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L'Uzbekistan, a metà strada tra Mosca e Pechino, affida la sua diplomazia all'hockey

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  • La repubblica caucasica sta cercando di promuovere il suo brand attraverso lo sport. Per riuscirci a Tashkent è stato costruito un palazzetto del ghiaccio da 12.500 posti con l'obiettivo di riallacciare i fili con la storia e tornare competitivi nelle discipline invernali, come ai tempi dell'Unione sovietica.
  • Il ruolo dell'ex Stato sovietico nel progetto della nuova Via della seta: un'irripetibile opportunità per sviluppare le proprie infrastrutture e favorire quel processo di inserimento nell'economia globale; ma anche un rischio di dipendenza da Pechino.
  • Le ricchezze della capitale uzbeka: da una parte la città vecchia di epoca persiana che sopravvive nella parte orientale, dall'altra quella ricostruita in pieno stile sovietico sulle macerie lasciate dal forte terremoto del 1966.

Lo speciale contiene tre articoli e due fotogallery.

La cerimonia di inaugurazione della Humo Arena a Tashkent con il presidente Shavkat Mirziyoyev

L'Uzbekistan si muove tra Pechino e Mosca sognando la nuova Via della seta

Giovedì il Presidente della Repubblica Popolare cinese Xi Jinping arriverà in Italia per incontrare il giorno successivo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il 23 il premier Giuseppe Conte, per firmare gli accordi bilaterali istituzionali e commerciali, e quindi la possibile adesione dell'Italia alla Belt and road initiative (Bri). Dopo l'Italia Xi visiterà la Francia e il Principato di Monaco per provare a stringere nuove alleanze e costruire la nuova Via della seta.

Il piano «One belt, one road», annunciato nel settembre del 2013 dal presidente cinese, consiste nella realizzazione di una rete di collegamenti infrastrutturali, terrestri e marittimi, che coinvolge 65 paesi nel mondo e attraversa Asia, Europa e Africa. Il costo stimato è di oltre 790 miliardi di euro. L'obiettivo è quello di porre la Cina al centro dei mercati internazionali e ridisegnare quindi gli equilibri dell'economia mondiale. In tutto questo l'Italia sarebbe coinvolta offrendo gli ultimi porti del Mediterraneo (Vado Ligure e Trieste) prima che le merci transitino verso il Nord Europa.

L'area maggiormente coinvolta nella realizzazione della Bri è però quella dell'Asia Centrale che collega l'Est con l'Ovest e che comprende i cinque ex Stati sovietici, ovvero Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.

Per quanto riguarda invece l'Uzbekistan, è chiaro che trovandosi geograficamente al centro della direttrice continentale che parte dalla Cina occidentale e arriva all'Europa del Nord attraverso l'Asia Centrale e il Medio Oriente, ricopre un ruolo fondamentale nella realizzazione di questo progetto, con l'Europa spaccata in due tra chi strizza l'occhio al Dragone e chi, invece, non intende fare uno sgarbo agli Stati Uniti, da sempre contrari alla nuova Via della seta.

Pensando all'Uzbekistan, il collegamento con la Via della seta viene quasi naturale. Compiendo un tuffo nel passato, infatti, «One belt, one road» richiama l'immaginario delle antiche carovane che per millenni hanno percorso l'Asia da Xian a Istanbul e viceversa, attraversando le città uzbeke di Samarcanda e Bukhara, per favorire il commercio tra l'impero romano e quello cinese, che si scambiavano merci come seta, cotone, porcellana, pietre preziose e sale. Ma non solo. Il passaggio di mercanti e pellegrini ha lasciato nel Paese un ricco patrimonio architettonico, culturale e artistico.

L'Uzbekistan è infatti uno dei primi Paesi visitati da Xi Jinping nel 2013, subito dopo l'annuncio del progetto. Allora alla guida dell'ex Stato sovietico c'era Islom Karimov, sostituito dopo la sua morte dall'attuale presidente Shavkat Mirziyoyev, in carica dal dicembre del 2016 e stretto collaboratore di Karimov. Allora Xi espresse al suo omologo uzbeko la volontà di imprimere nuovo impulso alle storiche relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi. In quei documenti firmati nel 2013 a Tashkent figurano accordi tecnici e di finanziamento per il commercio di materie prime e lo sviluppo del settore energetico. La Cina, essendo il principale investitore estero in Uzbekistan dove ha già investito ingenti risorse per costruire il tunnel di Qamchiq che collega due regioni uzbeke divise dalle catene montuose e la ferrovia Angren-Pop, considera il potenziale economico dell'Asia Centrale come la forza motrice della nuova Via della seta.

In tutto questo va definito il ruolo della Russia. Negli ultimi anni Vladimir Putin ha visitato diverse volte l'Uzbekistan con l'obiettivo di mantenere saldo il profondo legame costruito in precedenza con Karimov e confermare una partnership tra due Paesi che in passato qualche screzio lo hanno avuto, dovuto soprattutto all'apertura uzbeka nei confronti degli Stati Uniti ai tempi della guerra in Afghanistan, quando misero a disposizione degli americani le proprie basi militari in cambio di aiuti e accordi commerciali bilaterali. Per il momento Mosca sta assistendo da spettatrice allo sviluppo cinese in Asia Centrale.

Uno dei punti cardine del programma politico di Mirziyoyev, oltre a trasmettere alla popolazione uno spiccato senso di appartenenza nazionale e dare particolare attenzione alle problematiche interne, è stato fin dall'inizio avere una certa neutralità in materia di politica estera per sfruttare al meglio il peso strategico dell'Uzbekistan. Considerate le grandi potenzialità legate soprattutto al gas, alle energie rinnovabili e ai metalli rari presenti sul suolo, lo Stato asiatico può avere in futuro un ruolo internazionale di rilievo assai importante. La nuova Via della seta, però, è un progetto da maneggiare con cautela: nel breve periodo può essere una grande e irripetibile opportunità per sviluppare le proprie infrastrutture e favorire quel processo di inserimento nell'economia globale; più avanti nel tempo può rivelarsi una trappola nel caso in cui Tashkent decidesse di legarsi troppo agli investimenti di Pechino e finire per esserne dipendente.

Tashkent, un connubio tra passato islamico e quello sovietico

Tashkent, con due milioni abitanti, è la principale città dell'Asia Centrale. Visitando la capitale uzbeka uno degli aspetti che balza immediatamente agli occhi è legato alla sua architettura. Tashkent non risponde ai canoni classici delle grandi città, non ha un centro storico e non ci sono vie né vicoli. La maggior parte delle strade sono larghissime, alcune con cinque o sei corsie popolate in larga misura da Chevrolet e da qualche vecchia Lada, dove il traffico scorre velocemente anche nelle ore di punta. Il senso di questi stradoni lo si può trovare in una spiegazione tutta politica: uno spazio così largo è difficilmente occupabile dalle masse in protesta e favorisce, al contrario, il controllo dell'esercito.

Altra caratteristica fondamentale di Tashkent è come essa sia una cerniera tra le due grandi epoche storiche che hanno segnato il Paese: da un lato quella persiana che sopravvive nella parte orientale, denominata appunto città vecchia, dall'altro quella ricostruita in pieno stile sovietico sulle macerie lasciate dal forte terremoto del 1966. Dopo la caduta dell'Urss e la conseguente nascita della Repubblica presidenziale dell'Uzbekistan nel 1991, i monumenti sovietici sono stati rimpiazzati con rappresentazioni di eroi nazionali, come la statua equestre di Tamerlano al centro di Amir Temur Square, piazza dove spicca imponente l'Hotel Huzbekistan, un palazzone in pieno stile sovietico.

Spostandosi invece nella parte vecchia della città si trova Kukeldash Madrasah, la madrasa che sorge sulla collina situata accanto alla moschea Juma del venerdì che venne costruita negli anni Novanta lì dove esisteva quella distrutta dai russi. Nella biblioteca della moschea Tellya Sheikh, invece, è custodito il corano di Osman, ovvero il più antico al mondo che venne trasportato inizialmente da Tamerlano a Samarcanda, per poi essere portato a San Pietroburgo nel 1868 e riportato nuovamente nella capitale uzbeka da Vladimir Lenin nel 1924.

Caratteristico anche il coloratissimo Bazar Chorsu (in persiano significa «incrocio»), situato proprio al centro della città vecchia e accanto alla Kukeldash Madrasah, dove si può trovare qualunque cosa, dal cibo (frutta, verdura, frutta secca e spezie) all'abbigliamento e articoli per la casa.

Se poi si sceglie come periodo quello primaverile, il più consigliato per la temperatura ancora mite, visto che in estate il termometro può sfiorare i 50 gradi, è possibile scoprire una delle più importanti feste uzbeke. Ogni anno, durante l'equinozio di primavera, in Uzbekistan si festeggia Navruz (letteralmente significa «nuovo giorno del nuovo anno»), il capodanno secondo l'antico calendario solare. Una festa nazionale che coinvolge l'intero Paese in cerimonie, eventi culturali, balli folcloristici caratteristici della tradizione uzbeka. Insieme al piatto tipico Palov, cucinato con carne, carote e spezie, Navruz fa parte della lista dei patrimoni orali e immateriali dell'umanità dell'Unesco. Quest'anno i festeggiamenti, che vivranno la giornata principale il 21 marzo, sono cominciati sette giorni prima a Kurgan, piccolo paese a 30 chilometri dalla capitale Tashkent.

L'Uzbekistan è un Paese ricco di diversità e in continua evoluzione dove il turismo sta ricoprendo in questi anni un ruolo trainante per tutta l'economia nazionale, comunque basata in gran parte sull'agricoltura e sull'industria.

La festa di Navruz