Avrei voluto dare un attacco scioccante a questo pezzo, scrivendo che i preti non considerano più la contraccezione un peccato e se la menzioni in confessionale, fanno spallucce. Poi, però, ieri un’amica mi ha scritto che, addirittura, è stato il suo parroco a suggerirle di prendere la pillola e mi è caduta la penna, insomma la mano sul computer.
La verità è che questa notizia stupisce solo pochi, «noi felici pochi», perché anche se il Catechismo, su questo, è chiarissimo e granitico, ormai rarissimi pastori nella Chiesa hanno il coraggio di dire la verità sull’argomento, a cominciare dagli accademici e da quelli che dovrebbero dettare la linea. E mentre nel mondo, fuori, i metodi naturali conquistano consensi fra le donne più consapevoli, seppur solo per alcune delle motivazioni dei cattolici (sono sicuri; sono, appunto, naturali e non bombardano di ormoni il corpo; non inquinano; aumentano la consapevolezza di sé; non mettono a rischio la fertilità; non procurano embolie né problemi di circolazione; non fanno venire la cellulite, argomentazione che avrei messo per prima, ma pareva brutto), mentre, insomma, le donne più attente cominciano a fidarsi, proprio i cosiddetti credenti dimostrano di non crederci e li ignorano in massa. Ma non tutti.
E così, cattolici da tutto il mondo si sono dati appuntamento all’Augustinianum a Roma, su invito della Cattedra internazionale di Bioetica Jerome Lejeune, oggi e domani per rilanciare «dal popolo» la profezia di Humanae vitae, l’enciclica con cui Paolo VI, nel 1968, con un coraggio da leone, ribadì il no della Chiesa alla contraccezione, nonostante i cinque anni di lavori della commissione istituita da Giovanni XXIII avessero dato un responso diverso. La Chiesa si spaccò, molte conferenze episcopali si ribellarono, laici di tutto il mondo gridarono allo scandalo, ma il Papa non arretrò di un centimetro.
La verità è che moltissimi non hanno capito il senso dell’enciclica, «che tanto da vicino tocca la felicità degli uomini». Dire no alla contraccezione artificiale e fare l’amore dentro una unione benedetta da Dio significa dire anche all’altro: «Io prendo tutto di te. Non voglio solo che tu mi dia piacere», benché il piacere non sia un accessorio (infatti lo ha inventato Dio e gli ha affidato la vita; San Tommaso sostiene che Adamo ed Eva, prima del peccato originale, lo provassero alla grande: catholics do it better!). Significa dire: «Voglio tutto di te, la tua persona, non solo una parte del tuo corpo. Accolgo te, la tua storia, i tuoi limiti, mi prendo tutto e ti do tutto, senza riserve. E se viene un figlio ci sto, una persona con i geni miei e tuoi, di mia madre e mio padre e dei tuoi e di tutti i tuoi antenati, geni che non potranno mai più essere separati». Chi non vuole essere amato così? In modo incondizionato e indiviso?
La verità è che la proposta della Chiesa sulla sessualità risponde al cuore dell’uomo, è quindi reale e ragionevole ma ha bisogno del passo in avanti che ti fa fare la fede, per dire sì a ogni vita che arriva. Facendo i conti con la calcolatrice, quando mai decidi che hai abbastanza tempo, soldi, spazio, energie per accogliere tutti i figli che verranno? I nostri nonni facevano schiere di figli anche senza risorse, semplicemente perché arrivavano: si tiravano su le maniche e trovavano il modo di farcela. Ma se la decisione viene messa nelle tue mani, puoi buttarti solo se sai che, in questa impresa, si è impegnato al tuo fianco Dio.
Che è precisamente il motivo per cui il no alla contraccezione è ampiamente ignorato nella Chiesa, sia dai fedeli che, cosa ben più grave, da molti pastori: perché non credono in Dio. Al massimo lo stimano. Possono considerare la sua opinione sull’ecologia e la guerra, forse, ma sulle questioni importanti, quelle che toccano la gente da vicino, non hanno il coraggio di chiedere troppo ai fedeli. «Sugli affari miei, cioè i soldi e il cuore, decido da solo». Che ne sanno della felicità di vivere sapendo che non sei da solo, che qualcuno di molto, molto forte gioca nella tua squadra, e ti difende da tutto, «whatever it takes», perché Lui sì che può dirlo.
Nell'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Toscana, sono indagati Gori, capo di gabinetto del governatore Giani, un consigliere regionale del Pd e un sindaco del Pisano. Gori avrebbe favorito il consorzio dei conciatori di pelli. reo di ospitare il festival letterario Todi città del libro, che ha in programma ospiti senza il bollino rosso della sinistra, quindi automaticamente di destra, e tra questi citava me, «autrice del capolavoro letterario Sposati e sii sottomessa» (risata).
A parte che, anche se fosse, vorrei sapere in quale articolo di legge si prevede che le sole ad avere diritto di parola pubblicamente siano le persone di sinistra. Ci deve essere, da qualche parte, questa legge; almeno un articolino, un comma scritto in piccolo, perché le suddette presidiano praticamente tutti gli spazi pubblici, e si sentono investite della superiorità morale che consente di alzare il sopracciglio con sdegno ogni volta che si provi non dico a dissentire, ma anche a cercare di capire meglio, di farsi qualche domanda a proposito dei diktat del pensiero unico su alcuni temi sacri e intoccabili: porti aperti, riscaldamento globale, gender (il tuo sesso lo scegli tu), aborto come diritto, gli uomini sono tutti cattivi, soprattutto se bianchi ed eterosessuali (i cattolici poi non ne parliamo), le divise stiano chiuse in caserma, le donne sono tutte vittime, sarebbero bravissime e farebbero magnifiche carriere e invece vengono pagate di meno perché schiavizzate da uomini cattivi, e via dicendo. Le obiezioni e le domande sono vietate. I dati, proibiti (le donne non sono pagate di meno). La libertà, permessa solo se rispondente ai canoni (sei libera di fare carriera, ma non sei libera di volere più tempo per stare a casa e occuparti di chi ami, se no sei una minus habens e non una donna liberata).
Sono idee, per carità, si può essere liberi di pensare qualunque cosa (anche che i cattolici siano dei mentecatti). Il problema è che il pensiero unico è diventata una religione. E così gli uomini che non credono più a nulla, hanno finito per credere a tutto, e hanno sostituito Dio con delle divinità intoccabili. Per dire, se tu osi soltanto chiederti se davvero l'Unione europea - almeno così come è gestita - ci spalanchi le magnifiche sorti e progessive, sei sovranista. Il Covid invece deve essere europeista visto che, offeso, se ne è andato dalla Gran Bretagna, dopo che tutti i giornali ci avevano parlato per mesi della catastrofe sanitaria che sarebbe succeduta alla Brexit (non ho letto nessun mea culpa, nessuno «scusateci, forse ci siamo un po' sbagliati», neppure una rettifica in ultima pagina in corpo 6).
Se dici che forse in una situazione di giganteschi squilibri macroeconomici mondiali, con popoli interi alla fame, aprire il porto di Lampedusa forse, e dico forse, non è una magnifica soluzione ma una misera toppa, e rischia piuttosto di aumentare i naufragi e incentivare il mercato degli uomini, carne da macello, i quali poi non potranno che andare a ingrossare le file alla mensa della Caritas, se dici questo sei egoista, e razzista (oltre che sovranista, ça va sans dire), anche se ti spendi come puoi per quelli che alla mensa dei poveri ci finiscono davvero.
Se dici che i maschi sono maschi e le femmine femmine, e che la realtà ha alcuni connotati che non dipendono dalla tua percezione, poi, sei veramente una brutta persona.
Forse ho un'accezione un po' naif della mia professione (sarei una giornalista, oltre a scrivere libri) ma io credo che l'unico patrimonio di chi fa il mio mestiere sia la lealtà. Gli ex giornaloni italiani si sono trasformati come mai prima d'ora in fanzine, sembrano i giornaletti che distribuivano quando andavo in curva nord a tifare il Perugia. Ormai non sono più fonte di informazione, ma veicoli di appartenenza. Nessun problema, l'importante è dichiararlo, e non atteggiarsi a «professionisti dell'informazione» oggettiva (ci sarebbe un lungo discorso da fare: il case study potrebbe essere la vicenda Trump, ma andremmo fuori tema). L'informazione non ha più assolutamente nulla di oggettivo, è tutta emozione, è tutta superficie, è tutta fuffa. Il Nobel della pace preventivo al guerrafondaio Obama e le zero guerre di Trump il cattivone: la narrazione decisa da tutta la stampa mondiale prescinde totalmente dai dati di fatto, dalla realtà.
E qui arriviamo al mio minuscolo, trascurabile caso. Se fossi sovranista e di destra come afferma l'articolo, dichiarerei la mia appartenenza senza problemi, ma il fatto è che io sono solo cattolica - e mi glorio di dichiararlo (è la formula che usavano i primi martiri, tanto prima o poi faremo questa fine, soprattutto se passa il ddl Zan) - e cerco di ragionare sulle cose a partire dalla realtà, questa sconosciuta. Le due cose per me sono totalmente sovrapponibili: fides et ratio.
Ho scritto Sposati e sii sottomessa perché nei primi anni di matrimonio mi sono accorta che tutte le balle che mi ero bevuta su uomini e donne, sulla carriera, sulla parità e la divisione dei compiti in parti identiche si infrangevano contro questa cosa testarda che è la vita vera. Non è un capolavoro letterario, né pretende di esserlo, però decine e decine di migliaia di donne non solo in Italia lo hanno letto, per moltissime è stato un libro rivelatore, e in tante mi hanno detto di avere trovato lì una corrispondenza che non hanno certo con le battaglie delle michelemurgia sui metoo e i soffitti di cristallo. Non so se questo sia di destra.
Ho scritto altri libri - come Quando eravamo femmine - per ricordare che esistono moltissime donne, la maggioranza, che non hanno il problema di diventare amministratore delegato, ma quello di non riuscire a stare abbastanza con i propri figli; ho scritto per ricordare che quella fioritura dello spirito che fu all'inizio il femminismo era in realtà una ricerca dello sguardo su di sé, quello che vuole ogni donna, e che non serve deprezzare gli uomini. Non so se questo sia di destra.
Ho organizzato con degli amici il family day perché per fare una famiglia servono un uomo e una donna, e perché sfruttare le donne per farle partorire a pagamento è una cosa abominevole. Non so se questo sia di destra: di politica so pochissimo, ma sono quasi sicura che la sinistra non sia nata per difendere i desideri di gente molto ricca che per soddisfarli sfrutta le donne povere, pagando moltissimi soldi, quasi tutti ai trafficanti di bambini. Se questa è la bandiera della sinistra, io mi metto dall'altra parte.
Gabriella mi ha raccontato come si è sentita nel momento in cui le è capitato tra le mani il messaggio di un'altra donna sul cellulare di suo marito. Una donna che gli scriveva come se fosse la sua fidanzata, e manco troppo clandestina. Ti cade l'occhio sullo schermo, pensi di leggere un messaggio sulla partita di calcetto, e invece la tua vita crolla. Una botta al petto, la certezza che non respirerai mai più come prima, ma insieme l'insensato e inspiegabile istinto di rialzarti e continuare ad andare. [...]
«Ero seduta sul divano a guardare una serie con mio marito», mi ha raccontato Gabriella. «Mi sembrava che stessimo bene. A un certo punto, è stato come se un Frecciarossa fosse passato in salotto. È passato tra noi e la tv. Ho visto tutto nero, la nostra casa non c'era più. Le mura erano sventrate. Hai presente quanto è grosso un treno? C'era vento e avevo freddo». [...] Ma la sensazione di fondo, mi ha raccontato Gabriella, quella che ti accompagna giorno e notte, è un'umiliazione, un dolore straziante senza nome e senza paragoni, qualcosa che ti strappa le viscere.
[...] Qui non stiamo parlando del libretto di istruzioni del matrimonio. Cioè, non mi interessa tanto capire come possa essere successo che un matrimonio sia finito (che poi, viste le statistiche, sarebbe più interessante capire come questo non succeda). Qui parliamo di come bisogna stare davanti a un fatto: tuo marito se ne va con un'altra, magari ci fa altri figli che finiranno per rubare il padre ai tuoi, insomma, costruisce una nuova vita altrove, ama un'altra e ti abbandona. Perché, per quanto tu possa aver fatto ogni cosa al meglio delle tue possibilità, per quanti pochi errori tu possa aver commesso [...], per quanto cerchi di essere una buona moglie, questa è sempre una possibilità: quando c'è di mezzo la libertà di una persona, non ci sono istruzioni che tengano. Anche Dio rispetta la nostra libertà, perché come dice san Francesco, lui è cortese ed entra solo dove noi apriamo. [...] Ecco, succede. Semplicemente succede. [...] Ma non dimentichiamo che c'è un nemico che lavora senza sosta perché queste cose succedano, e sa fare molto bene il suo lavoro.
[...] La mia amica ha affrontato suo marito, prove alla mano, e gli ha fatto la domanda che io non avrei osato: «La ami?». Sì, la amava, ha confessato lui, messo alle strette dopo l'incidente probatorio (la fattura di un albergo, camera doppia), e alla fine ha pure ringraziato Gabriella per averglielo chiesto, perché così facendo gli aveva risparmiato la fatica di dirlo, e quindi «Grazie, andiamo a vivere insieme, abbiamo già una casa». [...]
È stato allora che Gabriella, quella di prima, è morta. Dopodiché è cominciata un'altra storia. È cominciata quando Gabriella ha trovato un santino con la storia di Elisabetta Canori Mora. [...] Ritrovato il santino, Gabriella si è messa a leggere, si è incuriosita e ha scoperto la storia di una donna che aveva anche lei attraversato un'esperienza di abbandono. [...]
Elisabetta era una nobile romana del Settecento, nobile ma non più benestante, della quale si innamora un avvocato bello e di successo. [...] Abitano in una casa al centro di Roma, vanno alle feste, frequentano la gente che conta. Tu lo leggi e ti chiedi: dai, fantastico, ma dov'è la fregatura? Eccola.
Elisabetta rimane incinta e dà alla luce una bambina, che però muore poco dopo. È il primo dolore terribile, una cosa che mi avrebbe schiantata, e invece per lei è solo l'inizio. Passa qualche mese e rimane incinta di nuovo, ma le cose sono cambiate: Cristoforo, il marito, ha incontrato un'altra donna ed è impazzito di passione, perdendo la testa per lei come prima l'aveva persa per la moglie. [...] Comincia a far tardi la sera, e poi, gradualmente, certe notti proprio non torna a casa, senza nemmeno preoccuparsi di nascondere la cosa, di fare sotterfugi. Io dico sempre a mio marito che sono per la coppia aperta, nel senso che nel caso lo apro proprio in due, dalla giugulare all'ombelico, utilizzando l'apposito KaBar, il coltello dei Marines. Invece lei che fa? Rimane al suo posto, saldamente. [...]
Vista la situazione economica sempre più precaria, Elisabetta è costretta ad andare a vivere con i suoceri. Ora ditemi se c'è qualcosa di peggio che andare a vivere dai suoceri mentre tuo marito ama un'altra, e le sue sorelle - le tue cognate - ti criticano e punzecchiano dalla mattina alla sera. Nel frattempo nascono altre due bambine, perché quando torna a casa a volte il marito sta anche con lei (provo a pensare che umiliazione dev'essere accogliere dentro di te tuo marito che va a letto anche con un'altra e tu lo sai, ma non riesco ad arrivarci, mi si smagliano i neuroni). Delle due bambine, nate a distanza di poco tempo l'una dall'altra, però, solo una vive, quindi lei supera da sola anche quest'altro lutto. Cosa può rimanere, dopo questo? A cosa puoi aggrapparti per sopravvivere? Elisabetta veramente non si limita a tirare avanti, perché vuole una vita in pienezza: accoglie il dolore guardando a Cristo, amando come lui ha amato, quindi in modo asimmetrico, ingiusto, respinto e non apprezzato. [...] Decide di amare come è amata da Dio, decide di non lamentarsi mai, e di dare meno disturbo possibile alla famiglia di lui. Qui scatta la sua conversione: davanti a una croce così grossa, o la accetti e cambi profondamente, o impazzisci. Elisabetta decide di stare sulla croce, ed entra in una nuova vita [...]. Per ognuno arriva l'agonia, non uguale per tutti, ma per tutti certa: Gesù non ti sottrae ma ti dà i criteri per affrontarla, sta con te. Lui ha invocato Dio, e una forza è arrivata dall'alto: se tu lo invochi, lui viene a stare con te. Negli inferi ci stai per un tempo non eccessivamente lungo, poi, grazie al fatto di avere accettato una morte umana, esplode la resurrezione, la vita eterna. Dio è di una puntualità sconcertante, è serissimo [...] Dopo il tradimento, la povertà e il vivere a casa dei suoceri, arriva la prova che fra tutte, forse, per quanto mi riguarda sarebbe stata la più terribile: le cognate le portano via le figlie, decidono che saranno loro a occuparsene, visto che lei è «incapace di tutto, perfino di tenersi il marito». [...]
Dopo un po' per fortuna le zie si stancano, restituiscono le bambine alla loro mamma, e anzi le fanno capire che, con due figlie a carico, è veramente di troppo a casa dei suoceri. Allora Elisabetta va a vivere da sola, si rimbocca le maniche e si mette a lavorare per mantenere le figlie, visto che il marito, ormai, quasi non guadagna più nulla dal suo lavoro di avvocato. L'uomo torna a casa di tanto in tanto, spesso in piena notte; lei lo aspetta sempre sveglia, tenendo fede al suo proposito di non litigare mai. Gli dice qualche parola di rimprovero, ma con dolcezza; cuce camicie per mantenere la famiglia, cura la casa, accudisce le figlie e il marito quando torna, ogni tanto, per farsi lavare i panni; si occupa anche di molti poveri, dorme quattro ore a notte (senza sniffare, pare). Una volta lui, in un accesso di pazzia, prova anche a ucciderla. Ma non c'è niente che la convinca, non dico a odiarlo definitivamente, ma anche solo a parlarne male.
Il fatto è che il matrimonio cristiano è un sacramento, cioè un segno dell'amore di Dio, che abbraccia insieme i due sposi. Se uno dei due manca, lo Sposo con la «S» maiuscola prende più spazio, e fa anche ciò che lo sposo terreno tralascia di fare, riuscendo con la grazia a rendere quello che rimane capace di un amore sovrumano. Ho visto diversi matrimoni trasformati così, ho visto mariti e mogli rimanere fedeli a una o a uno che se n'era andato, e diventare dei giganti. Sembrava una tragedia, e invece era un passaggio a un livello superiore (Dio non ti odia, ti allena). [...]
Una notte Cristoforo rientrò come sempre poco prima dell'alba e scoprì che la moglie, la quale nel frattempo si era ammalata, era morta. La stessa che aveva tradito tutta la vita sfacciatamente, quella che aveva sfruttato e addirittura cercato di uccidere. Quando la vide lì priva di vita, inspiegabilmente cominciò a singhiozzare inconsolabile, e non smise più, per anni. Lo si vedeva in chiesa con la faccia dentro il cappello, pregare e piangere: in quel cappello, si scoprì poi, aveva messo un ritratto della moglie. Dopo nove anni, a 61, diventò sacerdote, e morì con la fama di santo.
Io lo so, sono certa che ogni gesto offerto dalla moglie in silenzio, ogni risentimento che si è tenuta per sè, ogni parola che non ha detto, tutto il dolore portato e consegnato a Dio, tutte le preghiere, e la grazia chiesta per lui, tutto questo amore supplicato e ottenuto dal cielo - non è umano amare così - hanno fatto questa storia incredibile (io, comunque, preferivo l'amante morta grassa).
Quanto alla mia amica Gabriella, si trova nel pieno del combattimento. Passa da fasi di risentimento ad altre di dolore. Però ci sono dei momenti in cui mi sembra di non riconoscerla: credo che stia vivendo quella resurrezione - o «nuova creazione» o «trasformazione», se vogliamo usare termini più umani - che ci è promessa se passiamo attraverso una specie di morte. È quasi un cambiamento fisico, d'altra parte anche Gesù, dopo la resurrezione, non veniva riconosciuto: era lui ma al tempo stesso era un altro.
[...] La verità è che, per aver accettato una morte umana, lei adesso non ha paura di farsi cambiare, di avere un rapporto vivo, vero, con Dio. Insomma, è come se avesse un altro Sposo, adesso. Uno che, a differenza del marito medio, dove sta il burro nel frigo lo sa. Anzi, siccome lui esagera sempre, il burro l'ha proprio creato (cioè: la mucca, ma insomma ci siamo capiti...).





