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Ansa
Pubblicato all’apice dello Stato islamico, resta il testo chiave pure per i terroristi di oggi.
Sono passati ormai dieci anni da quando l’Isis ha pubblicato il suo manuale per lupi solitari. Si intitolava How to survive in the West (Come sopravvivere in Occidente) e rappresentava il testo sacro degli aspiranti jihadisti. Chiunque, all’epoca, poteva scaricarlo tramite i canali più o meno ufficiali dello Stato islamico e mettere in pratica gli insegnamenti raccolti negli 11 capitoli che lo compongono. E che oggi rappresentano un ottimo strumento per comprendere quali parti siano rimaste immutate nell’addestramento degli aspiranti terroristi islamici e quali siano cambiate.
Al centro di tutto, c’è la taqiyya, la capacità di dissimulare e mentire: «Non mostrate che siete musulmani, in questo modo eviterete di finire tra i sospettati di essere terroristi». Profilo basso, quindi. Si consiglia di evitare barbe lunghe e, per le donne, di indossare niqab neri. Meglio quelli colorati. Allo stesso modo, quando si è in pubblico, è preferibile evitare nomi che ricordino la religione islamica ed è necessario mostrarsi sempre cordiali con tutti.
Uno degli obiettivi principali dei lupi solitari, poi, è quello di raggranellare soldi nel modo più semplice possibile. E, ancora una volta, senza dare nell’occhio. Chi è in grado organizzi truffe bancarie o hackeri i conti di grandi aziende. L’obiettivo da colpire? Naturalmente gli infedeli, il «vero nemico». Meglio ancora se israeliani.
Comunicare in sicurezza è fondamentale. Ed è uno dei tanti errori che ha fatto il ragazzo nordafricano di Firenze. Lo Stato islamico suggerisce infatti di tenere un profilo basso: mai digitare parole come «jihad» o armi nei motori di ricerca. Per trovare informazioni in modalità anonima, meglio usare Tor.
L’apparenza è tutto: bisogna sembrare «puliti» agli occhi altrui. Anche, e soprattutto, quando ci si addestra. Correre e andare in palestra sono attività normali in Occidente, quindi si possono fare senza problemi. Bisogna evitare però di indossare simboli che richiamino armi o simboli legati all’islam. Ancora una volta la taqiyya, la dissimulazione: «Devi allenarti come una persona normale, non puoi sembrare diverso». Curiosamente, il volume per aspiranti jihadisti consiglia di imparare il krav maga, l’arte del combattimento corpo a corpo israeliana. Utilizzare le armi è fondamentale, ma è meglio evitare quelle vere e fare pratica con quelle di paintball e softair. Per imparare i movimenti di combattimento in zone urbane il videogioco Call of duty rappresenta un ottimo strumento.
Il volume suggerisce poi i metodi di attacco. Non solo bombe e armi da fuoco, che rappresentano strumenti più complessi, ma anche, e soprattutto, strumenti più semplici e facilmente reperibili. Del resto era stato proprio il portavoce dell’Isis, Abu Muhammad al-Adnani, a elaborare una nuova strategia, definendola delle «mille lame», per colpire l’Occidente. Attacchi improvvisi, rapidi e con mezzi di fortuna, alla portata di tutti, utilizzando auto-ariete e coltelli. La stessa dinamica dell’attacco di Modena.
Il ragazzo nordafricano di Firenze, però, voleva colpire in grande. Sognava l’attentato spettacolare, che causasse una carneficina. Cercava armi e preparava molotov. Un salto di qualità.
A distanza di dieci anni dalla sua pubblicazione, questo manuale rappresenta ancora il punto di riferimento di chi vuole colpire l’Occidente. Non a caso, dopo esser stato rimosso dal Web, circola tra la chat degli aspiranti terroristi. Che dissimulano e sembrano innocui mentre si preparano a colpire un Occidente sempre più stanco. Che ha abbassato la guardia, nonostante le tante ferite inflitte dal jihad.
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Stretta dell’amministrazione Trump sulla green card: ora la si dovrà chiedere nei Paesi d’origine. L’esatto opposto delle ultime direttive provenienti dall’Europa.
L’amministrazione Trump vara una stretta importante sulla concessione della green card, il permesso di residenza permanente che da sempre è l’obiettivo di chi emigra negli Stati Uniti. O anche di chi sogna di andarci, tanto che da decenni imperversano online lotterie più o meno attendibili per ottenerla. Anche perché la green card è di fatto l’anticamera per l’ottenimento della cittadinanza americana, che può essere richiesta dopo 5 anni di permanenza nel Paese. Da adesso, salvo rare eccezioni, i richiedenti dovranno iniziare la procedura nel loro Paese d’origine, anziché una volta negli Stati Uniti, come spesso accade nella pratica. «D’ora in poi, un cittadino straniero che si trova temporaneamente negli Stati Uniti e desidera ottenere una green card dovrà tornare nel proprio Paese d’origine per presentare la domanda, salvo circostanze eccezionali», ha reso noto Zach Kahler, portavoce dei Servizi per la cittadinanza e l’immigrazione degli Stati Uniti (Usics). I titolari di visite temporanee, «come studenti, lavoratori temporanei o persone con visti turistici, vengono negli Stati Uniti per un breve periodo e per uno scopo specifico. Il nostro sistema è concepito in modo che lascino il Paese al termine del soggiorno. La loro permanenza non dovrebbe fungere da primo passo verso la procedura per ottenere la carta verde», ha spiegato.
La mossa della Casa Bianca è in controtendenza con l’indirizzo politico dell’Unione europea, che non più tardi di due anni fa, a marzo del 2024, ha varato una riforma della direttiva unica per l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Le modifiche sulla carta non intaccano l’autonomia dei Paesi membri, ma l’obiettivo di Bruxelles era sempre il solito: rendere più incisiva la politica di integrazione dell’Unione Europea
Come detto, la competenza di stabilire i requisiti di rilascio del permesso unico a scopo di lavoro spetta agli Stati membri, ma la riforma accelera i tempi di trattamento delle domande di permesso, sulla carta soprattutto per contribuire all’efficace attuazione dei «partenariati volti ad attirare talenti» con i principali Paesi partner degli Stati membri.
Sta di fatto che gli eurodeputati hanno votato un provvedimento che ha abbreviato da 4 mesi a 90 giorni il termine utile per adottare la decisione sulla richiesta permesso unico, con possibilità di proroga di ulteriori 30 giorni per l’esame dei casi più complessi.
Meno tempo, meno controlli, quindi, con tutto quello che ciò rappresenta a livello di sicurezza.
Un punto in particolare della riforma va in direzione opposta e contraria rispetto a quella che stanno prendendo gli Usa: lo straniero titolare di un permesso di soggiorno valido può chiedere un permesso unico anche all’interno del territorio, in modo da evitare che chi risiede legalmente in Ue per ragioni diverse debba tornare nel proprio Paese di origine per chiedere il cambio di status giuridico.
Ma c’è di più: se il titolare di permesso unico è disoccupato la direttiva approvata nel 2024 (che in teoria prevede il recepimento da parte degli Stati membri entro due anni), gli concede tre mesi di tempo per trovare un altro posto di lavoro prima che gli venga ritirato il permesso. I tre mesi salgono a sei se il lavoratore è titolare di un permesso superiore a due anni.
Va detto che alcuni Paesi membri stanno cercando comunque di dare una stretta agli ingressi, sia per ragioni di sicurezza, sia per tutelare il lavoro dei loro cittadini. Ad esempio nuovo governo ungherese ha varato un piano di sospensione dei visti, che dovrebbe entrare in vigore a giugno, per i lavoratori extra-Ue. Ma l’esecutivo guidato da Peter Magyar deve far fronte a crescenti pressioni da parte aziende e associazioni di categoria che avvertono come un divieto improvviso potrebbe colpire la produzione in un mercato del lavoro già saturo.
Attimi di panico nei pressi della Casa Bianca: un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima di essere ucciso. Ferita gravemente una persona presente nella zona. Giornalisti costretti a interrompere le dirette e a mettersi al riparo.
Momenti di tensione a Washington, nei pressi della Casa Bianca, dove un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service a uno dei checkpoint dell’area di sicurezza. L’aggressore è stato colpito durante lo scontro a fuoco ed è morto poco dopo in ospedale.
Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, nella sparatoria è rimasta ferita gravemente anche una persona che si trovava casualmente nei dintorni. L’uomo armato, identificato come il 21enne Nasir Best, era già noto agli agenti per precedenti episodi. L’allarme è scattato intorno alle 18.10 locali, mentre alcuni giornalisti stavano effettuando collegamenti in diretta dai giardini della Casa Bianca. Nei video si sentono chiaramente numerosi colpi di arma da fuoco, con i cronisti costretti a interrompere le trasmissioni e a cercare immediatamente riparo all’interno della briefing room.
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A Milano sono 35 le aule a maggioranza extracomunitaria. Va peggio a Monfalcone: le percentuali sono oltre il 70%. Gli islamici in Italia, nel 2050, saranno il doppio.
I dati parlano chiaro: entro il 2050, i musulmani in Europa rappresenteranno almeno l’11 per cento della popolazione. Questo lo scenario ipotizzato dal centro studi americano Pew research nel caso in cui non si dovessero intensificare gli sbarchi di migranti da Paesi islamici. Nello stesso studio, inoltre, si immagina anche quale sarà la situazione in Italia. Anche in questo scenario, i dati non sono confortanti: entro il 2050, la popolazione musulmana, nel caso di alti tassi di sbarchi, dovrebbe superare il 14%. Sono trend, sia chiaro. Ipotesi che si potrebbero verificare, in meglio o in peggio, oppure no. Ma se ci guardiamo attorno possiamo già notare che, nel giro di qualche decennio, gli italiani potrebbero ritrovarsi a essere una minoranza.
A Milano, per esempio, sono presenti 35 plessi dove oltre il 50% degli iscritti è di origine straniera. Nelle 24 elementari dove gli italiani sono meno della metà, sono presenti ben 122 nazionalità diverse mentre nelle 11 medie 115. Come nota Silvia Sardone, vicesegretario e consigliere comunale della Lega: «Le politiche immigrazioniste del Pd hanno prodotto, negli anni, delle vere e proprie classi ghetto a discapito dell’apprendimento. Se è vero che il Comune di Milano ha attivato dei progetti di supporto linguistico e mediazione culturale, è altrettanto vero che, se in così tante scuole bambini e ragazzini italiani si ritrovano a essere minoranza tra i banchi, c’è un grosso problema legato sia all’avanzamento del programma che all’integrazione. Non è un caso se diverse famiglie si trovano costrette a cambiare istituto ai figli per evitare che restino indietro e si sentano emarginati». Accade infatti molto spesso che gli studenti di origine straniera non conoscano molto bene l’italiano, perché non viene parlato in casa, e abbiano quindi delle difficoltà nell’apprendimento. «È assurdo», prosegue Sardone, «sentirsi stranieri all’interno dei propri quartieri ma questo è quanto succede nella Milano della sinistra dove la multietnicità è vista solo come un valore e non anche come un freno, se non regolata, alla crescita dei più giovani. In molti quartieri, tra l’altro, l’integrazione tanto propagandata dalla sinistra sta miseramente crollando, sul modello negativo già visto in tante città europee».
Se guardiamo altre aree in Italia, la situazione è perfino peggiore. Nelle classi di Monfalcone, per esempio, si raggiungono percentuali di stranieri molto alte, anche oltre il 70 per cento. All’istituto comprensivo Enzo Giacich sono presenti 1.008 studenti stranieri su 1394: il 72,31 per cento. Una situazione non dissimile a quella del Giovanni Randaccio, dove gli stranieri sono 691 su 1.133: il 60,09 per cento. A ciò bisogna aggiungere tutti i servizi utilizzati dagli studenti extracomunitari. Anche i questo caso sono loro a goderne maggiormente: per quanto riguarda lo scuolabus, che gode di contributo comunale, i beneficiari stranieri sono 175 su 275: il 63,64 per cento. Mentre per quanto riguarda la mensa scolastica, sempre con contributi comunali, gli stranieri sono 259 su 391: il 66,24 per cento. Per Anna Maria Cisint, già sindaco di Monfalcone e oggi europarlamentare della Lega, si tratta di «una strategia di conquista chiara, definita, annunciata: “Con le vostre regole e le nostre pance vi conquisteremo”. E lo stanno facendo con la complicità più becera della sinistra che, per ideologia e interesse elettorale, difende la conquista dell’Occidente da parte degli islamisti e la sostituzione culturale».
Del resto, prosegue Cisint, già da sindaco, «ho sollevato il problema delle classi con gli italiani in netta minoranza, anche 23 islamici e due italiani, ho fatto serie proposte per riequilibrare le classi. Immediatamente ho subito una vera e propria aggressione mediatica e dalla sinistra, condita da insulti e menzogne. Anche le prime minacce. Per la sinistra sono nuovi elettori da coltivare e a cui regalare la cittadinanza; per gli islamici, invece, prendersi le scuole è il primo passo per costruire una città nella città, fino alla presa delle istituzioni: enclavi islamiche, da cui gli italiani vengono costretti ad andarsene, dove comandano gli imam e si applicano le regole della Sharia». Le classi diventano così ghetti dove sono gli italiani ad essere una minoranza. Triste presagio di ciò che potrebbe accadere a breve. Un’immagine plastica che qualcosa, nel sistema di accoglienza, non ha funzionato. Soprattutto se la gran parte dei migranti arriva da Paesi musulmani, così diversi dal nostro, e sono difficilmente integrabili. Allah non conosce confini. E non li accetta. Viene prima di tutto e di tutti. Soprattutto degli italiani.
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