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2023-03-29
Nel 2020 prodotte 2.000 tonnellate di cocaina in tutto il mondo
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Il Global Cocaine Report 2023, redatto dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), ha concluso che il commercio di cocaina ha superato i livelli del 2019, raggiungendo il suo massimo storico.
Il documento approfondisce anche i rapporti e gli accordi stretti tra gruppi criminali transnazionali, le attività dei trafficanti di cocaina brasiliani, le fortune delle loro controparti nigeriane e le nuove forme di contrabbando di droga in tutto il mondo. Il rapporto rende merito alle autorità di tutto il mondo: «Anche le intercettazioni da parte delle Forze dell'ordine sono aumentate, superando la produzione, il che ha contribuito a ridurre la quantità di cocaina disponibile per il consumo». Ma si tratta di una sfida titanica ben lungi dall’essere vinta.
Secondo i dati del rapporto l’emergenza pandemica legata al COVID-19 non ha fermato la produzione di cocaina nel mondo, che ha raggiunto le 2.000 tonnellate nel 2020 ed è la più alta finora. Un aumento di 2.000 tonnellate rispetto all'anno precedente la pandemia (2019) e il doppio rispetto al 2014, quando la produzione ha iniziato la sua inarrestabile ascesa. Nel 2022, il più grande produttore di cocaina al mondo, la Colombia, ha registrato una crescita del 43% delle foglie piantate, circa 204.000 ettari, oltre ad una maggiore efficienza nell'estrazione delle foglie di coca, ed in particolare nelle aree di produzione chiave. Allo stesso modo, i sequestri di cocaina sono aumentati nel paese fino a raggiungere 671 tonnellate, come scritto nel Balance of Cocaine Seizures di InSight Crime. Questi dati erano già stati segnalati nel rapporto del 2022 del Sistema integrato di monitoraggio delle colture illecite (SIMCI) dell'UNODC . I livelli di purezza della cocaina in Europa sono alla pari con quelli degli Stati Uniti. La purezza della cocaina è in costante aumento in entrambi i mercati dal 2012. Ma la cocaina con una purezza superiore al 60% viene regolarmente venduta in entrambe le regioni e i livelli sono ora più stabili sia Europa che negli Stati Uniti. Nell’European Drug Report del 2022 si legge che «nella metà dei paesi presi in esame la cocaina ha una purezza media compresa tra il 53% e il 68%, con risultati fino all'80%. I risultati negli Stati Uniti vanno dal 40% al 60%». Per quale motivo? Sono diversi i fattori che contribuiscono a questo stato di cose, prima di tutto c’è il fatto che il Vecchio Continente ha superato gli Stati Uniti come destinazione più ambita dai trafficanti di cocaina, sia in termini di domanda che di prezzi; poi c'è una maggiore possibilità che la cocaina venga tagliata con altri ingredienti per aumentare la massa durante il viaggio verso gli Stati Uniti. Le spedizioni transitano attraverso l'America Centrale e il Messico e passano di mano più volte, aumentando la probabilità di contaminazione. Secondo Keegan Hamilton, giornalista di Vice e autore di numerose inchieste sul traffico internazionale di stupefacenti, «la spedizione di cocaina in Europa che avviene attraverso il Brasile e il Venezuela riduce il numero di collegamenti e porta a una maggiore purezza». Infine, sia la 'Ndrangheta che la criminalità organizzata albanese, hanno da tempo stabilito rapporti privilegiati e relative rotte per il trasporto della cocaina con i narcos nei paesi produttori.
I narcos in Sudamerica
In tal senso è evidente che avere degli uomini che vivono stabilmente in Sud America, e che talvolta si sposano con le figlie dei narcos, permetta anche di eliminare gli intermediari nella catena di approvvigionamento, aumentando ulteriormente i collegamenti diretti della cocaina con l'Europa. Gli affari dei narcos colombiani vanno a gonfie vele sia in Colombia che in Europa mentre i trafficanti brasiliani secondo il report, sia durante che dopo la pandemia, hanno iniziato a vedere una contrazione dei loro affari anche a causa della distanza che la cocaina deve percorrere per raggiungere il Brasile e poi attraversare il paese fino ai suoi porti. Per ovviare alle difficoltà i trafficanti brasiliani hanno cominciato a usare piccoli aerei per portare la droga fino ai porti ma già nel 2020 il livello di cocaina destinata all'esportazione è diminuito in città come San Paolo e Rio de Janeiro. Secondo InSight Crime «il bilancio dei sequestri di cocaina in Brasile sono rimasti sostanzialmente stagnanti durante il 2021 e il 2022, con circa 96 tonnellate sequestrate in entrambi gli anni. Ciò può essere attribuito in parte alla rimozione di una rete particolarmente ampia guidata da Sergio Roberto de Carvalho, noto come il Pablo Escobar brasiliano». Dal suo arresto nel giugno 2022 è stato rivelato che Carvalho e i suoi soci hanno esportato decine di tonnellate di droga attraverso molti dei porti atlantici del Brasile, grandi e piccoli. A causa di questi problemi logistici, le riserve di cocaina sono aumentate negli stati interni come Amazonas, Mato Grosso e Goiás e l'UNODC ha rilevato «che ciò ha probabilmente portato a un aumento dei decessi correlati alla cocaina in Brasile».
Il rapporto UNODC si concentra anche su come le comunità in America Latina che si trovano sulle principali rotte commerciali stiano affrontando sfide crescenti. Nonostante il traffico di droga e la violenza siano andati di pari passo oltre i confini nazionali per decenni, il rapporto rileva che le popolazioni storicamente povere e vulnerabili stanno soffrendo più che mai. Ad esempio il confine dell'Ecuador con la Colombia, una delle aree con il più alto traffico di cocaina nella regione, ha circa 70 attraversamenti illegali. Questo comporta che il flusso di cocaina, di carburante, di precursori chimici, e di armi e munizioni tra i due paesi e la violenza tra i gruppi ecuadoriani e colombiani sia in costante aumento. Nel 2022 gli omicidi in Ecuador sono aumentati dell'82%, uno dei livelli di violenza tra più alti dell'America Latina, quindi non sorprende affatto che le province di Esmeraldas e Sucumbíos, nel nord del Paese, siano state tra le più colpite. Spostandoci a sud il confine tra Cile e Bolivia, una zona dove avvengono traffici di ogni genere, è diventata un punto di transito cruciale per cocaina e migranti. Qui operano gruppi criminali come il Tren de Aragua del Venezuela che si è sviluppato grazie a lunghi periodi di impunità favoriti dal governo di Nicolás Maduro. Tren de Aragua che contribuito ai livelli allarmanti di omicidi a Tarapacá, nel nord del Cile, per gran parte del 2022, costringe molti migranti a trasportare cocaina attraverso i confini
L'ascesa dei narcos nigeriani
Uno dei dati più preoccupanti del rapporto UNODC è l'aumento del 400% dei sequestri di cocaina in Africa nel 2021, rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Le rotte di transito della droga ora passano attraversano il continente, rifornendo i mercati locali del Sudafrica e dell'Angola o attraversando l'Africa occidentale e settentrionale per raggiungere l'Europa. Dal 2019, si legge nel il rapporto, «il ruolo dell'Africa come area di transito per la cocaina in viaggio verso mercati di destinazione come l'Europa si è notevolmente ampliato». E i gruppi criminali nigeriani sembrano aver approfittato di questa tendenza. Il rapporto rileva che «dominano il traffico di droga e il contrabbando nell'Africa occidentale e settentrionale, mentre fanno affidamento su una diaspora globale e su una rete di corrieri della droga per rifornirsi». Le prove dall'America Latina lo confermano. Ogni anno dal 2018 i cittadini nigeriani sono stati la nazionalità arrestata più di frequente nel tentativo di contrabbandare cocaina a bordo di aerei verso il Brasile. E in Venezuela, diversi nigeriani sono stati arrestati nel 2021 anche accusati di reclutare gente del posto per contrabbandare droga in Europa attraverso Brasile, Suriname e Guyana francese. I trafficanti di droga secondo il report sempre piu’ spesso utilizzano i servizi postali internazionali per fornire droga ai loro clienti. A questo proposito in Inghilterra (per citarne uno) c'è stato un «aumento significativo» dei sequestri di cocaina spedita con la «modalità pacco veloce». Infine, preoccupa il vorticoso aumento del consumo di crack in diversi Paesi dell'Europa occidentale, tra i quali ci sono il Regno Unito, Belgio, Francia e Spagna.
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Il nuovo report delle Nazioni Unite sulla situazione globale del traffico di cocaina mostra livelli di produzione record in America Latina e il costante aumento della purezza della cocaina in Europa, oltre al colossale aumento nei sequestri di droga in Africa.Il Global Cocaine Report 2023, redatto dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), ha concluso che il commercio di cocaina ha superato i livelli del 2019, raggiungendo il suo massimo storico.Il documento approfondisce anche i rapporti e gli accordi stretti tra gruppi criminali transnazionali, le attività dei trafficanti di cocaina brasiliani, le fortune delle loro controparti nigeriane e le nuove forme di contrabbando di droga in tutto il mondo. Il rapporto rende merito alle autorità di tutto il mondo: «Anche le intercettazioni da parte delle Forze dell'ordine sono aumentate, superando la produzione, il che ha contribuito a ridurre la quantità di cocaina disponibile per il consumo». Ma si tratta di una sfida titanica ben lungi dall’essere vinta.Secondo i dati del rapporto l’emergenza pandemica legata al COVID-19 non ha fermato la produzione di cocaina nel mondo, che ha raggiunto le 2.000 tonnellate nel 2020 ed è la più alta finora. Un aumento di 2.000 tonnellate rispetto all'anno precedente la pandemia (2019) e il doppio rispetto al 2014, quando la produzione ha iniziato la sua inarrestabile ascesa. Nel 2022, il più grande produttore di cocaina al mondo, la Colombia, ha registrato una crescita del 43% delle foglie piantate, circa 204.000 ettari, oltre ad una maggiore efficienza nell'estrazione delle foglie di coca, ed in particolare nelle aree di produzione chiave. Allo stesso modo, i sequestri di cocaina sono aumentati nel paese fino a raggiungere 671 tonnellate, come scritto nel Balance of Cocaine Seizures di InSight Crime. Questi dati erano già stati segnalati nel rapporto del 2022 del Sistema integrato di monitoraggio delle colture illecite (SIMCI) dell'UNODC . I livelli di purezza della cocaina in Europa sono alla pari con quelli degli Stati Uniti. La purezza della cocaina è in costante aumento in entrambi i mercati dal 2012. Ma la cocaina con una purezza superiore al 60% viene regolarmente venduta in entrambe le regioni e i livelli sono ora più stabili sia Europa che negli Stati Uniti. Nell’European Drug Report del 2022 si legge che «nella metà dei paesi presi in esame la cocaina ha una purezza media compresa tra il 53% e il 68%, con risultati fino all'80%. I risultati negli Stati Uniti vanno dal 40% al 60%». Per quale motivo? Sono diversi i fattori che contribuiscono a questo stato di cose, prima di tutto c’è il fatto che il Vecchio Continente ha superato gli Stati Uniti come destinazione più ambita dai trafficanti di cocaina, sia in termini di domanda che di prezzi; poi c'è una maggiore possibilità che la cocaina venga tagliata con altri ingredienti per aumentare la massa durante il viaggio verso gli Stati Uniti. Le spedizioni transitano attraverso l'America Centrale e il Messico e passano di mano più volte, aumentando la probabilità di contaminazione. Secondo Keegan Hamilton, giornalista di Vice e autore di numerose inchieste sul traffico internazionale di stupefacenti, «la spedizione di cocaina in Europa che avviene attraverso il Brasile e il Venezuela riduce il numero di collegamenti e porta a una maggiore purezza». Infine, sia la 'Ndrangheta che la criminalità organizzata albanese, hanno da tempo stabilito rapporti privilegiati e relative rotte per il trasporto della cocaina con i narcos nei paesi produttori. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/2020-2000-tonnellate-cocaina-mondo-2659673805.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-narcos-in-sudamerica" data-post-id="2659673805" data-published-at="1680101214" data-use-pagination="False"> I narcos in Sudamerica In tal senso è evidente che avere degli uomini che vivono stabilmente in Sud America, e che talvolta si sposano con le figlie dei narcos, permetta anche di eliminare gli intermediari nella catena di approvvigionamento, aumentando ulteriormente i collegamenti diretti della cocaina con l'Europa. Gli affari dei narcos colombiani vanno a gonfie vele sia in Colombia che in Europa mentre i trafficanti brasiliani secondo il report, sia durante che dopo la pandemia, hanno iniziato a vedere una contrazione dei loro affari anche a causa della distanza che la cocaina deve percorrere per raggiungere il Brasile e poi attraversare il paese fino ai suoi porti. Per ovviare alle difficoltà i trafficanti brasiliani hanno cominciato a usare piccoli aerei per portare la droga fino ai porti ma già nel 2020 il livello di cocaina destinata all'esportazione è diminuito in città come San Paolo e Rio de Janeiro. Secondo InSight Crime «il bilancio dei sequestri di cocaina in Brasile sono rimasti sostanzialmente stagnanti durante il 2021 e il 2022, con circa 96 tonnellate sequestrate in entrambi gli anni. Ciò può essere attribuito in parte alla rimozione di una rete particolarmente ampia guidata da Sergio Roberto de Carvalho, noto come il Pablo Escobar brasiliano». Dal suo arresto nel giugno 2022 è stato rivelato che Carvalho e i suoi soci hanno esportato decine di tonnellate di droga attraverso molti dei porti atlantici del Brasile, grandi e piccoli. A causa di questi problemi logistici, le riserve di cocaina sono aumentate negli stati interni come Amazonas, Mato Grosso e Goiás e l'UNODC ha rilevato «che ciò ha probabilmente portato a un aumento dei decessi correlati alla cocaina in Brasile».Il rapporto UNODC si concentra anche su come le comunità in America Latina che si trovano sulle principali rotte commerciali stiano affrontando sfide crescenti. Nonostante il traffico di droga e la violenza siano andati di pari passo oltre i confini nazionali per decenni, il rapporto rileva che le popolazioni storicamente povere e vulnerabili stanno soffrendo più che mai. Ad esempio il confine dell'Ecuador con la Colombia, una delle aree con il più alto traffico di cocaina nella regione, ha circa 70 attraversamenti illegali. Questo comporta che il flusso di cocaina, di carburante, di precursori chimici, e di armi e munizioni tra i due paesi e la violenza tra i gruppi ecuadoriani e colombiani sia in costante aumento. Nel 2022 gli omicidi in Ecuador sono aumentati dell'82%, uno dei livelli di violenza tra più alti dell'America Latina, quindi non sorprende affatto che le province di Esmeraldas e Sucumbíos, nel nord del Paese, siano state tra le più colpite. Spostandoci a sud il confine tra Cile e Bolivia, una zona dove avvengono traffici di ogni genere, è diventata un punto di transito cruciale per cocaina e migranti. Qui operano gruppi criminali come il Tren de Aragua del Venezuela che si è sviluppato grazie a lunghi periodi di impunità favoriti dal governo di Nicolás Maduro. Tren de Aragua che contribuito ai livelli allarmanti di omicidi a Tarapacá, nel nord del Cile, per gran parte del 2022, costringe molti migranti a trasportare cocaina attraverso i confini <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/2020-2000-tonnellate-cocaina-mondo-2659673805.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="l-ascesa-dei-narcos-nigeriani" data-post-id="2659673805" data-published-at="1680101214" data-use-pagination="False"> L'ascesa dei narcos nigeriani Uno dei dati più preoccupanti del rapporto UNODC è l'aumento del 400% dei sequestri di cocaina in Africa nel 2021, rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Le rotte di transito della droga ora passano attraversano il continente, rifornendo i mercati locali del Sudafrica e dell'Angola o attraversando l'Africa occidentale e settentrionale per raggiungere l'Europa. Dal 2019, si legge nel il rapporto, «il ruolo dell'Africa come area di transito per la cocaina in viaggio verso mercati di destinazione come l'Europa si è notevolmente ampliato». E i gruppi criminali nigeriani sembrano aver approfittato di questa tendenza. Il rapporto rileva che «dominano il traffico di droga e il contrabbando nell'Africa occidentale e settentrionale, mentre fanno affidamento su una diaspora globale e su una rete di corrieri della droga per rifornirsi». Le prove dall'America Latina lo confermano. Ogni anno dal 2018 i cittadini nigeriani sono stati la nazionalità arrestata più di frequente nel tentativo di contrabbandare cocaina a bordo di aerei verso il Brasile. E in Venezuela, diversi nigeriani sono stati arrestati nel 2021 anche accusati di reclutare gente del posto per contrabbandare droga in Europa attraverso Brasile, Suriname e Guyana francese. I trafficanti di droga secondo il report sempre piu’ spesso utilizzano i servizi postali internazionali per fornire droga ai loro clienti. A questo proposito in Inghilterra (per citarne uno) c'è stato un «aumento significativo» dei sequestri di cocaina spedita con la «modalità pacco veloce». Infine, preoccupa il vorticoso aumento del consumo di crack in diversi Paesi dell'Europa occidentale, tra i quali ci sono il Regno Unito, Belgio, Francia e Spagna.
Ansa
Del resto quando degradi l’idea stessa di cultura allo schema del prodotto di consumo e quando utilizzi ostentatamente le strategie di marketing per dire che «il marketing è oppressione», quando denunci la mercificazione e vendi il tuo letto disfatto per milioni di sterline, allora sei tu ad essere il cuore stesso del sistema che pensavi di denunciare. E mentre diventi multimilionario e ti godi il riconoscimento del ruolo di artista e di intellettuale - ormai le due cose non possono più essere disgiunte - non ti accorgi che nel frattempo il «popolo» al quale pensi di parlare non è la massa ma è l’élite straricca di coloro che frequentano il salotto del tuo gallerista per partecipare al gioco (fiscale) dell’arte contemporanea.
L’ultimo grande eroe dell’arte trasgressiva e della denuncia sociale è caduto l’altro giorno sotto una meritata salva di fischi e derisioni. L’opera raffigurante un uomo che marcia accecato dalla propria bandiera, installata nottetempo in Waterloo Place a Londra senza autorizzazione apparente e con la solita modalità «pirata» dal collettivo che utilizza il nome Banksy, viene immediatamente adottata dal Westminster City Council e dal sindaco Sadiq Khan: alle prime luci dell’alba compaiono barriere di protezione e dichiarazioni ufficiali con tanto di cartella stampa che definiscono l’installazione «un vibrante contributo alla scena artistica pubblica».
Senonché la Bbc fa un servizio in cui solleva dubbi sulla presunta «trasgressività» dell’installazione provocando l’ulteriore conferma dall’amministrazione londinese che dichiara che l’opera «non è autorizzata» ma che verrà mantenuta e transennata fino alle elezioni locali come «motivo di riflessione contro i nazionalismi». Inaspettatamente, però, su X si solleva una pressoché unanime protesta non tanto contro l’installazione, che ha un effettivo potenziale comunicativo e «di rottura» inferiore ad un manifesto pubblicitario di una serie Netflix, quanto nei confronti del palese e ormai ridicolo cortocircuito tra politica, artisti sovvenzionati e mercato dell’arte. Tutti elementi interni al mondo della Sinistra che ormai non riesce più a fuoriuscire dai riti e dai linguaggi che ha stabilito con tale solerzia e convinzione da giungere all’inevitabile deriva finale: il comico.
I più furbi, notando le reazioni del pubblico, si sono a loro volta uniformati alla nuova ondata di rigetto ed hanno, candidamente e con la nonchalance che ne contraddistingue l’esistenza, elaborato nuove analisi nelle quali effettivamente si riconosce che Banksy è un paraculo, che è da sempre d’accordo con le istituzioni (o almeno da quando ha una quotazione di mercato) e che la politica gli ha in pratica commissionato l’opera. Improvvisamente anche per le riviste impegnate l’artista-collettivo multimilionario, da decenni allineato all’agenda ufficiale, che finanzia le Ong immigrazioniste e che non perde occasione per condannare il populismo, non solo incarna «il provocative conformism» ma la sua opera non fa altro che «proiettare l’ansia elitaria verso il populismo reazionario piuttosto che sfidare il vero potere». I commentatori chic britannici si sono così accorti che Banksy più che ad Andy Warhol guarda a Greta Thunberg offrendo al mercato ribelle il prodotto giusto, quello che consente la trasgressione estetica confermando l’ortodossia culturale.
Esattamente come le magliette dei trasgressivi che attaccano le pericolosissime masse populiste e corrono a difendere il debole e inerme Quirinale, esattamente come le solite «battaglie culturali» sempre allineate al mainstream e sempre dotate di merchandising già pronto il primo giorno di «manifestazioni spontanee», ormai ogni discorso ribelle è merce che consolida il dominio producendo verità attraverso il consenso culturale.
Il fatto è che mai nella storia si è chiesto alle avanguardie una ricetta politica alternativa ma solo la lucidità per denunciare la narrazione dominante e distaccarsene radicalmente. La ribellione al sistema di un Johnny Rotten rifuggiva ogni programma politico e si limitava a smascherare ogni forma di falsa coscienza; oggi l’artista contemporaneo non vede l’ora di farsi cooptare dal potere e di farsi quotare nel sistema dell’arte contemporanea, correndo a confermare ogni battaglia culturale woke e decidendo così di farsi attivista politico proprio mentre l’ex cantante dei Sex Pistols liquida il woke come «una banda di pazzi» e ammette che oggi è la sinistra ad incarnare tutto ciò che è divertente odiare. E mentre Rolling Stone retrocede Eric Clapton dalla decima alla trentacinquesima posizione della sua hall of fame per «le sue critiche al vaccino Covid e la sua scelta di non discriminare l’ingresso ai suoi concerti durante la pandemia», siamo tutti chiamati a ricordare che l’arte autentica è affermazione vitale e non risentimento mascherato da progressismo, rifiuto della conformità e non ricerca ossessiva delle benedizioni istituzionali.
Questa volta, con l’ennesima installazione pedagogica del buon Banksy, si cominciano ad intravedere i segni di un diffuso rigetto nei confronti di forme obsolete, utili solo a mantenere privilegi elitari, controllo della narrazione ed estromissione dei veri temi critici dall’agenda narrativa dominante. Fino a che un giorno chi scrive quell’agenda si accorgerà che viene letta solo ai vernissage di certe gallerie.
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Michele Emiliano (Ansa)
Dal rapporto burrascoso con il governatore della Puglia e suo ex pupillo, Antonio Decaro, a un ritorno in toga, Emiliano va a ruota libera in un’intervista rilasciata a Telenorba. Dopo 23 anni di aspettativa politica è in attesa della decisione della Terza commissione del Csm per ottenere il via libera a un’altra aspettativa per diventare consulente giuridico della Regione Puglia, domanda già bocciata tre volte.
Ieri doveva arrivare la decisione che non è arrivata. La discussione sul contratto proposto da Decaro al suo predecessore (con uno stipendio di circa 130.000 euro all’anno) ha fatto emergere diverse obiezioni, tra cui quella secondo cui «un consigliere non è la stessa cosa di un operativo: il via libera creerebbe un precedente per il quale tutti gli enti territoriali potrebbero chiedere un magistrato in aspettativa per affidargli compiti dirigenziali.
«Il presidente Decaro mi ha chiesto di dargli una mano come consulente», spiega Emiliano, «io gli ho detto: “Sono disposto a darti consulenze pure telefoniche gratuitamente”, però evidentemente voleva darmi il segno della sua vicinanza. Io avevo detto che era una costruzione un po’ ardita, ma lui ha voluto andare avanti. Dopodiché il Pd ha chiesto alla commissione sugli incidenti del lavoro di inserirmi come consulente. Ma se io dovessi scegliere, non vedrei l’ora di rimettermi la toga, di andare a fare il pubblico ministero in una Procura».
La legge attuale impedisce ai magistrati che hanno fatto politica di rientrare negli uffici giudiziari, ma a lui questa legge non si applica essendo andato in aspettativa prima. «Temo solo che la Procura dove rischio di andare sarebbe un po’ perseguitata dai giornalisti», aggiunge. Ecco la scusa. «Sto cercando di evitare di rientrare in servizio proprio per evitare questo. Dopodiché, se mi costringono a rientrare, sarò felicissimo perché chi nasce magistrato muore magistrato».
Ma non esita a dire anche che «se il Pd decidesse di candidarmi» alle Politiche 2027 «sarei felice», perché «la politica obiettivamente è la bacchetta magica che se funziona, cambia tutto, come al contrario se non funziona fa un disastro». A Emiliano ha cambiato davvero tutto.
Quindi? «Non è che uno per sopravvivere deve fare politica per forza», insiste. «Mi rendo conto però che se qualcuno mi chiedesse di fare il deputato farebbe una cosa intelligente perché ho una certa esperienza. Se non me lo chiedesse perché sono troppo ingombrante a me la vita non me la cambiano». E ne ha anche per il sindaco di Genova, Silvia Salis, che scarica per ingraziarsi il segretario Pd, Elly Schlein: «Non credo abbia le carte in regola per essere candidata premier del centrosinistra. È appena diventata sindaco, non ha nessuna storia politica e non ha nessuna connessione con tutto il mondo progressista. È una figura interessante per il futuro, non per il presente».
Emiliano manda poi una serie di messaggi a Decaro, delfino che si è smarcato dal suo mentore. «Antonio è reo confesso: lo dice chiaramente a tutti che soffre la mia presenza, ma questo lo capisco». Tuttavia, gli tende la mano: «Io, comunque, qualunque cosa dovesse fare Antonio, sono dalla sua parte e lo sosterrò in tutte le maniere perché ovviamente, come diceva mia madre, l’ho fatto io, non è che lo posso distruggere».
Nel corso dell’intervista, Emiliano ha anche presentato il suo romanzo noir, L’Alba di San Nicola, raccontandone la genesi: «Se non mi avessero messo a riposo forzato, probabilmente non l’avrei finito. È stato un momento per riorganizzare la propria vita».
Anche se per il momento la vita di Emiliano assomiglia di più a un giallo.
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Nicola Magrini (Ansa)
L’affermazione è stata fatta nel contesto delle misure prese durante la seconda ondata, da settembre a dicembre 2020. Innanzitutto, l’ex dg ha voluto precisare che nei primi protocolli di trattamento domiciliare Aifa le indicazioni «non erano di vigile attesa ma di watchful waiting, monitoraggio attento e presente, non da remoto, dell’evoluzione clinica del paziente».
Peccato che la circolare dell’allora ministro della Salute, Roberto Speranza, firmata il 30 novembre 2020 dall’ex direttore generale della Prevenzione sanitaria Giovanni Rezza e uscita dopo 8 mesi con le linee guida sulla gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2, riportasse proprio «vigile attesa» e «trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo)». L’accoppiata tachipirina e vigile attesa che lasciava senza cure centinaia di migliaia di persone atterrite dal virus, quando rimanevano contagiate e sapevano di non poter andare al Pronto soccorso. Quanto al «monitoraggio non da remoto», sappiamo che la maggior parte dei medici si rifiutava di visitare i propri assistiti, lasciandoli spesso anche senza risposte telefoniche. Magrini, che è specializzato in farmacologia clinica, ha poi spiegato ai parlamentari della commissione che gli studi clinici randomizzati (Rct) sono lo strumento più affidabile anche durante la pandemia per valutare efficacia e sicurezza dei farmaci. «Undici trattamenti non hanno dimostrato nessuna efficacia su mortalità, durata ricovero e ventilazione e qualche potenziale danno. Li cito rapidamente, l’idrossiclorochina, il lopinavir […] il plasma dei convalescenti che in Italia ha avuto faticose polemiche, l’aspirina…».
Non si è trattato solo dell’ennesimo insulto al professor Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova che per primo aveva iniziato la cura del Covid con le trasfusioni di plasma iperimmune (e che si tolse la vita nel luglio del 2021), ma anche della negazione dell’efficacia dell’infusione di sangue di contagiati dal coronavirus, opportunamente trattato, in altri pazienti, riconosciuta da studi autorevoli.
Come quello dell’ottobre 2023, uscito su The New England Journal of Medicine (Nejm) e che dimostrava una mortalità ridotta nei pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), indotta da Covid-19, ai quali era stato somministrato plasma raccolto da donatori convalescenti, entro 5 giorni dall’inizio della ventilazione meccanica invasiva. Non solo, tra l’inizio di aprile 2020 e la fine di agosto 2020, quasi 100.000 pazienti ricoverati in circa 2.200 ospedali statunitensi con infezioni da Sars-CoV-2 furono trattati con plasma convalescente nell’ambito di un programma autorizzato dalla Fda.
In Italia, invece, lo studio clinico randomizzato e controllato chiamato Tsunami, promosso da Istituto superiore della sanità e Aifa «non evidenziò benefici» e la cura venne bocciata. Forse perché costava poco. Ancora oggi, Magrini insiste nel definire il plasma iperimmune inefficace, magari con qualche potenziale danno. E vogliamo parlare dell’aspirina? Solo guardando agli studi dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri pubblicati nel 2021, 2022 e 2023, era documentata l’importanza di farmaci antinfiammatori non steroidei quali l’aspirina. Nel gennaio di quest’anno, un nuovo lavoro pubblicato su Frontiers in Immunology, prendeva in esame i meccanismi molecolari dell’effetto dell’aspirina sulla struttura della proteina Spike, riducendo la capacità del virus di legarsi alle cellule dell’ospite e limitando il danno polmonare. E per fortuna che l’ex dg di Aifa ha affermato: «Le linee guida terapeutiche progrediscono con il progredire delle evidenze, che nel caso del Covid sono progredite di mese in mese, in alcuni momenti anche di settimana in settimana». Nessun mea culpa per quello che la nostra agenzia regolatoria impedì che venisse attuato, escludendo trattamenti importanti?
Magrini ha spiegato in commissione che aveva ragione l’articolo apparso il 14 aprile su Nejm dal titolo «Valutazione dei farmaci durante la pandemia di Covid-19», nel quale «Jerry Avorn affermava che avremo problemi, come disegni di studi clinici inadeguati e sicurezza in studi randomizzati prima della immissione sul mercato o loro autorizzazione». Nel testo si affermava che «l’ampliamento dell’accesso a terapie sperimentali non ancora completamente valutate potrebbe avere diverse conseguenze indesiderate» e Magrini ha fatto l’esempio di Trump. «Diceva che aveva l’intuito che funzionasse l’idrossiclorochina, la preoccupazione della scienza era di un input politico […] occorre proteggere le persone da farmaci inefficaci o poco sicuri». L’ex dg non ha dubbi: «La salute dei singoli pazienti, sia della popolazione si preserverà restando fedeli ai principi di valutazione delle attività regolatorie». Il giudizio su Aifa, guardando all’epoca pandemica, invece per molti italiani non è affatto positivo.
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Secondo Il Tg 1 Andrea Sempio sarebbe stato intercettato in macchina mentre parlava da solo. Dopo aver visto i suoi video insieme a Stasi avrebbe telefonato a Chiara per farle delle avances, ma lei lo avrebbe duramente respinto. Marco Poggi, però, difende l'amico: mai visto con lui i video di Chiara