I due bambini dai capelli rossi sono stati assassinati. Sono stati rapiti il 7 ottobre insieme alla loro madre. I loro corpi sono stati restituiti con una ferocia ignobile. Le autopsie dimostrano che i due bimbi sono stati strangolati. Il corpo della donna consegnato insieme alle loro bare non era quello della loro madre, che è stato restituito solo successivamente. Il quarto corpo del civile rapito è quello di un uomo anziano che usava la sua auto per andare a prendere a Gaza i pazienti malati di cancro che avevano bisogno di cure speciali e portarli negli ospedali israeliani. Se gli orchi di Gaza avessero speso il 10% del denaro investito in armi e tunnel sotterranei in ospedali avrebbe gli ospedali migliori del mondo. Di ospedali ne ha moltissimi, un numero spropositato per un posto così piccolo, perché gli ospedali sono centri operativi di Hamas, i luoghi da cui partono i loro attacchi. Gli israeliani hanno come unica alternativa a rinunciare a difendere il loro popolo, attaccare gli ospedali così che la propaganda possa massacrarli e far risorgere l’antisemitismo di tutti, quello di dentro, quello di sinistra. Il popolo di Gaza che secondo gli sprovveduti ha subito un genocidio è perfettamente in grado di schierare migliaia di miliziani in uniformi pulite e stirate, issare cartelloni indegni e deridere il dolore degli israeliani per i loro assassinati. Durante questi mesi di guerra, una guerra a basso impatto, una guerra a impatto bassissimo al punto tale che Israele non è nemmeno riuscita a bloccare il lancio di missili Qassam, ai palestinesi è stato assicurato un contributo giornaliero di 3.000 calorie per persona. Ma gli sprovveduti hanno detto che il popolo palestinese è stato affamato. La temperatura a Gaza neanche in inverno scende al di sotto degli 8 gradi, ma gli sprovveduti hanno detto che a Gaza i bambini sono morti di freddo. Israele bombarda i punti da cui partono i missili Qassam. Prima di bombardare avverte sempre qual è il punto che sta per colpire. Questo purtroppo dà il tempo ai miliziani di salvarsi, ma non ai bambini palestinesi, che hanno il divieto di scendere nei rifugi. Come ha spiegato il capo di Hamas, i bambini palestinesi devono morire, più ne muoiono meglio è, perché la loro morte è un sasso contro i sionisti. Non esiste una sola fotografia di bambini palestinesi in un rifugio. I numeri dati da Hamas sui morti sotto i bombardamenti sono falsi, ma se ci pensate un attimo, sono un autogol. Con 200 chilometri di rifugi antiaerei, il numero di morti civili doveva essere zero. Ogni numero superiore a zero testimonia che i miliziani di Hamas sono criminali che impediscono al loro stesso popolo di scendere nei rifugi. Ripeto perché deve essere chiaro. Tutta Gaza è percorsa da rifugi antiaerei. I 200 km di tunnel sono perfetti rifugi antiaerei, ma solo i miliziani possono scendere. I palestinesi sono cultura di morte. «Voi amate la vita e noi amiamo la morte», ripetono. I bambini palestinesi oltre che sacrificabili dai loro padri, hanno l’anima massacrata. I palestinesi hanno sposato entusiasticamente il mito nazifascista del bambino soldato, un mito ripugnante, non solo perché il bambino potrebbe morire, ma perché, peggio, potrebbe uccidere. I palestinesi hanno preso il mito nazifascista del bambino soldato e l’hanno ulteriormente perfezionato nel mito ripugnante del bambino terrorista suicida. Le madri palestinesi si fanno fotografare mentre «addobbano» i loro bambini o anche i loro neonati con cinture esplosive. Migliaia di bambini palestinesi urlavano di gioia, cantavano e ballava davanti alle bare con dentro i poveri resti dei bimbi con i capelli rossi. Un video mostra una ragazzina di Gaza che con un sorriso commosso dichiara che il 7 ottobre è stato il giorno più bello della sua vita, ed era anche il suo compleanno. Un video mostra un gruppo di bimbe palestinesi vestite con abiti graziosissimi e colorati che cantano e ballano una canzoncina che termina dicendo che sgozzeranno i nemici sionisti. Sull’ultimo verso i loro sorrisi si allargano e fanno il segno dello sgozzare. I palestinesi la guerra l’hanno sempre fatta gratis. Gli israeliani continuano a dare loro acqua ed elettricità mentre loro sparano missili dopo avergli scannato i bambini. Gli israeliani hanno fornito 3.000 calorie al giorno a testa ai criminali che hanno seviziato i bimbi con i capelli rossi e la loro madre. È stata strillata la parola genocidio ma migliaia di palestinesi grassi e con le uniformi pulite per deridere il dolore degli israeliani per i loro morti ballano davanti alle bare dei bimbi. Diceva Golda Mayer: «Avremo la pace quando i palestinesi ameranno i loro figli più di quanto odiano noi». Dato che questo non succederà mai, e che nessuna pace è possibile con un popolo che dichiara all’articolo 1 della sua costituzione che vuole distruggere Israele e all’articolo 7 che vuole la distruzione di tutti gli ebrei del mondo e che non si fermerà fino a quando non l’avrà ottenuta, non c’è che la soluzione di Donald Trump.
Un immigrato siriano è stato autore di una grave aggressione avvenuta ieri a Annecy, nella quale sono rimasti coinvolti due adulti e quattro bambini, di età inferiore a tre anni. I piccini e uno degli adulti feriti sono tra la vita e la morte. L’aggressione ha avuto luogo verso le 11 del mattino, nel parco giochi del Pâquier sul lungo lago di Annecy. Il cittadino siriano, il cui nome sarebbe Abdalmasih Hanoun, si è avventato sulle sue vittime con un lungo coltello, accanendosi con i bimbi nei passeggini.
Alcuni passanti hanno filmato l’aggressione offrendo un quadro piuttosto chiaro della dinamica dei fatti. Le immagini sono estremamente violente e mostrano il migrante che corre verso i bambini e gli adulti che sono con loro, con l’intento di accoltellarli. Un passante, ha cercato di interrompere la folle azione dell’accoltellatore mentre questo si stava accanendo su due piccoli seduti in un passeggino doppio. Secondo il canale CNews, il quotidiano Le Figaro e l’agenzia di stampa France Presse , in un altro video dell’attacco si sentirebbe il migrante dire, in inglese, «nel nome di Gesù». Gli inquirenti avrebbero anche scoperto che l’uomo aveva un libro di preghiere cristiane e indossava una croce. Una testimonianza importante è arrivata anche da Anthony Le Tallec - un ex calciatore del Liverpool - che stava facendo jogging sulle rive del lago quando il migrante ha iniziato a scagliarsi sui piccoli inermi. L’ex giocatore ha spiegato di aver visto l’assalitore correre. «Dietro di lui, a 5-10 metri di distanza, c’erano dei poliziotti che non riuscivano a catturarlo. È arrivato verso di me», ha spiegato, «mi sono spostato e ho visto che si è avventato su una persona anziana e l’ha pugnalata. Ho visto i poliziotti e ho detto loro di sparargli. L’assalitore ha colpito due volte , quindi i poliziotti gli hanno sparato». L’ex sportivo ha concluso il suo video denunciando «la lentezza dei poliziotti».
Secondo le prime informazioni circolate dopo l’aggressione e confermate con il passare delle ore, il sospetto sarebbe nato nel 1991 in Siria. Per Line Bonnet-Mathis - procuratore di Annecy, che ieri pomeriggio ha incontrato la stampa - il migrante sarebbe senza fissa dimora. Inoltre, secondo il primo ministro Elisabeth Borne, l’uomo non avrebbe problemi psichiatrici. In ogni caso, Hanoun risiederebbe regolarmente nell’Unione europea. Questo grazie allo status di rifugiato concessogli dalla Svezia, Paese in cui sarebbe arrivato dal 2013 ma che non gli ha concesso la cittadinanza nonostante il matrimonio con una cittadina di Stoccolma contratto in Turchia. Dall’unione sarebbe nato anche un figlio. La radio Rmc ha riportato una dichiarazione dell’ex moglie svedese di Hanoun, che ha confermato la mancata naturalizzazione. La donna ha anche spiegato di aver divorziato dal presunto aggressore di Annecy otto mesi fa, poco prima del suo arrivo in Francia dove, nel novembre del 2022 ha presentato una domanda di asilo anche alle autorità di Parigi. Ma questa domanda è stata respinta pochi giorni fa, il 4 giugno. L’uomo, tuttavia, avrebbe ottenuto l’asilo anche in Italia e in Svizzera, secondo quanto rivelato da fonti dell’inchiesta citati dalla tv BFM. Secondo un testimone - titolare della gelateria situata ai margini del parco in cui è avvenuta l’aggressione - Hanoun avrebbe iniziato a bazzicare nella zona proprio tre o quattro giorni fa. Lo stesso testimone, intervistato da CNews, ha detto che il sospetto gli era sembrato «nervoso» e aveva una «gamba tremolante». Una donna citata da Le Figaro ha invece dichiarato che, nei giorni scorsi, suo marito aveva visto l’aggressore parlare da solo. Nonostante questi elementi, il procuratore di Annecy ha precisato che, al momento «non c’è un apparente movente terroristico». Per questo la procura nazionale antiterrorismo, almeno per ora, non ha acquisito l’inchiesta.
Come è facile immaginare, l’attacco di ieri ha provocato una forte emozione nell’opinione pubblica e suscitato le reazioni dei rappresentanti delle forze politiche. A questo proposito, è interessante notare che tra i primi ad esprimersi ci sono stati vari politici di sinistra, di solito molto garantisti nei confronti dei migranti. È il caso di François Astorg, il sindaco di Annecy che, su Twitter ha parlato di «un attacco efferato» e «inaccettabile». E dire che, giusto il 23 maggio scorso, lo stesso sindaco aveva scritto un cinguettio per dire che «Annecy è una terra di resistenza ai fascismi, una terra di solidarietà, una città-rifugio per coloro che fuggono le guerre», come quella in Siria. Anche il leader del partito di estrema sinistra La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon si è affrettato a scrivere su Twitter di avere il «cuore in frantumi» vedendo dei bambini aggrediti e feriti. Anche Pap Ndiaye - il ministro dell’Educazione francese - si è precipitato sulla tastiera per esprimere la propria solidarietà alle vittime. Il sindaco socialista di Parigi Anne Hidalgo - che in passato aveva stanziato risorse pubbliche in favore di Sos Méditerranée - ha proposto al consiglio comunale della capitale francese di osservare un minuto di silenzio.
Tra i rappresentanti delle istituzioni, il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato in un tweet di «attacco assolutamente codardo». Non sono mancate anche le reazioni dei leader dei partiti di destra. In un video, il leader di Reconquête!, Eric Zemmour ha dichiarato che «i richiedenti asilo lasciano i loro Paesi per uccidere meglio i nostri figli». Sconcerto è stato espresso anche da Marine Le Pen.




