Il Rottamatore ruba la scena a Zingaretti. E usa l’inciucio per riprendersi il Pd
Il Bullo: «Non entrerò nel governo. Connivenza fra il mio partito e la Lega». Il segretario: «Conte deve riconoscere i suoi errori».
Il Bullo: «Non entrerò nel governo. Connivenza fra il mio partito e la Lega». Il segretario: «Conte deve riconoscere i suoi errori».
Il leader del Movimento scrive una lettera al premier uscente: «Sei un servitore che l'Italia non può perdere». Lo stato maggiore chiude all'ipotesi di ricucire. Delirio di Nicola Morra: «Il rosario è un messaggio alla 'ndrangheta».
Anche io, al pari di Luca Ricolfi che lo ha detto ieri su questo giornale a Maurizio Caverzan, penso che la capriola di Matteo Renzi a favore di un governo con il Movimento 5 stelle sia tra le più spregiudicate…
Il leader della Lega tira dritto: «Ascolterò Conte ma non lascio il Viminale. Il Paese è in mano a 30 renziani, siamo pronti a scendere in piazza se c'è un esecutivo Pd-M5s. Rischiamo la svendita delle nostre aziende».
Il senatore semplice, intervistato su Le Monde, tratteggia la strategia di avvicinamento ai grillini: «Sembrano aver cambiato, speriamo in maniera duratura, orientamento». Poi su Facebook veste i panni del salvatore: «Un governo per evitare il salasso Iva».
Ci mancava solo Massimo D'Alema a far da levatrice al governo della vergogna. Ma l'ex presidente del Consiglio ed ex ministro degli Esteri che andava a braccetto con gli hezbollah, alla fine è arrivato a benedire la nascita di un…
Nicola Zingaretti annuncia: «Mattarella vedrà se c'è larga base parlamentare». Graziano Delrio spiega: «Contratto “tedesco" su dossier condivisi». Che per il leghista Massimo Garavaglia al Mef sono già spuntati su assunzioni Pa e patrimoniale.
Da Carlo Calenda a Gianluigi Paragone, fino a Paola De Micheli e Luigi Di Battista, c'è anche chi non dimentica gli insulti e non accetterà mai l'alleanza tra rossi e gialli.
Jp Morgan benedice il fisco leghista, mentre a Goldman Sachs piacciono Pd eM5s. I mercati temono la Via della seta.
Matteo Orfini prova a dividere il governo: «Una volta Luigi Di Maio gridava in piazza “onestà"». La replica ironica del leader leghista: «Vogliono prendersi quello che non c'è».
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