distopia

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A Distopia c’è un Drago che rende folli i giudici
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Nel mio nuovo romanzo fantapolitico le forze dell’ordine si piegano all’ingiustizia ma vengono salvate dai figli.

Sono una scrittrice di libri bellissimi (tra i miei innumerevoli pregi c’è anche l’assoluta mancanza di falsa modestia; oltretutto uno scrittore deve credere in quello che scrive, altrimenti vuol dire che i suoi libri sono alberi inutilmente abbattuti). Anche come medico sono bravina ed è per questo che mi sono guadagnata una gloriosa radiazione.

Fino a ora i miei generi letterari preferiti sono stati fantasy e romanzo storico. Ho deciso di cimentarmi nel romanzo distopico, fantapolitico. Il titolo è «La rivolta». È ambientato a Distopia, una Repubblica bellissima, il Paese più bello del mondo, che nasce su un territorio non solo magnifico, ma anche incredibilmente vario, essendo una lunga penisola. Il clima è mite. Le opere d’arte sono le più belle. La cucina è la migliore del pianeta. Nella Repubblica di Distopia, non solo i confini non son guardati ma addirittura, con il denaro dei dissanguati contribuenti, si importano migliaia e migliaia di stranieri di una religione diversa e molto aggressiva, che odiano gli abitanti di Distopia, che li aggrediscono, li rapinano, li deridono, li uccidono a colpi di machete, di coltello e di piccone. I crimini sessuali non si contano.

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Distopie d’autore
(Netflix)
  • Libri e serie tv presentano futuri alternativi sempre più opprimenti. Forse perché in realtà parlano del presente. E del lato oscuro del progresso.
  • L’ultimo «sogno» femminista: coprifuoco per soli maschi. In Curfew agli uomini, trattati tutti da potenziali molestatori, è vietato uscire di notte. Le attiviste si esaltano. Ignorando ancora che il pericolo arriva soprattutto dai migranti.

Lo speciale comprende due articoli

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La distopia dei libri anni Ottanta è diventata la realtà in cui viviamo
David Bowie sul set del film «L’Uomo che cadde sulla terra», basato sull’omonimo romanzo di Walter Tevis (nel riquadro) (Getty)
Walter Tevis aveva anticipato il mondo di oggi basato su droghe e rifiuto del dolore e della sofferenza, cosa che ci rende schiavi.
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Nel mondo preda del pensiero unico i non allineati finiscono «marchiati»
Nel riquadro, la scrittrice islandese Frida Isberg (IStock)
Il romanzo dell’islandese Frida Isberg descrive una società lobotomizzata, dove un test al cervello certifica il grado di conformismo dei cittadini. Chi ne difetta, è isolato e rieducato. Una distopia che richiama i diktat pandemici.
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Il cibo in provetta è solo l’antipasto del mondo distopico che ci aspetta
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Riccardo Ruggeri intervista sé stesso sulla carne sintetica: un altro tassello della società disegnata da ideologia woke e Ceo capitalism, in cui alla «plebe» non sarà più concesso neanche mangiare prodotti naturali.
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