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2024-10-04
Su Sky il documentario sulla vera storia dei «Soprano»
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«I Soprano» (Sky)
Formalmente, dovrebbe essere un’incursione nella narrativa sottesa ai Soprano, qualcosa che consenta di capirne appieno il successo, di razionalizzarlo. Ufficiosamente, però, l’incursione non è tesa a penetrare la materia della serie televisiva, quanto, piuttosto, i processi cerebrali di chi l’ha inventata. I Soprano – La vera storia, presentato alla scorsa edizione del Tribeca Film Festival, è una conversazione serrata fra Alex Gibney, prolifico regista, e David Chase, padre creativo dei Soprano. «David me lo ha chiesto per ore, se la mia intenzione fosse quella di girare una serie sui Soprano o una su di lui. Gli ho sempre risposto che avrei fatto entrambe le cose. Onestamente, non ho potuto prescindere dall’amore che ho per il suo show», ha spiegato ad Esquire Alex Gibney, concordando, tuttavia, sul fatto di aver girato un documentario ibrido, in cui l’origine dei Soprano, la sua capacità di ergersi a fenomeno culturale, è indistricabilmente legata alle sorti creative, all’immaginazione di Chase. I Soprano – La vera storia, in onda su Sky Documentaries alle 21.25 di venerdì 4 e sabato 5 ottobre, è il racconto di esistenze sovrapposte, di esperienze diventate arte. Di destini comuni. Di coraggio e determinazione.
Nel documentario, in cui materiali di archivio si alternano con interviste e testimonianze di chi nei Soprano ha recitato o lavorato, non c’è solo il bello, quel che sarebbe facile raccontare. C’è, anche, la portata controversa di una serie che, dal suo debutto – venticinque anni fa – in avanti, ha contrariato e offeso. «Ci sono prodotti televisivi che inducono lo spettatore in uno stato di profondo disagio, mostrandogli livelli di violenza ripugnanti. Credo che, se nel documentario avessimo evitato di mostrare tutto questo, avremmo finito per tirarci indietro. La sfida, dunque, si è ridotta ad una: come ricreare questo disagio senza finire per sfruttarlo? Abbiamo cercato di trovare quell’equilibrio», ha spiegato ancora Gibney, che nel suo lavoro – poi diviso in due puntate – ha voluto i contributi dello stesso Chase e di membri del cast come Lorraine Bracco, Edie Falco, Michael Imperioli, Drea de Matteo e Steven Van Zandt. Fra loro, anche voci e volti di James Gandolfini, Tony Sirico, Nancy Marchand, di ritorno attraverso materiali d’archivio per ripercorrere l’intera storia dei Soprano, dall’episodio pilota al finale divisivo, con le morti e le madri, con la violenza dei cui è capace la mafia e, al contempo, la risposta di un pubblico che quella violenza l’ha scelta come metro per segnare un’epoca.
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I Soprano – La vera storia, presentato alla scorsa edizione del Tribeca Film Festival e in onda su Sky Documentaries alle 21.25 di venerdì 4 e sabato 5 ottobre, è il racconto di esistenze sovrapposte, di esperienze diventate arte. Di destini comuni. Di coraggio e determinazione.Formalmente, dovrebbe essere un’incursione nella narrativa sottesa ai Soprano, qualcosa che consenta di capirne appieno il successo, di razionalizzarlo. Ufficiosamente, però, l’incursione non è tesa a penetrare la materia della serie televisiva, quanto, piuttosto, i processi cerebrali di chi l’ha inventata. I Soprano – La vera storia, presentato alla scorsa edizione del Tribeca Film Festival, è una conversazione serrata fra Alex Gibney, prolifico regista, e David Chase, padre creativo dei Soprano. «David me lo ha chiesto per ore, se la mia intenzione fosse quella di girare una serie sui Soprano o una su di lui. Gli ho sempre risposto che avrei fatto entrambe le cose. Onestamente, non ho potuto prescindere dall’amore che ho per il suo show», ha spiegato ad Esquire Alex Gibney, concordando, tuttavia, sul fatto di aver girato un documentario ibrido, in cui l’origine dei Soprano, la sua capacità di ergersi a fenomeno culturale, è indistricabilmente legata alle sorti creative, all’immaginazione di Chase. I Soprano – La vera storia, in onda su Sky Documentaries alle 21.25 di venerdì 4 e sabato 5 ottobre, è il racconto di esistenze sovrapposte, di esperienze diventate arte. Di destini comuni. Di coraggio e determinazione.Nel documentario, in cui materiali di archivio si alternano con interviste e testimonianze di chi nei Soprano ha recitato o lavorato, non c’è solo il bello, quel che sarebbe facile raccontare. C’è, anche, la portata controversa di una serie che, dal suo debutto – venticinque anni fa – in avanti, ha contrariato e offeso. «Ci sono prodotti televisivi che inducono lo spettatore in uno stato di profondo disagio, mostrandogli livelli di violenza ripugnanti. Credo che, se nel documentario avessimo evitato di mostrare tutto questo, avremmo finito per tirarci indietro. La sfida, dunque, si è ridotta ad una: come ricreare questo disagio senza finire per sfruttarlo? Abbiamo cercato di trovare quell’equilibrio», ha spiegato ancora Gibney, che nel suo lavoro – poi diviso in due puntate – ha voluto i contributi dello stesso Chase e di membri del cast come Lorraine Bracco, Edie Falco, Michael Imperioli, Drea de Matteo e Steven Van Zandt. Fra loro, anche voci e volti di James Gandolfini, Tony Sirico, Nancy Marchand, di ritorno attraverso materiali d’archivio per ripercorrere l’intera storia dei Soprano, dall’episodio pilota al finale divisivo, con le morti e le madri, con la violenza dei cui è capace la mafia e, al contempo, la risposta di un pubblico che quella violenza l’ha scelta come metro per segnare un’epoca.
INEOS Grenadier al Grenadier pub
Lo scorso 19 maggio, The Grenadier pub ha ricevuto lo status di World Origin Site: il riconoscimento ufficiale, certificato da un organismo registrato presso il Governo britannico, che fissa per sempre il luogo esatto in cui un’idea ha cambiato le cose. È un registro che non conosce gerarchie tra i propri iscritti: la scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming, la prima proiezione cinematografica dei Fratelli Lumière e il locale del primo concerto dei Beatles condividono lo stesso sigillo verde. Il Grenadier è il primo veicolo nella storia ad entrarvi.
Fu qui, nel 2017, che Sir Jim Ratcliffe — fondatore di INEOS Automotive — decise di costruire un 4x4 senza compromessi in un’epoca in cui l’intera categoria stava cedendo al design urbano. Mentre il mercato inseguiva linee morbide, schermi touch e promesse di elettrificazione, il Grenadier nasceva con telaio separato, trazione integrale permanente e tre differenziali bloccabili: un fuoristrada progettato per fare il fuoristrada, senza mediazioni. Tre anni dopo arrivava il primo prototipo; oggi conta oltre 36.000 unità consegnate nel mondo e una targa verde sul muro del pub dove tutto è cominciato, svelata da Ratcliffe in persona.
Diverse curiosità legano il registro World Origin Site anche all’Italia. Il numero 22 di Frith Street, nel quartiere londinese di Soho, è il luogo in cui John Logie Baird realizzò la prima dimostrazione pubblica della televisione al mondo, il 26 gennaio 1926: lo stesso indirizzo che dal 1949 ospita il Bar Italia. Tra i primissimi siti e prodotti certificati in assoluto figura la stazione radio di Guglielmo Marconi, identificata con la targa WOS0002 e protagonista della prima trasmissione radio senza fili della storia. Tra i luoghi attualmente in fase di certificazione rientrano anche quelli legati all’invenzione del barometro di Torricelli, del pianoforte di Cristofori e della mappa iconografica di Leonardo da Vinci.
Una forte presenza italiana si ritrova anche a bordo del Grenadier: diversi componenti chiave nascono infatti nel nostro Paese. Gli assali rigidi sono prodotti dal Gruppo Carraro a Maniago, i sistemi frenanti portano la firma di Brembo, alcuni elementi di sterzo e sospensioni sono realizzati da Frap di Bruino, nel torinese, mentre le tiranterie dei differenziali provengono da Cofle di Trezzo sull’Adda. Non capita spesso che una grande idea abbia così tanti indirizzi precisi.
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Donald Trump (Ansa)
Non si tratta soltanto di un aggiornamento tecnico delle strategie precedenti, ma di una vera e propria dichiarazione politica che riflette la visione dell'attuale presidente e la sua dottrina basata sul principio dell'«America First» e della «pace attraverso la forza». Nella prefazione, Trump sostiene che il suo ritorno alla Casa Bianca abbia segnato la fine di un periodo caratterizzato da «debolezza» e «umiliazioni» per gli Stati Uniti. Il presidente rivendica una serie di risultati ottenuti durante il primo anno del suo secondo mandato, tra cui il rilascio di oltre cento ostaggi americani detenuti all'estero, l'arresto del responsabile dell'attentato di Abbey Gate in Afghanistan e la designazione di importanti sezioni dei Fratelli Musulmani come organizzazioni terroristiche. Il documento cita inoltre le operazioni militari «Midnight Hammer» ed «Epic Fury», presentate come azioni decisive contro il programma nucleare iraniano e contro le capacità militari della Repubblica Islamica. L'aspetto più innovativo della strategia riguarda la classificazione delle minacce. Secondo la Casa Bianca, il terrorismo contemporaneo non è rappresentato esclusivamente dalle organizzazioni jihadiste, ma si articola in tre grandi categorie. La prima è costituita dai cartelli della droga e dalle organizzazioni criminali transnazionali che operano soprattutto nell'emisfero occidentale. La seconda comprende i gruppi islamisti tradizionali come al-Qaeda e lo Stato Islamico. La terza categoria è invece rappresentata dagli estremisti violenti di sinistra, inclusi anarchici e movimenti antifascisti radicali. Una definizione destinata a generare polemiche, poiché amplia notevolmente il concetto di minaccia terroristica adottato dall'amministrazione americana.
Nel documento emerge con chiarezza la convinzione che il terrorismo islamista continui a rappresentare un pericolo concreto per il territorio americano. Per questo motivo la strategia individua come priorità assoluta la neutralizzazione dei gruppi jihadisti che dispongono sia dell'intenzione sia delle capacità operative necessarie per colpire cittadini e interessi statunitensi. In particolare vengono menzionati al-Qaeda, soprattutto la sua branca nella Penisola Arabica, e l'ISIS-Khorasan, considerato uno dei segmenti più aggressivi e pericolosi dello Stato Islamico. Un intero capitolo è dedicato ai Fratelli Musulmani, descritti come l'origine ideologica del terrorismo islamista moderno. Secondo la Casa Bianca, tutte le principali organizzazioni jihadiste contemporanee, da Hamas ad al-Qaeda fino all'ISIS, affondano le proprie radici nella visione politica e religiosa sviluppata dalla Fratellanza musulmana. Per questo motivo l'amministrazione Trump annuncia l'intenzione di proseguire con la designazione come organizzazioni terroristiche straniere delle diverse ramificazioni del movimento presenti in Medio Oriente, Africa e Asia. Si tratta di una posizione che segna una netta discontinuità rispetto ad altre amministrazioni americane e che potrebbe avere conseguenze significative nei rapporti con numerosi Paesi della regione.
Ancora più severa è la valutazione nei confronti dell'Iran, definito senza mezzi termini il principale sponsor del terrorismo a livello globale. Secondo il documento, la minaccia iraniana si manifesta sia direttamente attraverso il programma nucleare e missilistico di Teheran sia indirettamente mediante il sostegno economico, militare e logistico fornito a una vasta rete di organizzazioni armate e gruppi estremisti. Hezbollah viene indicato come il più importante tra questi proxy e come uno degli strumenti principali utilizzati dalla Repubblica Islamica per proiettare la propria influenza nella regione. La strategia sottolinea che le operazioni condotte contro le infrastrutture nucleari iraniane rappresentano soltanto una fase di una campagna più ampia. Washington afferma infatti che continuerà a utilizzare tutti gli strumenti disponibili – militari, diplomatici, economici e informatici – fino a quando Teheran non sarà più in grado di minacciare direttamente gli Stati Uniti o di sostenere organizzazioni terroristiche. Allo stesso tempo viene ribadita la volontà di colpire i gruppi sostenuti dall'Iran che pianificano attacchi contro cittadini americani, obiettivi israeliani o dissidenti iraniani presenti all'estero.
Un'altra sezione destinata a far discutere è quella dedicata all'Europa. La Casa Bianca riconosce il ruolo storico degli alleati europei nella lotta al terrorismo ma sostiene che il continente sia diventato, negli ultimi anni, un ambiente operativo particolarmente favorevole alle reti estremiste. Secondo il documento, gruppi jihadisti, cartelli della droga e Stati ostili avrebbero approfittato delle frontiere deboli, delle carenze nei controlli e delle limitate risorse dedicate all'antiterrorismo per trasformare diverse aree europee in centri logistici, finanziari e di reclutamento. La strategia afferma esplicitamente che la migrazione di massa abbia rappresentato una delle principali vie di penetrazione utilizzate dai terroristi. Gli autori sostengono che l'Europa debba recuperare il controllo delle proprie frontiere, affrontare apertamente il problema dell'islamismo radicale e incrementare significativamente gli investimenti nelle attività di intelligence e sicurezza. Secondo Washington, la sopravvivenza della civiltà occidentale dipenderà anche dalla capacità degli Stati europei di contrastare efficacemente queste minacce.
Accanto alle tradizionali attività di intelligence e alle operazioni militari, il documento dedica particolare attenzione alla guerra informativa e alla propaganda. La Casa Bianca ritiene che le organizzazioni terroristiche abbiano saputo sfruttare efficacemente le nuove tecnologie per reclutare sostenitori, diffondere ideologie estremiste e coordinare operazioni. Di conseguenza gli Stati Uniti intendono rafforzare le capacità di contropropaganda e sviluppare nuovi strumenti per individuare e neutralizzare le campagne di radicalizzazione online. Particolare rilevanza viene attribuita anche alla minaccia rappresentata dalle armi di distruzione di massa. Il documento definisce «imperativo» impedire che gruppi terroristici possano acquisire capacità nucleari, biologiche, chimiche o radiologiche. Viene inoltre evidenziato come i progressi tecnologici, inclusi l'intelligenza artificiale, i sistemi autonomi e le nuove tecnologie energetiche, possano essere sfruttati da organizzazioni ostili per sviluppare nuove forme di attacco. Per questo motivo Washington prevede un rafforzamento delle capacità di monitoraggio, prevenzione e risposta. Nel complesso, la Strategia antiterrorismo 2026 segna una svolta profonda rispetto agli approcci adottati negli anni precedenti. Il documento abbandona molte delle formulazioni utilizzate durante l'amministrazione Biden e torna a una visione fondata sulla deterrenza, sulla superiorità militare e sulla centralità dell'interesse nazionale americano. Iran, Hezbollah, Hamas e Fratelli Musulmani vengono identificati come componenti di un'unica architettura della minaccia islamista, mentre l'Europa viene invitata ad assumersi una quota molto maggiore della responsabilità per la propria sicurezza. Una dottrina destinata a influenzare non soltanto la politica estera degli Stati Uniti, ma anche il dibattito internazionale sulla lotta al terrorismo negli anni a venire.
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