«La pandemia è finita» (Joe Biden, 18 settembre 2022), ma non per Novak Djokovic e, con lui, tutti i non vaccinati che intendono recarsi negli Usa. Come anticipato due mesi fa, è ora ufficiale che il campione serbo non potrà partecipare a due tra i tornei di tennis più importanti dell’anno, gli Atp 1000 di Indian Wells (California) e Miami. Il motivo è che ancora oggi, e fino all’11 maggio, per entrare negli Stati Uniti occorre essersi sottoposti a un ciclo completo di vaccinazioni anti Covid. Nole aveva saltato la kermesse californiana anche nel 2022.
Gli organizzatori del torneo di Miami, in un tweet dei giorni scorsi, si sono pubblicamente schierati: «Novak Djokovic è uno dei più grandi giocatori di tennis di tutti i tempi e sei volte campione del Miami Open. Speriamo che gli venga permesso l’ingresso nel Paese in modo che gli abitanti della Florida abbiano l’opportunità di vederlo competere ancora una volta». Sulla questione è intervenuto anche il senatore repubblicano Rick Scott, ex governatore della Florida, che insieme con Marco Rubio ha inviato una lettera al presidente Biden chiedendogli espressamente di revocare l’obbligo vaccinale in ingresso e lasciar giocare il neocampione degli Australian Open. Niente da fare: non solo le restrizioni non sono state abrogate, ma neppure è stata accolta l’esenzione speciale richiesta dal giocatore.
La Florida di Ron DeSantis, il governatore che più di ogni altro si è opposto alle limitazioni di libertà e che nei mesi scorsi ha richiesto un «gran jury» per indagare sui vaccini anti Covid, si scontra con l’ostinazione di Joe Biden. Scontro che in futuro potrebbe ripresentarsi anche a livello federale, dal momento che sembra ormai probabile la candidatura del governatore alle primarie repubblicane che decideranno chi sfiderà nel 2024 l’attuale presidente. In tal caso, dovrà vedersela con Donald Trump.
Al di là degli scontri politici, però, si impone un elemento di riflessione: l’intera umanità si è lasciata il Covid alle spalle (perfino in Cina si entra solo con un test molecolare). Eppure, nella più grande democrazia del mondo e nonostante i danni economici arrecati, si continuano ad attuare e accettare misure restrittive così palesemente infondate. Intanto, nell’Ue, Big pharma tiene sotto scacco gli Stati membri, obbligandoli ad acquistare centinaia di milioni di nuove dosi nonostante l’emergenza sia finita. Il tutto, com’è ormai ampiamente noto, sulla base di contratti segreti stipulati con Ursula von der Leyen. Tutto normale?



