Giorgia Meloni (Getty Images)
Oggi il premier affronterà il viaggio decisivo per le ambizioni dell’Italia: l’obiettivo è ricucire i rapporti con entrambe le parti.
Mentre Sinistra italiana, con Liberi e uguali e +Europa, tutti immersi nella questione della Sea Watch, chiede di non autorizzare la «missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera libica», in pratica di stracciare gli accordi con il governo di Tripoli, l’Italia rischia ancora una volta di rimanere fuori dal futuro della Libia.
Ancora caos in Libia, di nuovo un grave attacco terroristico (quasi certamente di marca Isis), ma in fondo - pur in un quadro caotico e inevitabilmente fragile - la conferma di una buona scelta tattica dell'Italia: quella di puntare al consolidamento dell'intesa con il generale Khalifa Haftar, che sembra ormai aver scelto Roma (e l'Eni) come interlocutori e partner, con gran nervosismo della Francia di Macron. Mentre la Tripolitania pare divenuta una sorta di ventre molle, di terra di nessuno, fatalmente esposta a incursioni terroristiche e provocazioni.
L'ambasciatore americano in Italia Lewis Eisenberg ha riconosciuto il ruolo strategico del governo Conte nell'intervento diplomatico che punta a ristabilire l'ordine nel Paese nordafricano. Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha annunciato che la conferenza «per» la Libia, a cui potrebbe partecipare anche il presidente Donald Trump, si terrà a Palermo il 12 e il 13 novembre. Intanto per stringere i rapporti con il generale Khalifa Haftar Palazzo Chigi punta forte su Vladimir Putin.