Le notizie non sono come il prosciutto e non possono essere certificate da nessuno. Almeno nel mondo libero. Sergio Mattarella ieri ha fatto giustizia dell’ultima moda di social, istituzioni europee e anime belle del giornalismo, ovvero la lotta alle cosiddette fake news. Il capo dello Stato ha fatto appello alla responsabilità di ognuno nel saper informare correttamente e ha messo in guardia dai bollini verdi o rossi. Dietro i quali, per altro, c’è un discreto giro di soldi e di carriere che magari il «certificatore» di turno si costruisce, a volte, senza aver mai trovato una notizia o aver mai preso una querela.
L’occasione per la sortita di Mattarella sulla libertà d’informazione è stato il settantesimo compleanno dell’Uspi, l’unione della stampa periodica. In un messaggio all’associazione, il presidente della Repubblica ha osservato: «Nel mondo libero, l’esercizio della democrazia si basa anzitutto sulla responsabilità di ogni protagonista dell’informazione nel saper distinguere i fatti dalle opinioni, nella libertà di accesso a un sistema di diffusione sempre più articolato». Poi è arrivato al cuore del problema, aggiungendo: «Si tratta di un tema di particolare delicatezza che non trova limite, criterio e misura nella semplice moltitudine ed eterogeneità dei contenuti propalati dalle piattaforme. La autenticità dell’informazione è affidata, dalle leggi, alla professionalità e deontologia di ciascun giornalista». Deontologia che per legge è affidata anche all’ordine dei giornalisti, come per le altre professioni regolamentate, ma che fa parte del bagaglio professionale di ognuno e, soprattutto, del patto di fiducia che ogni media stringe con i propri lettori. Un po’ a sorpresa, però, Mattarella ha completato il ragionamento con una stoccata: «Sarebbe fuorviante e contraddittorio con le stesse disposizioni costituzionali immaginare che organismi terzi possano ricevere incarico di certificatori della liceità dei flussi informativi».
Ma chi saranno gli «organismi terzi certificatori» ai quali faceva riferimento il capo dello Stato? Mattarella non è entrato nel dettaglio e si è limitato a lanciare un messaggio, restando al di sopra delle possibili polemiche. Leggendo le sue parole, però, è impossibile non pensare a una realtà come gli americani di NewsGuard, che operano anche in Italia e distribuiscono icone verdi (vere) o rosse (bufale) sulle notizie. NewsGuard è sostenuta da colossi come Google Chrome, Microsoft Edge, Firefox e Safari. Poi ci sono le piattaforme social, bisognose di rifarsi la verginità vista la montagna di idiozie che talvolta hanno veicolato. Facebook in Italia ha arruolato diversi «certificatori» e collabora, a pagamento, con Open (il sito di news di Enrico Mentana) e con Pagella politica. I cinesi di TikTok hanno assoldato una dozzina di partner per il «fact checking», fra i quali la redazione di Facta News (collegata a Pagella politica). Facta News, come si apprende dal suo sito internet che è ben più trasparente di tanti altri media online, racconta che «si occupa di contrastare la disinformazione e la circolazione di notizie false». Con lo slogan «scegli a chi non credere», ecco il suo obiettivo: «aiutare i lettori a capire quali notizie, tra quelle che circolano sui media o sui social network, sono false, decontestualizzate o imprecise».
Il punto, al di là dei fondi europei che circolano e dei grandi clienti Usa, è esattamente questo: capire le notizie e contestualizzarle. Dovrebbe essere la scuola a crescere cittadini capaci di leggere una notizia, distinguerla da una baggianata e chiedersi chi è il proprietario del media che la diffonde. E per parte loro, come ha ricordato Mattarella, i giornalisti devono essere responsabili e avere un’etica. Il problema non è se ci sono troppe o poche fake news. Il problema è che scarseggiano gli editori puri e quindi, stranamente, scarseggiano anche le notizie.



