L'obiettivo era sostenere la sua attività, una gioielleria nel cuore di Torino. Per questo, la senatrice Marzia Casolati ha chiesto e ottenuto il contributo da 1.500 euro previsto dalla Regione Piemonte per le attività imprenditoriali costrette alla chiusura a causa del lockdown. Un scelta infelice, a giudicare dal risultato: sospensione dal partito con cui è stata eletta a Palazzo Madama, la Lega di Matteo Salvini. «Anche se non è stato commesso alcun illecito, e il contributo è stato già da tempo completamente restituito, non è opportuno che i parlamentari accedano a questo tipo di sussidio», ha spiegato il capogruppo della Lega in Senato, Massimiliano Romeo, motivando il provvedimento «che è stato accettato e condiviso dalla diretta interessata».
Eletta in Piemonte nella circoscrizione di Moncalieri, nel 2019 la senatrice Casolati ha dichiarato un reddito complessivo di 101.314 euro. Come risulta dalla documentazione patrimoniale presentata a Palazzo Madama, Casolati è proprietaria di 3 appartamenti a Torino: oltre all'abitazione principale, di cui detiene il 50%, ha delle quote di proprietà di due appartamenti, uno dei quali risulta in uso a un familiare. A questi, si aggiungono le quote di due terreni e di un fabbricato per abitazione civile a Piverone, a pochi chilometri di distanza da Torino.
La Casolati è la terza deputata della Lega pizzicata ad aver incassato il bonus Covid. Prima di lei, i deputati Elena Murelli e Andrea Dara, entrambi sospesi dal partito. Il quarto parlamentare «furbetto» è il 5 stelle Marco Rizzone, deferito al collegio dei probiviri dal capo politico del Movimento, Vito Crimi, che ne ha chiesto la sospensione immediata. «Non è stato fatto nulla di illecito, nulla di illegittimo, di essere dipinto come un disonesto un ladro non lo accetto», si è difeso in un video Rizzone. E chissà che il Parlamento non ce ne riservi altri, di «furbetti»: all'appello ne mancherebbero ancora due, che il contributo lo avevano chiesto, senza però ottenerlo. I due «senza nome» sono garantiti dal diritto alla privacy, cui si è appellato il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, audito in commissione Lavoro la scorsa settimana. Che, come chiesto dalla Verità, a questo punto dovrebbe tirare fuori gli altri nomi: vista la pronuncia del garante, favorevole alla pubblicazione dei «furbetti», non può più trincerarsi dietro la riservatezza.
Di certo, al momento, restano solo i provvedimenti imposti dalla Lega, che ha scelto la strada della sospensione non solo per i deputati, ma anche per i consiglieri regionali. In Veneto, Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli hanno detto addio alle possibilità di essere rieletti alle prossime consultazioni. L'annuncio lo ha dato in conferenza stampa il governatore Luca Zaia: non verranno ricandidati. Il vicepresidente della Regione, Gianluca Forcolin, che non ha avuto l'erogazione, ha deciso invece di rassegnare le dimissioni da tutte le cariche. Linea dura anche per i consiglieri leghisti in Regione Piemonte, Matteo Gagliasso e Claudio Leone e per il loro collega emiliano Stefano Bargi. A completare il quadro delle punizioni, tra gli altri, il consigliere trentino Ivano Job e Alex Galizzi, esponente del Carroccio in Regione Lombardia. Nessuna deroga, «chi ha percepito il bonus viene sospeso», ha motivato il provvedimento il segretario della Lega lombarda, Paolo Grimoldi.



