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2023-02-16
Nel 2022 i miliardari nel mondo sono diminuiti del 6%
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Trend in netto contrasto con la crescita registrata negli ultimi anni, specialmente nel 2020 e 2021. Per ritrovare un indebolimento nella popolazione dei paperoni mondiali si deve andare al 2018 quando i mercati sono stati particolarmente volatili. La stessa instabilità, questa volta innescata dalla guerra in Ucraina, ha fatto vacillare le ricchezze di molti miliardari che hanno visto un calo del proprio patrimonio netto combinato del 11%. Dopo i massimi storici registrati negli ultimi anni, questa flessione ha visto la ricchezza netta media della popolazione miliardaria scendere a 41,8 trilioni di dollari. Il calo nella popolazione dei paperoni, specifica l’ultimo report di Wealth-X, non ha colpito tutte le regioni del mondo: il Medio Oriente, l'America latina e i Caraibi hanno registrato una crescita sia nel numero dei miliardari che nella loro ricchezza. Dati in positivo anche per la Cina, nonostante l’Asia nel suo complesso non abbia registrato performance di rilievo.
La divisione geografica della ricchezza
Nonostante il calo nel numero dei miliardari gli Usa continuano ad essere il Paese con il maggior numero di paperoni (34,3%) che in totale raggiunge una ricchezza di 14.545 miliardi di dollari. Al secondo posto si trovano i paesi asiatici che raccolgono il 29,6% dei miliardari globali e 11.854 miliardi di dollari. Medaglia di bronzo per l’Europa con il 25,6% di ricchi che hanno nel complesso un patrimonio di 10.561 miliardi di dollari. Se ci concentriamo sul Vecchio Continente scopriamo che il paese con più paperoni è la Germania con 19.870 individui e un patrimonio di 2.226 miliardi, seguita dal Regno Unito (14.885 per 1,145 miliardi), dalla Francia (12.150 per 1,244 miliardi), dalla Svizzera (9.090 per 967 miliardi) e infine dall’Italia con 8.500 individui che dispongono di 1.074 miliardi di dollari. Osservando il calo nella popolazione dei miliardari notiamo come l’Italia sia il Paese che ne ha persi di meno (-1,2%), seguita dal Regno Unito (-3%) e dalla Svizzera (-6%). La Germania ha registrato una perdita di paperoni del 7,2% e la Francia del 10%. Ampliando lo sguardo a livello globale si nota come solo gli Usa e il Giappone sono riusciti a battere la Francia in fatto di miliardari in picchiata, facendo registrare rispettivamente un -10,3% e -13,3%. La Cina, in controtendenza, ha invece visto crescere la sua popolazione di ricchi del 2,3%. Questo trend è dovuto da una parte alla concessione di particolari stimoli politici mirati e dall’altra all’esposizione relativamente limitata alla guerra tra Russia e Ucraina. Elementi che hanno contribuito a depotenziare le pressioni legate alle catene di approvvigionamento e quelle nel settore immobiliare.
La Cina non è però l’unica realtà che ha fatto registrare delle performance positive. Il Medio Oriente e l’America Latina hanno infatti visto un aumento sia nel numero dei miliardari che della loro ricchezza. Le aree del Medio Oriente hanno avuto una crescita nella popolazione wealth del 7,4% e del patrimonio di un + 1,9%. Dati positivi legati principalmente al settore energetico, e all'impennata dei prezzi delle materie prime (gli sforzi dell’Ue per cercare un'alternativa alla Russia come fornitore di gas). Per quanto riguarda l’America latina i miliardari sono aumentati del 3% nel e la loro ricchezza del 5,1%. Il motivo in questo caso è legato al fatto che le più grandi economie della regione sono importanti esportatori di materie prime.
Le donne miliardarie sono solo l'11% rispetto all'89% degli uomini
Le donne continuano a essere una parte minoritaria all’interno della popolazione dei miliardari. Nel 2022 questo sono solo l’11%, contro l’89,2% degli uomini. Oltre a rappresentare una piccola percentuale le donne miliardarie hanno ottenuto la loro ricchezza in modo diverso rispetto agli uomini.
Partiamo dal fatto che negli ultimi cinque anni si è registrata una costante crescita dei miliardari selfmade grazie ad un maggiore afflusso di capitali ed a maggiori opportunità di mercato. Questo tipo di «creazione della ricchezza» continua però ad essere particolarmente concentrato nella popolazione maschile. Secondo i dati il 75,7% dei paperoni uomini si sono creati il proprio impero di ricchezza da soli, il 19% ha unito l'eredità ricevuta con il proprio spirito imprenditoriale e il restante 4,8% è miliardario grazie alla famiglia. Per le donne la fotografia è nettamente diversa. Si hanno infatti il 45% che si è creata da sola la propria fortuna, il 30% che ha usato l’eredità per poi spiccare il volo e il 25% che deve tutto alla propria famiglia.
La più grande differenza lo si ha sul mondo no profit. Quasi il 20% delle donne ultra ricche trascorre la maggior parte del proprio tempo in questo settore, rispetto al 5% degli uomini. Questa maggiore propensione verso il segmento non profit deriva, in parte, da interessi e preoccupazioni personali, ma è anche legata alla maggiore prevalenza di ricchezza ereditaria tra le donne, rispetto che tra gli uomini. Altra differenza tra gli uomini e le donne riguarda la gestione dei propri asset finanziari. Le donne investono molto di più in lusso e immobiliare (12,7%) rispetto agli uomini(4%). Focus lusso il mondo dei paperoni blu tende a scegliere l’acquisto di jet e yacht. Le donne si indirizzano invece maggiormente sugli oggetti d'arte di fascia alta, gli orologi di lusso e i gioielli. Per quanto riguarda invece gli investimenti in aziende pubbliche, private e la liquidità nel proprio portafoglio le percentuali si equivalgono senza troppe differenze.
Le università che hanno sfornato più miliardari si trovano negli Stati Uniti
Con un totale di 392.410 individui, la popolazione dei miliardari è un segmento della classe benestante, che rappresenta solo l'1,2% dei milionari nel mondo. Come entrare in questo club ristretto? Fare l’università giusta potrebbe essere l’inizio del percorso. Secondo un recente report di Wealth-X le università che hanno sfornato più miliardari si trovano principalmente negli Usa, e vedono al primo posto Harvard con circa 17.660 alunni che sono diventati paperoni (5% della popolazione miliardaria mondiale). Numero che è più del doppio rispetto alla Stanford e all'Università della Pennsylvania, che sono rispettivamente al secondo e terzo posto. A livello globale, tra le prime 20 università classificate per numero di alunni miliardari, solo quattro si trovano al di fuori degli Stati Uniti e sono l’università di Cambridge con 4.149 ex studenti che sono entrati nel club dei miliardari, quella nazionale di Singapore (3.653), Oxford (3.356) e l’Insead (Francia) con 2.625 alunni d’oro. Nessuna università italiana è presente nelle classifiche globali.
Età e creazione di ricchezza
Riflettendo le caratteristiche della popolazione mondiale dei paperoni, gli alunni più ricchi si sono creati la propria ricchezza, per la maggior parte, da soli. Il California Institute of Technology è al primo posto tra le università degli Stati Uniti con il 91,7% degli studenti Uhnwi selfame. Percentuale che impallidisce però rispetto alle prime cinque università del mondo. Al primo posto troviamo infatti l'Indian Institute of Management Ahmedabad dove circa il 96% degli alunni diventati miliardari hanno creato da soli la propria ricchezza. Al secondo posto ci sono l’università di Peking e la Fudan university (Cina) con il 93,6%, seguite dall’università del Witwatersrand (Sud Africa) con il 92,3% e dalla Renmin University della Cina con il 92,1%.
Le università americane vengono battute anche in termini di età. Se infatti si osserva chi ha la quota più giovane di miliardari la risposta la si trova fuori dal territorio a stelle e strisce. Al primo posto c’è l’università del Kuwait con un’età media fra i suoi paperoni di 40.7 anni, seguita dall’università americana del Beirut (47.4 anni), da quella di Tel Aviv (49.1 anni), di Tsinghua (Cina) con 49.3 anni e dal Monash in Australia con una media di 50 anni. Negli Usa l’università che sforna i miliardari più «giovani» è quella di Denver con 56.7 anni.
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La popolazione di super ricchi per la prima volta, dopo quattro anni, ha registrato una diminuzione del 6% nel 2022, arrivando a contare 392.410 individui. Motivo? Portafogli colpito dall'alta volatilità del mercato che ha portato a un -11% della ricchezza.Le donne continuano a essere una parte minoritaria all’interno della popolazione dei miliardari. Nel 2022 sono solo l’11%, contro l’89 % degli uomini.Secondo un recente report di Wealth-X le università che hanno sfornato più miliardari si trovano principalmente negli Usa, e vedono al primo posto Harvard con circa 17.660 alunni che sono diventati paperoni, il 5% della popolazione miliardaria mondiale.Lo speciale contiene tre articoli.Trend in netto contrasto con la crescita registrata negli ultimi anni, specialmente nel 2020 e 2021. Per ritrovare un indebolimento nella popolazione dei paperoni mondiali si deve andare al 2018 quando i mercati sono stati particolarmente volatili. La stessa instabilità, questa volta innescata dalla guerra in Ucraina, ha fatto vacillare le ricchezze di molti miliardari che hanno visto un calo del proprio patrimonio netto combinato del 11%. Dopo i massimi storici registrati negli ultimi anni, questa flessione ha visto la ricchezza netta media della popolazione miliardaria scendere a 41,8 trilioni di dollari. Il calo nella popolazione dei paperoni, specifica l’ultimo report di Wealth-X, non ha colpito tutte le regioni del mondo: il Medio Oriente, l'America latina e i Caraibi hanno registrato una crescita sia nel numero dei miliardari che nella loro ricchezza. Dati in positivo anche per la Cina, nonostante l’Asia nel suo complesso non abbia registrato performance di rilievo.La divisione geografica della ricchezzaNonostante il calo nel numero dei miliardari gli Usa continuano ad essere il Paese con il maggior numero di paperoni (34,3%) che in totale raggiunge una ricchezza di 14.545 miliardi di dollari. Al secondo posto si trovano i paesi asiatici che raccolgono il 29,6% dei miliardari globali e 11.854 miliardi di dollari. Medaglia di bronzo per l’Europa con il 25,6% di ricchi che hanno nel complesso un patrimonio di 10.561 miliardi di dollari. Se ci concentriamo sul Vecchio Continente scopriamo che il paese con più paperoni è la Germania con 19.870 individui e un patrimonio di 2.226 miliardi, seguita dal Regno Unito (14.885 per 1,145 miliardi), dalla Francia (12.150 per 1,244 miliardi), dalla Svizzera (9.090 per 967 miliardi) e infine dall’Italia con 8.500 individui che dispongono di 1.074 miliardi di dollari. Osservando il calo nella popolazione dei miliardari notiamo come l’Italia sia il Paese che ne ha persi di meno (-1,2%), seguita dal Regno Unito (-3%) e dalla Svizzera (-6%). La Germania ha registrato una perdita di paperoni del 7,2% e la Francia del 10%. Ampliando lo sguardo a livello globale si nota come solo gli Usa e il Giappone sono riusciti a battere la Francia in fatto di miliardari in picchiata, facendo registrare rispettivamente un -10,3% e -13,3%. La Cina, in controtendenza, ha invece visto crescere la sua popolazione di ricchi del 2,3%. Questo trend è dovuto da una parte alla concessione di particolari stimoli politici mirati e dall’altra all’esposizione relativamente limitata alla guerra tra Russia e Ucraina. Elementi che hanno contribuito a depotenziare le pressioni legate alle catene di approvvigionamento e quelle nel settore immobiliare. La Cina non è però l’unica realtà che ha fatto registrare delle performance positive. Il Medio Oriente e l’America Latina hanno infatti visto un aumento sia nel numero dei miliardari che della loro ricchezza. Le aree del Medio Oriente hanno avuto una crescita nella popolazione wealth del 7,4% e del patrimonio di un + 1,9%. Dati positivi legati principalmente al settore energetico, e all'impennata dei prezzi delle materie prime (gli sforzi dell’Ue per cercare un'alternativa alla Russia come fornitore di gas). Per quanto riguarda l’America latina i miliardari sono aumentati del 3% nel e la loro ricchezza del 5,1%. Il motivo in questo caso è legato al fatto che le più grandi economie della regione sono importanti esportatori di materie prime.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/2022-miliardari-mondo-diminuiti-6-2659429230.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-donne-miliardarie-sono-solo-l-11-rispetto-all-89-degli-uomini" data-post-id="2659429230" data-published-at="1676574522" data-use-pagination="False"> Le donne miliardarie sono solo l'11% rispetto all'89% degli uomini Le donne continuano a essere una parte minoritaria all’interno della popolazione dei miliardari. Nel 2022 questo sono solo l’11%, contro l’89,2% degli uomini. Oltre a rappresentare una piccola percentuale le donne miliardarie hanno ottenuto la loro ricchezza in modo diverso rispetto agli uomini.Partiamo dal fatto che negli ultimi cinque anni si è registrata una costante crescita dei miliardari selfmade grazie ad un maggiore afflusso di capitali ed a maggiori opportunità di mercato. Questo tipo di «creazione della ricchezza» continua però ad essere particolarmente concentrato nella popolazione maschile. Secondo i dati il 75,7% dei paperoni uomini si sono creati il proprio impero di ricchezza da soli, il 19% ha unito l'eredità ricevuta con il proprio spirito imprenditoriale e il restante 4,8% è miliardario grazie alla famiglia. Per le donne la fotografia è nettamente diversa. Si hanno infatti il 45% che si è creata da sola la propria fortuna, il 30% che ha usato l’eredità per poi spiccare il volo e il 25% che deve tutto alla propria famiglia.La più grande differenza lo si ha sul mondo no profit. Quasi il 20% delle donne ultra ricche trascorre la maggior parte del proprio tempo in questo settore, rispetto al 5% degli uomini. Questa maggiore propensione verso il segmento non profit deriva, in parte, da interessi e preoccupazioni personali, ma è anche legata alla maggiore prevalenza di ricchezza ereditaria tra le donne, rispetto che tra gli uomini. Altra differenza tra gli uomini e le donne riguarda la gestione dei propri asset finanziari. Le donne investono molto di più in lusso e immobiliare (12,7%) rispetto agli uomini(4%). Focus lusso il mondo dei paperoni blu tende a scegliere l’acquisto di jet e yacht. Le donne si indirizzano invece maggiormente sugli oggetti d'arte di fascia alta, gli orologi di lusso e i gioielli. Per quanto riguarda invece gli investimenti in aziende pubbliche, private e la liquidità nel proprio portafoglio le percentuali si equivalgono senza troppe differenze. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/2022-miliardari-mondo-diminuiti-6-2659429230.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="le-universita-che-hanno-sfornato-piu-miliardari-si-trovano-negli-stati-uniti" data-post-id="2659429230" data-published-at="1676574522" data-use-pagination="False"> Le università che hanno sfornato più miliardari si trovano negli Stati Uniti Con un totale di 392.410 individui, la popolazione dei miliardari è un segmento della classe benestante, che rappresenta solo l'1,2% dei milionari nel mondo. Come entrare in questo club ristretto? Fare l’università giusta potrebbe essere l’inizio del percorso. Secondo un recente report di Wealth-X le università che hanno sfornato più miliardari si trovano principalmente negli Usa, e vedono al primo posto Harvard con circa 17.660 alunni che sono diventati paperoni (5% della popolazione miliardaria mondiale). Numero che è più del doppio rispetto alla Stanford e all'Università della Pennsylvania, che sono rispettivamente al secondo e terzo posto. A livello globale, tra le prime 20 università classificate per numero di alunni miliardari, solo quattro si trovano al di fuori degli Stati Uniti e sono l’università di Cambridge con 4.149 ex studenti che sono entrati nel club dei miliardari, quella nazionale di Singapore (3.653), Oxford (3.356) e l’Insead (Francia) con 2.625 alunni d’oro. Nessuna università italiana è presente nelle classifiche globali.Età e creazione di ricchezzaRiflettendo le caratteristiche della popolazione mondiale dei paperoni, gli alunni più ricchi si sono creati la propria ricchezza, per la maggior parte, da soli. Il California Institute of Technology è al primo posto tra le università degli Stati Uniti con il 91,7% degli studenti Uhnwi selfame. Percentuale che impallidisce però rispetto alle prime cinque università del mondo. Al primo posto troviamo infatti l'Indian Institute of Management Ahmedabad dove circa il 96% degli alunni diventati miliardari hanno creato da soli la propria ricchezza. Al secondo posto ci sono l’università di Peking e la Fudan university (Cina) con il 93,6%, seguite dall’università del Witwatersrand (Sud Africa) con il 92,3% e dalla Renmin University della Cina con il 92,1%.Le università americane vengono battute anche in termini di età. Se infatti si osserva chi ha la quota più giovane di miliardari la risposta la si trova fuori dal territorio a stelle e strisce. Al primo posto c’è l’università del Kuwait con un’età media fra i suoi paperoni di 40.7 anni, seguita dall’università americana del Beirut (47.4 anni), da quella di Tel Aviv (49.1 anni), di Tsinghua (Cina) con 49.3 anni e dal Monash in Australia con una media di 50 anni. Negli Usa l’università che sforna i miliardari più «giovani» è quella di Denver con 56.7 anni.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».