«Vorrei darvi l’impressione di quella che è la dimensione di una tragedia veramente immensa. È ancora molto difficile definire qual è il complesso e la dinamica dei fatti, si rischierebbe di cadere nella retorica oppure di dire delle frasi fatte. Sono qui perché qui ci sono ancora dei lavoratori devono essere recuperati». Lo ha detto la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, che ieri si è recata alla centrale idroelettrica di Enel Green Power di Bargi, nel bolognese, a seguito dell’incidente avvenuto il 9 di aprile. Le ricerche degli operai dispersi nella centrale sono state momentaneamente sospese (poi sono riprese) perché i vigili del fuoco hanno riprogrammato l’intervento dato che nella notte tra i 9 e il 10 il livello dell’acqua è iniziato a salire. «Non chiudiamo alla speranza ma la situazione che vediamo non ci fa sperare molto (sono 4 i dispersi ndr). L’area ha subìto una esplosione, un incendio, un crollo e poi un allagamento. I sommozzatori in acqua hanno visibilità zero, si muovono a tastoni, non hanno la possibilità di vedere oltre e quindi toccano con le mani e cercano di capire cosa incontrano. Chiarita la causa dell’ingresso dell’acqua poi riprenderemo a pieno ritmo le operazioni di ricerca». Così il portavoce del corpo nazionale dei vigili del fuoco, Luca Cari, all’esterno della centrale idroelettrica di Bargi. «In questo momento anche il piano - 8 dove ieri stavamo lavorando per le ricerche, e che era asciutto, ha un metro di acqua. Questo impedisce le operazioni di ricerca classica e stiamo combattendo contro questa situazione che dal punto di vista operativo è complessa». Per rafforzare il coordinamento delle strutture operative, che sono impegnate nelle operazioni di soccorso, «un team del dipartimento nazionale della Protezione civile sta raggiungendo a Suviana il luogo dell’esplosione». Lo comunica il ministro per la protezione civile e le politiche del mare dell’Italia, Nello Musumeci. Intanto, la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di disastro colposo e omicidio colposo. In questa situazione delicata e in continua evoluzione non sono ovviamente mancati gli attacchi al governo e ad Enel Green Power (ha istituito un fondo immediato di due milioni per consentire alle persone coinvolte e alle loro famiglie di far fronte alle prime necessità) che nella giornata di ieri ha visto il suo ad, Salvatore Barnabei, recarsi immediatamente sul luogo per coordinare di persona le attività aziendali in raccordo con le autorità competenti. Nella centrale erano in corso lavori di efficientamento che Enel Green Power aveva contrattualizzato con tre aziende primarie, Siemens, ABB e Voith. Lavori che sono iniziati a settembre 2022. «Avevamo scelto tra le migliori ditte, le migliori società nel campo dell’elettrico e dell’idroelettrico», spiega Bernabei, precisando che «i lavori che erano in corso in questa centrale erano lavori di aggiornamento tecnologico, in particolare stavamo realizzando le prove di collaudo sul secondo gruppo. Le prove sul primo gruppo si erano già realizzate nelle settimane scorse ed erano già concluse». Enel Green Power, in relazione al grave incidente, «esprime ancora profondo cordoglio e vicinanza a tutte le vittime e alle loro famiglie. L’azienda continuerà a dare ogni forma di collaborazione alle autorità preposte per accertare i fatti». Lo si legge in una nota emessa dalla stessa società. Nella giornata di ieri è inoltre arrivata un’importante precisazione da parte del Comune di Bologna che ha sottolineato come dopo quanto è accaduto alla centrale idroelettrica di Bargi «Enel non abbandonerà Suviana e tutto il circondario. Ricostruirà quello che occorre e starà vicino al territorio e a tutta la comunità colpita». Ovviamente, la Procura farà luce sui lavori fatti e su come sono stati eseguiti. Il gruppo Enel rischia di essere parte lesa su due fronti. Uno quello dell’immane tragedia e l’altro quello industriale: ritrovarsi con una centrale così importante ferma per molto tempo.
Una tragedia come quella di Suviana, con tre morti accertati, quattro dispersi e cinque feriti, meriterebbe un po’ di silenzio. Invece, come spesso è accaduto anche con altre disgrazie, c’è chi usa il disastro per fare campagna politica e propaganda sindacale. A che serve infatti dichiarare sciopero, quando ancora non si sa che cosa sia accaduto dentro la centrale elettrica? Forse a riportare in vita gli scomparsi? Oppure a evitare nuove vittime nonostante non si sappia che cosa ci sia alla base della disgrazia? E poi, che senso ha criticare l’uso di società esterne, quando neppure si conosce il livello professionale delle persone impiegate nelle opere di manutenzione compiute da aziende specializzate? E perché denunciare la presenza sul luogo della sciagura di un lavoratore anziano, come se Enel stesse sfruttando un povero pensionato? Credete che lavorare per una ditta esterna o avere settant’anni significhi essere incapace o sfruttato?
Quante parole inutili si stanno spendendo. Il dramma che stanno vivendo le famiglie delle vittime dell’incidente richiederebbe invece rispetto e non le strumentalizzazioni che abbiamo ascoltato nelle ultime ore. A Suviana non erano impiegati clandestini senza permesso di soggiorno e neppure c’erano persone costrette a lavorare al di fuori delle norme di sicurezza. Un settantenne, che fa il consulente ed è retribuito con compenso a partita Iva, non è un povero pensionato che deve sgobbare per mantenersi, ma un professionista esperto, che non si rassegna ad andare ai giardinetti come vorrebbe il sindacato, e pensa di avere ancora molto da fare e tanto da insegnare. Quando poi si critica il lavoro esterno, ovvero i subappalti, forse non si comprende che ci sono attività super specializzate, che sono realizzate da imprese con standard internazionali molto elevati. Sin dalle prime ore dopo il disastro di Suviana, giornali e tv invece hanno raccolto le denunce sindacali sull’impiego di ditte esterne, quasi che all’origine dello scoppio della turbina ci fossero aziende che lavorano al ribasso, rinunciando alle misure a tutela dei lavoratori. In realtà, nella manutenzione della centrale erano ingaggiati alcuni dei più grandi nomi del settore, a cominciare dalla Voith, multinazionale esperta in turbine, con oltre cent’anni di esperienza, per poi passare a Abb e Siemens, colossi dell’energia e dell’automazione. Parliamo di giganti che fatturano miliardi (per quanto riguarda gli ultimi due, decine) e che sono quotati nelle principali borse internazionali, non del negozio dietro l’angolo, che risparmia su materiali e professionalità.
Dunque, che senso ha scioperare, denunciare l’uso di società appaltatrici e l’impiego di consulenti quando nessuna di queste motivazioni serve a spiegare che cosa sia accaduto a Suviana?
Ci sono morti, feriti e dispersi. Sicuramente qualche cosa non ha funzionato nei lavori di manutenzione, che non erano straordinari, come si è voluto far credere quasi a lasciar intendere che una squadra di operai fosse stata costretta a intervenire durante un’emergenza. La revisione era programmata. Prova ne sia che l’appalto era stato affidato due anni fa, non l’altro ieri. E faceva parte dei controlli periodici, dei lavori necessari a garantire l’efficienza e la sicurezza dell’impianto. Una turbina o un alternatore sono sistemi complessi, ma non sono né una centrale nucleare né un una fabbrica chimica. E che cosa ha fatto scoppiare un incendio e il relativo crollo di un intero piano della centrale, con conseguente allagamento, lo stabilirà la magistratura, non certo uno sciopero o le campagne strumentali di qualche politico in cerca di voti. La sicurezza sul lavoro infatti, non ha nulla a che fare con la propaganda. Troppe volte infatti si mischiano l’una e l’altra. Ma in nessun caso le polemiche sono servite a salvare vite umane. Per fortuna tutto ciò i lavoratori lo sanno: infatti le adesioni allo sciopero fra i dipendenti dell’Enel ha toccato il minimo storico. Appena il 3 per cento. La miglior risposta alle polemiche.




