Una valanga di critiche ha seppellito il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca. La sua telecronaca «imbarazzata» della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina è diventata un clamoroso caso politico. I giornali le hanno dedicato «fiumi di parole», ma a nessun cronista è saltato in mente di scrivere il nome proibito o ineffabile: non Jahvè, ma Quirinale.
Tutti hanno raccontato l’effetto (la telecronaca di Petrecca), nessuno ha osato citare la causa, ovvero le telefonate furiose provenienti dal Colle e riguardanti la voce titolare dell’evento, il vicedirettore di Rai Sport Auro Bulbarelli, reo di avere annunciato la «sorpresa clamorosa» del cameo attoriale di Sergio Mattarella programmato all’inizio dell’evento.
Il 30 gennaio Bulbarelli, pur senza rivelare i particolari, ne aveva parlato durante la conferenza stampa di presentazione della copertura Rai della cerimonia. Si era solo divertito a solleticare la fantasia dei presenti con un rimando alla performance in veste di agente segreto della Regina Elisabetta alle Olimpiadi di Londra del 2012.
A mente fredda quell’uscita poteva essere considerata una specie di spot per l’inaugurazione, un modo per aumentare l’attesa per uno spettacolo che, visti i costi (per le cerimonie di apertura e chiusura sono stati investiti circa 70 milioni di euro, 20 dei quali destinati al direttore creativo Marco Balich), aveva bisogno di un grande ritorno di pubblico. Che c’è stato, nonostante la telecronaca inadeguata di Petrecca: oltre 9 milioni di spettatori e 46,2 di share. Numeri sanremesi, come ha rivendicato lo stesso direttore.
Ma i politici di sinistra (Pd, Avs e 5 stelle) mentre sparavano su Petrecca con più determinazione dei cecchini del biathlon hanno dimenticato di chiedere al Quirinale se fosse vero quanto rivelato dal nostro giornale con tanto di conferma del Colle e cioè che gli uomini del presidente erano intervenuti con il comitato organizzatore e con i vertici della Rai per chiedere conto delle parole di Bulbarelli, che stavano, a loro dire, rischiando di rovinare la sorpresa del finto arrivo di Mattarella allo stadio di San Siro su un tram guidato dall’ex campione di motociclismo Valentino Rossi.
L’inaccettabile intromissione nelle dinamiche interne della Rai non ha scandalizzato nessuna delle associazioni di categoria che, sulla carta, sono chiamate a difendere l’autonomia del lavoro giornalistico e la dignità di chi lo svolge. Non ha fiatato la nuova suffragetta dei cronisti Elly Schlein, non ha protestato Giuseppe Conte, né ha fatto un plissé Matteo Renzi. Muto pure l’ex giornalista Rai ed europarlamentare dem Sandro Ruotolo, che ha, invece, abbondantemente esternato su Petrecca.
Eppure dopo la conferenza stampa l’ad Giampaolo Rossi e altri dirigenti, da quanto ci risulta, avevano chiesto a Bulbarelli ragguagli sull’annunciata sorpresa e l’avevano commentata divertiti. Quasi immediatamente il sito di Rainews aveva dato ampio spazio alla storia di Mattarella. Due ore dopo, però, l’articolo era già stato cancellato. Che cosa era successo nel frattempo? Sembra che a Rossi sia arrivata la telefonata infastidita (è un eufemismo) del portavoce di Mattarella Giovanni Grasso e, a quel punto, l’ad avrebbe completamente cambiato atteggiamento.
Forse perché dal Quirinale avevano minacciato di annullare lo sketch che sarebbe stato girato lunedì 2 febbraio dentro a un deposito dell’Atm di Milano.
La prima parte del video, quello in cui si vede il Capo dello Stato di spalle su un tram storico, era già stata girata con una controfigura, escamotage utilizzato anche dalla Regina Elisabetta, ma per una scena in cui avrebbe dovuto lanciarsi da un elicottero con il paracadute. Mancavano le riprese più importanti, quelle in cui Mattarella sorride a due bambine, consegna loro un peluche e, infine, stringe la mano a Valentino Rossi in versione tranviere.
«È stato fatto tutto in gran segreto perché era importante che non si sapesse nulla prima della messa in onda la sera della cerimonia» ha confessato ai giornali il centauro. Peccato che già lunedì scorso, al termine dei ciak sul tram, fosse stata consegnata alle televisioni una scaletta (sebbene con obbligo di embargo) con la descrizione nei dettagli (con tanto di disegni) della scenetta. Insomma il segreto di Pulcinella. Tanto che venerdì mattina La Verità ha anticipato l’intero sketch con le immagini tratte dal copione.
Ieri Corriere della sera e Repubblica hanno intervistato a tutta pagina Valentino Rossi sulla sua esperienza con il presidente, ma entrambi i quotidiani si sono ben guardati dal citare l’incidente della doppia telefonata del Quirinale che ha portato al passo indietro di Bulbarelli.
Secondo le nostre fonti, tra i più «agitati», dopo le dichiarazioni del vicedirettore in conferenza stampa, si sarebbe dimostrato Danilo Di Tommaso, vice capo missione per la delegazione italiana ai Giochi. Potente e abilissimo capo della Comunicazione e del Cerimoniale del Coni, per qualcuno, nel 2019, da esperto tessitore di rapporti qual è, sarebbe stato capace di calamitare i voti necessari a ottenere l’organizzazione delle Olimpiadi 2026. Nominato Cavaliere di Gran Croce al Quirinale nel giugno del 2022 («su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri», all’epoca di Mario Draghi), ha un’antica consuetudine con i più stretti collaboratori del presidente: con il portavoce Grasso (autore delle telefonate incriminate) e con gli uffici che pianificano gli spostamenti di Mattarella quando hanno a che fare con lo sport.
La notte tra venerdì e sabato Di Tommaso (pressato dal Colle?) avrebbe telefonato a Bulbarelli usando un tono concitato: «Ora salta tutto».
Poche ore prima, Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina (il comitato organizzatore dei Giochi) era intervenuto con durezza: «Le dichiarazioni sensazionalistiche rilasciate dal giornalista Rai Auro Bulbarelli in merito alla partecipazione del Presidente della Repubblica alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici di Milano Cortina 2026 sono destituite di ogni fondamento […]. Qualsiasi considerazione, con paragoni di cerimonie avvenute del passato, è frutto di fantasia».
Perché Malagò ha dovuto mentire così spudoratamente? È stato lui a ricevere la telefonata diretta al Comitato olimpico ammessa dal Quirinale? Ieri su questo punto l’ex presidente del Coni non ci ha risposto. Dalla Fondazione hanno solo ammesso che l’intervento è stato deciso dal comitato organizzatore per «tutelare la cerimonia».
Il sindacato dell’Usigrai, dopo avere diramato un primo durissimo comunicato contro Petrecca (già sfiduciato tre volte dalle sue redazioni), sabato sera, ha finalmente dedicato un pensiero a Bulbarelli: «L’Usigrai difende l’impegno e il lavoro di colleghe e colleghi della Rai che con professionalità stanno rendendo possibile il racconto di un evento sportivo di portata mondiale come le Olimpiadi e anche la dignità di chi, dopo le polemiche seguite alla conferenza stampa di presentazione, ha fatto un passo di lato rinunciando alla telecronaca».
Ma anche questa nota (un po’ come quando Fonzie, in Happy days, doveva dire «ho sbagliato») non riesce a chiamare in causa il Quirinale.



