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2021-07-06
Trovata la quadra a Napoli e Milano. Il centrodestra ha i suoi candidati
Luca Bernardo (Ansa)
«Ho convocato domani (oggi, ndr) l'ultima riunione del centrodestra. Pd e M5s vanno divisi sostanzialmente dappertutto. L'obiettivo è che la Lega guidi un centrodestra compatto per un cambiamento a Roma, a Milano, a Napoli, a Torino e così via»: il leader della Lega, Matteo Salvini, traccia la linea dell'unità del centrodestra in vista delle amministrative del prossimo autunno. Dopo la scelta del candidato a sindaco di Roma, Enrico Michetti, e di quello di Torino, Paolo Damilano, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia accelerano per individuare le personalità giuste anche per lanciare la sfida alle sinistre anche a Milano, Bologna e Napoli.
Le chance di vittoria sono altissime in tutte le città. A Milano, dove per la prima volta i sondaggi segnalano un Beppe Sala in sotto il 50%, il centrodestra si prepara a ufficializzare questa sera, salvo imprevedibili colpi di scena, il suo candidato unitario: si tratta di Luca Bernardo, responsabile della Casa pediatrica del Fatebenefratelli e direttore del dipartimento della medicina dell'infanzia e adolescenza dell'ospedale. Il professor Bernardo ha firmato anche per i referendum della Lega. Ieri Bernardo ha incontrato Giorgia Meloni: «Mi ha fatto una ottima impressione» ha detto la leader di Fdi, «quello di Bernardo è un profilo di grande umanità e da madre, non posso che avere una passione per un pediatra. Le mie impressioni sono ottime», ha ribadito la Meloni, «ma serve un confronto con la coalizione che ci sarà nelle prossime ore». Sarà inoltre Vittorio Feltri a guidare la lista di Fratelli d'Italia alle prossime elezioni amministrative di Milano. Lo ha annunciato la stessa Meloni, nel corso della presentazione del suo libro a Palazzo Reale. «Sono estremamente fiera», ha detto la Meloni, «di annunciare, non solo che il direttore Vittorio Feltri ha deciso di iscriversi a Fratelli d'Italia, ma l'abbiamo anche convinto con facilità a guidare la nostra lista per le prossime amministrative a Milano».
Il centrodestra affiancherà a Bernardo un vero e proprio dream team, una squadra di eccellenze in grado di governare Milano nella maniera migliore. Il vice di Bernardo potrebbe essere Gabriele Albertini, che porterebbe in giunta un ineguagliabile bagaglio di esperienza amministrativa; nella squadra vincente del centrodestra troverebbero posto anche personalità di spessore, considerati nelle scorse settimane possibili candidati a sindaco: la presidente di Fedefarma Lombardia, Annarosa Racca; il comunicatore Roberto Rasia dal Polo; il manager Oscar di Montigny.
Dopo qualche settimana di dibattito, si è chiuso anche l'accordo su Napoli, dove il magistrato Catello Maresca ha trovato l'intesa con i leader della coalizione di centrodestra. Una vittoria su tutta la linea di Salvini, che ha tenuto duro su Maresca mentre Forza Italia e Fratelli d'Italia esprimevano perplessità sulla scelta del magistrato di voler conservare il proprio profilo puramente civico. Risolte alcune piccole incomprensioni, Maresca ha dato il via libera alla presenza dei simboli dei partiti di centrodestra nella coalizione che lo sostiene: l'unica richiesta, accolta dai partiti, è quella di inserire la scritta «Progetto Napoli» nei loghi. Maresca può così iniziare la cavalcata elettorale che lo porterà a contendere la poltrona di sindaco di Napoli a Gaetano Manfredi, ex ministro del secondo governo guidato da Giuseppe Conte, sostenuto dai giallorossi. In campo, come outsider, anche l'ex sindaco , presidente della Regione e ministro, Antonio Bassolino, e l'assessore uscente Alessandra Clemente, che si presenta come esponente del movimento arancione di Luigi De Magistris.
Ottime notizie per il centrodestra anche da Torino, dove il candidato civico sostenuto dal centrodestra, l'imprenditore Paolo Damilano, viene segnalato in vantaggio e in costante crescita sull'avversario di centrosinistra, Stefano Lo Russo, mentre il M5s è pronto a schierare un proprio candidato, Valentina Sganga. Giovedì prossimo, 8 luglio, è attesa a Torino Giorgia Meloni: la leader di Fratelli d'Italia presenterà il suo libro Io sono Giorgia al Parco Dora, una area ex industriale nel quartiere popolare e periferico Vallette - San Paolo. Al fianco della Meloni ci sarà la deputata di Fdi Augusta Montaruli, parlamentare torinese eletta nel collegio uninominale della sua città. «Veniamo dalle periferie», dicono alla Verità la Montaruli e l'assessore regionale Maurizio Marrone, «e da lì ripartiremo per offrire ai cittadini una Torino vincente, non solo nei sondaggi, ma attraverso costanza, impegno, lavoro. Per noi è tutto legato alle periferie, al contrario delle vecchie amministrazioni di sinistra che non hanno mai lottato abbastanza». Marrone pochi giorni fa è stato protagonista di un episodio increscioso che ha suscitato una diffusa indignazione: in città sono apparsi manifesti che lo raffigurano a testa in giù, insieme alla Meloni, con la scritta «Marrone e Meloni, in piazzale Loreto c'è ancora posto».
A Bologna Forza Italia potrebbe piazzare il suo candidato, il senatore Andrea Cangini, ex direttore del Resto del Carlino, che avrebbe in squadra, come vice, l'imprenditore Fabio Battistini. Il centrosinistra ha già in campo Matteo Lepore, che aveva ottenuto il sostegno anche dal M5s, ma con il via libera di Giuseppe Conte. C'è chi immagina che lo scontro tra Conte e Beppe Grillo possa produrre un ripensamento dei pentastellati, ma il quadro è ancora in evoluzione.
È polemica sul sondaggio del «Sole»
Il noto politologo Alessandro Campi attacca a testa bassa, sul suo profilo Facebook, il Sole 24 Ore. Campi, direttore della Rivista di Politica, insegna Storia delle dottrine politiche all'Università di Perugia. nel suo post, il docente mette nel mirino il sondaggio annuale «Governance poll», effettuato da Noto sondaggi e pubblicato ieri, che rileva il gradimento di sindaci e presidenti di Regione: «Temo che il Sole 24 Ore, il mitico giornale di Confindustria», scrive Campi, «sia incorso in un infortunio giornalistico piuttosto grave. Nella sua edizione odierna (di ieri, ndr) ha diffuso un megasondaggio dedicato al gradimento dei presidenti di Regione. Evito di discutere i risultati. Discuto (e contesto) la metodologia. Dalle note tecniche riportate dallo stesso giornale», argomenta Campi, «sarebbero state realizzate 1.000 interviste per Regione e 600 interviste per Comune (peraltro senza che si capisca bene come il campione sia stato costruito, secondo cioè quali criteri di stratificazione). Per chiunque abbia anche una minima esperienza nel campo della ricerca si tratta di una manifesta assurdità».
Campi motiva le sue perplessità: «Significherebbe», argomenta il docente, «aver realizzato decine di migliaia di interviste nell'arco delle dieci settimane indicate come periodo di svolgimento della rilevazione: costi proibitivi (parliamo di centinaia di migliaia di euro) e uno staff di rilevatori composto da almeno un migliaio di unità. Prendiamo allora la versione più “realistica" (si fa per dire) di questa nota. Ammettiamo dunque che i Comuni cui ci si riferisce siano soltanto i capoluoghi di provincia delle 16 Regioni testate (dall'indagine sono state infatti escluse, per ragioni tecniche, la Calabria, il Trentino Alto Adige e la Valle d'Aosta). Ma anche così i conti non tornano».
«Sarebbero state condotte», riflette Campi, «600 interviste per i 103 Comuni capoluoghi di provincia: totale 61.800 interviste. Cui andrebbero aggiunte le 16.000 interviste per Regione (1.000 x 16). Insomma si sarebbe lavorato su un megacampione di 77.800 persone. Il Sole 24 ore ha pagato una simile ricerca (250-300.000 euro a valore di mercato) per ricavarne, al dunque, un articolo di 6000 battute?».
Non è tutto: «Si potrebbe allora pensare», ipotizza Campi, «che ci si sia limitati a sondare 600 cittadini per città tenendo conto solo dei capoluoghi di Regione: totale 9.600 interviste (600 x 16). Ma sondare il gradimento di un presidente di Regione intervistando i residenti della sola città capoluogo di regione (Milano, Bari, Napoli, L'Aquila ecc.) è un palese errore. I risultati sarebbero inattendibili per definizione».
«So bene che si tratta di un'affermazione grave», sottolinea Campi, «ma mi sono attenuto alle note metodologiche illustrate dallo stesso giornale (e fornite, immagino, dalla società di rilevazione). A questo punto sarebbe utile un pubblico chiarimento, riguardo l'entità esatta della ricerca (e dunque riguardo il suo eventuale valore conoscitivo). O sbaglio io, nel qual caso chiedo scusa. O il Sole 24 Ore, forse per leggerezza, forse perché tratto in inganno, ha pubblicato cifre, fatto ragionamenti e avanzato interpretazioni che col giornalismo (in questo caso politico) non hanno nulla a che fare. Attendo replica. E magari, nel caso avessi anche solo lontanamente ragione», attacca Campi, «mi aspetterei un intervento dell'Agcom: il garante della comunicazione dovrebbe preoccuparsi se circolano comunicazioni, ad essere generosi, farlocche».
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A sfidare Giuseppe Sala, il cui gradimento è in calo, sarà il pediatra Luca Bernardo. Nel capoluogo campano sciolte le perplessità su Catello Maresca. Si tratta su Bologna. Vittorio Feltri capolista di Fdi nella città meneghinaIl politologo Alessandro Campi contesta la rilevazione del quotidiano su sindaci e governatori. «Metodologie discutibili, spieghino quante persone hanno consultato veramente»Lo speciale contiene due articoli«Ho convocato domani (oggi, ndr) l'ultima riunione del centrodestra. Pd e M5s vanno divisi sostanzialmente dappertutto. L'obiettivo è che la Lega guidi un centrodestra compatto per un cambiamento a Roma, a Milano, a Napoli, a Torino e così via»: il leader della Lega, Matteo Salvini, traccia la linea dell'unità del centrodestra in vista delle amministrative del prossimo autunno. Dopo la scelta del candidato a sindaco di Roma, Enrico Michetti, e di quello di Torino, Paolo Damilano, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia accelerano per individuare le personalità giuste anche per lanciare la sfida alle sinistre anche a Milano, Bologna e Napoli. Le chance di vittoria sono altissime in tutte le città. A Milano, dove per la prima volta i sondaggi segnalano un Beppe Sala in sotto il 50%, il centrodestra si prepara a ufficializzare questa sera, salvo imprevedibili colpi di scena, il suo candidato unitario: si tratta di Luca Bernardo, responsabile della Casa pediatrica del Fatebenefratelli e direttore del dipartimento della medicina dell'infanzia e adolescenza dell'ospedale. Il professor Bernardo ha firmato anche per i referendum della Lega. Ieri Bernardo ha incontrato Giorgia Meloni: «Mi ha fatto una ottima impressione» ha detto la leader di Fdi, «quello di Bernardo è un profilo di grande umanità e da madre, non posso che avere una passione per un pediatra. Le mie impressioni sono ottime», ha ribadito la Meloni, «ma serve un confronto con la coalizione che ci sarà nelle prossime ore». Sarà inoltre Vittorio Feltri a guidare la lista di Fratelli d'Italia alle prossime elezioni amministrative di Milano. Lo ha annunciato la stessa Meloni, nel corso della presentazione del suo libro a Palazzo Reale. «Sono estremamente fiera», ha detto la Meloni, «di annunciare, non solo che il direttore Vittorio Feltri ha deciso di iscriversi a Fratelli d'Italia, ma l'abbiamo anche convinto con facilità a guidare la nostra lista per le prossime amministrative a Milano». Il centrodestra affiancherà a Bernardo un vero e proprio dream team, una squadra di eccellenze in grado di governare Milano nella maniera migliore. Il vice di Bernardo potrebbe essere Gabriele Albertini, che porterebbe in giunta un ineguagliabile bagaglio di esperienza amministrativa; nella squadra vincente del centrodestra troverebbero posto anche personalità di spessore, considerati nelle scorse settimane possibili candidati a sindaco: la presidente di Fedefarma Lombardia, Annarosa Racca; il comunicatore Roberto Rasia dal Polo; il manager Oscar di Montigny.Dopo qualche settimana di dibattito, si è chiuso anche l'accordo su Napoli, dove il magistrato Catello Maresca ha trovato l'intesa con i leader della coalizione di centrodestra. Una vittoria su tutta la linea di Salvini, che ha tenuto duro su Maresca mentre Forza Italia e Fratelli d'Italia esprimevano perplessità sulla scelta del magistrato di voler conservare il proprio profilo puramente civico. Risolte alcune piccole incomprensioni, Maresca ha dato il via libera alla presenza dei simboli dei partiti di centrodestra nella coalizione che lo sostiene: l'unica richiesta, accolta dai partiti, è quella di inserire la scritta «Progetto Napoli» nei loghi. Maresca può così iniziare la cavalcata elettorale che lo porterà a contendere la poltrona di sindaco di Napoli a Gaetano Manfredi, ex ministro del secondo governo guidato da Giuseppe Conte, sostenuto dai giallorossi. In campo, come outsider, anche l'ex sindaco , presidente della Regione e ministro, Antonio Bassolino, e l'assessore uscente Alessandra Clemente, che si presenta come esponente del movimento arancione di Luigi De Magistris.Ottime notizie per il centrodestra anche da Torino, dove il candidato civico sostenuto dal centrodestra, l'imprenditore Paolo Damilano, viene segnalato in vantaggio e in costante crescita sull'avversario di centrosinistra, Stefano Lo Russo, mentre il M5s è pronto a schierare un proprio candidato, Valentina Sganga. Giovedì prossimo, 8 luglio, è attesa a Torino Giorgia Meloni: la leader di Fratelli d'Italia presenterà il suo libro Io sono Giorgia al Parco Dora, una area ex industriale nel quartiere popolare e periferico Vallette - San Paolo. Al fianco della Meloni ci sarà la deputata di Fdi Augusta Montaruli, parlamentare torinese eletta nel collegio uninominale della sua città. «Veniamo dalle periferie», dicono alla Verità la Montaruli e l'assessore regionale Maurizio Marrone, «e da lì ripartiremo per offrire ai cittadini una Torino vincente, non solo nei sondaggi, ma attraverso costanza, impegno, lavoro. Per noi è tutto legato alle periferie, al contrario delle vecchie amministrazioni di sinistra che non hanno mai lottato abbastanza». Marrone pochi giorni fa è stato protagonista di un episodio increscioso che ha suscitato una diffusa indignazione: in città sono apparsi manifesti che lo raffigurano a testa in giù, insieme alla Meloni, con la scritta «Marrone e Meloni, in piazzale Loreto c'è ancora posto».A Bologna Forza Italia potrebbe piazzare il suo candidato, il senatore Andrea Cangini, ex direttore del Resto del Carlino, che avrebbe in squadra, come vice, l'imprenditore Fabio Battistini. Il centrosinistra ha già in campo Matteo Lepore, che aveva ottenuto il sostegno anche dal M5s, ma con il via libera di Giuseppe Conte. C'è chi immagina che lo scontro tra Conte e Beppe Grillo possa produrre un ripensamento dei pentastellati, ma il quadro è ancora in evoluzione.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/trovata-la-quadra-a-napoli-e-milano-il-centrodestra-ha-i-suoi-candidati-2653680888.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-polemica-sul-sondaggio-del-sole" data-post-id="2653680888" data-published-at="1625514996" data-use-pagination="False"> È polemica sul sondaggio del «Sole» Il noto politologo Alessandro Campi attacca a testa bassa, sul suo profilo Facebook, il Sole 24 Ore. Campi, direttore della Rivista di Politica, insegna Storia delle dottrine politiche all'Università di Perugia. nel suo post, il docente mette nel mirino il sondaggio annuale «Governance poll», effettuato da Noto sondaggi e pubblicato ieri, che rileva il gradimento di sindaci e presidenti di Regione: «Temo che il Sole 24 Ore, il mitico giornale di Confindustria», scrive Campi, «sia incorso in un infortunio giornalistico piuttosto grave. Nella sua edizione odierna (di ieri, ndr) ha diffuso un megasondaggio dedicato al gradimento dei presidenti di Regione. Evito di discutere i risultati. Discuto (e contesto) la metodologia. Dalle note tecniche riportate dallo stesso giornale», argomenta Campi, «sarebbero state realizzate 1.000 interviste per Regione e 600 interviste per Comune (peraltro senza che si capisca bene come il campione sia stato costruito, secondo cioè quali criteri di stratificazione). Per chiunque abbia anche una minima esperienza nel campo della ricerca si tratta di una manifesta assurdità». Campi motiva le sue perplessità: «Significherebbe», argomenta il docente, «aver realizzato decine di migliaia di interviste nell'arco delle dieci settimane indicate come periodo di svolgimento della rilevazione: costi proibitivi (parliamo di centinaia di migliaia di euro) e uno staff di rilevatori composto da almeno un migliaio di unità. Prendiamo allora la versione più “realistica" (si fa per dire) di questa nota. Ammettiamo dunque che i Comuni cui ci si riferisce siano soltanto i capoluoghi di provincia delle 16 Regioni testate (dall'indagine sono state infatti escluse, per ragioni tecniche, la Calabria, il Trentino Alto Adige e la Valle d'Aosta). Ma anche così i conti non tornano». «Sarebbero state condotte», riflette Campi, «600 interviste per i 103 Comuni capoluoghi di provincia: totale 61.800 interviste. Cui andrebbero aggiunte le 16.000 interviste per Regione (1.000 x 16). Insomma si sarebbe lavorato su un megacampione di 77.800 persone. Il Sole 24 ore ha pagato una simile ricerca (250-300.000 euro a valore di mercato) per ricavarne, al dunque, un articolo di 6000 battute?». Non è tutto: «Si potrebbe allora pensare», ipotizza Campi, «che ci si sia limitati a sondare 600 cittadini per città tenendo conto solo dei capoluoghi di Regione: totale 9.600 interviste (600 x 16). Ma sondare il gradimento di un presidente di Regione intervistando i residenti della sola città capoluogo di regione (Milano, Bari, Napoli, L'Aquila ecc.) è un palese errore. I risultati sarebbero inattendibili per definizione». «So bene che si tratta di un'affermazione grave», sottolinea Campi, «ma mi sono attenuto alle note metodologiche illustrate dallo stesso giornale (e fornite, immagino, dalla società di rilevazione). A questo punto sarebbe utile un pubblico chiarimento, riguardo l'entità esatta della ricerca (e dunque riguardo il suo eventuale valore conoscitivo). O sbaglio io, nel qual caso chiedo scusa. O il Sole 24 Ore, forse per leggerezza, forse perché tratto in inganno, ha pubblicato cifre, fatto ragionamenti e avanzato interpretazioni che col giornalismo (in questo caso politico) non hanno nulla a che fare. Attendo replica. E magari, nel caso avessi anche solo lontanamente ragione», attacca Campi, «mi aspetterei un intervento dell'Agcom: il garante della comunicazione dovrebbe preoccuparsi se circolano comunicazioni, ad essere generosi, farlocche».
Assentral
I due creano così una pagina Instagram incentrata unicamente su questo modello. Arrivano i primi like e i primi commenti. Che aumentano sempre di più. Dall’altra parte dello schermo, però, non ci sono solo «personale normali». Ci sono soprattutto collezionisti e multimilionari. Gente che ha i garage pieni di pezzi da collezione. «Dal niente», prosegue Leonardo, «abbiamo iniziato a parlare con loro. Ci descrivevano le loro auto, i loro modelli. E così abbiamo iniziato ad archiviare tutto. Un sistema a grappolo in cui segnavamo tutto: il tipo di auto, il colore e così via. In poco tempo abbiamo creato un archivio unico».
Con i loro follower/collezionisti (i cui nomi non ci vengono rivelati: «Per noi il riserbo è tutto»), discutono su tutto, perfino delle questioni familiari. Si crea così un legame di fiducia. Tra di loro c’è anche un certo Alberto, uomo della finanza e dell’imprenditoria attivo anche nel mondo della nautica. Vede del potenziale in quei giovani e chiede di incontrarli. Destinazione Montecarlo. «Andavamo all’università e abbiamo speso tutti i nostri risparmi per andare lì e conoscerlo. Non sapevamo nemmeno che faccia avesse e lui non pensava fossimo così giovani, viste le nostre competenze». È il momento del salto. Quello in cui una passione, coltivata e accresciuta nel tempo («per anni abbiamo studiato solamente questo settore», spiegano i due) diventa un lavoro. Un business. Anche perché nel frattempo arrivano prime richieste: «Ma se volessi quella macchina in particolare?». L’archivio è lì, pronto. E così Leonardo ed Edoardo cominciano a sentire i loro follower, che ora diventano clienti. Diventano il centro, l’asse, che mette in contatto mondi diversi: Assentral, appunto, con l’obbiettivo di soddisfare la domanda di automobili speciali da collezione (e non solo), tramite un sistema innovativo, basato su relazioni sviluppate negli anni.
Ma questo è solo l’inizio. Perché, sempre su Instagram, i due vedono i lavori di Paul, un ragazzo scozzese. Cognome? «Niente cognome, è troppo bravo, poi ce lo portano via». Riesce a riproporre i modelli di auto in modo perfetto. Edoardo e Leonardo estraggono il loro pc per farmi qualche esempio. Cominciano a zoomare un rendering per mostrare la pelle lavorata dei sedili e perfino la marca degli pneumatici. Sembra più vero del vero. «Oggi i nostri clienti ci chiedono questo: modelli unici, fatti unicamente per loro. Noi prepariamo tutto, scegliamo con loro i colori e i dettagli, poi mandiamo i nostri progetti alla casa madre, che li realizza».
È il virtuale che diventa reale. Cosi dalle configurazioni in digitale dello studio di design di Assentral Speclab, si passa al carbonio, alle cuciture e alla pelle vera e propria. E pure a un luogo fisico, che verrà inaugurato a breve negli stessi spazi della D-Factory di Cinisinello Balsamo, la Mecca delle auto di lusso.
Un sogno italiano, quindi. Che fa sognare due giovani imprenditori ma, soprattutto, i loro clienti.
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«Jo Nesbø's Detective Hole» (Netflix)
Dopo il film con Michael Fassbender, il personaggio di Jo Nesbø arriva su Netflix con una serie che ne esplora fragilità e ossessioni. Basata su «La stella del diavolo», segue un’unica indagine tra i demoni personali del protagonista.
Harry Hole, al cinema, ha avuto il volto cupo di Michael Fassbender, i capelli ramati e un accenno di barba. Quando si è deciso di far delle sue gesta un film, si è scelto avesse le fattezze massicce dell'attore, così simile a quelle immaginate da Jo Nesbø. Poi, però, ci si è fermati. Harry Hole non ha avuto seguiti né adattamenti ulteriori. Eppure, Nesbø ha continuato a scrivere. E tanto ha prodotto da aver - finalmente - convinto una piattaforma a fare del suo detective il centro di una serie crime.
Jo Nesbø's Detective Hole, disponibile su Netflix da giovedì 26 marzo, prova a mettere insieme tutti i romanzi dello scrittore norvegese, costruendo su quel suo investigatore una narrazione capace di ricostruirne la complessità.Harry Hole, non più interpretato da Fassbender ma da Tobias Santelmann, è la copia carbone di quello che tanti detective prima di lui sono stati. Un genio preda di fantasmi e tormenti, l'intuitivo fuori scala inversamente proporzionale all'abilità di intessere relazioni umane soddisfacenti. Hole, pur noto ad Oslo come il più talentuoso fra gli investigatori, è vittima di una depressione cronica che, negli anni, lo ha indotto a sviluppare una forma altrettanto cronica di alcolismo. Beve fino a perdere conoscenza, Jim Beam, whiskey per lo più.
Eppure, il vizio non ha mai intaccato le sue capacità deduttive. Si è preso altro: il privato, le relazioni di Hole, monche e lacunose. Il detective, pur temuto e rispettato, ha amato una sola donna, senza riuscire a tenersela accanto. Rachel, un tempo amore, si è trasformata in tormento: tossica quanto e più del whiskey. Harry Hole non è mai riuscito a dirle addio. Rachel è sempre tornata, ondivaga e insicura. E con lei, puntuali, si sono fatti avanti i demoni. Gli stessi che l'investigatore sta goffamente cercando di combattere quando il candore di Oslo, sua città natale, si tinge di rosso. Una ragazza è stata trovata morta nel proprio appartamento, un dito le è stato reciso e, dietro una palpebra, il killer si è premurato di lasciarle un piccolo diamante a forma di stella. Una firma, un indizio, un peccato di vanità che, nella letteratura, ha dato il titolo ad uno dei romanzi di Nesbø.
Benché la serie Netflix ambisca ad essere un compendio di quanto prodotto dallo scrittore, Jo Nesbø's Detective Hole è basata per lo più su uno dei suoi tanti romanzi, il quinto, La stella del diavolo. Così ha voluto Nesbø, che per Netflix ha curato parte della sceneggiatura. Lo show, dunque, si trova a riavvolgere il filo per raccontare, intimamente, chi sia quest'uomo complesso. Poi, però, entra nel merito di un suo solo caso, un solo serial killer e una sola indagine, condotta - come da libro - insieme all'odiato e corretto collega Tom Waaler.
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Ford introduce le versioni BlueCruise Edition su Kuga e Puma, portando la guida assistita di livello 2 su modelli più diffusi. Il sistema è utilizzabile su oltre 135.000 chilometri di strade europee ed è incluso senza abbonamento.
Ford accelera sulla democratizzazione della guida assistita e introduce le nuove BlueCruise Edition su due dei modelli più apprezzati della gamma europea, Kuga e Puma. Le nuove versioni rappresentano un passo concreto verso una mobilità sempre più tecnologica e accessibile, portando su larga scala il sistema di assistenza alla guida di livello 2 che consente la modalità «mani libere, occhi puntati sulla strada».
Dopo il debutto europeo su Mustang Mach-E, primo sistema di questo tipo a ottenere l’approvazione normativa nel continente, BlueCruise amplia ora il proprio raggio d’azione. L’obiettivo è chiaro: offrire un’esperienza di guida più rilassata e sicura anche a un pubblico più ampio, andando oltre il segmento premium e integrandosi su modelli ad alta diffusione.
Le nuove Kuga e Puma BlueCruise Edition nascono infatti con una vocazione precisa: ridurre lo stress nei lunghi viaggi, soprattutto in autostrada. Grazie al Co-Pilot Pack di serie, il sistema consente la guida a mani libere su oltre 135.000 chilometri di arterie europee, le cosiddette «Blue Zones», distribuite in 16 Paesi. Un’estensione significativa che rende la tecnologia concretamente utilizzabile nella quotidianità.
Uno degli elementi più rilevanti dell’offerta è l’assenza di abbonamenti: BlueCruise è incluso senza costi aggiuntivi, insieme alla navigazione connessa basata su cloud, che fornisce aggiornamenti sul traffico in tempo reale e suggerisce percorsi ottimizzati. Una scelta strategica che punta a semplificare l’esperienza d’uso e a rafforzare il valore percepito del prodotto.
Non manca un’attenzione particolare al design. Le BlueCruise Edition si distinguono per dettagli esclusivi, a partire dalla livrea Vapor Blue abbinata al tetto a contrasto nero e agli specchietti coordinati. Completano il look i cerchi in lega dedicati, da 18 pollici su Puma e da 19 su Kuga. All’interno, l’ambiente si caratterizza per finiture Nordic Blue e inserti dei sedili lavorati, che conferiscono un tocco distintivo senza rinunciare alla sobrietà.
Ampia anche la gamma di motorizzazioni. Kuga è proposta in versione full hybrid e plug-in hybrid, mentre Puma affianca alle unità EcoBoost hybrid con cambio automatico anche la nuova declinazione completamente elettrica Gen-E. Una varietà che riflette la strategia multienergia del costruttore, orientata a soddisfare esigenze diverse in termini di utilizzo e sostenibilità.
Con le BlueCruise Edition, Ford compie dunque un passo deciso verso la diffusione capillare della guida assistita avanzata. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica, ma di un cambio di paradigma: la comodità e il supporto alla guida diventano elementi centrali dell’esperienza automobilistica, accessibili a un pubblico sempre più vasto.
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Ansa
La parabola di Plotino si rispecchia nel bacino Mediterraneo, è l’erede di quei mondi antichi, il maestro di quel passaggio e il crocevia del pensiero, dal Medio Oriente a Roma. Dopo di lui verrà Sant’Agostino, con la Patristica. Nel suo tempo cresce la Gnosi e si diffonde il Manicheismo. A lui si deve il platonismo a Roma, con una scuola frequentata anche dai politici e dalle donne. A lui si deve il grande sogno della città governata dai filosofi, Platonopoli, che sarebbe sorta a due passi da Napoli. A lui si deve il primo, grande pensiero che supera il dualismo, con la teoria dell’emanazione e la nostalgia del Ritorno: l’Uno emana il mondo, come i raggi del sole, e le anime avvertono il conato di tornare alle origini. In Plotino la vita come il pensiero sono percorsi dalla nostalgia dell’origine. Emanazione e Ritorno sono il respiro del mondo, L’Uno espira e dà fiato al mondo, il mondo inspira e torna all’Uno. A lui si deve la prima grande filosofia della bellezza che dal corpo scorre verso l’anima e dall’anima risale a Dio.
Il suo pensiero fecondò la dottrina cristiana e il pensiero arabo, soffiò nel platonismo medioevale e nell’alchimia, poi nell’Umanesimo e nel Rinascimento, l’idealismo e il romanticismo, da Marsilio Ficino a Pico della Mirandola fino a Schelling, e poi a raggiungere nel Novecento personalità eminenti di ambiti differenti come Jung e Florenskij, Yeats e Bergson, Hillmann e Hadot, Eliade e Sestov. Pure Leopardi s’innamorò di lui e a lui dedicò un dialogo, uno dei suoi pochi scritti in difesa della vita, quando Plotino riesce a dissuadere il suo allievo Porfirio, che sarà poi il suo biografo, dal desiderio di suicidarsi.
A lui si riferirono anche scrittori e poeti del secolo scorso: da Albert Camus, che scrisse la tesi di laurea su di lui a Ezra Pound che gli dedicò una poesia giovanile in A lume spento, fino a Borges che ne parlò agli esorti della sua Storia dell’eternità.
Sarebbe un esercizio curioso e intrigante rileggere alcune teorie di Plotino alla luce della tecno-scienza di oggi e della fisica quantica: il nesso tra microcosmo e macrocosmo, la connessione di ogni parte al tutto, la convinzione che ogni particella del cosmo, come una miniatura dell’universo, abbia in sé la totalità del mondo. Tutto ciò precorre su altri versanti le più recenti teorie della fisica, le particelle di Dio, le onde elettromagnetiche e gravitazionali, le vibrazioni cosmiche...
Per tutte queste ragioni, dopo tanti anni di passione per il pensiero di Plotino nel fatidico anno 2000, mi dedicai a lui, autore sommo nel mio pantheon personale. Lo scrissi in forma di autobiografia, in prima persona, riferendomi agli ultimi anni vissuti da Plotino nella campagna di Minturno, dove morì. Al testo letterario ho aggiunto un saggio su di lui e sul suo pensiero. Il testo è un bilancio della sua vita e del suo pensiero, attraverso i luoghi e i temi che li avevano scanditi. Gli impliciti modelli di scrittura erano Così parlò Zarathustra di Nietzsche e le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.
Dietro l’apparenza di una fictio, i dettagli storici e teorici combaciavano con la realtà storica e col suo pensiero, con le fonti, i nomi e i luoghi. Dalla sua nascita e poi la sua infanzia sulle rive del basso Nilo - nei pressi dell’odierna Asyut - alla sua prima maturità ad Alessandria d’Egitto dove fu iniziato alla filosofia, poi il suo soggiorno ad Antiochia e la sua partecipazione in Siria alla guerra con i persiani, dove rischiò di essere ucciso, nel suo tentativo di spingersi verso Oriente fino a vagheggiare la meta dell’India per conoscere i sapienti. Quindi il suo viaggio verso Roma, dove fondò la sua scuola frequentata anche da senatori e patrizi, che tenne per vent’anni, le sue commemorazioni di Platone, Socrate e Aristotele, il suo sogno di fondare una città ideale a sud di Roma, Platonopoli e di convincere all’impresa l’imperatore Gallieno; il suo dialogo con l’allievo Porfirio per dissuaderlo dal proposito di togliersi la vita, quindi il suo ritiro nella campagna di Minturno, infine la sua morte intorno ai 68 anni.
È solo una congettura, invece, l’incontro con Mani e con Origene il cristiano, suoi contemporanei; autentico è invece il suo incontro fatale con Ammonio Sacca che lo iniziò alla sapienza. L’amore per Gemina è invece un’amorosa illazione su una amicizia effettiva del filosofo con una donna e con sua figlia che aveva lo stesso nome della madre, assidue della sua scuola e appartenenti al ceto nobiliare romano. Plotino aveva ritrosia a parlare e a scrivere di sé. Si vergognava di avere un corpo, fermò il suo allievo Amerio che voleva farlo ritrarre dal pittore Carterio; aveva perfino pudore di mangiare in presenza d’altri. Coltivava la vita incorporea del corpo.
Nella copertina dell’autobiografia appare il ritratto che ne fece Raffaello nella Scuola d’Atene. Immaginai che quella presunta autobiografia Plotino l’avesse poi gettata nel fiume del tempo, inabissandola nelle acque del fiume Lyris, come facevano coloro che attraversavano il fiume e per ingraziarsi l’impervio corso fluviale gettavano una moneta nelle sue acque. La moneta gettata da Plotino per ingraziarsi gli dei era la sua vita raccolta in uno scritto «sacrificale». Quel fiume Liri, oggi noto nella sua parte terminale come Garigliano, si ricongiungeva in una geografia poetica - avrebbe detto Vico - al fiume Nilo delle sue origini, ai fiumi Ilisso e Celari di Socrate, dei suoi allievi e dei suoi dialoghi platonici, poi ai fiumi della sua maturità, il Tigri e l’Eufrate, crinali d’Oriente e Occidente, e infine al Tevere alle cui sponde Plotino rimase per oltre un ventennio. Il libro finisce nei fondali del fiume e si perde ogni sua traccia; e dunque quel che i lettori hanno tra le mani in realtà non può esistere. Vissi la scrittura di quel libro nella primavera del 2000 in uno stato di grazia, felice di scrivere e di vivere in compagnia di Plotino. Spero che altrettanta gioia possa scaturire nella lettura di questo libro in compagnia di quel maestro di luce e di bellezza. Plotino ci indica la via del ritorno all’Uno, alla Casa, all’Origine e la bellezza divina dell’Essere. Come scrive Porfirio nella Vita di Plotino: «Io mi sforzo di ricondurre il divino che è in me al divino che è nell’universo».
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