Con una mossa a metà tra il rilancio e la provocazione, Forza Italia riapre a sorpresa il dossier ius scholae e si mette al centro di una partita dai contorni ancora indefiniti. Il segretario azzurro Antonio Tajani, che indossa anche l’abito da vicepremier e da ministro degli Esteri, ripropone un tema che sembrava già incartato. Lo fa con un linguaggio scelto con cura: «Non è una concessione automatica», precisa. «Ma un riconoscimento serio per chi studia e si integra». È l’avvio di una danza complicata, che ha tenuto banco per tutta la giornata di ieri. La proposta: dieci anni di scuola «con profitto» per diventare italiani. Nessun automatismo, nessuna sanatoria, nessuno sconto. Il messaggio sembra essere: chi vuole la cittadinanza se la guadagni sui banchi. Ma nel centrodestra quella suonata da Tajani non è una nota armonica. Quando la Lega si infuria e Fratelli d’Italia si smarca comincia a suonare come una stecca. Noi Moderati cerca di contenere i danni. A sventolare il vessillo del «dialogo nella coalizione» resta Maurizio Lupi. Fa il pontiere: «Non si impongano accelerazioni o iniziative unilaterali, serve dialogo, non ideologia». E chiede «rispetto per la maggioranza voluta dagli italiani». Il Partito democratico vede la breccia, ci si infila e rilancia. Marianna Madia, vicepresidente della commissione Affari europei della Camera, non usa giri di parole: «È una risposta dovuta a ragazze e ragazzi italiani nei fatti. Ora si passi dalle parole ai fatti». Poi tocca a Graziano Delrio: «Riconoscere il diritto di cittadinanza a chi cresce e si forma nelle nostre scuole è un passo avanti di civiltà». Una sfilza di dem si infilano nel dibattito: Giorgio Gori, Pina Picierno, Simona Bonafè. Dai social alle aule, il messaggio è chiaro. Il Pd è pronto a discutere, ma chiede coerenza. Nel 2024 la stessa proposta era stata presentata, sempre da Forza Italia, con la fanfara. Fratelli d’Italia e Lega avevano sbattuto la porta e Tajani aveva preferito il silenzio. La differenza, questa volta, è che Tajani sembra promettere battaglia: «Anche la Lega ha presentato l’emendamento sul terzo mandato e non è caduto il governo». Ma se il Pd applaude e il Movimento 5 stelle rilancia («approvare subito la legge, anche rinunciando a qualche giorno di ferie», dice Giuseppe Conte), è sul fronte centrista che si gioca una partita determinante. Carlo Calenda (Azione), Matteo Renzi (Italia viva), Riccardo Magi (Più Europa) hanno posizioni differenti. Renzi affonda il colpo al Senato, interrogando sul punto proprio il ministro degli Esteri. Poi commenta: «Tajani prende degli impegni fuori dal Parlamento ma resta muto in Aula. Ha paura della premier?». Magi la definisce una «boutade estiva», ma concede: «Meglio aprire il confronto in Parlamento». Calenda è netto: «Se Forza Italia porta al voto la legge, Azione la sosterrà». Alcune agenzie di stampa titolano sulle «prove di dialogo» tra Forza Italia e le opposizioni. Ma Tajani chiarisce che il partito non è intenzionato a votare una proposta dem: «È il Pd che deve votare la nostra proposta». E lancia l’appello: «Chiunque vuole votare la nostra proposta la voti». La Lega questa apertura non la comprende. E anzi, la respinge. Rossano Sasso, ex sottosegretario all’Istruzione, non si limita a bocciare la proposta: la seppellisce. «L’integrazione», afferma, «non funziona con un pezzo di carta, la cittadinanza italiana va bene così com’è. Questa è una boutade estiva e ideologica che non ci appartiene». E la liquida come una «proposta tecnicamente e politicamente sbagliata». La vicesegretaria Silvia Sardone rincara la dose: «Non siamo disponibili a trattative. Invito chi fa questa proposta a guardare l’esito del referendum sulla cittadinanza. Magari iniziamo a fare proposte su quello che gli italiani veramente vogliono e per cui ci hanno votato». Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, smonta il gioco delle opposizioni: «La nostra posizione è nota e si è anche un po’ rafforzata con il referendum. Se a sinistra qualcuno spera che ci sia la crisi del governo Meloni su questo tema rimarrà deluso». Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, la archivia così: «Non credo che in ogni caso la proposta di Forza Italia passerebbe, ma vedremo. Noi siamo per un vincolo di maggioranza, per discutere le cose fra di noi. Dopodiché ciascuno assume le decisioni che ritiene». La vicepresidente del Senato Licia Ronzulli (Forza Italia) tenta un diversivo: «La sinistra cerca di usare l’arma di distrazione di massa dello ius scholae, che non è all’ordine del giorno, per nascondere la vera notizia, al Senato sta continuando inesorabilmente il percorso di avvicinamento verso una giustizia più giusta ed imparziale». Nel gioco delle parti, Tajani resiste, ma si accoda a Ronzulli: «Adesso ci sono sette decreti, è tutto ingolfato. Poi c’è la riforma della Giustizia che è la nostra priorità assoluta. Poi tutto il resto. La cittadinanza è un altro tema su cui ci impegniamo, ma lo ius italiae non è una priorità del momento». E a sinistra, infatti, qualcuno aveva sentito puzza di bruciato. «Un anno fa Tajani avanzò la proposta di aprire una discussione in Parlamento per arrivare all’approvazione di una legge sullo ius scholae. Tuttavia, di fronte ai ripetuti no della Lega e di Fratelli d’Italia, si ritirò rapidamente, trasformando l’iniziativa in un generico dibattito estivo sui giornali», ricordano i leader di Alleanza dei Verdi e Sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. E infatti bastarono le prime piogge a spegnere il dibattito sullo ius scholae.
Dopo che Forza Italia ha votato con l’opposizione contro l’emendamento che propone di abbassare il canone Rai, le tensioni nel centrodestra proseguono sul fronte dello ius scholae. Ancora una volta è stato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a provocare irritazione negli alleati di governo rilanciando la sua proposta di legge. Ha assicurato che Forza Italia andrà avanti «per concedere la cittadinanza ai figli di non italiani che frequentano per 10 anni la scuola in Italia». Da sempre ripete che «è una questione di diritti, prima ancora che di leggi. Ed è compatibile con il programma del centrodestra». Due giorni fa è tornato a sostenerla, definendola «una proposta di buon senso, anche la Lega si convincerà». E ha aggiunto: «Vogliamo cambiare la norma sullo ius sanguinis. La cambieremo anche perché era stata concessa, a causa di imbrogli, a cinque hezbollah, che l’hanno ottenuta attraverso una truffa», ha dichiarato, ospite del programma Il cavallo e la torre su Rai 3.
Il tema è soprattutto quello degli oriundi. Tajani l’aveva detto altre volte, di essere determinato a limitarne l’accesso «perché la cittadinanza è una cosa seria. Io voglio che il passaporto lo ottengano persone che amano e sono appassionate dell’Italia» altrimenti nel momento del voto all’estero «una volta ottenuta la cittadinanza queste persone a cui non interessa l’Italia che fanno? Danno la loro scheda al miglior offerente?».
Gli alleati sono contrari a qualsiasi tipo di cambiamento dell’attuale legge in vigore, ma è sullo ius scholae il disappunto più grande della Lega. «La cittadinanza va bene così com’è» e «non penso sia l’emergenza degli italiani», sostiene Salvini. La tensione con gli azzurri è andata crescendo dall’estate scorsa. Dal palco di Rimini Tajani provocava: «Preferisco una persona che non ha il cognome italiano e ha i genitori non nati in Italia, che canta l’inno di Mameli, a uno nato in Italia da genitori italiani, ma si rifiuta di cantarlo».
Per il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, l’insistenza sul tema «offre una sponda alle opposizioni e rischia di minare la stabilità del governo». Chiedeva: «Cosa fanno, presentano una proposta di legge in Parlamento e l’approvano con i voti della sinistra? Che cosa potrebbe capitare?». In una intervista a Repubblica, il leader di Fi chiariva: «Nessun inciucio col Pd, nessun tradimento. Ma se il Pd si dice d’accordo con me, non posso essere io a cambiare idea. I sondaggi dicono che gli italiani sono a favore dello ius scholae. Detto ciò, c’è tempo. E sarebbe un’iniziativa dei nostri parlamentari, non del governo».
Mercoledì, lo strappo con gli alleati sull’abbassamento del canone è stato fatto da Forza Italia votando con il centrosinistra. Uno sgarbo al Carroccio, che aveva presentato l’emendamento chiedendo il taglio del canone da 90 a 70 euro. «Un inciampo della maggioranza», come l’ha definito Palazzo Chigi, smorzando i toni. Lo scontro tra azzurri e Lega rimane. Il portavoce nazionale di Fi, Raffaele Nevi, dopo avere dato del «paraculetto» a Salvini su Affari Italiani perché dice che «nel programma (di governo, ndr) c’è anche la riduzione della pressione fiscale per difendere l’emendamento bocciato sul canone Rai», ha consigliato alla Lega: «Si dia una calmata, abbassi i toni e torniamo a parlarci di più». «Peace e love», è stata la diplomatica replica del segretario leghista, che poi, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, ha aggiunto: «Sul canone Rai non mi interessa far polemica, andiamo avanti. Berlusconi diceva che ogni taglio di tasse è una buona notizia, questo era un piccolo taglio di tasse ma non mette in discussione il governo né i miei nervi».
Tornando alla cittadinanza, Salvini non intende modificare la legge, l’aveva detto anche due mesi fa: «È fuori discussione che il centrodestra possa approvare lo ius scholae, lo ius soli o scorciatoie per la cittadinanza agli stranieri». Anzi, assicurava: «Per quel che riguarda me e la Lega proporremo una restrizione sia sui ricongiungimenti familiari che spesso e volentieri aggirano la normativa, che una legge apposita per togliere la cittadinanza agli immigrati che delinquono nel nostro Paese».
E quando il ministro degli Esteri presentò a Milano la proposta di legge di Fi, il leader del Carroccio provvide a liquidarla con un: «Non mi interessa, non è un’emergenza, non è nel programma di governo, non abbiamo chiesto i voti per questo, la gente non mi chiede di lavorare sulle cittadinanze da dare in omaggio».
Sempre Nevi ieri ha voluto contraddire Salvini: «Falso. Al punto sei del programma elettorale con il quale abbiamo vinto le elezioni nel 2022 c’è il principio generale di una migliore integrazione degli stranieri regolari in Italia. Ed è proprio la nostra proposta che abbiamo chiamato ius Italiae».
Tajani ha provato a smorzare i toni: «Nessuna ripicca, non litigo con nessuno e non c’è nessun problema, la maggioranza è solidissima». Intanto, non cede di una virgola sulla sua proposta.




