Stiamo passando giorni a raccontare la devastazione delle vite di innocenti compiute da taluni magistrati: i giorni in carcere (per alcuni mesi o addirittura anni); lo spettro di un buco nero contro il quale non vedi altra via d’uscita se non la voglia di farla finita perché tutto attorno a te crolla; la montagna di soldi spesi per contrastare un’accusa che ti sommerge con intercettazioni e quant’altro. Storie di innocenti considerati già colpevoli per effetto dei processi mediatici, la cui eco proseguirà anche dopo che un magistrato veramente terzo vede la tua innocenza, dopo che altri si erano appiattiti sulle tesi del pubblico ministero.
In questo contesto, il procuratore Nicola Gratteri ricorda ai giornalisti del Foglio i tempi che i codici prevedono per promuovere un’azione penale e un’azione civile: «Tanto dopo il referendum con voi faremo i conti, tireremo su una rete». È un suo diritto, per carità, come lo è per tutti i cittadini; ma Gratteri è anche un magistrato e quindi dovrebbe sapere benissimo che il peso di un avvertimento lasciato in sospeso così è differente. Quella sottolineatura temporale - «Dopo il referendum» - potrebbe sottintenderne anche una ipotetica che si appiccica alla ratio della riforma, ossia la separazione delle carriere: dovesse vincere il No, ci rivediamo con le regole vecchie. Non è così? Meglio, ma il dubbio c’è eccome.
Il procuratore Gratteri, dopo aver messo nello stesso sottoinsieme delle «persone non per bene», indagati e imputati come se già fossero colpevoli, oggi ci avvisa che è meglio stargli alla larga anche quando c’è, scherzosamente, di mezzo Sal Da Vinci. Non sono al corrente delle «speculazioni» che avrebbero compiuto i colleghi del Foglio, ma la risposta ci induce a supporre che egli voglia parlare solo con certi giornalisti e non con altri. Eh no, non funziona così, signor giudice.
Al capo dello Stato, sempre così attento ai toni e agli equilibri tra poteri, va bene questo andazzo? Va bene che un procuratore possa pre-avvertire dei giornalisti di future azioni legali? O di non chiare «reti» da tirare? Sì, lo so che a questo punto devo scrivere che anche il capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, ha pronunciato parole gravissime e non ho problemi a ripetere quel che ho già detto l’altra mattina a Omnibus (e cioè che non c’è contesto che regga: un capo di gabinetto non dovrebbe nemmeno andare in tv a fare campagna elettorale), ma in questo caso il peso dei poteri e delle funzioni di un magistrato e quello di un alto dirigente ministeriale sono differenti. Dunque, quei retroscena che dal Quirinale finiscono quotidianamente sui giornali non ci riferiscono alcuna voce, alcuna indiscrezione, alcuno spazientirsi da parte del presidente Mattarella?
Da qui al voto del 22 e 23 marzo mancano esattamente i giorni più caldi, la campagna elettorale si infiammerà sempre di più, per questo non mi pare un caso - mi sbaglierò - che Gratteri abbia avvisato il Foglio per avvisare tutti: state attenti perché «dopo il referendum» lui compilerà la lista dei cattivi, al netto del clima di una campagna referendaria che anch’egli ha contribuito a scaldare. Che egli subisca minacce da parte delle mafie lo sappiamo e mai una volta ci siamo permessi di fargli venire meno il sostegno e la vicinanza, ma queste minacce non possono essere messe sullo stesso piano di un dibattito dove non ci sono criminali ma giornalisti che fanno domande, magari urticanti ma sempre e solo domande. Così come anche tra i giornalisti ci sono opinioni forti, radicali, a sostegno delle ragioni del Sì che pertanto divergono nettamente dal pensiero di Gratteri: se ne faccia una ragione perché non siamo in un dibattimento processuale.
Aggiungo infine che sarebbe stato un segnale positivo se anche i giornalisti che «coccolano» il procuratore capo oggi in forza a Napoli si fossero esposti criticamente e nettamente nei riguardi di Gratteri: davvero si può sentire dire da un magistrato «Tanto dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti»? Davvero quel «tireremo su una rete» può essere liquidata come frase innocente? Ricordo che in certe Procure d’Italia per frasi del genere si sono montate indagini con accuse pesantissime, costate persino il carcere preventivo.
Non ho mai avuto particolari dubbi sulle ragioni del Sì, ma oggi più che mai spero fortissimamente che i magistrati dell’accusa siano ben separati e ben distinti dai giudici giudicanti, che abbiano carriere separatissime, Csm autonomi e differenziati.
Ps. Dottor Gratteri, spero che non ritenga questo articolo offensivo, perché altrimenti la democrazia sarebbe molto ma molto a rischio.


