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- La cantina Baglio di Pianetto ha esordito quest'anno nelle bollicine con il Fushà brut, anche rosato. Nota di merito agli oli extravergini.
- L' ad di Ciù Ciù Walter Bartolomei: «Crediamo che le bottiglie debbano essere l'espressione più autentica del territorio d'origine».
Lo speciale contiene due articoli.
È la regola delle tre «b» che segna la moda di degustazione dell'estate: bio, bianco, bollicina! Il vino come natura crea è uscito dalla nicchia e si avvia a diventare il più potente motore del mercato delle bottiglie. L'Italia è al terzo posto per consumo: la precede la Germania che ha perso il primato, ceduto alla Francia. Però siamo i primi e migliori produttori di vini biologici del mondo. Con oltre 110.000 ettari di vigna a conduzione bio (quasi il 17% del vigneto Italia) la nostra leadership è indiscussa e ciò che qualifica questa produzione è il fatto che si punta molto sui vitigni autoctoni. Cioè è in grado di offrire vini con espressioni territoriali uniche. Nell'anno della pandemia i biologici sono i soli vini cresciuti: i rossi del 9%, i bianchi del 31, i rosati del 42 e gli spumanti del 65. Boom giustificato anche dal fatto che il bio rappresenta circa il 16% del mercato. Ma da qui a un paio d'anni il traguardo del miliardo di bottiglie bio in Italia è alla portata, anche perché l'export continua a crescere . Per interpretare la tendenza siamo andati in due regioni leader: la Sicilia, che con 36.000 ettari di vigne biologiche ha il record per estensione, e le Marche. che hanno la primogenitura del bio in Italia.
Parafrasando uno spot che ha fatto tendenza si può dire: abitualmente bevo Marzotto. Anche il vino è una questione di stile, di passione, di competenza e di ostinata lungimiranza. È racchiusa in questo paradigma una delle più belle cantine di Sicilia: Baglio di Pianetto. Che è una sorta di favola. Si vuole che il conte Paolo Marzotto - sarà lui a costruire una «dinastia» del vino con le vigne di famiglia che vanno dal Veneto all'Alto Adige, dalla Toscana alla Lombardia, una dinastia che ha aperto il vino italiano al mondo e che ha fatto conoscere all'estero la qualità dei nostri vini e l'unicità dei nostri territori - si sia innamorato del vino proprio a Palermo. Chiese alla madre in dono una bottiglia: ne era affascinato. Promise che non l'avrebbe bevuta se non a 17 anni, ma quella bottiglia svanì. Paolo Marzotto si fece una promessa: un giorno farò quel vino. E così nel '97 trovò a Pianetto la Sicilia che cercava.
Siamo a pochi chilometri da Palermo, ma qui le arie sono di alta collina, si sentono influssi salmastri, questa è la Sicilia di terra che ha profumi epici. Una terra che ognuno di noi può vivere e di cui può inebriarsi perché Baglio di Pianetto è anche un agrirelais di livello eccelso. Paolo Marzotto dopo qualche anno volle cogliere anche l'anima remota del vino siciliano. Eccolo tra Noto e Pachino là dove Archestrato di Gela nel IV secolo a.C. inventò con i versi dell'Hedipateia l'enogastronomia. Lì sorge Tenuta Baroni, 40 ettari che sono la «culla» del Nero d'Avola. Tornando a Pianetto si comprende solcando i quasi 70 ettari tutti a conduzione biologica della tenuta Santa Cristina Gela che qui la vigna è una manifestazione della natura.
Tutto a Baglio di Pianetto è rispetto per l'ambiente, esaltazione della biodiversità, valorizzazione del territorio e vino come prodotto culturale. Certo c'è anche la coltura che qui appunto è totalmente a conduzione biologica, che trova ausilio nell'energia verde, che si fonda sulla sostenibilità delle produzioni.
Ha un'altra particolarità: la massima espressione delle uve autoctone, quelle che portano nel Dna la Sicilia. Non ci sono solo Catarratto, Insolia, Grillo, ma queste uve sono la cornice si potrebbe dire etnica per altre bacche alloctone come Merlot, Syrah, Petit Verdot, Cabernet che sono state piantate secondo un principio raffinatissimo di zonazione aziendale. Tutti i vini sono un progetto che poggia su quattro pilastri: naturalità, competenza, territorio e passione. Andando anche alla ricerca di nuove sensazioni.
Baglio di Pianetto ha debuttato quest'anno con gli spumanti charmat (fermentazione in autoclave) di eccezionale fascino olfattivo. Il Fushà bianco esalta l'Insolia che qui è vinificata in purezza con sfumature floreali ricchissime, è una bollicina incantevole. La sua sorella in rosa Fushà rosato nasce da uve Syrah ed ha pienezza di rosa e di fragolina. Baglio di Pianetto ha uno stile inconfondibile: i vini hanno bouquet particolarmente ricco e assoluta souplesse. La produzione è ampia; dai monovarietali (Insolia, Catarratto Viognier tra i bianchi, Syrah, Nero d'Avola e un eccezionale Frappato tra i rossi) ai classici (Ficiligno che è Insolia e Viogner, Shymer da Syrah, Ramione Nero d'Avola in purezza, Timeo, un grande bianco da Grillo, ancora due declinazioni di Syrah col Syraco e rosato Baiayasira). Ci sono i due naturali che significa vini non filtrati, senza lieviti aggiunti e ovviamente biologici: Natyr rosso da Petit Verdot e Natyr bianco da Insolia. E poi le riserve: il Cembali che è il manifesto del Nero d'Avola, il Viafranca bianco da Viogner e il Viafranca rosso da Merlot e Cabernet Sauvignon, chiudendo con un vino che è un gioiello rarissimo: il Ra'is Moscato di Noto, un passito che ha armonie barocche e carattere mediterraneo.
Una nota va riservata agli extravergine di oliva. Sono sia una manifestazione di biodiversità (da Biancolella e Cerasuola il Pianetto e da Moresca e Verdella il Baroni) sia un inno alla qualità. Atena donò l'ulivo agli uomini perché fossero sapienti e in pace; anche con la natura. È il sogno di Paolo Marzotto che si è avverato.
Ciù Ciù punta sul bio per celebrare l’anima delle Marche
«Un viaggio non frettoloso nelle Marche porta a vedere meraviglie: l'Italia con i suoi paesaggi è un distillato del mondo, le Marche dell'Italia, ed è difficile trovare una così esatta corrispondenza tra gli animi e il paesaggio». Se degustando un sorso de Le Merlettaie, la più alta espressione del Pecorino, vi chiedete perché vi vengano incontro immagini di assoluta armonia, di energia senza invadenza, perché i vostri sensi avvertano arie salmastre e insieme freschezza e al fondo sentite un gentile benessere, ripensate a questa descrizione. La fece Guido Piovene nel suo inarrivabile Viaggio in Italia ed è questo il carattere di chi suda, ama, coltiva la terra marchigiana soprattutto là dove ancora fortissima è la radice picena.
È quello che accadde a Natalino Bartolomei che dopo cento mestieri sentiva tirare forte il magnete dell'origine. Così con la moglie Anna - nelle Marche le donne sono il motore del mondo - decise nel 1970 che doveva ascoltare l'anima. Confessa nella sua biografia consegnata ai tipi di Capponi: «Il mio pensiero fisso era poter tornare a lavorare le vigne; ero pazzo per le viti, ero appassionato di vino». Ora è spiegato perché dopo mezzo secolo di vita Ciù Ciù è nel mondo la cantina dell'autenticità. E non c'è da stupirsi se qui si fanno vini biologici dal 1996, quando nessuno parlava di bio. No: è un ulteriore atto d'amore per questa terra. Le Marche sono state la prima regione a coltivare a biologico e qui la naturalità è una specie di secondo credo. Il primo è preservare l'identità.
Forse è per questo che nelle Marche e soprattutto qui nel piceno le uve sono solo autoctone. Si perpetua la tradizione nell'identità, si fa innovazione nel miglioramento incessante della qualità, si restituisce valore al territorio con l'operosità. È quella che ha guidato i due fratelli Bartolomei, Walter e Massimiliano, a recuperare ad esempio il cinquecentesco palazzo Mercolini Tinelli nel cuore di Offida - borgo d'incantevole architettura, dove la storia è quotidianità, dove la grazia è stile di vita sol che uno si lasci incantare dall'abilità delle merlettaie che sull'uscio ancora intrecciano racconti di vita e fili di seta - dove Ciù Ciù ( telefono 0736.618024) ha posto il luogo delle sue degustazioni. È un'ulteriore prova dell'autenticità di questo legame assoluto con le proprie radici, come il nome. Nelle Marche ogni famiglia ha un soprannome: i Ciù Ciù erano quelli da cui s'andava a comprare il vino. E così è rimasto solo che oggi è il mondo che compra il vino di Ciù Ciù visto che la cantina esporta in oltre 40 Paesi i suoi vini che nascono da 150 ettari di vigne allevate nei territori più vocati della zona picena: quel triangolo che si dipana tra Offida, Ripatransone e Acquaviva.
Come detto i Bartolomei che hanno scelto il biologico naturalmente oggi fanno della sostenibilità il massimo paradigma delle loro vigne dove coltivano tra le bacche bianche Passerina e Pecorino, tra quelle nere Sangiovese e Montepulciano con l'unica concessione agli internazionali per il Cabernet Sauvignon. La loro cantina s'adagia in quella fetta di colline che traguarda l'Adriatico (e dal mare riceve le arie salmastre a rendere ottimale la viticoltura) che fa da sentinella a Offida e si chiama la Ferola. Basta domandare in giro: da dove viene la migliore uva? La risposta sarà: là alla Ferola! Dove si fa anche uno straordinario olio extravergine di oliva sempre biologico.
Lo ammette anche Walter Bartolomei: «Crediamo che il vino debba essere l'espressione più autentica del territorio in cui nasce. Per fare il vino buono, serve l'uva migliore: è questo che ci spinge sempre di più a coltivare vigneti biologici». E sono vini di rara espressività. Tra questi Merlettaie Offida Docg Pecorino, un bianco di valore assoluto, il Gotico Rosso Piceno Superiore Dop da uve Sangiovese e Montepulciano, rosso armonico, robusto, di grande espressività, Evoè Marche Igp, Passerina bianco gentile e l'Esperanto Offida Doc Rosso che è un'espressione autentica del territorio. Quello che per Guido Piovene è: la sintesi (buona) del mondo.
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- Anche se il mercato è ancora dominato dai francesi, quest'anno il Sassicaia 2015 è stato incoronato migliore bottiglia al mondo: il valore è salito del 330% in sei mesi. Solo uno champagne ha reso di più. Bene pure i toscani e il Barbaresco e il Barolo delle Langhe.
- Le bollicine tricolore sono in piena espansione trainate dal fenomeno Prosecco: regione per regione ecco cosa si può scegliere per i brindisi delle feste.
- Una selezione di bottiglie valutate per voi per dare al pranzo di Natale un tocco di alta classe enologica.
Lo speciale contiene tre articoli.
Resta intatta la celeberrima battuta di Gianni Agnelli che, a chi gli chiedeva come mai lui, piemontese, avesse investito nel francese Château margaux, rispose: «L'investimento in vino conviene sempre perché mal che vada te lo bevi». Mi ricordo che Corinne Mentzelopoulos, che allora gestiva la cantina ereditata dal padre, da me apostrofata con un: «Fortunata lei che beve Margaux ogni giorno», mi rispose: «Magari… E chi se lo può permettere?».
Basta questo a spiegare come certi vini siano oggetto sì di desiderio, la (quasi) perfezione enologica, ma siano anche (talvolta soprattutto) beni rifugio capaci di attrarre investitori. Nel corso degli anni a decretare il successo crescente del vino italiani ha contribuito l'apprezzamento di alcune griffe sul mercato della speculazione in cantina. L'ultimo episodio è di queste settimane. Il Sassicaia, prestigiosissima bottiglia prodotto dal marchese Incisa della Rocchetta in quel di Bolgheri nella Maremma livornese, inventato da Giacomo Tachis e artefice rinascimento del vino italiano sui mercati mondiali, vola più di un derivato. L'occasione è duplice. Quella di quest'anno è la cinquantesima vendemmia del Sassicaia e Wine Spectator ha decretato che l'annata 2015 è il miglior vino del mondo. Il risultato? Il Sassicaia (Cabernet sauvignon e Cabernet franc affinato tre anni in barrique, produzione di non più di 200.000 bottiglie), che di solito si compra attorno ai 110 euro alla bottiglia, oggi è offerto a 360 euro, ma è già cominciata l'opera di tesaurizzazione.
Tanto per avere un'idea: se uno avesse comprato prima dell'uscita di Wine Spectator e rivendesse oggi avrebbe un profitto del 330%. Impossibile trovare un prodotto finanziario che nell'arco di sei mesi renda di più. C'è un vino però che ha fatto ancor meglio ed è uno champagne: il Cristal Louis Roederer 2008. A dirlo è il Liv ex, indice che registra i movimenti di prezzo e di investimento dei migliori vini del mondo. Ebbene se il Cristal ha fatto negli ultimi tre mesi la migliore performance e risulta il vino più scambiato con un prezzo di 1.850 sterline a cassa (340 euro alla bottiglia), il Sassicaia è secondo con un prezzo di 308 euro a bottiglia e terzo è proprio il Margaux, con un prezzo di 1.332 euro a cassa (sei bottiglie).
In generale i vini italiani sono al centro dei movimenti speculativi. Sempre guardando all'intero listino del Liv Ex, dove sono monitorate 248 cantine, si scopre che le migliori performance sono proprio italiane, con Angelo Gaja, il profeta del Barbaresco e del Barolo, a guidare le quotazioni. Nell'indice dei migliori 100 vini in termini di performance di prezzo, di crescita anno su anno e di volumi scambiati (come rilevato da Winenews) le bottiglie di Gaja figurano al 26° posto della classifica.
Ma il signore del vino italiano si conferma il marchese toscano Piero Antinori che ha due sue bottiglie, il Tignanello e il Solaia, in classifica al 76° e al 92° posto. Molto rappresentato è il territorio di Bolgheri con il Sassicaia che nel dato complessivo dal 1° settembre 2017 al 31 agosto 2018 - prima che andasse sul mercato l'annata 2015 incoronata da Wine Spectator - occupa la 29° posizione, con l'Ornellaia al 53° posto e il Masseto, che è il vino italiano più scambiato nelle aste, all'89°, posizione che mette i Frescobaldi al livello di Antinori in una sorta di consacrazione mondiale della Toscana. Ma in classifica ci sono anche molti barolisti come Luciano Sandrone (95°).
A dominare ancora sono i francesi con la Borgogna davanti al Bordeaux: le case di riferimento sono le stesse da secoli: Leroy, Lafite Rothschild, Domaine de la Romanée Conti, Mouton Rothschild, Margaux, Haut Brion, Armand Rousseau, Petrus, Coche Dury e Latour. Negli ultimi mesi si è fatto strada anche un altro fenomeno, che riguarda soprattutto le Langhe. La scomparsa di grandi artigiani del vino ha fatto schizzare in alto i prezzi delle loro bottiglie. Un caso che ha fatto molto rumore è stato la scomparsa di Beppe Rinaldi, considerato l'anima critica della produzione di Langa. Il suo Barolo San Lorenzo, per dirne una, è passato da 95 a 160 euro a bottiglia. Egualmente è successo con le bottiglie di Gigi Rosso, con prezzi raddoppiati nell'arco di un mese. Ma il dato più clamoroso è quello di Bruno Giacosa. Dalla sua scomparsa, all'inizio dell'anno, le sue bottiglie sono passate dal 132° posto della quotazione Liv Ex al 56°, con i prezzi passati da 110 a 260 euro.
Dunque se per Natale avete deciso di regalare delle bottiglie sappiate che forse non offrite solo un ottimo bicchiere, ma un'occasione d'investimento. E per conoscere i gusti degli italiani ecco una ricerca commissionata dalla catena di enoteche Signorvino a Nomisma. Le enoteche sono oggi il secondo canale di vendita del vino (la Gdo in termini di numeri la fa da padrone) e da questa rilevazione si evince che il Franciacorta è la prima Docg richiesta. A fare da traino è la voglia di spumanti, tant'è che il Prosecco è al terzo posto. A vincere tra i grandi rossi è l'Amarone, secondo nelle scelte, ma il vino must si conferma il Brunello di Montalcino. Le bottiglie che invece hanno registrato una crescita maggiore sono Lugana, Rosso di Montalcino e Pinot nero, seguiti da Prosecco, Amarone e Trento Doc. Gli italiani vogliono bere bene. Il 21% dei vini venduti è nella fascia dai 14,90 ai 19,90 euro, mentre il 20% è nella fascia 9,90 14,90 euro. I rossi continuano a essere i più apprezzati (41%), ma gli spumanti ormai sono un quarto del mercato.
Alla fine si scopre che aveva ragione David Ricardo, padre dell'economia classica: vi sono merci il cui valore è determinato dalla scarsità. E tra questi ci sono i vini prodotti in determinati territori e uve di cui non si può aumentare la quantità. Per una volta l'Italia si prende la rivincita. Hai visto mai che, anche in fatto di economia, in vino veritas...
Tre tenori e una gran signora: concerto per brindisi e spumanti
Tre tenori e ora una nuova soprano per intonare un'opera davvero unica: lo spumante italiano. Una tradizione antica, risale forse ai romani, che ha trovato però solo recentissimo spazio nei mercati mondiali con un crescendo davvero rossiniano. A interpretarlo è il Prosecco diventato – e non si quanto sia un bene – sinonimo di aperitivo. I primi a rispondere alle sollecitazioni italiane sono stati i mercati cheap: in Germania ad esempio i vini frizzanti e spumanti vanno alla grandissima, ma vogliono pagarli poco. La sfida per noi italiani è infatti far percepire che abbiano spumanti metodo classico di altissimo profilo qualitativo e che non c'è solo lo Champagne per bere ad alto livello. Perché è vero che vendiamo tante bollicine, ma è anche vero che il prezzo medio di un Prosecco è attorno ai 2,8 euro e quello dello Champagne ormai sfiora i 27euro! I britannici fanno addirittura la fila per un calice di Prosecco e sono il nostro primo mercato tant'è che qualche buontempone di comunicatore (forse al soldo straniero ad esempio degli spagnoli che con i loro Cavas avevano cercato di imitare il successo italiano) ha cominciato a dire che il Prosecco fa cadere i denti. Chi lo sostiene fa quanto meno cadere le braccia. Lo spumante italiano conta su di una biodiversità notevolissima ed ha alcune zone tradizionali, altre che hanno avuto un boom recentissimo, altre ancora che hanno declinato glorie passate con contemporanee opportunità. In più se si considera il confronto con la Francia loro hanno lo Champagne e la Borgogna con gli ottimi Cremant, noi abbiamo spumanti - molti prodotti con il metodo Martinotti: rifermentazione lunga in autoclave che fu messo a punto a Conegliano nell'istituto enologico Carpenè Malvolti – praticamente in ogni territorio vinicolo e ottenuti dai vitigni autoctoni. In più noi possiamo rivendicare anche la primazia storica di messa a punto del metodo di rifermentazione in bottiglia. Fu l'archiatra pontificio e grande medico Andrea Bacci che sul finire del '500 nel suo "De naturali historia vinorum" codificò la rifermentazione in bottiglia. Dopo qualche anno un altro medico marchigiano il famosissimo fabrianese Francesco Scacchi che con il "De salubri potu dissertatio" non solo dette conto della rfermentazione in bottiglia ,ma si spinse a osservare gli effetti del vino spumante sull'organismo ed ebbe un'intuizione sul lavoro dei lieviti che anticipava largamente gli studi che Louis Pasteur condusse oltre due secoli dopo. Dunque la favoletta francese sull'abate (Dom) Perignon che dettò la ricetta dello Champagne ne esce molto ridimensionata e peraltro spiega perché le Marche da sempre producano con il verdicchio ottimi spumanti. Dunque per le prossime feste (ma non solo) brindare italiano è cosa buona e giusta anche perché si può scegliere tra una varietà di vini, di prezzi, di territori.
Tre tenori si diceva e sono le tre bottiglie simbolo con le quali abbiamo sfidato i grandi Champagne (e spesso vinto). Due vengono dalla Franciacorta che in meno di mezzo secolo si è affermata come uno dei territori di maggior pregio grazie alla tenacia dei produttori, alla competenza dei tecnici e a un buon apporto di risorse finanziare, un altro tenore vien dal Trentino che ha portato al massimo il suo livello qualitativo spingendo però anche sulle quantità, e anche la nuova soprano viene da sopra Trento. Conosciamo queste quattro bottiglie che sono il segno distintivo dei nostri spumanti metodo classico (rifermentazione in bottiglia) per poi andare ad esplorare gli altri territori. I tre tenori sono: Vittorio Moretti Bellavista cuvée di Chardonay al 6% e 38% Pinot Noir con una permanenza sui lieviti di 72 mesi. I vini sono fatti maturare in piccoli legni di rovere bianco poi vengono assemblati e stano insieme per sei anni a rifermentare. E' un'esperienza degustativa unica. Per averla ci vogliono almeno 100 euro e tanta pazienza di girare le enoteche perché la tiratura è limitatissima. E' la punta di diamante della produzione Bellavista, una delle maison di maggior blasone di Franciacorta. Il secondo tenore è il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore che viene invece dal Trentino. La produzione è ovviamente della casa Ferrari (famiglia Lunelli). E' un Chardonay in purezza che ha una permanenza decennale sui leviti. Vino di grande complessità olfattiva, setoso e sontuoso insieme. Si trova attorno ai 90 euro, ma attenzione ve ne sono delle tirature speciali che arrivano fino a 400 euro (spesi peraltro benissimo). Il terzo tenore è una riserva specialissima che ha anche un dato sentimentale. Maurizio Zanella l'ha dedicata a sua madre che fu la fondatrice di Cà del Bosco, prestigiosa cantina di Fanciacorta. E' la Cuvée Anna Maria Clement Ca' del Bosco. Un assemblaggio di Chardonnay (55%), Pinot bianco (25%) e Pinot Nero (20%) che sta sui lievito per nove ani!. E un'esplosione di sentori di fiori, in bocca è elegantissimo. Se ne fa anche una versione in rosa. Si trova attorno ai cento euro. Ed ecco la soprano, perché l'ultima nata tre le grandissime bottiglie. E Madame Martis di Maso Maris, più che una cantina un vero e proprio atelier dello spumante. Nasce da uve Chardonay, Pinot Nero e Pinot Meunier in differente uvaggio a seconda delle annate e sta sui lieviti nove ani. Regala crosta di pane, erbe montane, sfumatura di litchi e in bocca è pieno ed elegante. Si trova a cercarlo (se ne fanno mille bottiglie per vendemmia!) attorno agli 80 euro.
Se questi sono i nostri ambasciatori di massima qualità spumantistica nel mondo cero si possono esplorare delle chicche in ogni territorio. Pariamo dunque per un mini giro d'Italia delle bollicine soffermandoci sulle zone più vocate o che hanno avuto negli ultimi anni le maggiori performances.
Valle d'Aosta – Terra che non ha una grande tradizione spumantistica a cui però ha posto rimedio un progetto che si chiama Quattre milles metres e che è nato da tre cantine molto famose Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, Crotta di Vegneron e Coenfer. Tra le loro bottiglie scegliamo un rosè niente male: Metodo Classico Rosè Brut "4478", ottenuto dalla vinificazione di Pinot Nero in purezza tramite rifermentazione in bottiglia con permanenza di 18 mesi sui lieviti. Fine in bocca con ottimi sentori di piccoli frutti rossi.
Piemonte – Siamo in una tra dove le bollicine si spandono nell'aria. I grandi spumanti italiani sono nati qui, qui ci sono alcune delle griffes mondiali. Basti dire Asti Spumante per capirci anche se il moscato, che è un vino stupendo, ha avuto un eccesso di volgarizzazione. Ma col panettone e il pandoro difficile trovare di meglio. Quale? Difficile dirlo, ma scegliere da piccoli produttori conviene. Oppure si può optare per il Moscato d'Asti frizzante ad esempio quello del Caudrina. Ora l'Asti si fa anche secco ed è un ottima alternativa ad altre bollicine con Metodo Marinoti. Tra i grandi spumanti metodo classico ecco l'Alta Langa Docg. Tute ottime bottiglie. Da provare Giribaldi o la Cuvée Aurora Banfi. Un vino da non dimenticare è il Brachetto, ottimo vino dolce Quello di Braida è insuperabile!
Lombardia – Francicorta: basta la parola! Quali? Ma tantissimi oltre ai già citati Bellavista e Ca'del Bosco da Contadi Castaldi a Ricci Curbastro, da Berlucchi a fratelli Berlucchi, da Uberti alla Ferghettina, da Mosnel a Monte Rossa, da Muratori a Montenisa. Abbiamo citato alcune cantine, ma la produzione è tutta ottima con varie tipologie: il Saten, i Pas Dosée, i biologici come quello di Barone Pizzini e anche i rosati che cominciano ad essere di altissimo profilo. Hanno aperto la strada i due grandi: Bellavista e Ca'del Bosco, gli altri hanno ben seguito. Perché la Franciacorta nata sullo Chardonnay ha piano piano scoperto il Pinot Nero. Ma Lombardia è anche Oltrepò e qui davvero il Pinot Nero ha la sua casa. Molte le buone bottiglie: ad esempio Monsupello. Senza dimenticare il versante gardesano dove spiccano gli spumanti di Mattia Vezzola (è l'enologo di Bellavista) che offre ad esempio il suo Brut Costaripa anche rosato che esalta la denominazione, davvero di nicchia, Valtenesi.
Liguria – La Liguria ha scoperto che i suoi vitigni autoctoni bianchi sono ottime basi per spumante. E ha aggiunto il fascino di produzioni limitate e insolite. Eccone tre: il Millesimato da Pigato Vis Amoris, il Basura Obscura Pas Dosée Millesimato che nasce nelle grotte preistoriche di Toirano e il Metodo Classico Abissi di Bisson che viene affinato nel mare di Portofino.
Veneto – Chi dice veneto dice Prosecco, ma attenzione perché c'è il DOCG di Conegliano Valdobbiadene e il Doc che comprende una zona molto più vasta. Indicare quale è difficile però se si pensa a Rugeri, a Carpenè Malvolti (che ha anche ottimo metodo Classico) a Canevel, a Villa Sandi non si sbaglia. E un'occhio di riguardo merita la produzione di Aneri; il milesimato Lucrezia è davvero bottiglia di grande pregio tra i Valdobbiadene. Ma Veneto è anche Lessini Durello ed è uno spumante metodo classico che vale la pena di esplorare. Ad esempio nella produzione di Sacramundi, di Marcato, di Bellaguardia e Fongato sapendo che queste bollicine da uve Durella sulle altre che fano corona da Verona a Vicenza sono una produzione di altissimo profilo e di ultima tendenza.
Trentino e Alto Adige – La produzione spumantistica trentina è di altro profilo con il Trentodoc che esalta lo Chardonnay. Come non citare la produzione Rotari di Mezzocorona o il Graal Altemasi di Cavit. Ma ci sono anche artigiani delle bollicine come Lettrari o come il Conte Federico di Bossi Fedrigotti. In Alto Adige ci sono piccole produzioni ma di grande pregio come ad esempio quella di Abate Nero.
Friuli Venezia Giulia – Il Friuli oltre al Prosecco ha scoperto un'altra possibilità spumantistica: quella offerta dalla Ribolla Gialla. Primo alfiere di questo progetto è Valerio Civa, grande appassionato di vino, che con Tenimenti Civa ha dato vita ad un vero e proprio progetto. E già altri come Pighin o Torre Rosazza stanno esplorando queste produzioni. Non trascuarare mai i Brut di Vigenti Pittaro, è stato un pioniere dello spumante del Nord Est!
Marche – Questa regione pur piccola sta diventando uno dei terroir d'eccellenza mondiali e la sua produzione spumantistica affonda nella notte dei tempi. Da segnalare subito il Brut da uve Verdicchio metodo classico di Garofoli una maison familiare che firma con Carlo Garifoli e la nipote Caterina bottiglie di altissimo profilo, come ottimo è il brut sempre da Verdicchio di Colonnara con la riserva Ubaldo Rossi in onore di un grandissimo enologo.. Uno spumante molto particolare ottenuto in autoclave lungo è la Vernaccia di Serrapetrona DOCG, l'unico spumante italiano a tripla fermentazione, di cui è alfiere la cantina Alberto Quacquarini, incarnata da Mauro Quacquarini tanto nella versione secca quanto in quella dolce (ed è vino sorprendente in accostamento con i dolci natalizi). Ma della Vernaccia Nera ha fatto un capolavoro Fontezzoppa con una intuizione di Mosè Ambrosi sia nei vini fermi sia realizzando un Brut Rosé Spumante Metodo classico che è tra i migliori d'Italia. Sempre da Fontezzoppa da tenere in conto è il Brut Metodo Classico da Ribona, un blanc des blancs davvero peculiare. Ma non si può parlare di bollicine delle Marche senza pensare a quel prodotto must che è diventato la Passaerina spumante (metodo Martinotti) di Angelina Velenosi che firma anche un brut Metodo Classico da Pecorino e Chardonnay.
Toscana – Cominciamo da un rosato da uve sangiovese: il metodo classico di Baracchi Winery ha sorpreso i degustatori di tutto il mondo con queste uve dell'aretino. E un altro rosato viene dall'Elba e lo fa a Ripalte Pier Mario Meletti. Di gran pregio resta il Brut di Antinori (che ha anche spumante in Franciacorta con Montenisa) e molto particolare è il metodo Charmat di Castello di Buonamico che mette insieme Pinot Bianco, Semillon e Trebbiano.
Umbria –Quando decide di fare un vino nuovo Marco Caprai punta al massimo. E così è stato per il suo "Arnaldo Caprai" brut un uvaggi meta e metà di Chardonay e Pinot Nero che fa quasi 48 mesi sui lieviti. Naso fine di ribes e crosta di pane, palato esuberante di freschezza e ritorni sull'erbaceo, perlage ricchissimo. Bottiglia che inserisce l'Umbria di diritto tra le terre delle bollicine. Sempre in Umbria La Palazzola offre un brut da Riesling e un Rosè da Pinot Nero e Sangiovese.
Campania – Anche sotto il Vesuvio le bollicine sono tornate di moda. Ecco Grotta del Sole che ci prova con un vitigno antico l'Asprino d'Aversa e una Falanghina in Brut di Astroni e un'altra di Mustilli.
Puglia – Un solo nome ma di peso: D'Araprì. La cantina di San severo (siamo al nord della regine) nasce dall'impegno di tre enologi che hanno lavorato a lungo in Champagne e loro fanno solo metodo classico con lunga maturazione sui lieviti. Hanno avuto il merito di scommettere anche su un vitigno bianco di Puglia un po' negletto come il Bombino Bianco. Da tener in conto la Gran Cuvée e La Dama Forestera un pas dosé di ottima presenza al palato.
Basilicata – Anche dall'Aglianco – vitigno arcaico – si può fare un grande spumante. Ovviamente in rosa. Ci hanno pensato alle Cantine del Notaio con la Stipula rosato. La Stipula si fa anche in bianco con Aglianico vinificato in bianco e dolce con uve moscato.
Sicilia – Ai più sfugge che la Sicilia ai tempi die monsù (i cuochi di corte che cucinavano alla francese) tra fine settecento e ottocento era una delle terre spumantistiche di maggior livello. Forte di un vitigno che molto assomiglia al Pinot Nero, come il Nerello Mascalese dell'Etna. A perpetuare questa tradizione ci pensano le cantine del Barone Scammacca del Murgo che producono un eccellente brut millesimato, accompagnati da un Rosè niente male e da un più facile Extra Brut . Da tenere in conto anche gli spumanti di casa Tasca d'Almerita (Contea di Sclafani) da Chardonnay in purezza e il grillo vinificato con grande cura da De Bartoli nella linea Terzavia.
Sardegna – L'arrivo dei Moretti (Bellavista) in una delle cantine di maggior prestigio d'Italia, Sella e Mosca, ha ridato fiato agli spumanti da uve Torbato così diviene di gran caratura l Terre Bianche Brut. Ma sempre ad Alghero speciale è il metodo charmat lungo della cantina sociale da uve vermentino Akenta che viene affinato nelle profondità del mare del golfo!. Sempre da una cantina sociale come Santadi notevole è il Solais, metodo classico che fa due anni sui lieviti, elegante, fresco, assai espressivo da uve vermentino e chardonnay. E ora che la festa cominci perché brindare italiano davvero si può.
Ecco la carta del vigneto Italia. Le bottiglie che valgono la festa
Sostiene la Coldiretti che ci mangeremo per queste feste 4,5 miliardi tra dolci (anche se pare che la tendenza sia a farseli in casa, almeno così sostiene l’organizzazione agricola che stima un buon 45% di italiani e italiane intenti a sbattere uova, stendere paste e a fare creme varie per riscoprire la tradizione) pesce, salumi, zamponi, cotechini. Capitoni e arrosti misti. Il 90 per cento va per il pranzo di Natale che impieghiamo quasi quattro ore per preparare. Pare che il cenone della vigilia invece si faccia un po’ meno impegnativo mentre la notte di San Silvestro molti la passeranno al ristorante. E allora abbiamo provato a ipotizzare una carta dei vini senza badare a spese. Per gli spumanti abbiamo già provveduto ora stiliamo una carta dei vini ricordandoci con Anthelme Brillat Savarin, celebratissimo autore de la Physiologie du Gout che «pretendere di non cambiare vini è un'eresia; la lingua si satura; e, dopo il terzo bicchiere, il migliore vino non risveglia che una sensazione ottusa». Ed ecco la nostra carta dei vini dove abbiamo indicato per bianchi e rossi ogni dieci etichette, per passiti e rosati 5 opzioni.
BIANCHI
Terre Alte Livio Felluga, Colli Orientali del Friuli DOCG - È forse il più rappresentativo dei bianchi friulani incontro di Pinot Bianco, Sauvignon e Friulano. Morbidissimo al palato ma di buona freschezza al naso ha bouquet complesso. A partire da 40 euro.
Fior d’Uva Marisa Cuomo Costa d’Amalfi Doc - Vino solare incontro di tre autoctoni (Fenile Ginestra Ripoli) con tiratura limitatissima. Dona albicocca e ginestra in un contesto di mineralità. Elegante e rotondo. A partire da 50 euro.
Verdicchio dei Caselli di Jesi Classico Gaiospino, Fattoria Coroncino - Uno die Verdicchio di maggiore carattere, elegante, freschissimo, sapido, con un finale ammandorlato incantevole. A partire da 25 euro.
Vernaccia di San Gimignano DOCG Ab Vinea Doni Casale Falchini - Bianco inebriante con sfumature di zafferano, cedro candito, molto minerale con leggera frutta tropicale dovuta ad una piccola percentuale di Chardonnay. Impeccabile. A partire da 25 euro.
Ronco delle Mele DOC Collio Venica&Venica - È il re dei sauvignon italiani, espressione altissima del terroir del Collio Friulano. Regala fiori bianchi, peperone giallo, nespola, erbe aromatiche. Affascinante. A partire da 28 euro.
Trebbiano d’Abruzzo DOC Emidio Pepe - Bianco di straordinaria nettezza, ha mineralità, soffio di mare e consistente richiamo alla ginestra e alla nespola. Biologico ante litteram. A partire da 32 euro.
Verdicchio di Matelica DOCG Riserva 20 anni Mirum La Monacesca - È il capolavori di Aldo Cifola che esprime la piena maturità del Verdicchio di Matelica bianco austero, sapido, con sfumatura di fiori bianchi, alta acidità ritorno sulla mandorla. Infinito. A partire da 25 euro.
Greco di Tufo DOCG Nuova Serra Mastroberardino - Incantevole e franco vino del Sud con sfumature di pompelmo, foglia di limone, fiori bianchi. Al palato è molto fresco. Convenente. A partire da 11 euro.
Pinot Bianco Riserva DOC Vorberg Cantina di Terlano - Un bianco incantevole con note fruttate di melone, pesca bianca e accenno di frutta secca. Molto fresco come un’aria di montagna. Delizioso. A partire da 25 euro.
Stellato Vermentino di Sardegna Doc Pala - Uno dei Vermentini che meglio raccontano la terra di sasso della Sardegna. Citrino, con sfumatura di erba selvatica, intensa mineralità. Selvaggio. A partire da 15 euro.
ROSSI
Brunello di Montalcino Riserva DOCG Poggio alle Mura Castello Banfi - Una bottiglia impeccabile, interpretazione autentica del Brunello di Montalcino ma con una vesta di intensa bevebilità. Rutti rossi, mammola, cuoio. Complessità e armonia. A partire da 75 euro.
Barolo Mascarello 2014 DOCG, Bartolo Mascarello - Se deve essere Barolo che sia autentico. Senza barrique, senza artifizi, intenso eppure fragile, serico al palato infinito all’olfatto. Col fascino d’antico. A partire da 140 euro
Terre Brune Carignano del Sulcis 2013 DOC Cantina di Santadi - Vino immenso che ha la forza della Sardegna autentica: sa di confettura di prugna, con accenno alla ciliegia sotto spirito, note di cioccolato e di tabacco. Intenso. A partire da 35 euro
San Leonardo DOCG Tenuta San Leonardo - Vino di eleganza assoluta, davvero una bottiglia aristocratica, uvaggio di Cabernet Sauvignon, Carmenere e Merlot ha la finezza delle arie di montagna, un corredo olfattivo ampissimo di piccoli frutti e note di cuoio. Nobile. A partire da 85 euro.
Paleo Rosso IGT Toscana Le Macchiole - È l’elogio del Cabernet Franc e della terra di Bolgheri, fu il primo amore di Eugenio Campolmi e oggi sua moglie ne porta vanti l’eredità con la stessa determinata classe. Vino immenso per profumi di sottobosco, di mora, di pelliccia. Elegantemente selvaggio. A partire da 85 euro.
Franchetti Passopisciaro EtnaRosso DOC - Vino quasi anarchico nella progettazione con uve Cesanese d’Affile e Petit Verdot piantate sulla cenere dell’Etna. Che però ha il timbro dell’opulenza. Ha sole e mina fico d’india e mora, Mediterraneo. A partire da 115 euro.
Montepulciano d’Abruzzo DOC Valentini - Elogio di questo Vitigno opimo, ampio sovrabbondante spesso di frutta rossa. In questo caso c’è sfumatura di liquerizia, c’è sostegno di sottobosco. Vino di infinita nobiltà rurale. A partire da 150 euro.
Marchese Antinori DOCG Riserva Antinori – Una bottiglia simbolo del Chianti nasce nella stessa tenuta di Solaia e Tignanello, è la firma di casa Antinori. Frutta rossa matura unite a intensi sentori di vaniglia e spezie. Al palato è avvolgente, equilibrato, vivace, con tannini morbidi e setosi. Lungo e persistente il finale. A partire da 30 euro.
Amarone della Valpolicella DOCG Vaio Amaron Serego Alighieri - Di amaroni ottimi ce ne sono tanti (non tantissimi) da Quintarelli a Tedeschi, da Sartori a Dal Forno, da Allegrini a Masi, ma questo Amarone ha la storia in più. E’ prodotto dalle uve piantate nelle terre che furono del figlio di ante Alighieri. Fascino inimitabile. Sentori di prugna, con sfumature di cuoio e legno. Storico. A partire da 55 euro.
Sagrantino di Montefalco DOCG 25 Anni Arnaldo Caprai - Uno vino una storia, una passione, una terra, un primato. Tutto questo c’è in una bottiglia che vale una vita. Marco Caprai ha profuso in questo vino tutto e ha di fatto determinato il successo mondiale di Montefalco. Austero con tannini importanti, mora poi sottobosco, pelliccia e cuocio. Intenso. A partire da 65 euro.
ROSATI
Bardolino Chiaretto Valtenesi Garda Classico DOC Avanzi - Rosato fresco molto beverino, quasi croccante. Da uve Gropello. Marzemino, Barbera e Sangiovese regala melograno e fragolina in un contesto di ottima acidità. Brioso. A partire da 15 euro.
Five Roses Rosato del Salento IGT Leone De Castris - Il primo rosato imbottigliato in Italia che dopo 12 lustri resta una pietra miliare. Ampio con sentori di fragolina di bosco, di ciliegia marasca di rosa appassita. Impeccabile. A partire da 18 euro.
Castello Monaci Kreos Rosato del Salento IGT - Vino impeccabile della cantina pugliese del GIV. Uve Negramaro che esprimono piccolo frutto, sfumatura di anice e di vento. Rigoglioso. A partire da 10 euro.
Cerasuolo d’Abruzzo DOC Palio Citra - Interpretazione impeccabile della versione rosata del Montepulciano d’Abruzzo ha sfumatura di prugna, leggera fragola, e geranio rosso. Impeccabile. A partire da 10 euro.
Pumgarin Oltrepò Rosato DOC Gerry Scotti - Pinot Nero dell’Oltrepò vinificao in rosato con grande perizia tecnica. I vino è complesso con sfumature di mirtillo e lampone, molto fresco e beverino. Divertente. A partire da 14 euro.
PASSITI
Muffato della Sala Umbria IGT Castello della Sala - Cinque uve - Riesling, Semillon, Grechetto, Sauvignon e Traminer - per un vino unico. E’ forse il più sauterne dei vini italiani ma con il vantaggio della solarità. Eccelso. A partire da 35 euro.
Maximo Marche IGT Umani Ronchi - Elogio della muffa nobile in questo vino marchigiano di una grande casa vinicola. Sauvigon in purezza regala miele di acacia, leggera sfumatura di camomilla, sostenuta acidità e leggera affumicatura. Elegante. A partire da 25 euro.
Ben Rye Passito di Pantelleria DOC Donna Fugata – Probabilmente il più noto (e migliore) tra i moscato di Pantelleria. Sa di miele, di grano, di pesca nettarina, di fico d’india. Intenso. A partire da 50 euro (bottiglia da 75 cc).
Isola dei Nuraghi IGT Angialis Argiolas - Principalmente Nasco di Cagliari offre cedro candito, miele di acacia, sostegno di sapidità e acidità. Mediterraneo. A partire da 35 euro.
Picolit COF DOCC Livio Felluga - Una sorta di pozione magica. Vino rarissimo che ha descrittori intorno al miele soprattutto in bocca con un ritorno sulla vaniglia. Al naso anche rosa bianca, zenzero, dattero, confettura di mela cotogna. Gioiello. A partire da 60 euro.
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