Nei boschi toscani vicino al Mugello centinaia di hippie si sono riuniti per celebrare il Family Rainbow. Lo fanno dal 2002, quasi tutti gli anni. Stavolta si sarebbe però dovuto prendere in considerazione la variabile Covid. Tanto per usare un eufemismo. E infatti, ieri un primo partecipante è stato pizzicato positivo. La prefettura ha imposto alle autorità locali di isolare l'intera bosco e parte dell'area che fa riferimento al Comune di Marradi. Si cercano gli altri positivi. E soprattutto è stato avviato lo screening dei pochi rimasti e il tentativo di tracciare chi ha già lasciato la zona. Attenzione. Qui non siamo di fronte alla fotocopia del rave del Viterbese. Qui il raduno è stato autorizzato. Le autorità sapevano dell'intenzione e nonostante i rischi ha acceso il semaforo verde. È difficile comprende quali linee guida siano state diramate da parte del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. La quale dovrebbe aver tratto dalle polemiche derivate dalla pessima gestione del rave party agostano due cose. La prima che sarebbe meglio prevenire che curare e la seconda che le rigidità che vengono imposte per evitare la diffusione del Covid dovrebbero essere omogenee. Usando, anche in questo caso, un eufemismo. Invece, pur con i dovuto distinguo si torna al punto di partenza. Come è possibile conciliare la necessità del green pass e la scelta di utilizzare uno strumento di vigilanza così invasivo in un numero sempre maggiore di luoghi o situazioni con l'ok ad eventi che prevedono assembramenti e soprattutto la mobilità da regioni diverse? Purtroppo situazioni come queste al Mugello sono frutto di uno schizofrenia pandemica. Siamo passati dall'uso dei droni, all'imposizione dei lasciapassare per portare il cane a fare i propri bisogni fino al divieto di andare in discoteca. Al tempo stesso di fronte all'impossibilità di far applicare norme molto spesso lontane dal buon senso si è scelto di non controllare le situazioni più complesse. Con il risultato che si è finiti con il vigilare e multare i ristoratori in quanto tracciabili e identificabili e girarsi dall'altra parte quando i giovani, non potendo andare in discoteca, si ammassavano in posti potenzialmente più pericolosi per il Covid. Oppure, come nel caso del Mugello, si è preferito autorizzare riunioni e assembramenti pensando di risolvere il problema dell'ordine pubblico. Dimenticando però che una enorme fetta di Italia è alle prese con mascherine, tamponi, controlli della temperatura corporea anche in situazioni in cui la possibilità di contagiarsi è veramente bassa.
La pandemia ha costretto la Fia a stravolgere il calendario del mondiale e pensare «nuovi» circuiti portando a tre le gare sul nostro territorio. L'ultimo a vincere l'allora Gp di San Marino fu Michael Schumacher sulla Ferrari nel 2006. E la memoria non può non andare a quel 1° maggio 1994 quando la curva Tamburello fu fatale ad Ayrton Senna.
Il 1° novembre, a 5.306 giorni di distanza, le monoposto di Formula 1 torneranno a sfrecciare lungo il circuito di Imola. Era il 23 aprile 2006 quando Michael Schumacher su Ferrari tagliava per primo il traguardo davanti alla Renault di Fernando Alonso e alla McLaren-Mercedes di Juan Pablo Montoya in quello che è stato l'ultimo Gp di San Marino, allora denominato così. Sembra passato un secolo: altra Formula 1, altre regole, altri piloti, e soprattutto altra Ferrari, che in quegli anni viveva gli ultimi trionfi. Nel 2006 vinse la Renault con Alonso dopo i cinque titoli iridati consecutivi conquistati da Schumacher tra il 2000 e il 2004; poi nel 2007 l'ultimo acuto del Cavallino firmato da Kimi Raikkonen, oggi all'Alfa Romeo Racing Orlen e unico pilota ancora in attività che si ripresenterà sul tracciato dell'autodromo Enzo e Dino Ferrari a distanza di 14 anni.
Con la gara di Imola, l'Italia si appresta a diventare la casa della Formula 1 per questa stagione, potendo ospitare ben tre Gran premi per un trittico di gare del tutto inedito nella storia della Formula 1: si comincia con il Gran premio Italia a Monza il 6 settembre, si prosegue la settimana successiva, il 13 settembre, con il Gran premio Toscana Ferrari 1000 al Mugello e si conclude, appunto il 1° novembre, con il Gran premio Emilia Romagna. Peccato che la Ferrari si sia imbattuta in una delle stagioni più negative degli ultimi anni, nonostante la voglia e la determinazione di Charles Leclerc, e con ogni probabilità dovrà lasciare la scena alle Mercedes di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas. A rendere possibile l'inserimento nel calendario del terzo Gran premio italiano è stata una serie di fattori innescati dalla pandemia da coronavirus che ha sconvolto tutto il mondo. La situazione sanitaria ancora precaria, le difficoltà logistiche e gli eccessivi costi di trasferimento verso cui i team e tutto il circus della Formula 1 sarebbero dovuti andare incontro hanno fatto sì che venissero cancellati gli appuntamenti del Giappone, del Messico e degli Stati Uniti ad Austin.
C'è ancora incertezza, invece, riguardo alla possibilità di rivedere i tifosi sulle tribune. Negli ultimi giorni, il presidente della Formula 1, Chase Carey non ha escluso questa eventualità dicendo che «la prima gara nella quale pensiamo possa esserci la possibilità di avere un numero limitato di tifosi potrebbe essere il Mugello, ma altri tracciati potrebbero adottare le stesse misure in questa seconda parte di calendario. Noi speriamo di avere a disposizione il maggior numero possibile di spettatori». Finora sono stati disputati sei Gran premi (il doppio appuntamento in Austria, Ungheria, doppio Silverstone in Gran Bretagna e Barcellona) tutti rigorosamente a porte chiuse, così come saranno sicuramente anche i prossimi due appuntamenti in calendario, Spa-Francochamps in Belgio il 30 agosto e Monza il 6 settembre. Già nel weekend successivo, quindi, in quella che sarà il Gran premio numero 1000 nella storia della Ferrari, la Fia ha aperto alla possibilità di far entrare un numero limitato sulle tribune degli autodromi.
Un circuito, quello di Imola, che profuma di storia. Dal 1981 al 2006 in riva al Santerno sono state scritte pagine importanti di questo sport, alcune anche tragiche. Inevitabile pensare al 1° maggio 1994, quando un drammatico incidente alla curva Tamburello costò la vita ad Ayrton Senna. Un Gran premio maledetto in cui, nelle qualifiche del sabato, morì anche il pilota austriaco Roland Ratzenberger a causa di un incidente alla curva Villeneuve. Cinque anni prima, nel 1989, sull'asfalto dell'autodromo imolese è nata una delle rivalità più accese nella Formula 1, ovvero quella tra Senna e Alain Prost, protagonisti di un patto non rispettato tra compagni di squadra in McLaren, con il sorpasso del pilota brasiliano sul francese alla Tosa nel corso del primo giro e sfociato poi nel famoso scontro a Suzuka nel 1990 in quella che venne definita la «resa dei conti». Nel frattempo Prost è passato alla Ferrari e alla partenza i due si spartiscono la prima fila della griglia: Senna parte dalla pole position, Prost è immediatamente dietro in seconda posizione. Il francese sulla Ferrari parte meglio e alla prima curva è in testa, Senna lo sperona all'interno e la corsa finisce per entrambi con il risultato che il brasiliano si laurea campione del mondo tra un mare di polemiche e proteste della Ferrari. Un altro momento da ricordare è il Gran premio del 2005, quando ci fu il passaggio di consegne tra Schumacher e Alonso. Altre storie, altri protagonisti. Altra Formula 1.




