Le cronache degli ultimi giorni hanno acceso i fari su un’inchiesta in fase embrionale collegata alla cooperativa sociale Karibu fondata e diretta dalla sessantottenne ruandese Marie Therese Mukamitsindo, suocera del deputato ivoriano dell’Alleanza verdi e sinistra, Aboubakar Soumahoro, 42 anni. Un fascicolo innescato dalle denunce raccolte dalla divisione Turismo commercio e servizi della Uil tra lavoratori che sarebbero stati sfruttati e persino non pagati. Ma la verità è che la Mukamitsindo è iscritta sul registro degli indagati della Procura di Latina, guidata da Giuseppe de Falco, già dal 2019. L’accusa, per lei, a quanto risulta alla Verità sarebbe di malversazione di erogazioni pubbliche, forse quelle previste dai bandi Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e le investigazioni coinvolgerebbero non solo la donna e la Karibu, ma anche il consorzio Agenzia per l’inclusione e i diritti (Aid) di cui la Mukamitsindo è consigliere di amministrazione. «Il fascicolo (il 2129/19, ndr) è ancora in fase di indagine» ci confermano fonti giudiziarie.
Gli approfondimenti sono stati affidati alla Guardia di finanza e sembra che in questi mesi ci siano stati significativi sviluppi. Le indagini sono andate alla ricerca di eventuali altre responsabilità e per questo la lista dei soggetti sotto inchiesta ci risulta si sia allungata coinvolgendo altri collaboratori della Mukamitsindo che, lo ricordiamo, nel suo staff ha pure la figlia Liliane Murekatete, quarantacinquenne moglie di Soumahoro (che non è indagato né coinvolto nella gestione delle coop di famiglia).
Il consigliere del Pd del Comune di Gaeta, Emiliano Scinicariello, ex consulente della Karibu, ci spiega: «Sapevo che c’era un procedimento penale. Io ho collaborato con loro per alcuni mesi, ma non retribuivano neanche me. Dicevano che era colpa dei ritardi nei pagamenti a loro. Per questo me ne sono andato. Più o meno tutti quello che stavano là dentro credo siano passati con il sindacalista che ha guidato la denuncia».
La nuova-vecchia indagine sarebbe partita con un accesso dell’ispettorato del lavoro alla cooperativa. Un’attività di routine che avrebbe, però, portato a una segnalazione per presunto sfruttamento della manodopera. Inizialmente le indagini sarebbero state affidate alla Polizia di Stato e sarebbe stata prelevata documentazione bancaria. Un ordine di esibizione atti che è citato in una delle segnalazioni di operazioni sospette inviate all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia.
La Sos più recente risale al 2021 e vi si legge che la signora «profuga politica ruandese giunta in Italia nel 1996» è cliente dell’istituto segnalante dal 1998.
L’alert ricorda la data di nascita della Karibu, il 2004, e l’ambito di attività: «Il settore dell’accoglienza di rifugiati politici e migranti nell’ambito del sistema Sprar». Dopo aver elencato gli incarichi della donna i risk manager passano alle dolenti note: «I controlli effettuati sulla movimentazione del conto corrente […] hanno evidenziato un cospicuo flusso di bonifici, rilevanti per importi e quantità, provenienti dalla Karibu, riguardanti stipendi e rimborsi anticipi. In sede di adeguata verifica la cliente non ha inteso giustificare tali volumi e soprattutto l’utilizzo della provvista che, in prima analisi, consisterebbe essenzialmente in spese personali». Dunque la donna avrebbe usato soldi della coop per se stessa. Nel mirino anche la sua carta di credito: «Si evidenziano inoltre i frequenti bonifici a cifra tonda sempre provenienti dalla cooperativa accreditati sulla carta di pagamento […] anche questi non giustificati». In tutto venivano considerati poco chiari movimenti in arrivo per 145.000 euro.
La donna nel 2009 era già stata segnalata per indebita percezione di erogazioni a danni dello Stato e nove anni dopo aveva vinto il Moneygram award «come imprenditore dell’anno di origini straniere in Italia» (venne premiata dal presidente della Camera Laura Boldrini). I giornali, in quell’occasione, ricordarono il fatturato da dieci milioni di euro della Karibu e che questa dava lavoro a oltre cento persone tra assistenti sociali, psicologi e mediatori culturali. «Femminilità, umanità e rispetto dei sogni di ogni persona» erano, secondo la fondatrice, gli ingredienti della cooperativa sociale.
Ma a leggere le altre segnalazioni di operazioni sospette viene da pensare che dietro alle belle parole potrebbe nascondersi una realtà ben diversa.
Prima di cominciare ad annaspare, tanto da arrivare ad accumulare debiti per quasi 2 milioni di euro nel 2021, la Karibu sembrava non badare a spese. Soprattutto per la sua presidente. Lo stesso sarebbe accaduto con il Consorzio Aid, collegato alla coop e del quale Marie Therese fino al 2017 era amministratore. E, così, stando ai risk manager, era segnalata come sospetta già nel 2018 «l’operatività complessiva del conto e della carta» della Grande signora di Umuganda (così la Mukamitsindo viene soprannominata sulla stampa locale). Anche quattro anni fa, «seppur abbia prodotto alcune buste paga e copia di una delibera della cooperativa», non sarebbe stata «assolutamente in grado di giustificare» i flussi di denaro contestati. Anche Banca Prossima nel 2017 aveva evidenziato un’«incongruenza in materia di tracciabilità dei flussi e di movimentazione del contante rispetto all’impianto di convenzioni e accordi quadro vigenti tra lo Stato/Prefetture e le associazioni aderenti allo Sprar».
Inoltre la coop è stata segnalata «quale controparte» in un giro di «contanti non giustificati». Sono finiti sotto esame pure i bonifici a un pubblicitario, L. P., il quale, nel 2018, avrebbe ricevuto un totale di 246.000 euro dalla Karibu e da altre coop dell’accoglienza. Anche in questo caso i risk manager hanno registrato una certa «evasività del cliente a fornire informazioni precise circa la destinazione dei prelevamenti e del reale legame con le società cooperative sociali». Infine su un conto corrente di Richard Mutangana, che si scopre essere stato direttore dei progetti di Karibu, sono arrivati 33 bonifici con importi da 100 a 30.000 euro, per un totale di 237.280 euro. Dal suo rapporto bancario, poi, Mutangana avrebbe trasferito soldi su Postepay anonime per lo più ruandesi (tutti invii dello stesso importo: 194 euro, per un totale di 6.596 euro) e fatto un centinaio di prelievi in contanti per un totale di 46.104 euro. Con la causale «prepagato per pocket money» avrebbe ricevuto da Karibu 30.000 euro. Questa segnalazione si conclude così: «Desta forte sospetto l’operatività del signor Mutangana, in quanto appare nel concreto un’attività di gestione amministrativa della Karibu effettuata con un conto corrente intestato a una persona fisica che non è il rappresentante legale della stessa». In conclusione, i risk manager sottolineano anche che «l’operatività di ricarica a favore di carte prepagate anonime, peraltro effettuata in maniera massiva, non consente di controllare la reale destinazione e l’uso delle somme disponibili». Mutangana, «dopo un’iniziale disponibilità a fornire documentazione che potesse giustificare parte della movimentazione del rapporto di conto corrente» si sarebbe, però, «reso irreperibile». Prima di sparire avrebbe fornito all’istituto di credito una convenzione tra la Karibu e un’altra coop, la Jambo Africa (che organizza eventi come il Crotone Festival con artisti africani), il cui legale rappresentante sarebbe proprio il direttore dei progetti della coop sotto inchiesta. Peccato che il contratto, si legge nella Sos, oltre a essere datato, «non fosse stato firmato dal signor Mutangana».



