farsi le unghie

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Dall’Antico Egitto al «nails salon» farsi le unghie non è un capriccio
Sotto le piramidi le si tingeva con l’henné, nell’Ottocento domina lo smalto rosso. Oggi ci sono nuovi colori e soprattutto nuove tecniche. Ma ogni tanto è consigliabile un periodo di «riposo».

Pochi giorni fa Cecilia Rodríguez ha confidato sul suo profilo Instagram che ha lasciato la sua bimba poche volte, per andare a lavorare o a farsi le unghie. Sono molte le influencer che anziché citare il farsi le unghie, trasformano la seduta al nails salon in un vero e proprio contenuto audio e video da mostrare ai follower. E dunque plauso a Cecilia anche per aver detto «farmi le unghie». Ormai l’incipit del making of della nuova manicure è l’orripilante «Sono andata a farmi le unghiette». Diciamolo: unghiette non si può sentire, le unghiette sono quelle dei bambini, le donne adulte e gli uomini adulti (vedremo meglio dopo cosa c’entra il maschio con le unghie e lo smalto) hanno le unghie e considerarle un accessorio giocoso e infantile quale è diventato grazie alla diffusione dei nails salon non è maturo. Non è maturo nemmeno considerare lo smalto per le unghie un solo strumento di abbellimento. Lo smalto, infatti, può avere anche proprietà curative ed essere dato per proteggere (c’è lo smalto antionicofagico) o fortificare le unghie, oltre che per abbellirle.

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