Ecco #DimmiLaVerità del 5 marzo 2026. La nostra Mirella Molinaro ci rivela gli ultimi sviluppi dell'inchiesta sulla morte del piccolo Domenico.
(Ansa)
Il legale della famiglia del piccolo afferma di credere alle parole del direttore generale dell’azienda ospedaliera: «Mi chiedo perché non si indaghi pure per falso». Accolta l’istanza, ricusato il perito del gip.
Il giorno della verità. È in programma per questa mattina l’incidente probatorio e l’autopsia sul corpo del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto nell’ospedale Monaldi a causa di un trapianto di cuore fallito. È stata accolta l’istanza di ricusazione di uno dei consulenti nominati dal gip. La richiesta era stata avanzata dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo, dal momento che il professore Mauro Rinaldi, ordinario di Cardiochirurgia a Torino e direttore del Centro trapianti delle Molinette (che faceva parte del pool di periti) si era già espresso sul caso.
E anche perché è «autore di una pubblicazione scientifica realizzata con uno dei medici attualmente indagati», ha spiegato l’avvocato Petruzzi. Al suo posto è stato nominato il professore Livio Ugolini di Udine. «Noi», ha aggiunto l’avvocato della famiglia, «abbiamo nominato come consulente medico legale il professor Angelini, primario della Cardiochirurgia di Bristol». Anche la Procura di Napoli ha nominato un suo consulente per l’incidente probatorio: si tratta del professor Oscar Nappi, anatomo patologo.
L’avvocato Petruzzi è consapevole che oggi sarà una giornata importante: «Ci aspettiamo che emergerà che si sarebbe potuta percorrere, quanto meno, un’altra strada terapeutica in favore del piccolo Domenico, rendendolo trapiantabile quando poi è arrivato un secondo cuore. Vorremmo, inoltre, un approfondimento sull’eventuale lesione al ventricolo sinistro, evento riportato dai giornali, e pure sull’esatto orario del clampaggio aortico. Ci aspettiamo conferme sul fatto che l’aorta sia stata clampata prima dell’arrivo in sala operatoria del box con il cuore da Bolzano. Vogliamo con forza sapere dalla Procura se c’è la cartella anestesiologica, che a noi non è stata mandata dal Monaldi».
Da quanto emerso dalla documentazione acquisita e dai testimoni sentiti fino ad ora, sembrerebbe che il trapianto sia stato eseguito circa tre quarti d’ora dopo l’arrivo da Bolzano. Una delle anomalie riscontrate nella documentazione relativa al diario operatorio è proprio la mancanza dell’orario di inizio. Sulla base di messaggi e chat scambiati tra gli operatori presenti in sala operatoria il pomeriggio del 23 dicembre scorso, il trapianto sarebbe iniziato intorno alle 15.14. Mentre l’arrivo del box in sala operatoria è stato indicato, da più testimoni, intorno alle 14.30. Ma c’è un altro aspetto inquietante che viene fuori da una lettera inviata al quotidiano Il Mattino dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino: le prime indagini sulla morte di Domenico sono state quelle interne all’azienda stessa e risalgono al 30 dicembre scorso.
La dg ha ricostruito che cosa è stato fatto in quei giorni: «All’Azienda dei Colli il compito delle indagini interne. Queste indagini sono cominciate subito; non appena sussurri interni hanno fatto dubitare. Il 30 dicembre, la direzione ha proceduto all’audizione del chirurgo e del responsabile del programma trapianti. Quella è la data di formale inizio delle indagini interne, che si sono sviluppate in relazioni scritte, in commissioni di indagini, in verbali di audit, veri e propri interrogatori, durante i quali, via via, sono stati approfonditi gli eventi fino a comprendere come gli stessi siano avvenuti, ipotizzandone le cause e facendone emergere la enorme gravità. Questi atti interni, redatti dall’Azienda, sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria che indaga già dall’11 gennaio. Questi atti sono stati consegnati alla Regione Campania e al ministero della Sanità. Sono quelle 296 pagine che ora tutti leggono e fanno proprie, pubblicandone ampi stralci». «Da questi atti», ha concluso Iervolino, «emerge chiaramente che è iniziata prima l’indagine interna; poi è intervenuta la collaborazione con l’autorità giudiziaria e l’interlocuzione con gli uffici regionali. Chi parla di occultamento dei fatti manifesta la sua cultura e la ricerca di facile consenso».
Da questa versione emerge che i medici indagati avrebbero mentito anche alla stessa azienda. Il legale della famiglia Caliendo crede alla versione della dg: «Oltre ad aver avviato gli audit, aveva chiesto alla dottoressa Farina se avesse riferito tutto alla mamma, dichiarando che la dottoressa avesse risposto di sì, mentendo nei fatti anche a loro. Non ho motivo di pensare il contrario, questo lo accerterà la magistratura. Io ho avuto una riunione con la dottoressa Iervolino e per me questa è la seconda volta che la sento esprimersi direttamente sul caso. Le credo. Poi sarà la magistratura ad accettarlo. Di fatto questo gruppo di medici sembra aver giocato in modo scorretto non solo con la mamma di Domenico ma anche con la stessa direzione, sanitaria e generale, non riferendogli l’accaduto, dicendo falsamente che avevano riferito il tutto alla madre e non era così». L’avvocato si chiede come mai non sia stato ancora contestato «il reato di falso, in quanto la cartella clinica comparata con la scheda Cec è un palese falso». Dal canto suo, il cardiochirurgo che ha operato Domenico, Guido Oppido, ha dichiarato al Tg1 di essere lui la vittima: «Ho fatto quello che dovevo e l’ho fatto anche bene».
Su Facebook il sindacato Nursind ha replicato alle dichiarazioni del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri rilasciate in un’intervista alla Stampa. Per il sindacato, il «presidente della Federazione, Filippo Anelli, ha addirittura cercato di strumentalizzare spudoratamente una grandissima tragedia come la morte del piccolo Domenico, dopo il fallimentare trapianto di cuore al Monaldi di Napoli, solo per ragioni di apparato».
Non è certo, intanto, che già domani si potranno svolgere i funerali del bimbo. L’avvocato Petruzzi ha anche reso noto che il premier Giorgia Meloni avrebbe intenzione di partecipare ai funerali del piccolo, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali.
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l'ingresso dell'ospedale di Bolzano. Nel riquadro, il contenitore usato per il trasporto del cuore (Ansa)
Accertamenti dei Nas nel nosocomio dove è stato prelevato il cuore per il bimbo deceduto al Monaldi. Diffusa la foto del contenitore inadeguato in cui era stato trasportato l'organo.
Sono arrivati in punta di piedi, lontano dalle telecamere, all’ospedale di Bolzano gli ispettori inviati dal ministero della Salute per acquisire i documenti relativi alla vicenda del cuore danneggiato trapiantato a Domenico, il bambino di Napoli morto all’ospedale Monaldi di Napoli. E proprio nel nosocomio partenopeo, la scorsa settimana, gli ispettori avevano già svolto le stesse procedure iniziate ieri a Bolzano.
Per quanto riguarda, invece, l’inchiesta della Procura di Napoli, il Nas di Trento ieri si era recato all’ospedale bolzanino per una serie di accertamenti. I militari si sono fatti consegnare l’elenco di tutto il personale, di tutti i livelli professionali, coinvolto nell’intera procedura di espianto e trasporto del cuore poi risultato danneggiato. Sempre sul fronte giudiziario c’è attesa per la decisione del gip di Napoli sulla richiesta di incidente probatorio nell’inchiesta sulla morte al Monaldi di Domenico. Un passaggio fondamentale nel merito dell’indagine perché l’autopsia consentirà di far luce sulle cause della morte del bambino ma anche per liberare la salma e consentire la celebrazione dei funerali. Oggi la Procura di Napoli conferirà, inoltre, l’incarico ai tecnici per analizzare i cellulari sequestrati ai sette indagati.
Intanto una foto ha confermato quanto già emerso una quindicina di giorni fa, quando ancora si sperava che il bambino potesse essere sottoposto a un altro trapianto: è stato utilizzato un frigo di plastica rigida, simile a quelli che si usano per tenere fresche le bibite quando si va al mare, portato da Napoli fino a Bolzano e poi riportato nel capoluogo partenopeo con un cuore che, però, è giunto danneggiato dal troppo freddo, causato dal ghiaccio secco invece che naturale usato all’interno del contenitore. L’immagine che i lettori possono vedere qui sopra è quella del contenitore adoperato dalla equipe del Monaldi che si è recata a Bolzano per espiantare il cuore, - reso inservibile dalle temperature troppo basse - poi trapiantato a Napoli al piccolo Domenico. Il box che appare nella foto ha il manico arancione e il colore blu. Sull’esterno c’è una scritta a pennarello «S. Op. C. Chped» che sta per «sala operatoria cardiochirurgia pediatrica».
Il nodo cruciale di tutta la vicenda, secondo una prima analisi, non risiederebbe esclusivamente nella tipologia del box usato: ciò che appare determinante per il deterioramento dell’organo, è la tipologia di refrigerante utilizzato: il ghiaccio secco (che arriva fino a meno 80 gradi mentre, invece, l’organo deve essere tenuto in ipotermia tra 0 e 4 gradi) al posto del ghiaccio tradizionale, in grado di tenere il cuore, per un certo numero di ore, se opportunamente dosato, in uno stato di ipotermia fino al momento del trapianto. Intanto ieri, Giuseppe Limongelli, primario dell’Unità di malattie cardiovascolari rare dell’ospedale Monaldi, attraverso una nota del suo legale, l’avvocato Gennaro Razzino, ha fatto sapere di non avere «avuto alcun ruolo né tantomeno ricevuto informativa dai responsabili del team chirurgico e follow up trapianto pediatrico in relazione alla fase immediatamente precedente al trapianto, alla fase chirurgica e post chirurgica», che ha riguardato il piccolo Domenico. Nel comunicato, il legale ribadisce l’estraneità di Limongelli al percorso chirurgico al centro dell’inchiesta per spiegare che questo ha «imposto» a Limongelli «di rassegnare le dimissioni dalle funzioni di responsabile della gestione cardiologica pre chirurgica».
Con la nota il legale punta a spiegare i motivi delle dimissioni «alla luce del clamore mediatico che stanno suscitando» e a «smentire le notizie finora riportate da organi di informazione a diffusione nazionale e locale». Limongelli, quindi, resta primario dell’Unità di malattie cardiovascolari rare del Monaldi.
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Ansa
- Dopo un alto aumento della mortalità, nel 2017 il ministero inviò gli ispettori e decise di chiudere il programma pediatrico. Ma nel 2024, malgrado l’unità fosse priva dei parametri necessari, arrivò il via libera regionale.
- Salgono a sette gli indagati per la morte del bimbo. Il legale della famiglia: «Cuore tolto prima che arrivasse quello nuovo».
Lo speciale contiene due articoli.
Il calcolo delle probabilità che un evento accada è sempre una questione di numeri, e i numeri, anche nella drammatica storia di Domenico, purtroppo non mentono mai. La cornice della catena di errori su cui indaga la Procura di Napoli non sbalordisce chi lavora tra le mura dell’ospedale Monaldi, e racconta di gravi mancanze tra i corridoi del nosocomio che proseguivano da anni. Quella che, infatti, è sempre stata una struttura di eccellenza, tanto da dare il via ai trapianti di cuore nel 1988 sotto la mano sicura del cardiochirurgo Maurizio Cotrufo, oggi è una realtà dove da tempo si sussurrava che, prima o poi, qualcosa di grave sarebbe successo.
Tutto ha inizio nel 2017 quando un brusco aumento della mortalità nel reparto di chirurgia pediatrica e non insospettisce il ministero della Salute, che decide di mandare un’ispezione e chiudere il programma di trapianto pediatrico sotto la guida di Guido Oppido, perché ritenuto «insoddisfacente». Si tratta dello stesso chirurgo a cui il 23 dicembre dello scorso anno è stato affidato il destino del piccolo Domenico. Nei 12 mesi precedenti l’ispezione ministeriale, ovvero nel 2016, infatti, di due bambini trapiantati nessuno era sopravvissuto, e per quanto riguarda il reparto adulti la situazione non era molto migliore: su 18 persone trapiantate, nove non avevano superato l’intervento. Nel 2018 il reparto viene riorganizzato e l’equipe medica rinforzata, affiancando a Oppido un altro cardiochirurgo, Andrea Petraio, che nei successivi sei anni, secondo il report ospedaliero, esegue 33 trapianti. Guido Oppido, nello stesso periodo, invece, porta a termine un solo trapianto. Poi, il cambio di rotta.
«Nel 2024 siamo rimasti tutti sotto shock», ci racconta l’avvocato Carlo Spirito di Federconsumatori. «In quell’anno, a luglio, arriva la delibera regionale che autorizza i trapianti, quindi la decisione aziendale di affidare l’intero percorso trapianti pediatrico alla Unità operativa del dottor Oppido, un chirurgo che, secondo le carte a nostra disposizione, aveva eseguito soltanto un trapianto dal precedente rinnovo del 2019». La scelta effettuata dalla direttrice generale Anna Iervolino lascia tutti sorpresi. «Le carenze sollevate della precedenti indagini ministeriali non erano state colmate», continua Spirito. E oggi l’elemento più grave di tutti sembra essere la totale assenza di un reparto pediatrico trapianti adeguato, come richiesto dal ministero della Salute.
I bambini nel post-operatorio hanno bisogno di spazi specializzati, ambienti sterili, terapie intensive dedicate che minimizzino il rischio di essere esposti a virus o batteri, perché immunodepressi. «Da anni non sussistono in pratica le condizioni per poter operare in sicurezza, manca il reparto in toto. Le linee guida prevedono, invece, aree di degenza di terapia semi-intensiva protette (biocontenimento). Come è stato possibile rinnovare l'autorizzazione senza un reparto trapianti e senza un reparto di cardiochirurgia vero e proprio e, dunque, con un livello qualitativo minimo certificato? In questo contesto si sono moltiplicate le positività batteriche da Escherichia coli (batterio orofecale, ndr) sul torace e non solo. E questo vale sia per i bambini, sia per gli adulti», conclude Spirito. Ma soprattutto l’Unità operativa per i trapianti pediatrici di cuore non avrebbe rispettato i protocolli ministeriali, ieri come oggi. Prima di tutto perché per operare in sicurezza e poter effettuare trapianti è necessaria una soglia di almeno dieci operazioni in tre anni, secondo l’intesa Stato-Regioni, ovvero il raccordo tra Stato e Regione Campania. Inoltre, nel caso di Domenico, il trasporto del cuore in aereo da Bolzano a Napoli, da linee guida ministeriali, era responsabilità dell’equipe dell’ospedale «ricevente l’organo». Come ci spiega un ex medico della struttura che vuole rimanere anonimo, ma in attività fino a pochi mesi fa, la scelta di non avvalersi del box termico di ultima generazione da parte dell’equipe medica napoletana sarebbe dipesa dall’incapacità di utilizzarla. Nessuno dei medici in turno, infatti, avrebbe frequentato i corsi di formazione per l’utilizzo della sacca di ultima generazione e i training necessari in grado di assicurare il mantenimento dell’organo a temperatura corretta e costante. Una scelta, quella della sacca, che sarebbe poi risultata fatale per la riuscita dell’operazione del piccolo e di cui, secondo le linee ministeriali, il Monaldi era appunto responsabile.
In queste ore alcune mamme che in passato hanno vissuto l’esperienza di un ricovero dei propri figli nell’ospedale si stanno interrogando sull’efficienza delle cure ricevute e aumentano le richieste di trasferimenti dei bambini attualmente ricoverati presso altre strutture. Alcune di loro raccontano di aver dovuto pulire le stanze, assistere i bambini nel postoperatorio per mancanza di personale adeguato. Le stesse mamme che ore si stringono intorno a Patrizia, che ha perso Domenico e ha saputo di quanto successo in sala operatoria, delle condizioni del cuore prima dell’espianto, soltanto molte settimane dopo l’intervento, e attraverso la stampa.
Proprio ieri mattina una circolare interna confidenziale che siamo in grado di mostrarvi ricorda la necessità del rispetto dei percorsi ministeriali e indica l’esigenza in questo momento di affidare gli interventi urgenti di cardiochirurgia pediatrica presso l’ospedale Bambino Gesù di Roma. «Un fallimento per un’istituzione storica», ripete chi, in questi anni, ha vegliato, curato e accudito tanti bambini con problemi di cuore.
I genitori di Domenico chiedono l’accusa di omicidio volontario: «Fatti insabbiati»
Salgono a sette gli indagati per la morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e mezzo deceduto dopo il trapianto di un «cuore bruciato» eseguito nell’ospedale Monaldi di Napoli. Il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, che segue le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ricci della Procura di Napoli) nella giornata di ieri ha disposto l’esame autoptico sul bimbo con incidente probatorio notificando il provvedimento agli indagati, ovvero ai dottori Mariangela Addonizio, Emma Borgonzoni, Francesca Blasi, Marisa De Feo, Gabriella Farina, Guido Oppido e Vincenzo Pagano. La difesa dei familiari del piccolo Domenico ha chiesto alla Procura di Napoli la riqualificazione del reato, contestato ai sette indagati «da omicidio colposo in omicidio volontario». Con la richiesta di incidente probatorio e l’autopsia, gli inquirenti puntano ad avere diverse risposte dai consulenti che saranno nominati e dovranno spiegare che cosa è successo dalla data del trapianto alla morte. I quesiti posti dal pm sono focalizzati sulla sussistenza di profili colposi e il riscontro di «negligenze, imprudenze e imperizia» da parte dei sanitari che hanno prestato assistenza al bambino. I consulenti dovranno chiarire se le operazioni di prelievo chirurgico, di trasporto e conservazione del cuore, donato e prelevato dall’equipe di espianto a Bolzano il 23 dicembre scorso, siano avvenute secondo le linee guida vigenti in materia di trapianti. Dovranno essere dunque verificate le condizioni dell’organo impiantato al bambino di due anni e la presenza di alterazioni anatomiche e funzionali collegate a errori dei sanitari dell’equipe del prelievo e del trapianto. Inoltre, i periti dovranno anche esprimersi sulla correttezza e l’adeguatezza delle scelte chirurgiche e terapeutiche dell’equipe dell’ospedale Mondali di Napoli, che ha eseguito il trapianto. I magistrati chiedono di chiarire se l’intervento chirurgico sia stato correttamente eseguito nei modi e nei tempi adeguati, con particolare riferimento al momento in cui è stato asportato il cuore malato del paziente. Sotto la lente degli inquirenti pure i tempi di arrivo e presentazione in sala operatoria dell’equipe di espianto. Gli accertamenti tecnici dovranno verificare, inoltre, se fossero state possibili soluzioni alternative e in quali tempi potevano essere prese in considerazione. L’avvocato Francesco Petruzzi, che rappresenta la famiglia del bimbo, ha presentato un’integrazione di querela, collegata alla richiesta di riqualificazione del reato. Il legale della famiglia ha spiegato che «vi è una richiesta di applicazione di misure cautelari per il dottor Oppido», il cardiochirurgo che ha realizzato il trapianto e che risulta indagato. E ha aggiunto che «qualora venisse provato che chi non ha posto in essere una valutazione alternativa, costituendo sin da subito un’équipe interdisciplinare, l’abbia fatto per cercare di non fare emergere e quindi occultare i fatti, ha accettato il rischio che il bambino, nel momento in cui fosse arrivato un cuore, non potesse essere più trapiantabile e di conseguenza andare incontro all’evento morte. In questo caso con il dolo eventuale si configura, secondo parere di questa difesa, l’omicidio volontario. Stanno emergendo atti, documenti, audit e tutte le contraddizioni, non si può parlare più di poca comunicazione. Parliamo di tentativo di occultamento da parte dei soggetti indagati, perché quello è stato, un insabbiamento». Mamma Patrizia, ieri, si è recata da un notaio per costituire una Fondazione dedicata al piccolo Domenico perché «non dovrà succedere più a nessun altro bambino e a nessuna famiglia di dover soffrire come abbiamo sofferto noi». «All’ospedale - ha detto la mamma del piccolo - non voglio dire niente. Penso che tutto quello che c’è fuori all’ospedale parli da sé. La giustizia sta andando avanti e scopriremo tutto. Ora io non ho niente da dire su questo. Confido nella giustizia». Patrizia Mercolino ha poi voluto ringraziare tutta Italia per il calore ricevuto. Intanto, l’avvocato Petruzzi andrà fino in fondo perché ci sono tanti aspetti da chiarire: «Vogliamo chiarire perché nella cartella clinica non vi è menzionato da nessuna parte l’ok del cuore arrivato, quindi nelle fasi dell’operazione non c’è scritto da nessuna parte che qualcuno abbia dato l’ok sulla verifica della validità e dell’integrità dell’organo».
Il legale, inoltre, insiste sul fatto che Domenico sia stato probabilmente privato del suo cuore con eccessivo anticipo, rendendo così inevitabile l’uso del nuovo organo malgrado il suo danneggiamento. Il «punto di non ritorno», quello in cui il cuore del paziente viene scollegato dall’organismo, si è registrato alle 14.18 «e per quanto riferito da varie fonti, Patrizia in primis, il cuore nuovo sarebbe arrivato solo alle 14.30». Ieri, l’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l’ospedale Monaldi, ha «smentito con fermezza» la mancanza del diario di perfusione dalla cartella clinica del bimbo di cui ha parlato il legale. Il diario di perfusione, cioè il tracciato di circolazione extracorporea, ha precisato l’Azienda ospedaliera, «è un allegato della cartella clinica acquisito dall’autorità giudiziaria il 20 gennaio 2026 e consegnato alla famiglia il 19 febbraio 2026. I Nas hanno, il 23 febbraio, acquisito nuovamente il tracciato di circolazione extracorporea dando atto che era già inserito nella cartella clinica consegnata».
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Le condizioni del piccolo, che si trova in coma farmacologico, continuano a essere gravi ma stabili. Secondo il Bambino Gesù, Tommasino non è trapiantabile ma l’ospedale Monaldi la pensa diversamente: «Resta in lista d’attesa». Cruciali le prossime ore.
Il tempo scorre inesorabile e, a fatica, il cuore del piccolo Tommasino continua a battere attaccato a una macchina. Mentre i riflettori nazionali sono puntati sul caso del «trapianto sbagliato», nei corridoi dell’ospedale Monaldi di Napoli c’è un bimbo di due anni che sta lottando tra la vita e la morte e c’è una famiglia intera che vive ore di angoscia e dolore. Il piccolo, da oltre cinquanta giorni, è collegato a una macchina cuore-polmone dopo aver subito il trapianto di un cuore «bruciato».
Secondo le indagini, il danneggiamento è avvenuto durante il trasporto da Bolzano al Monaldi di Napoli. Il bimbo è ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale partenopeo. Da giorni si attende un nuovo cuore con ricerche estese anche all’estero, ma ieri è arrivato l’esito di una seconda consulenza richiesta all’ospedale «Bambin Gesù» di Roma. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, nella mattinata di ieri ha fatto sapere che per l’ospedale romano il parere su un altro possibile trapianto è «negativo». Secondo il Bambin Gesù il cuore del bimbo «non è più trapiantabile». Per l’ospedale Monaldi, però, Tommasino «resta in lista di attesa» per un nuovo trapianto. La conferma è arrivata pure dalla Direzione sanitaria dell’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l’ospedale Monaldi in cui è ricoverato il piccolo: «L’Azienda conferma la decisione assunta da parte Heart Team è stata quella di mantenere il bambino in lista di trapianto, sussistendo ad opinione del medico responsabile le condizioni cliniche».
L’Azienda ospedaliera ha ricostruito gli ultimi sviluppi della situazione. Non appena il Monaldi ha ricevuto il secondo parere dall’ospedale Bambin Gesù ha informato la famiglia e i suoi legali, chiarendo «contestualmente che - così come deciso dal medico responsabile al termine del confronto con l’Heart Team e a meno di eventuali peggioramenti - il bambino sarebbe rimasto in lista trapianto». Da quanto si è appreso, Tommasino dovrebbe rimanere nella lista di attesa per i trapianti almeno fino a domani. La Direzione generale dell’ospedale napoletano, inoltre, ha fatto sapere che le «condizioni del piccolo restano stabili in un quadro di grave criticità». «È essenziale ribadire» - ha precisato il Monaldi in una nota - «che la Direzione generale dell’Azienda ha prontamente e con fermezza adottato tutti i provvedimenti necessari a tutela del piccolo e di tutti i pazienti che afferiscono all’ospedale, che è e resta un presidio di eccellenza e di alta specializzazione, garantendo che non vi fossero ricadute assistenziali.
La Direzione strategica collabora attivamente con gli organi inquirenti e i servizi ispettivi per fare chiarezza su quanto accaduto e per l’individuazione di eventuali responsabilità. Tutta l’Azienda è profondamente addolorata per l’accaduto, confermano la vicinanza alla famiglia». Intanto, l’avvocato Petruzzi che sta seguendo i genitori del bimbo in questa complessa e delicata vicenda, ha precisato di aver presentato un’integrazione di querela in particolare dopo aver saputo del secondo parere del Bambin Gesù. «Ieri (venerdì, ndr) in tarda mattina» - ha spiegato l’avvocato della famiglia - «era stato chiesto alla direzione dell’ospedale Monaldi di avere un secondo parere sulla reale possibilità di poter praticare un altro trapianto. Ci hanno detto che era stato fatto e che l’ospedale Bambino Gesù ha risposto negativamente. Noi abbiamo voluto trasmettere i fatti alla magistratura che poi indagherà. C’è stato detto che il bambino è ancora in lista perché il medico che lo ha operato e che sarebbe sospeso e probabilmente è tra gli indagati, è di altro parere. Noi auspichiamo che il Monaldi abbia ragione, ma ci chiediamo come sia possibile che lo stesso medico, sospeso, condizioni le scelte del Monaldi e che lui sarà il medico che opererà il bambino. Secondo noi non deve essere lui a operare. Secondo noi c’è qualcosa da chiarire».
Per questo motivo, l’avvocato ha chiesto «l’incidente probatorio sulla cartella clinica, e sugli altri documenti, come il parere del Bambino Gesù, con la nomina di un collegio. Noi speriamo che abbia ragione il Monaldi sulla possibilità di fare un altro trapianto, però poi qui le questioni si intrecciano. Si deve capire fino a che punto si deve parlare di medicina o di medicina difensiva. La situazione è stazionaria, dobbiamo sperare che sia stazionario quanto più possibile», ha concluso l’avvocato. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, sta seguendo l’evolversi della situazione e ha assicurato che «sarà fatta chiarezza». Nella giornata di ieri, l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, si è recato al Monaldi per incontrare la mamma del piccolo Patrizia Mercolino che ieri, all’ingresso dell’ospedale, ha detto che suo figlio è «un guerriero. E come lui, io non mollo. Deve arrivare un nuovo cuore per farlo tornare a casa». Fonti della Curia, hanno riferito che si è trattato di una visita privata con la quale il cardinale ha voluto esprimere la sua vicinanza alla famiglia. Poi l’arcivescovo si è intrattenuto in preghiera davanti al reparto di Terapia intensiva dove il bimbo è ricoverato. I carabinieri del Nas di Napoli, su delega della Procura, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per trasportare il cuore, poi risultato danneggiato da «un’errata conservazione con ghiaccio secco nel trasporto da Bolzano al capoluogo campano».
Il contenitore sarà sottoposto a una perizia da parte dei consulenti nominati dalla Procura. Nei giorni scorsi, sono stati iscritti sul registro degli indagati sei operatori sanitari tra medici e paramedici dell’equipe dell’ospedale Monaldi di Napoli.
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