C’è una certa fibrillazione nel mondo sindacale di sinistra. Una gara a non perdere le ali più estreme e movimentiste che si sta combattendo a colpi di scioperi, dichiarazioni bellicose contro il governo, blocchi nelle fabbriche e competizioni a chi riempie di più le piazze. I protagonisti sono il leader della Cgil, Maurizio Landini, ça va sans dire, e le sigle autonome che partono dall’Usb e arrivano fino ai Cobas, Orsa ecc. Sigle che hanno avuto il loro momento d’oro nelle ultime settimane con una serie di iniziative - il solito stop delle attività di venerdì - che hanno dimostrato plasticamente che quando si tratta di creare difficoltà a lavoratori e famiglie i cosiddetti sindacati di base sono imbattibili.
La competizione rischia di diventare ancora più aspra se domani la Consulta dovesse aprire le porte agli autonomi nelle rappresentanze aziendali. A oggi infatti la legge prevede che i sindacalisti che sono incaricati di seguire le vertenze delle singole aziende (Rsa) possono essere scelti esclusivamente tra le confederazioni che partecipano alle trattative per la firma del contratto collettivo. Tant’è che quasi sempre nei grandi gruppi e nelle Pmi ritroviamo solo i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Se la Corte Costituzionale dovesse accogliere le istanze del Tribunale del Lavoro di Modena, a stretto giro si aprirebbero le porte a decine di sindacalisti che fanno capo alle sigle autonome pronti a surriscaldare il clima nelle aziende. Insomma, si rischierebbe di ripetere in piccolo la scena degli scorsi giorni con la Cgil costretta a dichiarare sciopero generale dopo l’Usb per non perdere «posizioni» a sinistra. Un circolo vizioso a tinte rosse dove il vincitore è incerto, ma lo sconfitto è sicuro: i lavoratori.
Un bel problema politico per Landini che adesso è costretto a sperare che i giudici della Consulta dicano no alle richieste delle toghe del lavoro. E non finisce qui. Perché con una decisione a sorpresa e dopo le insistenze della Cisl, Giorgia Meloni ha deciso di convocare le parti sociali. Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confsal sono attesi a Palazzo Chigi per il 10 ottobre alle 16 e 30. Per una volta di venerdì niente sciopero ma l’incontro con il premier per parlare della manovra. Incontro che dovrebbe andare come da copione. Con la Cisl pronta a dialogare e la Cgil che si dirà delusa su tutto chiedendo più soldi per sanità, contratti del pubblico impiego, pensioni ecc. L’anno scorso il leader della Cgil aveva rubato qualche scatto regalando al premier, il libro Albert Camus, «L’uomo in rivolta». Ecco, l’unica curiosità è capire cosa si inventerà tra qualche giorno Landini per prendersi un po’ di scena.
Il problema è che mentre il sindacalista duro e puro pensa a posizionarsi a sinistra, il mondo del lavoro viaggia a una velocità che la Cgil finge di non vedere. Proprio ieri è arrivata un nuovo studio della Cisl che certifica, non che ce ne fosse bisogno, la crisi di Stellantis in Italia.
I numeri sono sotto gli occhi di tutti da mesi. Ma suddivisi per stabilimenti fanno ancor più impressione. Il dato generale dice che la produzione della multinazionale nel terzo trimestre è calata del 31,5% a 265.490 unità, calcolando insieme vetture e veicoli commerciali (auto -36,3% a 151.430 unità e veicoli commerciali -23,9% a 114.060). Con perdite che partono dal -17% di Mirafiori e arrivano al collasso di Modena, -65%. «Le previsioni per la chiusura dell’anno sono nere, ancora più negative rispetto al previsto. Il 2025 chiuderà con una riduzione di un terzo dei volumi produttivi, poco più di 310.000 unità, con le auto sotto quota 200.000», ha evidenziato Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, durante la presentazione del rapporto, sottolineando che «i nuovi prodotti che verranno in produzione non avranno un forte impatto quest’anno, più probabilmente nel 2026». Così tutte le attenzioni si stanno concentrando sul 20 ottobre, la data dell’incontro con l’ad del gruppo, Antonio Filosa. A Torino. «È indispensabile costruire relazioni sindacali solide e costruttive per affrontare le gravi difficoltà del gruppo e del settore. Quando si parla di centralità degli stabilimenti, per noi significa che devono seguire azioni e investimenti concreti», ha continuato il segretario dei metalmeccanici della Cisl.
Del resto è difficile imputare a Filosa gli errori (soprattutto nella strategia sull’elettrico) commessi dall’accoppiata Tavares-Elkann. Ma se si pensa che l’obiettivo dichiarato a più riprese da Stellantis era di arrivare a produrre circa 1 milione di auto all’anno in Italia, mentre oggi siamo poco sopra le 300.000 (meno di 1.000 auto al giorno) si capisce bene che la situazione è drammatica. Così come è stato drammatico il silenzio di Landini che per mesi non ha detto una parola sul lento addio dell’ex Fiat e sulle strategie fallimentari del suo management.



