficile da individuare), ma "illusorio" come la via di cui sopra. Basta alzare il naso e osservare la monumentale cupola, che in realtà non c'è: ciò che si vede è in realtà un dipinto di Andrea Pozzo e, se non ci si discosta troppo dalla soglia, non ci si rende affatto conto della differenza;
- Colonia Felina di Torre Argentina. Premesso che Largo Argentina è uno dei must per chiunque voglia visitare Roma per via dei suoi preziosissimi scavi, bisogna sapere che, dal 1993, qui vivono allegramente 150 gatti, che amano aggirarsi tra il teatro di Pompeo e gli antichissimi templi;
- Mausoleo Ossario Garibaldino, Via Garibaldi, 29. Siamo sul Gianicolo, dove di solito ci si reca per ammirare gli indimenticabili tramonti della capitale. Eppure il colle è sede di varie preziosità, tra cui questo monumento ai caduti nelle battaglie garibaldine per Roma Capitale (che ebbero luogo negli anni tra il 1849 e il 1870);
- Lido di Ostia. Non tutti sanno che il lido non è un posto a parte, bensì un quartiere della capitale. Per raggiungerlo, si può prendere la metropolitana da Porta San Paolo: in meno di mezz'ora ci si ritrova in spiaggia, magari per un pranzo o una cena a base di pesce.
Luoghi insoliti in cui dormire
- Alloggi iRooms: 5 suite in altrettante zone della città, ciascuna a tema (per es., in Piazza del Gesù, a due passi dal Pantheon, c'è la suite Jacuzzi);
- Campeggio Flaminio, Via Flaminia Nuova, 821. Dormire in città, ma facendo esperienza di un campeggio. Da provare la Coco Suite.
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Tramjazz: cena e concerto dal vivo girando Roma. Si parte da Piazza di Porta Maggiore e, ovviamente, bisogna prenotare con un certo anticipo;
- The Sanctuary, Via delle Terme di Traiano, 4°. Un eco retreat che sembra trovarsi in mezzo alla giungla;
- Restaurant L'Eau Vive, Via Monterone, 85. In questo ristorante dall'eleganza francese le suore che lo gestiscono cantano per tutta la serata, coinvolgendo gli ospiti. I guadagni vanno in beneficienza.
Napoli

Mercato Pignasecca (iStock)
Concludiamo questo viaggio a Napoli, che dei luoghi comuni è forse la patria. Non c'è italiano che non si sia espresso sulla città partenopea: c'è chi la ama e chi la odia. Questi ultimi, in particolare, fanno riferimento alla nomea di capoluogo malfamato, caotico, "bello ma".
Noi siamo qui per sfatare un po' di dicerie, raccontando di una Napoli elegante, raffinata (prima di tutto nei modi) e avveniristica. Ecco le esperienze da fare al di là del Vesuvio, della pizza e dei vari mandolini:
- Chiesa di San Gregorio Armeno, Via S. Gregorio Armeno, 28. Si tratta di una delle chiese più antiche e importanti della città, ma non tutti la collegano a Santa Patrizia, le cui spoglie si trovano all'interno. La particolarità consiste nel fatto che la santa è la protettrice dei single e che ogni 25 agosto molti non accoppiati si recano proprio in questa chiesa per chiedere che arrivi l'amore;
- Parco Archeologico del Pausilypon, Discesa Coroglio, 36. Si accede dalla Grotta di Seiano per ritrovarsi di fronte all'estrema bellezza storico-naturalistica del luogo, dominato dai resti della villa di Publio Vedio Pollione. Si può visitare dal lunedì al venerdì alle 9.30 e alle 10.30 con visita guidata (bisogna chiamare lo 0812301030);
- Mercato Pignasecca, Via Pignasecca, 14. Un mercato che più vivace non si può: lo si può visitare tutti i giorni ai Quartieri Spagnoli, a Pignasecca, nel quartiere Montecalvario;
- Palazzo Torre Palasciano, Salita Moiariello, 60. Venne eretto a fine '800 sul modello del Palazzo della Signoria, a Firenze, per volontà di Ferdinando Palasciano, medico e precursore della Croce Rossa. Da qui si gode di una gran bella vista sulla città e – se ci si crede – si può incontrare il fantasma dello stesso Palasciano;
- Cimitero di Poggioreale, Via S. Maria del Pianto. È uno dei cimiteri più grandi d'Europa, oltre che un monumento vero e proprio. Qui si trovano sepolte personalità illustri come quelle di Benedetto Croce, Carlo Pisacane e il compositore Saverio Mercadante.
Luoghi insoliti in cui dormire
- The Fresh Glamour Accomodation, Via Donnalbina, 7. Un hotel accogliente, dalle camere colorate e stravaganti;
- Hotel Meeting, Via Circunvallazione Esterna, 46, Casoria (NA). 7 camere, tutte a tema, tra cui "arabic", "cage" e "family".
Luoghi insoliti in cui mangiare
- Cannabistró, Via Vincenzo Bellini, 13. Tutto ciò che si mangia in questo locale è a base di canapa, ingrediente dalle grandi proprietà nutritive;
- Pizzeria Le Sorelle Bandiera, Vico Cinquesanti, 33. È la prima pizzeria geotermica d'Italia, vale a dire dotata di camere e forni in tufo per la lievitazione (lunghissima) e la cottura della pasta;
- Etto, Via Santa Maria di Costantinopoli, 102. Se si vuole mangiare "a peso", questo è il posto giusto. Cucina partenopea, ma anche vegetariana e asiatica.
Continua a leggereRiduci
Non solo Colosseo e Duomo. Dalla più stretta via di Venezia alla Salita della Madonnetta a Genova. Dalla Biblioteca degli Alberi a Milano al Mercato Pignasecca di Napoli, passando per Roma, dove dall'illusoria Via Piccolomini si può godere di una vista del Cupolone mozzafiato.Lo speciale contiene un articolo e cinque approfondimenti.10 cose da vedere qui, altre 10 da fare lì: è da qualche anno che, sul web, rimbalzano titoli di questo tipo. Il perché è presto detto: al di là dell'indicizzazione (pare che i motori di ricerca abbiano un occhio di riguardo per i titoli contenenti numeri), emerge il bisogno, da parte degli utenti, di leggere sintetici estratti dei luoghi di interesse.Un'abitudine, questa, che fa il paio con una vita che non consente troppe perdite di tempo. È come se i lettori chiedessero a gran voce a giornalisti e blogger di andare in avanscoperta e trarre il meglio da ciò che vedono. Insomma, a volte si viaggia per interposta persona prima di spiccare il volo, ma anche in sua sostituzione: alcuni, impossibilitati a muoversi, si tuffano nei racconti di viaggio per provare il gusto, anche virtuale, di trovarsi altrove.Consci di questi aspetti, abbiamo deciso di raccogliere alcune idee su cosa fare e vedere in 5 grandi città italiane: Milano, Venezia, Genova, Roma e Napoli. Cinque città rappresentative dell'italianità nella sua accezione migliore: se Roma è la capitale, Milano è la regina di cuori della moda e della finanza. Se il capoluogo della Liguria è un coacervo di artisti e pertugi da stanare, Napoli è la metropoli più viva del Paese. E Venezia? Ha solo bisogno di scrollarsi di dosso la patina di meta turistica e farsi vedere per quello che è: poesia architettonica, spirito nostalgico, dama d'altri tempi. Sì, perché abbiamo ritenuto giusto andare al di là dei luoghi iconici di ciascuna di queste città, per concentrarci su angoli, musei e panorami sconosciuti ai più.Il "turismo dei luoghi iconici", peraltro, ha cambiato forma: fino a non troppi anni fa si partiva per Roma sapendo che Colosseo, Fori Imperiali e Pantheon sarebbero state le mete principali e, talvolta, uniche. Nessuno, per esempio, si sarebbe mai sognato di spingersi fino alla Garbatella. Oggi le icone sono altre e hanno a che fare con la loro social-presentabilità: basta fare un giro su Instagram per rendersi conto che di Bali, Santorini o Lanzarote vengono fotografate sempre le stesse zone e dalle medesime angolature (Handara Gate, Oia, Jardín de Cactus, per fare alcuni esempi).Per non parlare della Street Art o di fenomeni naturali come la fioritura di Castelluccio di Norcia e della lavanda in Provenza. Insomma, si è passati dalle icone alle mode. Prendiamo Venezia: le foto in gondola sembrano aver ceduto il passo alla libreria Acqua Alta; In Sicilia, Marzamemi è diventata più famosa di Taormina; nelle Marche il Tempio del Valadier ha soppiantato il Palazzo Ducale di Urbino.Complici il cinema e la televisione, alcuni luoghi sono stati tirati fuori dall'anonimato. Si pensi ai borghi, realtà fino a qualche tempo fa snobbate dai più. Stessa cosa per Lecce e la Sicilia orientale: Il Giudice Mastrangelo e Montalbano li hanno estratti entrambi – e a ragione - come conigli dal cilindro. Per non parlare del Lago di Braies (e di "Un passo dal cielo", che lo ha consacrato al grande pubblico), di Spoleto ("Don Matteo") e di Ventotene ("The New Pope").Tutto questo per dire che le mode, benché tali, hanno contribuito a rendere famosi luoghi dalla bellezza dimessa o, per meglio dire, inesplorata. Il rischio, però, è quello di trovarne ancora sovraffollati alcuni a discapito di altri.Diventa, così, sempre più difficile districarsi tra i grandi classici, le tendenze attuali e il desiderio di andare oltre il conosciuto. La domanda è: quanto margine di sconosciuto c'è ancora intorno a noi?Per trovarlo, il consiglio rimane quello di tenere gli occhi aperti: solo loro possono guidarci alla ricerca della bellezza e non per forza della fama cui sono assurte alcune città, zone e persino angoli. Ascoltare i propri bisogni e guardare il mondo con curiosità sono gli unici, veri ingredienti di un viaggio perfetto e fatto su misura. Non c'è bisogno di inseguire la location-star: a volte basta fermarsi in un anonimo baretto di un altrettanto anonimo borgo per rendersi conto della ricchezza presente in Italia e dalla fortuna che abbiamo nel trovarci dove ci troviamo. Ben vengano le città famose come quelle che stiamo per trattare, ma con le pupille rivolte in direzione del nascosto: è lì, tra un celebre monumento e uno scorcio visto e rivisto, che troveremo quello che nemmeno sappiamo di cercare, senza per questo escludere a priori il club delle "cose da fare e da vedere".Il nostro viaggio partirà dal capoluogo della Lombardia, dove ci faremo spazio tra i luoghi comuni, alla ricerca di "spot" che nulla hanno a che fare con moda e finanza. Faremo lo stesso anche nelle altre città e forse la nostra lista avrà davvero qualcosa di diverso da quelle che tutti noi abbiamo stilato in precedenza.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="venezia" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Venezia Calle Varisco (iStock) «Venezia è bella, ma non ci vivrei». Quante volte abbiamo ascoltato questa affermazione? Eppure è solo uno dei tanti luoghi comuni sulla splendida città lagunare. Gli altri riguardano il suo presunto cattivo odore, la sporcizia, la tristezza.Venezia è così turistica che può risultare difficile individuarne l'anima al di là dei cliché. Allora partiamo dalle cose insolite che si possono fare e vedere nel capoluogo veneto: solo così scopriremo le sue diverse sfaccettature.Chiesa di San Pantalon, Sestiere Dorsoduro, 3703. La sua facciata è incompiuta e, rispetto ad altre chiese veneziane, non invita certo a entrare. Peccato, perché al suo interno si trova la tela dipinta più grande al mondo, con il martirio e la gloria del santo al centro. La tela è appesa al soffitto e le sue dimensioni sono tali da farla sembrare un affresco;Despar Teatro Italia, Cannaregio nn. 1939-1952, Campiello de l'Anconeta. Fare la spesa qui è sicuramente un'esperienza unica: questo supermercato, infatti, è stato un teatro, un cinema e poi la sede di diversi uffici. Oggi è, probabilmente il supermarket più bello d'Italia;Museo Storico Navale, Riva S. Biasio, 2148. È il più importante museo navale italiano: più di 40 sale sparse su 5 livelli. Di proprietà della Marina Militare Italiana, racconta la storia marinara nazionale, veneziana in particolare.Squero di San Trovaso, Dorsoduro, 1097: è un cantiere in cui vengono costruite e riparate piccole imbarcazioni veneziane come le gondole. Un mestiere in via di estinzione, che però qui sopravvive orgogliosamente. La visita va prenotata scrivendo a info@squerosantrovaso.comCalle Varisco, la più stretta di Venezia: misura solo 53 centimetri!Luoghi insoliti in cui dormireGo Outside Venezia, Via di Ca' Savio 77, Cavallino-Treporti. Un glamping a due passi dal mare;Glamping Canonici di San Marco, Via Accoppè Fratte, 14, Mirano. Ancora tende di lusso immerse nella natura.Luoghi insoliti in cui mangiareAvanspettacolo Theatre Restaurant, Via della Fisica. Qui si mangia e si assiste contemporaneamente agli spettacoli in corso;Sudest 1401, Dorsoduro, 1401. Un locale dall'aspetto green e dai sapori frutto di contaminazioni culturali;Venèxian, Via S. Silvestro, 25A, Mirano VE. Un ristorante che riproduce in piccolo Venezia: ci si può anche accomodare su sedute a forma di barca. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="genova" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Genova Castello d'Albertis (iStock) Anche su Genova i luoghi comuni si sprecano: oltre al pesto, alla presunta tirchieria degli abitanti e alla sua fama di città pericolosa, c'è molto di più.Genova è indubbiamente una delle città più affascinanti d'Italia. Chissà perché, la sua storia artistica sembra venire sempre dopo le solite due-tre cose che si dicono di lei. Eppure è tutta palazzi eleganti, misteriosi caruggi e mare.Ecco alcune dritte per un viaggio insolito nel capoluogo della Liguria:Campopisano. Questa zona, con la sua piazza a forma di conchiglia, si chiama così perché vi sono sepolti migliaia di pisani: la battaglia della Meloria (1284), infatti, li vide perdere contro i genovesi. Oggi, però, è una zona allegra e colorata;Castello d'Albertis, Corso Dogali, 18. Ideato dal Capitano Enrico Alberto d'Albertis a inizio Novecento, è oggi Museo delle Culture del Mondo. Qui, infatti, sono stipate le mirabilia collezionate nel tempo dal capitano-viaggiatore;Le Ville di Cornigliano. In questo quartiere si trovano torri di avvistamento e palazzi nobiliari, fatti costruire da alcune ricche famiglie genovesi per lo più tra Quattrocento e Seicento. Questa passeggiata scenografica parte dai Giardini Melis;Convento Santuario della Madonnetta, Salita della Madonnetta. Al suo interno si trova uno dei presepi perenni più belli d'Italia. Come nella tradizione napoletana, scene della Natività e scene di vita quotidiana convivono armoniosamente;Casa di Cristoforo Colombo, Piazza Dante. Forse non è proprio una "cosa" insolita, ma non tutti, passandoci davanti, immaginano che qui si trovava l'abitazione del grande navigatore. Quella che si vede oggi è la ricostruzione del XVIII secolo.Luoghi insoliti in cui dormireAgriturismo Le Pale, Via Pale, 12, Bogliasco (GE). La suite è una bolla semi-trasparente da cui osservare le stelle;Home Grifondoro Bed and Breakfast, Corso Aurelio Saffi, 7/7. Mobili d'epoca in un ex edificio Liberty fanno di questo b&b un alloggio diverso dal solito.Luoghi insoliti in cui mangiareTripperia La Casana, Vico della Casana. Trippa in tutte le salse in un locale storico;Antica Friggitoria Carega, Via di Sottoripa, 113 r. Un pertugio tra i caruggi, dove abbuffarsi di panisse (bastoncini di ceci fritti);Tierra Nuestra, Salita di S. Paolo, 16: cucina tipica dell'Ecuador (la comunità di questo Paese è particolarmente fitta a Genova). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="milano" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Milano Biblioteca degli Alberi (iStock) Milano è sicuramente la città dei luoghi comuni: non i suoi, ma quelli che le affibbiano gli italiani da ogni dove. Milano sembra coincidere solo con i soldi, la Scala, le sfilate e la cotoletta. Quando si dice Milano si dà adito a sentimenti contrastanti, di ammirazione e invidia, di disprezzo e desiderio.Per questo e altri motivi abbiamo deciso di inserire il capoluogo lombardo tra le città che hanno molto da offrire al di là dei soliti luoghi (comuni).Ecco una lista delle esperienze meno tipiche, ma altrettanto belle:Salire al 39mo piano del Palazzo della Regione, per ammirare la città (e le Alpi) dall'alto. Il palazzo si trova in Piazza Città di Lombardia e misura 160 metri: vista spaziale assicurata! L'unico problema è che non sempre è aperto alle visite (men che meno in questo periodo). Gli aggiornamenti, comunque, vengono pubblicati sul sito;Visitare l'Università Cattolica del Sacro Cuore e il Giardino delle Vergini, dedicato a Santa Caterina d'Alessandria. Università e giardino si trovano nel monastero cistercense di Sant'Ambrogio, di cui vanno assolutamente visti basilica e chiostri del Bramante. Quanto al giardino, originariamente riservato alle fanciulle illibate, è un'oasi di verde quiete nella città;A meritare una passeggiata rilassante è anche il Giardino della Guastalla. Un parco antico e ricco di gioielli, come la peschiera, le sculture e le innumerevoli specie vegetali che vi si trovano;Il Museo Branca è sicuramente un museo fuori dal comune. Vi dice qualcosa la parola Fernet? Ecco, qui è esposta la storia del celebre marchio che continua a deliziare i palati di tutta Italia. In Via Resegone, 2.La Biblioteca degli Alberi, Via Gaetano de Castillia, 18-20. Si chiama così, ma in realtà è un bellissimo parco, inaugurato nel 2018 tra Piazza Gae Aulenti e il quartiere Isola. È il più grande dopo Parco Sempione e i Giardini Pubblici Indro Montanelli.Luoghi insoliti in cui dormireBiocity Hotel Milano, Via Edolo, 18. Anima green con prodotti a km 0;Un Posto a Milano, Via Cuccagna 2/4, Porta Romana. Una cascina di campagna in piena città.Luoghi insoliti in cui mangiarePotafiori, Via Salasco, 17. Come dice il nome, si mangia tra fiori e piante;Crazy Cat Cafè, Via Napo Torriani, 5. Qui si mangia circondati da felini;Upcycle bike cafè, Via Andrea Maria Ampère, 59. Un locale - manco a dirlo - in tema bicicletta. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="roma" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Roma Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola (iStock) Roma è così vasta che è impossibile non trovare cose insolite da fare e vedere. Essendo patria di monumenti di inestimabile valore, è chiaro che nulla di veramente insolito possa essere ricercato la prima volta che la si vede. Ma se si decide di tornare (e si decide sempre di tornare a Roma), allora ci si può dedicare ad altro.Dopo essersi estasiati di fronte al Colosseo, al Pantheon, alla Fontana di Trevi, ci si può riservare cinque cose molto particolari della capitale:Via Piccolomini. Questa splendida stradina, costeggiata da eleganti condomini, offre una vista speciale sul Cupolone. L'effetto prospettico genera infatti l'illusione che la cupola di San Pietro sia vicinissima. Man mano che si procede, però, si scopre l'inganno. A due passi dal parco di Villa Pamphili.Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, Via del Caravita, 8°. Un luogo di culto barocco e centralissimo (quindi non così difficile da individuare), ma "illusorio" come la via di cui sopra. Basta alzare il naso e osservare la monumentale cupola, che in realtà non c'è: ciò che si vede è in realtà un dipinto di Andrea Pozzo e, se non ci si discosta troppo dalla soglia, non ci si rende affatto conto della differenza;Colonia Felina di Torre Argentina. Premesso che Largo Argentina è uno dei must per chiunque voglia visitare Roma per via dei suoi preziosissimi scavi, bisogna sapere che, dal 1993, qui vivono allegramente 150 gatti, che amano aggirarsi tra il teatro di Pompeo e gli antichissimi templi;Mausoleo Ossario Garibaldino, Via Garibaldi, 29. Siamo sul Gianicolo, dove di solito ci si reca per ammirare gli indimenticabili tramonti della capitale. Eppure il colle è sede di varie preziosità, tra cui questo monumento ai caduti nelle battaglie garibaldine per Roma Capitale (che ebbero luogo negli anni tra il 1849 e il 1870);Lido di Ostia. Non tutti sanno che il lido non è un posto a parte, bensì un quartiere della capitale. Per raggiungerlo, si può prendere la metropolitana da Porta San Paolo: in meno di mezz'ora ci si ritrova in spiaggia, magari per un pranzo o una cena a base di pesce.Luoghi insoliti in cui dormireAlloggi iRooms: 5 suite in altrettante zone della città, ciascuna a tema (per es., in Piazza del Gesù, a due passi dal Pantheon, c'è la suite Jacuzzi);Campeggio Flaminio, Via Flaminia Nuova, 821. Dormire in città, ma facendo esperienza di un campeggio. Da provare la Coco Suite.Luoghi insoliti in cui mangiareTramjazz: cena e concerto dal vivo girando Roma. Si parte da Piazza di Porta Maggiore e, ovviamente, bisogna prenotare con un certo anticipo;The Sanctuary, Via delle Terme di Traiano, 4°. Un eco retreat che sembra trovarsi in mezzo alla giungla;Restaurant L'Eau Vive, Via Monterone, 85. In questo ristorante dall'eleganza francese le suore che lo gestiscono cantano per tutta la serata, coinvolgendo gli ospiti. I guadagni vanno in beneficienza. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/5-cose-insolite-fare-citta-2654939164.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="napoli" data-post-id="2654939164" data-published-at="1631105715" data-use-pagination="False"> Napoli Mercato Pignasecca (iStock) Concludiamo questo viaggio a Napoli, che dei luoghi comuni è forse la patria. Non c'è italiano che non si sia espresso sulla città partenopea: c'è chi la ama e chi la odia. Questi ultimi, in particolare, fanno riferimento alla nomea di capoluogo malfamato, caotico, "bello ma".Noi siamo qui per sfatare un po' di dicerie, raccontando di una Napoli elegante, raffinata (prima di tutto nei modi) e avveniristica. Ecco le esperienze da fare al di là del Vesuvio, della pizza e dei vari mandolini:Chiesa di San Gregorio Armeno, Via S. Gregorio Armeno, 28. Si tratta di una delle chiese più antiche e importanti della città, ma non tutti la collegano a Santa Patrizia, le cui spoglie si trovano all'interno. La particolarità consiste nel fatto che la santa è la protettrice dei single e che ogni 25 agosto molti non accoppiati si recano proprio in questa chiesa per chiedere che arrivi l'amore;Parco Archeologico del Pausilypon, Discesa Coroglio, 36. Si accede dalla Grotta di Seiano per ritrovarsi di fronte all'estrema bellezza storico-naturalistica del luogo, dominato dai resti della villa di Publio Vedio Pollione. Si può visitare dal lunedì al venerdì alle 9.30 e alle 10.30 con visita guidata (bisogna chiamare lo 0812301030);Mercato Pignasecca, Via Pignasecca, 14. Un mercato che più vivace non si può: lo si può visitare tutti i giorni ai Quartieri Spagnoli, a Pignasecca, nel quartiere Montecalvario;Palazzo Torre Palasciano, Salita Moiariello, 60. Venne eretto a fine '800 sul modello del Palazzo della Signoria, a Firenze, per volontà di Ferdinando Palasciano, medico e precursore della Croce Rossa. Da qui si gode di una gran bella vista sulla città e – se ci si crede – si può incontrare il fantasma dello stesso Palasciano;Cimitero di Poggioreale, Via S. Maria del Pianto. È uno dei cimiteri più grandi d'Europa, oltre che un monumento vero e proprio. Qui si trovano sepolte personalità illustri come quelle di Benedetto Croce, Carlo Pisacane e il compositore Saverio Mercadante.Luoghi insoliti in cui dormireThe Fresh Glamour Accomodation, Via Donnalbina, 7. Un hotel accogliente, dalle camere colorate e stravaganti;Hotel Meeting, Via Circunvallazione Esterna, 46, Casoria (NA). 7 camere, tutte a tema, tra cui "arabic", "cage" e "family".Luoghi insoliti in cui mangiareCannabistró, Via Vincenzo Bellini, 13. Tutto ciò che si mangia in questo locale è a base di canapa, ingrediente dalle grandi proprietà nutritive;Pizzeria Le Sorelle Bandiera, Vico Cinquesanti, 33. È la prima pizzeria geotermica d'Italia, vale a dire dotata di camere e forni in tufo per la lievitazione (lunghissima) e la cottura della pasta;Etto, Via Santa Maria di Costantinopoli, 102. Se si vuole mangiare "a peso", questo è il posto giusto. Cucina partenopea, ma anche vegetariana e asiatica.
(Ansa)
Poche ore dopo, Donald Trump si è mostrato spazientito. «L’esercito iraniano è un disastro totale. Gran parte di esso, come la Marina e l’Aeronautica, non esiste nemmeno più: è stato completamente sconfitto», ha dichiarato su Truth, per poi aggiungere: «L’Iran è solo chiacchiere e niente fatti. Il bullo del Medio Oriente è morto! Ci hanno messo troppo tempo a negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora dovranno pagarne il prezzo». Non solo. Sempre ieri, il presidente americano ha elogiato il blocco navale imposto ai porti iraniani e, parlando con Fox News, è tornato a ventilare l’ipotesi di ordinare attacchi contro le infrastrutture civili della Repubblica islamica in caso di mancata intesa. A replicare all’inquilino della Casa Bianca è stato il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, secondo cui Teheran «non farà un passo indietro». Anche il presidente iraniano, Masoud Pezehskian, ha detto che la Repubblica islamica «rimarrà ferma» davanti alla pressione degli Stati Uniti.
Come che sia, Trump, al netto delle minacce, non ha chiuso la porta alla diplomazia. «Dovrebbero firmare l’accordo, è un buon accordo», ha affermato, sostenendo che la proposta in discussione sarebbe stata «completamente negoziata» e che impedirebbe a Teheran di «avere mai un’arma nucleare». «Vogliamo un accordo significativo, vogliamo un accordo che funzioni», ha continuato, per poi aggiungere: «Vedremo cosa succederà, ma ieri li abbiamo colpiti duramente e li colpiremo di nuovo duramente oggi... E vedremo cosa succederà con l’accordo. Eravamo davvero vicini all’accordo, ma continuano a prenderci in giro, continuano a farci fessi».
Il presidente americano ha anche detto che gli Stati Uniti stanno «prelevando milioni di barili di petrolio» dall’Iran. «Sono stati prelevati milioni di barili di petrolio ed è per questo che il prezzo è di 85-90 dollari al barile invece di 250 dollari», ha aggiunto. Nel frattempo, Centcom ha reso noto di aver aperto il fuoco e di aver messo fuori uso una petroliera, battente bandiera di Palau, che aveva cercato di forzare il blocco navale statunitense, trasportando greggio fuori dalla Repubblica islamica. In tutto questo, una fonte del governo israeliano ha riferito ieri al Times of Israel che Trump e Benjamin Netanyahu sarebbero «perfettamente coordinati» per quanto concerne gli ultimi attacchi all’Iran. Tuttavia, sempre ieri, il presidente americano ha definito l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, un «ottimo amico»: parole che non è detto saranno gradite al premier israeliano, visti i pessimi rapporti di Gerusalemme con Ankara.
Ciò detto, al netto della tensione, ieri i negoziatori del Qatar si sono recati in Iran per cercare di mediare un accordo tra Washington e la Repubblica islamica. Ciò non ha comunque impedito al ministero degli Esteri di Doha di condannare gli attacchi sferrati dal regime khomeinista in Bahrein, Kuwait e Giordania, parlando di «flagrante violazione» della loro sovranità. Una posizione, quella del governo qatariota, di fatto condivisa anche dall’Arabia Saudita. Nel frattempo, la questione del nucleare iraniano sta tornando sotto i riflettori. Ieri, l’Aiea ha approvato una risoluzione, sostenuta dagli Stati Uniti, che invoca l’accesso ai siti atomici della Repubblica islamica. Un documento che è stato tuttavia bollato come «controproducente» dall’ambasciatore iraniano a Vienna, Reza Najafi. «Complica ulteriormente la situazione instabile, il cessate il fuoco precario e i negoziati ancora incompiuti tra Iran e Stati Uniti», ha aggiunto.
Insomma, la situazione complessiva si sta facendo sempre più traballante. Il processo diplomatico è ancora in piedi ma rischia seriamente di deragliare. Frattanto, l’Idf ha reso noto ieri di aver colpito vari obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale. Non dimentichiamo che la questione libanese si interseca con i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha infatti subordinato il raggiungimento di un accordo con Washington alla conclusione degli attacchi israeliani nel Paese dei Cedri. Se da una parte ha necessità di raffrenare Netanyahu, Trump, dall’altra, ha bisogno di isolare i pasdaran: non è del resto un mistero che costoro stiano remando contro la diplomazia tra Stati Uniti e Iran. Il punto è che, sì, il presidente americano ha necessità di terminare il conflitto per abbassare il costo dell’energia. Al contempo, però, la linea dura delle Guardie della rivoluzione impedisce un allentamento della pressione statunitense: una pressione che, tra le sanzioni e il blocco navale, sta indebolendo significativamente il regime khomeinista sul fronte economico. Al contempo, è possibile che, negli Stati Uniti, i falchi, come il senatore repubblicano Lindsey Graham, cercheranno di spingere la Casa Bianca a riprendere la guerra con Teheran, tentando così di isolare il vicepresidente statunitense J.D. Vance, che è da sempre maggiormente propenso alla soluzione diplomatica.
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Imagoeconomica
Ovviamente è giusto che un espatriato, seppure di cittadinanza italiana, sia chiamato a pagare nel caso riceva assistenza medica a carico del servizio pubblico. Infatti, se risiede all’estero le tasse le paga nel Paese in cui vive e dunque non può pretendere di godere dei vantaggi di un welfare che i contribuenti mantengono in piedi versando ogni anno migliaia di euro di imposte. Tuttavia, ciò che è giusto in linea di principio poi si scontra con la pratica e, paradossalmente, diventa una discriminazione nei confronti di persone che per lunghi anni sono vissute in Italia e con le loro tasse hanno contribuito a far crescere Pil e servizi. Già, perché agli stranieri senza permesso di soggiorno le cure sono comunque garantite, a prescindere dal reddito e dalla residenza. In teoria, uno straniero può addirittura trasferirsi in Italia proprio per essere curato nei nostri ospedali e nel momento in cui dimostra di non avere soldi può ricevere un’assistenza gratuita a carico del servizio sanitario nazionale.
Quante volte è capitato di trovare i corridoi del Pronto soccorso affollati da clandestini che per di più pretendono di essere curati rapidamente, nonostante i malesseri lamentati non siano da codice rosso? Credo che la fila di stranieri sia capitata a tutti, in quanto spesso gli extracomunitari scambiano il Pronto soccorso per la guardia medica o, addirittura, per il dottore di famiglia e dunque se ne avvalgono anche quando hanno una banale influenza. Beh, sappiate che gli immigrati senza permesso ricevono le cure a spese nostre, anche se non hanno una residenza in Italia e non sono in grado di esibire una carta di credito per pagare ticket o medicinali. Requisiti che invece sono richiesti agli italiani che hanno traslocato fuori dai confini nazionali.
Vi sembra incredibile? Eppure, è così e a ribadirlo, recentemente, è stata la stessa Corte costituzionale. I giudici della legge, hanno stabilito con una sentenza che anche in assenza di un permesso di soggiorno regolare, lo straniero con una invalidità non possa essere chiamato a pagare. Disposizione bizzarra, soprattutto nel momento in cui uno straniero con regolare permesso di soggiorno è tenuto a contribuire al pari degli italiani.
La discriminazione è evidente. Perché è pur vero che centinaia di pensionati si trasferiscono all’estero per godere dei benefici di una tassazione favorevole, ma è altrettanto certo che molti di costoro hanno pagato tasse e contributi per una vita e dunque, anche se espatriati, hanno più titolo per essere curati di un clandestino. Poi c’è il caso dei molti giovani costretti a emigrare, per ragioni di studio o di lavoro. Anche per loro fare le valigie significa sobbarcarsi, nel caso ne abbiano bisogno, del pagamento delle spese mediche in Italia, soprattutto se non sono in grado di dimostrare di essere indigenti.
Obblighi da cui sono invece esentati i migranti, i quali proprio in virtù delle loro condizioni hanno diritto all’assistenza gratuita. Come per altro possono ottenere aiuti per le bollette, corsie preferenziali per gli alloggi pubblici e, qualora abbiano figli minori, pure negli asili. Insomma, è il mondo al contrario, dove lo slogan «Prima gli italiani» è stato trasformato in «Prima gli stranieri».
Con buona pace di quell’altro principio costituzionale che dovrebbe garantire a tutti parità di trattamento.
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Getty Images
La formano, oltre ai sindacalisti e ai partigiani Nonna Roma, Arci e «oltre trenta realtà associative antifasciste». Nel testo esprimono «la più netta contrarietà e preoccupazione in merito alla manifestazione annunciata per il 13 giugno a Roma sulla cosiddetta remigrazione, una proposta razzista e xenofoba, in aperto contrasto con i valori della Costituzione, con i principi fondamentali della democrazia e con la natura antifascista della nostra Repubblica. Riteniamo estremamente grave», dicono Cgil e soci, «che nella Capitale d’Italia possano trovare spazio soggetti che diffondono e promuovono il rimpatrio forzato delle persone straniere nei Paesi di provenienza, riproponendo nei fatti ideologie fondate sulla superiorità razziale, sull’esclusione e sull’odio, che richiamano le pagine più oscure e vergognose della storia italiana. Roma è una città multiculturale per storia e per tradizione, da sempre attraversata dall’intreccio di popoli, culture e differenze. È inoltre Città Medaglia d’Oro per la Resistenza. Proprio per questo, lo svolgimento di una manifestazione che intende richiamarsi a una nuova marcia su Roma appare ancora più inaccettabile e provocatorio, perché colpisce direttamente l’identità democratica, antifascista e inclusiva della città».
Insomma, Anpi e sindacato ritengono che «le istituzioni abbiano il dovere di dare un segnale netto, a difesa della convivenza civile, della dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda la nostra Repubblica». In nome dell’antifascismo e della democrazia, i progressisti pretendono che sindaco e prefetto di Roma intervengano «nei rispettivi ambiti di competenza, affinché venga impedito lo svolgimento di questa manifestazione e di ogni altra iniziativa fondata sull’odio razziale, sulla discriminazione e sulla negazione dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione».
La solfa la conosciamo, è la stessa di sempre: se non sei d’accordo con loro, devi essere ridotto al silenzio. Ci sarebbe perfino da ignorarli, se questi continui appelli alla cancellazione delle idee divergenti non avessero ogni volta un effetto. Di solito infatti funziona così: viene annunciata una manifestazione di destra, Anpi e compagni fanno caciara, si alza il polverone e le autorità decidono di spostare la manifestazione per «ragioni di ordine pubblico». È accaduto di recente a Bologna, dove l’evento sulla remigrazione è stato confinato in periferia, perdendo ovviamente appeal. Ma anche qualora il programma non cambi il danno c’è ugualmente: qualcuno che magari avrebbe voluto presentarsi in piazza potrebbe rimanere a casa per evitare problemi. Già, perché non solo i simpatici antifa hanno chiesto la censura. Esattamente come accaduto a Milano in occasione di una manifestazione della Lega, Cgil, Anpi e altri hanno convocato un contro corteo, con tanto di locandina disegnata da Zerocalcare, antifascista di professione al servizio di Netflix.
In pratica i nostri eroi protestano contro altri cittadini che protestano. Fantastico, democrazia in purezza. Come spesso accade, poi, alla contro manifestazione della Cgil se ne affiancherà un’altra organizzata da Potere al popolo e affini. Vecchia tecnica: partigiani, sindacato e sinistra di palazzo forniscono la copertura istituzionale. Poi arrivano gli antagonisti a fare il lavoro sporco. Qualora ci fossero disordini, ovviamente, darebbero tutti la colpa alla destra.
È un sistema patetico, che tuttavia porta ancora qualche risultato. Ha addirittura un piccolo aspetto di utilità: mostra cioè quale sia la funzione esclusiva di Cgil e Anpi. E fa riflettere sul ruolo del sindacato: continua da anni a chiedere frontiere aperte e accoglienza, poi però frigna e si sbraccia se i caporali pakistani bruciano vivi quattro connazionali schiavi. Forse se perdessero meno tempo a chiedere di tappare la bocca agli altri e si occupassero con più serietà dei diritti dei lavoratori oggi saremmo in una situazione diversa e non ci sarebbe bisogno di chiedere la remigrazione.
Quello che Cgil e sinistra tutta non capiscono è che la remigrazione è semplicemente la soluzione più umana e pacifica a un problema che potrebbe provocare ben altre reazioni. Basti guardare che cosa accade nel Regno Unito. Dopo un rifugiato ha cercato di sgozzare un uomo in Irlanda del Nord, a Belfast sono esplose manifestazioni piuttosto ruvide. Altre si sono viste in Inghilterra, anzi si vedono ormai da un paio di anni almeno. Finora i governi d’Albione hanno duramente represso ogni protesta, arrivando a incarcerare perfino chi osava pubblicare commenti online a supporto dei cortei. Il premier britannico Starmer non sembra avere cambiato atteggiamento: ieri ha condannato con durezza i disordini di Belfast. Ebbene, la Cgil (più in piccolo) e Starmer fanno le stesse cose: ostacolano e biasimano chi protesta, e intanto alimentano il caos migratorio. Tacciono di fronte a delitti, stupri e disagi, ma strepitano contro il fascismo immaginario.
Proprio l’Irlanda però dovrebbe offrire una importante lezione. A forza di comprimere il malcontento, a forza di censurare, prima o poi si ottiene una deflagrazione. La remigrazione è l’unico modo per evitarla.
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Il sindaco di Genova Ilaria Salis (Ansa)
Titolo: «Il vero anno della giunta Salis». Con una precisazione che ha tutta l’aria di una stilettata: «Per i giornalisti accesso libero e domande libere». È il cuore dello scontro politico su una città in preda ad aggressioni, risse, accoltellamenti, degrado, bivacchi, paura nei quartieri centrali e polemiche sulla sicurezza. Il centrodestra genovese vuole mettere in fila tutto. E la conferenza arriva dopo una giornata pesantissima in Consiglio comunale. L’opposizione aveva chiesto alla sindaca di scusarsi per gli insulti rivolti alla minoranza. Salis, in quel momento, non era tra i banchi. Al suo rientro è stata nuovamente sollecitata a chiedere scusa. Non lo ha fatto. Poi, a fine seduta, ha dichiarato pubblicamente di essere rientrata in un’aula vuota.
Ma secondo i gruppi di opposizione quella ricostruzione sarebbe stata smentita dalle riprese ufficiali del Consiglio comunale. In aula, sostengono, erano presenti consiglieri di entrambi gli schieramenti. «Salis non si permetta più di parlare di trasparenza, perché è chiaro ed evidente che si tratta di un concetto a lei sconosciuto e che non le appartiene». La nota a firma dei capigruppo dell’opposizione, Alessandra Bianchi per Fratelli d’Italia, Paola Bordilli per la Lega, Pietro Piciocchi per Vince Genova, Ilaria Cavo (più votata in Consiglio comunale e parlamentare) per Orgoglio Genova-Noi moderati, Mario Mascia per Forza Italia e Sergio Gambino per il Gruppo misto, rende l’idea del clima.
Ma il vero fronte resta la sicurezza. Nelle stesse ore dello scontro politico a Palazzo Tursi, Genova era già dentro una nuova sequenza di cronaca. Martedì mattina, in poche ore, un uomo è finito accoltellato in vico delle Vigne dopo una spedizione punitiva a casa di tre algerini arrivati da poco in città, una quattordicenne, sulla Darsena, si è beccata un pugno in pieno volto da una ragazza che voleva rapinarla del cellulare, dei turisti hanno dovuto schivare un lancio di bottiglie scagliate da spacciatori e una lite tra due senza tetto finita a bastonate.
In Consiglio comunale era esploso sul tema sicurezza dopo il delitto di Pietro Alberto Paolo Signor ai giardini di villetta Di Negro. «Non fate gli avvoltoi su quello che è un problema endemico del Paese, l’assassino di Signor avrebbe dovuto essere rimpatriato quattro anni fa, dall’inizio del 2026 la polizia locale ha fermato 35 irregolari, sapete quanti ne sono stati rimpatriati? Zero», aveva attaccato Salis rivolgendosi al centrodestra. Una frase che, nel tentativo di scaricare sul governo il problema dei rimpatri, finisce però per certificare un dato politico: 35 irregolari fermati e nessun rimpatrio. Il tema torna anche nell’interrogazione presentata in aula dal consigliere di Fratelli d’Italia Valeriano Vacalebre sulla situazione di piazza Brignole e dei giardini vicini a via Galata. Secondo quanto riferito dal consigliere, i residenti denunciano frequentazioni problematiche soprattutto nelle ore serali e notturne, bivacchi, consumo di alcol, rifiuti lasciati ovunque e molestie ai passanti. Vacalebre sostiene che alcuni cittadini abbiano documentato tutto con fotografie e inviato ripetute segnalazioni alle forze dell’ordine e alla polizia locale. E riferisce anche che, secondo diverse testimonianze raccolte nella zona, tra le persone che gravitano negli assembramenti vi sarebbero minori non accompagnati provenienti da una struttura vicina. La sequenza, però, va avanti da mesi. Il 6 maggio Genova si sveglia con l’ennesima rissa nel centro storico, tra via Gramsci e ponte Parodi. Quattro stranieri senza fissa dimora e irregolari sul territorio si inseguono e si colpiscono a bottigliate poco prima dell’alba. Due i feriti.
Ma la sicurezza non è l’unico tema al centro del dibattito locale. Ieri è scoppiato il caso dei posti vip al concerto. Che, in una città già attraversata dalle polemiche, rischia di diventare il simbolo perfetto del modello Salis. La scena è questa: piazza della Vittoria trasformata nel grande palco dell’Rds Summer festival, migliaia di persone attese sotto il palco e un messaggio interno che comincia a circolare nelle chat della maggioranza. «Abbiamo riservato tre ingressi per ogni consigliere di maggioranza». Accesso garantito all’area privilegiata davanti al palco, quella blindata dalle transenne e normalmente riservata agli ospiti vip. Settantadue posti in totale. Tutti destinati ai consiglieri della maggioranza e ai loro accompagnatori. Mentre il resto della piazza resta al di là dalle transenne. Il messaggio, che invita i consiglieri a ritirare «tassativamente» i biglietti al sesto piano di Palazzo Tursi, dettaglia persino la logistica dell’operazione: i ticket arriveranno venerdì mattina e dovranno essere ritirati durante la giornata. La sindaca salirà sul palco alle 21 per il saluto istituzionale. Politicamente è benzina. Perché l’immagine che passa è questa: la piazza è pubblica, ma la prima fila no. Da una parte i cittadini compressi dietro le barriere. Dall’altra gli amministratori con pass privilegiato sotto il palco. Mentre Genova discute di aggressioni e degrado, a Palazzo Tursi si organizzano gli ingressi vip per il concerto.
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