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Il sosia di Freddy Mercury senza mascherina davanti all'Ariston: «Io rappresento una leggenda»

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Cosa non si farebbe per cinque minuti di visibilità. E se il Covid può essere occasione ghiotta, perché non approfittarne, alla faccia della salute e della sicurezza pubblica?

L'ultimo capitolo della triste saga di "artisti" in cerca di attenzioni è avvenuta, questo pomeriggio, a Sanremo quando nel corso della trasmissione di Milo Infante Ore 14, in diretta su Rai 2, durante il collegamento con la città dei fiori in occasione del Festival un sosia di Freddy Mercury, presente tra il pubblico dietro alle transenne ha cominciato a cantare. Senza mascherina.

Immediata è stata la reazione dell'inviata Veronica Maya e di Red Ronnie, presenti davanti al teatro Ariston, di Infante e degli ospiti presenti in studio che hanno stigmatizzato il comportamento irresponsabile e sbagliato dell'"artista". Infante ha tempestivamente chiesto ai due ospiti di allontanarsi per non dare spazio e esempi così negativi.

Durante la trasmissione, tuttavia, il sosia ha continuato a cantare, sempre senza mascherina anche se non inquadrato. Il conduttore di Ore 14 a quel punto ha chiesto l'intervento delle forze dell'ordine presenti che dapprima hanno multato l'uomo e poi, di fronte al suo ripetuto rifiuto di indossare la mascherina lo hanno portato in questura per ulteriori accertamenti.

«Di fronte a queste scene non si può e non si deve rimanere spettatori», ha detto Milo Infante, in gioco c'è la salute di noi tutti e il futuro di questo Paese. Che alla vigilia di nuove dolorose restrizioni ci sia ancora qualcuno che si diverte a sfidare le regole del buon senso e della legge è vergognoso e immorale».

Anche Red Ronnie ha commentato sui suoi profili social l'accaduto .

«Voi rappresentate la legge, io rappresento una leggenda», queste le ultime parole pronunciate da Piero Venery, prima di essere scortato in commissariato dalla polizia sanremese.

Conti inizia bene: «Festival cristiano»
Carlo Conti (Ansa)
Il conduttore, poco prima della serata d’apertura, schiva le domande insidiose e rivela: «Ci sono riferimenti alla mia modestissima fede». Pucci non ci sarà, polemica chiusa.

«È un Festival cristiano e democratico», parola di Carlo Conti, quello iniziato ieri sera con la storica sigla, Perché Sanremo è Sanremo, e la voce registrata di Pippo Baudo: «Benvenuti al teatro Ariston». Giunto alla sua quinta, e ultima, conduzione, il direttore artistico rivela senza tentennamenti la propria identità. Questo è un Festival democristiano, gli chiedono, posto che la nuova Democrazia cristiana è Fratelli d’Italia? Carlo prende tempo un istante, «non capisco nulla di politica», dice. Poi precisa: «È un Festival cristiano e democratico: cristiano perché ci sono piccole tracce della mia modestissima fede e democratico perché aperto a tutti».

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«Il signore delle mosche», il ritorno fedele al romanzo di Golding
«Il signore delle mosche» (Sky)

La serie voluta dalla Bbc e scritta da Jack Thorne porta su Sky il romanzo di William Golding senza tradirne trama e tesi: tra sopravvivenza e sopraffazione, l’isola dei ragazzi torna a interrogare la natura umana.

Jack Thorne, brillante autore dell'acclamatissima Adolescence, non ha inventato nulla, stavolta. William Golding lo ha fatto per lui, scrivendo un libro la cui attualità è sempiterna, affatto bisognosa di essere reinventata, riadattata, cercata oltre le parole scritte. Il signore delle mosche, foss'anche solo per quei suoi protagonisti bambini, potrebbe essere frutto di un guizzo contemporaneo.

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L’articolo dimenticato di Pier Paolo Pasolini contro l’aborto facile. «Non si toglie la vita»
Pier Paolo Pasolini (Ansa)
Due mesi prima del noto testo uscito sul «Corriere della Sera» lo scrittore inviava ad «Amica» una lettera in favore dei bimbi.

«Cara lettrice, se tua madre avesse abortito tu non saresti qui. Io posso odiarti, ma anche amarti. Amo il mio amore per te, ma anche l’eventuale odio reciproco fa parte della vita. Non si può abrogare una creatura, anche nei primi, incerti stadi della sua esistenza». Queste parole sono state scritte da Pier Paolo Pasolini e provengono da un breve intervento uscito sul numero del 24 novembre 1974 del settimanale femminile Amica, edito dal Corriere della Sera. Quello stesso Corriere della Sera su cui di lì a poco, il 19 gennaio del 1975, Pasolini firmerà il suo discusso editoriale incentrato sull’interruzione di gravidanza e intitolato «Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti».

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In questa puntata di Segreti il professor Riccardo Puglisi analizza il delitto di Garlasco da una prospettiva inedita: il ruolo dei media, la polarizzazione dell’opinione pubblica e il peso delle narrazioni nel caso Stasi. Tra giustizia, informazione e percezione collettiva, analizziamo come nasce, e si consolida, un racconto mediatico destinato a dividere.

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